Inghiottitoi carsici

Tutte le considerazioni che faccio, vergognosamente, sull’Ucraina, hanno un prologo alla fine della recensione di The Power of the Dog

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI, MOLTO IDEOLOGICHE E FORSE OFFENSIVE

Il problema numero uno dei discorsi dei phashi di mmerda è considerare i crimini dei partigiani comunisti (di Tito) nella per niente piccola porzione di mondo affacciata sul mare Adriatico settentrionale come qualcosa di facile da spiegare… in realtà la ‘zienda è stata molto complicata…

Nello stesso tempo, i phashi considerano molto poco i lampanti esempi della violenza nazifascista, anche di quella repubblichina, in tutta Italia ed Europa…

Alle rimostranze di coloro che dicono di quanto il nazismo sia stato “sterminatore”, i phashi rispondono che sterminatore è stato anche Stalin…

ma il dramma è sempre quello e non è un dramma facile…

Stalin e compagni ammazzavano per *politica*…
e, nella loro follia, erano convinti, ammazzando, di rendere il mondo un posto migliore, affinché «ognuno potesse ricevere a seconda dei propri bisogni, proprio perché tutti donavano a seconda delle proprie possibilità»

non è che l’ammazzare per queste ragioni rende l’ammazzare meno atroce, meno grave, meno assurdo…

certamente è leggermente diverso dall’ammazzare per ragioni *razziali*… come facevano i nazifasci…

perché i nazifasci ti ammazzavano perché «eri nato così»…

magari anche loro erano convinti che eliminandoti il mondo sarebbe stato migliore, ma sarebbe stato migliore solo per loro, perché tu non avresti potuto fare nulla, solo morire…

Anche nei repubblichini di Salò solo la morte totale di tutti quanti avrebbe potuto lavare la vergogna di aver tradito l’alleato tedesco… [su questo punto è chiarissimo e commovente Giuseppe Filippetta, L’estate che imparammo a sparare. Storia partigiana della Costituzione, Milano, Feltrinelli, 2018-2020]

la morte che davano i partigiani, invece, era per «eliminare un cancro» onde costruire una patria diversa: una atroce morte perpetrata, atrocemente, per rinascere… contrapposta a una morte per cancellare e basta…

È tutto molto assurdo, ma è solo un segno che “identifica” i phashi dagli altri: uccidere per un futuro o uccidere per la fine della storia…

ovviamente, uccidere un oppositore politico non è per niente bello, perché uccidendolo uccidi una libertà intellettuale, quella di «pensare diversamente da te»…

ma è anche vero che, durante il comunismo, se tu, oppositore politico, “ti piegavi” e ritrattavi, anche mentendo, allora, forse, la vita salva potevi averla: se non tu, magari qualcuno della tua famiglia…

nei crimini *politici*, una scappatoia forse c’era, striminzita ma c’era… anche dai GULag, per esempio, alla fine si usciva: non erano campi di sterminio…

se invece ti ammazzo perché sei nato così, allora non ci poteva essere scappatoia per te: morivi te e anche tutta la tua famiglia, “nata storta” come te: e difatti dal Lager nazista non si tornava: erano campi di sterminio appunto genetico… tanto che ci finivano anche sordi, zoppi, ciechi ecc.

naturalmente anche Pol Pot, comunista, ammazzò tutti, anche sordi, zoppi e ciechi… quindi Pol Pot è come Hitler…?

anche lì risponderei no: perché Pol Pot *non era razziale*… era *politico*…

sono distinzioni del tutto dementi: e i morti sono morti…

io, comunista, sono qui a dire, nizzole e nazzole, «meglio vivere in un posto dove puoi mentire per salvarti invece che in un posto dove ti ammazzano solo perché hai il naso in un certo modo: meglio vivere in un posto dove ti dànno la possibilità di cambiare idea, pur con la forza, invece che in un posto dove la tua condizione di nascita non la puoi cambiare per niente, e vieni ucciso solo per come sei nato»

ma io sono comunista a chiacchiere, perché posso certamente dire che io sarei stato tra i primi fucilati per eterodossia visto che ammazzare la gente, a mio avviso, non rientra affatto nella logica del costruire un mondo dove «ognuno riceve a seconda dei propri bisogni, e ognuno dà a seconda delle proprie possibilità»…

In archetipi letterari, come Luciano Canfora, mi sento molto in mezzo al Quatrevingt-treize di Victor Hugo (1874), tra Gauvain e Cimourdain: come Gauvain so che in guerra, ok, ammazziamoci, ma dopo la guerra è bene eliminare la pena di morte e optare per meno repressione possibile, visto che il dissenso ci sarà sempre meno se l’*idea* utopistica propugnata funziona… Cimourdain invece dice che la repressione ci vorrà sempre, perché l’*idea* non potrà mai essere utopistica, dato che deve scontarsi con una realtà bizzarra che la renderà sempre impraticabile: secondo Cimourdain l’idea non funzionerà mai: sarebbe bello funzionasse, ma non lo farà, perché l’uomo è fallace… e visto che l’idea è fallace, anche se giusta, allora quell’idea va “imposta” a gente ignorante, imposta con la repressione…
Cimourdain condanna a morte Gauvain, ma condannandolo a morte capisce che proprio quella condanna a morte ha reso l’idea fallace invece che utopistica, e capendo questo capisce anche lui di aver fallito, di essere lui stesso l'”uomo fallace” che rende l’*idea* impraticabile, e appena vede la ghigliottina decapitare Gauvain, si spara…

e io dico quel che dico, cioè di essere comunista, così, alla cavolo, mentre in tanti affermano invece che «sarebbe stato meglio vivere in un posto autenticamente razzista, in cui ammazzare, alla nascita, persone “inferiori” è il modo migliore per garantire una vita lunga, felice, e piena di comodità e cose da comprare e vendere, a gente tutta simile per colore, usanze e abitudini alimentari: il razzismo è il *male necessario* perché si stia tutti bene, almeno noi bianchi»

Auspicare un comunismo che non spara a nessun oppositore è certamente folle… ma forse c’è, o ci sarà (e magari c’è anche stato)…

Mentre auspicare un fascismo non razzista è più folle ancora: perché fascismo e razzismo sono la stessa cosa…

Per di più c’è il solito adagio di essere assai convinto della “mie” colpe (del comunismo) ma non per questo sono attratto dalle “vostre” ragioni (del fascismo)visto che io so che Stalin (o Pol Pot, o Tito, o Mao, o Ceaușescu ecc.) è cacca e lo dico, mentre un phasho non riesce a dire che Mussolini era demente, perché il mondo mussoliniano (razzista fin dal principio: è inutile dire di no, così come fin dal principio è stato improvvisato, ideologicamente alla ‘ndocojocojo, corrotto, conventicolare di clientelismi odiosi tra ex commilitoni squadristi) è proprio quello che i phashi vogliono (e cioè vogliono corruzione, clientelismo, e ideologia alla ‘ndocojocojo giuste giuste per far fare al ricco «i cazzi propri»: cose in cui i phashi proprio sguazzano)

UN PO’ DI QUEL CHE È SUCCESSO

e dopo le questioni ideologiche ci mi faranno certo malvolere da tutti, vado avanti con un classico post sulla Resistenza, narrando quanto imparato dai libri elencati in

alle quali aggiungo, specificamente per le vicende della Venezia Giulia:

  • Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Milano, Rizzoli, 2005;
  • Raoul Pupo, Adriatico amarissimo. Una lunga storia di violenza, Roma-Bari, Laterza, 2021;
  • Elena Aga-Rossi, L’Italia tra le grandi potenze. Dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda, Bologna, Il Mulino, 2019…

1920-1941: LA VENEZIA GIULIA FASCISTA

La complessità del discorso sulle “foibe”, viene fuori perché il crogiolo di istanze di una parte geografica estesa ma molto particolare, arrivò al collasso per diverse ragioni storiche successive alla Prima Guerra Mondiale…

Inutile stare a chiamare in causa fatti lontani, ma è certo che, dopo le esaltazioni di D’Annunzio a Fiume, un posto popolato da tanta gente, tutta bisognosa di una amministrazione propria (croati, serbi, bosniaci, sloveni, friulani, triestini, goriziani), tra quello e quell’altro si trovò del tutto amministrata da Mussolini, dal fascismo…

e il fascismo era razzista: e trattò tutti come inferiori… del tutto…
dal 1920 (per varie vicissitudini, Fiume fu italiana solo dal 1924) fino al 1941 (quando l’Italia occupò anche il Montenegro, dopo aver “preso” l’Albania nel ’39 e tentato, senza alcun successo, di attaccare la Grecia tra l’ottobre ’40 e l’aprile ’41) una zona altamente e problematicamente cosmopolita fu forzosamente italianizzata, con l’imposizione di cognomi italiani… e l’esercito fascista non si vergognò per nulla di fare diverse stragi dappertutto, anche in prossimità di quelle che erano le “foibe”, cioè i burroni carsici, tecnicamente inghiottitoi carsici in gergo geologico, che sono detti foibe in lingue italiane tipo il veneto (nelle lingue slave sembra sia molto meno usato): i fascisti fucilarono in maniera pubblica tutti gli oppositori che poterono a Basovizza, per esempio…

Un controllo italiano che fin da subito trovò fortissime opposizioni, in diverse organizzazioni di stampo antifascista: la TIGR, la Revolucionarna organizacija Julijske krajine T.I.G.R. (Trst-Istra-Gorica-Reka), per esempio, fu attiva già dal 1927…

erano opposizioni non unitarie, poiché in tante parti della zona molte persone non avevano alcun problema a definirsi naziste, tipo gli Ustaša in Croazia, attivi già dal 1929 nello spalleggiare i fasci…

1941: INIZIA SISTEMATICAMENTE LA RESISTENZA DI TITO

Ma le opposizioni ai fascisti si intensificarono dopo l’invasione hitleriana dell’URSS, nel 1941 (Hitler tradì il patto Molotov-Ribbentrop del ’39)… in quel momento tutto un fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale (cominciata appunto nel 1939) si apre drammaticamente (in contemporanea anche col fronte asiatico-pacifico: Pearl Harbor è il 7 dicembre ’41), anche e soprattutto nei Balcani italiani, che con Hitler a fianco avanzano: s’è già detto che l’Italia si spingerà in Montenegro nel ’41…

Stalin e i suoi compagni comunisti organizzano subito una resistenza militare balcanica che viene comandata da Josip Broz, cioè Tito… una Resistenza assai precoce (in Italia, a parte molti prodromi, non si parla di Resistenza prima del 1943) e politicamente inquadratissima…

Ma in quelle terre tutto è complesso: e non ci sono solo i comunisti in ballo…

certi sloveni e serbi, per esempio, erano monarchici cattolici, per nulla comunisti, e si organizzarono per conto loro (i Domobranci in Slovenia e i Četnici in Serbia, per esempio)…

Il generale fascista che aveva il comando in quella zona, Mario Roatta, tra ’41 e ’42 fu uno dei primi a considerare i civili complici effettivi dei partigiani… e partigiani erano, per lo più, appunto quelli di Tito, sistemati, attivi ed efficaci, che picchiavano a mille sia per ragioni di liberazione dall’invasore fascista sia per ragioni politiche di fare di tutti i Balcani una nazione comunista, agli ordini di Stalin…

1942-’43: HITLER COMINCIA A PERDERE

E dal ’42 la corazzata nazista che sembrava invincibile da 3 anni, comincia a perdere colpi…

Il 23 ottobre ’42, per esempio, viene persa El Alamein, in Africa: i generali britannici Montgomery (capo dell’armata sul campo) e Alexander (capo delle operazioni nel Nord Africa [inutile dire che il capo supremo degli Alleati, in USA, era Eisenhower]) vincono sui nazisti Kesselring e Rommel…

il 2 febbraio ’43, Hitler perde a Stalingrado (Paulus perde contro Žukov)… e Stalin comincia una rapida riconquista dell’Europa dell’Est annessa dai nazisti dal ’41 in poi…

Il 9 luglio ’43 la coalizione anglo-americana guidata dall’inglese Montgomery sbarca nella Sicilia fascista…

l’8 settembre 1943, il re d’Italia abbandona Mussolini e firma un armistizio con Alexander (intanto passato a capo delle operazioni in Italia)… l’esercito fascista viene improvvisamente lasciato senza guida e si sfalda… lasciando molte armi in giro: anche nelle zone dove opera la Resistenza di Tito…

E intanto la Resistenza quasi si inaugura:
tra 23 e 28 settembre ’43, subito dopo l’armistizio, la divisione Acqui dell’esercito italiano, in stanza nella Cefalonia occupata dai fascisti, fu una delle poche che intese l’armistizio con gli anglo-americani nel senso di combattere contro i nazisti e non si arrese ai tedeschi presenti sull’isola: i tedeschi vinsero, ma la Divisione Acqui, e altre divisioni stanziate in altre isole greche, segnarono uno dei primissimi episodi di Resistenza italiana…
e tra 27 e 30 settembre ’43, una sollevazione spontanea popolare caccia i nazifascisti da Napoli: è la prima città italiana liberata dai tedeschi da una insurrezione antifascista della popolazione…

SETTEMBRE ’43: FOIBE ISTRIANE

Tito approfitta delle armi lasciate dall’esercito fascista sbandato in Jugoslavia, e le sue squadre partigiane cercano in tutti i modi di fare fuori la classe dirigente fascista rimasta nelle tante città slovene e croate occupate… da Gorizia fino a Zara, ma soprattutto in Istria, i partigiani di Tito uccidono quanti più fascisti possono…
Non uccidono “gli italiani”, uccidono “i fascisti”… e per pura fretta i titini buttano i cadaveri nelle foibe, il posto più “comodo” in cui lasciare i morti, visto che scavare fosse nelle terre rocciose dell’Istria e della Venezia Giulia è tutt’altro che facile…
Naturalmente distinguere tra italiani e fascisti è impossibile, poiché il Partito Nazionale Fascista non ti faceva lavorare se non eri membro…
Tutti i fasci hanno esagerato le stime delle vittime e hanno tentato di dare alla rivolta titina del ’43 una componente “razziale” (l’ammazzare solo gli italiani), che, s’è detto, il comunismo non ha mai avuto… e difatti tra le vittime ci sono, ogni tanto, anche le mogli slave di carabinieri fascisti italiani…
Nella foga vengono uccisi anche alcuni bambini… e vengono accertate violenze sessuali sulle vittime donne…
Il fatto che gli slavi si ribellassero così duramente al potere italiano, e straniero tout court, è un dato che segna un serio momento di discontinuità col passato: terre e popoli sempre subordinati, agli austriaci come agli ungheresi come agli italiani, vogliono amministrarsi da soli: e lo dicono chiaramente… e la classe dirigente italiana, allora effettivamente coincidente con la classe dirigente fascista, si scandalizza alquanto… tanto da creare miti e leggende vari sull’insurrezione titina del ’43… miti che gigantizzano di molto una realtà già parecchio atroce (molte, per esempio, le rievocazioni, da parte della destra italiana post-’48, di Norma Cossetto, una delle vittime donne, figlia di un podestà fascista locale, presa a sineddoche atroce dei fatti)…
La presenza di bambini tra la vittime è così esigua da far pensare effettivamente a degli errori dei partigiani, suffragati dai documenti della dirigenza militare titina, trovati successivamente, e attestanti che ordini specifici di uccidere donne, bambini o famiglie non c’erano affatto: effettivamente sono considerazioni idiote, ma calzano quando invece ci si rapporta gli ordini nazifascisti, invece molto diretti nell’affermare che tra i bersagli *ci devono essere* anche, se non soprattutto, donne e bambini…
I bambini uccisi dai titini ci fanno capire come quella slava fosse una resistenza parecchio cruenta… e appunto molto adatta a essere deformata in sadica…
Un sadismo che i fasci cavalcano in un modo strumentale: della serie: «come osano gli slavi inferiori “rendere le botte” a noi fasci: noi fasci si faceva bene a trucidare gli slavi e gli slavi avrebbero dovuto morire senza reagire…»
A rivedere le cose oggi, 80 anni dopo, e con l’Ucraina in mezzo, il dire «gli slavi non si sarebbero dovuti ribellare e sarebbero dovuti morire pur di non fare la guerra» o anche dire «gli slavi, per lo meno, non avrebbero dovuto ribellarsi né uccidendo bambini né stuprando donne» è molto facile… e sono tutte cose che viene certamente da dire, ma si sa che in contesti guerreschi lo stupro è tragicamente all’ordine del giorno (una cronaca molto efficace è nel Rogo di Berlino di Helga Schneider, 1995)… e se gli slavi non si ribellavano, avrebbero parlato tedesco per sempre e sarebbero morti nelle fosse comuni naziste, e sarebbero morti a milionate
Inoltre non vedo come l’urlare che i titini fossero dei barbari stupratori e uccisori di bambini renda i nazifascisti e i repubblichini meno stupratori e uccisori di bambini essi stessi…
Forse il discrimine è che poi i titini sono stati considerati eroi mentre ai fasci è rimasta la vergogna…
Mah…
Sarà anche…
Che l’Armata Rossa liberasse l’Europa stuprando è una cosa che s’è sempre saputa…
e che gli americani abbiano liberato bombardando città intere come Dresda o trucidando gente civile che non ci incastrava niente, con le bombe atomiche, a Hiroshima e Nagasaki, s’è sempre saputo… e sono tanti anche i ricordi degli stupri degli americani, rei anche di incentivare, nelle zone da loro occupate, una economia sommersa di atroce contrabbando di stupefacenti (vedi Robert J. Lilly, Stupri di guerra. Le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna, Francia e Germania, 1942-1945, Mursia, Milano 2003; e le particolareggiate indagini sulla vita sotto l’occupazione americana presso Camp Darby, tra Pisa e Livorno, di Chiara Fantozzi, L’onore violato: stupri, prostituzione e occupazione alleata. Livorno 1944-’47, in «Passato e presente», XXXIV/99, Milano, Franco Angeli, 2016; e Carla Forti, Dopoguerra in provincia. Microstorie pisane e lucchesi. 1944-1948, Milano, Franco Angeli, 2007)

Sì: la retorica degli eroi è ritrita, infelice e insopportabile…
ma opporre a tale retorica una eguale retorica che dice «eh, gli Alleati e i partigiani erano uguali ai nazifascisti e ai repubblichini» non la vedo la cosa più intelligente da fare…
Anche perché rimane il discrimine maximum di prima:
stupri e bimbi morti sono strazianti e non avrebbero dovuto esserci, ma se vincevano i nazisti si sarebbe stati in un mondo in cui i bimbi venivano ammazzati alla nascita perché avevano il naso aquilino e i capelli neri (e ammettere che stuprassero anche gli Alleati rende gli stupri, tanti, dei nazisti meno gravi? vedi anche Michela Ponzani, Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico», 1940-’45, Torino, Einaudi, 2012)…

Magari è bene piangere insieme e riflettere su quel momento, ogni 25 aprile: riflettere che, nonostante gli 80 anni passati, quei drammi razziali e quei drammi di sconfortata e crudelissima resistenza, occorre farli anche oggi in Ucraina: segno che in 80 anni il mondo è rimasto lo stesso, nonostante le tante vittime…
E non mi sembra una cosa su cui gioire…
né su cui fare squadrette di fazioni…

2 OTTOBRE ’43: I NAZISTI RITORNANO IN JUGOSLAVIA

L’insurrezione titina comunque dura poco…
La Wehrmacht nazista, con l’aiuto degli Ustaša e con la collaborazione non indifferente degli altri corpi partigiani non comunisti (Domobranci e Četnici), torna ad amministrare tutto dal 2 ottobre ’43 (è l’Operazione Nubifragio)…
anche l’arrivo dei nazisti che “salvano” la popolazione italiana dalla furia omicida comunista è un vecchio mito che i fasci hanno portato avanti da sempre…
I nazisti sono arrivati e hanno “salvato” gli italiani mentre nel contempo hanno ripreso a fare quello che sanno fare meglio: cioè ammazzare gli ebrei…
ebrei che non vengono ammazzati nel “segreto”, ma nelle pubbliche piazze, in esecuzioni di massa “aperte a tutti”…
anche questo è un cambio di “stile” bello pesante: Tito prese gli italiani quasi di nascosto, con arresti quasi di “normale amministrazione” e ha ucciso tutti nelle campagne, appunto nei boschi, nelle foibe, mentre Hitler fucilava e bruciava gli ebrei quasi in paese, davanti a tutti…
Ognuno può pensare che un sistema sia “meglio” dell’altro…

AUTUNNO-INVERNO ’43-’44: GRUPPI RESISTENZIALI EFFICACI, RELATIVA CONTROFFENSIVA REPUBBLICHINA E GLI ALLEATI GIUNGONO A CASSINO

Nell’autunno ’43, squadre partigiane si formano “formalmente” anche in Italia, anche lì con discrimini politici: anche in Italia i comunisti lottano per fare dell’Italia un paese sovietico, ma altri gruppi sono monarchici, per esempio…

Il 28 dicembre ’43, i fascisti, riorganizzati nella Repubblica Sociale Italiana (RSI, la Repubblica di Salò), uccidono i Fratelli Cervi, grossi protagonisti delle prime squadriglie partigiane… e la Repubblica Sociale, che si considera il vero stato italiano, comincia anche a fare leve militari obbligatorie per tutti!
Sono leve militari malviste da tutti, che fanno decidere moltissimi a “disertare” e a unirsi alle bande partigiane…

E gli anglo-americani sono lì: dalla Sicilia, Montgomery, Alexander e gli americani Patton, Clark e Bradley riconquistano tutto il Sud Italia e i tedeschi si ritirano…

Il 15 febbraio ’44, gli anglo-americani distruggono l’Abbazia di Montecassino, roccaforte nazista, e i tedeschi sono costretti a cominciare a creare una linea di ritirata, la Linea Gotica, che divide in due l’Italia tra Repubblica Sociale e zone occupate dagli anglo-americani… linea che, via via, arretra, sempre a favore del territorio occupato dagli Alleati…

23 MARZO ’44: VIA RASELLA E FOSSE ARDEATINE

Roma è però ancora tedesca e il 23 marzo ’44, in Via Rasella, c’è una delle prime azioni efficaci di un corpo organizzato civile resistenziale contro i tedeschi: un Gruppo di Azione Patriottica, un GAP, di ispirazione comunista, butta una bomba su una divisione tedesca (fatta di soldati altoatesini): muoiono 35 persone e ne restano ferite quasi 70…
è uno dei primi atti “seri” non solo della Resistenza italiana ma di tutta la Resistenza in Europa occidentale: uno dei primi atti di Resistenza fatta da qualcuno che non sia l’esercito partigiano di Tito!
I tedeschi si vendicano e stabiliscono di uccidere 10 italiani per ogni tedesco in una esecuzione “di massa” alle Fosse Ardeatine, che plasma uno “standard” di reazione tedesca in tutto il periodo successivo (alle Fosse Ardeatine muoiono 335 persone apposta per obbedire all’ordine dei 10 italiani per ogni tedesco: pare che per fare numero i tedeschi abbiano preso a caso chiunque passasse di lì)…
Tutti gli anticomunisti e i fasci hanno sempre detto che la colpa della violenza non è stata dei tedeschi, che “poverini” si sono solo vendicati… ma è stata dei gappisti che hanno fatto l’attentato…
come al solito, per i successivi 80 anni, per i destrorsi non si sarebbe dovuto fare l’attentato… si sarebbe dovuto morire occupati dai tedeschi…
I processi fatti dopo il ’45 hanno considerato l’attentato di Via Rasella come un atto di guerra ma hanno avuto problemi a giudicare Erich Priebke, uno di quelli che guidarono la reazione tedesca alle Fosse Ardeatine (uno dei tanti nazisti che riuscì a fuggire in Argentina: si mise anche a fare il maestro di scuola: fu trovato per caso da una troupe di giornalisti della ABC nel ’94 e piano piano estradato in Italia): era lecito giudicare un soldato che esegue gli ordini? ordini atroci ma pur sempre ordini?
Le cose sarebbero andate più lisce se nel dibattito non si fossero messi i fasci redivivi che hanno cominciato a inneggiare a Priebke come a un eroe che ha ammazzato 335 luridi comunisti (durante i processi, Priebke fu ospitato dai suoi avvocati, principi del Foro fasci che gli fecero ottenere gli arresti domiciliari… morì a 100 anni in una supervillona a Roma, appunto ospite degli avvocati)…

27 MARZO ’44: LA SVOLTA DI SALERNO

Il 27 marzo 1944, Palmiro Togliatti, il leader del Partito Comunista Italiano, esistente allora solo in organizzazioni clandestine e nei corpi para-militari partigiani, arriva a Salerno, nel territorio italiano “libero” dai fasci, dopo aver passato tutto il tempo del regime fascista in URSS, a stretto contatto con Stalin… e con Stalin ha concordato che cercare di fare dell’Italia un paese sovietico è una follia… perciò tutti i gruppi partigiani comunisti avrebbero dovuto “pausare” la lotta di classe onde partecipare meglio alla lotta di liberazione…
Già nel biennio rosso, cioè nel 1919-1920, un biennio che vide la vittoria, a forza di squadracce, dei fascisti, i tentativi da parte dei vecchi leader socialisti (i vari Turati e Matteotti) di trovare una quadra tra la Rivoluzione in stile Lenin e la realtà rurale italiana furono difficili e laboriosi…
Pare che Lenin stesso, pur preoccupatissimo dell’avanzata fascista, non incoraggiasse affatto una soluzione “rivoluzionaria” per i compagni comunisti italiani… e proprio sulla questione “rivoluzionaria” (quella, cioè, di lottare per fare dell’Italia un paese direttamente sovietico) i comunisti più radicali (cioè Gramsci, Bombacci, Terracini ecc.) si scissero dai socialisti (di Turati, Matteotti, Nenni ecc.) nel gennaio del ’21, con la creazione del Partito Comunista d’Italia… gli ictus di Lenin (a maggio e a dicembre del ’22), la Marcia su Roma (nell’ottobre del ’22), gli omicidi di Matteotti (muore il 10 giugno del ’25 ma viene ritrovato solo il 16 agosto) e dei Fratelli Rosselli (9 giugno ’37: vedi Tutti gli appuntamenti mancati) e l’Italia completamente fascista fecero di molto attenuare la voglia di Rivoluzione, che Stalin stesso, al potere dal ’24, ridimensionò moltissimo con la storia del «socialismo in un paese solo» (i.e. la Russia) e con il suo regime di terrore, che fece, anche se in modo minoritario, riflettere molti (vedi anche Per chi suona la campana di Hemingway)…
Ma Stalin è ancora il capo ed è lui che decide: e decide che per nessuno, oltre alla Russia, ci debba essere granché la Rivoluzione, e per l’Italia a maggior ragione, forse la rivoluzione ci sarà dopo la liberazione dai fasci…
A Salerno, Togliatti si accorda con gli altri leader dei gruppi partigiani dei vari Comitati di Liberazione Nazionale – quelli del Partito d’Azione (repubblicani), i monarchici e compagnia bella – e anche con l’esercito anglo-americano!
Da questo momento, la Resistenza italiana diventa *diversa* dalle altre resistenze comuniste: molto diversa dalla Resistenza di Tito, convinta di fare della Jugoslavia una terra sovietica (chiariamo: la Jugoslavia è una entità che esisterà dopo il 1945, ma si può già usare il termine in quanto significa «terre slave del sud», quelle in cui operava Tito), e anche dalla resistenza di Enver Hoxha in Albania, anch’essa di pura ortodossia staliniana… ma diventa anche una Resistenza diversa da quella che Charles De Gaulle sta combattendo in Francia da 4 anni (dal 10 giugno ’40): De Gaulle era generale dell’esercito e ha davvero un esercito “regolare”, se pur clandestino, ai suoi ordini, cosa che in Italia non c’è… [anche in Cina, già dal 1937, erano in piedi eserciti a tutti gli effetti, quello comunista di Mao e quello nazionalista di Chiang Kai-shek, a combattere l’invasore giapponese]
Che Stalin fosse felice delle Resistenze rivoluzionario-comuniste di Tito e Hoxha non si sa granché (dati però gli scorni avuti negli anni successivi non si potrebbe pensare a un assenso staliniano totale all’azione partigiana jugoslava e albanese), ma, ancora, Stalin era di sicuro certo che l’Italia non potesse diventare, dato il suo tessuto sociale, un paese sovietico…
I partigiani comunisti italiani, con le loro Brigate Garibaldi, diventeranno un potentissimo braccio della Resistenza italiana… e le differenze, le ibridazioni e i problemi con i “duri e puri” titini, ci saranno eccome…

per esempio, già il 15 aprile ’44 un gruppo partigiano comunista uccide a Firenze il filosofo Giovanni Gentile, in qualche modo “contravvenendo” alle direttive della Svolta di Salerno… Gentile era stato strafascista e dalla Repubblica Sociale Italiana quasi pontificava che tutti gli intellettuali italiani avrebbero dovuto riconoscere la RSI come il vero stato italiano…
Molti partigiani non comunisti dissero che Gentile non andava ammazzato…
Altri dissero che l’uccisione di uno famosissimo come Gentile avrebbe scongiurato chiunque a fare altre dichiarazioni pro-RSI…
Per altri, Gentile fu ucciso da infiltrati fascisti nelle file dei resistenziali apposta per far vedere quanto i partigiani fossero assassini solo e soltanto politici, a cui la “liberazione dai tedeschi” non interessava per nulla e volevano fare una autentica rivoluzione comunista e null’altro, tanto da uccidere anche un intellettuale solo perché anticomunista… e l’imbarazzo verso i partigiani, in futuro, ci fu eccome, proprio per questi argomenti… [vedi Luciano Canfora, La sentenza. Concetto Marchesi e Giovanni Gentile, Palermo, Sellerio, 1985, aggiornamento 2005]

ESTATE ’44: PRIME LIBERAZIONI DELLE CITTÀ, MA BEN POCO SPAZIO POLITICO PER LA RESISTENZA

Tra 4 e 5 giugno ’44, Roma è ufficialmente dichiarata libera dai tedeschi…

Il 6 giugno ’44 gli americani sbarcano in Normandia…

Il 20 luglio ’44, il colonnello tedesco Claus von Stauffenberg, con l’appoggio della altissima élite conservatrice teutonica, tenta di uccidere Hitler: è il caso più eclatante di resistenza interna alla Germania attestante quanto una certa area cattolica (che in Germania è minoranza rispetto al luteranesimo) non abbia mai granché sopportato il deismo del Führer, nonostante l’effettivo appoggio nella sua ascesa al potere: certi preti fecero di tutto per opporsi (vedi anche l’episodio del prete nel Moloch di Sokúrov) e tra ’42 e ’43 fu attivo il movimento della Weiße Rose, la Rosa Bianca, che cercò di far capire al popolino quanto il nazismo non fosse così compatibile col cattolicesimo e col cristianesimo tout court (nella Weiße Rose c’erano anche dei luterani)… è tutta gente che Hitler ammazzò senza problemi (vedi anche quello che tocca a Scarlett Johansson in Jojo Rabbit)… [il Valkyrie di Bryan Singer, 2008, parla proprio dell’azione di Stauffenberg; e sul cristianesimo in area nazista ha parlato anche Terrence Malick nel film A Hidden Life, del 2019]

Dal 4 agosto al 1° settembre ’44 si libera Firenze…

La liberazione di Firenze apre un capitolo importante…

Durante la liberazione fiorentina, il governo ufficiale italiano riconosciuto dagli anglo-americani, quello dell’Italia meridionale, cambia presidente del consiglio: dall’8 settembre ’43 al 18 giugno ’44 il presidente fu Pietro Badoglio, e dal 18 giugno ’44 in poi diviene Ivànoe Bonòmi…

Bonomi, come Badoglio, era un vecchio arnese liberale che aveva avuto non poche responsabilità nell’ascesa del fascismo: era già stato presidente nel ’21 e non aveva fatto un cavolo contro le squadracce, anzi, aveva molto punito i pochi che vi si opponevano: nel ’22 aveva votato la fiducia a Mussolini dopo la Marcia su Roma…
che un tale soggetto vada bene agli anglo-americani è segno che, nonostante la Svolta di Salerno, agli Alleati un vero e proprio cambio politico dell’Italia non interessa affatto… ok che vada via Mussolini, ma è comunque bene che l’Italia rimanga a destra, conservatrice e spregevolmente capitalista…

il governo Bonomi, infatti, farà di tutto per mantenere tutto ciò che il fascismo aveva prodotto in termini di burocrazia e di organizzazione dello stato: attuò una sorta di fascismo senza Mussolini… e la cosa non andò bene a tutti… [vedi Federico Chabod, L’Italia contemporanea. 1918-1948, derivato da lezioni di Chabod alla Sorbona nel 1950, poi stampate a Torino, da Einaudi, nel 1961, con serio aggiornamento editoriale nel 2002; Claudio Pavone, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, Torino, Bollati Boringhieri, 1995]

Firenze si libera ben prima dell’arrivo degli anglo-americani, solo con le forze partigiane: forze che già avevano organizzato un governo locale…
un governo locale che gli anglo-americani smontano per consegnare tutto a Bonomi…

con tali azioni, gli anglo-americani cercano in tutti i modi di frenare l’azione dei partigiani che in Italia, l’abbiamo già detto, sono un grande caos: non sono organizzazioni militari organizzate, come lo sono in Jugoslavia con Tito e come sono in Francia con De Gaulle o in Cina con Mao e Chiang Kai-shek; non dimostrano di rappresentare granché una componente politica, oppure, quando lo fanno si dimostrano in connivenza con l’URSS: i partigiani italiani sono uno strazio, però aiutano non poco e per aiutare chiedono sempre più armi… ma gli anglo-americani pensano: «armi, vabbé, diamogliele con parsimonia… ma lasciar loro impostare il governo proprio no!»

Tutte le repubbliche partigiane che si creeranno in Italia (e saranno una 20ina) verranno assai malviste dagli alleati…

Riviste oggi con la guerra in Ucraina, le considerazioni di tanti che dicono «eh, ma nella Resistenza le armi ai partigiani gliele hanno date», beh, sono un po’ fuori posto… gli anglo-americani, le armi ai partigiani non gliele hanno proprio date così di buon grado… e non solo, a quei tempi gli anglo-americani erano lì sul campo anche loro, mentre in Ucraina non c’è, per fortuna, ancora nessuno, di NATO, a combattere…
Una assenza di eserciti regolari che miete vittime negli ucraini, ed è una tragedia, ma magari garantisce, per ora, il mantenimento dei nervi saldi…
Darla vinta a Putin è odioso, ma ad armare pesantemente tutti quanti, lo abbiamo visto nel passato, non si ottiene granché se non escalation: ad armare l’Afghanistan contro Bréžnev si sono ottenuti i talebani e perfino Bin Laden; ad armare l’Iraq e i confinanti contro Saddham s’è ottenuto l’ISIS, ecc. ecc.
Perciò non si sa cosa di negativo potrebbe accadere dando armi a man bassa a chi che sia… anche pensando al fatto che, ancora in passato, non tutti quelli che avevano bisogno di armi a causa di invasioni varie sono stati accontentati: vedi per esempio i curdi contro l’ISIS, che hanno combattuto con residuati sovietici e presi tra i due fuochi dell’ISIS e della Turchia, al contrario perfettamente armata dalla NATO, anche se Erdogan ammazza i gay esattamente come Putin…

L’idea di Zelenskij di fare una guerra maxima dell’Occidente e della NATO contro un Putin pazzoide, che dopo l’Ucraina invaderà anche Lettonia, Lituania, Finlandia, Polonia e da Kaliningrad anche la Germania, in nome dei «belli, buoni e arcobaleno, cioè “europei”» contro i «brutti e cattivi che ammazzano i gay, cioè “i russi”» trova molti proseliti, ed è l’idea che nel 2001-2003 aveva Oriana Fallaci contro tutti i paesi islamici (incondizionatamente)… in parecchi, analizzando il pensiero di Putin e dei suoi galoppini preteschi cristiano-ortodossi, ritengono che il disegno di Putin sia congruente con quanto dice Zelenskij: un Putin che vorrebbe conquistare a suon di cannonate tutta un’Europa sodomita e femminista: un intento forse provato dal fatto che Putin ha fatto sempre di tutto per far vincere gli ultra-cattolici, gli antiabortisti, gli anti-gay ecc., sia in Europa (vedi i soldi a Salvini e alla Lega) sia in USA (vedi i magheggi per far vincere Trump)…

Mah…
ci sta…
e se tutto questo fosse vero, allora la guerra sarebbe l’unica strada contro quest’idea putiniana?
così come la guerra è stata l’unica strada per fermare Hitler nel ’39?
e in 80 anni la soluzione è comunque la guerra?
una guerra che, sappiamo, è sempre tornaconto?
Iraq, Afghanistan, Siria: tutte guerre che non hanno risolto un beneamato cacchio, ma hanno portato qualche probabile guadagno economico, soprattutto petrolifero, solo a “qualcuno”…
ma il “bellicismo” è diffuso da sempre: nel 2020, Milena Gabanelli affermava tranquillamente che, data la diffusione del Covid19, forse era bene «chiedere conto alla Cina», sottintendendo che un Occidente unito facesse qualcosa anche “militarmente” contro una Cina untrice e foriera di concorrenza sleale nel mondo… quasi una «voglia di guerra» tra i belli e buoni e i brutti e cattivi che pervade ogni cosa…

boh…
io, paradossalmente, sarei per non farla più la guerra…
e infatti, nella crisi ucraina, sarei per dare le armi ai resistenti con estrema attenzione, mentre nel contempo lavorerei, se potessi, alacremente per trovare altre soluzioni: e quali siano non lo so…
magari comprare il gas da Israele o dall’egiziano al-Sisi (anche lui, come Erdogan, uno che spara ai gay, ma in quanto favorevole ai nostri soldi, viene considerato un “amico”) è una cosa brutta, così come brutta è pensare di dare il Donbass a Putin (che è come se chiedessero a noi di dare Sicilia e Trieste a qualcun altro)… ma è anche brutto pensare a un mondo in cui «i “buoni” cancellano i “cattivi”» con la guerra… perché magari cancellare Putin con una ennesima guerra maxima, porterà, tra 10 anni, a situazioni analoghe con la Cina, come diceva la Gabanelli… e anche quando la Cina sarà capitalista come noi, e “liberale” come noi, allora la cosa sarà risolta?
E il pensiero che questo tipo di filosofia era la stessa di Lenin e del Comunismo internazionale non fa tremare nessuno (in un mondo dove tutti si professano anti-sovietici)?
Un bel mondo di “perfetti” ottenuto con tante guerre, ritenute sempre “giuste” e sempre di “difesa contro gli oppressi” ma che, guarda caso, hanno prodotto, come tutte le guerre, solo morti…
non so davvero cosa pensare… se non al Brave New World di Huxley…
…su questa questione forse torneremo nella conclusione…

ESTATE-INIZIO AUTUNNO ’44: RAPPRESAGLIE NAZISTE SULLA LINEA GOTICA

Gli anglo-americano dànno molto malvolentieri le armi ai partigiani, anche perché le azioni partigiane non sono così “popolari”, poiché vengono prese a pretesto dai tedeschi, in fuga nella Linea Gotica, per orribili rappresaglie, le più eclatanti il 12 agosto ’44 a Sant’Anna di Stazzema e tra 29 settembre e 5 ottobre ’44 a Marzabotto…
i tedeschi fanno come fece Roatta 3 anni prima nei Balcani e in Venezia Giulia: considerano i civili come complici effettivi dei partigiani e dànno sempre ordine di sterminare completamente tutti gli abitanti di paesini a caso al centro della ritirata della Linea Gotica per dare l’esempio di non spalleggiare affatto le azioni partigiane…
Come si diceva prima, i nazisti cancellano interi villaggi con ordini chiari e con massacri conclamati alla luce del sole…
a Sant’Anna di Stazzema muoiono 560 persone, di cui 130 bambini…
a Marzabotto e nei comuni limitrofi (situati in mezzo al Monte Sole) muoiono quasi 2000 persone… 217 i bambini uccisi solo a Marzabotto…

Tito senz’altro ha ammazzato, ok, ma, ripeto, dire che è stato un assassino lui non rende meno assassini i nazisti…

AUTUNNO-INVERNO ’44: GIORNI BRUTTI PER I PARTIGIANI

il 15 agosto ’44 gli americani sbarcano anche nel sud della Francia, tra Tolone e Cannes, innescando un grosso “colpo di frusta” nella ritirata nazista…

tra il 17 e il 27 agosto ’44, la brigata partigiana “Rosselli” di Nuto Revelli aiuta a rallentare la ritirata tedesca sul Colle della Maddalena (tra Cuneo e l’Alta Provenza) di parecchio, anche se viene alla fine sconfitta: è segno che i partigiani ce la fanno a reggere militarmente ma nell’autunno ’44 qualcosa si rompe tra i partigiani e gli anglo-americani…

il 13 novembre ’44, il generale inglese Alexander (inglese), comandante in capo delle operazioni del Italia, addirittura scongiura i partigiani dal combattere!

e le armi, per i partigiani, di nuovo scarseggiano…

e i patti avuti a Salerno nel marzo ’44 (7 mesi prima) vacillano:
tutte le città liberate vengono tolte dalle mani dei partigiani e date in mano a vecchi arnesi perfino ex fascisti, e gente come monarchici e repubblicani non sembrano preoccuparsene!
La paura di avere un’Italia liberata del tutto identica a quella ancora da liberare è più che concreta… anche perché i repubblichini picchiano, convinti, s’è detto, che solo la morte dell’intero popolo italiano possa lavare l’onta del tradimento verso i nazisti!

è in questi frangenti che tante fazioni partigiane cominciano a pensare che, forse, ha ragione Tito a voler lottare anche per un paese sovietico oltre che per un paese non tedesco!

INVERNO ’44-’45: ATTRITI TRA I PARTIGIANI

Nel dicembre ’44, l’area delle operazioni in Italia passa dal comando di Alexander a quello dell’americano Clark (Alexander diventa capo delle operazioni dell’intero Mediterraneo)…
Clark è molto più aperto verso i partigiani, ma ormai la frittata è fatta e l’inverno è lungo…
e anche se gli alleati picchiano (il 14 gennaio ’45, i russi liberano Varsavia) il malcontento in Italia traspare proprio nei posti di confine con la Jugoslavia…

Tito le armi ce l’ha, e nella sua idea di resistenza rivoluzionaria sovietica pensa chiarissimamente di annettere alla futura Jugoslavia liberata anche tutta la Venezia Giulia, anche le province di Gorizia e Udine…
e alcuni partigiani comunisti sembrano anche essere d’accordo, visto che le Repubbliche partigiane vengono incassate nello stato, secondo loro neofascio, di Bonomi!

tra 7 e 18 febbraio ’45, una brigata partigiana italiana di ispirazione comunista, fraternizzante con i partigiani titini, con la falsa accusa di spionaggio, uccide una brigata partigiana italiana non comunista a Porzûs, appunto in provincia di Udine… una faida tra partigiani figlia proprio delle idee politiche…
i comunisti cattivi uccisero oppositori politici?
beh… sì…
perché fu guerra completa anche di ispirazione rivoluzionaria, col consenso di Stalin o no…
ebbero ragione i comunisti? furono uguali ai nazisti?
c’è chi ne è sicuro…
ma non so se la cosa è così facile…

Il 19 febbraio ’45, Patton libera l’Alsazia…

Il 23 marzo ’45 c’è un altro episodio di partigiani comunisti che uccidono partigiani non comunisti: intorno a Reggio Emilia viene ucciso il partigiano cattolico Azor…

Porzûs e Azor sono l’inizio del mito del «triangolo della morte» (quello raccontato dai romanzi di Giampaolo Pansa) atto a far dire ai destrorsi che la Resistenza non andrebbe affatto celebrata, poiché, secondo loro, è stato solo un violento tentativo di instaurare in Italia una dittatura sovietica…
vabbé…
non furono certo azioni carine, ma che l’Italia rischiasse di rimanere “fascista”, l’abbiamo visto, era un pericolo che sentivano tutti quanti… e qualsiasi cosa intesa come «collaborazionismo» fu considerata ostile in un tempo che era di guerra…
e il fascismo, ricordiamolo, non erano i padri di famiglia borghesi descritti da Pansa, tutti buoni, a cui interessava solo il proprio privato: era gente che in passato aveva dettato legge col manganello, il carcere, il confino e il bastone…
non è stato carino vendicarsi, e non era carino vendicarsi anche su gente che combatteva insieme a te a liberare l’Italia dai tedeschi… ma in tempo di guerra anche dire «vabbé, meglio fascisti che tedeschi» non dava una “patente” di persone di cui ci si potesse fidare…
e con questo non voglio giustificare un bel niente, anzi, tutti s’è sempre saputo che i partigiani hanno ucciso altri partigiani solo per ragioni politiche… semplicemente non voglio che allora passi la narrazione che se non ci si liberava allora era meglio…

PRIMAVERA ’45: FOIBE GIULIANE

Il 25 aprile ’45 l’Italia è ufficialmente liberata… 5 giorni dopo Hitler si suicida nel suo bunker a Berlino…

ma per gente come Tito la guerra non è per niente finita, poiché c’è da garantirsi un futuro sotto l’URSS… o meglio: c’era da costruire una Jugoslavia ex-novo, secondo rigidi dettami leninisti, e stalinisti ortodossi: chiunque si opponeva era da uccidere in quanto nemico del popolo (non in quanto nato male come inferiore geneticamente)…
e a opporsi erano in parecchi poiché, secondo Tito, nella nuova Jugoslavia dovevano rientrare anche le province di Gorizia e Udine, che vengono rivendicate dagli anglo-americani, poiché interne alla Linea Morgan di occupazione inglese disegnata da Alexander!

Attriti simili, pur con molti meno drammi, ci furono anche tra anglo-americani e De Gaulle: solo gli Alleati convinsero De Gaulle a riconoscere la Val d’Aosta completamente italiana…

Ma con Tito le cose andavano anche a rilento perché i comunisti guidati da Togliatti per un po’ nicchiarono, dando contentini a Tito (facendogli capire che avrebbe potuto ottenere territorio italiano), appunto per avvicinare l’Italia tutta (non solo le aree contese della Venezia Giulia) più dalla parte sovietica che da quella anglo-americana… e la cosa non riuscì solo perché Stalin in persona ritenne l’Italia un qualcosa di “lontano” rispetto a Finlandia ed Europa orientale e, soprattutto, perché Stalin dimostrò di non essere per nulla propenso a dare aiuti economici agli europei occidentali, cosa che invece gli anglo-americani fecero… la neo-Italia divenne “amministrazione” anglo-americana, invece che sovietica, soprattutto per ragioni ecomomiche…

Ma Tito sapeva che gli anglo-americani non erano d’accordo alla sua annessione della Venezia Giulia, e allora, come sempre, agisce d’anticipo, cercando di uccidere quanti più “oppositori” ritenesse possibile, attuando il sistema di 2 anni prima, e cioè un sistema di pura ortodossia staliniana: arresti, veri e propri GULag dove far morire di fame tutti gli oppositori, ed esecuzioni nelle foibe…

E in queste “seconde foibe” (se quelle del ’43 vengono spesso dette Foibe istriane, queste del ’45 sono appellate Foibe giuliane), Tito utilizza la foiba di Basovizza, accanto alla quale il fascista Roatta uccideva gli oppositori slavi: una vendetta a tutti gli effetti…

Fu una strage immensa, ovvio, ma ancora una volta farla passare identica alla pulizia etnica nazista è difficile…

Per di più, Stalin non ebbe granché simpatie per Tito, che, per altro, a differenza di Hitler, non perdurò nello strazio: una volta ritenuti gli oppositori annullati cessò lo sterminio e ordinò anche di “chiudere” le foibe… inoltre, sguarnito delle “spalle coperte” sovietiche, finì per concordare con Alexander una spartizione: rinunciò alle province di Gorizia e Udine, permise le amministrazioni italiane di Zara e Pola, ma pretese che Trieste fosse divisa in due, metà italiana e metà jugoslava… la foiba di Basovizza fu l’unica che rimase in territorio italiano, e fu strumentalizzata a mille dai destrorsi per dimostrare quanto la Resistenza fosse uno scempio…

DOPO IL ’45: ESODO

Dopo l’accordo con Alexander, Tito cominciò una repressione verso gli italiani residenti nelle “sue” terre che sfociò nell’Esodo istriano
un esodo complesso, che i destrorsi hanno voluto far pesare, nella Storia, esattamente come la Shoah… ma, di nuovo, fu un qualcosa di politico, non di razzista… chi stava bene sotto un governo comunista non partecipò ad alcun esodo… e anche a molti uomini italiani che avrebbero voluto espatriare non fu permesso perché rappresentavano “forza lavoro jugoslava”…
è una storia bruttissima che ha anche avuto, come vedremo, problemi di “rappresentazione”…

Il 18 agosto ’46 sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, probabilmente Tito fa esplodere delle bombe onde colpire i bagnanti italiani, magari per convincerli, in modo cruento, ad andarsene…
O magari non è stato Tito, sono stati i redivivi Ustaša apposta per strategia della tensione così da rovesciare Tito…
Boh…
È comunque un fatto che intensifica il così detto Esodo

Il 10 febbraio ’47, la nuova Repubblica Italiana (ancora senza Costituzione, che entra in vigore nel ’48) si accorda con l’amministrazione degli eserciti alleati ancora presenti, e con gli inglesi in particolare, per fare di Trieste uno “stato indipendente”… ma al contempo rinuncia a Pola e Zara… è il Trattato di Parigi

La cosa non va giù agli ex fascisti che, come temevano i partigiani, sono ancora copiosi in Italia… appena arriva la notizia del trattato firmato, la fascista Maria Pasquinelli uccide il generale inglese Robert de Winton, reo di aver spalleggiato l’annessione dell’Istria alla Jugoslavia di Tito…

Nel frattempo, l’idea di Trieste “stato indipendente” non convinse granché nessuno e Tito cercò di annetterlo in tutti i modi…

1948: TITO VS STALIN

ma Tito era da solo…

Nel 1948, ci fu una crisi tra gli Alleati e Stalin riguardo alla spartizione della Germania, che gli Alleati si erano spartiti in tante zone: Baviera, Assia, Württemberg-Baden e Brema erano americane; Renania Settentrionale-Vestfalia, Bassa Sassonia, Schleswig-Holstein e Amburgo erano inglesi; Württemberg-Hohenzollern, Renania-Palatinato, Baden erano francesi; Sassonia, Sassonia-Anhalt, Turingia, Brandeburgo, Meclemburgo erano dei russi; Baden, Württemberg-Baden e Württemberg-Hohenzollern si fusero, nel 1952, nel Baden-Württemberg…
Berlino riflesse la stessa spartizione con Neukölln, Kreuzberg, Schöneberg, Steglitz, Tempelhof e Zehlendorf che erano americane; Charlottenburg, Tiergarten, Wilmersdorf e Spandau che erano inglesi; Reinickendorf e Wedding che erano francesi; mentre Friedrichshain, Köpenick, Lichtenberg, Mitte, Pankow, Prenzlauer Berg, Treptow e Weißensee erano sovietiche…
Nel ’48 si cominciò a fare sul serio sul creare due Germanie distinte, e Stalin cercò di far restare tutta quanta la città di Berlino nella sua parte, nella Germania “sovietica”, ma gli americani difesero i territori degli altri Alleati strenuamente…
Stalin tentò di fare la voce grossa bloccando le zone berlinesi “americane”, la Berlino Ovest, sperando di farle “morire di fame”, o almeno Stalin cercò di dimostrare di essere capace di farlo!
La cosa non riuscì poiché gli alleati portavano viveri a Berlino Ovest con un ponte aereo con l’aeroporto di Tempelhof, e Stalin sembrò non preoccuparsene più di tanto, anche perché la sua repubblica sovietica tedesca, la DDR, si instaurò in ogni caso a mille… una enclave americana, non si sa perché, fu ritenuta da Stalin un problema secondario… magari Stalin, visto che gli americani non credettero al bluff di far morire di fame una città, capì di aver fatto il passo più lungo della gamba, visto anche che, in ogni caso, un stato autonomo tedesco sovietico c’era di già…
Tito, invece, avrebbe voluto diversamente, cioè continuare col propugnare il comunismo dappertutto, con una guerra diretta verso gli alleati proprio col pretesto della presa totale di Berlino, nella quale Tito si proponeva come spalleggiatore di insurrezioni comuniste anche in Italia e in Grecia…
ma Stalin, da tanto tempo, non era granché di questa idea… il “socialismo internazionale”, a Stalin, sì, interessava, ma di fondo non così tanto… e poi non vedeva per niente di buon occhio l’idea che qualcun altro, oltre a lui, diffondesse il comunismo chissà dove: per Stalin aveva poco senso avere paesi comunisti sparsi in giro in zone dove non poteva intervenire direttamente: per lui il comunismo era qualcosa di centralizzato e territoriale, non certo un qualcosa di “ideologico”… [molto attento a considerare il comunismo internazionale nella Guerra Fredda è Bruno Bongiovanni, Storia della Guerra Fredda, Roma-Bari, Laterza, 2001, molto più storiografico della semplice sequela di fatti elencata nel comunque utilissimo Silvio Pons, La rivoluzione globale. Storia del comunismo internazionale, 1917-1991, Torino, Einaudi, 2012]

E Togliatti, amico personale di Stalin, si adeguò assai alle idee staliniste, accettando di far partecipare il Partito Comunista Italiano all’assetto politico repubblicano italiano, che, con i soldi degli americani (che Stalin si rifiutò di dare), si stava costruendo tutt’altro che comunista!

1954: TRIESTE ITALIANA

Tito e Stalin, quindi, non si sopportavano granché, cosa che rendeva Tito, in un certo senso “alternativo” all’URSS: cosa che lo rendeva perfino ben visto dagli americani!

Tra 1952 e 1953 diverse ruggini ci furono tra triestini e titini, ma nel 1954, appunto in ambiente di “alternativa a Stalin” (che nel ’53 era morto), gli inglesi, rimasti egemoni a Trieste ufficiosamente, convinsero Tito a lasciare la città definitivamente agli Italiani… per ragioni burocratiche l’accordo fu stabilito del tutto solo nel 1975, ma de facto funzionò già dal ’53…

DOPO IL ’54: ESODO E FOIBE COME UNA SHOAH NASCOSTA CON LA COMPLICITÀ DI TOGLIATTI

Nelle narrazioni immediatamente successive al ’45, nonostante tutti gli attriti della nascente Guerra Fredda, Stalin fu riconosciuto come indispensabile liberatore dai nazisti, anche da chi comunista non era per niente…
Anche i partigiani cattolici, tipo Alcide De Gasperi, incensarono Stalin a mille nei discorsi a latere della costituente italiana…

Solo per alcuni comunisti, gli staliniani arresti di massa degli anni ’30 e il massacro dei kulakí (roba fatta apposta per creare un terrore finalizzato ad assuefare una popolazione che moriva di fame: cioè, morivi di fame, sì, ma ti dovevi comunque sacrificare perché sennò eri contro il comunismo e allora finivi, te e tutta la tua famiglia, in un GULag, e se non ti adeguavi ti fucilavano!) furono un imbarazzo [molta la letteratura sull’URSS staliniana, ma io ho trovato utili, per agilità e chiarezza, soprattutto Andrea Graziosi, Stalin e il comunismo, all’interno de I volti del potere e delle Lezioni di storia della Laterza; la parte dedicata all’URSS in Paul Ginsborg, Famiglia Novecento. Vita familiare, rivoluzione e dittature, 1900-1950, Torino, Einaudi, 2013; e Domenico Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Roma, Carocci, 2015]…

anche perché gli arresti di massa erano roba che non si sapeva granché: sì, si sapeva fuori dall’URSS ma non poi così tanto… e considerare gli arrestati, e gli ammazzati, come oppositori del comunismo, la cui azione minava il benessere dell’umanità come lo minava il capitalismo, era facile per chi aveva idee comuniste derivate dalla guerra contro tutti quelli che erano “nazisti”, cioè chi, per capirsi, era abituato a vedere tutti come nemici (vedi anche quanto si scopre nella Torre di Uwe Tellkamp)…

Durante questi arresti di massa, Togliatti era a Mosca, nella corte principale di Stalin, e quegli arresti li vide e spalleggiò a mille: erano, secondo lui, il modo giusto di agire per garantire un futuro al comunismo in quelle circostanze…
Dopo la morte di Stalin, invece, le testimonianze di Italo Calvino, per esempio, ci restituiscono un “buco nero” di balbettii su quegli argomenti in seno al Partito Comunista Italiano [abbiamo già accennato ad alcune pagine di Per chi suona la campana di Hemingway, ambientato durante la Guerra civile spagnola, combattuta tra 1936 e 1939, in cui diversi combattenti delle Brigate internazionali, giunte in soccorso della Repubblica spagnola contro Francisco Franco, hanno assai da ridire sui metodi di terrore di Stalin, e suscitano la reazione dei combattenti comunisti, anch’essi lì nelle Brigate internazionali, che cercano in tutti i modi di giustificare il terrore]… Calvino disse che, dopo la morte di Stalin, si poteva finalmente essere comunisti senza sentirsi in colpa…
ma subito dopo, la condotta dell’URSS sul comunismo internazionale, sì spalleggiato a chiacchiere, ma invece ben poco sostanziale visti gli isolamenti di Tito e Hoxha (in Albania), e inoltre contrappuntato con dure repressioni interne, anche dopo Stalin, tipo l’invasione dell’Ungheria da parte di Chruščëv nel ’56, determinò grosse crisi ideologiche nei comunisti italiani (dopo l’invasione ungherese, gente come Calvino uscì dal Partito Comunista Italiano! Sull’ideologia di Calvino è molto utile Domenico Scarpa, Italo Calvino, Milano, Bruno Mondadori, 2005)

In questo clima, per di più, al Partito Comunista Italiano, in quanto comunista, in un mondo ormai impegnato apertamente nella Guerra Fredda (il cui primo vero “raffreddamento” si è avuto con il disgelo tra Chruščëv e Kennedy dopo l’incidente dei missili di Cuba nel ’62, anche se in fronti come l’Africa si continuò a “combattere” fino all’insediamento del filo-americano Mobutu in Congo nel ’65; inutile ricordare che poi si ricominciò una Guerra Fredda relativamente seria con l’invasione afgana di Bréžnev nel ’79), fu sempre proibito di governare, appunto per far rimanere l’Italia saldamente nel comparto americano della cortina di ferro
finiva che il Partito Comunista Italiano vinceva le elezioni locali ma mai quelle nazionali, e a livello locale, in posti come l’Emilia Romagna o la Toscana, un governo il più possibile socialista ci fu…
e molti intellettuali si dichiararono sempre a favore di quel governo socialista locale contrapposto a un governo nazionale sempre più retrogrado, bigotto e, nella corsa all’industrializzazione, sempre meno interessato agli interessi degli operai (e già allora considerato connivente con la mafia, organizzazione tutt’altro che comunista: già dalla Strage di Portella della Ginestra, nel ’47, furono chiarissime le voglie anticomuniste mafiose e le conseguenti simpatie, consentanee con la mafia nell’anticomunismo, della Democrazia Cristiana, al potere in Italia fino al 1992: della DC restituisce un ottimo profilo Paul Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Torino, Einaudi, 1989, poi 2006 e 2014)…

In questo clima, nelle narrazioni della guerra, questioni come le due foibe di Tito e l’Esodo istriano, furono, secondo tanti, oscurate dagli intellettuali comunisti egemoni nelle “comunicazioni” locali…

La cosa non è assolutamente vera, in quanto si è sempre parlato sia delle foibe, sia dell’esodo, sia degli sconquassi tra partigiani tipo quello con Azor e a Porzûs… e da subito i neofascisti hanno costruito il mito della foiba di Basovizza, ingigantendone, con calcoli idioti, la portata…

Quando su Twitter si parla dell’Esodo istriano, effettivamente si trovano persone che affermano quanto quell’evento fu taciuto, perché perpetrato da uno stato comunista, la Jugoslavia, “amico” dei comunisti italiani…

La cosa è più complessa di così…

a parte perché il PCI togliattiano finì per essere assai più staliniano che titino, ma anche perché il parlare “bene” della Jugoslavia, appunto perché “alternativa” al comunismo URSS, fu un atteggiamento da attribuire anche ai non comunisti e agli stessi filo-americani!

Il “tacere” (per altro presunto) dell’Esodo istriano è da imputare, magari, se quel “tacere” c’è stato, a tutti quanti, perché a tutti quanti faceva comodo tenersi amica una Jugoslavia di comunismo “diverso” rispetto a quello sovietico, in relazione a tutto, ai rapporti commerciali in primis…

CONCLUSIONI IDEOLOGICHE DI NUOVO OFFENSIVE

Alla fine di tutto questo il mio dirmi comunista, pur riconoscendo i drammi dell’URSS, a cosa porta?

Alla solita questione che il comunismo, naturalmente, “uccise tutti”, ma uccise per un’idea di liberazione… uccise per fare del mondo un posto dove «ognuno dà a seconda delle proprie possibilità e ognuno riceve a seconda dei propri bisogni»…

Che poi il comunismo sia diventato, coi morti, «arraffa quello che puoi e cerca di dare il meno possibile, ingannando lo stato quanto più è possibile» è un qualcosa di deviato rispetto a un’idea…

E gemellare questa deviazione col nazismo è fuorviante… perché l’aver sterminato per razzismo la gente non fu una deviazione da un nazismo ideologicamente non razzista: l’ammazzare per razzismo era il nazismo vero, autentico e ortodosso!

Inoltre, nell’ottica odierna della guerra ucraina, il propugnare una guerra per rendere tutto il mondo un posto “buono” inteso come capitalista, avverso a tutti i Putin e alla Cina, porta a problemi non indifferenti…

Poiché oggi il capitalismo uccide per comprare, vendere, e far guadagnare poche persone e si basa, in maniera conclamata, sullo sfruttamento…
lo sfruttamento, cioè, non è una deviazione da un’idea di capitalismo “buono”: lo sfruttamento è insito nel capitalismo così com’è!

nel capitalismo la gente guadagna su risorse e beni che vengono rubati da nazioni in cui viene ammazzata la gente che se si ribella ai furti!…

le conseguenze del capitalismo sono i poveracci che scappano dalle proprie case appunto perché sfruttate e schiavizzate…

E l’idea di liberarci da Putin e poi dalla Cina così da avere un mondo di belli e buoni implica che quel mondo di belli e buoni sia basato sullo sfruttamento di poveracci e su contratti economici che producono, per forza, i nuovi lager di migranti in Libia come in Pakistan, in Bangladesh, in America Latina ecc.
Anche perché quei contratti economici sono stipulati con gente che vende il proprio popolo per guadagno (i vari governanti africani o sudamericani messi lì da potenze capitaliste apposta) e se quella gente viene delegittimata dal popolo, quella gente viene rimessa al suo posto dal capitalismo con spargimenti di sangue e conflitti… Per capitalismo sono stati mantenuti al potere Pinochet in Cile, Videla in Argentina, perfino i Colonnelli in Grecia e adesso al-Sisi, Erdogan, i sauditi e il governante del Sudan… tutte cose da mettere in conto se si vuole che il capitalismo conquisti tutto…

E se molti anti-comunisti amano citare le cifre del Libro nero del Comunismo di Stéphane Courtois, con Mao, Pol Pot e Stalin a troneggiare, nel numero di morti, su Hitler, allora ci sarebbe da considerare anche i morti del capitalismo (e Pinochet e Videla di morti ne hanno fatti parecchietti, così come Mobutu in Congo, spalleggiato dagli USA) che, ancora, non sembra li conti nessuno…

Per di più, in seno ai comunisti, il dissenso, c’è stato… certamente fuori dalle dittature, ma c’è stato eccome… e c’è stata anche la feroce critica… magari tardiva (in molti si innamorarono, nel ’68, della Rivoluzione culturale di Mao, per esempio, che si scoprì subito dopo essere stata un’operazione effettivamente “fascista” in quanto squadrista: ma, appena si seppe, quello squadrismo fu riconosciuto da tutti) ma c’è stata…

Al contrario, ancora oggi c’è chi rivendica Pinochet al posto di Allende (vedi anche i carnefici di Diaz e Bolzaneto e Genova nel 2001) e auspica una guerra maxima del capitalismo europeo buono contro Cina e Putin…

Che Cina e Putin ci siano, e che vengano percepiti contrari al capitalismo perché ammazzano gay e oppositori, è proprio a causa del capitalismo… un capitalismo che Cina e Putin vogliono soltanto egemonizzare al posto degli USA…

Far scontrare USA ed Europa contro Cina e Putin, e mascherare tutto questo come scontro di civiltà tra i cattivi (Cina e Putin) e i buoni (gli USA) è un po’ semplicistico…

è ovvio che Putin è una peste nel cuore dell’Europa che è purulenta, ma lo sono anche Orban ed Erdogan che invece piacciono a tutti…

il togliersi Putin di torno dovrebbe forse connettersi con l’idea che è il capitalismo a creare tali mostri, mostri che sono il connubio tra il guadagno e la strutturazione statale…

Putin e i suoi oligarchi sono identici a Jeff Bezos o Elon Musk che, quando potranno, compreranno gli stati che vorranno, e pretenderanno di guadagnarci, e non si faranno scrupoli a uccidere chiunque si opporrà, anche la popolazione stessa di quelli stati “comprati”… [un atteggiamento ben presente anche in passato: in The Friedkin Connection, il regista William Friedkin racconta che il presidente della Paramount, allora proprietà del gruppo petrolifero Gulf + Western, nel 1977 suggerì di girare il film The Sorcerer in Repubblica Dominicana, invece che in Ecuador, perché la Repubblica Dominicana, «apparteneva» alla Gulf + Western!]

Gli USA estraggono coltan dall’Africa e uccidono chiunque si opponga a questa estrazione…

e così sta facendo Putin in Ucraina… uccidere chiunque si opponga al suo sfruttamento del Donbass!

perciò una guerra Putin vs USA è, per me, una guerra tra gente che la pensa nello stesso modo (Putin ha l’aggravante di uccidere i gay, ok, ma non è che gli USA abbiano smesso di uccidere i neri, per esempio) solo e soltanto per spartizione del guadagno, più che per “bontà d’animo”…

Magari, quindi, il ritorno a un’idea alternativa, chiamiamola comunista, di «ricevere a seconda dei propri bisogni e dare a secondo delle proprie possibilità», non mi sembrerebbe per niente male…

è un ritorno che, oggi, aiuta l’Ucraina?

Non lo so…

ma in futuro aiuterà affinché di Ucraine ce ne siano sempre meno (e tante ce ne sono state in passato)…

senza dubbio Putin va “scongiurato”, ma potremmo farlo con alternative e non con eliminazione della persona senza eliminare con lei il problema… e questo l’abbiamo visto proprio con Hitler: fisicamente ucciso, ma qui con noi, dappertutto, ancora oggi, a uccidere per sfruttamento e per razzismo… [oltre che con tutti quanti, da Saddham e Bin Laden in avanti]

E nel 25 aprile equiparare chi uccide per fare sfruttamento, e chi ha ucciso per razzismo, a chi ha ucciso per fare del mondo un posto migliore per tutti è utile?
Non lo so…

Il 25 aprile potrebbe servire per riflettete su questo, magari senza dire «era bene se vincevano i nazisti così i neri morivano tutti insieme a ‘sti cazzo di comunisti che ci proibiscono di sfruttare la gente»…

4 risposte a "Inghiottitoi carsici"

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