The Batman

Considerazioni sparse…

Si instrada un pochino troppo (per i miei gusti) nell’indirizzo di Nolan…
Per esempio, se nei Batman WB ormai classici (Burton e Schumacher, vedi Burton II e Burton III), non c’era mai una “continuità” geografico-topografica tra gli spazi e gli ambienti (uno dei migliori a notare questo fu Gianni Canova, L’alieno e il pipistrello. La crisi della forma nel cinema contemporaneo, Milano, Bompiani, 2000, poi 2009; Burton, mi sembra di ricordare, mantiene solo la Wayne Manor, e credo che un’altra Wayne Manon trapassi da Batman Forever e Batman & Robin al Joker di Phillips) e quasi nessuna continuità neanche con i personaggi, esclusi i protagonisti, in questo, che dovrebbe essere un reboot, si assiste sia a una forma da pistolotto moralisticheggiante tipica del Dark Knight nolaniano (tutte le pippe sul “sii buono, fai il bravo, la speranza è l’ultima a morire, bisogna essere duri e puri perché esistono i buoni e i cattivi e noi c’è da essere buoni per forza”: su cui torneremo) sia a una riproposizione evidente della stessa Gotham di Nolan: si riconosce il Franklin Street Bridge a Chicago, dove girarono Nolan, Pfister e Crowley…
Inoltre, l’andamento drammaturgico ipertrofico, la durata smisurata, il cattivone imprendibile, impegnato in molesti video sui TG/social e sfruttante una franante apparecchiatura burocratica cittadina tra mafia e polizia corrotta, sono del tutto identici al Dark Knight: ci sono anche gli stessi caratteri coinvolti (Maroni, Falcone e compagnia cantante)

Arriva un po’ troppo “vicino” ai Batman di Snyder e Affleck…
Se tra Batman & Robin e Batman Begins passarono 8 anni, solo 4 ne sono passati tra The Dark Knight Rises e Batman v Superman… e l’accorciarsi del tempo trascorso non giova ai reboot (vedi i disastri dell’Uomo ragno)
Anche se sono 5 gli anni “ufficiali” trascorsi tra questo The Batman e la Justice League di Whedon, forse si deve contare anche il Joker di Phillips, di soli 3 anni fa, e l’uscita on-line della Justice League di Snyder l’anno scorso… per cui il rischio di affollamento, di cannibalizzazione della materia, e di esaurimento completo è ben evidente… soprattutto perché l’aura di petulante quaquaraquismo da bimbo perbenino di Pattinson (comune anche a Nolan) è fin troppo simile a quella che aveva Affleck!
Sicché rivedere l’ennesimo Batman “ragionatore”, dopo così poco tempo, è un po’ stancante…
Mi spiego: almeno, tra Burton e Schumacher il salto di tono era considerevole; qui è il solito tono, con la solita gente, il solito spazio di tutti gli altri immediatamente precedenti, boia: la noia credo sia più che giustificata!

C’è anche una singolarissima somiglianza a No Time to Die!
È uguale identico, per conformazione diegetica, all’ultimo 007! In modo davvero sorprendente! (c’è anche Jeffrey Wright)…
L’arrivare lungo (lunghissimo), perdersi negli inseguimenti, nella superfetazione delle trame: è tutta roba di No Time to Die

Friedkin
Gli inseguimenti, tra l’altro, sono tutti derivati in maniera quasi letterale da Friedkin: quello sotto la sopraelevata è della French Connection e c’è anche quello contromano da To Live and Die in LA (dove c’era anche Turturro) [vedi anche Baby Driver]…
Anche l’oscurità, tanto giustamente presa in giro sui social, è derivata da French Connection e da Cruising più che da altro (Roizman e Contner contano quanto Gordon Willis)

Parti buone dello showing
Fraser, Chinlund, Durran e Hoy garantiscono almeno una fattura più che buona…
Reeves ha il gusto per i punti macchina poco agevoli, con non solo tanta macchina a mano, ma anche diverse idee alla George Miller per gli inseguimenti, con la macchina da presa sballottata negli abitacoli, o cadente e inciampicante, come se capitombolasse lei stessa (e anche qui, oltre a Miller, si potrebbe tirare fuori uno 007: Quantum of Solace di Forster e Schaefer)… e tale macchina inciampicante è orchestrata da Hoy con un ritmo teso, che fa stare bene…
Molto carini i radi ma ficcanti baluginii cromatici, soprattutto quelli rossastri, che Fraser tira fuori per impepare l’inquadratura: certe volte davvero suggestivi…
Nelle scenografie si apprezza la sporcizia metropolitana (derivata dal Joker di Phillips), ben dettagliata (quasi più di quella di Crowley che, specie in Batman Begins, si crogiolava fin troppo nel sound stage), ma anche la valenza di goticità degli interni connessi alla famiglia Wayne, che sembrano case di bambole di un fantasy in stile Lady Lovely

Giacchino
La musica è bellissima, con tanta classica (il secondo movimento dell’Emperor di Beethoven, In Paradisium del Requiem di Fauré fatto da Gardiner, tanta musica pianistica, l’Ave Maria di Schubert come Leitmotiv), e ha un temetto che Giacchino è molto bravo a orchestrare con arguzia (prima solo col pianoforte, con accordoni bassi, e poi sempre più “colorato”)… ma quel temetto è così pericolosamente uguale alla Imperial March di John Williams da fare quasi ridere!

Il cattivo funziona
Paul Dano è bravo, e Reeves lo gratifica di certe venature horror che neanche Ledger e Nolan erano riusciti a instillare nel loro Joker…
Non solo, in un ambiente del tutto congruente col Dark Knight, Reeves è bravo ad aggiornare la ‘zienda immettendo gli esaltati emulatori sui social, e nelle chat simil-Telegram, che finiscono per fare quasi più danno che Dano stesso… interessante…

Catwoman
Zoë Kravitz è una Catwoman adorabile e perfettissima. Ha tutta una sua trama, edipica ma autenticamente fiabesca, simile a quella (ancora) di Séydoux in 007… avrebbe forse meritato anche più spazio… ma in effetti iln film durava già 3h…

Metacinema
Molto gustose le valenze di cinema: Batman ha delle telecamere nelle lenti a contatto: agisce mentre riprende, e fa quasi coincidere la sua esistenza con il cinema in un tripudio di occhi ripresi e di visione della visione. Anche di Riddler vediamo la sua scopofilia rappresentativa, con le soggettive dal binocolo e con i video nelle chat, e nell’ansia di visione, lo sguardo di Batman e quello di Riddler spesso si confondono in un gioco tramesco gustosissimo per lo spettatore (chi guarda? Riddler o Batman? alta tensione!)
Una configurazione tra Antonioni e Boorman che si duplica poiché Batman rivede quello che riprende… lo rivede con apparecchiature simili alla moviola della pellicola, però più anticate, quasi steampunk (retaggio del Batman di Burton e Furst derivato dal Brazil di Gilliam)! E lo rivede con tanto di insistenza su singoli frame, più di una volta anche frame imperfetti per difetti vari…
Mi spiego: Batman scruta i suoi film/esistenze come fa Deckard con le foto di Leon in Blade Runner (e da lì arrivano anche gli occhi in primo piano)… e un po’ come Dumbledore rimugina nei suoi ricordi/film in Harry Potter

…ma metacinema inutile!
E come in Harry Potter, però, queste valenze metacinematografiche non vanno purtroppo in nessun posto, e diventano espedienti di trama del tutto strumentali, passeggeri e alla lunga perfino gratuiti…
Poiché come sempre, vedi Tenet (dove c’è pure Pattinson), la Warner Bros., con i suoi cinefumetti, è convinta di fare film seriosi, e quindi si prende sul serio (lei che sembrava volerla buttare giustamente in caciara ai tempi di Shazam)… e quando comincia a prendersi sul serio tutto quanto di fatto bene viene un po’ gettato via…
le istanze di fiaba uguali a 007 non si sfruttano in favore dei lunghi pistolottoni edipico/etici (“babbo era buono”, “no, era una merda!”, “sì, ma era una merda buona, poiché io, nel mio infantilismo, evidente anche dal fatto che vado in giro vestito da pipistrello, non riesco a concepire qualcosa di più complicato del manicheismo”; oppure “non devi attraversare fuori dalle strisce perché è sbagliato, e mette in pericolo il contratto sociale, quindi comportati bene, agisci nel giusto, non reagire mai e porgi l’altra guancia come Gesù”) offerti nella peggior salsa nolaniana (e cioè velatamente o palesemente conservatrice)…

Crescita?
È tutto sommato carino che Batman sia qualcuno che fallisce (si pente di essersi appellato vengeance, qualche volta ne busca, e ogni tanto ha aggeggi e giocattoli che funzionano non al meglio) e la componente di crescita si apprezza: la responsabilità del vigilante che capisce di dover agire per etica (e per tutti) e quindi per giustizia e non per vendetta (e cioè per se stesso) è gustosa, e trasforma il vigilante in quello che è effettivamente un pubblico ufficiale delle forze dell’ordine…

Cavaliere pallido?
Ma in questo discorso finire là dove inizia Clint Eastwood è fin troppo facile, e deleterio…
L’orgoglio del poliziotto, e la glorificazione del poliziotto che è eroe per vocazione psichica, restituiscono un’immagine delle forze dell’ordine sacrale, per niente professionale, che fa del bene per scelta personale fortunosa (cioè fa del bene solo per suoi casuali problemi psicologici che solo per buona sorte si risolvono nel segno positivo della lotta armata e non in quello negativo, cioè nel crimine o nel terrorismo) e non per lavoro…
Reeves, cadendo nel pericolo del Super di Gunn, sembra suggerire che Batman è un qualsiasi demente violento per casini personali ma è il ben venuto tra le “guardie” solo perché ha scelto di non stare tra i “ladri”…
mah…
alla fine Reeves rischia di dire: “ok, di fondo saresti come i ghiozzi che assaltano Capitol Hill [cioè come quelli che vanno dietro a Riddler su Telegram], ma siccome scegli tu, a caso, di fare del “bene” (categoria per altro personale ed edipica e quindi per niente condivisa) allora ok, sei un eroe… e un eroe a tutti gli effetti, cioè supersonico e potente; e se sei un eroe allora non sei uno che lo deve fare di mestiere, sottopagato, con zero ferie e passibile di tutti i difetti possibili…
Ed è in questo frangente che farci vedere un Batman più fallibile del solito forse non basta…

Voglia di fiaba vera
Anche perché tutto questo eroicizzare il demente violento, funzionerebbe molto di più se fosse “proiettato” appunto nel fiabesco, nel “sogno” o nello stesso cinema, come succede a 007…
Se Batman faceva fiaba edipica davvero (come quella che fa Catwoman, che difatti alla fine si pacifica), allora poteva fare come 007: diventare sogno ed esempio invece che poliziotto pieno di sé… poteva anche fare il Batman meno governativo e più nascosto, lasciando in primo piano più Wayne che Batman, stigmatizzando la sua malattia… e poteva essere la malattia, invece della odiosa vocazione, a farlo allontanare da Catwoman…

Paura delle fiabe (Who’s afraid of Brothers Grimm?)
Ma la Warner Bros. è così: fa continuamente fiabe (o Luna Park: vedi Birds of Prey) anche se ha paura delle fiabe!
E perciò fa fiabe deviate, conservatrici, adatte a glorificare poveri imbecilli edipici che finiscono per fare i poliziotti…
La Warner non si rende conto che in un mondo in cui i poliziotti fanno i poliziotti per vocazione invece che per lavoro, per problemi personali invece che per professione, allora sì che l’etica, così tanto inseguita (e trovata, a livello personale, nella vestizione da pipistrello) va a farsi benedire tramortita dall’arbitrio (a livello sociale, nel quale il vestirsi da pipistrello non può essere una soluzione)…

Batman fiabesco vs Batman moralistico conservatore alla Nolan/Snyder
Se Batman rimaneva “personale” e ammetteva di vestirsi da pipistrello perché malato, e perché senza la maschera non riesce a sistemare la sua psiche dimidiata tra positivo e negativo, tra lutto e impossibilità di rimedio del lutto, e quindi faceva un vigilante ctonio, non ufficiale, visto con sospetto da tutti, ma per questo metafora fantastica ed espressionista dello status di qualsiasi persona afflitta dal quotidiano conflitto tra Es (il voler picchiare tutti) e Super-Io (il doverlo fare per garantire convivenza o pacificazione interiore), da fare rimanere nel sogno, nel metaforico, nell’exemplum singolo (un Bruce Wayne qualsiasi), allora era meglio…
Invece ci si è instradati in Nolan, e si è fatto il solito Dickens, il solito filmino fatto molto bene, non male, interessante, ma troppo didattico, troppo conservatore, troppo scolastico, troppo “comportati bene” quasi per forza, per allenamento quotidiano all’educazione insistita e ripetuta (tutta Super-Io), invece che per naturalezza (dell’Io)…

Si è fatto un Batman rivisto, fin troppo simile a quelli vicini dell’immediato passato, di cui forse non si sentiva il bisogno a dispetto dell’ottima professionalità artistica impiegata per realizzarlo e a dispetto di un cattivo ottimo e di una Catwoman adorabile…

Per capirsi: è un film carino, ma poi si prende sul serio… ed è uguale a Nolan nel conservatorismo e identico all’ultimo 007 per tutto (soprattutto per la sterminata durata) tranne che per le valenze fiabesche che erano davvero interessanti…

Molto efficace l’irriconoscibile Colin Farrell

vedi anche l’utile regesto dei Batman di KCDC

4 risposte a "The Batman"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: