Birds of Prey

L’idea delle Birds of Prey non è così vecchia…

Sembra che sia stata concretizzata nei fumetti solo nel 1996…

La stessa Harley Queen è una cosa “nuova”, che i fumetti hanno somatizzato solo a posteriori: è stata pensata da Paul Dini e Bruce Timm per la Batman Animated Series del 1992, conseguente al trionfo del film di Tim Burton dell”89 (vedi Burton III)…

…non si sta quindi parlando di immaginari centenari, come ormai, bene o male, sono quelli della DC (Batman è nato nel 1939, Superman nel ’38)… ma di un comparto chiamiamolo ancillare, molto post-moderno, che cerca di porre al centro della scena gente che è stata creata per essere comprimaria… un procedimento simile a Rosencrantz and Guildenstern Are Dead, scritto da Tom Stoppard nel lontano 1966 (i diritti filmici se li aggiudicò John Boorman già nel 1968, ma il film non si fece; Stoppard riuscì a farne un film solo nel 1990 e lo diresse lui stesso)…

Un comparto che, finora, non è riuscito a sfondare al di là degli albi e che anche negli albi fumettari è forse da considerarsi “minore”, con storie spesso frammentarie e collane spesso di breve durata…

Tra l’ottobre del 2002 e il febbraio del 2003, Laeta Kalogridis e sceneggiatori televisivi prolifici (Edward Kitsis & Adam Horowitz: gente che, dopo poco, avrebbe fatto i soldi con Lost e Once Upon a Time) fanno una serie TV molto low cost sulle Birds of Prey (vedi anche Burton V), con attrici come Dina Meyer e Lori Loughlin (e nel pilot c’era anche quel sogno di Sherilyn Fenn, che però fu sostituita dalla comunque ottima Mia Sara, a fare Harley Quinn)…
Una serie che guardano, forse, in 12…

L’idea delle Birds of Prey, con ancora nessun cenno di uno sbalzo in primo piano di Harley Quinn, rimane un fiume carsico abbastanza nascosto nella Warner Bros. durante la sfortunata gestione DC di George Miller (che si occupò senza sbocco della Justice League nel 2005-2008, vedi Wonder Woman e Shazam!) e anche nel tempo in cui Christopher Nolan è un’autorità Warner/DC, tra il 2005 e il 2012: nel 2009 fallisce un tentativo di metterla in pratica da parte di alcuni executives

Nel 2013, spalleggiato proprio da Nolan, il “capo filmico” della DC diventa Zack Snyder, che fa riemergere quel tentativo degli executives non dal versante delle Birds of Prey, bensì da quello della Suicide Squad, che è un’idea più “antica” (i fumetti la presentano nel 1959 e la rinnovano nel 1987)…

Nel 2014, le Birds of Prey, e la loro story arc basata sui mafiosi Bertinelli (trattata nei fumetti a partire dai primissimi anni ’90), appaiono nel 17esimo episodio della seconda stagione dello show televisivo DC intitolato Arrow, creato principalmente da Greg Berlanti…
Probabilmente un rodaggio del gruppo in vista di produzioni maggiori…

Produzioni maggiori che arrivano, con il film Suicide Squad, riattivato da Snyder nel 2013, che esce nel 2016 dopo una molto travagliata lavorazione di David Ayer e Roman Vasyanov…
Ayer ha descritto come infernale il processo produttivo e ha concluso che quel che si vede sullo schermo del film montato (da decine di montatori diversi in diverse fasi, anche se il credit l’ha tenuto il solo John Gilroy), frutto di numerosi reshoots (per i quali venne impiegata gran parte di un’altra troupe, senza Vasyanov, guidata dal maestro dei reshoots e delle second units sia Marvel sia DC: Gabriel Beristáin), non è stato frutto delle sue decisioni primarie, ma di atroci aggiustamenti e lotte con la Warner…

Il difficile casting di Suicide Squad vide la defezione di Tom Hardy (sostituito da Joel Kinnaman nel ruolo di Rick Flag) e l’ancora più controversa rinuncia di Ryan Gosling a interpretare Joker (pare non volesse accettare un contratto che prevedeva molti film invece di uno solo)…
Al posto di Gosling fu scelto Jared Leto, che girò tantissimo e con profondo impegno (pare che non uscì mai dal personaggio durante la principal photography e che si comportasse come uno psicopatico Joker tutto il tempo, anche mandando pacchetti con topi morti a tutto il cast), ma che, alla fine, nel complesso lavoro di editing è quasi del tutto sparito…
Il motivo dei tagli delle scene di Leto è ufficialmente sconosciuto, ma le ragioni più evocate nelle interviste dello stesso Leto sono di natura di rating censoreo USA: il suo Joker avrebbe imposto a Suicide Squad un R-rating che impediva la visione del film ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti… c’è, però, chi ha detto che i tagli ci furono perché la performance di Leto era al di sotto delle aspettative di tutti quanti…

Ma in quel casting complesso una “vittoria” ci fu, e bella grossa: a fare Harley Quinn venne scelta Margot Robbie…
Fu la prima e unica scelta del regista Ayer, e la dovette difendere con le unghie e con i denti contro una Warner Bros. che parlava (secondo IMDb) anche con Emma Roberts, Olivia Thirlby, Imogen Poots, Alison Brie, Rooney Mara, Olivia Wilde, Emma Watson, Emily Browning, Zooey Deschanel, Lily Collins, Mary Elizabeth Winstead, Sara Paxton, Amanda Seyfried, ed Evan Rachel Wood…

Nel 2016, dopo tutte queste pene produttive, Suicide Squad esce e fa un successo commerciale più che buono anche se, nel contempo, produce reazioni di pubblico molto perplesse…
In esse Jared Leto è stato completamente bocciato, mentre Margot Robbie è stata promossa a pieni voti…

La Warner cerca di sfruttare il brand e, forte di tutti quei ragazzini che nell’Halloween del 2016 si sono travestiti da Joker & Harley, annuncia, come al solito anche a sproposito, spin-off su spin-off e seguiti su seguiti, tutti con Margot Robbe e Harley Quinn come protagonsita!

La comprimaria, creata per riempitivo da due impiegatucci televisivi all’estremo margine dello sconfinato universo DC, diventa protagonista assoluta, insieme a tutte le altre che nel frattempo vengono fuori, dai team fumetossi “minori” delle Birds of Prey ma anche da altre story arc

Dopo Suicide Squad e dopo la Harley Quinn di Robbie escono fuori progetti su
Batgirl (uno dei personaggi col vissuto più complicato: appare nel 1961 con un’identità ma sfonda solo nel 1967 incarnata dalla nipote del Commissario Gordon),
Huntress (che esiste con almeno 3 incarnazioni a partire da metà anni ’80, la più prolifica è Helena Bertinelli, con la balestra, creata nel 1989),
e Black Canary (più anziana, esiste già dal 1947)…

In tutta questa frenesia, un restio David Ayer viene assunto per dirigere un sequel diretto di Suicide Squas, ma poi rinuncia vedendo che anche il seguito doveva restare calmo per non finire negli R-rated, e di edulcorare certe scene solo per garantire la visione in sala ai 16enni e 15enni non se l’è sentita…
Naturalmente, Ayer era ancora sotto contratto Warner e allora lo “dirottano” verso un non ben definito spin-off, intitolato Gotham City Sirens, che sembrava dover partire a mille nel 2017, mentre si cerca un regista per il Suicide Squad 2 (e tra i contattati per questo film ci fu Mel Gibson, che naturalmente ha anche lui schifato le lunghe chiacchiere contrattuali con la DC), finché la Warner non scopre che di registi disposti a sopportare le ore di scartoffie e di ufficio, sul rating censoreo e sul cast, ce n’è a bizzeffe, in spregio a tutti gli Ayer e a tutti i Gibson del mondo… e quei registi sono James Gunn (licenziato e poi riassunto da Marvel/Disney per ragioni idiote) e Cathy Yan (al suo debutto hollywoodiano)…

A Gunn viene affidato il seguito diretto di Suicide Squad, intitolato con l’articolo, The Suicide Squad, cosa che fa pensare più a un reboot;
a Yan viene affidato un film corale su tutte le Birds of Prey;
e ad Ayer rimane Gotham Ciry Sirens, che però, ancora, non sembra trovare la quadra…

E dai fumettini e dai cartoni, le bambinacce e le eroine di contorno, diventano protagoniste trainate da Margot Robbie e dalla sua Harley Quinn…

Il tutto mentre la Warner e la DC, però, arrancano contro una Marvel che monopolizza gli incassi con gli Avengers
Una Warner/DC che vivacchia con idiozie come Aquaman, ed è costretta a somatizzare le defezioni del suo “capo progetto”, Zack Snyder, che non solo, dopo i primi trionfi nel 2013, sembra abbonato alla cacchiata, ma è anche afflitto da problemi personali (si sa che sua figlia si suicida e questo traumatico fatto non si sa se verrà mai davvero elaborato, povero Snyder: la sua Justice League, si sa, venne completata, molto male, da Joss Whedon)…
Una Warner/DC che butta fuori progettini una tantum (vedi Shazam!) e che, nella “sede vacante” di un cervello filmico (essendo Snyder fuori gioco), è corsa ai ripari con una extreme solution, cioè il Joker di Todd Phillips e Joaquin Phoenix, che scompagina di molto tutto ciò che aveva in cantiere (tipo il Batman di Matt Reeves e Robert Pattinson)…

Margot Robbie e la sua Harley Quinn, da sole, riusciranno a reggere la baracca finché la Warner non trova qualcuno a tirare di nuovo le fila delle sue tante e complicate Intellectual Properties?
E, notizia bomba, già mentre lavorava, con Disney, a The Rise of Skywalker, J.J. Abrams cercava un contratto per lavori futuri, e ha rifiutato l’offerta della Apple (che, vista la agguerrita concorrenza di Huawei e Samsung, e data la mancanza di un vero cervello dopo la morte di Steve Jobs, ha visto bene di buttarsi su altri business, tra cui il cinema) preferendogli la Warner, proprio perché la Warner, con tutte le sue IP, offre a un postmoderno incallito incapace di nuove idee come Abrams un terreno sconfinato di rielaborazione, riimpasto e reboot

Margot Robbie e Harley Quinn resisteranno a un cambio di gestione filmico?
O finiranno, magari con l’arrivo di Abrams, come il Joker di Jared Leto, la Wonder Woman di Joss Whedon e la Justice League di George Miller, nella pattumiera del nulla per lasciar spazio a una, che ne so, Batgirl di Abrams (o, boh, magari di Greta Gerwig, assunta da Abrams nella stramba idea che le donne possano dirigere solo i film con protagoniste le donne) con Daisy Ridley protagonista e Lucy Hale (o Saoirse Ronan) a fare Harley Quinn?

Vedremo

Intanto c’è Birds of Prey

E vederlo dopo la svolta abbastanza seriosa del Joker di Phillips è un po’ difficile, nonostante la Warner abbia garantito a Yan quell’R-rating negato ad Ayer…

Le cose carine:

  • Le attrici sono bravissime e ci credono tutte:
    per molta della loro vita hanno atteso un ruolo-chiave (vedi la povera Mary Elizabeth Winstead che lavora da quasi 20 anni senza sfondare: abbiamo visto che era stata battuta proprio da Margot Robbie per la Harley Quinn di Suicide Squad nel 2016), o sono delle non più giovincelle che boccheggiavano in TV (tipo Jurnee Smollett-Bell, che è nata nel 1986, quattro anni più anziana di Margot Robbie), e hanno dovuto lottare molto per il loro ruolo (non si sa per quale personaggio, ma la Warner parlò con Alexandra Daddario, Jodie Comer, Blake Lively e Vanessa Kirby; specificamente per Huntress si parlò di Sofia Boutella, Cristin Milioti e Margaret Qualley [10 anni più giovane di Winsted]; mentre per Black Canary si contattarono anche Janelle Monáe e Gugu Mbatha-Raw, almeno stando alla Wikipedia inglese)…
    ci si buttano tutte anima e corpo…
  • Cathy Yan, senza dubbio consapevole di stare lavorando a un film interlocutorio prima di una probabile “rivoluzione”, non sta a preoccuparsi troppo e la prende poco sul serio, buttando tutto su luci, colori e favolosi combattimenti da botte da orbi felicemente coreografati…
  • Per inquadrare sceglie Matthew Libatique, uno dei geni della fotografia cinematografica dei nostri anni (paragonabile, senza esagerazione, a Roger Deakins, Robert Richardson ed Emmanuel Lubezki), che garantisce tutti i glitter, le cromature e le esplosioni fucsia possibili immaginabili al centro di punti macchina sempre chiari senza essere banali, anche se solidamente ancorati a un découpage comodamente diegetico, privo di qualsiasi scossone…
  • Al montaggio, Jay Cassidy è un sodale di Libatique, e dipana la storia con la consueta banalità costruttiva che mette nei film di David O. Russell: con Libatique fa un lavoro paragonabile a A Star is Born (che li vide entrambi coinvolti), anche se, stavolta, Yan sa fare il suo lavoro molto meglio di Cooper e quindi inanella sguardi molto meno scemi (Cooper, poverino, si sa, era un esordiente)…
  • Alle scenografie, l’esperta KK Barrett, dà un senso di finto goduriosamente metafilmico a tutto…

Le cose meno carine:

  • La trametta ridanciana non dice granché se non la solita cosetta di emancipazione da un maschio che è un Es minaccioso e sadico…
    La cosa è amabile, e i film di pacificazione mentale dell’«Io» opposto a un «Es» a me piacciono sempre, ma la Warner ci campa tutte le volte, ormai quasi come la Disney… ma se Disney, vedi anche Frozen o quella sciocchezzuola dello Schiaccianoci, è più bravo a comunicare il tutto in fiaba, per un target adeguato (i bimbi), la Warner spera di fare fiaba per la gente più grande…
    Nonostante il rating, questo Bird of Prey è per 15enni impazzitelli e mattacchioni… e io l’ho visto in sala proprio con quel genere di persone, che si è sganasciato dalle risate a ogni sganassone di Harley e ha plaudito a ogni perla stilosa di Margot Robbie…
    Tutto questo colloca Birds of Prey dalle parti della replicazione simile ai film di Bud Spencer & Terence Hill, anche perché la Warner, questo tipo di film, ce lo propina ogni volta…
    Film Warner divertentosi di crescita contro un Es che si sconfigge anche ridendo, oltre che menando, trovano molto spesso una conclusione molto metaforica nel Luna Park, che sembra diventato il luogo eponimo della Warner Bros.
    Al Luna Park si concludono Shazam!, l’IT di Muschietti e adesso Birds of Prey
    Il Luna Park, luogo di evasione mindless, di edonismo relaxing, è al centro di questi filmetti, che si scoprono, finalmente, per quello che sono (e già lo si diceva in Shazam!), cioè corbellerie di “cervello spento”, dichiarate e dichiarabili, che si vanno a vedere per sfogare un po’ di rabbia (con i cazzotti finti di Harley Quinn), per fare due risate (con le battutine), per stare in compagnia (e, difatti, spesso sono film di cast ensemble financo buddy movies, che richiamano gruppi di audience più che singoli spettatori), e per riflettere, anche se solo sullo sfondo, sulla natura ludica della vita (e del cinema: vedi i sottotesti, motto *sotto*, meta-filmici delle scenografie)…
    Scorsese ha più volte accusato i film Marvel di essere più parchi a tema che film, e tutti gli hanno dato addosso, ma il cinefumetto, in salsa Warner, visti i risultati e le stesse ambientazioni, è proprio così: un parco giochi felicione in cui sfogarsi, dove solo accidentalmente e per puro pretesto si racconta la solita sbobba cosmica dell’«Io» che trionfa sull’«Es»…
  • Il Joker di Phillips era riuscito a riplasmare, in casa Warner, quella cosmica sbobba in qualcosa di impegnativo, con inquadrature polisemiche, e con allusioni “sociali” (moniti anti-trumpiani) molto ben messi, che sorpassavano di molto le baracconate Marvel…
    Dopo Phillips è un po’ una noia tornare a una conduzione invece prettamente comicarola di triviale sciocchezza simile, in tutto e per tutto, a Shazam! e all’It di Muschietti, e fin troppo identica alle smaronate degli Avengers
  • Perché senza l’impulso di Phillips, Birds of Prey finisce col fare del picchiarsi in modo divertente e del tutto insensato il centro di molte sequenze, sì fatte bene e movimentate alla perfezione, ma anche lunghette e abbastanza inutili: ci si picchia, ci si picchia, ci si tronca braccia e gambe, ma, alla fine? dopo tutto questo che si è fatto?
    Poco o nulla: s’è solo visto evoluzioni carine di stunt, montate molto bene con le facce stanche delle attrici, ma nient’altro…
    E che differenza c’è, allora, con gli Avengers?
    Che fine ha fatto l’idea di Phillips di “cambiare gioco”, visto che con la Marvel la partita era persa?
    Solo perché la Marvel è in pausa si pensa che la povera Margot Robbie riesca, da sola, a garantire incassi anche con filmetti carini ma anonimetti come questo?
    Basta la sotto-voglia meta-filmica di associazione LunaPark/Cinema (o anche la sua metaforizzazione in mente che col gioco cresce e si libera) per rendere interessante il tutto?
  • Vedremo l’impatto del Batman di Pattinson…
    …di eventuali sequel del Joker di Phoenix e Phillips…
    …di eventuali rientri di Zack Snyder (poco probabili) o entrate di Abrams (per ora solo chiacchierati)…
    …e vedremo quanto avranno successo, e se verranno fatti, tutti gli spin-offs annunciati…
    …Vedremo quanto tutto questo influirà sull’efficacia e sopravvivenza di queste operazioni, alla Shazam! e Birds of Prey, tutte risate e poco più…
    …ma intanto, tocca vederle, in spregio a qualsiasi altro tentativo più intelligente (tipo il Joker di Phillips)…

Alla fin fine, intendiamoci, questo Birds of Prey non si guarda male, e gli attori ci credono tutti, ed è un film lavorato da gente che sa come fare, ma la sua natura di «passare un paio d’ore» in sguaiato edonismo privo di qualsiasi senso lo relega abbastanza nel «anche se non lo si vede, si sta parecchio bene lo stesso»

Il doppiaggio di Marco Mete usa stili e ontologie traduttive degne degli anni ’80: l’originale è straziato completamente in favore di un testo tradotto totalmente, anche nelle intenzioni, che Mete, uno degli istrioni più fantastici del nostro doppiaggio, vira tutto e assolutamente sul comico…

Il suo doppiaggio è come quello di Manlio De Angelis dei Goonies o quelli di Renato Izzo e Tonino Accolla per i film di Eddie Murphy: è un doppiaggio che le nuove generazioni si ricorderanno a mille, anche se si scoprirà ben presto che veicola tutto un altro film: un film con risatine e gorgheggi sovracuti che in originale non c’erano per niente…

e vabbé…

è sempre stato così, e l’efficacia comica c’è tutta, sicché forse non è bene neanche lamentarsi, visto che altri doppiaggi molto più aderenti risultano invece infruttuosi e meno “intrippanti” (vedi, per esempio, il doppiaggio di Francesco Vairano su Dark Shadows di Burton: fedelissimo ma con zero mordente)…

Io lo dico da tanto tempo che Domitilla D’Amico fa tutte le sue attici come se fossero delle bambine… gliel’ho anche detto su Facebook e lei ha negato tutto, naturalmente…
Qui, alle prese con una Harley Quinn del tutto bambinaccia, D’Amico ci precipita addosso tutte le sue macchiette infantili, fregandosene di ogni labiale, di ogni intenzione e di ogni costrutto…
Là dove Robbie è malinconica, grave e piangente, D’Amico è felice, acuta e “risatesca”… Mai una volta D’Amico accompagna le lacrime di Robbie con qualche intonazione, mai…
È un puro show edonistico di D’Amico espresso fuori da ogni misura…
Se paragonata con le colleghe (e io ho il sospetto che abbia lavorato in colonna separata) si sente che le altre (Chiara Gioncardi su Winstead, Elena Perino su Smollett-Bell e l’espertissima Anna Cesareni su Perez) acchiappano il mood facciale delle loro attrici, mentre D’Amico sovrasta Robbie proprio facendo un palinsesto su di lei, esattamente come faceva Accolla con Murphy (o come faceva Mete su Robin Williams rispetto a Carlo Valli? ma no, dai, forse no)…
Un male non sarà, certo, poiché a tanti piace il voce/volto, ma io, che del voce/volto mi interesso solo quando è valido, sono qui a rimpiangere una Margot Robbie “rispettata” da altre…
In questo ruolo così urlato ci avrei visto bene un’altra che a me non piace quasi mai ma che qui avrei sentito ottimamente con i suoi ludici sovracuti: Federica De Bortoli…
E ancora non capisco perché Domitilla D’Amico, sì bravissima e ottima, abbia fatto più carriera della secondo me più duttile Perla Liberatori (un’altra che, a mio avviso, avrebbe reso le lacrime di Robbie assai meglio)…

Anche Christian Iansante si sovrappone a Ewan McGregor facendo proprio Christian Iansante nel suo consueto ruolo, manieratissimo, di schizzato e sopra le righe… Anche Accolla, a un certo punto, faceva Accolla anche su altri attori… anche Roberto Chevalier, su molta gente tipo David Bowie e Michael Keaton, ha finito per fare Roberto Chevalier; e anche Claudio Sorrentino, alla fine, faceva Mel Gibson su tutti, anche su Jeff Bridges e Willem Dafoe… ma si trattava di defaillance episodiche in carriere lunghissime: Christian Iansante, invece, sembra abbonato a un unico ruolo e non si può doppiare Sam Rockwell (che, infatti, fu preso in considerazione da Yan prima di McGregor!) tutta la vita…
Mi auguro per lui che qualcuno lo usi come Nicoletta Negri lo ha usato sul Guy Ritchie di Memento, nel lontano 2000…
Qui su McGregor io avrei fatto fare il lavoro sporco a Pino Insegno… o a Giorgio Borghetti… o all’inossidabile Riccardo Rossi…

Benché, naturalmente, tutti gli appunti sulla distribuzione delle voci, e le mie varie preferenze personali, sono tutte sciocchezze: tutti i doppiatori, da me forse poco amati, hanno comunque tutti vinto un provino… per cui è inutile ciancicolare di gusti individuali (i miei!)

Leggetevi l’ottima recensione di My Mad Dreams!

4 risposte a "Birds of Prey"

Add yours

  1. Mel Gibson alla regia e la Watson con Harley per Suicide Squad mi mancavano proprio… ma l cosa terribile (o fantastica? Propendo per la seconda) è aver scoperto che Gosling poteva essere Joker! 😍
    Considerato il risultato complessivo, son felice che se lo sia risparmiato, ma che sogno sarebbe… magari in un film più “serio”.

  2. Secondo me hai scritto un post più interessante del film stesso, che è sempre la sensazione che provo quando ti leggo disquisire su film Marvel e DC… Di fatto, visto che quei film non li guardo, sono contento che li facciano solo per i tuoi post! :–D

    La Winstead comunque non solo non a sfondare, ma tranne rare eccezioni (Scott Pilgrim su tutte) è quasi sempre sinonimo di spazzatura, poverina…

    1. È gestita dal direttore del doppiaggio italiano. Il regista, ma, più propriamente, la produzione, mette bocca sulla scelta del doppiatore (tramite un provino audio di diversi candidati inviato alla sede centrale della produzione o alla sua sede estera nel paese di doppiaggio), e poi manda un impiegato, detto ‘supervisor’, a fiatare sul collo in sala di doppiaggio… Ma il ‘supervisor’, molte volte, non parla italiano, e fa appunti spesso idioti (ci sono aneddoti tali per cui un supervisor chiese di tradurre letteralmente «it’s raining cats and dogs»)…
      Ci sono stati casi, molto rari, in cui tutte le versioni straniere sono state fatte alla presenza del regista in tempi successivi (prima una poi l’altra) in un unico studio scelto dal regista: così faceva Stanley Kubrick, ed è stato “permesso”, per ragioni di costi, solo a pochi: hanno fatto così, certe volte, in produzioni milionarie, Ridley Scott e William Friedkin… Ma tutti, non parlando la lingua di traduzione, si sono sempre affidati a un direttore di doppiaggio madrelingua di destinazione…

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