L’ora più buia

Non so quando i film storico-biografico-seri abbiano impostato il loro modello di rappresentazione tronfio e laccatissimo, naturalista/realista, soffuso, soffice e pittorico…

Probabilmente Barry Lyndon (1975) ha fatto tanto, ma Barry Lyndon si ispirava ai quadri per motivi diegetici non per motivi “storici”… per capirsi, Kubrick e Alcott erano ben consapevoli di stare ricostruendo il Settecento con fonti iconografiche “finte”, con quadri di pittori e quindi non con rielaborazioni della realtà né con la realtà stessa (impossibile da carpire dopo 300 anni)…

Il loro modello si è poi però reso “autonomo”, si è reso istituzione…

Molto quindi avranno fatto altri, coloro che si sono instradati su quella istituzione… non ho mai studiato la questione ma, a memoria, potrei supporre che molto avranno fatto David Watkin, negli anni ’70 ma soprattutto negli anni ’80 (La mia Africa, Momenti di Gloria), e James Ivory, negli anni ’80-’90 (Camera con vista, Casa Howard, Quel che resta del giorno); magari avrà fatto molto anche David Lean negli anni ’60; o Tony Richardson, o Carlo Ponti, o Luchino Visconti negli anni ’50 e ’60… o chissà quale altro regista britannico, come Joseph Losey, per esempio, o Richard Attenborough, o registi francesi (Jean-Paul Rappeneau, Claude Autant-Lara) o italiani (Franco Zeffirelli)… forse avranno fatto molto anche certi tecnici, come Watkin molto impegnati nel rendere lo “storico-biografico-serio”: per esempio scenografi come Ken Adam, o Stuart Craig… Parecchio avranno fatto anche gli affreschi storici di Spielberg (io considero L’impero del sole espressionista, ma ha molti elementi del “tronfio” che intendo, così come li hanno Amistad, War Horse e Lincoln) o di chissà chi altro…

Non sto dicendo che i film di questi registi e tecnici siano brutti: alcuni di loro sono nel novero dei più grandi registi (o tecnici) di tutti i tempi… però forse loro, proprio in forza della loro autorevolezza, quando hanno toccato il genere “storico-biografico-serio”, e lo hanno fatto con le più ampie possibilità produttive colossali, hanno alimentato questo modello rappresentativo che io chiamo “tronfio” e che sto descrivendo come “negativo” quando in realtà è semplicemente un modello a cui affidarsi, una configurazione a cui attenersi…

Una configurazione, a mio avviso, non perfetta, poiché, come dicevo, sbaglia nel ritenere le fonti iconografiche su cui si basa (quadri e foto) come elementi “realistici”, cosa che in realtà non sono affatto… Quando i registi capiscono questo (e per fortuna lo capiscono la maggior parte di quelli che ho citato), il film viene bene, ma quando non lo capiscono il film si allenta, fa acqua, perché diventa pura citazione di belle fotografie e bei quadri senza un vero “sale”…

I tratti caratteristici di questa configurazione sono i fasci di luce densa e pastosa, sempre pieni di pulviscolo; le scenografie preponderanti, costruitissime fino al particolare; i chiaro-scuri ammorbati o, al contrario, assurdamente contrastati; effetto di reale a mille; sequenze di dialogo e di meditazione; montaggio piatto e comodo; un biancore diffuso o, al contrario, una imperante monocromia grigiastra… — caratteristiche che producono spesso film noiosi, incolori, documentaristici (nel senso più deteriore del termine), un po’ dei decotti…

Per quel che riguarda L’ora più buia, c’è da partire da dove è partito EvilAle: dal fatto che Wright si doveva riprendere da Pan (numero 10 di Jiminy Cricket), una delle più virulente idiozie del cinema odierno…

e si riprende con questo film “storico-biografico-serio”, che, nel modello di configurazione, casca del tutto nelle caratteristiche suddette…

certo, cerca di ravvivare le cose con intelligenza: con Bruno Delbonnel cerca di enfatizzare molto le caratteristiche proprie del genere, così tanto da renderle (come fece Spielberg in L’impero del sole) espressioniste… mi spiego: se nello “storico-biografico-serio” c’è la dicotomia bianco/nero o il grigiore indistinto, Wright e Delbonnel aggrumano e polarizzano molto: se è bianco è più bianco, se è nero è più nero, se ci deve essere il pulviscolo c’è polverone… inoltre, mobilitano molti punti di vista, specie quelli dall’alto demiurgici, metafora del destino, e mobilitano diversi “scivolii” della macchina da un lato all’altro del set: scivolii fluidi, calmi, ma spesso trapuntati da stacchetti “mentali”, che spezzano la “liscezza” del rappresentato…

Ne risulta un ibrido tra il classico e decotto film “storico-biografico-serio”, marmoreo e formale, e il film di Wright normale, quello pre-Pan, quello di Espiazione, di Pride & Prejudice, che erano pieni di fluidi long takes e di ritmati stacchi (ritmati, qui in L’ora più buia, dalla ottima colonna sonora di Marianelli)…

Un ibrido che non funziona malissimo a livello visivo – anche se, alla lunga, lo “storico-biografico-serio” prevale e il decotto sbroda – ma che purtroppo non è ibrido per nulla a livello narrativo: a livello narrativo, purtroppo, Wright sembra non averci messo quasi nulla e ha incorporato il film “storico-biografico-serio” del tutto, e ha illustrato una sceneggiatura noiosa, lunga, floscia, e soprattutto retorica, tronfia, autocompiaciuta… con Churchill che va in giro in metropolitana a fare due chiacchiere col popolo che gli dice «sei bravo, sei bello», come succede all’Uomo Ragno di Raimi (vedi Spider-Man: Homecoming)

Una sceneggiatura che, come quella di Call Me By Your Name, è però da salutare come una cosa positiva a causa dello schifo di mondo in cui si vive… un mondo dove non solo esiste Mario Adinolfi, ma esiste anche Luca Traini…

In decenni di paura del terrorismo islamico (vedi …siamo diventati pazzi per servire Dio…) il primo atto terroristico avvenuto in Italia dopo le stragi di Mafia del 1993 lo ha perpetrato un fascio di merda che s’è messo a sparare sui neri tra le centralissime vie della pacifica città di Macerata…

Quando gente normale parlava di fare leggi per multare o per lo meno calmierare lo strabordante fenomeno neofascista, tutti hanno sempre detto che la minaccia vera era l’ISIS, era l’immigrazione, era l’Islam, e che le moschee non andavano aperte, che tutti i neri andavano espulsi ecc. — questo attentato ha smentito tutto: a sparare è stato un fascio… — magari da chiudere erano i circoli della Lega, da espellere erano quelli della Lega: e oggi non diciamo di rinchiudere o espellere i leghisti soltanto perché “noi” (società civile) siamo migliori di loro… — ma la constatazione del terrorismo fascista rinato è raggelante (oltre che essere il primo attentato in Italia dopo il 1993 è stato anche il primo attacco terroristico nero dal 1980, o 1984 a seconda se si considera quello al treno 904 come attentato nero o come attentato mafioso; e come qualificare il revanscismo fascio che inneggia a Traini come un eroe e che afferma di fare tutti come Traini e ammazzare tutti i neri se non come Italia completamente allo sbando al livello politico-morale), e fa capire quanto film come questo, rievocanti l’orrore del nazismo e rievocanti la necessità dell’intransigenza verso le dittature, pur nel loro insopportabile decottume, siano purtroppo ancora necessari… anche se a me ha un po’ fatto due palle, e anche se a me è piaciuto di più Murder on the Orient Express di Branagh, in cui io ho visto lo stesso palese anti-nazismo, però narrato con diegesi e metafore e non recato con decotti (pur blanditi) come questo…

C’è chi ha definito L’ora più buia «Dunkirk però noioso»… — a me ha lasciato molto perplesso anche Dunkirk, e mi ha tramortito le palle… — L’ora più buia me le ha tramortite comunque tanto… e la visione in italiano non ha aiutato… ma finché c’è i fasci che sparano, i film anti-fascisti sono bene accetti, anche noiosi come questo, così come finché c’è Adinolfi i film sui gay sono essenziali, anche quando non hanno né capo né coda come Call Me By Your Name

Come molte altre volte nella Storia, il cinema è più avanti della società italiana…

4 risposte a "L’ora più buia"

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  1. tronfio, serio, nello stile…
    perché nella caratterizzazione di churchill c’è una tendenza allo humour a tutti i costi che talvolta va un po’ fuori dai binari…
    comunque sì c’è bisogno di film come questo, anche se ormai a mio avviso la situazione è irrecuperabile e fatti come quelli dell’altro giorno lo dimostrano…
    irrecuperabile a livello sociale, a livello culturale (se si può usare a sproposito questa parola)…
    qualcosa è andato storto nell’evoluzione della specie… uno si aspetta che con l’aumento della scolarizzazione le cose cambino e invece un secolo dopo la marcia su Roma siamo di nuovo punto e daccapo…

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