The Matrix Resurrections

A me piacque solo il primo, e negli altri due non c’ho mai capito una squacquera…
Le frasette da Bignami di filosofia e il simbolismo informatico mi hanno reso Reloaded e Revolutions una sorta di grande Tron (che però riusciva molto bene là dove Matrix falliva) impillaccherato di idiozie alla Fusaro sempre a metà tra voler essere libertario e conservatore (le macchine vanno ammazzate ma anche no), liberante e reazionario (tu devi fare la tua felicità ma anche quella dell’umanità che va proprio contro di te), film d’azione o contemplazione della CGI (Revolutions erano 130 minuti di cazzotti ripetuti fatti al computer: più che film era un video di CiccioGamer), e anche a metà tra voler essere metafora di autodeterminazione gender (le Wachowski hanno sempre detto di averla intesa così), colossale, oppure parabola risaputa dell’impossibilità della libertà (e se fosse così sarebbe una trilogia per lo meno debolina davanti a roba come Dostoevskij o Tolstoj o Omero: e si ricasca sempre lì, se da battere è Tolstoj, mi sa che perdi), o magari solo minchiatella di puro intrattenimento i cui accenni a gender e libertà finiscono nel nulla del semplice otium dell’edonismo d’evasione…

alla fine di Revolutions sembra di stare lì a dire «ma è finito così? e la libertà? e il gender? boh… forse non c’erano, erano solo specchietto per le allodole per chi ce le vuole vedere, come Sorrentino e prima di Sorrentino! o magari invece del gender, Matrix è soltanto la colossale tragedia di dover cambiare scheda madre al PC! oppure la tragedia di quando hai il telefono pieno e ti rimane pieno anche dopo aver svuotato tutte le cache di questo mondo: e mentre hai il telefono pieno, che ti impedisce di andare sui social, su Internet e di mandare foto o ricevere mail, per forza ti senti frustrato, incastrato, diventi paranoide, ti viene da dare la colpa a Google, al sistema, al mondo intero e blateri di liberazione messianica dai telefonini, di gestione pubblica delle telecomunicazioni, di autodeterminazione dell’elettricità… poi però ritorni alle impostazioni di fabbrica e nel riinnesco della routine da smartphone ti scordi subito di aver voluto fare la rivoluzione e ci metti un attimo a tornare il servo di Google che 15 minuti prima dicevi di voler combattere a tutta forza»

Gli ultimi due Matrix sono questo…

sono un nulla di fatto che impiastriccia un film carinissimo uscito nel 1999 che elaborava bene, in salsa fumettara, il mito messianico, aprendo a tutte le più belle elaborazioni fumettare successive…

A livello Storico, l’impiastricciamento vago di Reloaded e Revolutions fu alla base dei fraintendimenti delle teste di cazzo di QAnon e dei novax…

nei quasi 20 anni che separano Revolutions da Resurrections, Matrix è stato usato dagli imbecilli per autodeterminarsi…
qualsiasi coglione complottaro trovò in Matrix la sua patria putativa, come la trovò, purtroppo, in molta altra letteratura distopica (dal povero Orwell, divenuto a suo discapito il vate dei dementi, al mio adorato V for Vendetta!)…

ed è in questi 20 anni che le Wachowski hanno cercato di chiarire sempre di più che i loro film erano libertari e genderisti, ma non ci riuscivano mai perché i loro “chiarimenti” si chiamavano Speed Racer, Cloud Atlas, Jupiter Ascending (per fortuna è venuto non brutto appunto V for Vendetta, che difatti hanno fatto girare a un altro!), cioè erano le solite scemenze, innocue e scemotte fiction magari decenti a livello visivo (Speed Racer nemmeno quello!), ma ancora fatue e nullificanti il vero messaggio libertario perché quel messaggio svapora in ninnoletti, di nuovo in simboli, che diventano troppi, o troppo pochi…
cioè, i film delle Wachowski continuano a essere tutte elucubrazioni sul Bignami di filosofia che finiscono per non dire una mazza se non una impiastricciata che di libertario (come voleva essere in partenza) conserva solo una parvenza…

…e l’impiastricciamento continua con questo Matrix Resurrections… che di minuti ne dura 148…

148 minuti, ragazzi…

Nella prima metà Lana Wachowski scrive dei dialoghi apposta per chiarire di nuovo che lei è libertaria…
…e allora costruisce una prima parte di autoriflessione sulle interpretazioni di Matrix che non si sa se salutare con gioia per spirito di analisi o se detestare poiché è costituita solo appunto da dialoghi di esegesi interminabili, agiti alla boiad’unjuda dagli stessi personaggi, con situazioni tali per cui, in mezzo all’azione, i personaggi si fermano e chiacchierano dicendo roba del tipo: «sto per fracassare le palle di Edgardo, questo implica che sono misantropo, come ben dimostra anche la scena di Revolutions in cui le palle me le fracasso io, ma data la connessione tra palle e Signoria Medicea fiorentina, posso concludere di non essere misantropo ma di essere un vero tirannicida!»

il ridicolo si sfiora eccome…

anche perché certi discorsi si sente che sono stati fatti per RIMEDIARE alla deriva complottara che ha investito Matrix, ma finiscono quasi per alimentarla di nuovo!

Come sempre, Lana Wachowski ottiene una via di mezzo: se fa palesemente dire ai suoi personaggi che i complottisti sono scemi, dall’altra non ce la fa a concludere in tal senso perché il complottismo del “fallimento dell’interpretazione” rientra dalla finestra, la finestra di un’azione che poi è di nuovo complottara, e, per di più, è un’azione di ennesima “mediazione” tra i libertari (Neo e Trinity) e gli schiavisti (le macchine e Matrix)… ma il complottismo si basa proprio su quella “mediazione” (perché se certi pattern fossero finalmente esclusi per chiarezza, allora il complottista avrebbe poco a cui aggrapparsi!)
Ed è certamente bene far dire a qualcuno che i complottari sono idioti, ma diventa inutile se poi chi lo dice è esso stesso complottaro…

mah…

a questa prima parte ne segue una seconda di non brutta storia d’amore Neo e Trinity: carina, ben messa, interessante…
…ma che è di nuovo dispersa nei giochini di simbologia informatica, con Neo che è la cache e Trinity che è la RAM…
alla fine, più che storia d’amore, diventa ennesimo problema di gestione dello stare per (perché un sentimento deve per forza trovare un simbolo per essere espresso quando si potrebbe semplicemente agirlo?: è il problema che hanno avuto film come Tenet e Ad Astra), quando non direttamente questione sul ritenere Lana Wachowski una scrittrice o un’ingegnere informatica!
anche perché, tra RAM, bot, memoria, scheda madre, pixel dello schermo e cavetto HDMI, i personaggi da metaforizzare sono davvero tantini e molti dediti al travestitismo, e quindi finisce che manco sai chi sono (succedeva anche in Cloud Atlas: e se è così che le Wachowski pensano di sensibilizzare sulle tematiche di espressione del gender mi sa che è una strategia sbagliata; in questo Matrix Resurrections l’espediente dei travestimenti è così inutile da fare quasi pena!): a un certo punto arriva anche un bell’incrocio volante tra una razza e un piccione, interpretata da Priyanka Chopra, così, dal nulla, a fare anche una parte importante! Ma la razza-piccione non si sa chi sia, ha un debolissimo legame con Revolutions, e poi riscompare senza aver detto nulla, ha solo “fatto” per rimedio strumentale di diegesi… e allora serviva davvero?
spunta addirittura Christina Ricci (aveva lavorato anche a Speed Racer), e va via dopo neanche 8 secondi!
ma Ricci rimane in testa comunque di più degli altri membri del cast, che sono tantissimi, e che, a parte Jessica Henwick, non si riescono quasi a memorizzare per via del numero… e anche uno solo di loro sarebbe potuto benissimo essere usato senza dover creare la razza-piccione!

a livello visivo, il povero John Toll, che è dal 2003 che non fa un film decente (dopo averne fatti diversi tra 1971 e 2001), e che ha supportato le Wachowski già in passato, si ricorda come maneggiare bene certi fasci di luce per rendere suggestive le scene buie, gestisce alla perfezione i giochi di riflessi sull’acqua (che riecheggiano i giochi di specchi fluidi usati in diegesi per passare da una dimensione matrixosa all’altra), e il diverso passo di velocità dei frame (una lezione che riprende le ottime scelte di Bite the Bullett di Richard Brooks e Harry Stradling Jr., 1975)…
dopo la pandemia, che stoppò le riprese, la principal photography ricominciò con l’operatore Daniele Massaccesi, comunque bravo…
ma dopo la pandemia, nell’ultimo quarto del film, è proprio la povera Lana Wachowski a non riuscire a cavare nessuna tensione dagli ultimi inseguimenti, tutti ugualmente illuminati di un buio scolorito, o con una luce fredda e impassibile: sono inseguimenti che diventano noiosi, che portano via tempo (come i cazzotti reiterati di Reloaded e Revolutions) e sbomballano per niente…

…perché neanche Matrix Resurrections finisce, lo si diceva, con chiarezza sull’essere liberi o schiavi, sull’amarsi per amarsi o se amarsi per fare contenta la società, se dire cose concrete di etica o se mantenere tutto nella caciara del world building
Matrix Resurrections sembra dire: «sarebbe bello essere liberi, ma se vi faccio liberi allora il mondo che ho creato non ha senso, e allora preferisco il mondo creato invece di voi, cioè preferisco le mie seghe mentali alla storia, preferisco autobaloccarmi che fare qualcosa di utile… ma sì, non siate complottisti, anche se io lo sono, in quanto condizione necessaria del complottismo è proprio il solipsismo della sega mentale con i mondi inventati, ma io posso essere complottista perché il mondo è mio, e a sbagliare siete voi a interpretare il mio mondo come complottista: siete voi che sbagliate, non sono io che, nel mio solipsismo, le cose le dico male!»

per cui che dire?

Barbie Xanax ha concluso che Matrix Resurrections fa schifo perché è uguale a Terminator
ok…
ma tante cose sono uguali a Terminator senza essere idiozie…
e Terminator, più che alla fantascienza, si appella all’ineluttabilità della morte con tragedia, mentre tra l’effimera contrapposizione tra libero arbitrio e destino, Lana Wachoswki continua a non sapere che pesci prendere… e non capisce che sia il libero arbitrio sia il destino sono conformazioni culturali, diverse da posto a posto, per tutti e per ciascuno individuali…
Lana Wachowski, forse più orientaleggiante, la mena sulla mediazione taoista delle contrapposizioni, ma dimentica che anche in certi orientalismi l’Es (a cui si può dare tutti i nomi che si vuole) viene ucciso (vedi il discorso del dio nel Bhagavadgītā o la scena di Mara in Little Buddha), e che altre culture hanno giustamente deviato l’impossibile dicotomia più in termini di disperazione che di resa divertita… ma è la resa divertita che si vede alla fine di questo Matrix Resurrections, quella resa che alla fine ti fa quasi fraternizzare col nemico e senza neanche il nichilismo di un Michael Cimino (vedi la fine di Year of the Dragon, 1985): Neo e Trinity trattano con Neil Patrick Harris quasi come se fosse un amico alla fine… e che ribellismo c’è?
sì, loro due affolleranno il mondo di autodeterminazione, ok, ma per veicolare autodeterminazione occorrevano 148 minuti di Matrix??? [è esattamente come Tenet: ci volevano 3h di guerra per fare quella che è una fiabetta cristiano-fondamentalisa?]

Matrix Resurrections è una grossa cavolata anche senza essere uguale a Terminator

è una grossa cavolata, come gli altri film delle Wachowski, perché è un decotto che non sa cosa dire…

poi, sì, lo guardi, va bene, ma poi stai lì a dire «ma cosa m’ha comunicato oltre alla noia e alla confusione?»

Ma questa è l’opinione mia… e magari altre interpretazioni falliscono molto meno della mia…

Poco ficcante la musichetta di Tom Tykwer… si fa presto a rimpiangere Don Davis!

10 risposte a "The Matrix Resurrections"

Add yours

  1. Ho trovato la tua analisi davvero molto interessante e approfondita anche se non mi ritrovo molto d’accordo con il tuo punto di vista per quanto riguarda i seguiti di Matrix e la filmografia delle Wachowski. In un futuro prossimo parlerò delle loro pellicole in maniera approfondita ma a mio avviso i seguiti di Matrix sono stati decisamente troppo sottovalutati e credo tremendamente che molte persone abbiano sempre cercato di vederci più di quel che c’era. Era presente una profonda filosofia quello è certo, ma a volte penso che tante persone abbiano esagerato in quel che vedevano. E lo stesso vale per Resurrections. Un giorno parlerò anche di quello sicuramente ma prima voglio rivederlo.

      1. Farò del mio meglio! Sappi però che usciranno tra un bel po’. Ci sono altri articoli che hanno la priorità adesso.

  2. Completamente d’accordo su questo “A me piacque solo il primo, e negli altri due non c’ho mai capito una squacquera…” :)
    Per il resto, interessante la tua analisi e da parte mia non vedró mai il film, ho la sensazione che perderó tempo.

  3. La presenza di una razza-piccione mi ha lasciato un po’ perplesso… Io ho visto solo il primo “Matrix”, ma quasi non lo ricordo, però questa tua analisi è succulenta come sempre.

  4. Non ho visto Resurrection ma secondo me gli attribuisci pensieri e propositi che in realtà non aveva: dalla tua recensione mi è venuto in mente Zoolander 2, una sfilza di camei illustri sconclusionati per tentare di cavalcare un successo del ventennio precedente. Purtroppo ne stiamo vedendo molti di film così… Sposo il tuo disprezzo per i complottisti che si rifanno indebitamente a V per Vendetta; mi arrendo all’idea di essere l’unica persona al mondo a cui piace Speed Racer :)

  5. eh
    mi avevano chiesto di andare a vedere il film, poi per fortuna abbiamo cambiato film! da nessuna parte ne sto leggendo benissimo o bene, per fortuna che abbiamo cambiato

    anche io visto bene solo il primo, di tutta la trilogia faccio un bel misciotto incasinato

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