Don’t Look Up

Io non sono mai tenero con Adam McKay, che ritengo esagerato nell’uso troppo esasperato dei diversi modi di inquadratura… sembra di quelli, come il detestato Chazelle, che gira a caso e poi cerca di trovare la quadra solo al montaggio…

e siccome lavora molto con Chazelle, io sono sempre stato allergico a Linus Sandgren…

Stavolta, nonostante la satira di per sé iperbolica, McKay e Sandgren filmano un film quasi completamente limpido dal punto di vista narrativo, senza quasi obliquità tra girato, montato e “filmico”, cose di cui McKay viveva in Vice

anche se di Vice, Don’t Look Up continua ad avere tanto, tra cui la derivazione, di nuovo, da The Second Civil War di Joe Dante (1997)…

A livello cinematografico la cose vanno lisce, purché con tutti i problemi che hanno i film MERDflix, e cioè la lunghezza sconfinata e la strutturazione in episodietti invece che in classici atti…

Tanto lisce da far apparire Don’t Look Up sì molto carino e nutriente, ma anche un pochino didascalico…

ma questo non vuol dire che non funzioni…

la parodia sembra prima adattarsi al Covid, ma poi riesce ottimamente a farsi più universale, andando nella direzione dei documentari ambientalisti di DiCaprio… e colpisce molto bene non solo i potenti ma anche i temibilissimi ricconi alla Google e Tesla…

alcuni problemi ci sono e sono soprattutto la sua natura di sesquipedale americanata, forse perfino incomprensibile già in Canada…

la sua fin troppo pulitina faccia da operazione benintenzionata che sopravvive a tutte le presunte scorrettezze e iperboli della parodia…

i non tantissimi momenti di pura assurdità: c’è solo quello di Ariana Grande a cantare che moriremo tutti… data appunto la satyra forse il film poteva “dare di matto” di più…

per capirsi: è tutto molto carino, e veicolato da un solido cinema narrativo chiarissimo (in diegesi e visione), e fa riflettere e anche commuovere…

ma forse manca davvero il graffio nichilista capace di farlo sbalzare… quel nichilismo che magari aveva una roba “analoga” come Mars Attacks!

Nella limpidezza e lucidità del racconto filmico e attorico, in ogni caso, tutti sanno bene come fare:

DiCaprio è nel suo, e si comprende quanto la tematica gli stia a cuore: è palesemente il motore del film, l’ispiratore, quasi il vero regista…

Jennifer Lawrence trova una dimensione chiara e lampante nel dedicarsi molto bene a un personaggio finalmente ben costruito…

è in forma perfino Chalamet!

anche gli altri (Streep, Hill, Rylance [che riprende, con la sua monoespressione, il suo inquietantissimo ruolo in Ready Player One], Blanchett, il lussuosissimo cameo di Perlman) si vede che sono a loro agio: segno che McKay ha saputo creare un clima confortevole…

io ho un debole immenso da anni per Melanie Lynskey, che ho adorato anche qui!

Naturalmente, il grande hype anticapitalista fa discorrere in modo assai benevolo riguardo a Don’t Look Up sui social…

mah…

sì…

io l’ho visto contento e mi ha anche preso… e l’ho trovato con tutte le cartucce sparate bene fino alla fine (segno di una più che ottima sceneggiatura)…

ma a livello filmico sarei stato curioso di vederlo girare a uno come Paul Verhoeven…

In teoria il soggetto potrebbe essere considerato simile a quello di Melancholia di von Trier…

10 risposte a "Don’t Look Up"

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    1. Se agli americani gli va detta così, ben venga!
      L’altro giorno (cioè quasi un anno fa) sentivo Boeri da Fedez dire che invece il catastrofismo non va bene, si dovrebbe sensibilizzare sul cambiando climatico puntando al contrario sull’egoismo del singolo, puntando cioè la luce su quanto il vantaggio dell’ambientaliasmo ricada tutto sul singolo!
      Cioè, secondo Boeri, c’è da dire: “se riciclate, spegnete le luci, elettrificate, vivete in una casa ecosostenibile starete meglio in quanto singoli e potrete continuare a sbattervene dell’umanità!”…
      Mah…
      Sarà anche…
      Invece vedere stradivi ad agire una satira divertente sul clima potrebbe essere efficace…
      O forse no: l’umanità odierna non fa immaginare granché spazio per speranze varie…

    1. Con tutti gli espedienti soliti che ci vogliono quando si guarda Netflix: tanta pazienza e sfruttamento del tasto di pausa proprio quando Netflix vuole che si faccia pausa…

  1. Grazie della recensione, dai trailer non riuscivo a capire che tono avesse questo film, se più denuncia o più commedia o satira… Non so comunque se faccia per me in questo momento, ho visto Punto di non ritorno e devo ancora riprendermi… forse meglio vedere Mars Attacks! :)

    1. E chi te l’ha fatto fare di vedere “Punto di non ritorno”?

      In ogni caso “Don’t lool up” è molto più all’acqua di rose rispetto a “Mars Attacks” in quanto a cinismo…
      il dramma è che dura tanto di più!

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