Spider-Man: Homecoming

I film dell’Uomo Ragno fanno tutti schifo, c’è poco da fare…

Forse i migliori sono quelli degli anni ’70, con Spider-Man con gli occhiali da sole a specchio e con il montaggio ellittico (che taglia molti fotogrammi) per rendere la velocità dei blandi combattimenti…

Quelli di Raimi fanno vergogna: il primo è una ricopiatura letterale del Batman di Burton (Danny Elfman scrive una musica identica, e c’è perfino una scena con i palloni da festival ugualissima a quella dei palloni del Joker di Nicholson), il secondo è un affastellamento di situazioni esagerato (la soap-opera, il cattivo/buono, Franco che c’ha le visioni), e il terzo anche di più… Sono film in cui è impossibile capirci qualcosa, con combattimenti lunghissimi e spessissimo risolti con effetti speciali del menga (la prima volta che Spider-Man schiva i dardi di Goblin, tutto in CGI, sembra un pupazzo di gomma che vendono nei compartimenti dell’Autogrill successivi al discount alimentare coi prosciutti) — e l’idea di fondo era di fare dell’Uomo Ragno una specie di Gesù incapace di stare con la sua Maria Maddalena (Mary Jane) perché impegnato nel salvare il mondo, impegno in cui veniva coadiuvato dall’intera popolazione newyorkese, con effetti per lo meno ridanciani (con il panzone che restituisce la maschera caduta a Maguire dicendo estatico: «non lo diremo a nessuno», tutto commosso: scene che lasciano perplessi)

Dei due di Webb ho visto solo il primo, con Emma Stone e di nuovo la soap-opera (t’amo non t’amo) che ci aveva ammorbato con Raimi: Webb gestiva bene la soap-opera (con tanto di babbo entrante, e cioè Denis Leary) ma poi, evidentemente incapace di amministrare le scene d’azione, ha risolto con la solita cristologia di Raimi e con la solita New York pronta a schierarsi al fianco dell’eroe (stavolta con le gru degli operai che si posizionano per favorire le evoluzioni aeree di Garfield: il capo gru è perfino il vecchio C. Thomas Howell, anche lui con gli occhi lucidi mentre si appresta a guidare il macchinario per aiutare il supereroe)

Insomma lo schifo dello schifo, che si è protratto dal 2002 al 2014, proprio mentre tutto l’universo Marvel viaggiava progressivamente verso la merda. Dal primo X-Men carino di Singer (2000), si passava agli abbiamo detto modesti uomini ragno di Raimi (2002), a cui seguì un’anarchia dell’idiozia con DaredevilGhost RiderHulkThe PunisherI Fantastici Quattro, roba che è da considerare al pari della tortura… L’Iron Man di Favreau (2008) e il Thor di Branagh (2011) furono i prodotti migliori della produzione, e, a mio avviso, continuano a essere i film più belli della Marvel, poiché già i loro seguiti sono uno schifo: il Capitan America di Johnston (2011) era criminale, e l’universo Marvel successivo all’acquisto Disney, inaugurato dagli Avengers di Whedon (2012), ci ha regalato la cacca della cacca in fatto di film. Cacca dovuta da allora in poi anche alla standardizzazione massiccia, tale da non riuscire più a distinguere un film Marvel dall’altro… I Guardiani della Galassia si mescolano a Doctor Strange, e Thor e Hulk si interscambiano tra le risate lobotomizzate del pubblico onnivoro…

I problemi dell’universo Marvel sono anche dovuti a devastanti casini distributivi: gli X-Men continuano a essere della Fox, Spider-Man della Columbia (e cioè della Sony), i primi film erano Paramount, poi è subentrata la Disney che tutte le volte deve smuovere i legali per accordarsi con le altre majors… Gli X-Men, sotto la Fox, hanno continuato a evolversi in un ambiente staccato dal resto dei film Marvel, ma non meno pestilenziale: i seguiti incentrati su Wolverine sono anche peggiori degli Avengers, e a un X-Men: First Class più che decente si sono affiancati subito i rigurgiti mefitici di Singer (Days of Future Past Apocalypse: sfido chiunque a vederli, soprattutto il secondo, e a non imprecare come un dannato tutto il tempo)

Chi ha letto l’appena linkata recensione del Doctor Strange (o la più recente su Wonder Woman) sa che io odio questi film per molti motivi, ma soprattutto 1) perché sono reazionari, 2) perché sono infantilisti…

partiamo dal secondo punto, l’infantilisimo…

In Spider-Man: Homecoming, l’infantilismo c’è a bizzeffe, ovviamente, ma quello che è azzeccato, stavolta, è che è nel posto giusto… spero di spiegarmi:

se vedi Downey jr., a sessant’anni, che gioca a fare Iron Man come un bimbetto… o se vedi Thor, a cinquant’anni, che gioca a picchiarsi con Hulk… o se vedi Strange, ormai di mezza età, e con la faccia di gomma, che gioca con l’anellino come mia cugina di 6 anni (e queste cose capitano in ogni film marvelliano), ti cascano per forza i coglioni: perché è infantilismo fine a se stesso, è infantilismo per l’infantilismo! È la perpetuazione della bimbominkianza for life, denunciata da J-Ax; la perpetuazione della dimensione pre-razionalistica della vita, che illustra ogni aspetto del vivere come ludico, pazzesco, e, cosa raggelante, PRIVO DI CONSEGUENZE E DI DOLORI…

questa è la cagata maggiore dei film Marvel…

in Homecoming, però, il protagonista ha 15 anni! È EFFETTIVAMENTE INFANTILE, e quindi per forza gioca a fare Spider-Man: non è un 48enne con le paturnie (come Maguire) o un vecchio rincoglionito (come Capitan America o l’Iron Man degli ultimi film), è un BIMBO PER DAVVERO…

ed essendo un bimbo per davvero RICOLLOCA l’infantilismo marvelliano al posto giusto, e Homecoming torna a essere un gustosissimo film per bambini, bambini veri, e non un ninnolo per 50enni (o 35enni) in crisi di bimbominkiezza… spero di essermi spiegato…

Una cosa simile la fece Matthew Vaughn (un regista su cui dovremo tornare) in X-Men: First Class, l’unico sequel decente del primo film di Singer del 2000: Vaughn riposizionò gli X-Men dove dovevano stare e dove erano nati, e cioè all’interno della Guerra Fredda: così che i conflitti tra il modo blando (socialdemocratico) di Xavier e il modo radicale (extraparlamentare) di Magneto riacquisivano un senso che nei film successivi, e anche nei film precedenti di Singer, è ed era andato irrimediabilmente perduto…

per quel che riguarda l’essere reazionario, beh, sì… certamente anche Homecoming si può interpretare come reazionario…

Michael Keaton è un grillino, che arriva al crimine per garantire un futuro alla famiglia poiché il sistema, corrotto e oligarchico, delle multinazionali di Stark gli preclude lavoro e guadagni… Keaton è il 99% dei poveri e Stark è l’1% dei ricchi…

Le azioni criminali di Keaton potrebbero essere intese come lotta armata eversiva contro lo strapotere milionario di Stark… e in effetti non si può che provare simpatia per il personaggio dell’Avvoltoio, proprio grazie a un’ottima prova di Keaton e a uno script che ce lo sbalza molto bene, con molti punti “positivi” (tra cui la negazione finale di conoscere Peter Parker)

L’Uomo Ragno che arresta Keaton per la sua attività extraparlamentare è un fattore liberal, di destra moderata americana: Keaton vende armi, è criminale e quindi deve andare in galera, anche se i suoi crimini sono in qualche modo “giustificati” dalla sua posizione sociale e dalla prevaricazione multinazionale… anche se sei ingiustamente disoccupato, andare a mettere le bombe è comunque sbagliato… e questo assunto può dirlo sia il liberal di destra moderata, sia il socialdemocratico del PD odierno… e anche quest’ottica, è un’ottica, quindi, non di sinistra…

Ma per essere di sinistra, allora, il film avrebbe dovuto avere l’Avvoltoio dipito come eroe, giustificando anche la vendita delle armi… Poteva venir bene se a girare c’era Carpenter, ma allora non sarebbe stato un film hollywoodiano… e neanche un film tanto “carino” (perché l’atteggiamento di Keaton di fare affari col crimine a scopi di guadagno personale può comunque essere letto come un atteggiamento di destra, simile agli atteggiamenti dei personaggi di David O. Russell o di Gabriele Muccino)

A mio avviso, arrestare Keaton ma in qualche modo renderlo simpatico, era il massimo di istanza “sociale” per il film… e io la saluto comunque con favore, poiché gli altri film Marvel presentano il mondo diviso in buoni e cattivi, amici e nemici, sempre in senso guerresco, e i cattivi spesso vengono condannati a morte senza appello… per cui che un film Marvel si risolva senza esercito, ma con solo l’azione di un “pubblico ufficiale”, come l’Uomo Ragno, che consegna alla giustizia un ladro di cui vengono perfettamente illustrate le ragioni (ha perfino sembianze umane, mentre in altri film Marvel il nemico è un mostro difforme con la voce chioccia: agli eversivi non gli si concede neanche lo status di “umanità”), mi sembra già una cosa completamente di sinistra! — so che è accontentarsi di poco, ma nel paese degli uomini ciechi colui che ha un occhio solamente è re, e quindi che in un film della Marvel, sempre militaresca e giustizialista, ci sia perfino una situazione come quella riservata a Keaton, cattivo e insieme buono, mi fa gridare al miracolo! Anche perché ammette una certa complessità (Keaton che ruba per la figlia e per ribellarsi a una multinazionale) che i film Marvel non hanno MAI (di solito hanno la trama come segue: c’è il nemico, lo si asfalta, e solo dopo si chiede le spiegazioni)

A rimettere tutto in discussione, e a far sprofondare di nuovo Homecoming nella destra è però l’atteggiamento sociale complessivo…

Come tutti i film Marvel, anche Homecoming presenta un mondo governato dalla multinazionale di Tony Stark, che fa il bello e il cattivo tempo senza che nessuno dica nulla… Perfino Snyder fa arrestare Superman, almeno per ribadire che perfino lui, che è “divino”, deve sottostare a un contratto sociale condiviso… ma nessuno fa nulla con Tony Stark… Proprio fa tutto quello che vuole grazie alla sua ricchezza: è lui che amministra la giustizia, è lui che vigila su chiunque, lui e i suoi compari: Capitan America fa propaganda militarista nelle scuole, l’intero stato di New York è invaso da succursali immobiliari della Stark, e nessuno fa nulla: il mondo della Marvel è un mondo senza anti-trust: è il mondo sognato da tutti i magnati: da Bill Gates, da Trump, da Berlusconi, dalla General Motors: gli interessi della Stark sono gli interessi dell’America… (mi direte che anche Bruce Wayne ha un potere simile nel mondo DC: invece molte volte Wayne ha a che fare con un anti-trust fatto di molti oppositori, e di bei concorrenti, vedi Luthor, o precedentemente Max Schreck: inoltre, solo Nolan e Snyder hanno reso la Wayne Enterprises globale, mentre prima operava solo e soltanto all’interno di Gotham City: Wayne, prima, era più un Della Valle che un Marchionne — e poi, occhio, Wayne, nel mondo precedente a Snyder, non era in politica, mentre Stark lo è eccome, visto che magagna con l’esercito e con la CIA indisturbato)

la cosa è assolutamente inquietante

anche Homecoming presenta quindi un mondo governato interamente da una multinazionale, da un miliardario buono e bravo, che elargisce libertà e soldi, che è l’unico agente preposto alla salvaguardia e al benessere dei cittadini… Homecoming, come tutta la Marvel (oltre a fare propaganda religiosa, visto il trattamento deista che ha avuto Capitan Amerca, anche se, a dire il vero, la maggiore deista rimane la DC), presenta un mondo ARISTOCRATICO, in cui la multinazionale ha il POTERE ASSOLUTO su SUDDITI inconsapevoli ma adoranti e osannanti (Stark e gli Avengers sono celebrità), che devono la loro intera vita al sovrano, alla multinazionale…

la cosa è certamente raggelante

Se tutto questo, negli altri film Marvel, aizza il mio disprezzo imperituro, in Homecoming la questione aristocratica è resa più blanda ancora grazie alla dimensione infantile della storia… Parker ha 15 anni, per cui vive tutto il mondo come se fosse un gioco o una fiaba… e come chiunque abbia letto Bettelheim sa bene (vedi A mille ce n’è), quando nelle fiabe si parla di re e regine non ci si riferisce al feudalesimo e all’Ancien Régime, ma ci si riferisce al padre e alla madre… e questo è Stark per Parker: un padre… ed è un padre che contribuisce perfettamente a veicolare la metafora di crescita e di maturazione del protagonista…

e questo aspetto, l’aspetto della crescita, è quello che mi è piaciuto di più di Homecoming

Parker scopre come si usa il costume con una serie gustosa di prove ed errori che allegorizzano perfettamente gli sbagli e le scemenze dell’adolescenza… Homecoming responsabilizza Parker NEGANDO la componente ludica della Marvel: Parker non fa il ganzino con i poteri, né è ammorbato dal paternalismo di Raimi («grandi poteri, grandi responsabilità», frase anch’essa un po’ deista, se non addirittura repressiva, poiché “imposta” in qualche modo), ma capisce piano piano quanto sia importante NON essere Spider-Man, bensì quanto sia importante essere adolescente, andare a scuola, imparare prima di agire…

Gli altri eroi Marvel partono a strombattuto, e poi si autoglorificano acriticamente, diventando mostri di deismo e di nerborutismo diseducativi: sei supereroe e mandi in culo scuola e lavoro, solo perché ti mascheri… invece Homecoming sembra insegnare una cosa del tutto contraria: che non si può essere supereroe se non siamo supereroi tutti i giorni: ed essere supereroi tutti i giorni comporta andare a scuola, fare i riti di passaggio (il ballo, l’homecoming prom), schivare i bulletti, provarci con la fica, imparare prima di fare lo spaccone (sono stato molto contento che le azioni di Parker siano spesso dei fallimenti)… e comporta, anche, occuparsi della giustizia comune, dei problemi comuni, delle persone comuni, e non degli alieni…

Homecoming ci illustra l’importanza della polizia municipale, della teoria delle finestre rotte, mentre la Marvel ci ammorba con alieni e militari… Parker che rifiuta di diventare Avenger preferendo tornare a scuola e arrestare i teppistelli di strada è, a mio avviso, EDUCATIVISSIMO, all’interno di un mondo Marvel che invece vuole tutti militari e tutti impegnati in assurde campagne belliche per esportare la democrazia su altri pianeti…

E l’ironia/iconoclastia verso tutto il mondo Marvel (il computer Karen che vuole ammazzare tutti con voce suadente [la Connelly è da Oscar: chissà che casino ha combinato Erica Necci nel doppiaggio di Marco Guadagno], e che assiste Parker nelle sue fallimentari spacconate; Stark costretto ad attendere a ridicole riunioni d’affari esotiche, e poi sicuro di uno Spider-Man Avenger, e quindi sicuro di perpetuare la sua idea militaresca che invece non si realizza costringendolo a svicolare con la coda tra le gambe [Downey jr. fa un capolavoro di ironia, supportato da Favreau e la Paltrow]; Happy tratteggiato come un semplice impiegato; Capitan America stufo di fare le riprese propagandiste) mi ha effettivamente molto divertito: come se Homecoming fosse una divertita negazione del mondo Marvel, interna al mondo Marvel solo per ragioni legali, e quindi propagandante le scemenze aristocratiche solo per contratto…

Un Homecoming, come effettivamente ha notato qualcuno, più dalle parti di Kick-Ass che della Marvel… Kick-Ass, come X-Men: First Class è un capolavorino di Matthew Vaughn che ROVESCIA il deismo della Marvel e di Raimi: «grandi poteri, grandi responsabilità» che vuol dire? che senza poteri non si ha responsabilità? Beh, no: si ha la responsabilità comunque verso tutti, e non si deve quindi attendere un dio che ci salvi o che provveda alle ingiustizie quando possiamo fare qualcosa noi stessi… La decisione di Parker di tornare a essere il friendly neighborhood Spider-Man, e cioè a fare il vigile urbano, ottempera a questa idea, secondo me molto più nutriente di quella impressa dalla Marvel di vestirsi da scemo perché siamo *supereroi*… Homecoming nega la necessità dei superpoteri, e li ricolloca a metafora di etica sociale, come forse erano nati all’inizio… è bellissima la scena del climax, in cui Parker si rende conto di dover essere Spider-Man a livello “privato”, senza i ninnoli e senza il costume, ma solo uno Spider-Man allegoria dell’uomo di tutti i giorni, che solo secondo quanto può e quotidianamente, cotribuisce alla giustizia e al benessere di tutti, più della multinazionale, dei superpoteri e dei gadgets… Uno Spider-Man quasi senza Spider-Man, e un’etica senza i superpoteri…

Ed è effettivamente la morale di Kick-Ass, ma perché non preferirla alla morale giocattolosa, fatta di paccottiglia e di guerra, della Marvel???

per inciso sia detto, quindi, che Vaughn, nonostante quella cacchiata di Stardust, è uno dei registi migliori dei cinecomics, autore di due grossi capolavori del genere… e, come dice Sam Simon a proposito di Baby Driver, uno dei migliori cinecomics lo ha girato Edgar Wright, Scott Pilgrim vs The World… per cui non si capisce perché a gestire la Marvel e la DC non ci siano loro, o Branagh o Favreau… poiché, anche questo Homecoming carino, non è comunque all’altezza né del primo Iron Man né del primo Thor… Per scrivere la sceneggiatura di Homecoming ci sono voluti ben 6 cervelli, quando Favreau, Wright, Vaughn e Branagh avevano in qualche modo fatto con molto meno… e la sceneggiatura è venuta fuori così di ferro che il regista di turno, Watts, ottiene, sì, di rendere qualche volta molto bene l’altitudine, la vertigine, e la tensione, ma fa un lavoro molto da manuale, mentre Vaughn, Favreau, Wright e Branagh, almeno, sapevano parlare con le immagini in modo meno prevedibile…

ma tant’è… bisogna accontentarsi…

sunto:

è una scemenza, è una cacchiata, anche destrorsa, girata con competenza ma senza inventiva… però ha molti motivi di giubilo: l’ironia, la capacità di strappare due o tre risate, l’allegoria fiabesca, la componente Bildungsroman, il non prendersi troppo sul serio, il non allinearsi alle tematiche belliche degli altri film Marvel, il riuscire a blandire le destrorsità in modo liberal (e cioè sempre destra ma almeno più moderata), l’ottima prova di alcuni attori (Keaton, Favreau, Downey jr., Connelly in voice over)…

da non buttare, dai…

sulla stessa lunghezza d’onda, ma molto più adorante, EvilAle

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