Andrea Battistoni all’ORT

Quando è venuto fuori intorno al 2010, Battistoni, nato nel 1987, attirò diverse attenzioni…

compositore, neanche 25enne, che si misurava da subito, come direttore, con Verdi, l’orgoglio nazionale, andando in giro a dire che era un super e che di musica ne capiva tantissimo, al contrario di quanto ha sempre affermato la critica germanofona…
quando nel 2011 ebbe l’onore di dirigere Falstaff al Teatro Farnese di Parma, per il Festival Verdi (una prova documentata in un video della Unitel di Tiziano Mancini: l’allestimento era di Stephen Medcalf e Jacopo Spirei), rilasciava interviste su quanto fosse accademicamente ineccepibile la fuga finale dell’opera, in barba a chi diceva che Verdi non era capace di realizzare architetture formali…

Dire quelle cose, con un atteggiamento bello assertivo, in TV, lo fece salutare come un “giovane” che sembrava tutto passione e disciplina e che sembrava destinato a una sfavillante carriera internazionale “italianissima”, negli anni in cui veniva fuori anche gente come Michele Mariotti (che però è più vecchio, del 1979)

7 e 8 anni dopo, nel 2018-2019, in certe sue prove trasmesse dalla TV interna del Carlo Felice di Genova (per esempio Norma, Trovatore, Aida, Bohème) non l’ho ritrovato così in forma, ma la colpa era senz’altro della claudicante ripresa audio…

Dal 2016 è capo della Tokyo Philharmonic…

Ieri sera, al Verdi di Firenze con l’Orchestra della Toscana, è stata la prima volta che l’ho visto dal vivo e la prima volta che l’ho visto alle prese con un repertorio non operistico… e con un programma non così corto…

c’era il Divertimento per Fulvia, op. 64 di Alfredo Casella…
la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov [è nelle Musiche per l’Estate], con pianista Vadym Kholodenko…
il Notturno n. 1, op. 70 di Giuseppe Martucci…
e la suite del 1945 dell’Oiseau de feu di Stravinskij [è nelle Musiche per la primavera]…

Si sa che sono stato allievo della nipote di Casella e il Divertimento per Fulvia è dedicato a quella che era sua figlia, cioè la mamma della mia “maestra” (e di Daria Nicolodi, la musa di Dario Argento e la mamma d Asia)… ascoltarlo, per me, ha un significato particolare…
Battistoni e l’ORT l’hanno reso in modo smagliante, con tutti i rimandi “internazionali” a Ravel, Debussy e Stravinskij (tutta gente che Casella frequentò negli anni migliori: pare che con Ravel ci litigò!), che oramai (il pezzo è del 1940: Fulvia era nata nel 1928: Casella era del 1883) Casella trattava come idealizzati ricordi…
Un pezzo simpaticissimo, godibilissimo e felice, con però una vena appunto di “memoria”, forse malinconica, a fare da sottotesto: le danze, i ritmi, le furie timbriche sono come balocchi con cui, forse, si gioca un’ultima volta prima di riporre per sempre!

Kholodenko ha imposto alla Rapsodia una lentezza pastosa, sentimentalissima e sdiliquente: impossibile non venirne trascinati…
Battistoni è stato implacabile e chiarissimo sia nella concertazione (eccellente la sua gestione del volume orchestrale per far meglio risaltare il pianoforte) sia nell’esattezza ritmica di un pezzo tutt’altro che facile…

Proporre Casella e Martucci fa certamente parte della voglia “nazionalista” di Battistoni, quella che ha continuato e perseguire: parlare così bene di Verdi in gioventù gli ha fatto evidentemente ben studiare tutti gli altri italiani meno conosciuti…
Martucci, poveraccio, era uno che insistette tanto per una frequentazione sinfonico-strumentale in Italia, che però era patria dell’opera…
Coetaneo di Puccini, in lui si sentono molti richiami al periodo (a Puccini, forse anche a Mascagni)…
Battistoni ha diretto il Notturno con ammirevole passione…

Stravinskij era il pezzo più mainstream e quello dallo sforzo orchestrale più serio…
Battistoni è stato cristallino nell’andare dietro ai diversi metri della musica e ha optato per un taglio narrativo, caldo e partecipato (diverso dalla “geometria” che altri vogliono in Stravinskij, vedi qui)…
i corni hanno stonicchiato una volta soltanto, ma poi hanno creato un’ammirevole atmosfera del finale…

con l’ORT ho visto un Battistoni sicuro, superbo nel concertare e nel guidare l’orchestra, a suo agio a mille nel repertorio (Stravinskij lo ha diretto a memoria), e bene attento a valorizzare la formazione strumentale…

quindi è ufficiale: forse sono un fan!

6 risposte a "Andrea Battistoni all’ORT"

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      1. Le varie sfumature di gusto non sono indagabili…
        io distinguo male Katy Perry da altre simili;
        ai miei tempi, dalla mia cerchia, Britney era considerata poco più che un divertimento al cui confronto perfino Pink pareva “ricercata”: è divertente, oggi, vederla così tanto rivalutata: fa piacere ma fa anche “strano”;
        nella mia cerchia anche Lady Gaga era considerata “plastica biodegradabile”, e oggi le stesse persone della mia cerchia la adorano: casi della vita…
        su Madonna sarebbe da fare un discorso complesso: è a giro da più di 40 anni ed è cambiata tante volte, per forza di cose con alti e bassi…
        Allevi non ha probabilmente una “statura” tale da farlo “registrare” al di là del bestseller del tempo…
        Mi spiego: oggi non apprezziamo granché roba come Liala o Milly Dandolo, che nel 1935 erano popolarissime;
        oggi si riapprezza Britney forse per una “regola della nostalgia dovuta ai 20 anni passati”: qualsiasi cosa compia più di 20 è vista con simpatia da in quei 20 anni trascorsi è passato dall’adolescenza all’età adulta: quante lacrime si vedono su “It’s raining men” di Geri Halliwell (che, per altro, era una cover) o su Kylie Minogue versate da gente che nel 2000 aveva 17 o 18 anni?
        io stesso ho brividi biologici sia quando sento le sigle di Cristina D’Avena sia quando sento scemenze come “C’est la vie” delle BWitched, o “Y yo sigo aqui” di Paulina Rubio, o “Turn back time” degli Aqua, ma ho invece conati di vomito biologici con 50 Special, per esempio…
        Non so se Allevi riuscirà mai a elevarsi da qualche brivido passeggero di nostalgia provato da qualcuno che oggi ha 15 anni e tra 20 ne avrà 35…
        forse verrà riapprezzato, chissà…
        senza dubbio parlarne “oggettivamente” è impossibile, perché in queste cose la scientificità vacilla (come vacilla davanti a tutti i bestseller)

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