Burton I (dal 1971 al 1988)

Tim Burton si è sempre descritto come un asociale outsider di Burbank, città “impersonale” (come Milano 2) dove la Disney costruì i suoi studi già nel 1940 (coi soldi guadagnati con Snow White)…
La sua infanzia e le geometrie spersonalizzanti di Burbank torneranno spesso nei suoi film, che cominciano a essere fatti molto presto…

Burton è nato nel 1958 e con i suoi amici, in Super8, gira un filmetto già nel 1971, a 13 anni… è The Island of Doctor Agor

Molti dei suoi esperimenti giovanili sono stati per molto tempo irreperibili nei magazzini personali o negli archivi delle major e delle emittenti TV fino al 2009, quando il MoMA di New York gli dedica una mostra retrospettiva artistica dove molti dei suoi shorts furono proiettati, spesso per la primissima volta…

Burton ha parlato molto della sua vita e del suo lavoro con il giornalista Mark Salisbury, nel 1995, in conversazioni che poi sono diventate il libro Burton on Burton, pubblicato a Londra da Faber & Faber e poi aggiornato nel 2008… In Italia, Daniele De Marinis l’ha tradotto per Feltrinelli nel 2010: Burton racconta Burton… senza questo libro, molto del lavoro di Burton sarebbe rimasto “oscuro”…

Assai attento a sviscerare le fonti ispirative di Burton (che io al contrario trascuro un po’) è Ian Nathan, Tim Burton. The Iconic Filmmaker and His Work. Unofficial and Unauthorised, London, Aurum/Quarto, 2016 e 2017: giornalistico, accurato, anche se uguale a mille altri…

Ho sempre trovato invece abbastanza brutto il castorino di Massimiliano Spanu, Tim Burton, Milano, Il Castoro, 1997 e 2007…

Altri libri cercherò di citarli là dove occorre…

Il piccolo Burton continua a fare filmettini, e disegna moltissimo… disegni spesso accompagnati a storielle malinconiche, di bambini incompresi e di mostrini vari, che finiranno in The Melancholy Death of Oyster Boy nel 1997 (pubblicato dalla Morrow di New York, parte del colosso editoriale HarperCollins; Nico Orengo lo traduce per la Einaudi di Torino nel 1998)…
E la Disney è lì, a due passi…

L’immaginario di un Burton impacciato è poco realistica per quel che sappiamo: riesce a far parte della squadra di polo della scuola… Si sa però che balbettava, e la cosa contribuiva a farlo ritenere “strano” dai compagni…

Si diploma al California Institute of Arts con diversi corti, che attirano l’attenzione del mondo dell’animazione, in una città dove l’animazione si respira… Suoi compagni di corso furono Rick Heinrichs, Brad Bird e Henry Selick…

Uno dei suoi primi lavori fu la collaborazione ai concept design del Lord of the Rings di Ralph Bakshi, nel 1978… fu assunto anche da Jim Henson, come animatore aggiunto delle marionette del Muppet Movie (di James Frawley, 1979)…
ma, ripetiamo, la Disney è lì…

La Disney sarà per sempre la mamma di Burton, così come la Warner Bros. sarà la sua matrigna…

LA DISNEY DEGLI ANNI ‘80
E la Disney che trova Burton è la Disney del 1979, afflitta dai pochi soldi, e da una seria crisi creativa… la gestione tutta risparmiosa di Wolfgang Reitherman, in essere dalla morte di Walt nel 1966, aveva portato sì buoni incassi, e aveva prodotto film dalle ottime sceneggiature comiche, ma aveva prodotto quei film con budget limitatissimi…
Anche se formalmente in carica fino al 1981, già dal 1977 Reitherman aveva lasciato andare ancora di più le cose e i suoi successori, assunti con criteri quasi “nepotisti” (vedi An American Tail), mortificavano molto il lavoro artistico degli animatori, e i migliori se ne andarono: Don Bluth e John Pomeroy furono i primi…
I registi “maggiori” dopo il ’77, al “soldo” dei nuovi presidenti “nepotisti”, furono Art Stevens e Richard Rich, che cercarono di differenziare la produzione (anche con diversi live action) per smarcarsi da una certa estetica dello zoo che Reitherman aveva un po’ imposto… Rich e Stevens cercarono anche di spendere un po’ di più per fare prodotti un pochino più “belli” oltre che divertenti… ma le cose non gli riuscirono…

THE FOX AND THE HOUND
Burton trova questa Disney qui, e lavora mal volentieri (con Selick) a un The Fox and the Hound (era dello staff di animazione della volpe Red) indeciso nel tono, avvolto nel dilemma se essere triste o bimbettaro, che riesce a uscire nel 1981…
Le volpi di Burton, abbastanza minacciose, non accontentano Richard Rich, che trova il modo di licenziarlo… Anche perché si dice ci siano stati alcuni problemi di condotta: Burton è uno strambo: si addormenta improvvisamente piegato sulla scrivania, si nasconde negli armadi per fare scherzi, gioca col suo stesso sangue a schizzare dappertutto (l’AIDS è ancora in fase di studio e pressoché sconosciuto ai più)… Sono cose che circolano e non si sa quanto siano vere, ma diverse foto di un Burton stranito, sanguinante dalla bocca per la rottura (o addirittura l’estrazione) di un dente fatta in modo “artigianale” (cioè si può dire che Burton “si strappava i denti”, brividi), circolano in rete…

TRON E BLACK CAULDRON
Nonostante tutto, Burton collabora anche a Tron (di Steven Lisberger, 1982), e a The Black Cauldron (ancora di Rich, 1985), ma sempre con problemi creativi… Ed è qui che la Disney rivela la sua natura di mamma per Burton… Nonostante gli evidenti problemi di “adempienza” al lavoro e le bislaccherie di comportamento, tutti alla Disney concordano che Burton ha talento, per cui non viene sbattuto fuori, ma gli viene accordato un minimo budget per condurre film sperimentali, tutti di Burton, per vedere cosa ne viene fuori… È in questo milieu che Burton fa i suoi primi capolavori, insieme a quello che sarà il suo amico di sempre, il compagno di scuola Rick Heinrichs…

VINCENT E LUAU
Il primo corto che producono è Vìncent (1982), il Burton più puro che ci possa essere, ancora oggi il distillato più pregiato di “burtonite”… Nello stesso anno, Burton gira anche Luau col compagno di scuola Jerry Rees (vi compaiono l’animatore Mike Gabriel, futuro regista di The Rescuers Down Under e Pocahontas, e altri amici, tipo il solito Rick Heinrichs, John Musker, futuro regista di The Little Mermaid, Randy Cartwright, animatore tra gli altri del tappeto magico di Aladdin, e Joe Ranft, un artista di storyboard e un attore vocale che Burton userà spesso e volentieri), che rimane un film “privato” e rimane una sciocchezza, tirata fuori solo per la mostra del 2009: è carino Burton nel ruolo di una perfida testa extraterrestre ostile nei confronti di un gruppo di idioti surfisti, e interessanti sono i “desideri” musical di certi scene (Burton aveva visto entusiasta Sweeney Todd a Londra nel 1980), ma rimane un divertimento per amici…
Vincent, invece, funziona come Momo per Michael Ende, il Concerto per pianoforte n. 1 per Čajkovskij, la Cavalleria rusticana per Mascagni… e come Eraserhead per David Lynch, un film con cui Vincent condivide il bianco e nero… Lynch è un autore con cui Burton ha in comune parecchie cose, in primis l’ondeggiare tra progetti features e, cadenzati nel tempo, progetti sperimentali short; in secundis l’amore per i freaks
In Vincent Burton e Heinrichs dimostrano alla Disney la loro carica fattiva, il loro know how supersonico, e anche il loro know why quasi nichilistico, horror, abbastanza “stragioso”, che la Disney ammette da subito di non sapere in alcun modo come vendere… Lo distribuisce come corto iniziale, prima del film Tex (con Matt Dillon), e lo fa partecipare a diversi festival, dove vince alla grande… E la tecnica c’è tutta…

HANSEL AND GRETEL
Grazie a Vincent, Burton trova applicazione in TV: Disney Channel gli affida una fiaba: Hansel and Gretel… Per questo film, la Disney gli “affibbia” una sorta di stagista produttiva, Julie Hickson, che riesce a contrattare una messa in onda per la seconda serata della sera di Halloween del 1983… E questo anche se Hansel and Gretel era comunque “spaventoso” e per niente adatto a Disney Channel… Julie Hickson è la prima musa produttiva di Burton… con lei realizza anche Frankenweenie (1984) e un primo adattamento, datato 1986, per un Batman, da dare alla Warner Bros…
Per la seconda volta con Victor Abdalov alla fotografia (dopo Vincent) e di nuovo con Heinrichs come partner creativo alla pari, Burton, in Hansel and Gretel, è più colorato, e anticipa tanto le storie di The Melancholy Death of Oyster Boy, libro che uscirà solo nel 1997, ma a cui Burton lavora fin dall’infanzia… È tutto girato con giocattolini automatici che si muovono, come Vincent era girato con giocattoli mossi a passo uno, ma ha anche degli attori, dei dilettanti asiatici (pare che Burton, in quegli anni, fosse molto affascinato dall’oriente, soprattutto dal Giappone)… Come Vincent, e come Eraserhead di Lynch, ancora vi si respira un’atmosfera più da installazione di arte contemporanea che da cinema…
Tra i giocattolini si intravedono tante tessere testuali e caratteriali di Burton: per esempio, c’è uno dei palloni del Joker di Batman, tanti mostrilli di Beetlejuice, di Nightmare Before Christmas, di Edward Scissorhands (come ci sono anche in Vincent de resto)… c’è anche un forno cattivone del tutto simile a quello di Sweeney Todd… la cosa curiosa è che tra gli scenografi, assistenti di Heinrichs e dello stesso Burton, c’è Catherine Hardwicke, futura regista del primo Twilight (2008)…
Hansel and Gretel è rimasto nella pancia della Disney fino al 2009 e nessuno lo aveva davvero mai visto… oggi possiamo scoprirci un Burton mai più così cromato (di solito la sua tavolozza contiene solo il bianco e nero, ma in Hansel and Gretel è quasi fauvistico), e un Burton sopraffinamente spaventoso, freudiano, e psichico… se fosse uscito sarebbe stato adorato quasi quanto Vincent, anche se è un Burton meno sincero e meno personale, meno coinvolto in uno schema di freak contro il mondo, e quindi meno filosofeggiante, anche se ha tutte le caratteristiche “catartiche”, di lotta della psiche, al punto giusto…
Naturalmente la tendenza paurosa, anche se in un special televisivo che nessuno ha visto, mette in crisi Disney Channel, che si pente amaramente di aver ascoltato Hickson e aver mandato in onda un simile horror!

FRANKENWEENIE
Julie Hickson, allora, riesce a convincere Burton a lavorare sui buoni sentimenti onde poter continuare a lavorare alla Disney, o anche per lavorare tout court, visto che difficilmente gli studios accetteranno la sua visione del mondo tragico-freudiana…
Frankenweenie, ancora girato con mezzi Disney con Hickson e Heinrichs nel 1984, è il primo approccio di Burton verso tematiche più “buone”… anche se plasmato dal mito di Frankenstein, la cornice infantile del corto è evidente, e la sapienza cinematografica si avverte in un migliorato stile, garantito da un budget più sostanzioso e da collaboratori professionisti anche attorici (alla fotografia c’è Thomas Ackerman, che Burton avrà anche in Beetlejuice, e per la prima volta Burton lavora con attori propriamente detti, da Barrett Oliver, già stellina dei baby actors, a Daniel Stern, Shelley Duvall, e perfino una esordiente Sofia Coppola, accreditata come Domino), che la Hickson riuscì a ottenere non si sa davvero come… La spinta “buona” non era comunque abbastanza per la Disney, che, come al solito, non sa come distribuire lo short; destinato a corto introduttivo di un re-release di The Jungle Book nell’estate dell’’84, viene spostato al dicembre ‘84 per una re-release di Pinocchio, poi al 1985, come intro di un film a basso budget della neonata Touchstone, Baby and the Secret of the Lost Legend

IL LICENZIAMENTO
Le cose quindi non vanno bene per Burton e intanto la Disney è cambiata: dal 1984 Michael Eisner e Jeffrey Katzenberg sono a capo di tutto e non vedono per niente di buon occhio lo spendere soldi per progetti che non si possono distribuire, per pezzi sperimentali e corti improbabili per niente marketable… Sono loro a licenziare Burton, e a lasciarlo solo nel mare di Hollywood…
E dire che Julie Hickson era riuscita a convincere Burton a fare di nuovo un soggetto “buono”: Nightmare Before Christmas… Burton parla del progetto con Henry Selick prima del licenziamento, ma il ben servito tarpa le ali a tutto…

AFTER HOURS
È forse con Julie Hickson che Burton muove i primi passi per farsi conoscere… Riesce a parlare con Joseph Minion, David Geffen e Griffin Dunne per dirigere After Hours (1985), che poi viene distribuito dalla Warner Bros. diretto da Martin Scorsese…
Dunne lo terrà presente per progetti futuri, e anche Geffen si ricorderà di Burton… [risale a questi anni il rumor che Steven Spielberg avesse per un attimo pensato a Burton per dirigere i Gremlins, attirato soprattutto da Vincent]

PEE WEE’S BIG ADVENTURE
Forse è proprio Geffen a segnalarlo al comico Paul Reubens alias Pee-Wee Herman, in cerca di un regista per il suo debutto al cinema…
Burton e Reubens vanno subito d’accordo… Tra loro c’è una sorprendente corrispondenza d’amorosi sensi che va avanti parecchio, anche dopo l’arresto di Herman per essersi masturbato in un cinema hardcore nel 1991 (Burton scrittura Herman nel 1992 per Batman Returns, per una particina minuscola, e nel 1993 per una voce di un personaggio di Nightmare Before Christmas, una parte abbastanza consistente)…
A quei tempi, Reubens era potente, e il film, in qualche modo, era “suo”, per cui gli fu facile “imporre” il giovane Burton come regista, per un film che Warner Bros. considerava routine dal budget più che limitato…
In Pee Wee’s Big Adventure, Burton non trova granché collaboratori adeguati, ma lavorandoci conosce Danny Elfman, che diverrà il suo alter-ego musicale per tutta la vita (sono solo 3 i film di Burton senza Elfman), e il caratterista Carmen Filpi, con lui in Beetlejuice (1988) ed Ed Wood (1994)…
L’atmosfera alla Fellini (con Elfman che rievoca Nino Rota), i colori di Hansel and Gretel, l’estetica un po’ di “plastica”, e un protagonista cattivello, infantile, che si muove in un mondo onirico e ha avventure strampalate: sono questi gli ingredienti di Pee Wee’s Big Adventure, che, stranamente, grazie al richiamo di Reubens, fa anche abbastanza successo!

IN PASTO A HOLLYWOOD (THE JAR, FAMILY DOG, ALADDIN)
Pee Wee esce nel 1985, e sembrerebbe la porta d’ingresso di Burton a Hollywood… ma le cose non sono idilliache…
Come succederà a Franco Amurri una decina di anni dopo, Hollywood tratta Burton come un regista bislacco, forse disposto a fare film per bambini: gli vengono offerte storie con gli animali che parlano (Amurri ne accettò una pur di lavorare, Monkey Trouble, nel 1994: un’avventura a Hollywood per lui disastrosa lavorativamente, anche se, a livello personale, non malissimo, poiché riuscì a fare una splendida figlia, Eva, niente meno che con Susan Sarandon), cose che lui rifiuta con sdegno…
I suoi rifiuti non vengono granché presi bene a Hollywood, ma intanto Burton ha fatto amicizie: Griffin Dunne lo chiama a dirigere The Jar, ventesimo episodio della prima stagione del reboot di Alfred Hitchcock Presents, che va in onda con Universal nel 1986… Shelley Duvall, conosciuta sul set di Frankenweenie, lo chiama per girare Aladdin nel suo Shelley Duvall’s Faerie Tales Theatre (primo episodio della quinta stagione), in onda su Showtime (Columbia Pictures) ancora nel 1986… e l’amico Brad Bird lo coinvolge nella realizzazione di Family Dog, 16esimo episodio della seconda stagione di Amazing Stories, serie di Steven Spielberg per la Universal: la puntata va in onda nel 1987…
In Family Dog, Burton porta Elfman e con Bird concorda un design abbastanza virato sulla caricatura cupa, congruente con i disegni che venivano loro bocciati una decina di anni prima alla Disney…
In Aladdin, Burton porta Heinrichs e Stephen Chiodo (amico dai tempi di Vincent) per le scenografie e ritrova i musicisti David Newman e Michael Convertino, che avevano musicato Frankenweenie… La storia fantasiosa e le scenografie teatrali e bidimensionali fanno pensare a un incrocio tra Frankenweenie e Hansel and Gretel
In The Jar, basato su una storia semi-horror di Ray Bradbury che l’originale Alfred Hitchcock Presents (1955-1965) aveva già trattato (il regista fu Norman Lloyd), Burton chiama Elfman, e trova lo sceneggiatore Michael McDowell, uno scrittore di libri fantastici per ragazzini, pubblicati in paperback, attivo dal 1979 e apprezzato da Stephen King, che lavorava per il cinema per sbarcare il lunario… Con McDowell la collaborazione sarà esaltante… McDowell è il primo sceneggiatore con cui Burton progetta questo mondo e quell’altro, in una furia creativa che però solo per l’1% trova effettiva realizzazione produttiva: una prassi che Burton replicherà con Caroline Thompson, Jonathan Gems, John August e Seth Grahame-Smith…
McDowell è intelligente, e per la Universal scrive una vicenda macabra, che Burton e la troupe televisiva illustrano con classe, ottenendo una tensione palpabile e genuina…
Forse il risultato di The Jar, insieme alla buona riuscita di Pee Wee’s Big Adventure, convincono la Warner Bros. a mettere Burton a lavorare su un suo progetto, invece che di affibbiargli gli animali parlanti…

PROGETTI PRIMA DI BEETLEJUICE: BATMAN
È intorno al 1985-’86 che Burton approfitta del benvolere della Warner per pensare a molti film: uno di questi è Sweeney Todd, il musical di Stephen Sondheim che aveva visto a Londra nel 1980 e che gli aveva ispirato il forno cattivo di Hansel and Gretel… Burton butta là la cosa a Sondheim, che si dimostra mediamente interessato, ma poi prevale l’idea di un altro progetto…
Dal 1986, lo abbiamo accennato, Burton comincia ad avvicinarsi al tanto chiacchierato Batman, che Jon Peters & Peter Guber stavano preparando almeno dal 1979 con Tom Mankiewicz e che cercava un regista… Burton scrive un trattamento con l’amica Julie Hickson, ma le cose vanno a rilento, mentre Peters & Guber cercano altre strade, anche al di fuori della Warner Bros. (si approcciarono al progetto anche Ivan Reitman, con Bill Murray come Batman, David Niven come Alfred, William Holden con Gordon e perfino David Bowie come Joker; Joe Dante, che pare ereditare il progetto di Reitman dopo la morte di Niven e Holden; e l’amico di Mankiewicz, Richard Donner, che propose Mel Gibson come Batman)…
Nel 1987, Burton lavorava ancora a Batman, con un nuovo sceneggiatore, Sam Hamm, quando David Geffen, conosciuto due anni prima per After Hours, lo contatta per realizzare una sceneggiatura di McDowell, col quale si era trovato tanto bene…

PREPARAZIONE DI BEETLEJUICE
La sceneggiatura è Beetlejuice, e McDowell l’aveva venduta a Geffen con in testa un film cupo e horror, con incidenti mortali violenti e con demoni volanti tutt’altro che amichevoli… Geffen non riusciva a piazzarla e aveva già ottenuto rifiuti seri dalla Universal quando contatta Burton… La Universal aveva già imposto riscritture edulcoranti a Larry Wilson, e aveva già quasi allertato Walter Hill per la regia prima della chiusura del progetto; anche Wes Craven fu preso in considerazione per dirigere…
Dato che Batman va a rilento, Burton comincia a lavorare a Beetlejuice di buona lena, supervisionando le riscritture commissionate (forse da Geffen) a Warren Skaaren, con cui Burton si trova bene… Skaaren trasforma definitivamente il soggetto da horror a commedia, e quindi rende lo script appetibile per le major: a comprarlo è ovviamente la Warner Bros., che ha Burton a libro-paga per Batman e che è felice di “testarlo” davvero e vedere se il successo di Pee Wee’s Big Adventures era stato un caso fortunato o il frutto di vero talento organizzativo…

IL MATRIMONIO
Il lavoro a Beetlejuice è inaugurato anche da un evento personale molto importante per Burton…
nel 1987 si sposa…
con un’artista tedesca, Lena Gieseke…
o almeno, che è artista lo dicono tutte le biografie disponibili ma del tutto reticenti sull’argomento… Il Tim Burton di Antoine De Baeque (tradotto da Silvia Mondino per la Lindau di Torino nel 2007) è un pessimo lavoro, assai elementare… forse migliore il Tim Burton. Una biografia non autorizzata di Ken Hanke (tradotto da Bianca Piazzese ancora per Lindau nel 2001), ma, non essendo “autorizzata”, rischia di esondare nel pettegolezzo… anche perché Burton dimostra di parlare molto mal volentieri e del suo privato in generale e del suo matrimonio in particolare… con Salisbury va nel privato solo per chiarire che l’amore tra lui e Helena Bonham Carter sbocciò dopo Planet of the Apes (2001) e non durante, e che un affair già in essere sul set che mandò in bestia la legittima compagna Lisa Marie (che appariva nel film, come in tutti quelli girati da Burton durante la loro liaison), era del tutto inventato dai giornali scandalistici… ma sul matrimonio, e poi sul divorzio, Burton tace del tutto anche con Salisbury…
E Salisbury, di suo, dice che lo sposalizio c’è stato nel 1989 e non nel 1987… e con lui tanti altri (anche il Castorino di Massimiliano Spanu)… anche la data del divorzio fluttua: per alcuni divorziano nel 1991, per altri nel 1993… Perciò si sa poco di Lena Gieseke… cioè, tecnicamente, non si sa proprio niente… Certo è che l’esperienza matrimoniale non si dimostra adatta al carattere di Burton, che non si risposerà più, né con Lisa Marie né con Bonham Carter (anzi, si dice che con Bonham Carter, l’unica con cui ha fatto dei figli, non abbia mai neanche davvero convissuto: pare che avessero case e appartamenti sempre separati nelle loro abitazioni in Francia e in Inghilterra)…

CASTING DI BEETLEJUICE
Dopo il matrimonio, Burton lavora a Beetlejuice… Oppure, a seconda delle date, il matrimonio occorre in Inghilterra alla fine della lavorazione di Batman
In Beetlejuice, Burton trova gli attori Michael Keaton, Jeffrey Jones, Catherine O’Hara, Glenn Shadix, Sylvia Sidney e Winona Ryder, e ritrova Thomas Ackerman (che aveva fotografato Frankenweenie) e Aggie Guerard Rodgers (la costumista di Pee Wee’s)…
Vorrebbe tanto scritturare lo scenografo Anton Furst, il genio di Full Metal Jacket di Kubrick e The Company of Wolves di Jordan, ma è impegnato proprio con Neil Jordan in High Spirits
Al ché, Burton contatta Bo Welch, colui che, con la sua squadra (l’art director Tom Duffield e il set decorator Cheryl Carasik), disegnerà molto dello zoccolo duro della produzione più autentica di Burton…

STILE DI BEETLEJUICE
In Beetlejuice, come in Vincent, si comincia a respirare un profumo di Burton autentico, gratificato dalla durata adeguata e da un budget da rispettare…
Welch dà alle finora abbastanza cartapestose scene di Burton una volumetria concreta, praticabile e tridimensionale, sbalzandole dall’affascinante ma in fin dei conti amatoriale impianto da “fondale” che hanno finora avuto… Ma Welch non fa altro che migliorare ambienti e idee visive del tutto burtoniane, desunte da Vincent e Hansel and Gretel, che rimarranno sempre i “serbatoi” creativi di un Burton che, come Giacomo Puccini, o come il cinema stesso, sembra aver *inventato* tutto quello che poteva *inventare* nei primi 5 anni di attività creativa: *invenzioni* che poi non fa altro che rielaborare…

THE BIO-EXORCIST
Beetlejuice è il primo vero film burtoniano, dopo Vincent, a occuparsi di un drammatico scontro relativista tra visioni del mondo, quello rassicurante e quello bizzarro… l’amalgama tra i pantofolai Maitland e i bislacchi Deetz, così come tra il pastelloso paesino e il fantasioso al di là, è il tema centrale del film: gli organismi sembrano non parlarsi e rendere infelici molti outsiders, persone “strambe” che non si trovano bene nel pantofolamento pastello della vita reale, e mostrini arraffoni che si trovano male nella bislaccheria dell’al di là
Lydia e Beetlejuice sono quasi gli emblemi della “contrapposizione” tra mondi diversi, e sono due sistemi di soluzione speculari: Lydia è affascinata dal macabro e quindi accetta di condividere lo spazio con tutti i mondi possibili mentre Beetlejuice vuole conquistare, anche con la forza, il suo posto nei mondi… Lydia è il primo personaggio darkone di Burton, come ce ne saranno tanti, e Beetlejuice è la prima (dopo il timido abbozzo di Pee Wee) incarnazione dell’istinto eslege burtoniano, la prima attestazione di anarchia gotico-cupa prodotta da un mondo ineguale…
Beetlejuice è un film saturnino e divertente, ridanciano ma dallo stile insolitamente scuro e peculiare, in qualche modo poco confortevole e mai rassicurante, che illustra una vicenda solare ma riflessiva, tersa ma anche complessa, e comunica la necessità di una accettazione di uno scanzonato meltin’ pot, di un mondo plurale e, pur differenziato tra “bene” e “male”, pianamente convivente nella serenità…
È davvero il primo grande messaggio burtoniano…
Il Castorino di Massimiliano Spanu ci trova anche alcune tessere metacinematografiche: l’insistere di Sylvia Sidney sulle «cose semplici» atte a rendere la spooky house spaventosa per i Deetz, Spanu lo connette con un cinema “semplice”, quasi “primitivo”, che ritrova in molti espedienti fotografici fatti da Burton, Welch e Ackerman: un cinema “autentico” simile a quello che lotterà contro i mostri digitali in Miss Peregrine, 23 anni dopo… Si potrebbe aggiungere a questo proposito la foto che Lydia scatta ad Adam e Barbara, e che Adam è sicuro che valga come prova della loro esistenza, mentre invece è solo una foto, solo “cinema”, quindi, di per sé, fasulla (e Barbara, simpaticamente, rinfaccia ad Adam il suo aver posseduto da piccolo una foto dell’inesistente Bigfoot)

NOTE DI CASTING
Uscito nel 1988 insieme ad altri due ghost movies agguerritissimi (Scrooged di Richard Donner, che fu musicato, tra l’altro, dallo stesso Elfman, e il già citato High Spirits di Jordan), ebbe una lavorazione molto veloce ma non priva di complessità: Keaton girò tutte le sue scene in sole due settimane, e le star Alec Baldwin e Geena Davis si trovarono malissimo con lui: Keaton improvvisava e loro no, e Burton andava dietro a lui e non allo script (Geena Davis e Keaton sono tornati a lavorare insieme nel 1994 in Speechless di Ron Underwood)… Il casting per Lydia ebbe problemi, molte attrici dissero di no (Jennifer Connelly, Lori Loughlin, Diane Lane, Sarah Jessica Parker, Brooke Shields, Justine Bateman, Molly Ringwald) e alla fine anche Juliette Lewis, che sembrava invece, sulle prime, interessata (Burton poi farà due film con Sarah Jessica Parker)… Anche Geena Davis non fu la prima scelta, Burton contattò prima Kristy Alley, poi Goldie Hawn, Sigourney Weaver (che farà il provino anche per Catwoman in Batman Returns nel 1992, ma alla non riuscirà mai a lavorare con Burton), Laura Dern e Linda Hamilton…

Su Beetljuice vedi anche Tony

Continua in Burton II

2 risposte a "Burton I (dal 1971 al 1988)"

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  1. bell’approfondimento…
    mi mancano i lavori giovanili (i corti) e la lettura del libro Burton on Burton (che pure ho nella mia libreria, ove giace intonso)…
    per il resto, grandissimo film Beetlejuice e aspettiamo la continuazione del viaggio ;-)

  2. Fantastico!!!

    Intanto mi sono letto questo primo passo, poi appena ho tempo continuo con il resto, grande Nick!!! Super interessante tutto, io non sapevo il 90% delle robe che hai scritto… Grazie!!!

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