Tenet

Ci sono spoiler senza nessun rispetto per alcuno…

A me Nolan sta sulla palle…
non è una novità…

Sicché?

Faccio il prevenuto e dico che Tenet è una cacca, così, gratuitamente…?

Beh, sì… perché no?

La tentazione è fortissima!

Anche perché già tutti quanti (i soliti Moviesegher, Cineravanello, o Sciaticafilmica) hanno decretato che Tenet è un capolavoro, e hanno in cantiere, almeno per il prossimo anno, 8713 post/articoli al giorno su quel particolarino, su quel dettaglio, su quell’affaretto che non si era visto alla prima visione e che verrà buttato nel mucchio del clickbait accampando “interpretazioni” e “spiegazioni”…

Per come la vedo io, una cosa come Corporale di Paolo Volponi è una cosa che abbisogna di interpretazione e abbisogna di attenzione per vedere i particolari, particolari che supportano un sacco di sottotesti e tematiche (la paura nucleare, la volontà di potenza del maschio nell’Italia che si industrializza, il dramma del capitalismo), mentre in Tenet… mah…

Ma non voglio subito dire il perché Tenet m’ha detto poco…
…è meglio dire prima che Tenet, tanta roba buona ce l’ha: è innegabile…

non è certamente buono il semplicissimo montaggio diegetico di Nolan/Smith…
non è certamente buono l’uso prevalentemente scolasticisissimo del frame che Nolan/Van Hoytema imbastiscono, sempre col problema di non contemplare i colori (si sa che Nolan è daltonico) e sempre col problema di voler incatarrarsi per forza con botte, gomitate, cazzotti, bazooka e mortaretti invece che su significati e sensi, affidati sempre a tediosi dialoghi invece che alla visione (come sempre Nolan sembra più uno scrittore che un regista di cinema, vedi, su questa e su tutte le altre questioni, Dunkirk)…

sono buoni però i costumi, bellissimi, di Jeffrey Kurland…
è discreto il “titanismo ambientalista” (anche se non troppo, come forse vedremo dopo)…
sono buoni gli attori, anche se li ho visti doppiati…

ed è discreto, finalmente, il fatto che, nella melma dei bazooka e dei cazzotti paratatticamente diegetici dello squallido montaggio, si intraveda, per niente brutta e per niente sottotesto, quella tensione cinematografica alla visione che in Nolan non vedevo dai tempi di The Prestige (e sono 14 lunghissimi anni)…

Alcuni degli inghippi principali sono costituiti da drammi della visione (e mi perdoneranno le Cinecipolle se ho visto il film solo una volta e quindi non contemplerò tutti i sacri particolari possibili, perché, sinceramente, se proprio devo analizzare frame by frame qualcosa, preferirei analizzare ben altre cose):

  • Pattinson vede Washington nel bunker pentagonale dell’aeroporto la prima volta e si sta tutti zitti, perché quello è l’indicibile della visione, tanto indicibile che lo sguardo non viene saturato: non si sa, lì lì, cosa vede Pattinson, e che la trama si basi anche su quello è un buonissimo segno per il Nolan altrimenti sempre letterario…
  • Washington “non vede” lo specchietto rotto della macchina al “colpo” sull’autostrada lituana (e certi snodi di struttura a “colpi”, più che James Bond, come ha detto qualcuno, a me fanno venire in mente più che altro Lupin: anche la ‘zienda di spiegarci dopo quello che è capitato ed è risultato confuso ma risolutivo, con la rivelazione successiva di come è andata, non credo sia una derivazione della Gerusalemme liberata, ma appare di molto una memoria di Lupin, o, magari, del Codice Da Vinci di Ron Howard)…
  • Gianna la Biondona (non mi ricordo come si chiama il personaggio di Liz Debicki) *vede* la donna libera che si tuffa e per lei è dramma perché non è come lei…
  • Noi spettatori stessi abbiamo il dramma della visione di vedere il passo del film all’indietro, ma per farci vedere cose che vanno in avanti: che non è una cosa nuova, c’è in tutti i film di Truffaut, per esempio, ma altera molto il discorso per chi a Truffaut non è abituato…

E che tutti questi drammi (come succedeva in Interstellar) siano quasi tutti drammi interiori (perché, molti di questi, implicano l’aver visto se stessi senza riconoscersi), dovuti alla visione/cinema, al vedersi=conoscersi (attraverso il cinema/visione), mi sembra lo zoccolo duro di un “film filmico” effettivamente ghiotto, di grana potente, ben degno di paradigmi grossi…

perciò risulta ancora di più un peccato vedere un po’ sprecato questo zoccolo duro nei soliti cazzoti e gomitate alla Nolan…
anche se si apprezzano tantissimo le stavolta tante soggettive belle piene e belle pregne di senso e significato (Branagh che non si vede, e quando Washington lo guarda per la prima volta è aureolato dalla luce che lo rende invisibile; Gianna la Biondona che vede Branagh, dopo il colpo lituano, attraverso le trame dei vetri; Branagh, ancora nei postumi del colpo lituano, che buca con lo sguardo uno Washington che arriva): una vera gioia dopo i 14 anni del Nolan letterario…

E sarà un peccato vedere come le implicazioni della visione verranno di molto snobbate da Filmezzemolo a favore della fenomenica trametta, come forse vedremo, ben poco esaltante…
…perché le implicazioni della visione sarebbero proprio il buono e il bello di un Tenet che, c’è poco da fare, risulta noiosissimo (al trecentesimo cazzotto ritmato, al 90%, dal campo/controcampo, come fai a non sbadigliare?: per forza quando ci sono i dettagli della visione *ti svegli*, perché, oltre alle cosce di Gianna la Biondona, c’è ben poco da vedere: e le cosce di Gianna la Biondona si vedono pochissimissimo)…

…e le implicazioni della visione, un discorso tutto loro lo fanno, e anche bello pesante…

un discorso che Nolan, micio micio, ogni tanto, ce la fa a far passare di contrabbando nei suoi polpettoni action: cioè che sia tutto, tutta l’esistenza, o per lo meno tutto quello che vediamo noi spettatori, un qualcosa che ha a che fare con la follia e con l’autoinganno…

tutti concentrati i Moviestruzzi su quella cacchio di trottola che in Inception non si sa se si ferma, ben pochi hanno visto che uno dei dubbi di Inception è che tutto quanto fin da subito potrebbe essere delirio di DiCaprio (come tutto The Prestige potrebbe essere gioco di prestigio di cui è vittima lo spettatore), perché la vita stessa è delirio narcisistico di proiezioni di se stessi, a livello schizofrenico: DiCaprio, uscito dall’appisolamento sull’aereo, ha tutti gli sguardi su di lui come lui dice che fanno le persone nei sogni: in prima istanza, quindi, quelle regole del sogno, non sono già paranoia di DiCaprio, visto anche che spunta una, forse mai esistita, moglie di DiCaprio, sognata dappertutto!? [una cosa simile accade nel romanzo Fight Club di Palahniuk, uscito 3 anni prima del film di Fincher: nel romanzo, oltre al twist di Tyler Durden si suggerisce che tutto il Fight Club e il Project Mayhem siano frutto delle allucinazioni di un rinchiuso in manicomio, poiché l’innominato narratore, innominato esattamente come il personaggio di Washington in Tenet, in manicomio dopo “aver ucciso” il suo alter-ego Durden, vede ancora pazienti e infermieri che lo salutano come fosse Durden, così come tutti, secondo quanto racconta lui, lo avevano salutato quando il Project Mayhem era in essere: ma, essendo il narratore in manicomio, il Project Mayhem è stato davvero in essere? o è stato solo un gigantizzamento di un malato mentale che “elabora” malamente i saluti degli altri?]

…e anche questo Tenet non è forse tutto delirio di Washington?
Washington che non sa vedersi/conoscersi come gli altri personaggi…
Washington che ha una esagitata (egosintonica?) ansia di essere «il protagonista», di comandare lui, di decidere lui, e che alla fine si scopre “davvero” a essere il capo, il decisore, il commander in chief… che tutto è derivato da lui, che tutto si svolge grazie a lui…

oppure tutto si svolge “a causa” sua?
anche questo potrebbe essere…
tutto proiezione del suo ego, così uguale a quello di Branagh…
Branagh bianco, Washington nero…
Branagh ateo che si sente dio e Washington credente che dice di “agire per fede”…
Branagh che spacca il mondo per annullamento, con la delusione d’amore di Gianna la Biondona alle spalle (e la morte nel pancreas) non è alla fin fine uguale a Washington che da ultimo decide chi vive e chi muore, o che smuove mari e monti per trombare proprio con Gianna la Biondona (o con Clémence Poésy, che sembra lo stesso “tipo”, ed è l’unica altra donna con cui, a parte l’indiana, Washington ha apparentemente a che fare, se escludiamo la militare che quasi manco si vede in faccia)?
e agire per distruzione nichilista, o agire per “amore”, è davvero così diverso?

…e se tutto quanto, Washington *se lo immaginasse*???
e tutti gli innuendo del vedersi/conoscersi fossero simboli di questa immaginazione? roba del tipo «guarda bene e vedrai solo te stesso… e quindi, forse, non è che finisci per vedere solo la tua follia? la solita follia dicotomica tra Es (Branagh) e Super-Io (Washington), entrambi distruttivi e mortiferi senza un Io?»

e difatti sembra proprio la mancanza dell’Io il problema di Tenet, più che la coglionata del tempo riverso (che è un espediente più simile a Upside Down con Kirsten Dunst che a Carlo Rovelli: come anche in Inception, le *regole* dei mondi di Nolan sono passibili di aggiustamenti all’ultimo minuto per favorire come si vuole la trama, come le leggi sacrali del Pastor fido del Guarini, o come le regole del gioco delle tazze di Friends)…

e la mancanza dell’Io, alla fin fine, dove porta?

si dice che «la mancanza dell’Io», a livello di umanità, ha portato alla distruzione, al dramma ambientalistico-climatico, e che Washington (il Super-Io) cerca di tappare i buchi là dove Branagh (l’Es) sembra essere lì ad annullare tutto…
ma la cosa è vera o è gigantizzazione della mancanza dell’Io non dell’umanità ma del singolo e singolarissimo Washington?

perché se fosse vero, allora, il cercare di “annullare tutto” proprio quando si sa che non “si annulla” un bel niente (e le prove di questo, nei tanti “colpi” alla Lupin, sono tantissime, senza scomodare i già scomodati «paradossi del nonno», Terminator, Orange Road, Twelve Monkeys, Mattatoio 5, e compagnia bella ed eterna), avrebbe ben poca cogenza attiva… (a parte il supposto titanismo che si diceva)
…mentre se tutto fosse Washington che si immagina, tra le soggettive psichiche e le immagini inconsce di vedersi/conoscersi, allora la ricerca dell’Io non sarebbe un action, ma sarebbe una fiaba

e infatti è fiabesca la concretizzazione perfino hitleriana di Branagh, orco che soffre, magari per mancanza d’amore (come la Strega Karabà di Kirikù, come la Turandot di Puccini, come Susan di V for Vendetta), contrapposto a un eroe senza macchia, cavalleresco, che sa fare tutto ed è dappertutto a battersi per la damsel in distress, del cui amore si nutre… [e «se non l’avrò io nessun altro l’avrà mai!» non fa scattare a nessuno il déjà vu con LadyHawke? più fiabesco di quello!]

ma perché se la cosa è fiabesca, il contesto è action e perfino war movie…?

perché le fiabe stanno sulle palle a tutti…

e quindi bisogna nasconderle in altre cose…

e anche perché la Warner, di fiabe, ne fa fin troppe con i suoi cinefumetti colorati (Birds of Prey)…

ma evidentemente non sa fare altro, se anche Tenet è una fiaba: una fiaba vestita di action, così come tutti i cinefumetti, in primis quelli della Marvel (e gli antri scuri, mentali, spesso con riflessi rossi “gangliali”, presenti in Tenet, in cui campeggia Branagh, sono davvero così diversi dalle stanze cerebrali di Captain Marvel? e i cazzotti dati e ricevuti in Tenet sono davvero differenti dagli scapaccioni guerreschi di Endgame?)… una fiaba travestita come era il vecchio Top Gun (vedi Bohemian Rhapsody)…

ma se Tenet è come la Marvel, è davvero così da lodare come si dice?

ed è davvero da preferire a Star Wars? che è fiaba pura, anch’essa con goduriossisime, e molto più centrate, metafore di cinema?

…non lo so…

anche perché, pur carine, le implicazioni visive di Tenet, a differenza di quelle di Star Wars, conguagliano quasi tutte su un agente soltanto (appunto Washington), e si risolvono quasi tutte sul trovare se stessi anche nella vicenda e nella trama (non solo a livello metaforico-inconscio): una cosa molto decente, ma se è smarcata e disvelata nel «non so quello che vedo, ma cacchio poi m’accorgo che vedo me stesso», allora si rivela un po’ ritrita dopo Eugène Sue, Angel Heart, Il prigioniero ecc.

e se quelle implicazioni visive sono disvelate, inoltre, in guerre, battaglie, spari, botti, cazzotti, che non si sa se sono immaginati o effettivi, allora, davvero, che differenza c’è con la Marvel?

Perché Tenet, come Endgame, alla fin fine, sembra parlare di una obbrobriosa guerra, contro un Hitler annullante (Branagh), così inconscio da poter perfino essere metaforico…
…una guerra che parla di armi definitive, di distruzione totale…

…e non è, anche ‘sta cosa, esattamente uguale alle stancanti metafore di Seconda Guerra Mondiale e Bomba Atomica che la Marvel riimpasta all’infinito? (vedi anche Doctor Strange)…

…come mai Tenet è “meglio”?

perché cita la Settimana Enigmistica? [anche Inception la citava con il giochino di trovare la strada per uscire da labirinto; e la sciocchezza del Tenet, Sator, Opera, Arepo, Rotas è davvero un qualcosa di preistoria dell’enigmistica, e sembra più un dramma alla Roberto Giacobbo o alla Gabriele La Porta (vi ricordate quando 30 anni fa proprio La Porta andava in giro per il Duomo di Siena a cercare ritratti di Ermete Trismegisto?), anch’essa forse denotante un sintomo che Washington non è di mentalità così scientifica, e per questo siamo più a casa di Giacobbo invece che di Rovelli: chissà se il prossimo film di Nolan sarà sull’Astronauta di Palenque?]

o forse Nolan è spacciato per meglio dalla Warner perché è odiosamente e ottocentescamente *conservatore*?

Dark Knight Rises era come Dickens: spaventato dalla Rivoluzione, e narrava la tragedia dei moderati

Interstellar era Meyerbeer, ma per lo meno qualcosa diceva…

Inception smuoveva mari e monti onirici per dire solo e soltanto quanto era bella e necessaria la libera impresa (tutto Inception sta in piedi solo per permettere a Watanabe di guadagnare soldi contro il possibile monopolio di Cillian Murphy)…

e questo Tenet?

parla davvero della crisi ambientalista?

e la crisi ambientalista la si ferma davvero impedendo a Branagh, spacciato per Hitler, di sterminare il genere umano?
e a Branagh si impedisce di annullare il mondo con guerre, tonfi, spari e bombe?
gli si impedisce con la guerra inconscia contro la volontà di potenza dell’Es?

ma guerra (quello che fa Washington con l’esercito) e terrorismo (quello che fa Branagh) non sono equivalenti?

e il nulla e la guerra non sono forse la stessa cosa?

perché Washington è visto come “buono” e Branagh come cattivo?

solo perché Branagh è prevaricante con le donne?

ma anche Washington l’ammazza l’indiana…

Branagh è cattivo perché è ateo? e l’ateo è sempre un fondamentalista?

ma anche Washington che agisce per fede finisce per ammazzare chi gli pare come Branagh (e per scopi personali, per giunta: per trombare Gianna la Biondona più che per salvare il mondo)…

come mai Washington è buono?

solo perché è dalla parte giusta?

e la parte la sceglie Nolan?

e il “buono” è dalla parte dello stato?

così ha deciso Nolan?

siamo in Tolstój e nell’anarchismo pacifista tale per cui il bene privato coincide col bene collettivo?

date le “guerre necessarie” sembra proprio di no…

sembra che davvero sia solo Nolan a decidere chi è nel giusto, una decisione arbitraria: ed è già successo: in The Prestige non si capisce davvero perché, a un certo punto, tutti si debba fare il tifo per Christian Bale… ma Nolan decise così…

e si tifa per Washington e Washington è buono perché è lui, come spesso afferma, il protagonista della fiaba?

ma se era fiaba perché, di nuovo, la si fa Marvel-guerresca? [vedi le implicazioni politiche di altri cinefumetti in Spider-Man: Homecoming]

e la militarizzazione del cinema, e il vedere sempre che ci sono buoni contro cattivi, annullando in war action le fondamenta fiabesche del discorso, non è una cosa un po’ atroce?
vedere sempre eserciti che si sparano, incessantemente, non è, alla lunga, un po’ troppo guerresco?
non finisce, alla lunga, per essere perfino guerrafondaio?

Washington è lo stato e quindi è buono anche se ammazza (o si immagina di ammazzare) chi ritiene necessario?
perché il monopolio della violenza statale è necessario (come la Warner dice sempre, anche in Suicide Squad)?
ed è necessario anche in questi tempi in cui i poliziotti ammazzano i neri?

mah…

Nolan non ci aveva pensato?
oppure voleva fare la fiaba inconscia in buona fede travestendola da guerriglia?
o pensava di essere innocente, come la pensa sempre la Warner con i suoi fumettoni lunaparkosi?

boh…

secondo me, se si voleva fare la fiaba inconscia, era bene farla direttamente, invece di fare Tenet

Il doppiaggio di Marco Mete valorizza molto bene il lavoro degli attori…
Eva Padoan è brava su Gianna la Biondona…
Antonio Sanna è ottimo su un indoppiabile Branagh…
e stratosferico è Stefano Crescentini su Pattinson, davvero adeguato, liscio e sicuro…
…meno centrato Jacopo Venturiero su Washington (ci sentivo meglio Franco Mannella)…
…e poco efficaci gli accenti stranieri, come al solito caricaturali nel doppiaggio…

Hans Zimmer, che ha mostrato terribili segni di senilità in Blade Runner 2049, è rimpiazzato da Ludwig Göransson, che indovina molti temi, ma tanti altri li copia dalla colonna sonora di Supercar (Knight Rider di Gale A. Larson)

12 risposte a "Tenet"

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  1. Anche io ho dato solo una letta fugace ma tornerò dopo aver visto il film, credo che il tuo articolo però possa risultare molto più interessante del film stesso ;D

  2. “come tutto The Prestige potrebbe essere gioco di prestigio di cui è vittima lo spettatore”, questo l’ho sempre pensato anche io. E questo post tra quelli dei detrattori o comunque dei “freddini” nei confronti del film, è quello che mi è parso il più equilibrato e interessante al tempo stesso. Tra l’altro viene citato Volponi, su cui verte pure la mia tesi di laurea, quindi mi brillano anche gli occhi!

    1. Fantastico Volponi!
      Uno scrittore immenso, mai facile ma sempre ficcante! E vorrei davvero conoscerlo di più!
      Sono contento che lo si studi a mille!
      Io comprerai “Corporale” perché studiai (per Letteratura italiana moderna e contemporanea a Firenze) il manuale sul romanzo italiano del Novecento del Tellini (che faceva una trattazione appassionata e attraente), e fu una lettura osticissima ma arricchentissima, e difatti quando parlano di “complessità” per robetta come “Tenet” o “Annihilation” non posso che ironizzare…
      Davvero in bocca al lupo per la tesi!

  3. Ho visto Tenet al cinema e mi è molto piaciuto anche se devo sempre (in particolare con questo) chiedere a mio padre di sciogliere tutti i miei dubbi e incomprensioni dei film di Christopher Nolan. Questo regista secondo mio padre è geniale e lo riconosco. Dunkink, Interstellar e moltissimi altri sono dei veri capolavori. Non intendendomi di Cinema, non posso aggiungere altro e accolgo le tue opinioni da vero e proprio critico cinematografico. Sei molto bravo (perdonami del tu) e sarò felicissima di imparare un po’ di più sulla passione di mio padre (ovvero i film di fantascienza) dagli articoli del tuo blog.
    Laura

    1. Gentilissima,
      io invece Nolan non lo adoro affatto!
      ma “imparare” si impara anche leggendo le critiche!
      Spero di riuscire a produrre più contenuti di fantascienza onde soddisfare le sue curiosità!

      1. Grazie mille io mi cimento più sulle recensioni di libri ma ho fatto qualche recensione anche su film in passato. Buona giornata!

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