James Levine: Time’s Up on Classical

È morto James Levine…
…e mi sono reso conto di non aver mai parlato di quanto i movimenti #metoo e Time’s Up successivi allo scandalo Weinstein abbiano permeato anche la musica classica…

I nomi coinvolti, a livello “alto”, furono 4:

  • Daniele Gatti
  • Charles Dutoit
  • Plácido Domingo
  • James Levine

Sapere cosa effettivamente questi uomini abbiano fatto è paradossalmente difficile…
Le accuse contro di loro non hanno portato a processi veri e propri…
Le cose si sono “risolte”:

  • con accordi economici tra privati (Levine), i cui dettagli non sono stati resi pubblici…
  • con indagini interne alle istituzioni (orchestre e teatri coinvolti) che hanno portato a una pressoché totale cancellazione delle accuse (Domingo e Gatti)
  • con una pausa della carriera, che si è fatto presto a far passare anche per meritata “pensione”, anche se i processi potrebbero ancora verificarsi (Dutoit)

DANIELE GATTI

Dei 4, Daniele Gatti era quello più giovane e con una carriera non agli inizi ma che cominciava proprio allora a diventare davvero “internazionale” a livello di stardom
Le “accuse” sono arrivate nel 2018…
Gatti è stato direttore dell’Orchestra di Santa Cecilia a Roma (1992-1997), ha passato molti anni a Londra, alla Royal Philharmonic (1996-2009), poi è stato capo dell’Orchestre National de France a Parigi (2008-2016) e della Zürich Opernhaus (2009-2012)…
Ha ottenuto prime serissime (il Don Carlos e La Traviata alla Scala, 2008 e 2013; Pelléas et Mélisande al Maggio Musicale Fiorentino del 2015; Elektra, La Bohème e Il Trovatore a Salisburgo, 2010, 2012 e 2014; il Parsifal al MET di New York nel 2013), con registi “d’avanguardia” (Damiano Michieletto, Daniele Abbado, Ivo van Hove, Valentina Carrasco, Dmitrij Černjakov, Alvis Hermanis) e nel 2016 (dopo Salome all’opera olandese e il Tristan und Isolde a Roma) era arrivato alla Koninklijk Concertgebouworkest ad Amsterdam (il nome “commerciale” è Royal Concertgebouw Orchestra), un’orchestra che ama i rapporti lunghi: in quasi 200 anni di storia ha avuto solo 7 direttori musicali (Willem Mengelberg è stato in carica come direttore per 50 anni, Eduard von Beinum per 18, Bernard Haitink per 25, Riccardo Chailly per 16, Mariss Jansons per 12)…
Gatti, forse, “preparava” una tenuta ad Amsterdam almeno decennale…
…invece, dopo neanche due anni, viene accusato da diverse orchestrali e da alcune cantanti di condotte disdicevoli
fecero molto scalpore le dichiarazioni in proposito della cantante Jeanne-Michèle Charbonnet, che, per spalleggiare le professoresse d’orchestra del Concertgebouw, descrisse episodi riferiti a 16 anni prima: parlò di Gatti come di un irruento che la spinse contro un muro mentre le infilava la lingua in bocca e le palpava il sedere…
In seguito alle accuse, la Koninklijk Concertgebouworkest ha licenziato Gatti (e ancora oggi, dopo 4 anni, non ha designato un suo sostituto: Iván Fischer, per anni direttore ospite, è stato nominato nel 2020 honorair gastdirigent, cioè direttore ospite onorario, quasi, forse, a prefigurare un ingaggio), che però ha mantenuto diversi altri incarichi: è rimasto insegnante all’Accademia Chigiana di Siena, e consulente artistico del “progetto” Mahler Chamber Orchestra…

Le sue accuse, che sembravano dense e credibili, non hanno però avuto alcun seguito, come se si fossero per magia volatilizzate…
Dal 2017, il Maggio Musicale Fiorentino ha continuato ad ingaggiarlo come se niente fosse (e alcuni suoi concerti li ho visti perfino io), e quasi immediatamente dopo il suo licenziamento ad Amsterdam viene assunto all’Opera di Roma, dove ha cominciato a fare un sacco di roba con immenso “ritorno” mediatico: dirette sulla RAI dal Circo Massimo, spettacoli “controversi” (Les Vêpres Siciliennes tagliati velocissimi), filmopera in pandemia (Il Barbiere di Siviglia e l’imminente Traviata con Mario Martone: vedi anche qui)…

Oggi è tra i “sommi” direttori d’Italia: energico e interessante per le sue scelte fuori dal mainstream, cioè i suoi ritmi veloci, il suo piglio “nerboruto”, e la sua capacità di “mediterranizzare” e “appassionare” anche un repertorio “nordico” considerato più “freddo” (Wagner, Debussy, Stravinskij)…
In Italia, delle accuse nei suoi confronti non parla più nessuno…
È il New York Times che si stupisce della cosa, e trova molto strano che l’Italia stia lì a dare lavoro a un “accusato” senza pretendere “certezze” su ciò che ha fatto…

La Koninklijk Concertgebouworkest non ha reso pubbliche le sue indagini e il licenziamento sembra aver messo tutti a tacere, o anche aver accontentato gli accusatori…

PLÁCIDO DOMINGO

Plácido Domingo è un monumento immenso della musica lirica…
Già dagli 8 anni cominciò a cantare nelle zarzuelas spagnole e dalla fine degli anni ’60 ha cominciato una carriera davvero sfolgorante…
Dal 1968 in poi non c’è quasi mai stato giorno in cui non abbia cantato in teatro, non abbia registrato o girato un filmopera… ha finito per cantare (dal vivo, in studio o in film) quasi tutto ciò che è stato scritto per tenore dal 1835 in poi…
Già dal 1973 ha cominciato a fare anche il direttore d’orchestra, arrivando, dopo una 20ina d’anni, a dirigere anche i Wiener Philharmoniker!
Dal 1985 ha cominciato a fare il manager della Los Angeles Opera e, in conseguenza di alcuni drammi vocali, ha affrontato ruoli più “scuri” (Wagner, Strauss)…
Dal 1990, quando i drammi vocali divennero abbastanza continuativi ha cominciato, in maniera aurorale, a “provare” ruoli di baritono in disco…
Nel 1995 sembrava un po’ “finito”, ma ha continuato a cantare di tutto e con maestria, ancora in teatro e in disco, e quando proprio era più “in secca” cantava le canzoncine di Natale in Vaticano… Da allora la “pensione” sembrava meritata e tutti si aspettavano forse un suo “ritiro”, ma nel 2000 continuava a fare Lohengrin niente meno che a Bayreuth e a dirigere l’edizione del centenario della Tosca a Roma…
Quando nel 2010 era dato ancora di più per decotto è passato a fare il baritono completamente, non solo in disco ma anche dal vivo, e con ingaggi blasonati e “mediatici” (il Rigoletto della RAI di Marco Bellocchio con Zubin Mehta, il Conte di Luna e Macbeth alla Staatsoper di Berlino, Nabucco al MET, Simon Boccanegra al Covent Garden ecc. ecc.)

Le accuse contro di lui arrivano intorno al 2019 e non si sono mai riferite a “singoli eventi” ma a un più generale *comportamento*, ricostruito con tanti aneddoti e ricordi riferiti a un lunghissimo periodo da far iniziare almeno al 1980…
Domingo si è difeso dicendo che nell”80 il mondo era diverso e che certe maniere non erano considerate in modo negativo…
Le allora giovani cantanti che hanno contribuito a ricostruire i “comportamenti” hanno detto che nell’ambiente «si sapeva» che Domingo faceva avances, che magari faceva «la mano morta», o che faceva il “galante” in maniere qualche volta non proprio appropriate…
Ma il numero di quelle giovani non ha mai sopravanzato quello delle miliardate di colleghe, anziane e ragazze, che hanno difeso Domingo in tutto e per tutto…

La Los Angeles Opera, nel 2019, in conseguenza delle accuse, lo ha comunque licenziato dopo più di 30 anni di collaborazione, ma la sua carriera non si è arrestata affatto…

Di nuovo Firenze, nella persona del sovrintendente Alexander Pereira, lo ha ingaggiato senza problemi per Nabucco nel 2020, e in barba a pandemie e operazioni al colon per un tumore, Domingo ha continuato a ricevere onori e ingaggi in tutto il mondo, tra Cina, Russia (il Mariinskij) e Messico, dove ha continuato a essere osannato dalle colleghe (Maria José Siri, Saioa Hernandez e Ol’ga Borodina lo hanno descritto come ispirante, collaborativo, gentilissimo e artisticissimo; anche Fabio Sartori ha detto di aver studiato con Domingo il ruolo di Otello per la diretta RAI del dicembre 2020, e che l’ha trovato indispensabile, vulcanico di idee e incoraggiamenti)…

CHARLES DUTOIT

Charles Dutoit ha avuto una ottima carriera dal vivo, cominciata nella natia Svizzera (capo della Tonhalle Zürich dal ’67 al ’75, molte ospitate alla Suisse Romande di Ginevra, direttore artistico a Verbier dal 2009 al 2017) e continuata in Francia (capo della National de France dal ’91 al 2002), Giappone (NHK di Tokyo dal 1996 al 2003), Svezia (Göteborgs Symfoniker dal 1976 al 1982), e USA (capo della Philadelphia Orchestra dal 2008 al 2012, ma direttore dei concerti estivi a Philadelphia già nel periodo 1990-1999), ma la sua casa è stata Montréal…
È stato direttore artistico dell’Orchestre Symphonique de Montréal dal 1977 al 2006: quasi 30 anni durante i quali Dutoit, amico personale di un executive della Decca, ha registrato una massa immensa di dischi, massa che ha reso la Symphonique de Montréal probabilmente una delle orchestra più registrate di tutti i tempi…

Sicuro, spigliato e comunicativo, Dutoit è stato sposato con la pianista Martha Argerich (dal ’69 al ’73): con lei ha una figlia e insieme hanno continuato a suonare sempre…

Le accuse nei suoi confronti sono arrivate nel 2017…
I ricordi di molte donne hanno fatto identificare un certo suo modus operandi di “saltare addosso” infilando mani dappertutto, soprattutto sul petto, in special modo durante colloqui iniziati come “riunioni artistiche” di lavoro in cui discutere di musica (gli “assalti” sembrano essere avvenuti il più delle volte su divani), ma anche durante passaggi in macchina verso alberghi e abitazioni private dopo quei “colloqui di lavoro”…
un modus operandi riconosciuto da “aneddoti” riferibili, in primis, al periodo di Montréal, dal 1977 in poi, ma anche agli anni di Philadelphia (1990-2012), Parigi (’91-’02) e a singole volte a Chicago, Boston ecc. ecc.

In conseguenza delle accuse, la Royal Philharmonic, che lo aveva assunto come capo nel 2009, ha licenziato Dutoit nel 2018 e una serie di azioni investigative interne alle istituzioni si sono svolte a Montréal, Boston, San Francisco e Philadelphia…

Come Gatti e Domingo, nessuno lo ha formalmente “denunciato”… e Dutoit è “vecchio”: quando le accuse sono arrivate aveva più di 80 anni…
In teoria, nel 2019, la Filarmonica di San Pietroburgo lo avrebbe assunto, in barba a qualsiasi accusa, come direttore ospite, ma la “pensione” sembra aver calmierato molto il suo “caso”… anche se Dutoit sembra aver lavorato alla sua “riabilitazione”, riuscendo a trovare qualche testimone oculare capace di smentire almeno un paio degli episodi di “assalto” che gli sono stati imputati…

JAMES LEVINE

James Levine è quello a cui sono state mosse le accuse più “inquietanti”…

Con Mehta e Ozawa, con gli un po’ più vecchi Karajan, Solti, Schippers e Bernstein, e con gente come Abbado e Muti, Levine è stato uno di quelli che ha approfittato tantissimo delle opportunità delle case discografiche
Era uno che registrava quasi come un operaio andava in fabbrica…
Ha collaborato tanto con Domingo e Zeffirelli nei filmopera, e ha approntato da subito un sistema di routine manageriale che in quei dischi si sentiva (dischi di catena di montaggio spesso al soldo di Renata Scotto, Domingo, Sherill Milnes, Beverly Sills e altri divi con contratti che in quegli anni firmavano identici appunto Mehta, Maazel, Rudel, Dick Bonynge [che preferiva Pavarotti e Sutherland a Domingo e Scotto], Solti, Colin Davis [che usò di più Carreras e Ricciarelli] e tanti altri, anche più giovani, tipo Sinopoli o Chailly)…
a mio orecchio quasi soltanto l’Otello RCA del ’78 (National Philharmonic), la Tosca EMI del 1980 (Philharmonia), Carmina Burana DGG dell”84 (Chicago Symphony), Ariadne auf Naxos DGG dell”86 (Wiener Philharmoniker), Evgenij Onegin DGG dell”87 (Staatskapelle Dresden), Erwartung Philips dell”89 (MET) e il Concerto per oboe di Strauss DGG dell”89 (Berliner Philharmoniker) si sono elevate, tra le sue tante letture, al di sopra di una certa “stampaggine” tutta abbastanza normale, magari di pregevole professionalità, ma con poco “guizzo”…

Eppure era una musicista che ha lavorato tantissimo, garantendo standard immensi…
Al MET (Metropolitan Opera House) di New York ha garantito, per 40 anni (dal 1976 al 2016), un livello impeccabile di *industria*, capace di sfornare due spettacoli al giorno, con ingaggi miliardari dei divi più siderali ripagati dal Lincoln Center quasi sempre sold out e dagli introiti delle dirette televisive PBS e dei broadcast nei cinema di tutto il mondo, e poi anche online on demand… un livello impeccabile in ogni cosa, da Mozart e Rossini fino a Verdi, Puccini e Strauss, che lui “padroneggiava” senza effettivamente mai andare al di là del “piacevole”, ma senza sfigurare
Una perizia che lo ha fatto apprezzare tantissimo in Europa, a Verbier (1999-2006) e ai Münchner Philharmoniker (1999-2004) e anche in molte ospitate al “top” dei Berliner Philharmoniker…
Benché siano rimasti i suoi USA la sua home più adorata, con ingaggi non solo a New York, ma anche a Chicago (è stato capo del Ravinia Festival dal 1973 al 1993) e Boston (2004-2011)…
A Verbier, a Chicago, a Boston e a Cleveland ha ricoperto molti incarichi di educazione e formazione dei giovani, e già dal 1980 ha aperto una sorta di accademia al MET…

Al MET propose roba coraggiosa:
nel 1983 destò scalpore il suo allestimento scenico integrale dei Troyens di Berlioz…
e nel 1987 stupì molto il mondo quando si mise a gareggiare con il Festival di Bayreuth proponendo l’integrale Ring des Nibelungen di Wagner in senso filologico, con uno spettacolo (di Otto Schenk) che si atteneva ai dettami del compositore tra fondali dipinti ed elmi con le corna in netto contrasto con le stilizzazioni “futuristiche” di Bayreuth (dal ’76 affidato agli sperimentalismi sul solco di Patrice Chéreau): un Ring che Levine fece filmare da Brian Large, lo stesso che aveva filmato il Ring bayreuthiano stilizzato di Chéreau, sei anni prima…
dopo tutta questa filologia fu ancora più sorprendente vederlo, nel 2011, proporre un nuovo Ring newyorkese, stavolta del tutto fantascientifico, allestito da Robert Lepage…

Dal 1996, Levine è stato il direttore che più ha spalleggiato l’operazione mediatica dei Tre Tenori (Domingo, Pavarotti e Carreras), “inventata” quasi per caso da Zubin Mehta…
Mehta diresse i primi 3 concerti per beneficenza nel ’90 e nel ’94… due, quelli per i mondiali di calcio in Italia (alle Terme di Caracalla a Roma) e in USA (al Dodger Stadium di Los Angeles), li incise in dischi miliardari (dischi al centro di drammi di royalties, copyright e antitrust: Mehta, Domingo e Carreras dissero di non aver mai ricevuto nulla dalla distribuzione del disco di Roma, e la Decca, allora in accordi verbali per acquisizioni aziendali con Warner Bros. e Vivendi, sembra abbia “falsificato” certi dati di Roma e Los Angeles apposta per favorire Vivendi)…
Levine ha diretto ben 16 concerti (fino al 2000), e ha inciso solo quello a Parigi, alla Torre Eiffel, ancora in occasione dei mondiali di calcio di France ’98…

Nel 1999, Levine è apparso con la Chicago Symphony in Fantasia 2000 a duettare con Topolino, al “posto” che fu di Leopold Stokowski e della Philadelphia Orchestra nel Fantasia del 1940…

Negli anni 1990s-2000s, Levine è tra i volti più grossi dello stardom della musica classica: la gente lo descrive come un simpaticone, che alle prove scherza e fa battute scaccia-pensieri, e che col suo know how industriale è capace di portare a casa risultati immensi col minimo sforzo già in prova, indulgendo molto poco a gesti eclatanti in concerto, cosa che slurpa i critici musicali disturbati dai direttori smanettoni…

Già dal 2006 si ebbero notizie di molti suoi acciacchi: sciatica, rotule rotte, cisti renali, ernia del disco, mal di schiena, vertebre schiacciate, continue operazioni chirurgiche alla schiena e un sospetto tremore che molti hanno connesso col Parkinson… Non si sa per quale ragione, Levine ha cercato in tutti i modi di negare di avere il Parkinson, denunciando o prendendo in giro, per decenni, i giornali che lo descrivevano come affetto dal morbo… nel 2016 ha finalmente ammesso di averlo il Parkinson e di averlo dal 1994…
Perché negare?

Era già dal 2013 che andava in giro per il mondo a dirigere seguito da uno stuolo di infermieri e medici privati che si portava dietro mettendoli come clausola del contratto musicale d’ingaggio, in modo che fosse l’istituzione che lo voleva ingaggiare a pagargli gli infermieri…

Nel 2017 arrivano le accuse…
E sono accuse davvero “pesanti”…
Non è saltato addosso a qualcuno, magari beccandosi uno schiaffo…
…non ha fatto mani morte o ha cercato di baciare qualcuno… cose che Gatti, Domingo e Dutoit hanno fatto, certamente palesando un comportamento “predatorio” tutt’altro che innocente, ma che, è brutto dirlo, è un po’ «finito lì», in una sgradevolezza sì schifosa ma che non ha probabilmente fatto del male fisico (mi sto arrampicando sugli specchi)…
…Levine ha, dicono le accuse, molestato sessualmente *dei minorenni* (soprattutto ragazzi 16enni), suoi allievi, per decenni, dal 1973 in poi, forse non con completi rapporti sessuali, ma probabilmente con masturbazioni e presunte fellatio (masturbazioni e fellatio attive e passive), durante un periodo “continuativo”, che andava avanti finché le vittime non “crescevano”, e che includeva punizioni “artistiche” per chi non si prestava (cioè Levine cacciava dal programma educativo i ragazzi che lo rifiutavano)…

Al contrario degli altri, contro Levine si sono formalmente mosse denunce da parte di quattro anonimi accusatori a New York, Chicago, Cleveland e nel New Jersey…

Il MET, nel 2016, lo ha licenziato, ma le cose non sono andate lisce
Levine ha “lottato” ed è arrivato a ottenere clausole di riservatezza in patteggiamenti privati…
Il New York Times ipotizza che il MET lo abbia pagato 3 milioni di dollari per andarsene, perché Levine sarebbe stato disposto ad andare in tribunale a difendersi dalle accuse anche “con le cattive” (e in 40 anni di servizio di materiale per le “cattive” potrebbe averne accumulato parecchio)…

Come al solito, Firenze e Alexander Pereira lo hanno “protetto”…
Pereira lo ha ingaggiato per La damnation de Faust di Berlioz, per l’autunno del 2020… e con Levine ha parlato di un’opera di Verdi (Falstaff o Stiffelio: opere che Levine aveva proposto con fervore anche a New York) da produrre nel 2021 o 2022…
Nell’estate 2020, a Firenze si diceva che Levine sarebbe arrivato col suo stuolo di dottori e infermieri, tutti pagati dal Maggio Musicale Fiorentino…

Il Covid ha fermato tutto, e il 9 marzo 2021, Levine è morto… solo dopo una settimana la sua morte è stata resa pubblica, dichiarata ai giornali da uno dei suoi medici personali…

CONCLUSIONI

Tutte queste sono storie brutte e poco simpatiche, che, a parte Gatti, coinvolgono 3 enormi e amatissimi nomi dell’Arte…

Con Whedon siamo riusciti a scindere l’uomo dal suo lavoro, e certamente riusciremo a farlo anche con Levine, Gatti, Dutoit e Domingo…

Domingo, Gatti e Dutoit sono ancora vivi, e spero che possano “chiarire” quelle che però, allo stato attuale della “divulgazione”, sembrano storie sgradevoli ma ancora poco “provanti” atteggiamenti davvero sistematicamente riconducibili a quelli di predatori sessuali… ma, con gli anni, potrebbero venire fuori altri dettagli…
Mentre di Levine sembrano siano state già firmate clausole di non divulgazione…

E difatti quello che stupisce di questi casi è che se di Whedon e di altri come lui (penso Polanski, Allen, Brett Ratner, Kevin Spacey ecc.) le cose vengono fuori, Levine è morto senza che si sapesse niente, se non sotterfugi e “sentito dire”, che si sono espressi, al contrario di Gatti/Domingo/Dutoit, davanti a formali accuse… stupisce anche che tranne pochi giornali, nessuno, nei suoi necrologi, sembra neanche accennare a quelle che sono state, ripeto, le più inquietanti accuse del Time’s Up della musica classica, rivolte a un individuo che ha dimostrato una history di “omertà” (non voleva che si sapesse che aveva il Parkinson)…

Come sempre in questi casi, resterà la sua Arte, come è rimasta l’Arte perfino dei nazisti (che in musica classica sono stati tanti, perfino Herbert von Karajan, Karl Böhm e Wilhelm Furtwängler) e degli stalinisti (i tentativi di rendere Šostakóvič e Prokof’ev degli anti-sovietici si sono infrante nella complessità del quotidiano)…

Io continuerò ad ascoltare i dischi di Levine, ovvio… e non potrò, come succede per Polanski, Allen, Spacey, Whedon ecc., che attenermi a quel che di certo verrà fuori… e, paradossalmente, spero che la morte di Levine, che potrebbe cancellare imbarazzi vari, porti davvero a capire cosa effettivamente è stato, perché, a questo punto è bene *sapere* invece che stare nell’indistinto dell’incerto…

Ma so che di certo, dati gli accordi privati di non divulgazione, non si saprà niente, e che Levine diverrà l’ennesimo monstrum di dubbio, l’ennesimo simbolo della complicatezza del mondo, dell’uomo e dell’entropia… l’ennesima dimostrazione, alla Citizen Kane, che la realtà la si può guardare solo alla Heisenberg, sapendola un magma quantistico cangiante, pieno di anfratti, di distorsioni e di ruvidezze…

Ma spero che nei futuri ristampaggi dei dischi di Levine il “quantistico” venga fuori… cioè che si sappia che su Levine è scorsa una “nube”, come oggi si sa che è scorsa su Böhm e Karajan… Ogni film di Allen esce con la clausola giornalistica “è Allen, e quindi si sa cosa ha o potrebbe aver fatto”… la cosa non risolve nulla, ma contribuisce a rendere giustizia al magma
E spero che ‘sta cosa possa esserci anche per Levine, non per infangarlo, ma anzi per “essere consapevoli” e poi “scegliere”… una “scelta” che invece è di molto tarpata se prevarranno, come stanno prevalendo, gli incensi e le celebrazioni…

Poiché, ripeto, Levine lo ascolterò… immerso nel magma del suo potrebbe… un potrebbe che spero aiuti a renderlo un MONUMENTO utile come MONITO per agire, in ogni campo, in modo sempre più “trasparente”, sempre meno “omertoso”, sempre più palese… una palesaggine che certamente cozzerà sempre col magma, ma che si spera, piano piano, almeno “pareggi” col magma

12 risposte a "James Levine: Time’s Up on Classical"

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    1. Ora, vabbé, Hitler e, soprattutto, Mussolini sono esempi emblematici, anche perché non mi risulta che Mussolini abbia avuto granché pretese artistiche, anzi, le testimonianze ce lo restituiscono del tutto privo di gusto (Margherita Sarfatti l’ha un pochino “rispulizzito” e istruito all’arte della Belle Epoque)…
      Però Bobo Rondelli ha detto una cosa interessantissima: «se i fascisti avessero fatto solo gli architetti, era meglio!»: infatti ancora oggi alcune cosette di Piacentini, Mario Romano, Pier Luigi Nervi o, soprattutto, Giovanni Michelucci, non sono cose “brutte”…
      E certi quadri giovanili di Hitler, mah, dimostrano che, magari, fossero stati più “incoraggiati”, si sarebbero potuti trasformare in altre cose più “belle”, se non ci fosse stata di mezzo il trauma della Prima Guerra Mondiale o la sociopatia…
      Io, per esempio, non riesco granché a sentire l’antisemitismo né l’egoismo nella musica Wagner, eppure Wagner era il principe degli egoisti-narcisisti…
      Non riesco a sentire il nazismo nei Carmina Burana di Orff…
      ma non riesco a sentire neanche l’antifascismo nella dodecafonia…

      Tu riesci a sentire l’atteggiamento da predatore sessuale nei dischi di Domingo?
      O riesci a sentire la presunta pedofilia nelle performance del MET filmate da Levine?

      1. nn dico questo
        ma sia h sia m erano grandi politici, riconosciuti come criminali

        quindi anche se questi sono grandi artisti, davvero vuoi chiudere un occhio e pensare solo al lato artistico scindendolo dall’artista?

      2. Guarda, per me non solo è possibile, ma anche necessario, perché nella mia esperienza, certamente limitata, io non ho mai conosciuto un essere umano totalmente “buono” o totalmente “cattivo”…
        e di artisti belli e bravi ce ne sono stati certamente tantissimi, ma non mi risulta abbia fatto tanto meglio di quelli umanamente meno bravi…
        non me la sento granché di dire che Einstein è un fisico poco valente perché tradiva la moglie, o di dire che i film di, che ne so, Michael Hoffman, sono “più belli” di quelli di Hitchcock perché Hoffman è un gran brav’uomo mentre Hitchcock era un ossessionato maniacale, afflitto da ansie di abbandono, che ha rovinato la vita di Tippi Hedren, Janet Leigh e stava per rovinare anche quella di Grace Kelly…
        e non riesco a stare senza la musica di Cajkovskij, anche se so che Cajkovskij si ubriacava e drogava nei peggiori bar di Mosca e forse ha “plagiato” qualche prostituto minorenne di troppo (come Pasolini)…
        e non so se riesco davvero a considerare i quadri di Caravaggio peggiori solo perché Caravaggio era una testa calda violenta che faceva a botte e che ha anche ucciso senza particolari rimorsi…
        io auspicherei di sapere cosa uno ha fatto, ma poi il saperlo sarà solo una info in più che aggiungerò all’analisi del loro lavoro artistico… dato che, a differenza del politico, l’artista non decide, se non con la suggestione, “per” altre persone… e l’artista è anche “miracolosamente” passibile di deviazioni e interpretazioni indipendenti dalla sua stessa volontà, cosa che ha permesso all’Inno alla Gioia di Beethoven di diventare inno dell’Unione Europea, anche se, probabilmente, Beethoven l’aveva scritto per la sola unione pan-germanica prussiana del tutto contraria a qualsivoglia “unione” con gli odiati francesi… sicché, anche quando l’artista vuole esprimere la peggio merdaggine, magari manco ci riesce, e finisce per comunicare libertà là dove voleva comunicare repressione (e viceversa)…

        In soldoni, sì, è bene sapere quanto più possibile, ma il “sapere”, a mio avviso, non dovrebbe portare all’oblio quando il fatto artistico è di per sé valente…

      3. non concordo
        ma è una delle tante ipocrisie della nostra società, dopotutto, molti di quelli che hai citato si studiano a scuola

      4. se so cosa hanno fatto no
        non voglio studiare un assassino, cmq l’arte rispecchia un frammento del suo artista, lo si dice sempre che un autore parla più di sé che della trama del libro che ha scritto

      5. Eh, ma non lo so se studiare soltanto i “buoni e bravi”, condannando all’oblio sempiterno chiunque non rientri nella categoria “buoni e bravi”, aiuta davvero…
        anche perché non so se la pittura potrebbe avere effettivamente un senso senza Caravaggio, o se il cinema avrebbe avuto senso, o sarebbe esistito tout court, senza la svolta narrativa di Griffith (che ha contribuito quasi più di ogni altro al razzismo, e i suoi tentativi di “rimediare” sono stati quasi titanici), o, ripeto, la fisica avrebbe senso senza Einstein o Heisenberg (che, poveraccio, si trovò a studiare la bomba atomica per i nazisti, senza riuscire a farla) o Bohr e Oppenheimer (che la bomba atomica, anche se per gli americani, alla fine l’hanno fatta davvero)…
        Sicché, per me, io li studierei, e poi darei allo studente tutti gli strumenti per affinare il senso critico adatto a scindere l’uomo dall’artista o il contingente dall’ideale …
        Mi spiego: sono stati i politici a usare l’atomica di Oppenheimer a fini bellici, ma, senza atomica, la ricerca sulla fusione nucleare [non sulla fissione odierna che produce scorie e induce Fukushima e Cernobyl], che risolverebbe tutti i problemi energetici del pianeta, non si sarebbe potuta innescare: io non getterei via l’ideale della fusione per il contingente della fissione e dell’atomica, per capirsi…
        Così come non getterei l’ideale dei quadri di Caravaggio per il contingente della sua pazzia… e non getterei l’ideale del montaggio di Griffith a causa del contingente del suo razzismo…

        perché, se non facessi così, non so se il mondo senza montaggio, senza cinema, senza quadri scuri, e con solo i “belli e i buoni” mi risulterebbe alla fine così migliore del “mondo dei biondi” e dei Sonnemenschen che proprio Hitler ha cercato di costruire sterminando la gente (sto ovviamente esagerando)…

        poiché con il “cattivo” bisogna, a mio avviso, fare i conti con critica e consapevolezza invece di negarlo e reprimerlo… della serie: a mio avviso il “cattivo” va “curato”, anche enfatizzando quanto di “positivo” paradossalmente c’è nel cattivo, invece di cercare di nasconderlo…
        lo prova il fatto che proprio una mancanza di studio effettivo di gente come Hitler porta, ciclicamente, agli eterni tentativi di riproposta…

      6. cmq per opere collettive come film o orchestre ecc ecc in effetti non si possono fare sti discorsi perke è il lavoro di molti
        come con wenstein: lui è spregevole, ma c’è anche il lavoro di chi ha combattuto per dare la sua arte

  1. Che cose brutte. Come hai giustamente sottolineato, Levine una spanna sopra gli altri, per quanto questo non significhi approvare i comportamenti di queste persone.

    Fa grande tristezza pensare a come le vittime possano vivere i successi personali di questa gente di fronte a istituzioni che li difendono e permettono loro di continuare ad avere successo ed essere artisti apprezzati ai massimi livelli.

    1. Questo aspetto è quello che mi risulta più inquietante: che a Firenze li abbiano quasi tutti ingaggiati senza comunicare un’anticchia di ciò che, forse, hanno fatto…
      E la mancanza di una “certezza” aleggia mefitica in tutti i sensi: sia perché “blandisce” colpe con la scusa del “non si sa”, sia perché “insozza” anche chi le colpe potrebbe non averle!
      io sarei per palesare quel che è stato…
      e incensare Levine senza menzionare per nulla le “controversie” mi sembra poco carino, quasi come il dimenticarlo del tutto, nonostante la mole di “artisticità” avuta…

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