L’isola dei cani

Wes Anderson è bello da guardare…

Il suo sistema di rappresentazione parte da un quadro frontale, alla Kubrick, o quasi alla “cinema primitivo”, alla Méliès, da cui la macchina si muove con andamento rettilineo, a destra, a sinistra, sotto o sopra (più raramente avanti e indietro): come un occhio che legge un fumetto, o come un movimento “involontario” della macchina da presa… come se la macchina da presa dicesse: «io mi muovo sempre destra, sinistra, sotto e sopra, e siccome mi muovo così “sempre” finisce che inquadro tutto il film forse “per caso”, perché l’azione, per puro caso, mi viene agita davanti»… ma poi la macchina “stacca”, con un montaggio secco, quasi tagliato con l’accetta, su controcampi, dettagli, e ribadisce avvicinamenti, allontanamenti, analessi, prolessi… studiare gli effetti diegetici che crea la compresenza ragionata tra movimento di macchina e stacco rivela uno degli stili cinematografici più *unici* della storia del cinema, tra i più particolari in assoluto, uguali a nient’altro… uno stile connesso alle incipienti “regole” visive dei Lumière sul pro-filmico, vedi per esempio Le jardinier/L’arroseur arrosé, in cui per la prima volta si pensava alla macchina come qualcosa alla cui presenza si dovesse “fare qualcosa” meritevole di un «primo piano», del «centro della scena», del centro del «frame»: la macchina di Anderson sembra suggerire che la sua sola presenza “innesca” l’azione, addirittura insinuando che la macchina è *causa* dell’azione… ma poi il montaggio contraddice questo assunto, perché lo stacco implica una “volontà manipolativa” o un “senso di *ricerca* dell’azione” (col montaggio si cerca/rincorre l’azione): ma se l’azione si ricerca vuol dire che l’azione *esisterebbe* da sola, senza la macchina che la inquadra??? ma come può essere, se l’azione si “fa” davanti a quella che è una macchina che sembra sempre solo e soltanto andare a destra e sinistra in modo rettilineo?
Tutte implicazioni da vagliare, studiare, con somma gioia per un “cinemista” (e trovo sconcertante che pochi studiosi abbiano scritto analisi dettagliate dei film di Anderson — uno stile dalle implicazioni teoriche simili è quello di Xaver Dolan, vedi È solo la fine del mondo)

E con questo stile meraviglioso Anderson cosa inquadra?

Spesso inquadra storielle adolescenziali, hipster, emotive e ironiche, soprattutto di difficili ma tenere situazioni familiari, con una vena di malinconia anche bella densa, quando decide di fare sul serio… e c’è da dire che “sul serio”, Anderson fa comunque raramente, e il più delle volte fa favolette consolatorie, pucciose e carezzevoli, sempre adorabili ma spesso dal sapore dolciastro, effimero, piacevole ma poco incisivo… tranne, ovviamente, quando ha alle spalle idee forti: Grand Budapest Hotel, ispirato a Stefan Zweig, è un capolavoro; The Royal Tenenbaums, sinceramente autobiografico, è il suo film più “autentico”; Moonrise Kingdom, centrato su un mondo dell’infanzia britteniano si distingue per la dimensione infantile… il resto è tutto carinissimo ma non di più…

Fantastic Mr. Fox, per esempio, il suo film di animazione precedente, basato su Roald Dahl (con cui ho mie personali idiosincrasie, vedi GGG [BFG]), era uno di quelli tanto carini ma che lasciano il tempo che trovano, con, peraltro, come sempre in Dahl, una moraletta difficile da comprendere…

L’isola dei cani è più leggero, più centrato, più “a modo”; inoltre, ripreso con lo stile di Anderson, tutto quanto è bellissimo…

E quindi non può che intervenire il mero gusto personale nel mio giudizio:
è tanto bellino, e senz’altro è da far vedere a ogni bambino,
ma,

  1. io sono un gattolico
  2. ritengo che i film animati di Tim Burton risultino in qualche modo “migliori”; che rimangano, in un certo senso, più “in testa”…

ripeto, però, che questi punti a sfavore sono inconsistenti perché riguardanti il mio miserrimo gusto!
un bambino che vede questo film, sottilmente anti-nazista, con palesi giochesse narrative tutte da assimilare per un bimbo sveglio, e girato con tecniche di ripresa intelligenti e inventive, crescerà in maniera assai migliore del bimbo che guarda solo gli Avengers

splendida la musica di Alexandre Desplat…

nei titoli di coda Anderson ringrazia Brian De Palma…

Carlo Valli fa un buon lavoro e la distribuzione è perfetta, così come l’interpretazione dei doppiattori… ma questi sono film che vivono sul riconoscere le voci originali: in italiano perdono moltissimo del loro senso…

Molto più entusiasta di me Sam Simon
e ancora più entusiasta Ultimo spettacolo
e tutto questo entusiasmo altrui non può che farmi riflettere sulle mie posizioni, però per “confermarle” in qualche modo…

È splendido, sicuro, senz’altro in linea con Animal Farm di Orwell o Maus di Art Spiegelman, ma parlarne come se fosse proprio Animal FarmMaus mi pare esageratino… come detto in Animali Fantastici, è un po’ come dire che Harry Potter è meglio dell’Iliade e che la Rowling è meglio di Omero… — sì, film bello, intelligente, anti-nazista e quindi nutriente in questi tempi obbrobriosi, come si diceva in L’ora più buia, e Anderson è anche più efficace dell’Ora più buia perché si rivolge a un target “didattico” (i ragazzini) magari più bisognoso di storie buone con le quali crescere “bene” (da contrapporre, magari, alle storie “brutte” e guerrafondaie a cui i ragazzini assistono tutti i giorni guardando gli Avengers)…
Però, dai, alle stesse funzioni “didattiche” (senza dover scomodare i mostri sacri del nostro neorealismo, da Calvino a Fenoglio a Primo Levi, che magari i ragazzini potrebbero anche considerare di sfogliare al posto di Harry Potter per verificare quanto i *modelli* della Rowling siano forse un po’ più “concreti”) obbediscono anche i film di Burton e di Miyazaki, che, secondo me, senza nulla togliere a Anderson, hanno una marcia in più (e ce l’hanno anche a livello di “stile” cinematografico: quello di Anderson è meraviglioso, unico e irripetibile, ma non è che, in quanto a “unicità di stile”, Burton e Miyazaki siano inferiori)…
Sicché, sì, strabellino, ma ancora il mio “gusto”, basato sui referenti finora elencati, non mi fa gridare al capolavorone!

3 risposte a "L’isola dei cani"

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      1. Ho aggiornato tenendo presente tutti questi entusiasmi, secondo me un po’ esagerati: è un film tanto bello, ma oggi si grida al capolavorone forse un po’ troppo facilmente…

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