Soul

M’è successa la stessa cosa di Isle of Dogs: avevo così tanto in mente gli archetipi, gli ipotesti usati da Docter in Soul per apprezzare davvero Soul

Io di commediole sull’aldilà dell’anima morta che deve tornare al corpo ma che per un po’ sta in un corpo diverso ne ho viste a milionate…

Le prime che mi vengono in mente sono:

  • A Matter of Life and Death aka Stairway to Heaven di Michael Powell ed Emeric Pressburger (1946), film britannico ma coevo di mille altre pellicole americane sull’argomento, sciorinante un know how meccanicistico-scenico spettacolare (c’è una soggettiva dell’uomo in coma che chiude gli occhi, cioè la classica inquadratura degli occhi che si chiudono vista da “dentro gli occhi”, fatta con una palpebra gigante costruita e posta davanti alla macchina: roba che, in quanto a estro costruttivo, sorpassa quasi Brunelleschi), e in cui si vede la scala mobile lunga verso la “luce paradisiale”…
  • Heaven Can Wait di Warren Beatty e Buck Henry (1978): un film per me importantissimo, un film che ho visto a ripetizione nell’infanzia, remake di una di quelle commediole americane coeve del precedente (del 1941): Beatty, dopo aver messo parecchia bocca, anche fastidiosa, nei film di altri registi che lo resero celebre (Bonnie and Clyde di Arthur Penn; Shampoo di Hal Ashby ecc.), si decide, finalmente, a fare il regista lui stesso, ma, ancora timoroso, si affida all’esperto commediografo Buck Henry, a William A. Fraker e al geniale Paul Sylbert, ottenendo un lusso scenotecnico e fotografico che ancora fa impressione, che si unisce alla innocente e semplicistica, ma anche molto sostanziale nella sua “ideologia”, istanza sinistrorsa di Beatty, molto liberal ma tanto venata di social, animatrice dello zoccolo duro del film (denunciante le magagne delle multinazionali), accanto a uno dei sentimentalismi più interessanti che io abbia mai visto a Hollywood: dolciosissimo ma misuratissimo, quasi sotto tono, in un modo che ti fa pregare di avere una “esplosione” di passione (come quella di Breakfast at Tiffany’s per esempio) che però si nega, lasciandoti davvero a piangere!
    Beatty poi lavorerà molto col gemello di Sylbert (il più prolifico Richard) e con Storaro…
  • All of Me di Carl Reiner (1984): filmetto stupido, in cui una seconda anima femminile va a occupare un corpo vivo, già “abitato” da una sua anima maschile (e poi viceversa): le due anime controllano ognuno una metà del corpo… Gli attori coinvolti, Steve Martin e Lily Tomlin, fanno una performance magistralmente corporea in un prodotto del tutto comico e ridancianissimo…
  • Chances Are del povero Emile Ardolino (1989), uno dei pochi film da lui fatti avulsi dal contesto musical-coreutico… Avvalendosi dell’expertise proprio di William A. Fraker, Ardolino ripresenta il paradiso di nuvolette e nebbioline bianche simile a Heaven Can Wait e struttura una commediola che, nel doppiaggio italiano di Manlio De Angelis, è gradevolissima, leggera e felice, e incappa nel problema dell’anima in un corpo “diverso” dal suo che però è riottosa a “tornare” nell’aldilà e a lasciare il corpo al legittimo proprietario…

Se si conosce questi ipotesti (a cui si potrebbero aggiungere quelli presenti nei milioni di puntate ultraterrene dei telefilm americani anni ’80-’90 e anche di molte fiction italiane [mi ricordo una puntata di morte apparente del Don Tonino di Fosco Gasperi, 1988 e 1990], quasi tutte ispirate, bene o male, a qualche film di Frank Capra [random mi viene da citare anche Totò al Giro d’Italia di Mario Mattòli, 1948, in cui Dante e Virgilio, dall’Inferno, commentano quel che succede al Totò ciclista reo di aver fatto il patto col diavolo, e si oppongono al suo morire e finire all’inferno!]), Soul appare come un giochino combinatorio-ipertestuale delle loro trame, un patchwork post-moderno molto carino e ben costruito, ma tutto tranne che quel miracolo che sto sentendo dire in giro…

A livello visivo, Docter (con Kemp Powers come co-regista), ha ottimi argomenti, che hanno destato la meraviglia di tantissimi…
ma, anche qui…
se si conoscono le animazioni di gente come Oskar Fischinger, Norman McLaren o Alexandre Alexeieff (solo per nominare i più “famosi”, di cui si è già parlato nei 38 momenti), le giochesse tra bi- e tridimensionale di Docter, così come la sua estrosa gestione dei colori, beh, diventano quasi all’acqua di rose…
…anche perché certi ambienti ricordano anche fin troppo da vicino i Teletubbies; la sinergia tra le «linee» e le «forme» ricorda direttamente quella proposta in Flatland (di Edwin Abbott, 1884; forse la traduzione italiana più diffusa è quella di Masolino d’Amico proposta da Adelphi nel 1966: ne parlava non mi ricordo quale blog che seguo e che linkerò appena mi sovviene qual è!); e moltissime cose (la teoria geometrica, la forma delle animette, la forma della nave di Moonwind, l’azzurrognolo preponderante) derivano in maniera letterale dalla Stella Piumata dell’Incantevole Creamy (di Osamu Kobayashi, 1983)

Perciò?
che dire?

che Soul, come molti film trans-post-moderni di oggi (vedi quanto si dice spesso, soprattutto in Marriage Story), incanta, è costruito benissimo a livello di intreccio, ma *deriva* così tanto da un passato con cui intreccia un rapporto così intimo da risultare copia

E la copia è bellissima, e tantissimo dell’Arte del mondo, in tutta la Storia, è copia:
Orazio non è forse copia di Alceo?
l’Eneide non è forse patchwork di Omero, Apollonio Rodio, Ennio e Sofocle?
Picasso e Francis Bacon non hanno forse “rimodellato” Las Meninas e Innocenzo X di Velázquez?
Stravinskij non ha forse riplasmato Pergolesi e Mozart?
ecc. ecc.

C’è da vedere se nella copia, in Soul, c’è davvero quel quid che lo rende a sé stante rispetto al copiato…

Magari sì:
la storiella è ben costruita

o magari no:
la moraletta del «goditi le piccole cose» è sciorinata con un semplicismo ciecamente ottimistico, quasi alla La La Land, con lo spessore di una canzone di Domenico Modugno;
il rapporto tra sogno e professione, di per sé tragico, è risolto però quasi senza soluzione, lasciato al caso dell’acqua di rose;
il protagonista, così monotematico, non brilla per simpatia;
le gag col gatto non strappano le risate che in passato la Disney di Reitherman riusciva a strappare con altri animali…

Forse Soul funziona meglio se lo si considera a livello di target:
per ragazzini di 10 anni, pubblico destinatario dichiarato della distribuzione esclusivamente “home” di Disney+, certe moralette sono nutrienti, e quei ragazzini non hanno certo il sentore della copia patchwork visivo-narrativa che coinvolge chi ha presente gli ipotesti
…e qui si potrebbe condurre la solita e stanca idea del film-copia che potrebbe essere propedeutico a vedere i film veri e belli da cui ha copiato (le cose che si dicono alla fine di Animali fantastici e di Dunkirk): una idea in cui la Disney sta indugiando parecchio, visto che insiste sul rifare Mary Poppins invece di riproporre il Mary Poppins autentico come invece faceva in passato (la Disney aveva una severa prassi di riproporre in sala i suoi classici a distanza di un tot di tempo: io, per esempio, Biancaneve, del ’37, e Fantasia, del ’40, li vidi al cinema, nelle rerelease del 1990 e 1993)…
e Soul aiuterà a rivedere Oskar Fischinger?
aiuterà a rintracciare testi che trattino di vita, morte, e “senso dell’esistenza”, in maniere meno targettizzate ai 10 anni di età?
o per i decenni diverrà mito insuperabile, archetipo lui stesso, che fagocita, evoluzionisticamente, tutti i testi a cui si era ispirato?
vedendo le masse che vanno in giro a dire che lo Willy Wonka di Burton dovrebbe far dimenticare quello di Mel Stuart, o, cosa molto più grave, vedendo i tantissimi che sproloquiano che di King Kong ci sia da vedere solo quello di Peter Jackson (2005) perché quello di Copper & Schoedsack (1933) è brutto e «si vede che è finto», beh, non so quanto la propedeuticità di certi prodotti sia davvero effettiva…

Ma anche idolatrare certi testi “precedenti”, millantandoli di un’aura sacrale di passato, è ugualmente controproducente…
perciò io sarei sì per vedere Soul e anche per apprezzarlo, certo, ma NON SONO per incensarlo come stratosferico prodotto dell’Arte, insuperabile e sopraffino, meglio di Leibniz, Nietzsche, Hegel, Schlegel o Shakespeare, come lo sento descrivere nella blogosfera

è carino
è decentissimo
per i bambini è ottimo,
ma cerchiamo di contestualizzarlo come operazione di taglia e cuci di altri testi in rapporto ai quali non è per niente “superiore” ma “paritario”…

non so se mi spiego…

Quasi sempre maghi del cast, stavolta la Pixar ha secondo me toppato nello scegliere Jamie Foxx, a mio avviso in completo disagio come voice actor, specie nei panni del gatto…

Molto più adatta Tina Fey su 22…

Si sente che invece è specialista Rachel House (una impiegata ricorrente della Disney/Pixar) su Terry…

Lussuoso il cameo di Angela Bassett su Dorothea Williams…

e adeguatamente siderale Alice Braga sulla Jerry principale…

L’impasto musicale di Trent Reznor e Atticus Ross è fico, ma si può solo immaginare cosa avrebbero potuto creare persone come Hildur Guðnadóttir o il compianto Jóhann Jóhannsson, poiché, davvero, la loro musica ricalca molto spesso quella dell’Incantevole Creamy!

Vedi quanto dice Cinemuffin!

7 risposte a "Soul"

Add yours

  1. A me Soul è piaciuto molto, tanti dei riferimenti che citi non li conosco (ho visto giusto Heaven can wait) ma alla fine, come dici tu, contestualizzo: Soul esce in un momento in cui è difficilissimo dire qualunque cosa senza offendere qualcuno. Figuriamoci se si parla di anima, al di là, senso della vita… vedendolo in quest’ottica credo che gli autori abbiano fatto degli equilibrismi incredibili (e c’era proprio una task force per l’adeguatezza culturale dietro le quinte) per tirare fuori una storia coerente e un messaggio universale senza offendere nessuno. Dei difetti sono innegabili, come le gag col gatto fatte per divertire i bambini ma fastidiose per i grandi), ma alla fine il film mi è piaciuto, ma ai bambini di più, o forse la Disney voleva questo. In ogni caso anche io avevo pensato a Flatlandia, bravo che me lo hai ricordato così lo leggo prima della nanna!

  2. Il film per me è stato stupendo anche con tutti i suoi difetti. So benissimo che comunque la sua storia è già stata usata in passato in altri contesti, ma per me non è importante l’originalità della storia quanto il modo in cui viene messa in scena. E Soul a mio avviso ha una messa in scena e un modo di raccontare la vita davvero unico. Ha I suoi difetti come ad esempio il ritmo che cambia forse troppo spesso, ma lo trovo comunque un ottimo film (anche se personalmente ho preferito di più Wolfwalkers).

    1. Sono effettivamente in controtendenza nel considerarlo dedicato esclusivamente ai 10enni…
      Sono d’accordo che l’originalità non esista, ma anche nel postmodernismo non ci ho visto alcuna genialità nel “riproporre”, né visivamente né narratologicamente… ma io sono vecchio, sono fuori del suo target, per cui è più che naturale che non lo capisca!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: