Encanto

Da quando “capo animato” della Disney è diventata Jennifer Lee (dal 2018, in rimpiazzo di John Lasseter, che nel 2017 ricevette lamentele per cose che ancora non si sanno, ma dai trapelamenti si evince che è roba che ha a che vedere con “abbracci e baci improvvisi e non richiesti”, con toccate di cosce e ginocchia, con sussurri sgraditi alle orecchie, con evidenti percentuali etiliche sovrabbondanti in orario di lavoro, con scarsa fiducia creativa verso progetti provenienti da chiunque non fosse un maschio bianco, e con “commenti, giudicati sessuali, sul fisico degli impiegati”) i film sono diventati abbastanza una catena di montaggio

Alla Disney era già successo…
…per esempio con l’estetica dello zoo di Wolfgang Reitherman, subito dopo la morte di Disney, tra 1967 e 1977…

ed è successo anche alla Pixar, guidata da Lasseter (vedi, per esempio, quanto nei loro film sia spesso ben presente una sequenza “da montagna russa”, tipo quella delle porte che scorrono su rotaia in Monsters, Inc.)

Ma questo non è necessariamente un difetto…

Continuando con la spinta etnologica, che scorre carsica nei gusti Disney (e Pixar: vedi Luca) da molti anni (vedi Moana), Encanto è un film colombiano, ma, nella struttura e nello script, è completamente uguale sia a Moana (ancora lavorato da Lasseter), che era polinesiano, sia a Frozen (il primo lavoro effettivo di Lee), che è indeterminatamente “nordico” (Norvegia? Danimarca? Svezia?)…

E vabbé…

è industria: cosa le si può chiedere?

…e finché l’industria usa il package della cultura “altra” (rispetto, ovviamente, agli Stati Uniti, dalla Disney sempre considerati il centro del mondo, nonostante le apparenti aperture verso gli altri continenti; pensiamo alla triste vicenda delle W.I.T.C.H., fenomeno culturale mondiale snobbato dalla Disney solo perché scritto da italiani nella ditta sussidiaria italiana invece che sviluppato in USA dalla casa madre [le W.I.T.C.H. furono drenate dalle Winx, anch’esse italiane, che spopolarono proprio grazie a un’azienda che si buttò anima e corpo a livello di marketing, merchandising, promozione ecc. ecc. senza le remore scioviniste dimostrate da Disney: su tutto questo vedi l’impagabile, anche se non chiarissimo a livello cronologico, consuntivo di Fumettologica]) per veicolare messaggi e testi nutrienti e ben fatti, ok… ben venga anche il package!

Ed Encanto è davvero un testo nutriente e ben fatto…

Mirabile è davvero la consustanzialità tra

  • dimensione psicologica intima
  • dimensione psicologica familiare
  • dimensione metacinematografica
  • dimensione politica

della vicenda…

  • per la psicologia intima
    assistiamo all’ennesima eroina disneyana incompresa e fuori posto che ce la fa a trovare se stessa e a crescere bene… e cresce con sistemi che sono tutti connessi tra le varie dimensioni…
    la maturazione psicologica di Mirabel (Stephanie Beatriz, di cui sentiamo moltissimo, nonostante l’ottima caratterizzazione comica, avere la voce di una 40enne: non ho idea di come abbiamo risolto le cose Massimiliano Manfredi e Margherita De Risi, che invece di anni non ne ha neanche 25) è ANCHE la crescita psicologica familiare…
  • la famiglia dispotichetta, tutta legata all’apparenza, determina un costrutto che a Jennifer Lee piace tanto e che ci propina tutte le volte che può (è presente anche nel corto di accompagnamento a Encanto, intitolato Far from the Tree e diretto da Natalie Dourigat con una elegantissima linea grafica di disegno tradizionale), e cioè la constatazione che tutto quello che s’è fatto finora, a livello di pedagogia e di “vita insieme”, è tutto da buttare… o, per lo meno, è da rinnovare e ritrasformare abbastanza radicalmente…
    il sistema pedagogico e di convivenza vecchio era basato su paura, dovere senza piacere, coercizione e senso di colpa… e quello nuovo dovrà invece essere basato su comprensione, compassione, amore al di là dei difetti, e attenzione alla natura intima dell’individuo (anche con aperture allo svago e al divertimento) invece che costrizione di quella natura…
    Naturalmente, in ottica di ecumenismo, il sistema vecchio è sì “condannato” ma anche subito redento perché anch’esso basato sull’affetto profondo, affetto profondo che deve soltanto essere “risistemato” nell’amore incondizionato su cui si basa il sistema nuovo…
    è la vecchia beffa: «nonna ti riempiva di ceffoni e cazzotti finché non avevi ramazzato i 375 mq di casa con olio di gomito e mocio per 16h al giorno (ed erano botte più forti se ti beccava a fare una pausa per rifiatare qualche minuto) solo perché ti voleva tanto bene!»…
    …per cui adesso nonna ti vorrà tanto bene lo stesso se ramazzi casa quando lo decidi te e ti ci diverti (e naturalmente te, che sei una personcina tanto brava e un’eroe/eroina Disney, ti diverti sempre un mondo a ramazzare i 375 mq di casa quando sei tu a volerlo fare!)
    Tutta questa configurazione, se abbastanza “deludente” se vista in ottica “positiva” e “possibile”, si rafforza moltissimo se vista in termini di metafora fiabesca, secondo i quali la “famiglia” altro non è che la mente pacificata della protagonista: la felicità conseguita dalla pacificazione/maturità è per forza idilliaca!
    E si sa (soprattutto grazie a Tolstoj) che mente e società sono tutt’uno: se si sta bene noi, si sta bene tutti! [e difatti stanno bene anche tutti gli altri personaggi, non solo la protagonista, grazie a semplici riflessi e raddoppi della vicenda principale: raddoppi che forse sono un po’ troppini]
  • E per stare bene, ovviamente, occorre conoscersi…
    e strumento di conoscenza, e autoconoscenza, numero uno sono le IMMAGINI!
    …è il cinema!
    è una cosa vecchia, che però Jennifer Lee immette molto bene nei suoi film, pieni di caverne di immagini da interpretare (vedi quella gran palla di Frozen II)…
    In Encanto, la metafora metacinematografica è davvero ben calibrata…
    c’è proprio il puzzle di immagine da ricostruire (mi ha ricordato i frammenti di immagine che sono nella miniera di Yor nella Storia Infinita di Ende), e una volta ricostruito è da INTERPRETARE per via delle sue ancipiti valenze ambivalenti!
    c’è perfino le visioni prodotte da proiezioni nel vorticone del sabbione: un cinema proprio vero, proprio e concreto! [agito da uno stregone che è però più un proiezionista che un regista, ma comunque la sua porca figura, grazie alla buonissima caratterizzazione di John Leguizamo, la fa! Manfredi lo ha affidato a Luca Zingaretti e non mi pare una brutta scelta, ma dovrò vedere]
    Una spinta al cinema, una forza di cinema riflessivo su se stesso come strumento di conoscenza e autoconoscenza che manco Spielberg!
    Naturalmente, e senza fare spoiler, il conoscere e il conoscersi col cinema (come si dice nel Last Jedi, che ovviamente tutti schifano) arriva a farci vedere solo e soltanto noi stessi, cioè l’unica cosa che dobbiamo conoscere per imparare a rapportarsi con tutti gli altri! [una delle battute maxime di Mirabel è proprio una roba tipo: «Now I can see!», degna funzione scopica del conoscersi col cinema! {sia ricordato che anche Rapunzel dice «Suddenly I see», con Finn che risponde «Suddenly I know»: magnifica corrispondenza tra vedere e conoscere che si ritrova carsica nei Disney più buoni} – ancora attenzione: Byron Howard è stato regista anche di Tangled; Jared Bush era nel team di Moana]
  • E se ti conosci e stai bene allora, data l’intuizione tolstoiana che se si sta bene noi si sta bene tutti, tutto quanto il mondo si trasforma da spregevole Ancien Régime (o da oligarchia sfruttatoria) a grande democrazia della compassione e della partecipazione di tutto il popolo…
    e la democrazia e la compassione sono la vera magia, ottenuta col conoscersi e col conoscere attraverso le immagini…

Tutte queste istanze non sono male per un filmetto industriale!

Sulle canzoni di Lin-Manuel Miranda è presto pronunciarsi dopo un solo ascolto…

Sulle prime avevo snobbato le canzoni di Moana per poi stare ore e ore, dopo la rivisione, a sentire a nastro How Far I’ll Go

Per cui le canzoncelle presentate, per certi versi molto ancillari rispetto alla trama (là dove in Moana e in Frozen sono invece perfettamente “diegetiche”: cioè i personaggi vanno avanti nella trama mentre le cantano, qui in Encanto non succede: la trama si stoppa per fare il “numero musicale”), mi potranno sì essere apparse poca cosa… ma chissà…
magari le risento meglio e le adoro!

Anche sullo stesso Miranda io ho atteggiamenti ambivalenti…
Lo trovai ridicolo a fare Bert nella nuova Mary Poppins (e forse fu anche colpa di Giorgio Borghetti: ho sentito il film solo doppiato), ho adorato How Far I’ll Go, e mi ha commosso a guidare il flashmob a Times Square per la morte di Stephen Sondheim pochi giorni fa (eccolo qua), ma non ho ancora visto Hamilton
…perciò non so cosa potrei pensare delle canzoni di Encanto a una seconda visione!

Riassunto:
Encanto è un film industriale, fin troppo simile ad altri film Disney vicini nel tempo… e magari ha anche una calibratura non perfettissima tra la serietà e la ridancianeria (per esempio le scempiaggini dei singoli e fin troppi membri della famiglia, che dovrebbero fare tanto ridere, si mescolano forse poco bene con un tono che è invece spesso molto grave illustrante profezie di sfacelo, ansia quasi nipponica di aspettative verso i minori, e morti ammazzati nel passato: in tutto questo, le facezie ridicole dei 3000 cugini e zii, mah, trovano un posto forse poco comodo)
…ma ancora le sue cosette nutrienti riesce a dirle, e bene!

E la casita, personaggio diffuso muto ma molto espressivo, rinnova la tradizione per i grandi personaggi non parlanti di Disney (dal tappeto di Aladdin al Kirby di Chicken Little [che però la sua lingua la parla] a Maximus e Pascal di Tangled al fuochetto di Frozen II e a chissà quanti altri nel passato che non mi ricordo, considerando che sono muti tutti gli animaletti di Snow White e che non parla nessuno in tutta Fantasia!) e prende il testimone dal bellissimo mare di Moana

So già, come mi è successo con Moana, che tra poco lo rivedrò e il mio giudizio, da così apparentemente blando, si trasformerà in superentusiasta!

per cui questa recensione va presa solo a beneficio di inventario!

11 risposte a "Encanto"

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  1. lo ammetto, non sono in trepidante attesa di vederlo – ma lo vedrò, forse più prima che poi. I trailer non mi hanno invogliato per niente, da quello che si è visto, come hai scritto tu, sembra proprio la stessa formula con gli stessi personaggi degli ultimi film – e onestamente ne ho fin sopra i capelli di protagoniste goffe, impacciate, fuori posto tipo Anna e Moana: è un mio limite, me ne rendo conto, ma è chiedere troppo un personaggio che reciti senza fare smorfie e faccette ogni due minuti?

    Comunque la tua recensione è molto più positiva di quanto mi aspettassi, per cui mi si solleva un po’ lo spirito.
    La colonna sonora di Oceania è a tutti gli effetti l’unica cosa che mi piaccia davvero di quel film, anche You’re Welcolme l’ho in ripetizione su Spotify.
    The Last Jedi è il film che mi è piaciuto di più della nuova trilogia, il finale con il ragazzino che usa la Forza con naturalezza, alla fine, secondo me era la cosa più promettente in assoluto ovviamente spazzata via per continuare a rimestare nel calderone degli Skywalker.

    1. Su Guerre Stellari io ho perso fin troppe amicizie quando ho detto che mi è piaciuto perfino Rise of Skywalker (e nel contempo ho schifato Solo, Rogue One e altra “cacca”)

      1. Solo non l’ho mai finito, invece Rogue One mi è piaciuto abbastanza – a parte lo stucchevole finale con Leia. A proposito di amicizie in pericolo discuto sempre con un’amica perché lei non capisce cosa io ci trovi in Harry Potter e io non capisco cosa la appassioni di Star Wars, per quanto facciano entrambi riferimento sempre agli stessi archetipi.

      2. Gusti, contingenze anagrafiche… misteri!
        Anche io sono rimasto fuori dal fandom di Harry Potter, e certi parenti acquisiti (che vedrò a Natale) invece lo adorano… la cosa è molto utile per i regali (basta una sciarpa di Gryffindor comprata da Primark per farli contenti) ma per le conversazioni è tremendo: per loro ogni frasetta di Rowling è massima quasi biblica (anche di Animali fantastici), e ci rimangono male che io rimanga indifferente o, peggio ancora, che rilanci con quant’altro (nel mio caso Tolstoj e Richard Strauss): per loro è lesa maestà!

  2. mmh
    a me non convince tanto, come dici te, il trailer mi ha ricordato troppi film simili della disney
    oltre al fatto che la protagonista è l’unica stronza a non avere poteri in un mondo magico 😂

    1. Eh, ma quella è la trama: e anche, a mio avviso, assai nutriente, poiché i veri poteri magici sono giustizia, compassione e amore!
      Coccoloso e abitudinario ma molto più costruttivo rispetto alla gara a chi “c’ha il potere più lungo” che vedo in diversi film odierni, i quali, più che film, sembrano partite di D&D o campagne di un videogioco online, con i vari potenziometri delle capacità (salto 90, forza 30, difesa 66 e altre minchiate): nel videogioco ok, ma nel film meh…

      1. La grande dicotomia dell’universo: o sempre la stessa fiaba o sempre le stesse scazzottate interminabili tra potenziometri di poteri: non se ne esce!
        C’è da accontentarsi delle briciole della variatio combinatoria!
        Croce e delizia!

  3. Lin-Manuel Miranda ha firmato il musical da cui è stato tratto “Sognando a New York – In the Heights”, di gran lunga uno dei film più belli che abbia visto quest’anno. L’hai visto anche tu?

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