Shin Godzilla

Al netto di Shin Godzilla, fino a oggi io avevo considerato Hideaki Anno nella parabola discendente della sua carriera… un po’ come era per George Miller prima di Mad Max: Fury Road

Era da paragonare, secondo me, a Joss Whedon, John Landis, o, ancora più precisamente, a Franz Liszt, con i primi lavori super bellissimi, e gli altri, via via, sempre meno, fino alla merda…

I primi tre lavori, comunque, da soli, bastavano a consacrarlo senza ombra di dubbio tra gli autori più importanti degli anime giapponesi, insieme a Osamu Tezuka, Osamu Dezaki, Rintaro e Hayao Miyazaki (il suo maestro), senza esagerazione [so che tra i grandi non sto considerando Kunihiko Ikuhara, Mamoru Oshii, Katsuhiro Otomo e Yoshiyuki Tomino, ma, vabbé, de gustibus — dato che sono andato a gusto è anche tanto che non ci ho messo Osamu Kobayashi, regista di Orange Road e dell’Incantevole Creamy]

e quei tre lavori furono:

Nadia del mare fantastico – Il mistero della pietra azzurra, 1990

Neon Genesis Evangelion, 1995

Le situazioni di Lui & Lei, 1998

poi girò alcuni film live action, a me sconosciuti, ma mi dicono molto sperimentali e godibili (non credo siano mai stati distribuiti fuori dal Giappone, neanche in altri paesi asiatici, ma non ne sono certo), e poi, ecco la merda…

come Whedon, dopo Buffy, si è messo a farfugliare con The Avengers, e farfuglierà di nuovo, e forse peggio, con Justice League [N.B.: Justice League era in mano a George Miller, poi è subentrato in pianta stabile Zack Snyder, al quale, però, pover’uomo, devono essere giunti tutti insieme e senza preavviso i numerosi accidenti che gli amanti del cinema vero gli mandano da tanti anni, a causa dei suoi film orripilanti: gli si è suicidata la figlia! – ha tentato di dimenticare il dolore lavorado, ma alla fine non ce l’ha fatta, e ha lasciato tutto a Whedon], dove farà sicuramente cose autoreferenziali deficienti…

come Franz Liszt, dopo la conversione al cattolicesimo, si mise a fare  le sonate trascendentali pallosissime…

come loro, Anno si è rimesso a rimestare Evangelion, facendo forse anche peggio di loro, poiché Whedon con gli Avengers e Liszt con le sonate trascendentali, bene o male, facevalo altre cose rispetto a quanto avevano fatto prima, mentre Anno rimasticava cose già fatte!

Come se Whedon avesse rifatto Buffy o Liszt avesse fatto di nuovo Les Préludes

Le rimasticate di Anno su Evangelion sono tante:

  1. Evangelion: Death & Rebirth, 1997: un rimontaggio delle puntate dell’anime indigeribile
  2. The End of Evangelion, 1997: tanto voluto dai nerd di merda che si erano affezionati al contingente della trama dell’anime invece che alla sua, molto più importante, metafora psicanalitica [ricordiamo che Evangelion, nel 1995, era il primo lavoro di Anno dopo una depressione durara anni: era il suo lavoro psichiatrico e non un trastullo evasivo qualsiasi… era come il secondo concerto per pianforte di Rachmaninov], The End of Evangelion accontenta le passioni del pubblico con un film violentissimo, in cui, nizzole e nazzole, si ribadisce la stessa trama dell’anime, in modo molto più spiattellato ma comunque ben lungi dall’essere risolutivo (le metafore psicanalitiche non possono essere “spiegate” più di tanto)… chi ci cercava motivi esatti, rivelazioni sulla provenienza/scopo degli angeli cattivi, o dettagliati resoconti sui significati degli Impacts è rimasto senz’altro deluso, poiché realizzare queste richieste avrebbe trasformato Evangelion in Guerre stellari, nel Signore degli anelli: in un mondo “concreto” (e di conseguenza idiota) e non in una allegoria dell’esistenza… Anno non ha commesso questo errore, però l’allegoria l’ha spiattellata comunque, in modo proprio didascalico (Shinji che si rifiuta di essere iglobato dalla Rei-grande è lo stesso Shinji che si rende conto di “vivere un po’” nell’ultima puntata dell’anime, solo che là ci aveva fatto pensare e commuovere, mentre qui ci fa solo ridere: tutte le metafore di Bildung si annacquano quando vengono insistite o rivelate: se Moana avesse spiattellato la metafora come ha fatto Anno, sarebbe stata solo una serie TV con una bambina che cresceva: bella merda), e, inoltre, ha spianato le vicende di molti personaggi, praticamente distruggendoli in fatto di story arc (Misato, per esempio, da allegoria del doloroso diventare adulti, diventa semplicemente una lagnosa isterica [bacia sulla bocca Shinji prima di venire sanguinosamente uccisa, con una crudeltà davvero gratuita], e Asuka, da perfetto simbolo della crisi adolescenziale inconsolabile, diventa una normalissima mammona [le paturnie depressive, così inestricabili nell’anime, nel film si risolvono in cinque secondi appena si scopre che nello 02 c’è l’anima della mamma: nello scoprirlo, Asuka vola felice come Sandy dai mille colori: che brutta fine per un personaggio così bello e oscuro])
  3. Rebuild 1.0: You are (not) alone, 2007: dopo 10 anni da The End of Evangelion, Anno si rende conto che Evangelion è l’unico vero modo per fare i soldi, poiché, comunque, il pubblico si puppa tutto… e quindi decide di far puppare al pubblico scemo un intero rifacimento in 4 capitoli della serie… il primo episodio è praticamente uguale ai primi 6 episodi dell’anime, identico: cambiano solo due o tre forme degli angeli… una presa per il culo per fortuna mai distribuita nei cinema italiani…
  4. Rebuild 2.0: You can (not) advance, 2009: stavolta cambia proprio la trama, che da quella dell’anime evolve in un ancora più impillaccherato ginepraio oscuro e fumoso, con nuovi personaggi (Mari Illustrious Makinami è carina, ma è anche una odiosa combinazione tra Asuka e Rei: un ibrido poco rassicurante), e con innuendo a quelle voglie dei nerd (provenienza/scopo degli angeli, cronologia e significato degli Impacts) solo complicati e ovviamente svelanti un bel nulla: la strategia classica dello specchietto per le allodole di qualsiasi lavoro seriale (non puoi rivelare davvero: uno, perché non c’è nulla da rivelare in una metafora se non la metafora stessa; due, perché se riveli poi hai poco materiale per i capitoli successivi)…
  5. Rebuild 3.0: You can (not) redo, 2012: qui Anno perde la brocca, dà di barta, svariona e rincoglionisce completamente. Nessuna trama e solo decine di minuti di combattimenti privi di senso… Rebuild 3.0 è proprio come le sonate trascendentali di Liszt: ci sono da apprezzare le cose tecniche, ma sono cose che per lo spettatore comune non significano nulla: sono pura masturbazione… Le innovazioni sulla tecnica di animazione ci saranno tutte, e sicuramente saranno utili per lavori a venire (come l’atonalità delle sonate trascendentali di Liszt, solo virtuosistica, fu la base per Strauss, Mahler e Schoenberg), ma ciò non toglie che due ore di combattimento, pur animato benissimo, sono davvero troppe… E stavolta ci hanno anche fatto pagare, poiché Nexo lo ha distribuito nei cinema italiani!
  6. Rebuild 3.0+1.0, che dovrebbe essere l’ultimo, per fortuna non è ancora stato ultimato, e, forse, spero, non lo sarà mai… confido si siano resi conto che il livello di parossismo del terzo era atroce…

Durante queste rimasticazioni di Evangelion, Anno si è dedicato a una manciata di altri progetti: Cutie Honey (2004), altri film live actionAbenobashi (2002, carino, ma non di più: è una maniera dell’Anno di Nadia: godibile, ma robetta: e la regia non è di Anno, quindi è meno fascinosa); ha aiutato il suo maestro Miyazaki prestando la voce al protagonista di Si alza il vento (2013, da noi nel 2014), ha lasciato il suo studio (la Gainax, quello dei suoi primi tre lavori citati e di Abenobashi) per fondarne un altro (la Khara, con cui ha fatto il Rebuild)

Con il Rebuild così odioso, mi aspettavo, come dicevo all’inizio, un Anno adagiato nei soldi facili dei remake di Evangelion, compiacente il suo pubblico di idioti a vita… con i suoi lavori migliori live action impossibili da carpire perché non distribuiti…

Quando invece vedo Anno fare qualcos’altro, e quel qalcos’altro arrivare in Italia, mi sono icuriosito… benché avessi la fifa di trovarmi davanti un Godzilla in stile Rebuilt: sei ore di combattimenti e picchiamenti senza trama…

E invece, lontano da Evangelion, Hideaki Anno risorge come AUTORE maiuscolo…

Ritorna con tutti i suoi tic e le sue manie, quelle incontrovertibili del suo stile visivo (gli omissis di un narratore onniscente che organizza sia le riprese oggettive, sia quelle soggettive di POV e video amatoriali testimonianti; le simmetrie delle immagini; i frame che tagliano il volto dei personaggi), del suo stile narrativo (un mostro sconosciuto e incomprensibile che arriva inaspettato a devastare tutta la vita come la conosciamo; l’illustrazione delle magagne burocratiche; le metafore psicologiche), del suo stile di messa in scena (le musiche uguali usate per situazioni uguali)…

Ovviamente Evangelion è la base, trattandosi comunque del suo lavoro più personale (quello arrivato, come si diceva, dopo la depressione: anche i concerti per pianoforte di Rachmaninov successivi al secondo sono tutti una continua citazione del secondo), e a Evangelion si rifa tutto quanto: la trama, i personaggi, le musiche (si usano proprio le stesse tracks), i tagli dei frame, la metafora psichica, la satira burocratica, l’aiuto regista (Shinji Higuchi, da sempre vice di Anno con Masayuki e Kazuya Tsurumaki)… Ma vedere tutto questo applicato a un altro soggetto, sì sempre lo stesso, ma comunque diverso dalla stessa melma ormai appiccicaticcia dei seguiti e remake ufficiali, è stato una gioia…

Ho visto un autore rinato, riposizionato nel suo ruolo di narratore per immagini, e non più nelle vesti di un perculatore di pubblico, di uno sfruttatore, un piazzista di quanto già fatto…

Ha fatto veramente come George Miller in Mad Max: Fury Road, anche se, rispetto a Miller, è comunque meno godibile: Shin Godzilla è molto prolisso (ma anche questa è una cifra di Anno: è prolissa Nadia: ricordatevi le tante puntate sull’isola deserta che allungano il brodo a mille; è prolisso Lui & Lei: la felicità è raggiunta da tutti i personaggi in modi simili, e la cosa è ridondante a mille), e sottolinea spesso le stesse cose molte volte (in molti personaggi), e questo incrina la sua “perfezione”, ma per il resto c’è tutto…

C’è l’allegoria dell’esistenza: lo stato Giapponese funziona come il corpo umano, che deve reagire quando giungono i pericoli sconosciuti della crescita (Godzilla si estende sempre di più), del dolore (Godzilla, spesso, sembra evidentemente soffrire), del cambiamento (Godzilla si evolve ogni volta), e deve reagire bypassando il SuperIo, le costrizioni, le assurdità dei tentennamenti e dei preconcetti (la burocrazia e i cerimoniali dell’apparato amministrativo), in modo però congruente al non distruggere le cose buone che comunque quegli apparati e preconcetti hanno in sé, come l’educazione, la tradizione, il rispetto per tutti…

Geniale il far derivare Godzilla da un giapponese, e dalle scorie nucleari degli stessi giapponesi, a simboleggiare che il problema è tutto interno, è tutto self, è tutto within… e che la soluzione è quindi Fa ciò che vuoi, il vecchio Tu Was Du Willst della Storia Infinita di Ende (autore già citato da Anno in Lui & Lei, e famosissimo in Giappone: la sua seconda moglie era giapponese [la prima, Ingeborg Hoffmann, è sepolta a Roma]), equivalente al Do-As-You-Please di V for Vendetta o ai dettami di Lev Tolstoj: la semplice libertà individuale che deve condirsi e armonizzarsi con le libertà di tutti, con le libertà di tutte le pulsioni della mente, così come con le libertà delle altre persone… e si armonizza solo *verificando* e *implementando* ciò che si vuole (ciò che si desidera, ciò che si sogna) con la realtà, realtà interna nostra e realtà esterna di tutti… col risultato maggiore di aver castrato l’ambizione, la voglia di tornaconto personale, l’arrivismo… e col risultato minore di aver dato voce a quelle istanze innovative, “eretiche”, che spesso si reprimono troppo (la squadra speciale risolutiva è tutta fatta di geekoutsiders: tra loro fa un camero niente meno che Shin’ya Tsukamoto in veste di biogolo eterodosso)…

Si può reagire con rabbia, eruttando violenza (bombe e missili), ma poi il problema lo risolvi con la calma, con lo smussare, e anche con i sacrifici: Godzilla viene congelato con pianificazione innescata dall’intelligenza e dallo studio, e con la dolorosa morte “necessaria” di alcune cose (cellule vecchie, vecchie convinzioni, orgogli, infantilismi, e, ripeto, ambizioni ed egoismi)…

Inoltre, la crescita interiore e la calma raggiunta devono comunque sempre essere coltivate, in vista di prossime crisi, alle quali si potrà reagire grazie all’esperienza di quella appena passata (vedi il finale in cui si vede che da Godzilla sono nati, o stavano per nascere, o nasceranno, tanti godzillini pronti ad arrivare: la vita e i suoi probemi non finiscono mai, ovviamente)

A livello esterno, Shin Godzilla è anche la metafora della ricostruzione, con la consueta allegoria del rialzarsi dopo una caduta…

e una metafora del Giappone, mostrato in tutte le sue idiosincrasie, in tutte le sue complessità e assurdità, e in tutte le sue giustificate paure del mondo, dell’America, con il risentimento e voglia di rivalsa ancora inesauste per le ingiustizie subite nel secondo dopoguerra, con ferite anche freschissime e dolenti, quasi quanto quelle della Shoah… e anche in tutta la sua voglia distorta di comunicazione col mondo, senza pregiudizi e senza elitarismi… Shin Godzilla è interessante anche dal punto di vista etnologico e storico per chi ha voglia di indagare il paese del Sol Levante…

[che sia detto tra parentesi:

i problemi del Giappone derivano dalla Seconda Guerra Mondiale, dai patti con la Germania e dalle prevaricazioni degli americani…

Anno ha additato altre volte i problemi del Giappone come risultato delle connivenze coi nazisti:

in Nadia, Gargoyle (Argo) smuove mari e monti in una guerra atroce, poiché così è convinto di far primeggiare una razza superiore, gli atlantidesi, di cui si crede l’erede… alla fine scopre di essere solo un umano… — Anche Hitler fece una guerra perché si credeva erede di una razza superiore: è perfettamente riflesso in Gargoyle

In Evangelion, tutta la società è una metafora mentale, e difatti i gangli di potere si chiamano Nerv, Gehirn e Seele, ovvero Nervo, Cervello e Anima. E questa è la metafora, ovviamente mai compresa dai nerd; e poi c’è il livello più superficiale, che stavolta i nerd hanno cavalcato fin troppo. Il livello che vuole che quei gangli di potere abbiano nomi tedeschi, quasi a simboleggiare, di nuovo, come il potere nipponico sia frutto di un losco (in quanto segreto) patto con i teutonici… Una allegoria interessante che identifica il nazismo con l’inconscio, con il male dentro ognuno di noi…]

Da leggere c’è anche una voglia di sublimazione dell’energia nucleare, nella speranza che possa finalmente approdare al sogno della fusione, pulita e senza pericolose scorie (dream on, Giappone)

Alcuni personaggi sono odiosetti (come molti anche in EvangelionLui & Lei), ma il protagonista non è calibrato male, e la sapienza di Anno è efficacissima nell’illustrare l’orrore del mostrone: mostrone molto plastico e perfettamente amalgamato con il girato (molto più che in Animali Fantastici, per capirsi), ma che in definitiva rimane in qualche modo artigianale in se stesso, e sono proprio i tagli dei frame di Anno, e la sua sinergia tra immagini, montaggio e musica (del fido Shiro Sagisu, con gustosi inserti del tema originale del Gojira di Honda del 1954, opera di Akira Ifukube) a renderlo spaventoso, o straziante, o cataletticamente incomprensibile, davvero un adynaton magistrale…

Il pubblico nerd mio compagno di sala, ha avuto da ridire sulla poca spettacolarità del mostro in se stesso: come al solito i nerd non perdono mai occasione di palesarsi come un pubblico stolto e incapace di andare al di là della superficie…

Naturalmente il mostro è immobile e fermo, poiché così sono i problemi della vita: macigni che rimangono lì, fissi, di grandezza titanica, immobili ma pronti a colpire in ogni momento, e il Godzilla di Anno li simboleggia alla perfezione! Perché mai chiedere a questo simbolo di oggettivizzarsi troppo con “realismi” (altezza, peso, scopo, movimento) inutili (quelli a cui il nerd sembra prestare esclusivamente attezione: il nerd è attento solo alle dimensioni e alle durate, mai alla sostanza: un vero maschio archetipico odioso, vedi anche Covenant Cubo)?

Il doppiaggio di Fabrizio Mazzotta regala ottime caratterizzioni ed è preciso nell’adattamento, e il lavoro non è affatto facile: alcuni scarti ci sono (doppia il giapponese anche quando questo parla inglese, facendo quindi parlare inglese ai doppiatori italiani: la cosa però non è per nulla sbagliata a livello metodologico né a livello sonoro, visto che i giapponesi parlano un pessimo inglese, quasi pessimo come quello di noi italiani), così come certi gigioneggiamenti (Valentina Mari, molte volte maestra di misura, qui ogni tanto straborda), ma dé, sfido chiunque a fare di meglio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: