The Northman

Parlo fin troppo spesso dell’Eneide

Enea agisce per un *destino* che non comprende per nulla (tanto che ha bisogno di continue conferme per “rettificarlo”), ma che gli si pone davanti ogni volta, ossessivamente, soprattutto quando Enea sembra discostarsene (vedi Didone)…

Il *destino* è finalizzato a creare una civiltà, Roma, che si suppone essere tanto meglio delle civiltà precedenti…
Virgilio però, nell’episodio degli inferi, ci dice che quella “civiltà migliore” non durerà comunque un cacchio, nonostante tutto il *destino* lavori apposta per edificarla, poiché l’erede al trono di Augusto, il numero uno della civiltà romana (e colui che pagava Virgilio per scrivere l’Eneide), non sopravviverà, perciò si intende che la “civiltà migliore” morirà con Augusto, e pertanto sarà un qualcosa di inutilmente effimero, fatuo, evanescente, un qualcosa che non c’è, una idea che però non serve a niente…
Possibile che il *destino* smuova mari, monti e amori (i.e. Didone) per una idea impalpabile…?

Non solo: ancora nell’episodio degli inferi, Virgilio fa uscire Enea dall’averno dalla porta dove escono i sogni… Enea è quindi un sogno che Augusto e Virgilio si immaginano…

Ma Enea “picchia”: il *destino* lo porta a fondare la civiltà nuova e migliore in un posto dove qualcuno che regna c’è già, ed Enea arriva quindi per invadere e conquistare…

Ed Enea non conquista con le buone e con la “correttezza”, perché la “correttezza” in guerra non c’è [Enea fa perfino sacrifici umani per ingraziarsi la vittoria]…
Enea ha la meglio, in duello, col re nemico, Turno: ha vinto: potrebbe essere “corretto” e fare Turno prigioniero, farne un “vassallo” o uno “schiavo”, e quindi farlo vivere a monito dei “conquistati”: un motivo non certo lodevole, ma almeno adatto a lasciare a Turno la vita, cioè una vita risparmiata dopo che tante ne ha prese la guerra…

Invece Enea, nonostante la vittoria del duello, decide di uccidere Turno lo stesso…
e lo uccide per bieche ragioni personali…
per vendetta misera e meschina…
perché vede addosso a Turno il ninnolo di un soldato da lui ucciso, amico di Enea: Enea preferisce vendicarsi dell’amico, così, per “edonismo della vendetta”, invece che lasciare Turno vivo per “giustizia”…

La civiltà nuova, Roma, così tanto voluta dal *destino*, non solo tracima vite e amori, non solo è un sogno, ma si impone anche con una vendetta bieca e minimamente personalistica (con zero *destino* universale)…

Il finale dell’Eneide è anche affidato alla riflessione della sorella di Turno, Giuturna, che commenta di come gli dèi le hanno concesso l’immortalità, ma nel contempo le hanno ammazzato il fratello per *destino*: a cosa servirà, quindi, la sua immortalità? soltanto a piangere un fratello… sarà un eterno dolore…

Virgilio racconta tutto questo forse per “insozzare” quello che Augusto voleva come poema nazionale romano, come celebrazione: Virgilio rovescia la celebrazione smascherandola come crogiolo di strazio, morte e sofferenza…

aveva un senso…

ed era il 19 a.C., cioè diversi anni fa… quasi 2050 anni fa…

e Virgilio si basava su Omero, che è stato fissato intorno al 750 a.C., cioè quasi 3000 anni fa…

tanti anni…

Ma nonostante i 3000 anni passati, Robert Eggers, osannato da tutti come uno dei migliori registi viventi, decide di raccontare di nuovo una Eneide, oggi, nel 2022…

Sì, vabbé, diranno «ma non è Eneide, è Saxo Grammaticus, sono i Vichinghi, è una cosa diversa…»

beh…

no…

perché l’epica è quella

Eggers (con Skarsgård, colui che ha contribuito a produrre il tutto, ottenendo anche giusti rifiuti dalla Warner Bros., che ogni tanto una cosa buona la fa: ha già tutto un magazzino di fiabe guerresche, e ne produce in continuazione, come mai mettersi a spendere tanto denaro in una sbracata violenta sui vichinghi?) avrebbe degli argomenti cinematografici non idioti:

  • insiste sugli occhi e sullo sguardo: l’omicidio di Hawke è visto dal bimbo, e Eggers «inquadra il suo vedere»; il finale è affidato agli occhi di Skarsgård; Björk è una pizia senza occhi (come tutte le pizie); il teschio di Dafoe ha gli occhi artificiali a esprimere la visione soprannaturale del medium [cose anche troppo risapute]
  • fa un sacco di primi piani frontali dei personaggi che guardano, quasi in macchina: tra Kubrick e Klímov
  • la sua macchina da presa [non capisco perché chiamarla «telecamera», come ormai leggo anche sui giornali: al massimo cinepresa, o camera, in prestito dall’inglese {con la scusa che oggi c’è il digitale}! ai miei tempi, a un esame di cinema, potevi anche dire tutto giusto, ma se ti scappava “telecamera”, specie in un elaborato scritto, ti buttavano fuori senza remore e pentimenti, e andavi all’appello successivo, e non era facile] non fa differenza tra visioni e diegesi, che appaiono consustanziali in long takes molto fluidi e carini (e.g. i sogni di droga psicotropa di Dafoe, visti in un long take circolare verticale; l’uccisione del guardiano della spada [il fin troppo ritrito guardiano della soglia di Joseph Campbell e Chris Vogel], che è sogno, ma si rivela sogno con un movimento laterale, da da destra a sinistra, senza stacchi)…
  • il suo sguardo di ripresa è fatto di long take lenti, quasi “paciosi”, che con passo comodo scorrono sull’azione iperbolicamente violentissima (tanto da rasentare perfino la parodia), come se la macchina stesse lì, onnisciente, solamente a guardare… difatti NON è una macchina indifferente, davanti alla quale le cose accadono per caso (come è la insopportabile macchina di Cuarón in Roma), è una macchina quasi curiosa, che si avvicina alla violenza, e che indulge spesso in configurazioni smaccatamente narrative, con trucchetti anche scontati (tipo quello di avvicinarsi al buio delle porte aperte per fare tensione, oppure quello di fermarsi davanti al suggerimento dello strazio violento invece che inquadrare lo strazio violento direttamente [e.g. fermarsi davanti alla baita ucraina che va a fuoco coi bimbi dentro: la macchina non si avvicina, sta lì ferma, con immagine fissa sulla baita sempre più in fiamme, lasciandosi inondare dagli effetti sonori della musica numinosa e delle urla: espedienti vecchi come il cucco], o, soprattutto, quello di scegliere di fermarsi proprio là dove è necessario durante l’azione, giusto giusto per inquadrare quel fatto importante): è una macchina che quindi si palesa quasi sfacciatamente come narratore presentissimo ed evidentissimo!
  • il sale della storia di vendetta si origina da una visione che è interpretata male: Skarsgård bambino interpreta come urla quelle che sono risate della Kidman… e tutta la vicenda è fatta da una storia che si crede in un modo (Hawke santificato vs Bang demonizzato) mentre invece è in un altro…

…ma ha a che fare con un’epica vecchia di 3000 anni, e con un’iconografia dei vichinghi che è talmente ritrita da risultare quasi sconfortante:

  • le scene illuminate solo dal fuoco sono estenuanti, e sono tutte uguali a tutti i film fatti sui vichinghi o anche solo ambientati alla lontana nel “medioevo” (termine che, si sa, non vuol dire nulla)…
  • gli espedienti violenti, dicevo, sono quasi ridicoli: i sacrifici umani occorrono in qualsiasi frangente, tanto che potrebbe davvero morire chiunque in qualsiasi momento…
  • Games of Thrones e George R. R. Martin (cose che io non ho mai visto né letto, badiamo bene) impongono a tutto un tono da Dark Ages logoro, vieto, prevedibile, e alla lunga smortissimo…
  • il far vedere i vichinghi come professionisti body builders oramai non fa più ridere…
  • l’insistere sulla identità tra uomo e bestia (la gente ringhia, abbaia, si dà nomi derivati dagli animali, e simboleggia le proprie ossessioni in corvi e volpi: vedi la antropopoiesi in L’ottava vibrazione) è così ripetuto da diventare pletorico, snervante, ridondante, assolutamente spaccapalle!
  • Eggers e Jarin Blaschke (e tutti gli altri: Craig Lathrop alle scenografie e Linda Muir ai costumi) costruiscono così lussuosamente (e ostentatamente) l’immagine da risultare però quasi finti, quasi photoshop da immagine di copertina di Facebook (soprattutto le immagini delle montagne, incandescenti alle pendici e cariche di nuvole lampeggianti in alto, sembrano poster degni della cameretta di un teenager anni ’90: un qualcosa di un caricato davvero esagerato!)…
  • tutti si sono lamentati dei cani CGI di Cruella, mentre le volpi islandesi fatte col computer esibite in maniera quasi vergognosa da Eggers mi sembra che non destino le rimostranze di nessuno: mi domando perché…

…e a livello di vicenda si rasenta davvero il disastro, nel contenitore dell’epica di 3000 anni fa mancano:

  • le riflessioni negative sulla violenza, che, anzi, Skarsgård è proprio felice di agire: Skarsgård è proprio contento di subire il proprio destino di dolore: non ha mai né dubbi né problemi a lasciare orfani e vittime: non è come Enea che, almeno, va all’inferno per capirci qualcosa…
  • nessuno sembra dire qualcosa sulla inutilità della strage, come fa Giuturna…
  • l’ambientare tutto dopo l’800 d.C. è troppo tardi: tutto l’ambaradan di Dark Ages, in un mondo già ampiamente cristianizzato (in una battuta, un tale sembra parlare dei cristiani come se fossero cose fuori dal mondo: boja: nell’800 l’Europa tutta già traboccava di monasteri!) è quasi fuori posto…
  • che la vicenda parta da una storia capita male, quella di Hawke santo vs Bang merda, si dice in una battuta, ma Eggers non sfrutta la cosa PER NULLA a livello di immagini…
    in tutto l’allestimento di occhi, long takes, e consustanzialità tra sogno e diegesi, Eggers IGNORA l’istanza di cinema della sua stessa sceneggiatura… e quindi fallisce, in maniera sesquipedale…
    tanto hanno sparato a zero sugli ultimi due Guerre stellari, che però quell’istanza di cinema ce l’avevano eccome (eccoli qui e qua), invece Eggers lo adorano tutti, anche se non ha un’anticchia di cinema nel suo lavoro: ha solo photoshop e violenza senza senso…
  • il personaggio della componente femminile, nelle battute, promette astuzie e visioni del mondo di nuova unione tra uomo e natura, capace di andare al di là dell’identità tra uomo e bestia ribadito ogni secondo: ma quelle astuzie non si vedono granché, se non per nulla… a parte mettere i funghi allucinogeni nella zuppa, Anya Taylor-Joy sembra soltanto essere mamma: mah…
  • l’innunedo di un protagonista folle, che agisce perché le cose se le immagina, e preferisce andare dietro ai suoi sogni di ammazzamenti e morti, invece di fare qualcos’altro, per un paradiso ugualmente sognato (il Valhalla rimane naturalmente, e per fortuna, nei vaneggiamenti di un demente), è un innuendo striminzito per reggere una intera vicenda di 2h e 20′ in cui la gente non fa altro che ammazzarsi, soprattutto nel 2022: non solo con l’Ucraina, ma anche con tutto quello che s’era visto anche prima dell’Ucraina…
  • tutti i sogni e le premonizioni, tutti i miti e gli animismi animaleschi di antropopoiesi presentati, non sfociano in nulla, rimangano nella superficie del raccontato senza andare PER NIENTE nell’inconscio…
    tante idee visive (e tramesche) vengono da Boorman, da roba come Excalibur, o da tanti fantasy e swords and sorcerers anni ’80 (Eggers ha dichiarato, ovviamente, di essersi ispirato a Milius e a Conan: e grazie, non c’era bisogno di dichiararlo tanto è palese la fonte) [i fantasy anni ’80 ispirativi, per altro, erano già rielaborazioni di tanti western]… ma quelle erano cose inconsce, erano cose che parlavano di mente, erano metafore di Es, Io e Superio (anche Arthur e Mordred di Excalibur, anch’essi “padre” e “figlio maledetto”, muoiono insieme, ma per metafora: sono Es e Superio che generano un Io nuovo, che è Perceval capace di abbandonare la spada, il ninnolo, al futuro, e di ammirare la mente pacificata, finalmente libera dalle costrizioni e dai costrutti, e cioè Arthur scortato nelle candide barche; anche i vecchi Hannassey e Terrill nel Big Country morivano insieme a Blanco Canyon, ma per la pace, e in campo lungo, in metafora della Guerra Fredda!): Eggers si vede che vuole essere Storico: che vuole essere fatto e non mito (Skarsgård e Bang muoiono insieme e basta, per puro fanatismo: che schifo)… ma facendo così, Eggers rende prive di senso le tante scene di immaginazioni e sogni, e rende quindi inutile la sua pur buona idea di fare sogni e diegesi consustanziali nei long take… cosa li fai a fare i long take che “uniscono” sogno e vicenda se poi questa unione non esiste a livello di trama, anzi, questa unione è CONTRADDETTA a livello di trama!? [Skarsgård ha, a volte, certe pretese di “ordinamento violento” alla Clint Eastwood metafisico: a un certo punto, ammazza tutti e ammonisce di tornare ad ammazzare tutti come Bill Munny in Unforgiven, ma Munny aveva anche detto che la morte ce la meritiamo tutti, «We all have it coming», senza sensazionalismi né inutili Valhalla sognati]

Eggers cade con tutte le scarpe nei problemi dell’adattamento fondamentalista che abbiamo visto in Dune e in West Side Story: prende cose di 3000 anni fa e le copia e incolla, badando più a photoshop che al cinema, nel 2022, ottenendo un qualcosa di incomprensibile che sembra proporre come “possibile”, o perfino “eroica”, la vicenda di un pazzo che ammazza andando dietro ai sogni… la vicenda di un pazzo che preferisce autoingannarsi invece che essere felice: un cretino a metà tra un tossicodipendente e un allucinato dalla schizofrenia…
e questo deficiente, da Eggers e Skarsgård è sublimato in eroismo…

boh…

a me ha fatto l’effetto di Cardillac di Hindemith…

almeno Gogol’ lo dice che Taras Bul’ba (roba, per altro, anch’essa ambientata in Ucraina e con protagonista un tale che preferisce ammazzare il suo stesso figlio invece che accettare una “pace”) è assurdo e inutile

Virgilio lo dice che tutto è dolore…

Eggers e Skarsgård no: loro sono quasi contenti che tutto sia dolore, perché, seppur nel dolore, possono crogiolarsi nell’individualismo dei «cazzi loro»…
cioè:
nella profezia di scegliere tra l’amore dei propri cari e l’odio verso i nemici, Skarsgård NON SCEGLIE: afferma di «scegliere entrambi»…
ovvero sceglie di «farsi i cazzi propri», di «obbedire alle sue follie»…
e per questo andrebbe eroicizzato?

Almeno, nel 2022, mettiamolo un qualcosa che metta tutto questo in discussione…
o che metaforizzi quell’individualismo spregevole in metafora psicanalitica o rappresentativa…

no…

non ci si mette niente…

si fa solo morti e photoshop…

bella merda…

L’ho visto doppiato, da Alessandro Rossi, e ho trovato il doppiaggio fantasticamente bello…

Angelo Maggi è drammaticissimo su Bang;
Chiara Colizzi è tragicissima su Kidman;
Gianfranco Miranda è molto bravo su Skarsgård (anche nei suoi grugniti);
Mario Cordova è stupendo su Dafoe [io però avrei giurato fosse Luca Ward];
Letizia Ciampa è quasi da Oscar nei sottovoce sospirati pieni di accenti di Taylor-Joy, proprio da quadruple medaglie per il doppiaggio top!

vedi anche Sam Simon

5 risposte a "The Northman"

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  1. Io non sono ben riuscito a capire se mi sia piaciuto o no. Un po’ perché ormai al cinema vedo solo le baracconate Marvel, un po’ perché mi faccio andare bene tutto, credo. Intrattenimento che passa decentemente nonostante la durata, ma in effetti con materiale trito. D’altra parte, anche l’innovazione e la novità a tutti i costi non sono sempre positive, una storia classica va bene per staccare un po’. E se davvero ormai la maggior parte degli spettatori va al cinema solo per i supereroi, alla fine questa storia nordica di vendetta, se per sbaglio la vedono, può sembrargli anche qualcosa di diverso dal solito.
    Poi ha i suoi difetti, non lo nego. A mio avviso, calca un po’ troppo la mano sulla ferinità dei vichinghi/popoli del Nord (che invero non sono la stessa cosa, come in certe saghe ci tenevano a sottolineare). Tutta quella vanteria sull’essere come bestie… Mah. Sul cristianesimo non so, forse in Scandinavia era ancora una fase di transizione: Olaf II di Norvegia impose il cristianesimo come religione di Stato e incontrò difficoltà, ed era dopo il 1000. Idem in Islanda.
    Boh. Si lascia vedere, ma se ne faceva anche a meno. Come di quasi tutto.

    1. Mah, boh, io ci ho visto solo individualismo folle e guerroso… come in Tenet, per altro. Per cui anche la diversità con altri film non l’ho vissuta… ma davvero ho molta perplessità…
      E per me la mancanza di sguardi inconsci di cinema è stata atroce…

  2. alla fine sono andato a vederlo perke The Lost City non veniva più proiettato quel giorno (ha una distribuzione piccina almeno da me)
    carino ma secondo me la narrazione poteva essere gestita meglio, anche se molte critiche che hai fatto non le ho notate o non mi hanno pesato (le volpi non ho notato fossero finte xD)

    invece mi ha fatto ridere che Olga dica che la sua intelligenza spezzerà le menti dei nemici ma poi tutte le decisioni e le strategie le prende lui, lei diventando solo la figa di turno e al massimo l’avvelenatrice

    1. Sì, Olga che alla fine è solo mamma, e la donna-angelo salvatrice (cioè l’angelo del focolare), nonostante le chiacchiere fa sbellicare…
      A me, oltre alle volpi, anche loro fonte di risate, tutto m’è sembrato fintissimo… e io amo il finto quando ha uno scopo di critica della rappresentazione: una critica che qui non m’è sembrata proprio esserci…

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