«Amadeus» di Shaffer secondo Končalovskij e Gleijeses alla Pergola

Peter Shaffer è morto a 90 anni nel 2016…

Scrisse Amadeus nel 1979…

il primo run fu a Londra, al Royal National Theatre, in un allestimento di Peter Hall…
Paul Scofield era Salieri
Simon Callow era Mozart
Felicity Kendal era Constanze…

un secondo run fu ancora a Londra, all’Her Majesty’s: per quel teatro, Hall fece numerose modifiche al suo allestimento…
Frank Finlay era Salieri
Callow e Kendal ripresero i loro ruoli…

il terzo run fu a New York, al Broadhurst Theatre, nell’allestimento di Hall per l’Her Majesty’s…
Ian McKellen era Salieri
Tim Curry era Mozart
Jane Seymour era Constanze…
questo run durò parecchio (dal 1980 al 1983)…
A McKellen si avvicendarono, tra gli altri, John Wood e Frank Langella…
A Curry si avvicendarono, tra gli altri, Peter Firth, John Pankow e Mark Hamill (nell”83, subito dopo The Return of the Jedi)…
A Seymour si avvicendò anche Amy Irving (allora in un limbo sentimentale con Steven Spielberg, che portò il regista a girare Indiana Jones and the Temple of Doom)…

Nel 1984, Shaffer lavorò con Miloš Forman per la trasposizione cinematografica…
F. Murray Abraham era Salieri
Tom Hulce era Mozart (furono attenzionati anche Kenneth Branagh, Mark Hamill e, si dice, anche Mel Gibson)
Elizabeth Bainbridge era Constanze (era già sotto contratto Meg Tilly, ma si ruppe un tendine subito prima delle riprese)…
Simon Callow, il Mozart londinese, fu scritturato per la parte di Emmanuel Schikaneder…

Sul web non si riesce a trovare granché della prima italiana, all’Argentina di Roma, nel 1981…

Fu invece molto famoso il run allestito da Roman Polanski in Italia, tra il 1999 e il 2001, poi ripreso anche nel 2003, 2006 ecc.
nelle prime recite Luca Brabareschi era Salieri
Emiliano Coltorti era Mozart
nelle repliche, Barbareschi pare abbia rimesso mano all’allestimento di Polanski…

Peter Shaffer costruì il suo plot su una serie di leggende “mozartiane”, venute fuori nell”800…

Mozart, bambino prodigio, fu un fenomeno del pianoforte anche a Vienna, dove era fuggito (nel 1781) per trovare “maggiore fortuna” rispetto a Salisburgo… “Maggiore fortuna”, per lui, voleva dire un posto fisso a corte… posto che aveva a Salisburgo, e che abbandonò per molti motivi: perché Salisburgo era provinciale, senza teatro, a uso esclusivo dei preti, mentre Vienna era centrale, capitale dell’Impero, con una corte popolatissima di baroni e conti, secondo Mozart pronta ad assumerlo per concerti, cappelle e teatri nobiliari…
Come pianista, in effetti, sfondò: ottenne concerti privati a mille, e sincera stima dall’imperatore in persona Josef II von Habsburg…
Fu forse Josef II a commissionare, mantenendo un certo segreto, molte opere viennesi di Mozart: sicuramente fu Josef a dare il benestare per Die Entführung aus dem Serail (1782), Le nozze di Figaro (1786: ancora Josef II fece circolare quest’opera in altre città dell’impero: a Milano, rimaneggiata da Angelo Tarchi, già nel 1787 e a Firenze, città amministrata da suo fratello Leopold [in Toscana conosciuto come Pietro Leopoldo], nel 1788), e per il Don Giovanni (1787 a Praga, e 1788 a Vienna)… non sopportò, invece, Così fan tutte (1790)…
Nonostante queste commissioni e i concerti una tantum, Mozart non riuscì a ottenere roba più “duratura”: niente allievi e niente posti fissi…
È tutt’oggi dibattuta la ragione a causa della quale Mozart ebbe pochi allievi: non sapeva insegnare? odiava gli allievi? boh…
Ed è tutt’oggi dibattuta la ragione secondo la quale Mozart considerò praticamente sempre e solo Vienna come piazza lavorativa, e solo la corte absburgica come centro della sua attenzione professionale… il suo amico Franz Joseph Haydn lo avrebbe tranquillamente raccomandato agli Hannover a Londra, e sia il re musicista e filosofo Friedrich II von Hohenzollern (Federico il Grande di Prussia) [che però muore nel 1786] sia il suo successore Friedrich Wilhelm II lo avrebbero accolto a braccia aperte a Berlino, ma Mozart preferì sempre “corteggiare” gli Habsburg…
poca voglia di viaggiare? incapacità di parlare “dialetti” o lingue diverse? voglia di stanziarsi in una città piena di stimoli dopo una giovinezza o troppo girovaga (col padre e la sorella a strimpellare bendato in tutta Europa) o troppo “provinciale” (a Salisburgo)? Boh
Pur di rimanere a Vienna, nonostante la scarsità di opportunità professionali, si iscrisse alla Massoneria, nel tentativo di farsi assumere da qualche “fratello”, e la Massoneria era una dependence della corte [anche il divenire un massone, quindi, è da considerare un mezzo per raggiungere il beneamato posto fisso dagli Habsburg!]…

Tra il 1790 e il 1791, succedono molte cose a Mozart… il suo “imperatore”, Josef II, muore (nel 1790), e il di lui fratello “fiorentino”, Leopold II von Habsburg (lui che a Firenze, abbiamo visto, era Pietro Leopoldo di Lorena), viene incoronato…
Leopold conosceva Mozart: lo aveva sentito nel 1768 a Vienna (occasione dove, però, pare avesse notato molto di più la sorella, Nannerl, invece di Wolfgang: il piccolissimo Wolfgang viaggiava in tour col padre e Nannerl), e lo accolse in maniera regale (ancora col padre e la sorella), in Toscana, nel 1770 (i Mozart restarono una settimanetta, in una locanda di Via de’ Cerretani)…
Ma dal 1790 in poi si dimostrò molto “normale” con Mozart… e non gli concesse alcun incarico…

Nella seconda parte del 1790 (Josef II era morto a febbraio), Mozart, grazie ai massoni, ce la fece però a trovare 4 ricche commissioni: un concerto per clarinetto, la composizione, allora del tutto avvenieristica, della musica per dei carillons, una messa da requiem per il conte Franz von Walsegg e un’opera massonica, Die Zauberflöte, scritta con Emmanuel Schikaneder, un impresario compagno di loggia… Che Walsegg volesse presentare la messa come composta da lui e non da Mozart, a Mozart non fregò proprio niente! Scrivere per i carillon lo entusiasmò, e scrivere Die Zauberflöte lo divertì tantissimo!

La messa andò per le lunghe perché si presentarono altre 2 grandi occasioni per un Mozart allora 35enne: 1) un invito effettivo a Londra, 2) comporre una grandiosa opera per l’incoronazione ufficiale boema di Leopold (comprendendo l’impero anche tutta la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Slovacchia, le incoronazioni ufficiali erano 3: a Vienna, a Budapest e a Praga: Mozart, già famoso a Praga grazie al Don Giovanni, puntava sulla capitale boema)!
Per l’incoronazione, Mozart sceglie il soggetto classico della Clemenza di Tito e ci lavorò in contemporanea con Zauberflöte, con l’aiuto di uno dei suoi pochissimi allievi, Franz Xaver Süssmayr, con il quale stava scrivendo anche la messa per Walsegg…
Clemenza di Tito va in scena a Praga il 6 settembre 1791, Die Zauberflöte debutta in un teatro “popolare” viennese il 30 settembre…

Leopold detestò Clemenza di Tito, ma Zauberflöte fu un trionfo colossale…
Schikaneder fu bravissimo a pubblicizzare l’opera in un’Europa sbrindellata dal vento giacobino e rivoluzionario, che il popolo cavalcava dappertutto…
La noia della Clemenza e il troppo giacobinismo del Zauberflöte forse scontentarono ancora di più un già indifferente Leopold, che si dimenticò del tutto di Mozart, preferendogli Domenico Cimarosa (Cimarosa aveva fatto faville nella Firenze di Leopold prima in teatro nel 1784 poi direttamente a corte nel 1787, ma aveva preferito accettare l’offerta di Kappelmeister di Caterina II Romanov a San Pietroburgo: rimase in Russia fino al giugno del 1791 e a dicembre di quell’anno, dopo tre mesi di “trattative” a Varsavia, Leopold lo riaccolse di nuovo a Vienna, commissionandogli Il matrimonio segreto: Cimarosa sarebbe forse rimasto a Vienna, a ottenere ciò che Mozart non ottenne mai, se anche Leopold non fosse morto improvvisamente, nel marzo del 1792: privo di protettori viennesi, Cimarosa ritornò nella natia Napoli [in realtà era di Aversa] a contendersi faticosamente il pubblico con Giovanni Paisiello)…

Per Mozart, quindi, Clemenza fallì, i carillons finirono per ottenere un ottimo guadagno ma una tantum, così come il concerto per clarinetto… e il requiem, beh, Walsegg se lo sarebbe tenuto per sé: anche quello, quindi, era un successo che “pagava” poco sul lungo periodo…
Zauberflöte, però, andò benissimo, più di qualsiasi aspettativa…
La sua nomea giacobina e libertaria non impensierì Londra, che confermò i suoi inviti…
Nonostante la sua affezione per Vienna, e forse convinto dal troppo favore dato a Cimarosa, a dicembre 1791 Mozart accetta del tutto Londra e si “gode” il successo di Zauberflöte; scrive altre canzoni per gli amici massoni, mettendo ancora in pausa il Requiem (Walsegg pagava bene, ma non era, evidentemente, un cliente importante e “continuativo” come i massoni), e pianificando il viaggio londinese per l’estate del 1792…
È in questa congiuntura biografica che Mozart muore, all’improvviso, il 5 dicembre 1791…

La più disperata di tutte è la vedova Constanze, che cerca in tutti i modi di “propagandare” un’immagine del marito gloriosa e talentuosa, con l’aiuto di tutti quelli che riesce a trovare, tra diaristi, giornalisti, editori e musicisti… [lo fa, poverina, anche perché priva di qualsiasi altra entrata economica: il vendere ciò che restava, intellettualmente, del marito, era forse l’unico modo che gli restava per sopravvivere]

Sulle prime, Franz Joseph Haydn, in lacrime, non riuscì a imporre le sinfonie di Mozart in Europa… un po’ più di fortuna ebbe Muzio Clementi (anch’egli di base a Londra) con i concerti per pianoforte… Johann Anton André, un editore di Offenbach sul Meno, che con Mozart aveva avuto ottimi rapporti diretti, fu però il primo a capire che il successo, seppur postumo, Mozart l’avrebbe fatto con le opere!

A parte Così fan tutte, troppo gretta, sia Don Giovanni sia Nozze di Figaro non godettero di scarsa fortuna tra il 1787 e il 1790, e un successo carsico, mai cessato dal 1782, lo ebbe Die Entführung, e, dal 1791, Schikaneder cavalcò a mille la fortuna del Zauberflöte, in allestimenti sempre più “giacobini” (nonostante il suo status di massone, o forse proprio per quello, Schikaneder comprese per primo che i ‘giacobini’ avrebbero “vinto”)…
André cominciò a stampare le opere, specie quelle in tedesco, proprio mentre la vittoria giacobino-napoleonica contribuiva a far attecchire il mito di un Mozart pre-rivoluzionario…

Il soggetto di Zauberflöte e l’anti-aristocratismo delle opere italiane sbeffeggianti i nobili (opere ritenute solo uno scherzo da Josef II, che era pur sempre fratello di Maria Antonietta e quindi non certo un rivoluzionario, anche se non sono pochi coloro che ci descrivono un Josef II ben felice di promuovere soggetti giacobini in nuce per sbeffeggiare i suoi inetti cortigiani nobili, oppure, perfino, per «metterli in guardia» sull’evidente andazzo rivoluzionario, ma in questi frangenti è difficile scovare prove documentali e quindi è facile interpretare i fatti e soprattutto le non indagabili intenzioni nell’ottica del «tutto e il contrario di tutto») suffragarono a mille quel mito!
E grazie al successo delle opere, André e Clementi riuscirono poi a stampare anche altra musica per pianoforte, da camera, e, alla fine, le sinfonie…

Questa diffusione, e il concetto del “Mozart Rivoluzionario”, furono l’humus di un vasto interesse mozartiano dei primi anni dell”800…

Nel 1800, Beethoven adorava Mozart, così anche l’amico Haydn (che muore nel 1809), e la bassa nobiltà del mondo, che arrivò quasi a coincidere con l’alta borghesia trionfante con Napoleone, cominciò a volersi accaparrare un “pezzo” del grande Mozart, con la caccia di autografi e “reliquie” che Constanze e la sua squadra di biografi era ben felice di vendere! [è in questo clima che, nel 1801, viene riesumato quello che si ritenne il cadavere di Mozart onde esaminarne il cranio! — l’ultimo cascame di questo interesse post-mortem mozartiano è la fondazione dell’università e dell’orchestra chiamate Mozarteum a Salisburgo, nel 1841; la Stiftung Mozarteum, ancora a Salisburgo, arrivò solo nel 1880]

Non durò a lungo…

Nonostante questo primo fuoco di passione mozartiano, il furore dello stesso Beethoven, e l’avvento di gente come Gioacchino Rossini, fece ripiombare Mozart in un certo “oblio” che lo vedrà rimanere ai margini dello stardom musicale per tutto l”800!
Il Romanticismo, da E.T.A. Hoffmann in poi, darà quasi per scontato Mozart, lasciandolo molto in secondo piano rispetto ad altri compositori “più espressivi” che operavano direttamente (Beethoven, Weber, Rossini, Bellini), o venivano nel frattempo riscoperti…
La generazione di Felix Mendelssohn, Robert Schumann, Hector Berlioz e Franz Liszt preferì altri: del “presente” (o immediato passato) c’erano Beethoven (che muore nel 1827), Weber (morto nel 1826), Schubert (morto nel 1828), poi Bellini (morto nel 1835), Rossini (inattivo dal 1829); e del “passato” c’era gente come Gluck, e, soprattutto, Johann Sebastian Bach…

Negli anni ’70 dell”800, l’evoluzionismo di Richard Wagner, che attecchì moltissimo nell’Europa centrale, voleva che Beethoven contenesse in sé Mozart, e che quindi si potesse “dimenticarlo”; e Wagner avrebbe fatto dimenticare anche Beethoven… In quegli anni ’70 dell”800, Pëtr Čajkovskij quasi si vergognava a professare la sua adorazione per Mozart… aveva, in biblioteca, tutte le opere stampate di Mozart (nel 1862, Ludwig von Köchel aveva ultimato il famoso Köchel-Verzeichnis, che designa la sigla K o KV che precede i numeri delle composizioni di Mozart: l’esistenza di questa impresa non deve fuorviare sulla fortuna tardo-ottocentesca di Mozart: Köchel operò da solo, nella quasi indifferenza della Musikwissenschaft, anche perché era principalmente un botanico!), e si industriò per allestire, per scopi didattici, Le nozze di Figaro al conservatorio di Mosca nel 1876 (la tradusse in russo lui stesso e la semplificò musicalmente per gli studenti); inoltre, rielaborò molti pezzi di Mozart nella quarta suite per orchestra, detta Mozartiana, nel 1887, e, nel 1889, propose alcuni pezzi dall’Idomeneo in alcuni concerti da lui diretti a Mosca…
…ma in pubblico e nei giornali, proferì parole di stima per Mozart sempre a mezza voce…

Solo nei primi anni del ‘900, gente come Richard Strauss e Gustav Mahler ripresero le fila della fortuna mozartiana per farla giungere fino alla dichiarazione «Mozart è stato il più grande compositore della Storia»… e teniamo presente che un amico di Strauss, lo scrittore Stefan Zweig, ancora nel 1942, dichiarò che «il più grande compositore del mondo» era stato Schubert!

La dicotomia Mozart/Salieri, del tutto inesistente durante la vita di Mozart (sì, si sa che, sulle prime, si sopportarono poco, ma alla lunga si stimarono: Salieri promosse molte prime esecuzioni della musica di Mozart con Mozart vivente e diresse molti concerti di Mozart durante il mito del Mozart giacobino nei primissimi anni dell”800, aiutando così la vedova Constanze… Salieri, per un po’, dette anche lezioni al figlio di Mozart, Franz… c’è sempre da ricordare che, a dispetto delle rappresentazioni immaginarie designanti un Salieri molto più anziano di Mozart, Salieri era solo 6 anni più vecchio di Mozart!), viene fuori durante il primo decennio dell”800, nel pieno furore della fortuna mozartiana post-mortem…

È difficile rintracciarne l’origine…

Una tesi credibile è che, nel panorama del mito mozartiano costruito sul Zauberflöte e su Entführung, Carl Maria von Weber, un compositore che “catturò” l’attenzione dei “romantici” meglio di Mozart, partecipasse egli stesso al mito
Weber, nonostante la stima dei romantici, fu poco considerato a Dresda, dove lavorava… voleva essere salutato come il più grande operista del mondo, ma era vessato dal successo delle opere italiane di Rossini, Mayr, Cherubini e Pacini… soprattutto Rossini, dal 1810 in poi, era colui che gli rubava più pubblico e allóri…
Sembra che questa circostanza, cioè di lui tedesco umiliato nel successo da un italiano come Rossini, fu “ingigantita” da Weber in un transfert analogico mitico
Weber, per elaborare la sua condizione di tedesco “schiacciato” da un italiano, proiettò la sua situazione nel passato e si immaginò un grande tedesco, Mozart, schiacciato da un italiano, Salieri!
Fu tutta una storia che Weber si autoraccontava per somatizzare il suo livore anti-rossiniano… ma in ambiente “nazionalista”, e, soprattutto, nell’ambiente di pochi anni dopo, quello “romantico”, nel quale Weber era stimatissimo, questa storia attecchì… e Salieri era ancora vivo!
La storia divenne una maldicenza che afflisse molto il vecchio Salieri, che si fece prendere dall’esaurimento nervoso: morì in manicomio nel 1825…
[la maldicenza giunse anche alle orecchie sorde di Beethoven, che di Salieri fu allievo: è rimasta scritta in un suo “quaderno di conversazione”: Beethoven, essendo sordo, conversava con gli altri tramite quaderni in cui i suoi interlocutori scrivevano per fargli leggere le loro frasi. Negli anni, Ignaz Moscheles, un allievo di Salieri, disse di aver sentito il maestro, già in manicomio, accusarsi di aver avvelenato Mozart, ma lo disse in contesti aneddotici, quando già la maldicenza correva. Constanze Mozart non accennò granché al fatto che Salieri fosse “contro” il marito: quando i coniugi Novello arrivarono da lei nel 1829 per suggere aneddoti per una biografia mozartiana che poi non scrissero (sono però rimasti i loro diari con annotato tutto ciò che Constanze disse loro), Constanze accennò ai perfidi italiani della corte viennese che rubavano lavoro a Mozart, ma non accusò Salieri, al quale, in ogni caso, aveva affidato l’educazione musicale del figlio… per le curiosità: Vincent Novello, a quei tempi, aveva già fondato la sua casa editrice, poi portata avanti dal figlio Joseph Alfred, che arrivò a pubblicare Edward Elgar]

L’immaginazione di Weber si avvitò con il risvolto macabro del mito post-mortem di Mozart, quello che portò alla riesumazione…
Dagli esami del cranio (e roba così) venne fuori che la morte di Mozart, nel 1791, fu un totale mistero! Non si riusciva a capire la causa della morte!
Oggi si sospetta, probabilmente a ragione, che il corpo riesumato nel 1801 non fosse affatto quello di Mozart! [dubbi analoghi sono sorti per il corpo di Johann Sebastian Bach, “ritrovato” nel 1894 a Lipsia, nel cimitero della Johanneskirche, e da lì traslato nella Thomaskirche (dove Bach lavorò a lungo), nel 1950: oggi ci sono serissimi dubbi nel ritenere i resti nella Thomaskirche *esattamente* quelli di Johann Sebastian Bach, che, alla Johanneskirche fu sepolto, come tutti i sudditi, in una tomba “collettiva” anonima…]

Nessuno ancora è riuscito a capire come mai un uomo di 35 anni sia morto all’improvviso…
Si è attinto da tutte le testimonianze possibili, che restituiscono un Mozart “imbarazzante”, incline alle oscenità e alla coprolalia, oltre che con un carattere per lo meno infantile… la coprolalia, e la stravaganza sessuale, spuntano anche nelle lettere da lui scritte, al padre come alla moglie… Identiche testimonianze comunicano anche un Mozart egli stesso imbarazzato dal suo comportamento, e ansioso di scusarsi subito con chi ne era “vittima”…
Da questo indizio alcuni hanno concluso che Mozart fosse affetto da una sorta di corea neurologica, forse la Sindrome di Tourette… o forse qualcosa di più grave…
È difficile però che un afflitto da qualsivoglia córea possa arrivare a suonare bene il pianoforte… o forse sì… Per di più gli spasmi, anche verbali, della Tourette sono involontari, mentre, per tutti i coevi, Mozart pronunciava schifezze proprio apposta!
Ma è possibile che un qualcosa di degenerativo mai diagnosticato lo abbia ucciso?
Mah… ci sta, come no…

Fu forse assassinato? Da uno dei mariti delle tante amanti che ebbe? Per esempio da quel tale Hofdemel, compagno di loggia di Mozart, che sfregiò la moglie col rasoio e poi si suicidò proprio il giorno dopo la morte di Mozart?
Mozart fu picchiato da Hofmedel, spalleggiato dai massoni, nel proposito di dare a Mozart una lezione per aver sedotto la moglie di un confratello [e la punizione inferta non bastò a Hofmedel per calmarsi, visto che sfregiò la moglie e si suicidò lo stesso]?
Magari i massoni lo avvelenarono?
Boh…
Un Mozart morto di botte, magari con lividi vari, non sarebbe passato granché inosservato alle cronache e nei resoconti memoriali del tempo…
Il veleno?
Boh…
In molti escludono che il veleno riuscisse a far comporre Mozart fino alle fine dei suoi giorni…
Ma chi ne sa nulla…

L’avere un comportamento “erratico” e poi scusarsi esageratamente con chi lo subisce è “sintomo” anche di alcolismo…
Mozart morì forse di disturbi epatici?
È questa la tesi che ottiene oggi molto credito, e si nutre anche dell’osservazione delle poche riproduzioni pittoriche coeve che ci restano di Mozart: in esse, molti ritengono di osservare un particolare: che Mozart aveva un orecchio più piccolo dell’altro… e ciò pare sia sintomo di grosse insufficienze epatiche, spesso asintomatiche, che, con qualsiasi uso di alcool, potrebbero essersi aggravate tanto da causare la morte improvvisa…

Ma la vera ipotesi quasi ufficiale, estremamente gettonata, è che Mozart sia morto per una febbre reumatica o per una endocardite infettiva… cose che si prendono con i batteri…

E c’è difatti da considerare che Mozart, per dimostrarsi sempre all’altezza delle sue frequentazioni altolocate, spendeva molti soldi che non aveva, e si sa che, non potendo risparmiare in abiti o stramberie da mostrare a una corte avida di eccentricità (Mozart mantenne per molti anni uno storno in gabbia, che si portava dietro nei numerosi traslochi da un alloggio più caro a quello meno caro), risparmiava, in modo imbarazzante, in igiene personale… e si sta parlando del Settecento, un’epoca in cui lavarsi era un’impresa non da poco…
Che nelle varie case di Mozart, come in tutto il mondo, non vigesse una situazione di pulizia cristallina è provato dalle morti dei neonati, numerosissime, che afflissero anche Mozart e Constanze: sopravvissero solo 2 (il secondo e il sesto) dei 6 figli che Constanze partorì (il primo, Raimund, campò 2 mesi; il terzo, Johann, 1; la quarta, Theresia, 6; la quinta, Anna Maria, visse solo poche ore)…
E una vita nella sporcizia non aiuta granché mai, e porta spesso malattie serie, molte identificate solo oggi: e una di queste, o l’endocardite o le febbri reumatiche, o altre tra le tante, potrebbe aver colpito il 35enne compositore…

Qualunque sia stata la ragione, non ne sappiamo niente oggi: figuriamoci negli anni di massimo furore della fama post-mortem di Mozart tra il 1800 e il 1830!

Con il mistero adiuvante le fandonie, le sciocchezze si moltiplicarono facilmente…

La cacchiata di un Salieri sopraffacente Mozart inventata da Weber…
I dubbi su assassinii e avvelenamenti!
Tutto quanto si mescolò insieme a formare la leggenda blaterante di un Salieri avvelenatore di Mozart!
Un Salieri che odiava il povero Mozart, geloso del suo talento!

La leggenda, tra 1826 e 1830, subito prima che Berlioz, Liszt e Schumann arrivassero a dire che Schubert, Gluck e Bach erano meglio di Mozart, fu intercettata da Aleksandr Puškin (Salieri è appena morto: forse è proprio la notizia della sua morte ad “attizzare” Puškin), che nel 1832 rappresenta (ed è l’unico suo dramma in versi che riesce a rappresentare davvero!) Mocart i Sal’eri, ovvero Mozart e Salieri!

Come Puškin sia entrato in contatto con la maldicenza di Salieri non si sa: si sa che serpeggiava se era arrivata a Beethoven, e Moscheles potrebbe averla “aneddottata” dappertutto… Alcuni studiosi sovietici di Puškin, negli anni 1950s, hanno millantato che Puškin avesse scovato una «confessione scritta» di Salieri ai preti che lo accudivano in manicomio a Vienna (una cosa che andava ben al di là del “sentito dire” di Moscheles), ma gli stessi studiosi non sono mai riusciti a “produrre” questa «confessione scritta», che rimane nelle classiche «la confessione scritta era in un convento poi bruciato, ma Puškin aveva visto tutto prima che bruciasse», mah… ci sta eh… ma conoscendo Puškin il “letterario” deve aver travalicato assai ogni cosa… e da Mozart e Salieri si evince che Puškin era caduto nel mito innescato da Weber con tutte le scarpe: si può dire che è solo Puškin che plasma quel mito in plastica materia letteraria!

In Mozart e Salieri, che consta di sole due scene, ci sono molte cose:
c’è Salieri geloso che avvelena Mozart…
Mozart che ammonisce Salieri che un genio è genio solo se è “genio e sregolatezza” (e certo Puškin, in questi passi, voleva autoglorificarsi!)…
i monologhi di Salieri sull’Arte che è misura divina…

Il Salieri di Puškin è davvero un cattivone, bigotto ma assassino…
Mozart ha poche battute, più che altro di spirito…

Negli anni neri di Mozart, quando Čajkovskij si vergogna a dire di amarlo, nel 1897, Nikolaj Rimskij-Korsakov trae un’opera lirica da Puškin, che circola abbastanza in Russia, ma non fa un successo clamoroso…

Dopo arrivano Strauss, Mahler…
La seconda guerra mondiale…
e la normale prassi di considerare Mozart il più grande compositore del mondo…

Nessuno più si ricordava delle leggende del Salieri avvelenatore di Mozart quando Peter Shaffer le usa (sapendo certamente che erano false, ed attingendo a man bassa da Puškin) per il suo apologo sul tremendo rapporto tra mediocrità e genio…
Un apologo che si unisce a una serissima dissertazione antideistica: il Salieri di Shaffer è *contro dio*, in quanto si sente tradito dalla personificazione divina, che tanti adorano in Occidente, reo di preferire un altro… Proprio perché vede Mozart come «rampollo divino», Salieri ne è geloso, in quanto «rampollo divino» vorrebbe esserlo lui!
E i giochi sul nome Theophilus/Amadeus, che Mozart si è dato (e che gli hanno affibbiato al battesimo), sono all’ordine del giorno nel testo di Shaffer (meno nella riduzione cinematografica per Forman)… il Salieri di Shaffer insiste proprio sul voler “annullare” quella benemerenza di dio che Mozart ha perfino nel nome! Nonostante il fatto che quel nome designi «colui che ama dio» e non «colui che è amato da dio», il titolo di Shaffer è da collocare proprio in quest’ottica…

La componente antideistica è la base del taglio di Andrej Končalovskij e Geppy Gleijeses, in questo allestimento che arriva, in tour, alla Pergola di Firenze dopo diversi spettacoli in tutta Italia (soprattutto al Teatro Quirino di Roma)…

Come Polanski, Končalovskij è un regista di cinema, cosa che determina una curiosa predisposizione dei cinemisti verso il testo teatrale di Shaffer…

Končalovskij fa accadere tutto in un’unica stanza, simbolo della mente di Salieri, praticamente sempre in scena: una stanza ricca e settecentesca ma in evidente decadenza…
Mozart percorre la stanza con allegria all’inizio, ma via via è anche lui sempre più gloomy

Molte cose famose del film (il rapporto con Schikaneder, con Leopold Mozart, i bagordi di Mozart in campagna, la stesura del Don Giovanni), rimangono solo “raccontate” nei monologhi teatrali dello spettacolo di Končalovskij… Ne risentono un po’ alcune scene-madri (per esempio la composizione del «Confutatis» nel finale), che nel film sono dense di audio-visivo… Ma i contributi visivi allo spettacolo erano comunque garantiti dai movimenti dei servitori/spie di Salieri, che svolazzano nei loro mantelli neri e spostano oggetti e mobili (determinando i cambi scena) quasi danzando, dando un dinamismo molto efficace al tutto…

Geppy Gleijeses ha tutto lo spettacolo sulle spalle, e spesso è fermo in mezzo alla scena, con pochi appigli di oggettistica (per esempio la candela da spegnere nel momento della decisione di ostacolare dio): la sua va quindi per forza definita una perfomance maiuscola, anche se Gleijeses sembra molte volte interpretare quasi sempre se stesso (una accusa che però si può fare a tanti grandi attori)

Data la centralità di Gleijeses sorge un dubbio sull’effettivo contributo di Končalovskij: si ha il sospetto di aver visto uno show attribuibile in toto a Gleijeses… ma certo ciò non è un male…

Della compagnia di Gleijeses è tutto il cast:
Mozart è il figlio di Gleijeses, Lorenzo (Gleijeses si può dire “nepotista”: molte volte scrittura anche la sua compagna, Marianella Bargilli; ma così fanno un po’ tutti i “grandi del teatro” italiani) e risulta molto ben piazzato (fisico, mobile, ma con note di tragico delirio che lo rendono un Mozart molto cupo già dall’inizio: e, alla fine, diventa perfino terreo)…
Constanze è Roberta Lucca: svampita ma anche molto “dolorosa”…

Uno spettacolo di quasi 2h, senza intervallo, che non mostra mai davvero la corda della noia e che riproduce bene un certo senso di sfacelo luttuoso che spesso l’ironia di Forman, nel film, aveva portato via dal testo di Shaffer…

Un Amadeus dalle parti di Choderlos de Laclos, tetro e trovo, che illustra un Settecento già Sturm und Drang che si allontana molto dal risaputo film di Forman… cosa che va salutata con gioia! Perché Forman è Forman, e si può vedere quando ci pare, mentre in teatro ben vengano altre letture!

E da notare è come Forman intenda sempre il Settecento sempre più dal lato ironico invece che da quello sturmer… basta confrontare proprio la sua lettura delle Liaisons dangereuses (il film Valmont, del 1989), così diversa da quella di Stephen Frears del 1988 (quella ottimamente descritta da Sam Simon)

2 risposte a "«Amadeus» di Shaffer secondo Končalovskij e Gleijeses alla Pergola"

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  1. Mi piacerebbe poter ciacolare ampiamente quando posti questi articoli-fiume zeppi di informazioni, ma sono ignorante e non so nulla di queste cose (la musica).

    1. io ritengo questi miei articoli assolutamente illeggibili! — come scrivevo in un post addietro servono più a me, come “consultazione”, che ad altri!

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