Boardwalk

Torno a parlare di cose già leggermente affrontate in Marven Gardens

Sono cianfrusaglie risultanti dal mio lavoro…

È opinione comune che in Italia si sia pieni zeppi di roba artistica, più che in altri posti del mondo…

La cosa, alcune volte, può essere considerata vera… per esempio l’Inghilterra è riuscita a fare un catalogo sistematico di tutte le sue musiche notate (cioè di tutti gli oggetti fisici, soprattutto roba che ha forma di “libro”, roba che sfogli per capirsi, che contengono qualsivogia notazione musicale, sia essa neumatica, quadrata, nera, bianca, figurativa, intavolata ecc. ecc.)

e l’Inghilterra è riuscita a farlo perché, in tutto il suo territorio (e siccome sto citando a memoria non so se per “Inghilterra” si intenda l'”Inghilterra” o l’intero United Kingdom) ci sono le musiche che in Italia stanno in una normale biblioteca musicale medio-piccola…

Cioè, in Italia, visto che ci sono decine di biblioteche musicali medio-piccole, ci sarebbero miliardi di musiche in più che in Inghilterra…

Naturalmente, altri paesi, per esempio la Germania, stanno invece messi come noi in quanto a quantità di musiche… il luogo comune che i beni artistici stanno solo in Italia è un campanilismo tutto italiota…

Ma gli altri paesi sembrano “cavarsela meglio”…

Mi spiego: quando si tratta di gestione dei beni artistici, gli altri paesi sembrano sempre più avanti di noi… e noi italiani campanilisti ci spieghiamo questo nostro arrancare rispetto all’estero con l’orgoglio reiterato della frase: «gli altri vanno meglio di noi perché posseggono meno beni artistici di noi e quindi fanno prima a studiarli e conservarli, e per studiarli e conservarli, siccome sono pochi, hanno bisogno di meno personale di noi che ne abbiamo miliardi e quindi abbiamo bisogno di tantissimo personale…»

perché accade tutto ciò?

Forse perché gli altri paesi, nei secoli, hanno raggiunto un maggiore equilibrio tra periferia e centro…

quanto dico è smentito da tutte le risacche di indipendentismo delle piccole regioni, che proprio in questi giorni sono tornate a erompere anche violentemente (vedi la Catalogna), ma a livello di gestione del patrimonio forse resta vero…

per esempio: se si trova un messale con musica gregoriana del 1490 a Riesa, sul fiume Elba in Sassonia, quel messale sarebbe sì gestito a livello di “Germania” ma sarebbe gestito anche a livello di “Sassonia”…

non parlo di scemenze leghistiche, ma di semplice burocrazia…

La Sassonia, essendo “stato” e non regione, avrebbe tutto il necessario a studiare e catalogare il neo-ritrovato messale in modo autonomo, e non per renderlo un “patrimonio sassone” ma per renderlo un patrimonio dell’intera Germania!

La Sassonia, anche se so di stare di molto idealizzando, in quanto “stato”, può fornire personale qualificato, educato e competente, in quantità sufficiente a catalogare il posseduto, forse non immediatamente, ma nell’arco di un tempo non geologico…

In Toscana abbiamo miliardi di messali, non di più della Germania, ma percepiti come tanti di più perché la Toscana non ha il necessario per catalogarli in maniera autonoma: la Toscana, da sola, non ha il personale, la competenza, né il sistema burocratico adatti a gestire quei miliardi i messali sperduti chissà dove, chiusi in chiese locali, sconosciute al pubblico, inaccessibili a chiunque, dove quei messali lentamente marciscono…

In Italia non sappiamo ancora di chi è la “proprietà” di quei messali: se della Chiesa (e quindi della Santa Sede a Città del Vaticano), dell’Italia, della Toscana… non sappiamo quale “soprintendenza” attivare (la soprintendenza era prima un organismo provinciale, poi regionale, poi quasi statale)… gli studiosi totali italiani con le competenze adatte a capire quei messali (gente che sappia come datarli, che tipo di musica recano, quale ordine religioso li ha prodotti e in che modo ecc. ecc.) sono pochissimi, provenienti quasi tutti da un’unica università (spesso Cremona), che sono già a lavoro su altri miliardi di messali in tutte le regioni italiane, e sono a lavoro mal pagati, e con strumenti (dai guanti ai contenitori/armadi in cui conservare quei messali) inadeguati…

e la situazione è così perché il decisore in merito, cioè colui che dovrebbe decidere come gestire il patrimonio artistico a livello statale, non sa cosa sia un messale e cosa ci voglia per trattarlo, e sta lì a pretendere di immagazzinarlo al minor costo possibile, sicuro che quel messale, siccome è uno solo tra miliardi, non verrà mai studiato, mai valorizzato, e che sarà visto al massimo dai due o tre fedeli della chiesa localissima dove è stato ritrovato…

sto certamente generalizzando, ma l’idea è proprio questa qui: l’Italia non sa operare come struttura “federale” e trascura tutto un comparto di lavori, formazione e competenze con la vecchia idea che i messali non fanno PIL, o che non sono economicamente redditizzi, o che non sono strutturalmente importanti come invece sono i ponti, le strade, i trasporti ecc.

E la conclusione?

La conclusione non c’è…

C’è solo la constatazione…

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