Promising Young Woman

PREAMBOLO

Il mio commento alle nominations degli Oscar?
È presto fatto!

Non ho visto neanche un film, tranne:
1) il Pinocchio di Garrone, che mi ha fatto piacere vedere nominato in categorie di “artigianato” (addirittura i costumi!) e sarò felicissimo di festeggiare eventuali vittorie… benché sia stato un film che mi ha annoiato…
2) Mank — bellino, ma uhm…
3) Soul — bellino, ma uhm…
4) Tenet — vabbé: quello degli effetti visivi, ormai, a mio avviso, è un premio assai ancillare…
e questo Promising Young Woman che andremo a discutere…

È ancora desolante, nel 2021 e in piena pandemia, trovare ancora commenti, nei giornaloni, del tenore di «agli Oscar dovrebbe trionfare il merito cinematografico e non il politicamente corretto!»

Oppure: «Gli Oscar finalmente daranno i premi alle piattaforme tipo MERDflix, HBO e DisneyPlus ché sono il *futuro*»

GLI OSCAR E LO ZEITGEIST #1

Il merito, in Arte e quindi anche in cinema, è qualcosa che è del tutto ridicolo considerare… e difatti tutti i premi “artistici” sono cosette contingenti, una vetrina che valuta, en passant, cosa desta una certa attenzione in certa “critica” e cosa non la desta…
Gli Oscar, a maggior ragione, sono una vetrina pubblicitaria in cui l’istanza del momento, la “polemica del momento”, lo Zeitgeist, il giro di affari, il trend e (oggi) l’hashtag hanno sempre contato al massimo, fin dal 1927… basta dare una lettura anche superficiale alla lista dei vincenti per scoprire quanto tutto, agli Oscar, vada via in un flow che segue quasi esclusivamente la corrente “economica” dettata dalla compagnia produttrice che “vendeva” di più e per più tempo nei «decenni di riferimento» (da Capra, Borzage, Selznick e Warner Bros. fino a Weinstein, Zaentz e Miramax ecc.)…

ricordiamoci anche che i membri dell’Academy, non è un mistero, votano a seconda di quanto “ricevono” (tra doni, favori, Rolex, tintinnini vari e contratti di collaborazione) dalla compagnia di produzione che intende appunto promuovere il film…
La cosa influisce anche sulla effettiva “fruizione” del film: i membri dell’Academy ricevono il film *a casa*: non se lo vanno a guardare sul grande schermo… le mie rimostranze dell’anno scorso sul premiare un film uscito solo nel Kentucky per 3h invece di un film che ha fatto successo in tutto il resto del mondo derivano dal fatto che quella dell’Academy è una scelta *home*…
Questa cosa rende inconsistenti le considerazioni tali per cui, in pandemia, gli Oscar abbiano “finalmente aperto” agli agglomerati di streaming… no… è solo che gli agglomerati di streaming hanno capito (come capì la Marvel e come capì la New Line Cinema ai tempi del Lord of the Rings) che stare lì ad aspettare che qualcuno ti nomini è assurdo, e che bisogna “ingraziarsi” i membri con spedizione del film a casa, poiché attendere che un membro dell’Academy si alzi e vada in sala a vedere un film bello che poi nomina è del tutto fantascientifico…
questo tipo di voto spiega perché, e anche questo lo si diceva l’anno scorso, a venire nominati sono, in tutto, mai più di 5 o 6 film, che acchiappano tutte le nominations disponibili…

E blaterare che, almeno, i membri dell’Academy sono tecnici che vanno al “merito” è un assurdo in quanto NON SOLO votano a seconda di quanto li paga la produzione che promuove il film, MA votano a seconda del tornaconto mediatico che le loro scelte comportano, visto che i membri dell’Academy non votano, come succede a Cannes o a Venezia, in una camera di giuria rinchiusa, senza contatti con i produttori, in una riunione di cui si stila un verbale, e valutando un range di film ristrettissimo scelto da una commissione artistica che ha selezionato i film a puro “gusto” insindacabile… i membri dell’Academy votano, ripeto, *da casa loro*, in un lasso di tempo enorme, un quantitativo *imprecisato* di film, e li votano mentre continuano a leggere giornali scandalistici, mentre continuano a guardare la TV, e a dare retta ai social networks: è *impossibile* che il fatuo merito possa “prevalere” in circostanze del genere…

MERITO E ΤΈΧΝΗ

E il merito, riprendo, in Arte non esiste…
perché dire che un fatto artistico è meritevole in quanto «è difficile farlo», o perché rappresenta “sfide” tecniche, è, per lo meno, riduttivo…
il Gattamelata di Donatello a Padova è più bello del ritratto della famiglia di Carlo IV di Goya al Prado?
perché?
perché una scultura grande è “più difficile da fare” di un quadro grande?
e la famiglia di Carlo IV di Goya, che è grande quasi 6 metri quadrati, è “più bella” del San Giorgio e il Drago di Altdorfer (all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera) che è 28 cm per 22, solo perché Altdorfer ci ha messo meno tempo per farlo?

Gruppen di Stockhausen o il War Requiem di Britten sono più “complicati” e quindi più “belli” di Fratres o Spiegel im Spiegel di Pärt perché sono per organici enormi, che è difficile gestire, mentre i pezzi di Pärt sono per sole due voci quindi per soli due esecutori?
e la Sonatina di Boulez è *più difficile* e quindi più bella di Fra poco a me ricovero di Donizetti perché Donizetti è “fatto” di 3 o 4 accordi mentre Boulez prevede un complicaterrimo sistema di intervalli serializzato?

Una cosa complessa, e che io adoro, come Neon Demon è più “bello” di Blue di Derek Jarman solo perché Blue di Derek Jarman è composto di una sola inquadratura, uno sfondo blu, mentre Neon Demon è fatto di goduriosi shots “teorici dello sguardo”?

Manzoni, col suo sistema di rime incatenate, è più bello di Ungaretti che scriveva due versi senza rima? [e ricordiamoci le scemenze che tirarono fuori in occasione del Nobel a Bob Dylan nel 2016: sciocchezze secondo cui la canzone era “più semplice” della poesia e quindi non andava premiata]
Giotto è più bello di Jackson Pollock perché Pollock “andava a caso”?
Boccioni è più bello di Lucio Fontana perché sono bravi tutti a fare un “trincio” nella tela come Fontana?

e così via…

la cosa include anche certe sciocchezze secondo cui il merito è *estetico* e insieme *commerciale*, per cui è meglio Wagner di Battisti, è meglio Tolstoj di Fabio Volo, ed è meglio Brahms dei canti da caccia del Vanuatu…
ed è questa distinzione qui, estetica, che dovrebbe entrare in campo al momento degli Oscar?
e dovrebbe entrare in campo anche se i membri dell’Academy votano alla cacchio?
e tale distinzione può davvero sussistere senza commettere il danno di valutare meglio o peggio a seconda di una τέχνη che forse estetica non è mai stata?
perché davvero è meglio un quadro Velazquez di un bicchiere disegnato da Tiffany?
è meglio un arazzo del cinquecento invece di un paio di scarpe di Jimmy Choo [ammetto di non sapere granché chi sia Jimmy Choo]?

io lo dico spesso: l’ho detto di Soul e di Isle of dogs che rispetto a loro ci sono cose, a mio gusto, più emozionanti… ma davvero baserei su questi gusti un premio?

boh…

ΤΈΧΝΗ E ZEITGEIST

e lo Zeitgeist non c’entra davvero niente con questi gusti?
davvero la Storia non entra nelle questioni estetiche?

davvero Verdi ha composto l’Aida, la sua opera più anticlericale, *per caso* e per estetica invece che per seguire lo Zeitgeist dell’Italia liberale del 1871 allora in aperto conflitto col Vaticano (=il clero)?
E l’Aida dovrebbe quindi essere “valutata” senza osservare quello Zeitgeist?
E allora l’Aida sarebbe anche da condannare e mai più eseguire perché è un’opera colonial scritta da un bianco e da un feudatario collaborazionista egiziano che hanno osato rubare la cultura dei nativi egizi?
e il suo messaggio di pace ultraterrena? è ugualmente da gettare via?
e la sua componente anticlericale-liberatrice del 1871?
mah…

GLI OSCAR E LO ZEITGEIST #2

sicché premiare, agli Oscar, un film post #metoo, sarebbe davvero una tragedia?
e il #metoo non dovrebbe rientrare nella logica dei voti?
…anche se i membri dell’Academy votano leggendo i giornali e ricevendo gingilli dalle compagnie, compagnie che sono tutte pronte a vendere spazi sponsorizzabili proprio a gente che del #metoo intende camparci (case editrici, venditori di magliette, spots da indirizzare all’utenza social), in barba a qualsiasi effettivo “valore etico” (anche sacrosanto) che il #metoo comporta?

e considerare un film parte di quel mito romantico dell’opera d’arte bastante a se stessa che non dialoga con niente se non con se stessa e quindi premiare il “film bello” senza valutare lo Zeitgeist del #metoo, o dei membri dell’Academy che votano tramite corruzione, è davvero fare un premio valido?
o è fare un premio di semplice masturbazione dotta di art pour l’art: quella masturbazione che poi finisce per premiare sempre la stessa gente, esattamente come fa l’Academy?
e quella stessa masturbazione che poi finisce per dire che Gruppen è meglio di Fratres, e che Aida è una boiata colonial?
mah…

la situazione io la terrei, invece, molto e fantasticamente complessa…
perché la complessità è molto più bella da “amare” rispetto a una “semplicità” che sembra tanto un’amica intima e confidenziale, ma che invece ti frega quando meno te lo aspetti!

PROMISING YOUNG WOMAN

Promising Young Woman è di quella roba che a me, a gusto, mi viene da dire che è *peggio* di esempi più cinematograficamente “radicali”, cioè mi viene da dire che è “peggio” di roba come Revenge di Coralie Fargeat

Ma questo non vuol dire che Promising Young Woman non sia interessante…

Benjamin Kračun aiuta la regista Emerald Fennell (candidata sia per regia sia per sceneggiatura) a trovare, oltre che fantasmagorici colori pastello (simili a quelli delle Birds of Prey: e notiamo di sfuggita che un po’ di soldi in Promising Young Woman ce li ha messi proprio Margot Robbie: nella scena finale Carey Mulligan sembra indossare una parrucca arcobalenata simile a quella di Harley Quinn), una serie di sguardi sghembi e non esatti tutti da studiare e considerare…
È un film fatto di inquadrature e di stacchi di montaggio (Frédéric Thoraval è candidato) leggermente al di fuori del découpage classico, che creano un amalgama di obliquità, di topsy turvy, di upside down, di view askew e di distorsioni minuscole ma stringenti che bene illustrano la mente “afflitta” della protagonista…
Sto parlando di punti macchina strambi, di assi rialzati impropri, di movimenti “stilosi” e di un aspetto da Casa di Barbie del tutto funzionali alla natura della vicenda inceppata all’età scolare per via del “trauma” che forse *implica* un vedere il mondo come una Casa di Barbie

In sceneggiatura, Fennell, pur non trovando granché la quadra tre le due istanze dell’intreccio (la vendetta della protagonista da consumare ogni settimana e la vendetta maxima, quella una volta per tutte, collimano assai male), rende perfettamente lo strazio del branco maschile che si spalleggia nel delitto e che mente ritenendo i suoi episodi di violenza “peccatucci di gioventù” quando invece sono caratteristiche sostanziali: tutti gli uomini del film liquidano le loro violenze come “passate” mentre invece fanno parte integrante del loro carattere (e infatti continuano a mentire e a spalleggiarsi nel “delitto” sia da piccoli sia da adulti)…
…e Fennell rende anche bene quanto il branco femminile, vittima, ripieghi in inceppamento, appunto nella “follia” di una Casa di Barbie in cerca di una “vendetta” che è ossessione e malattia…

Una soluzione finale non banale, la cupezza nichilista nel tono estraniata dai colori pastello dello showing, e la sghembezza visiva, rendono Promising Young Woman un film interessante, che, però, non mi sembra davvero “dire di più” di altri analoghi prodotti televisivi…
Big Little Lies (di Jean-Marc Vallée, 2017) o The Tale (di Jennifer Fox, 2018), entrambi prodotti da HBO, sembrano del tutto congruenti a quanto dice Promising Young Woman, e hanno la stessa grana visiva, perciò la partecipazione agli Oscar di Promising Young Woman la si “giustifica” solo per le scelte economiche della Focus Features, piccola branca della Universal/NBC/Comcast (Comcast è come dire la SIP, la Telecom, Wind, o la Vodafone), che punta tutto proprio sull’ottenere pubblicità con prodotti che piacciono a taluni “impegnati” e “anticonvenzionali”, spesso centrati sul “civile” (furono della Focus Features My Summer of Love [ne dovrò parlare], Lost in Translation, Broken Flowers, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Brokeback Mountain, Milk, diversi Coen, diversi Wes Anderson, Dallas Buyers Club, Suffragette, Danish Girl, BlacKkKlansman, Dark Waters, Darkest Hour, ma anche cagate come The Other Boleyn Girl e Fitfy Shades of Grey, che comunque i soldi li ha fatti)…
se qualcosa raggranellasse anche Promising Young Woman non sarebbe quindi davvero malaccio

Io non sono un adoratore di Carey Mulligan (candidata), che, a mio avviso, non è stata la scelta migliore come protagonista…
…ma non posso dire che non sappia fare il suo lavoro: faccette, intenzioni, ambiguità, capacità di creare empatia ed orrore (il famoso mix di «terrore e compassione» proprio della *tragedia* secondo Aristotele): ce le aveva tutte…

Splendido il contributo di Anthony Willis alle musiche: le hit anni ’90 (Britney Spears, Paris Hilton: spesso arrangiate come Wendy Carlos arrangiava Berlioz e Sibelius per Kubrick), Wagner (il finale di Tristan und Isolde, probabile derivazione da Melancholia di von Trier: anche Wagner è “trattato” alla Carlos), e una texture abbastanza densa di “sonoro”, si mischiano tutti in un impasto musicale che raddoppia assai bene il view askew dello showing e della trama!

4 risposte a "Promising Young Woman"

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  1. Adoro la parola Zeitgeist, un concetto che il mio adorato Hegel usava stupendamente per incensare se stesso ma che, come dici tu, è imprescindibile. Ciascuno di noi ha dei film che ama ma che non amerebbe vedendoli in un momento diverso, e viceversa. Vale per tutti i film, anche quelli “da Oscar” e per tutti, anche i critici più integerrimi. Quindi concordo con te, non è sbagliato premiare un film perché sembra bello e importante in quel determinato contesto, è una cosa naturale, anche se ci sarà sempre chi sfrutta un meccanismo psicologico innato per il suo tornaconto. Bellissimo articolo, grazie!

  2. Non seguo gli Oscar ma non pensavo che Pinocchio di Garrone fosse nominato. Mi fa piacere in parte. L’unica categoria a cui sono interessato è quella d’animazione in cui spero vinca Wolfwalkers, pellicola che meriterebbe veramente la vittoria.

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