GGG [BFG]

In lavorazione dalla sua creazione, da parte di Roald Dahl nel romanzo del 1982, questo film è incocciato nei problemi finanziari della DreamWorks (che, per tirare avanti, si è dovuta far comprare dalla ditta indiana Reliance) e in tanti progetti falliti con la Paramount e con la Disney, portati avanti dalla casa di produzione di Frank Marshall e Kathleen Kennedy…

Alla fine, Marshall e Kennedy hanno lavorato al progetto con la DreamWorks e John Madden alla regia e Melissa Mathison alla sceneggiatura… poi i soldi, come detto, sono mancati, e allora si sono cercati nella Walden Media, e in collaborazioni con le distribuzioni straniere (Berlusconi/Medusa [che si è aggiudicata la distribuzione italiana], la Leone Film Group, che è partner italiano della DreamWorks), finché la Disney non ha affermato che, siccome un progetto fallito di produzione di BFG era suo, allora era lei che aveva i diritti, e quindi voleva la distribuzione americana… La DreamWorks ha accettato, nonostante, nel frattempo, la nuova proprietà indiana avesse contrattato accordi con la Universal (che dal 2015 è distributrice ufficiale della DreamWorks, che, di fatto, da allora ha cessato di essere distributore, e ha creato la Storyteller Distribution per garantire la salvaguardia del suo pacchetto di produzioni passate)…

Con la Disney, le cose sono andate meglio, ma le oscillazioni di budget si vedono tutte. Alla fine Spielberg (comunque e sempre proprietario unico della DreamWorks, da quando Katzenberg ha fatto della branca di animazione un quasi studio indipendente, e da quando David Geffen ha smesso di dire la sua, a livelli molto precoci, subito dopo la fondazione del gruppo), amico della Mathison (insieme hanno fatto ET, e Ai confini della realtà), ha preso le cose in mano del tutto e ci ha portato tutta la sua baracca (Kaminsky, Williams, Kahn, Carter, Johnston, Letteri), mentre Madden è rimasto produttore esecutivo…

Una cosa simile successe anche con Hook, sviluppato da Nick Castle con la Tri-Star e poi andato a Spielberg, che però non ce la fece a cambiare né scenografo né major (Hook è rimasta la sua unica collaborazione con Norman Garwood e con la Tri-Star, che oggi è della Sony)

Il casino è che poi Melissa Mathison, grande sceneggiatrice, e vittima dei gossip quando Harrison Ford (con cui era sposata da 20 anni) la lasciò per mettersi con una di 30 anni più giovane (Calista Flockhart), è morta… e il film è dedicato alla sua memoria…

GGG è fatto da gente che sa come fare: è godurioso nei colori, stupefacente nelle scenografie, morbido nei movimenti di macchina e solido nella narrazione… e gli artisti che ci lavorano sanno come ovviare alle debacle di budget con la maestria…

Le metafore cinematografiche e narrative (la bimba e il gigante sono registi, e la loro fucina è uno studio; i sogni sono i film, anche “proiettati” come ombre sui muri; nel paesello dei sogni ci sono anche i film “personali”, e quindi la proiezione mentale cinematografica dell’essere, e cioè i “personaggi” dei film; i sogni e i film migliorano la vita, mentre i giganti che si mangiano i bimbi senza sognare rimangono allo stato preverbale; l’immaginazione e i film aiutano nella lotta al “male”) sono usate fantasticamente e geniale è il farcelo finire nel dubbio (non si sa se la bimba ha sognato) e nella crescita (quando la bimba cresce non può stare nel paese dei giganti, ma non dimenticherà mai la sua infanzia e quindi il gigante, l’infanzia, potrà sempre sentirla e stare in contatto)… E le metafore narrativo-cinematografiche sono anche comuni in Roald Dahl (Wonka è un regista, Mathilda usa le storie come una regista ecc. ecc.)

Tutto bellissimo, ma non tutto è rose e fiori: il moralismo di Roald Dahl è difficilissimo da capire: le punizioni sempre presenti che si infliggono ai bimbi cattivi (e in Willy Wonka sono punizioni davvero sadiche), con gioia del contrappasso dantesco, non si sa se siano pedagogiche o solo crudeli (anche se, certamente, meritatissime, che vengano inflitte grazie all’esercito e alla guerra mi è piaciuto davvero poco): e il rapporto tra bimba e gigante, se non visto come meta-letterario, potrebbe anche essere inquietante, così come l’infantifagismo dei mostri (molto più idiota e quindi “pericoloso” di quello inconscio delle Wild Things di Maurice Sendak)…

E il tono, visto che si parla di un film per bambini, potrebbe risultare imbarazzante, visto che è scatologico e bamboloso (tutta la parte con la regina, con tanto di telefonata, non si sa perché, a Reagan [siamo, quindi, negli anni ’80], faceva molto ridere i bambini miei compagni di sala cinematografica, ma poteva far ridere solo loro)…

Perciò, tanto bello e interessante, ma non perfettissimo!

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