Un po’ di Arma Letale, parte 1

Con Sam Simon abbiamo deciso di parlare, a più di un anno dalla scomparsa di Dick Donner, della serie di Arma letale, Lethal Weapon, considerando che neanche 5 mesi prima di Donner morì anche Claudio Sorrentino, la voce italiana di Riggs/Mel Gibson… Sam Simon parlerà di molto di più, seguendo l’action buddy movie più da vicino… io mi limito a Lethal Weapon, per ovvi problemi di stamina dopo Babij Jar!

Dopo la collaborazione con Chicco per Concerto for Group and Orchestra dei Deep Purple, è la prima, si spera di una lunga serie, sinergia tra me e Sam Simon!

Per cui, grazie a Sam e andiamo!

Diciamo subito le cose sceme, cioè

  • che negli episodi dispari c’è un nemico “interno” mentre in quelli pari ce n’è uno “estero” (sudafricano il secondo e cinese il quarto: ma già nel primo c’è un adesivo per il Sudafrica libero sul frigo di Martaugh, come c’è nella sala regia di Scrooged, girato prima del secondo)…
  • che gli episodi dispari sono più dei “protagonisti” mentre quelli pari ci tengono a far vedere una varia coralità del distretto di polizia (anche se certa coralità è ben visibile anche nel terzo)…
  • che gli episodi dispari hanno i titles all’inizio, quelli pari hanno titoli alla fine…
  • che primo e secondo finiscono con azioni da vigilante al di fuori della legge, mentre terzo e quarto sono più by the book, anche se in tutti il finale è affidato al solito «andiamo e ammazziamoli tutti»…
  • che solo il primo è in 1,85:1, gli altri sono in 2,35:1…
  • che se il primo capitolo è tanto “antigay”, Donner amministra questo difetto con alternanza, cioè facendo gli episodi dispari senza accenni ai gay, e gli episodi pari con almeno un’allusione ironica (se non benevola) verso i gay (ma ne riparliamo a proposito dei singoli episodi)…
  • che, come nella “trilogia del dollaro” di Leone, si aggiunge un protagonista a ogni film (come in Leone a Eastwood di Per un pugno di dollari si aggiunge Lee Van Cleef in Per qualche dollaro in più e a questi si aggiunge Eli Wallach nel Buono, il brutto, il cattivo, a Gibson e Glover del primo Lethal Weapon si aggiunge Joe Pesci nel secondo, Rene Russo nel terzo e Chris Rock nel quarto)
  • che gli amici di Donner, Paul Tuerpe e Norm Wilson, interpretano personaggi diversi dal secondo in poi (Wilson solo nel secondo e nel terzo, essendo morto nel 2004)…
  • che Steve Kahan, il capitano Murphy, è cugino di Donner, e presente in quasi tutti i film di Donner (a parte due o tre filmetti, si può dire che abbia lavorato solo con Donner, invece gente come Tuerpe ha fatto diversa TV senza Donner)…
  • che tutti e quattro gli episodi hanno lo scontro finale annunciato da una breve sequenzina graffa di riprese aeree (nel terzo e nel quarto costituita da una sola inqaudratura) che funzionano quasi da «inizio della fine»…
  • che Lethal Weapon ama le coppie di cattivi, forse apposta per riflettere, in negativo, la positiva coppia protagonista: Mitchell Ryan e Gary Busey nel primo, Joss Ackland e Derrick O’Connor nel secondo, e Jet Li e Kim Chan nel quarto; in pratica solo Stuart Wilson nel terzo è un cattivo solitario…
  • che il terzo e il quarto presentano una sorta di prologhetto a cui si allude per tutto il resto del film (la bomba in garage col gatto nel terzo e il «distrai di più se fai il pellicano» nel quarto)…

Rivisto oggi, in Lethal Weapon 1 si notano molto gli scarti parecchio grossi di tono tra le parti scritte da Shane Black e quelle rilavorate da Jeffrey Boam…

Proprio alla “trilogia del dollaro” si era riferito Black nel delineare poliziotti “al di sopra della legge” che sparano e ammazzano senza ritorsioni, veri e propri giustizieri insieme guardie e giurie… un aspetto che Donner e Boam hanno limitato ma che è rimasto in diverse battute: il poliziotto che spara a tutti senza conseguenze continua a essere nella voglia di giustizia di Hunsaker, è il perno di molti discorsi tra Riggs e Martaugh (specie quello in cui si decide come agire dopo il rapimento di Rianne Martaugh), e il “motivo” del duello finale tra Riggs e Joshua, nel quale Martaugh convince i colleghi a non intervenire con roba tipo «lasciamoglielo ammazzare perché Joshua ha ucciso due poliziotti» e il famoso «break his neck» a Riggs pronunciato da Martaugh stesso… cose che fanno ancora oggi, più che altro, tristezza (per la TV, Renato Izzo, tagliò quella battuta) e “stonano” spesso con le battutelle di complicità tra Riggs e Martaugh, aggiunte da Boam (e poco ficcanti in italiano: tra i due sussiste un gioco sulla debolezza della tesi inquisitoria che inventano al poligono di tiro, e che giudicano “sottile”, cioè “thin”, e la “assottigliano” ogni volta che ne riparlano; vedendolo giunto, dopo la tortura di Endo, a salvarlo, Martaugh non saluta Riggs con «una bella sfoltita», scovato da Renato Izzo, ma insiste col «pretty thin» e Riggs risponde «anorexic!», che Izzo ha reso con «te l’ho detto che ero bravo», ugualmente efficace ma meno “unitario” [succede una cosa simile con il «What the hell» di Jack Burton in Big Trouble in Little China di Carpenter, dell’anno prima, ’86, non “rispettato” dal doppiaggio comunque eccelso di Alberto Toschi])…
Un’idea di poliziotto reaganiana che Donner ha smussato quanto ha potuto

  • facendo il personaggio nero quello più alto in grado, quello con una famiglia e una casa di proprietà (cose quasi mai viste prima di allora: ancora in 48 hrs di Walter Hill, ’82, il nero è un avanzo di galera: e alla Warner Bros. avevano pensato proprio a Nolte, star di Hill, per il ruolo di Martaugh, fu Marion Dougherty a suggerire Glover a Donner e Donner ha sempre ammesso di essere cascato dal pero dall’alto del suo pregiudizio poiché non avrebbe mai pensato a un nero per un ruolo che nello script non era specificato come tale, come usava negli anni ’80, quando la “nerezza” era ben sottolineata e marcata nelle sceneggiature hollywoodiane, con un serio typecast)…
  • facendo del rapporto tra i due buddies interrazziali un rapporto in cui il colore di uno è del tutto irrilevante: Riggs e Martaugh si scambiano birre e caffé, si urlano contro, si abbracciano e si dànno di gomito tutto perfettamente insieme… cose più uniche che rare nella Hollywood reaganiana…
  • eliminando qualsiasi visione del sangue: cosa di cui Donner sembrava andare molto fiero… nonostante gli spari e le botte da orbi coreografate, in Lethal Weapon, in effetti, non si vede mai il sangue, se non pochissimo…
  • optando per diverse soluzioni classiche da crescita dell’eroe per sollevare Riggs dalla cappa depressoide con cui l’aveva immaginato Black… il duello finale, pur esagerato, si agisce sotto una pioggia di purificazione, con Riggs stesso a dire «it’s ain’t worth it» [così come gli aveva già detto un collega contro gli spacciatori degli alberi di Natale], e Donner volle che Riggs entrasse in casa di Martaugh a festeggiare il Natale, invece di andarsene senza mai più rivedere il partner come aveva scritto Black…

E ancora oggi stupisce come Donner, uno dei cuori d’oro della Hollywood di allora, con The Omen, del ’76, oramai lontano dopo i familiari Superman, Goonies e LadyHawke, abbia voluto portare sullo schermo la pappa reaganiana scritta da uno Shane Black giovanissimo, appena uscito dall’università…

James Christie (vedi la bibliografia su Donner nel mio post in memoriam) rintraccia una visione di Donner di Rambo 2, campione d’incassi nell”85 (a discapito proprio dei suoi Goonies), dopo la quale Donner proruppe con «farò uno di questi» lasciando esterrefatto tutto il suo staff (che, nel tempo, è rimasto quasi sempre quello, in più di 30 anni, specie la segretaria di produzione Jennie Lew Tugend)…
la neomoglie di Donner, Lauren Shuler (conosciuta e sposata dopo LadyHawke, in una cerimonia privata a casa di Donner, credo a Maui: non sono ancora riuscito a trovare l’informazione giusta), era spaventata di saperlo lavorare con Joel Silver, detentore dei diritti dello script di Black, produttore allora rampante, entrante, dal comportamento rasente il bullismo… ma Silver si presentò bonario con Donner, nell’ufficio donneriano alla Warner Bros. (un ufficio in cui Donner teneva un flipper, un distributore a gettone di caramelle [di quelli che ti dànno le caramelle nelle sfere colorate], e un sacco di giocattoli per bambini), rassicurandolo che a lui interessavano solo i soldi e che sarebbe stato per tutta la lavorazione di Lethal Weapon in Messico, per stare dietro a Predator… una cosa che Donner capiva essendo anche lui solo produttore, in contemporanea a Lethal Weapon, di The Lost Boys, uscito nello stesso ’87, che Shuler aveva suggerito di lasciar dirigere e trasformare in qualcosa di adulto (e non di teen) a Joel Schumacher (Shuler si era trovata bene con Schumacher in St. Helmo’s Fire, campione d’incassi oltre che hit perfino culturale mid-80s del Brat Pack; il titolo Lost Boys campeggia come in programmazione in una sala cinematografica losangelina davanti alla quale passa Riggs)… in ogni caso, Donner pretese di essere accreditato prima di Silver nella lista dei produttori…

e la cosa partita per soldi, e che di soldi ne incassò comunque tanti (il maggior successo di Donner dai tempi di Superman), grazie a un cast azzeccato, si tramutò in una delle cose più personali e familiari, dal punto di vista lavorativo, mai fatta da Donner, un regista fino ad allora quasi digiuno di action pura…

Donner ha finito per fare altri 5 film con Gibson (Donner ne ha sempre parlato come di un figlio, e tanta era la disperazione di vederlo davvero fare colazione con 3 birre giganti), altri 5 con Joel Silver (più un sacco di joint venture televisive), altri 5 con Michael Kamen (la musica di Kamen per Assassins fu rifiutata da Donner, ma Kamen c’è negli X-Men di Singer, opzionato da Donner e Shuler) e ha voluto Stephen Goldblatt tutte le volte che ha potuto (riuscendo a ritrovarlo solo per Lethal Weapon 2, ma attenzionandolo con tutte le forze anche per Scrooged, poi girato da Michael Chapman): Lethal Weapon è diventata per Donner appunto la famiglia professionale a tutti gli effetti…

ed è diventata una sua pietra miliare per il suo stile…

Già rapido e scattante già dai tempi di The Omen, con Goldblatt e con Stuart Baird (Baird e J. Michael Riva sono tra gli unici collaboratori donneriani di vecchia data a lavorare a Lethal Weapon), Donner trova un mix appunto letale di equilibrio tra movimento di macchina e stacco, davvero, al contrario delle battute reazionarie, quasi insuperato tutt’oggi…

Che la macchina si muova continua, spesso manco ce ne accorgiamo, ma lo fa e proprio nei momenti di maggiore tensione… e Donner ottiene una compattezza di look visivo sorprendente…

  • sono continue almeno due steadicam sul «ho una gran voglia di farti volare la faccia in culo alla luna» («I want to stick your fucking face in the clouds»), e si producono in frequenti controluce… controluce che ritornano, con i tramonti vaporosi losangelini, alla morte di Hunsaker…
  • è in movimento la macchina che sancisce il momento in cui Martaugh testa la pazzia di Riggs invitandolo a mettersi la pistola dentro la bocca: sembra una decisione impulsiva presa proprio dalla macchina da presa, decisione dopo la quale arrivano gli stilettanti stacchi di Baird, con tanti shots leoniani sugli occhi: movimento e stacco, appunto, sembrano consustanziali, e questo avviene sempre…
  • Lethal Weapon è contrappuntato da meravigliose riprese aeree, si dice lavorate dal solo Goldblatt, con Donner sempre a vedere l’elicottero dalla sua roulotte! Vedi l’incipit con Amanda, l’uccisione di Hunsaker, la sequenza del tentativo di recuperare Rianne nel deserto, e le dissolvenze incrociate per preparare l’ultimo scontro, dopo l’uccisione di McAllister (la ripresa aerea finale è uno stilema, si diceva, che diverrà costante in tutta la serie)…

Anche a livello di trama, invece del caleidoscopio paratattico di situazioni che sarà Lethal Weapon 2, il primo film è linearissimo nella vicenda, completamente consequenziale, con tanto di sequenze che fluiscono l’una nell’altra: il salto del suicida e la sequenza del «mettitela dentro la bocca» sono solo l’esempio più lampante, che funziona come un attacca alla fine di un movimento in una partitura classica, o come Che gelida manina e Mi chiamano Mimì nella Bohème di Puccini!

Una compattezza massosa che si sente anche in colonna sonora, una delle migliori mai lavorate da Kamen, con un uso così denso dei Leitmotive che va in tasca a qualsiasi Wagner, Debussy o Puccini…
Non solo i temi conduttori sono riconoscibili, ma sono anche perno di tutte le composizioni (una concentrazione di materiale che manco Schoenberg e lo Stravinskij seriale, distribuita su tutta la saga con una continuità semica perfino di tutti gli effetti sonori [e.g. il sound della spalla rimessa a posto alla morte di Rika nel secondo è lo stesso che accompagna la caduta di Riggs nel dock piovigginoso nel duello con Jet Li alla fine del quarto!]: una cosa, a Hollywood, praticamente unica): la musica iniziale di Amanda, per esempio, si sente di continuo nascosta al basso di altre tracks, e le cellulette motiviche (tipo quella sorta di tritono caratteristico, o il girello onniprensente di seconde e quarte) si sbrindellano dappertutto, in tutti i pezzi, come frammenti musicali alla Xenakis!
E in un pezzo che torna spesso nella serie, come l’Hollywood Blvd Chase, i ranghi orchestrali (ottoni, archi, ecc) sembrano messi insieme alla Morricone se non direttamente alla Stockhausen, con ogni rango che sembra andare per conto suo, quasi come una musica concreta, mentre invece concorre a tutto il pezzo…
Magnifico!

Per certi versi, è come se Lethal Weapon aprisse una finestrella d’aria nuova nella già ottima carriera di Donner: come se Lethal Weapon consolidasse nel sicuro quello che Donner faceva solo per sagace professionismo nei film precedenti… è come se il Donner autore, per certi versi, iniziasse qui…
è un’affermazione forte, considerando Omen, Superman, Goonies e LadyHawke, ma forse lo è meno se invece vediamo il futuro di Donner dopo Lethal Weapon (e, per certi versi, dopo Lost Boys, ossia dopo la sua prima esperienza da produttore puro), cioè non più un futuro dello stipendiato (come fu per i Salkind in Superman e per Spielberg in Goonies: anche qui LadyHawke è un discorso a parte) ma quello del regista in prima persona (nel bene e nel male, pensando a passi difficili come quelli di Assassins e Radio Flyer)…

Infatti mi sono stupito di non sentire l’urlo «Geronimo!» nell’audio americano della versione che ho acquistato da iTunes, là dove è così chiaro quello urlato da Claudio Sorrentino nel doppiaggio italiano: possibile che quel «Geronimo!» non ci sia?
Ho controllato e nello script di Shane Black c’è: e forse da lì lo ha preso Renato Izzo…
La sua effettiva presenza aiuta molto nel delineare lo stile di Donner, essendo un urlo che si ripete anche nei Goonies e in Conspiracy Theory

Nel primo capitolo, gli accenni ai Three Stooges ci sono (Riggs li cita nel primo colpo degli spacciatori degli alberi di Natale), ma ancora lievissimi i riferimenti ai Looney Tunes (che il gatto di Martaugh si chiami Silvestro è un’idea di Izzo, in originale è Burbank), perciò stupisce che nel secondo sia proprio la sigla dei Looney Tunes ad aprire…

Una cosa che Donner non è riuscito a edulcorare è una diffusa vena assai anti-gay, specie di Riggs, che vomita battute quasi omofobe a raffica…

Ma lo dicevamo anche nel post in memoriam: erano altri tempi, e forse col tempo Donner sarebbe riuscito, magari nell’imminente quinto capitolo, ad aggiustare il tiro… ma questo è più che altro un augurio… da un fondamentalista cattolico come Gibson, che ha ereditato il progetto, non mi aspetto granché…

intanto però già nel secondo c’è molta ironia sulle possibili implicazioni omosessuali della coppia protagonista…

Molto curioso notare che la compagnia di importatori “governativi” di eroina dal Vietnam e dal Laos, la Air America (cioè la CIA), per cui lavorano Hunsaker, McAllister e Joshua, sia stata oggetto di un film del 1990 (tre anni dopo Lethal Weapon) proprio con Mel Gibson: appunto Air America, che Richard Rush vendette a Roger Spottiswoode (colui che, quanto è piccolo il mondo, collaborò, con Walter Hill e molti altri, allo script di 48 Hrs.)…

Continua nella seconda parte

12 risposte a "Un po’ di Arma Letale, parte 1"

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  1. Ce l’abbiamo fatta! E sottoscrivo “prima di una lunga serie”, sarebbe molto bello! :–)

    Avevo già letto in anteprima il tuo post e ti ri-faccio i complimenti per quanto sia interessante e per l’ottima overview dell’intera saga. Mi piace anche come riusciamo a non ripeterci praticamente in niente pur parlando dello stesso film. X–D

    E venerdì prossimo ripetiamo!

  2. Avete avuto una bellissima idea e l’avete realizzata altrettanto bene, complimenti!
    Ammetto che tante cose che hai scritto non le conoscevo o non le avevo notate – il che dice molto dell’attenzione con cui mi godo i film.
    Ho riflettuto un attimo su quello che hai scritto sulla scelta di Glover per il personaggio più alto di grado, e se si tratta di una scelta che non ho mai messo in discussione e su cui non ho mai dubitato effettivamente negli anni Ottanta deve essere stato davvero rivoluzionario vedere una cosa del genere. Poi ho pensato che oggi, probabilmente, nonostante l’apparente apertura a questo tipo di casting, una decisione simile sarebbe accolta dal pubblico come un attacco della dittatura del “politicamenteh correttoh” e mi sono cascate le braccia.
    Prima o poi riuscirò a puntare il dito su cosa abbia reso i film di questo decennio così speciali, tali da ricordarli amarli e celebrarli ancora oggi quando pellicole di cinque-dieci anni fa sono già dimenticate. Forse avevano un senso dell’intrattenimento che oggi non si riesce del tutto a riproporre, non nella stessa misura.

    1. Sarò curioso di leggere la tua analisi poiché io, come tragicamente dicevo a proposito di Ready Player One, so darmi un’unica e insufficiente spiegazione, cioè l’anagrafe…

  3. Complimenti ad entrambi. Verrà fuori oltre a questo post magnifico, un grande lavoro. Devo rileggere, prendere appunti e ritornare. Inoltre volevo fare i complimenti anche al post sul concerto dei Deep Purple. Non solo ai scritto un post su uno dei gruppi rock più misconosciuti in Italia (e la cosa mi tormenta da quando avevo 10 anni… non sono mai riuscito a scoprire il perchè) ma anche su uno degli album più bistrattati dalla critica nella loro carriera. Le citazioni di classica, solo da annotazioni. Lord era un signore non solo nel nome, ma anche nella conoscenza della musica. Vero leader silenzioso del gruppo. Buona serata Nick e Sam. Bravissimi.

    1. Grazie Fritz! Per ora abbiamo preparato una decina di post oltre a questi due, piano piano li pubblichiamo tutti! X–D

      I Deep Purple li vado a vedere dal vivo tra una decina di giorni, sarà la seconda volta dopo un gran concerto una quindicina d’anni fa…

      1. Bravo. Fammi sapere. Ero sicuro che a te piacevano. Io visti dal vivo a Genova, sei anni fa. Mi sono divertito un mondo. Jan era in serata, così come Don alla tastiera. Una delle sere più belle degli ultimi 10 anni. Poi mi dirai del tuo concerto ;-) 😉 aspetto con ansia gli altri post su questo tema. Prendo appunti.

    2. Fritz, grazie infinite a te!
      E svicolo subito l’imbarazzo dei complimenti dicendo che sia questo speciale sia il post sui Deep Purple sono idee di altri, di Sam e Chicco: io sono solo sulle loro spalle!

      1. Nick, posso fare un plauso a voi tutti. Mi sono piaciuti questi post. Quello dei Purple me l’ero perdo. Gli altri con Sam, sapendo che ne avrete altri, me lo sono segnato, come insegnava Troisi ;-)

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