Opere per Halloween

Trovare musiche del repertorio sinfonico adatte a spaventarsi è facile…

Nel 2016, Kent Nagano (con l’Orchestre Philharmonique de Montréal) fece un disco apposta per Halloween con sei pezzettini dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento che gli autori avevano composto per spaventare certo pubblico… Ci incise però delle interpretazioni un po’ frigide a cui preferirò ben altro nei link che metterò…
Quei pezzettini erano:

  1. L’apprenti sorcier di Dukas (1896)
    Basato una storiella di Johann Wolfgang Goethe del 1797, di voglie più Sturm und Drang che Schauerromantik, è un poemetto sinfonico famosissimo (grazie a Topolino, Disney e Fantasia, 1940), ricco di invenzioni strambe che possono senz’altro aiutare un’atmosfera notturna per spaventi carinissimi!
  2. Polednice (la «strega di mezzogiorno») di Dvořák (1896)
    Racconta una storiaccia di superstizioni che si avverano: la mamma minaccia il figlio di chiamare la strega se non si comporta bene… il figlio si comporta male e la strega arriva davvero! La mamma, spaventatissima, stringe a sé il figlio, e muore di paura mentre lo stringe, così forte da soffocarlo! La strega, contenta, svanisce e il padre sopraggiunge a cose fatte, finendo per piangere moglie e figlio morti per via della «strega»… atroce!
  3. Noč’ na Lýsoj Góre di Músorgskij (1867)
    Músorgskij scrisse questo poema sinfonico (uno dei primi mai composti in Russia) basandosi su diverse suggestioni del folklore soprattutto ucraino… Lo mostrò al suo insegnante, Mílij Balákirev, che non lo apprezzò granché, e finì per chiuderlo in un cassetto…
    Poi Músorgskij si mise a fantasticare di un’opera sulla Soróčinskaja Jármarka (la «Fiera di Soróčincy»), racconto delle Veglie di Dikan’ka (Večerá na chútore bliz Dikán’ki) di Gógol’, e pensò di includerci Noč’ na Lýsoj Góre come una sorta di “intermezzo”, ma morì prima di concludere qualsiasi cosa se non qualche abbozzo dell’opera, e quindi Noč’ na Lýsoj Góre non è stato pubblicato né eseguito durante la sua vita…
    Nel 1886 (Músorgskij era morto da 5 anni), Nikoláj Rímskij-Kórsakov riprese gli appunti di Músorgskij e assemblò un nuovo poema sinfonico, intitolato anch’esso Noč’ na Lýsoj Góre, con diversi materiali musicali scritti da Músorgskij, di cui solo il 60% apparteneva al Noč’ na Lýsoj Góre del 1867…
    È l’assemblaggio di Rímskij-Kórsakov che è diventato famoso, ed è finito in Fantasia di Disney come L’apprenti sorcier
    Tecnicamente, sia la versione di Músorgskij sia quella di Rímskij, parlano di un bizzarro e orrorifico sabba di streghe…
    Músorgskij è bravo a trovare toni e modi (musicali) bizzarri e inconsueti, e Rímskij non fa che enfatizzarli e ingigantirli… [vedi anche il numero 17 del Rapporto cinema-musica]
  4. Tamara di Balákirev (1882)
    Basato su un racconto di Michaíl Lérmontov, narra di una ladra abitante sul passo di Dar’jal in Georgia che seduce i pochi viaggiatori, fa passare loro una notte di sesso e bagordi, ma all’alba li uccide e getta i corpi nel fiume!
    Densa di idee, la musica di Balákirev è però più attenta nell’illustrare il certo “esotismo orientale” dell’ambientazione che a rendere il thrilling
  5. Danse macabre di Saint-Saëns (1874)
    È davvero un classico!
    Ha una struttura simile a quella che sarà la struttura dell’Apprenti sorcier, o quella della coeva (ma orchestrata nel 1879) Marche funèbre d’une marionette di Gounod, cioè «primo tema, digressione (o secondo tema), ripresa, coda», e racconta, come Noč’ na Lýsoj Góre, un sabba delle streghe ambientato proprio la notte di Halloween: un sabba in cui la morte stessa, scheletrica, suona uno stridente violino…
    Come l’Apprenti sorcier, l’inventiva musicale della Danse macabre sorprende ogni volta!
  6. Three Outdoor Scenes di Ives (1906, 1914)
    Composto di Central Park in the Dark, The Pond e proprio Halloween, scritti indipendentemente l’uno dall’altro (Halloween è l’ultimo, del 1914) e riuniti solo in seguito, aggiorna le inquietudini di Músorgskij al Novecento, con ricchezza di timbri e armonie…

Nagano non include almeno altri due “classiconi” del terrore musicale:

  1. il quinto movimento della Symphonie fantastique di Berlioz (1830): il primo vero sabba musicale…
    La sinfonia è tutta una fumisteria mentale, aiutata dall’oppio, dell’artista, che si immagina i suoi amori e altre assurde avventure che si concludono con una visione infernale di strazio e sciagura!
    Io non la amo particolarmente, ma lo scandire del motto gregoriano del Dies irae in apertura del sabba ha fatto una storia così ampia da non poter non essere citato…
  2. Totentanz di Liszt (1849, poi rivista nel 1853 e nel 1859)
    Liszt e Rachmáninov sono stati due tra quelli maggiormente estasiati dall’uso che Berlioz fa del Dies irae e anche loro hanno usato la stessa melodia gregoriana in decine di loro composizioni…
    In Totentanz, Liszt proprio costruisce uno studio glorificante il Dies irae, l’Apocalisse, con tutti i crismi più cupi e martellanti che si possa immaginare…
    L’incipit con il pianoforte percosso come un timpano è ancora oggi un suono quasi violento!
    Naturalmente, come in tutto Liszt, la sintesi scarseggia, ma la suggestione è immensa!
    Liszt musicò anche fantasticamente l’inferno nella Symphonie zu Dantes Divina Commedia (1857), la Walpurgisnacht nella Faust-Symphonie (1854, ’57 e 1880), e dedicò diverse composizioni a Mefistofele (scritte tra il 1859 e il 1885: due danze generiche per orchestra, ben 4 valzer [i primi due per orchestra, il quarto rifatto anche come “bagatella”, gli altri scritti per pianoforte e rifatti per pianoforte a quattro mani] e una polka)…
    è un compositore, quindi, da tenere ben presente per Halloween!

Anche al di là delle scelte di Nagano, trovare roba spaventosa tra la musica orchestrale o sinfonica è facilissimo… basta scegliere quasi a caso tra praticamente tutti i pezzi post-seriali che hanno composto Penderecki, Henze o Ligeti… molti dei loro lavori sono usati molte volte come colonna sonora dei film dell’orrore…
La Fantasia per archi di Henze, per esempio, scritta già di suo per il cinema (per il film Der junge Törless di Volker Schlöndorff del 1966), fu usata da William Friedkin per The Exorcist nel 1973…
La Passcaglia e Rondò di Penderecki (scritti nel 1988, e dal ’95 inseriti in quella che è diventata la sua terza sinfonia) è quella che usa Martin Scorsese nei pezzi più horror di Shutter Island (2010)…
Ligeti è il compositore preferito di Kubrick, e i momenti più stranianti di 2001: A Space Odyssey (1968) risuonano dei suoi pezzi…

Io ritengo (e non sono stato l’unico) abbastanza “cattive” anche alcune composizioni non propriamente “adorniane” (benché, senza dubbio, avanguardistiche), per esempio di Bartók, Stravinskij o Varèse…
Lo stesso Kubrick, e molti altri, infatti, hanno trovato spaventosa la Musica per archi, percussioni e celesta scritta da Béla Bartók nel 1936…
E io trovo abbastanza efficace, in quanto a spavento, la coda finale del balletto Agon di Stravinskij (1957), o certi pezzi del Sacre du Printemps… o Arcana di Varèse (1927 e ritoccata nel 1960)…

Più difficile, però, è forse trovare delle opere liriche adatte a spaventarsi
si può provare…

1 – La scena finale del Don Giovanni KV 527 di Mozart (1787)
È un’opera, peraltro, che ha debuttato a Praga molto vicino alla Notte di Halloween, il 29 ottobre…
A parte la scena finale, però, non direi che vedendola ci si spaventa, se non la si razionalizza metafisicamente…
Ma la scena finale, certo, di sudori freddi potrebbe farli venire eccome!

2 – Der Vampyr di Marschner (1828)
Questa opera era tutta fatta apposta per spaventare, con il suo Schauerromantik, e fu una vera hit

3 – Lucia di Lammermoor di Donizetti (1835)
Certi momenti sono davvero crepuscolari e d’atmosfera graveyeard!
E la storia, in effetti, si basa su una visione fantasmatica: e finisce con un tremendo omicidio pazzoide!
Ci vuole!
È la numero 10 di Operas I ed è al centro di Змеéвна

4 – Der fliegende Holländer di Wagner (1843)
Anche lei Schauerromantik, con cori di quelli che, nizzole e nazzole, sono zombie… ma oggi è più “avventurosa”, alla Pirates of Caribbean, che spaventosa…

5 – Il trovatore di Verdi (1853)
Eh, come dico al punto 15 di Operas II, Trovatore, se seguito bene, è l’essenza supersonica dello spavento che più metafisico e atroce non si può!…
Verdi ha momenti abbastanza horror anche in Rigoletto (di un paio di anni prima), per esempio nel preludio e nella scena di uccisione di Gilda
Per molti, un must del terrore musicale è il Dies irae di Verdi, dalla Messa da Requiem (1874)…

6 – Macbeth di Verdi (1865)
Anche una delle opere di cui parlo di più (numero 21 di Operas III), tra streghe, fantasmi e potere corrotto, di brividi ne fa venire quanto più può!

7 – Les contes d’Hoffmann di Offenbach (1881)
Offenbach riuscì a finirla ma non a “rifinirla”, cioè non riuscì a fare un montaggio, un editing, delle tante versioni alternative che aveva scritto per gli stessi momenti, e quindi è difficile sentire Les contes d’Hoffmann eseguita due volte nella stessa maniera: la versione standard più comune deriva da una “sistemazione” arbitraria effettuata da Raoul Gusburg nel 1904 (24 anni dopo la morte di Offenbach); abbastanza fortuna, soprattutto discografica, ha avuto una versione conflated, priva di discernimento tra quanto Offenbach avrebbe mantenuto e cosa tagliato, effettuata da Fritz Oeser nel 1976; un disco, nel 1984, lo ha generato anche un’altra edizione “arbitaria” di Michael Kaye; e oggi la versione più “scientifica”, forte anche di nuovi ritrovamenti afferenti a Offenbach o alla sua immediata cerchia, è quella di Kaye e Jean-Christophe Keck del 1999, ristampata nel 2016…
È un’opera su cui dovrò tornare per discernerla davvero, oggi mi limito a dire che la paura non era davvero lo scopo di Offenbach, ma senz’altro l’inquietudine lo era!
La trama, comunque, piena di fantasmelli vari e di maledizioni varie ed eventuali, con cosa soprannaturali qua e là (un’entità “maligna” uccide o si “impossessa” delle tre donne amate dal protagonista in tre periodi della vita: giovinezza, età adulta e cinica mezza età), si può adattare benissimo a Halloween!
Ci hanno fatto uno strepitoso filmopera Michael Powell ed Emeric Pressburger nel 1951…
Vedi Operas VI

8 – Guglielmo Ratcliff di Mascagni (1895)
Meno coerente, più assurdo e meno compatto di tutti, Mascagni però ce la mette tutta a fare anche lui una sadomasochistica tragedia Schauerromantik piena di fantasmi, ancestrali profezie e allucinazioni immense… oggi risalta più la “passione” che l’horror
Tratti atroci, belli campagnoli, in Mascagni si trovano anche in Amica (1905), evidenti anche dal solo intermezzo

9 – Elektra di Strauss (1909)
Con quello che è forse l’incipit più terrorizzante di tutti (vedi anche La mela e il mare), Strauss compone un’opera di assassinii e di delirio purissimo, densa di paranoia e allucinazione… Dopo Tosca (1900) di Puccini, per certi versi però abbastanza diversa, Strauss è davvero uno dei primi (diversa è anche Pelléas et Mélisande di Debussy, 1902, e la Salome dello stesso Strauss, 1905; anche se i prodromi wagneriani, verdiani, schumaniani, berlioziani e perfino mascagnani si sentono tutti) a fare una cosa simile: una musica del tutto erratica di mente

10 – Die Gezeichneten di Schreker (1918)
Come detto al numero 5 delle Musiche per il giorno della memoria, tutto Schreker è l’ideale, se non per spaventarsi, di certo per immergersi nel clima di depravazione estetizzante sado-maso che molti film di Halloween posseggono ancora oggi!

11 – Il tabarro di Puccini (1918)
Non so se davvero l’ascolterei a Halloween… ma il rapporto non sanissimo tra gli amanti, gli efferati delitti sadici, la follia del protagonista, il “passato” non chiaro da affrontare, l’alcolismo dei bassifondi, l’atmosfera distorta e malsana, beh, ci sono a bestia!

12 – A kékszakállú herceg vára di Bartók (1918)
Sicuramente adatto a Halloween è questo spettacolare apologo sulle oscurità mentali dell’uomo che finisce nella più desolante cupezza psichica! Da brividi davvero!
Ci ha fatto un filmopera il grande Michael Powell nel 1963…
Bartók s’è mosso, giungendo a sviscerare quanto di marcio ci sia nella mente del solipsismo dell’umanità (il libretto dell’opera è di Béla Balázs, che giunse, un po’ di tempo prima, alle conclusioni congruenti all’analisi della fiaba fatte da Bettelheim e, soprattutto, da Clarissa Pinkola Estés in Donne che corrono coi lupi), sui precedenti di Offenbach (1866), che sdrammatizza, e di Paul Dukas (1907), l’autore dell’Apprenti sorcier su menzionato, in cui il compositore ce la faceva, in modo più blando ma comunque molto ficcante, a rendere lo spirito scuro dell’innerman

13 – Die tote Stadt di Korngold (1920)
Ricca di fantasmi innamorati e di doppelgänger sibilline, quest’opera è un chicchino per chi vuole “spaventarsi” senza farlo davvero: un qualcosa di simile a Piccoli brividi davvero godibilissimo!

14 – Erwartung di Schoenberg (1924)
In questo monodramma composto già nel 1909 (quando Elektra era lì appresso!), ma rappresentato solo nel ’24, una donna sola si aggira in un bosco dicendo di essere alla ricerca di quello che sembra il marito…
Rimarrà da sola per tutta la mezz’ora della durata dell’opera, in completo delirio…
Troverà quello che sembra un cadavere di un uomo e noi si rimarrà lì come ghiozzi a chiederci se l’ha ammazzato lei e se quel morto è il marito cercato…
e senza dubbio, se ascoltiamo l’opera al buio, non potremmo evitare di cacarci addosso per le violente visioni che la donna ha, accompagnate da sue urla di dolore, da suoi disperati pianti, dal suo affossante sconforto, dai suoi repentini movimenti, dai suoi scatti di ira e dai suoi riscossoni di paura, tutti resi supersonicamente da una musica che comprende, aggiorna e cerca in tutti i modi di sorpassare, in sgradevolezza ed espressionismo, tutto quello che era stato fatto in precedenza (un risultato che arriva solo casualmente dopo il Caligari di Wiene e il Nosferatu di Murnau, ma che a loro è precedente e consustanzialmente linfatico)!
Un’esperienza proprio strong di terrore puro!

15 – Wozzeck di Berg (1925)
Eh, per Halloween, Wozzeck ci vuole…
Desolazione, malattia mentale, allucinazione, delitto e paranoia… è come l’Elektra ma quasi più depresso!
Se non è da Halloween è sicuramente almeno da manicomio!

16 – Cardillac di Hindemith (1926)
Un efferato serial killer preconizzante ma glorificante Hitler è il protagonista di quest’opera folle, poco coerente ma forse adatta a spaventarsi, dati i delitti sanguinosi che illustra…

17 – Lulu di Berg (1937)
Quando Lulu va in scena incompiuta, Berg è già morto da un paio d’anni, ma in essa ci aveva già messo tutta l’ansia che non aveva messo in Wozzeck
Gente sgozzata, Jack lo Squartatore in giro, tripudi di atrocità inusitati sono gli ingredienti di questo drammaccio sanguigno che proprio ti fa saltare sulla sedia!

18 – The Turn of the Screw di Britten (1954)
Britten (con la librettista Myfanwy Piper) comincia con una pessima idea: fa cantare e agire in prima persona i fantasmi che nella story di Henry James (1898) non si sa se davvero esistano o no…
Ma si riscatta con una struttura musicale sopraffina (tutta l’opera è costruita su un solo tema che si sviluppa), un’idea di azione stringente, e con idee musicali (l’inquietante melisma di Quint e il suo apparire accompagnato dalla celesta) che restituiscono agli spettri quel paranormale e quel folle che la “presenza in scena” gli aveva tolto! [la super-paranormalità è garantita anche dal fatto che il melisma del fantasma si sente per un paio di volte, anche prima che venga pronunciato dal fantasma, associato alla protagonista femminile, quella che nel romanzo potrebbe immaginarsi tutto!]
Tremolante, ricca di sottile ansia, foriera di sdrucciolevole angustia, è un’opera veramente adatta a Halloween!
Da notare, di straforo, che il finale ricorda molto quello della Polednice di Dvořák!
Un po’ paura fanno anche altre cose di Britten, specie quelle scritte per la chiesa (Curlew River, 1964; e The Prodigal Son, 1968), ma forse non “meritano” la menzione per Halloween… forse la merita l’esplosione del Dies irae del War Requiem (1962), ma forse anche no…

19 – Ógnennyj Ángel di Prokóf’ev (1954)
Praticamente pronta già nel 1927, Prokóf’ev non riuscì mai a rappresentarla (la prima esecuzione in forma di concerto a Parigi ci fu quasi un anno dopo la morte del compositore, e la prima performance teatrale fu alla Fenice di Venezia nel 1955: pur di non perdere la musica dell’opera, Prokof’ev ci costruì sopra la sua terza sinfonia nel 1928-’29), perché parlava di isterismo mistico, e di un tale irretito da una donna maligna e diavolesca che lo costringeva (con metodi passivo-aggressivi) a rovinarsi per lei, in un serio rapporto davvero da self destruction
La donna diavolesca, alla fine, entra in una cattedrale dove dice a un vescovone di sentire nella sua testa la voce di dio… scandalizzato, il vescovone la maledice ma si accorge ormai che tutto il mondo, anche tutti i presenti in chiesa, sono del tutto invasati e fanatici, e già si stanno dando a orge sado-maso supercontrite come se l’inferno stesso si stesse manifestando, mentre anche la musica si abbandona al terrore…
nel finale, però, siamo nel dubbio se tutta la trama sia in realtà un’allucinazione della donna arsa sul rogo, o la fantasia beffarda di uno scherzo tra Mefistofele e Faust, intravisti sullo sfondo come personaggi minori in una scena dell’inizio…
Estraniante e sgaruffata, quest’opera stritola e disturba, sciocca e “corrompe”: sembra The Prince of Darkness di Carpenter!

20 – Punch and Judy di Birtwistle (1968)
Horrorosa forse no, ma violenta tantissimo, e con una musica che Birtwistle sembra proprio essersi sforzato di fare sgradevolissima e cattiva!
Pare che Britten, la cui organizzazione aveva in qualche modo commissionato l’opera, alla prima approfittò dell’intervallo per andarsene disgustato!
Punch e Judy sono due maschere del teatro dei burattini inglese: Punch, attraverso il parigino Polichinelle, deriva direttamente da Pulcinella…
Nell’opera, Punch è un pazzo maniaco che ammazza quasi tutti quelli con cui ha a che fare prima di provare infernali sensi di colpa… finisce alla gogna prima di impiccarsi, ritrovando all’inferno un’immagine distorta della sua amata, forse simbolo del raggiungimento, nella morte atroce, di una sorta di grazia gratuita…
Sgradevole e cervellotica, ma musicalmente molto interessante per i graffi sonori che riesce a ottenere con mezzi del tutto tradizionali!

21 – Die Teufel von Loudun di Penderecki (1969, rivista nel 1975)
Penderecki racconta la storia intercettata da Aldous Huxley nel 1952, che John Whiting e Peter Hall avevano portato in teatro nel 1961 e che Ken Russell si apprestava ad adattare per il cinema in The Devils nel 1971…
Tre anni prima di Russell, Penderecki rappresenta l’opera ad Amburgo e nella sua “commissione”, voluta dall’allora direttore della Staatsoper di Amburgo Rolf Liebermann, si fa convincere a includere anche la realizzazione di un filmopera basato sull’allestimento teatrale, che viene girato (da Joachim Hess con Penderecki e Liebermann a fare da “direttori artistici”) e distribuito nel 1970, solo un anno prima del film di Russell (Liebermann era un fissato con i filmopera e li “imponeva” praticamente a tutti quelli che metteva sotto contratto)…
Dopo il filmopera del ’70, non mi risulta che Penderecki abbia più registrato l’opera, che, dopo quel filmopera, passò da opportuni aggiustamenti cominciati nel 1972 e finiti nel 1975… aggiustamenti, però, ripeto, a quanto mi risulta, che non sono mai stati catturati in nessuna incisione, registrazione o video…
È un’opera horror con tutti i crismi: scura, arcigna, cattiva, con le possessioni demoniache illustrate alla perfezione dagli urti modali di Penderecki… proprio da infarto! E sorprende considerare che sia opera sia filmopera sono precedenti a The Exorcist di Friedkin (1973), che tratta argomenti analoghi (e sono precedenti anche al romanzo di William Peter Blatty, che è del ’71, come The Devils di Russell)

da bonus fanno le due opere che Ígor’ Stravínskij ha scritto con il “diavolo”: L’histoire du soldat (1918) e The Rake’s Progress (1951)…
Con la sua peculiare essenza “sghemba” e le sue immagini più crude, L’Histoire fa un po’ più “paura” del Rake, ma a livello drammaturgico, i librettisti Wystan Hugh Auden e Chester Kallmann dànno al Rake un senso molto più compiuto, nonostante il Rake sia, in qualche modo, una sorta di remake dell’Histoire
In entrambe il diavolo vince (come in Les contes d’Hoffmann) in conclusioni assai amare: in L’Histoire in maniera beffarda e irrazionale, molto cupa, nel Rake in maniera consapevole e ancora più sconfortante…
Con ben due protagoniste femminili stupendissime, con scene avvincenti e serrate, un discorso sul “diavolo” visto come distorsione del desiderio umano (desiderio inteso come “voglia” tout court e non come voglia sessuale) e propugnatore di ignavismo e qualunquismo, e una musica postmoderna piena di ipotesti da scovare, il Rake’s vince nella gara di godibilità tra le due, ma forse per Halloween, la sgangheratezza un po’ “repellente” e tagliata con l’accetta dell’Histoire potrebbe essere più adatta!

3 risposte a "Opere per Halloween"

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  1. Il like è partito già a “spaventi carinissimi”. Adoro.
    Non conosco Polednice, butta bene.
    E anche la roba su testo di Lermontov, di cui lessi Il demone, mi attrae.
    Poi citi Liszt – la Totentanz l’ascoltai dal vivo alcuni anni fa, a quattro mani, Cyrille Lehn ed ehm – non ricordo… e Ligeti.
    Attingerò a piene mani…! <3

    1. Invenzione allo stato puro! — e anche musicalmente mica è da buttar via… alla bacchetta c’è comunque Thomas Beecham (il “rivale” inglese di Toscanini: mica un cravattaro qualsiasi!) E c’era perché Powell era un serio melomane! — e la “parafrasi” che del film ha fatto Coppola in «Tetro»???

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