The Last Duel

Si sa che Ridley Scott è passato sotto tantissimi flop…
ma in qualche modo Scott ce l’ha fatta a riemergere ogni volta…

I suoi primi trionfi creativi, cioè Blade Runner e Legend furono già loro formali flop prima dell’osanna cult, e Scott sopravvisse loro grazie alla “rendita” di The Duellists e Alien e poi ai poliziotteschi anni ’80 (Someone to watch over me, Black Rain e soprattutto Thelma & Louise, successo mondiale)…

Dopo i poliziotteschi, dal 1991 in poi, Scott non ne azzeccò una a livello finaziario: 1492, White Squall e G.I. Jane furono disastri: White Squall è uno dei film meno visti della storia, paragonabile a certi prodotti dell’est Europa!

Soprattutto 1492 fu una sconfitta che Scott incassò malamente, tanto che quasi tutti i film fatti dopo G.I. Jane sono in un certo senso remake di 1492

Gladiator e Hannibal sono due curiosi successoni della sua carriera:
Hannibal è un distillato di tutti i precedenti poliziotteschi anni ’80, un genere che, dopo Hannibal, Scott sembra appunto accantonare…
e Gladiator è un aggiornamento più intelligente, furbo e adulto di 1492, un Gladiator che finalmente permette a Scott di fare quello che, evidentemente, si sentiva in grado di fare davvero già da 1492 (di 8 anni anteriore a Gladiator), e cioè il super-regista epico, alla David Lean, a suo agio in grandi durate (vicine alle 3h), con grandi battaglie da allestire quasi come un teatrante, con bandiere, armature, costumi, acconciature da realizzare/costruire e con recitazione sopraffinamente drammatica e psicologica da condurre, il tutto visto con speciale ricchezza pittorica da una macchina da presa velocissima di otturatori fulminei, sbrindellata in sballottamenti fluttuanti tra gli attanti (siano essi parlanti o combattenti), e impegnata in un profilmico costruito e fabbricato apposta per una cattura fotografica davvero sublime per il gusto dell’artifizio figurativo, per l’estro coloristico e per la stupefazione dei trucchi visivi (tra forasacchi, fiocchi di neve e pappi della pioppa oscillanti nel frame a rifrangere luce o semplicemente a fare atmosfera compositivo-riempitiva, come facevano certe persone posizionate da Lumière negli angoli più vuoti delle sue inquadrature monopuntuali di fine Ottocento, o come faceva certa scenografia che Mejerchol’d costruiva sul palcoscenico di Vera Komissarževskaja nel 1905-1907 [s’era detto anche per di Fellini]; o, naturalmente, come si vede fare a lampanti modelli artistici di Scott: i pittori Brughel, Bosch, van der Weyden, Cranach, Grunewald, Altdorfer, Böcklin ecc., sempre ricordandoci che Scott li conosce a perfezione avendo lui studiato, principalmente, scenografia e storia dell’arte al Royal College of Art)…

Anche a livello tematico, Gladiator e Hannibal “settano” il tono dei film successivi, un “tono” che si intravede a posteriori anche nei film precedenti, ma che, ancora, è da 1492 che si vede già maturo e in attesa di emergere…
questo tono è la pensosistà contemplante la complessità del mondo e che si insinua nelle, o, anzi, provoca le battaglie e le psicologie attoriche che Scott è tanto bravo a ergere tecnicamente e a inquadrare!
I film di Scott (da dopo 1492 soprattutto, ma anche da prima) sono indagini della complessità, affreschi epici dello scontro tra fazioni, soprattutto due fazioni, come notano molti: Scott è un artista del duello, da The Duellists in poi (d’Hubert/Feraud, Deckard/Batty, Jack/Darkness, Keegan/Venza, Conklin/Sato, Massimo/Commodo ecc. ecc. ecc.)… ma le fazioni (di nuovo, almeno da 1492 in poi) sono spesso più di due: in 1492 c’è Colombo/Moxica ma anche Colombo/Sanchez! in Kingdom of Heaven, pur nella dicotomia cristianesimo/islamismo principale, si insinuano diversi altri fattori (il feudalesimo europeo, l’ebraismo), e così via… quelli di Scott, cioè, sono film, che, sebbene in un impianto dualista generale, presentano situazioni sempre più arzigogolate, complicate, riguardanti un sacco di problemi insolubili, sociali, personali, qualche volta anche politici (alcuni notano una propensione di Scott a illustrare il “ribellismo” contro una dittatura, evidente soprattutto nello spot del Mac nel 1984 o in Gladiator o in Robin Hood; o notano la forza femminile come punto di forza scottiano, esemplificato nella Ripley di Alien, nell’eroina dello spot del Mac e in Thelma & Louise)!
in American Gangster, per esempio, c’è sì lo scontro Roberts/Lucas ma anche la condizione socioeconomica statunitense degli anni ’60, il razzismo (contro neri ed ebrei), il Vietnam, la corruzione della polizia…
in Black Hawk Down ci sono gli americani contro i somali, naturalmente, ma c’è anche una cosmica rappresentazione della vita come guerra, in preda a spinte “combattive” irrazionali, e irrisolvibili quanto apparentemente perfino inutili (alla fine della cacofonia guerresca di Black Hawk Down nessuno riesce a dire per cosa sta combattendo)!
Questa è tutta roba in cui Scott si butta a capofitto, crogiolandosi beatamente nel complicato, e anzi connettendolo con la sua immagine alla Altdorfer piena di pappi della pioppa, già essa stessa complicata di stimoli e accorgimenti visivi!
Non solo, molto spesso Scott è anche contento che la soluzione non ci sia, che la “convivenza” tra le diverse istanze contraddittorie sia quello che Scott vuole cantare o dipingere, e che quindi rifiuti la semplicità o il concetto di vittoria di uno dei suoi (due o più) duellanti/combattenti! Mica per niente la “morale” di Kingdom of Heaven è «Which is more holy? The wall? The Mosque? The Sepulchre? Who has claim? No one has claim… All have claim!»
Scott si vede come un aedo della complessità, sia visiva sia sociale, una complessità che lui plasma in film epici di battaglie e guerre sullo sfondo di cambiamenti sociali epocali (la scoperta dell’America, le crociate, il connubio tra traffico di droga e finanza, la Magna Charta, la fuga degli ebrei dall’Egitto!), e che infatti per molti anni si è dedicato alla complessità numero uno del mondo figlio del secondo dopoguerra: il conflitto arabo-israeliano (una prospettata trilogia sul Medio Oriente la si vede, monca, in Kingdom of Heaven e Body of Lies e che potrebbe avere una terza gamba in Exodus)…
Una complessità di visioni che Scott si galvanizza a manifestare perfino nelle sue scelte registico-produttive, con quasi nessun film esente da ripensamenti e montaggi alternativi (quando va bene ce ne sono due, ma quando va male ce ne sono anche tre o quattro, vedi Legend e Blade Runner), e da lavorazioni gemelle, fatte una dietro l’altra, molte volte con le stesse maestranze e attori, che portano a uscite qualche volta nello stesso anno, o in anni successivi, cosa che fa arrivare Scott ai ritmi quasi di Woody Allen! (lavorazioni quasi in contemporanea hanno avuto Hannibal e Gladiator, Alien: Covenant e All the money in the world, e adesso Last Duel e House of Gucci)
Scott vorrebbe essere come un Anton Bruckner o un Torquato Tasso filmico: uno che scrive e riscrive, che monta e rimonta opere colossali, enormi, tutte sempre più “contemplative” del creato contraddittorio, accecate perfino dalla bellezza della contraddizione!
Gli riesce?
Ogni tanto, quando riesce a travasare quella complessità anche nello sguardo di ripresa, forse sì… ma altre volte no…

Lo Scott del dopo Gladiator è lo Scott “compatto”, che non ha avuto più scompensi coi collaboratori, anzi, ha trovato una continuità totale…
a livello di collaboratori sono solo tre le “stagioni” di Scott:
quella precedente a Someone to watch over me (in cui tutti i film sono montati da Terry Rawlings)…
quella tra Someone to watch over me e Gladiator (gli zoccoli duri sono Adrian Biddle, Hugh Johnson [che, come assistente, c’era anche nella stagione anteriore], Norris Spencer, Hans Zimmer)…
e quella successiva a Gladiator, nella quale quasi scompaiono i collaboratori passati e si trova gente “nuova”, magari già rodata in passato come assistenti qui e là o come impiegati nelle produzioni televisive (che Scott ha proposto spessissimo, molte volte in società col fratello Tony), ma che diventa la sua famiglia creativa di prima linea: Arthur Max, Janty Yates, Henry Gregson-Williams, John Mathieson, Dariusz Wolski, Pietro Scalia, Dody Dorn…
l’unico “cambio” tra i collaboratori post-Gladiator è la staffetta con altri musicisti (Daniel Pemberton, Marc Streitenfeld), e qualche oscillazione coi direttori della fotografia, tipo Harris Savides, Slawomir Idziak o altri “singoli” in mezzo a un marmoreo “regno” di John Mathieson prima (2000-2010) e Dariusz Wolski poi (2010-)…

Dopo Gladiator i flop sono diminuiti, ma ci sono stati lo stesso…
Kingdom of Heaven, Body of Lies, Robin Hood, Exodus, Alien: Covenant, All the money in the world non hanno ottenuto quanto sperato…
ma a “tamponarli” ci sono stati Black Hawk Down, American Gangster, Prometheus e The Martian oltre che film non trionfali ma ben rispettati come Matchstick Men, A Good Year, The Counselor

Tra questi flop quello più doloroso a livello creativo sembra essere stato Robin Hood, che aveva tutto il necessario per Scott: l’epica, la situazione sociale del medioevo, la lotta tra potere e fame, la Magna Charta!
c’era tutto!
ma Robin Hood ha fatto flop…
e Scott ci rimane molto male… aveva già pianificato seguiti, serie, contentezze con la sua troupe amica e col suo attore più compagnone (Russell Crowe)… e invece tutto va male…
…e da allora Scott è stato un po’ alla larga da quello che ritiene suo, dall’epica in costume… ha ripiegato sulla cara vecchia fantascienza… e ha calcato ancora di più la mano sull’insolubile, sempre più radicale dopo la morte del fratello Tony nel 2012…

Exodus è una delle perorazioni più accorate dell’insolubilità dell’esistenza, e si perde in mille rivoli davvero compiaciuti di lambire tutti i temi possibili (la religione, il dispotismo, la superstizione, la follia, lo scontro sociale) senza mai ghermirli del tutto, in mezzo alle scene grandiose, alla recitazione raffinata e alle bandiere sventolate: davvero una sinfonia di Bruckner fatta film…

The Counselor è un discorso a parte supernichilista che incarna tutto il dolore per la morte del fratello Tony…

Alien: Covenant e All the money in the world sono stati affossamenti parecchio pesanti… e consecutivi…

Sono flop, inoltre, che arrivano quando la Fox, la major con cui Scott ha lavorato di più (9 film, 10 contando la codistribuzione di Legend, contro i 6 della Universal [anche lì contando Legend e la gestione Universal della DreamWorks] e i 3 della Warner, della Paramount e della Sony passata e presente), si trova ad agonizzare!
Nel 2012, proprio l’anno in cui muore Tony, Rupert Murdoch fa un’operazione finanziaria di scorporamento di alcune sue multinazionali (la News Corporation delle TV e la 20th Century Fox del cinema: fino al 2012 formalmente costituenti un’unica grossa compagnia), operazione tutta fatta per speculazione e fare qualche miliardo in più (in un parco miliardario già assai ingente come quello di Murdoch, padrone anche di molte case editrici, tra cui la HarperCollins [tre le 5 case editrici più grandi del mondo], e di altre tv come Sky) che lascia la Fox senza effettivo appoggio bancario proprio mentre stava investendo sui parchi a tema (ne stava aprendo uno in Malesia) oltre che lavorando a tanti cantieri filmici, tra cui i costosissimi seguiti di Avatar, il West Side Story di Spielberg e appunto il The Last Duel di Scott…
L’operazione di Murdoch, alla lunga, e forse anche i risultati non all’altezza dello stesso Scott, rendono la Fox preda della Disney…
…la Disney…
una major con cui Scott ha lavorato solo due volte, e cioè nei due suoi disastri più orribili: White Squall e G.I. Jane!

il primo weekend di performance ai botteghini di Last Duel è stato pessimo, anche per via di un probabile passaggio di consegne strambo tra Fox e Disney, che, unito al Covid, potrebbe infliggersi anche su West Side Story di Spielberg e sui nuovi Avatar di Cameron… Disney ha imposto a Last Duel una permanenza in sala, almeno negli USA, di soli 45 giorni prima di mandarlo in streaming… e Scott non ci ha potuto fare un accidenti di niente…

La cosa non prospetta un futuro roseo, anche se una consolazione potrebbe arrivare dal fatto che Scott sta montando anche House of Gucci, pieno di divi e già supportato da un hype ingente, con Universal, la major con cui, al contrario, Scott ha trovato i trionfi più ghiotti…

Dopo lo strazio di Robin Hood e quindi dopo i ripiegamenti alla fantascienza, Scott, come fece con Gladiator rispetto a 1492, ribatte dove il dente duole e in The Last Duel cerca appunto di rifare, con più intelligenza, furbizia e accortezza, Robin Hood

in The Last Duel ci sono

  • gli attori suoi amici (Matt Damon, Željko Ivanek, Marton Csokas),
  • attori che prendono parte all’aspetto creativo, come Crowe aveva fatto in Robin Hood, di cui era tra i produttori (Damon è sceneggiatore con Affleck e insieme concretizzano lo script con la vecchia Nicole Holofcener, allieva di Scorsese e autrice di diverse “faville” per Sex and the City, Six Feet Under e Parker and Recreation),
  • c’è il XIV secolo da ricreare con tante belle armature, spade e bandiere da fabbricare (le bandiere sono una vera fissa di Scott: per Kingdom of Heaven ne fece cucire più di mezzo milione al suo scenografo Arthur Max),
  • ci sono tanti bei fiocchi di neve, forasacchi e pappi della pioppa da “scenografare” per affollare l’ambiente e il frame,
  • c’è l’aere freddo e ghiacciato da realizzare con esperta color correction,
  • ci sono tante fantastiche scene illuminate solo dal fuoco del camino, con un gioco di luci e ombre e riferimenti iconografici importanti che sono un florilegio goduriosissimo di virtuosismo scenico-visivo,
  • ci sono tante belle battaglie da riprendere con tanti begli otturatori veloci…

e c’è tutto il resto della baracca (il «guazzabuglio medievale» del Merlino di Disney) che c’era in Robin Hood

c’è, poi, leggermente più intelligenza… e più “oscurità” in ossequio alla voglia di complessità bruckneriana di Scott…

  • ci sono i duellanti, come sempre in Scott, però accostati a una terza via che ingarbuglia tutto…
  • la stessa vicenda è vista per ben 3 volte…
  • 3 diversi punti di vista atroci che sviscerano dettagli e significati diversi, pur configurandosi quasi con le medesime immagini…
  • c’è tutto il problema, come in Robin Hood, di collocare la vicenda nel dramma dell’Ancien Regime privo di “giustizia”, tra re, vassalli, valvassori e preti che amministrano per gusto personale senza alcuna “legge”…
  • c’è la tristezza della condizione femminile di quei tempi…
  • c’è la disfida di nobiltà tra cavalieri…
  • c’è lo strazio della «tua parola contro la mia» tra vittima e carnefice in un caso di stupro!

c’è davvero di tutto e Scott amministra questo tutto davvero credendoci, come credeva nel ribellismo di Gladiator rapportato alla “società resa spettacolo”!

ma è anche vero che quel tutto è ormai ordinaria amministrazione per gli spettatori di oggi: è un tutto, cioè, che si vede tutti i giorni nelle seguitissime serie, tutte fatte di condizione della donna, di punti di vista ripetuti e tra loro avversi, di stupri e di rapporto stragiato tra padroni e sfruttati e tra innocenti e giustizie governative sommarie e inefficienti…
Scott, oramai quasi 85enne, sembra arrivare là dove i “giovani” sono già giunti da tanto tempo…

Già in The Martian Scott aveva raggiunto uno stile poppettaro e geek come piace ai giovani… e là la cosa aveva retto…
…in The Last Duel, invece, l’operazione riesce un po’ meno, perché la durata è smisurata e gli inserti di battaglie varie sono davvero inutili, solo sfoggio di sapienza coreografico-fotografico-editoriale cinematografica e null’altro che allungano il minutaggio a ben 155 minuti quando si poteva tranquillamente rimanere nei 100, o, addirittura, nei 75!

The Last Duel, però, regala qualcosa oltre all’oleografia stupefacente dell’atarassia stilistica dello Scott post-Gladiator (anche arricchita da una certa motilità dello sguardo della macchina, impegnata anche in alcuni e minuscoli long takes insoliti in uno Scott generalmente più a suo agio con gli stacchi), una oleografia che fa sfoggio di prodigiose citazioni pittoriche dagli artisti più cari a Scott, e Scott sta proprio di casa nella ricreazione pittorica (riesce a fare gustose citazioni pittoriche anche in Alien: Covenant)…

Last Duel regala proprio la spinta bruckneriana della riflessione sulla complessità…
Realizza forse meglio di altri prodotti vicini (magari meglio di All the money in the world, meglio di Robin Hood, meglio di Exodus) l’eterna voglia scottiana di crogiolamento in situazioni senza soluzione…
Last Duel è l’ennesimo, e non il più brutto, apologo di Scott sull’impossibilità di trovare vie d’uscita in un mondo ingarbugliato a caso dove la povera gente (con tutto il suo portato di sentimenti) lotta per capirci qualcosa, e dove purtroppo rimane vittima…
Grazie a una sceneggiatura davvero non male, Last Duel riesce a dire moltissimo, attraverso la proiezione nel XIV secolo, dei drammi del me too, dei drammi della inconsistente giustizia giurisprudenziale, dei problemi del machismo, del servilismo e del patriarcato, delle insensatezze del dominio dell’uomo sull’uomo e sulla donna… e dice tutto questo appunto con la felicità di intorbidarsi, arrivando, quindi, quasi a “scontentare tutti”… per esempio:

  • in tempi di femminicidi e di proibizione degli aborti in Texas avrebbe potuto fare di Jodie Comer una eroina steadfast e invece la fa piena di dubbi e disperazioni, che dichiara che il suo essere diventata madre la tenta a rinunciare ad avere giustizia per lo stupro subito!
  • in tempi in cui le donne non denunciano per paura dei processi dementi (in cui tocca loro sentirsi dire che se indossavano i jeans non possono ritenersi stuprate perché i jeans si tolgono solo col consenso di chi li indossa: OMG!), avrebbe potuto far finire la cosa con una giustizia “provvidenziale” che risolveva da deus ex machina shakespeariana (alla Fortinbras di Hamlet) la faccenda, oppure con un processo che, per miracolo, si risolveva davvero con raziocinio, invece, da vero ateo e forse da vero cinico, Scott denuncia proprio che la giustizia non esiste, che è una costruzione culturale idiota dell’umanità, con il vincente nel processo che non vince perché è nel giusto ma perché vince per caso o per solerzia privata priva di “meriti”, e si bulla di aver vinto una cosa che si sa non avere nessun senso: anche se il senso ce l’avrebbe! Un processo in cui si fa legge sullo stupratore convinto e si libera la donna: e questo dovrebbe, tecnicamente, “andare bene”, ma quel “bene” arriva con una legge senza significato, e lo stupratore è punito NON per lo stupro, ma per machismo tra maschi, e la vittima è liberata non perché così è giusto ma solo perché così capita
    Un tipo di giustizia quasi classico-romano, alla Virgilio, in cui Enea vince su Turno, ma la sua vittoria è essa stessa sofferenza grezza (anche Enea vince per vedetta personale e lascia i latini e Giuturna nella disperazione) ed è dettata da un fato completamente inutile (un fato che avvalla la vendetta privata per puro capriccio incomprensibile) [anche il futuro antico-romano che la vendetta di Enea garantisce, e che Enea prevede nell’Averno, con la visione del principato di Augusto, è un futuro senza senso poiché Virgilio non lo narra come se fosse un trionfo, anzi, ci dice subito che anche l’età di Augusto è a caso e priva di continuità perché Virgilio conclude nella tristezza della consapevolezza che l’erede di Augusto morirà… la vittoria di Enea quindi a che è servita?… non solo: la visione del futuro dell’Averno, Virgilio la fa anche finire proprio come un sogno e non nell’effettivo come è in Omero! …sul testo dell’Eneide vedi qui]…
    La parata di vittoria di Matt Damon è genialmente deformata in cupa tragicità, da uno che sa davvero come fare!
  • in tempi in cui la buona educazione va a farsi friggere dappertutto, avrebbe potuto far vedere gente che almeno era cavalleresca e leale, e invece il duello è brutalità di furbizie e meschinità in cui vince soltanto il professionista degli inganni bellici, che dovrebbe essere il buono… Damon vince un po’ come Alfio nella Cavalleria rusticana di Verga (cosa che Pietro Mascagni ha deciso di non considerare, e Verga, giustamente, si arrabbiò): è nel giusto ma vince in modo vile… come si fa?

Last Duel è interminabile, e all’acqua di rose per quel che riguarda l’intreccio dei punti di vista, ma è, oltre alla consueta stupefacenza visivo-pittorica di Scott (che di per sé vale sempre la pena), una riflessione immensa sullo strazio della convivenza sociale, che non dà sbocchi in nessun modo, solo una vita serena che sarebbe dovuto essere un diritto e invece è stata vinta con sofferenze estreme, e che appare, alla fine, perfino una coda quasi da sogno…

Ed è anche uno sfoggio di capacità attoriche davvero sorprendenti…

  • Non credo di aver mai visto Ben Affleck così bravo…
  • Jodie Comer potrebbe concorrere per l’Oscar, nonostante una certa perbeninaggine che non le giova…
  • L’universo dei comprimari è un lussuosissimo ensemble tutto da ammirare!

La risultante di tutto questo è un po’ un pappone, che potrebbe anche venir liquidato come mera brodaglia decotta piena di battaglie a caso e con una morale di “tristata” che non apporta effettivamente nulla alla miglioria dell’esistenza… ok…

io però sono uno scottiano…

a me Jodie Comer ha fatto piangere…
la freddezza della luce di Wolski applicata alla ricreazione dei quadri del ‘300 mi ha galvanizzato…
la configurazione storica della casualità sconfortante di un medioevo casuale tristone rientra nei miei amori per fiction simili (vedi To the End of the Earth di Golding, che si riferisce, con eguale sconforto, all’Ottocento)…

per cui io sono uscito dal cinema contento…

15 risposte a "The Last Duel"

Add yours

  1. mamma mia che merda L’albatross! e poi mi ha fatto pensare: non è che forse ha un feticismo unisex per gli attori in intimo?

    sei la seconda persona che lo consiglia
    quasi quasi lo vado a vedere, devo vedere come

      1. interessante
        però quelle riprese del biondo che cercava di scappare dalla nave che affondava in quelle mutande bianche che bagnate OVVIAMENTE rivelavano tutto, mi ha fatto pensare ad alien e la weaver

      2. c’è da aggiungerci anche Brad Pitt in Thelma & Louise, anche lui in slip bianchi! – c’è senza dubbio del materiale!

  2. Wow. Al netto dei cinquantacinque e rotti minuti in più direi interessante!
    Se tu dici “mi ha fatto piangere” io immagino me in una valle di lacrime.
    Se tu dici “Ben Affleck bravo come non mai” io immagino finalmente quel suo famigerato sorrisino monocorde scardinato e dunque già sono contenta.

  3. Non sono una scottiana, per niente, ma queste belle interpretazioni di cui parli mi incuriosiscono molto e potrei ripensare a questo film, che avevo liquidato come ennesimo pamphlet per i movimenti vari che oggi dettano legge ad Hollywood. Però devo riuscire a non scoppiare a ridere vedendo tutti quei pappi delle pioppe… XD

    1. Qui davvero quasi a ogni frame!
      Quasi più che in altri film precedenti!
      Forse Scott si segna i suoi personali record di pappi e bandiere…
      Chissà in House of Gucci quanti fiocchi di neve ci saranno a St. Moritz! Se c’è da battere Last Duel ci saranno a profusione!

  4. House of Gucci è un film che aspetto a gloria da anni, praticamente da quando Ridley Scott cominciò a lavorare sul progetto (quasi 15 anni fa). Poi il film è entrato in uno dei development hell più lunghi della storia, ma lui ha deciso di non demordere, e alla fine la sua tenacia è stata premiata.
    Mi dispiace che tu abbia dedicato solo poche righe a The Counselor: lo considero un film molto sottovalutato e molto ricco, al punto che si potrebbe scrivere un post solo su quello (e infatti è esattamente ciò che feci quando uscì al cinema).
    Riguardo a The Last Duel, non mi stupisce che abbia una sceneggiatura da urlo, dato che la coppia di attori/sceneggiatori (Matt Damon e Ben Affleck) è la stessa che ci ha regalato uno dei miei film preferiti in assoluto, Will Hunting – Genio ribelle.
    Nominando Omero mi hai fatto venire in mente una splendida rielaborazione dell’Odissea in chiave moderna. Alludo al film Anime sporche: l’hai visto?

      1. Ahahahah!
        No, proprio non l’ho visto e avevo cominciato una dissertazione su “The Counselor” ma è perduta perché mi si è impallata la app mobile di WordPress!
        Vado a tentare di riscriverla sotto il tuo post!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: