La mela e il mare

i finali dei film:

1) “Il Signore del Male” di John Carpenter, 1987: la mano sullo specchio è sempre distruggente

2) “Le luci della città” di Charles Chaplin, 1931: il “lieto fine” che si scorge appena

3) “Colazione da Tiffany” di Blake Edwards, 1961: sotto la pioggia, catarsi purificante massima!

4) “Dottor Zhivago” di David Lean, 1965: la scoperta che la ragazza sa suonare la balalajka, e poi cascate d’acqua, cascate d’acqua e cascate d’acqua romantiche, con musicone romantiche!

5) “2001: Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick, 1968: il feto astrale, grande come un pianeta, arriva sulla terra quasi minaccioso…

6) “Giulietta degli Spiriti” di Federico Fellini, 1965: lo sguardo in macchina di Giulietta, sola, folle, o finalmente in pace con tutti i suoi traumi psichici, raggela…

7) “Il Braccio Violento della Legge” di William Friedkin, 1971: lo sparo nel tetro ammasso di rovine nel capannone abbandonato e buio, tremendo…

8 ) “Fino all’ultimo respiro” di Jean-Luc Godard, 1960: Patrice si passa il pollice sulle labbra come Poiccard, e ne prende il posto nell’immaginario cinematografico in modo quasi inquietante

9) “Cuore Selvaggio” di David Lynch, 1990: la strega buona incoraggia Sailor ad andare da Lula, parte Strauss, si baciano nei cascami del traffico, e cantano Elvis Presley… ci piangi!

10) “L’Esercito delle 12 Scimmie” di Terry Gilliam, 1995: il ralenti della sparatoria è strappalacrime, così come il dolore di Madeleine Stowe; neanche ti rendi conto di cosa è successo, ma gli occhioni del bambino smarrito, ti ammazzano…

menzione d’onore per il «tutto si è compiuto» de “L’Ultima Tentazione di Cristo” di Martin Scorsese, 1988: la pellicola che si sfalda multicolore mi è venuta in mente troppo tardi!

così come m’è venuto in mente tardi lo strepitoso finale di “Mystic River” di Clint Eastwood…

e come avrò potuto dimenticare il supersonico finale di “Fight Club” di David Fincher…

e che dire del finale di “Intrigo Internazionale” di Hitchcock!!!???

e del finale di “Labyrinth” di Jim Henson???

e di “Ed Wood” di Burton???

e, ancora di Burton, che dire di “Batman Returns”

supersonici i finali dell'”Esorcista” (quello del 1973 e non quello successivo che fa schifo), “Sorcerer” e “Killer Joe” (davvero superbo) di William Friedkin…

splendidi i finali di “The Wrestler” e di “Black Swan” di Darren Aronofsky…

il film è una cazzatella, ma ha un ottimo finale “Across the Universe” di Julie Taymor…

bellissimo il finale di Tron di Steven Lisberger, con la città “vera” e la città virtuale che finiscono per essere visivamente identiche… tutto il film potrebbe, quindi, essere stato agito nella realtà…

Intramontabile il finale malinconicamente libertario di La Tosca di Luigi Magni…

e come commentare l’immortale finale del Laureato?

i finali operistici:

1) «Egli era tuo fratello!», «Ei??? Quale orror!», «Sei vendicata, o Madre!!!», «E vivo ancor!?»: “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi, 1853

2) «O Scarpia, davanti a Dio!»: “Tosca” di Giacomo Puccini, 1900

3) «Liberté redescends des cieux»: “Guillaume Tell” di Gioachino Rossini, 1829

4) La progressione orchestrale alla fine di “Guglielmo Ratcliff” di Pietro Mascagni, 1895

5) «Schweig und Tanze!»: “Elektra” di Richard Strauss, 1909

6) «C’est au tour de la pauvre petite»: “Pelléas et Mélisande” di Claude Debussy, 1902

7) «Oh, bist du da… ich suchte!»: “Erwartung” di Arnold Schoenberg, 1924

8 ) «Odešli»: “Jenůfa” di Leóš Janáček, 1905

9) La progressione orchestrale alle fine di “Příhody lišky Bystroušky” di Leóš Janáček, 1924

10) «Deh, non volerli vittime del mio fatale errore»: “Norma” di Vincenzo Bellini, 1831

menzione d’onore per «Che vuol dire? Quell’andare e venire? Quel guardarmi così!?», «Coraggio!»: “La Bohème” di Giacomo Puccini, 1896

menzione super d’onore, e grave vergogna perché potrei togliere un Janáček per metterla (ma non mi va: Janáček l’ho troppo nel cuore), a «Mild und leise, wie er lächelt»: “Tristan und Isolde” di Richard Wagner, 1865

e non scordiamo il tristissimo «La Libertà?», interrogativo e desolante, in Il prigioniero di Luigi Dallapiccola, 1948 (rappresentato nel 1950)

gli inizi dei film:

1) “Blade Runner” di Ridley Scott, 1982: che siano i titoli che svettano bianchi sul profondo nero col temetto di Vangelis appena accennato in sottofondo, dolcissimo e carezzevole, o il grande affresco a tutto schermo, con il temone che si fa epico, maestoso di corni e di tastiere (anche i corni sono ovviamente sintetizzati: quella di Vangelis è una “voglia di orchestra” che non è mai orchestra, simile alla “voglia di canto” di Beethoven che non è mai canto vero), e lo scenario industriale fatto di fabbriche, fuoco, ciminiere fumose, astronavine che passano proprio a tempo di musica, tanto che hanno la loro personale figurazione “sbrindellosa” quasi sbarazzina e ingenuamente sorpresa (che allude forse a una “armonia” e a una “poesia” giocosa presente perfino nel più inquietante dei sobborghi acciaierosi e metropolitani), che sembra essere “osservato” dall’occhione azzurro, gigantesco (simile, nelle dimensioni, al “feto astrale” kubrickiano) su cui si rispecchiano (perfetta metafora di “schermo cinematografico”) i fuochi e le luci del mondo futuristico (un’allusione “vedente” che attraversa tutto il film [Batty che dice: “I see you” a Deckard e che con gli occhi “finti” di Chu ha visto le cose che noi umani non potremmo immaginarci], e che Scott ha buttato là per pura idea visiva inconscia, senza darne poi spiegazioni, anzi, lasciando tutto a dichiarazioni di puro “Cinema for Cinema’s Sake”), rimane, a mio avviso, uno degli incipit più potenti del cinema mondiale

2) “Arma Letale 2” di Richard Donner, 1989: una mia concessione all’infanzia: il temetto dei Looney Tunes sul logone autocelebrativo della Warner, che, dopo solo un singolo titolo (di nuovo per la major) apre al grande titolo del film, spruzzato di rosso per il numero due, e poi colorato dalle luci girevoli delle sirene, e così “sirenoso” (quasi a indicare allarme ed emergenza) ti viene addosso dividendosi per farci vedere uno dei più pazzi (e molto probabilmente ubriachi) Mel Gibson di tutti i tempi, è un prologo che, nel me di 7 anni, è sempre stato di una suggestione unica, così come il suo presentare un inseguimento in medias res completamente nuovo nella drammaturgia del blockbuster, che proprio in quegli anni, contemporanei al Batman di Burton e al terzo Indiana Jones, si stava, ahimé, completamente formando e consolidando: un inizio di adrenalina, di sorpresa, di “acchiappanza” diegetica che ha formato, purtroppo, gran parte del mio immaginario infantile. La propaganda merceologica di Hollywood mi acchiappò completamente, e ancora oggi sono qui a considerare “Arma Letale 2” un degno erede degli sforzi hollywoodiani classici di Michael Curtiz, di Cecil De Mille, e di John Sturges: spettacoli solidi, di invenzione fracassona, che conserva, però, nella sua dimensione di “buoni vs cattivi”, quell’aura di felicità che oggi vedo più raramente nei film Marvel… come a dire, forse in modo parzialmente suggestivo e non oggettivo, che Donner e Burton, pur lavorando per lo studio, riuscirono a “dire” qualcosa, facendo guadagnare l’industria con un prodotto, però, ancora fatto da “loro”, mentre oggi, la Marvel assomiglia sempre più a una catena di montaggio, tanto che i registi sembrano non avere alcun peso nell’operazione…
Donner, comunque, è uno che, pur pagato dall’industria, teneva molto agli incipit: l’impiccagione («sei proprio stronzo, credi che io sia così stupido da impiccarmi!») con seguente inseguimento dei Goonies, i titoli rockettari di LadyHawke, il processo stringente di Superman e «Il giorno in cui la renna morì» di SOS Fantasmi sono lì a testimoniarlo!

3) “Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas” di Henry Selick, 1993: la radura misteriosa con gli alberi delle feste e la voce fuori campo, bonaria e un po’ paternalisticamente rimproverosa (bella in italiano, ma molto più calda in inglese), connotano uno spazio fuori dal tempo, davvero simbolista, che il magnifico carnevale della prima canzone assurge a luogo dell’immaginario intimo più autentico e assoluto del cinema…
Burton ha inizi favolosi anche in “Batman Returns”, negli splendidi titoli di Edward Scissorhands, nel carrello sul modellino di Beetlejuice… 

4) “8½” di Federico Fellini, 1963: l’incubo inziale che comincia nel tunnel trafficato e finisce nel volo sopra la spiaggia, che fa quasi vomitare per senso di fluttuazione e di vertigine di altezza, anticipa di decenni David Lynch…

5) “Omicidio in diretta” di Brian De Palma, 1998: impossibile non citare il grande piano sequenza iniziale…

6) “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick, 1971: dopo il caleidoscopio dei titoli inziali (tutti i colori che formano il bianco imperante di questo film: la candida apparenza è sempre frutto dei più multicolori istinti e non si sa mai a chi dare la “colpa” o il “merito” delle cose, se alla bildung del bianco, che standardizza ma regola, o ai bei colori “streben”, energetici e vitali ma di certo sregolati), Alex ci guarda proprio negli occhi e fa paurissima ogni volta! E l’allontanarsi preciso della macchina (il classico carrello all’indietro, che sta a Kubrick come l’ottava sta ad Ariosto e Tasso), invece di rassicurarci, non fa che mostrarci altri motivi di angoscia (l’espressionismo del Korova e le statue bianche dei distributori di lattepiù, terribili deformazioni pop).
Altri incipit kubrickiani belli: i pianeti di 2001 ovviamente, lo scivolio sopraelevato a volo d’elicottero di Shining, i capelli tagliati di Full Metal Jacket…

7) “Un chien andalou” di Luis Buñuel, 1929: ancora oggi il taglio dell’occhio è tra le scene più terrorizzanti di tutti i tempi…

8 ) “The Others” di Alejandro Amenabar, 2001: l’urlo della Kidman, ripresa di sbieco, agghiaccia…

9) “Twin Peaks: Fuoco Cammina con Me” di David Lynch, 1992: la neve dello schermo televisivo, su suadente e però mortifera musica soul del sassofono di Badalamenti (una musica che esprime bene il cervello annacquazzito da alcool e droghe, o in sonnolenza che fa dondolare la testa), si spezza con il colpo di mazza che uccide Teresa Banks…

10) “Intrigo Internazionale” di Alfred Hitchcock, 1959: dopo i grandissimi titoli, Cary Grant si staglia gigantesco nella immensa VistaVision, con Robert Burks che ha reso i colori stilosi (i turchesi così svettanti), per creare anche qui un eccelso inizio in medias res, che è anche quasi un continuo carrello all’indietro (proprio mentre stava iniziando la vera attività kubrickiana), che non cessa fino alla chiamata di Kaplan…

una menzione d’onore spetta ad “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, 1979: le dissolvenze incrociate da panopticon…

e ritengo sempre che gli inizi di Mike Nichols siano stupendi: quello di “Conoscenza Carnale” (1971), che parte dal buio da cui affiora, quasi si genera, Candice Bergen, e, soprattutto, quello di “Working Girl” (1988), con il maxi piano sequenza elicotteroso che parte dal volto della Statua della Libertà, giringirevole e ritmato da Carly Simon, e finisce nello Staten Island Ferry

stupefacente anche l’inizio di “Labyrinth” di Jim Henson (1986): titoli evocativi e una bellissima ragazza che dice a un barbagianni: «Give me the child…»

e che dire del prologo della “Bella e la Bestia” di Gary Trousdale e Kirk Wise, il capolavoro del Disney Renaissance del 1991? L’inizio buio, il castello sullo sfondo e la storia narrata sulle vetrate: mirabile! – Ma la Disney gli inizi li sa fare, vedi anche il sole con «Azebegna» de “Il Re Leone” (di Roger Allers e Rob Minkoff, 1994), le muse di “Hercules” (di Ron Clements e John Musker, 1997), la cattedrale nelle nuvole del “Gobbo di Notre-Dame” (ancora di Trousdale e Wise, 1996)

come dimenticare il culo di Scarlett Johansson in Lost in Translation di Sofia Coppola (2003)?

gli inizi musicali:

1) “Otello” di Giuseppe Verdi, 1887: senza ouverture, e così a strombattuto non si era davvero mai sentito in un teatro d’opera: i successivi Strauss e Puccini non hanno fatto altro che copiare da lui…

2) in un unico blocco vanno trattati gli splendidi “opening” di Puccini: Tosca, Turandot, Bohème, Butterfly e anche Fanciulla del West e Trittico denotano una grandissima cura nell’iniziare come si deve…

3) unico blocco per gli incipit di Strauss: Elektra, Salome, Frau ohne Schatten, Zarathustra, Alpensinfonie, Ariadne auf Naxos: non c’è madonne, nell’iniziare era uno dei migliori al mondo…

4) tutto in blocco vanno trattati i grandi attacchi di Beethoven: la 5a, l’ouverture Coriolano, il concerto 5 per pianoforte, il concerto per violino, la 9a, la 3a…

5) Petrolina Čajkovskij non è mai stato un grande “iniziatore”, anzi, gli ci vuole sempre alcuni momenti di assestamento, un tempo medio che va dai 2 ai 5 minuti… ma non si possono non considerare geniali gli attacchi del Lago dei Cigni, della Bella Addormentata, della 4a sinfonia, della 1a sinfonia, e, soprattutto, del maestoso primo concerto per pianoforte…

6) “Das Rheingold” di Richard Wagner, 1854 (ma tutti lo hanno udito prima nel 1869 e poi, davvero tutti tutti, solo nel 1876): la “creazione” delle stelle e dell’universo, sempre più crescente, fino al quasi liberatorio “weia waga wolle du welle” delle ninfe del Reno, così carino nella sua pura esternazione gioiosa fonemica priva di qualsiasi semantica se non la pura suggestione allitterante…

7) “Gurre-Lieder” di Arnold Schoenberg, iniziati nel 1900, completati nel 1911 e rappresentati nel 1913: inizio completamente figlio di Wagner, con delizioso bagno turco di mi maggiore, che però si rovina quasi subito in lungaggini…

8 ) discorso a parte merita Stravinskij: se gli altri iniziano quasi “de abrupto”, Stravinskij inizia sempre in sordina, quasi sempre piano piano, e, secondo me, i suoi migliori sono L’Oiseau de Feu, il Sacre, Renard e The Flood

9) Janáček ha per lo meno due inizi splendidi: il ticchettare inquietante dello xilofono di Jenůfa e lo staccato dei violini, su adagio a metà tra l’inizio del Pelléas et Mélisande e inizio del Tabarro, di Příhody lišky Bystroušky

10) molto bello l’inizio dei Pagliacci di Leoncavallo, 1892

rimangono fuori, ma ci sono:
11) i carinissimi inizi di Rachmaninov: le Campane, il concerto n. 2, L’isola dei morti, la Rapsodia sul tema di Paganini – ex-aequo con la Promenade dei Quadri di un’esposizione di Musorgskij!;
12) la melodia del secondo concerto per pianoforte di Šostakovič, che ti si imprime in testa nella sua immediata infantilità…;
13) l’oscuro inizio del War Requiem di Britten;
14) il brillantissimo inizio dei Pini di Roma di Respighi, con “madama doré” che trilla felice in una delle più eccellenti orchestrazioni di tutti i tempi…
15) il Boléro di Ravel…
16) il clarinetto della Rhapsody in Blue di Gershwin, e lo strabordante inizio di Porgy and Bess…
17) ovviamente L’Arte della Fuga di Johann Sebastian Bach;
18) la Carman di Bizet, col tema del destino o col tema dei toréadors a seconda delle versioni…;
19) La Street Scene di Kurt Weill, qui certamente col dema del destino minaccioso…;
20) finale ex-aequo per un pot pourri di ouverture di Verdi e Wagner: Macbeth, Forza del Destino, Aida, Tristan und Isolde, Der fliegende Holländer, Rienzi, Lohengrin, Tannhäuser, Parsifal…

menzione d’onore per Šecherazada di Rimskij-Korsakov, per la Vltava di Smetana, per la Suite per due pianoforti in fa diesis minore op. 6 di Šostakovič (davvero folgorante), e per Kullervo di Sibelius (smagliante di diegesi musicale!)

Integro in Sing along

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