007 No Time To Die [fiaba e spoiler]

Difficile parlarne…

quindi, come al solito, andrò a suggestioni random!

È fiaba!

È fiaba bella pregna e bella pompante!

Quasi tutti i cattivi sono orchi perfino deformi e deturpati, quasi a simboleggiare le storture dell’essere umano inner, le brutture dell’inconscio, come i veri cattivi sanno fare da sempre (Rami Malek è tutto sfigurato, c’è il ciclope, Waltz è orbo; eccezione che conferma la regola è Magnussen, ma è lì per bilanciare l’evidente squilibrio tra “belli e buoni” e “brutti e cattivi” e anche per sottolineare la doppiezza di certa gente)…

Malek si chiama perfino Luytsifer, cioè Lucifero…
Non ha l’idea del Lucifero che era il numero uno degli angeli e che si ribella diventando cattivone, ma nei suoi confronti sono tanti i segnali di Doppelgänger negativo rispetto ai protagonisti: è la nemesi di Seydoux ed è il nemico numero uno di Craig e con entrambi finisce per conversare dicendo loro «we are the same» (anche Craig gli dice, nel penultimo colloquio, «we are the same»): ce n’è abbastanza per definirlo l’orco maximo, quello ultimate, quello che simboleggia la volontà di violenza dell’inconscio, la parte cattiva di ognuno di noi…
E la simboleggia benissimo!
Perfido in modo palese e quasi gratuito! Blaterante di responsabilità non sue (è di quelli che dicono «visto cosa mi hai fatto fare!?»), e che lui ammazza la gente solo per fargli del bene! Che sta lì a guardarti in faccia mentre piagni dopo che lui ti ha rovinato la vita a godersi lo spettacolo del suo potere su di te, a godere delle tue disgrazie!
Proprio uno stronzo con tutti i crismi così irrazionale da raggiungere effettivamente il grado di crudeltà inconscia delle matrigne e delle streghe delle fiabe: proprio il male spiattellato senza ‘perché’ ma solo con ‘come’ e ‘dove’ (le sue giustificazioni di vendetta sono così generiche e così bene lasciate nell’indeterminato – le solite scemenze “ma la Spectre glie menò, e lui si vendica” e altre idiozie di MacGuffin – da non costituire davvero alcuna backstory): Malek è il male che è qui, dentro di noi, sempre! [tutti abbiamo familiarità con le storielle di Grace Zabriskie all’inizio di INLAND EMPIRE di Lynch, 2006]

I posti in cui agire sono davvero simboli della mente, quando non sono direttamente meta-cinema:
ci sono cunicoli e anfratti suggerenti un cervello,
ma anche la nave pirata di Jeffrey Wright,
la Matera di Pasolini (o dei peplum o dei film di mafia: il cimitero di Eva Green sembra uscito dalle sequenze siciliane del Padrino),
il villaggetto latino-americano proprio dall’apparenza di autentico set (le scenografie sono Mark Tildesley, evidentemente assunto dal poi transfugo Danny Boyle),
il bosco inconscio, da tempo immemore metafora di psiche (perfino dalla “selva oscura” di Dante!)…

Della foggia di “mente” e “inconscio” sono anche le relazioni tra le funzioni-personaggio:
tutti hanno a che vedere con il proprio passato,
con i drammi di famiglia,
con fratelli, figlie, nonne, nipoti, fidanzate, mamme, sorelle, sosia, nemesi antiche,
con segreti rimasti taciuti:
sembra che tutto sia una rappresentazione di una seduta psicanalitica!

Una seduta che poi rispecchia l’umanità “buona”, come se fosse una critica psicanalitica degli eroi, che tanto picchiano e ammazzano i cattivi da dimenticarsi di far parte anche loro dello stesso gioco, dello stesso mondo, dello stesso TAO, tanto da determinare anche loro traumi e violenze gratuite…
Infatti, Malek ha il quartier generale bollato URSS, con la falce e il martello in bella vista:
come se l’URSS fosse il peccato originale dei “buoni”, il peccato originale del Comunismo, così come il Nazismo è il peccato originale dell’umanità: quelli che dovevano cancellare le ingiustizie hanno finito per farle… e come si fa allora a “rimediare”?

Si rimedia con l’amore e con la famiglia,
con un rapporto più sano con la Grande Madre (tutte le donne sono bambolotte bellissimissme, davvero come le Principesse delle fiabe, simbolo della istanza matriarcale dell’umanità, e immagine di “bellezza” onnicomprensiva e generale, perfino quando picchiano, mordono e sparano: forse c’è sessismo nel rappresentare la donna come sempre bella e a posto, o forse c’è da riflettere sul non poter tacciare le fiabe di sessismo, in quanto le fiabe e le loro Principesse sono specchio mentale, una mente che lavora per archetipi, e negli archetipi non ci sono le “donne” ma c’è la loro idea primordiale, la loro immagine al di là dell’applicazione pratica: Biancaneve fa la colf ai nani rimestando tra fuliggine e polvere vestita di stracci in una casa piena di nanerottoli fallici, ma per forza rimane bellissima, perché è un’idea!),
ma, soprattutto, si rimedia al vecchio mondo e alla atrocità perpetrate “sacrificando” il vecchio per garantire un futuro migliore…
e anche garantendo a quel sacrificio una natura di racconto, una natura di cinema

Oltre a certe location, il metacinema è evidente nella sequenza finale, dove Fiennes, Kinnear e Harris (e perfino Whishaw) guardano tutto come al cinema: per loro l’agire di Craig, Seydoux e Malek è già cinema (l’ultima sequenza di No Time To Die è identica all’ultima sequenza del Top Gun di Tony Scott, dove James Tolkan è lì a vedere la presa di coscienza di crescita e di superamento del lutto di Tom Cruise nel “cinema” della torre di controllo della portaerei, scura e fumosa come una sala cinematografica degli anni ’80!)
Per loro Craig, Seydoux e Malek sono vicenda da vedere per catarsi!
…e col sacrificio finale quella vicenda diventa catarsi ancor di più!

Si potrebbe notare che il film ha troppi cattivi, ma il loro numero “raddoppiato” serve a recare la storia della famiglia che si erge baluardo della speranza del mondo…
I cattivi sono i mostri di Craig e Seydoux, sono i mostri del vecchio mondo che solo insieme come amore e famiglia si possono affrontare, e solo col sacrificio si possono vincere!

Proprio nel mood di questa morale, Craig deve sacrificarsi, appunto per cancellare un mondo marcio, vecchio, per fare posto al “nuovo”, al futuro, in ossequio a tutti i complessi di Edipo possibili immaginabili e a tutti i re e le regine del vecchio sistema che lasciano il posto alle nuove generazioni (da Fantaghirò in poi, se proprio non si vuole scomodare l’Amleto)

Fukunaga non sembra tanto un teorico della visione, ma è un narratore classico, saldamente diegetico e sarebbe perfino convenzionale, e magari potrebbe far rimpiangere Danny Boyle in quanto a inventiva di ripresa, se dalla sua non avesse un gusto per nulla disprezzabile (due o tre long takes in falsa soggettiva dalle spalle di un Craig che spara a tutti, tra John Woo e il videogioco Doom, si notano con sommo piacere) e una consapevolezza metaforica impagabile: far finire tutto come un Amleto classico, con quelli di un mondo odioso (tutto sotterfugi e violenze) che muoiono onde costruire una speranza palingenetica, e con un Horatio (Seydoux) a fare da cantastorie, lì a far ricomparire il mondo odioso di violenza come mito ammonitore (come grandioso cinema della vita, diverso ma complementare al cinema che vedevano Fiennes e Harris: un cinema della vita che si palesa perfino nella luce in fondo al tunnel dell’ultima inquadratura, lì a sembrare perfino la luce di un proiettore! E ricordiamoci che Sandgren ha voluto girare in pellicola!), apposta per distinguere tra eroi e merde, cioè per educare a distinguere bene e male perfino nel caos della vita, beh, è da apprezzare!

anche se questo tipo di finale può essere considerato dai più fin troppo sentimentale, di foggia forse esageratamente post-Romantica (oltre al lutto finale c’è anche il lutto di Jeffrey Wright: è la sagra della sfiga)… e non esente da una certa idea telefilmistica, tipica di quelle saghe che ci godono a far finire tutto in vacca! E che ci godono a farti stare sulla graticola un po’ troppo: 2h 45′ di durata sono davvero un po’ parecchio troppine!

Contributi individuali che ho notato:

a parte la ottima scelta della pellicola non ho visto nella fotografia di Linus Sandgren alcuna vera chicca che superi un ottimo ma pur sempre rivisto standard di qualità medio-alta…

molto bello il montaggio di Elliot Graham e Tom Cross…

Hans Zimmer ritrova l’ironia e la capacità di accompagnare l’azione, e non rinuncia a trasformare il James Bond Theme nei suoi classici battere fortissimi elettronicizzati… è uno dei suoi migliori lavori degli ultimi anni, “ma non ci vivrei”…

la mia adoratissima Ana de Armas se la cava benissimo con un personaggio quasi comico, che lei amministra a perfezione!

Ultima considerazione:
perché mi è piaciuto questo e non mi è piaciuto Tenet?

in effetti Tenet ha più consapevolezza metacinematografica e ha anche lui un Orco-Doppelgänger sinonimo di inconscio…

ma Nolan non fa sacrificare nessuno, e anzi, glorifica Washington come fosse un dio in terra…

e poi Nolan si vergogna di stare facendo una fiaba e la butta in vacca senza effettive esattezze fiabesche e, anzi, con tante idiozie borghesucce conservatorissime sull’esercito “giusto” e altre minchiate, tra cui quella, bella grande, dell’entropia invertita, che finisce quasi per essere un MacGuffin molto più losco di quello bello palese e felice della backstory di Malek…

8 risposte a "007 No Time To Die [fiaba e spoiler]"

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  1. Non ho ancora visto il film (sigh) ma non ho potuto resistere e ti ho letto lo stesso. Mi è piaciuto molto il tuo articolo e concordo sul fatto che Bond sia alla fin fine un personaggio da fiaba, un archetipo, il che spiega il suo successo. Tornerò dopo aver visto il film ;)

  2. Ora che finalmente ho visto il film, come promesso ritorno. Come già ti dicevo, condivido l’idea che il personaggio di James Bond sia un eroe mitologico, un archetipo, un principe azzurro… Insomma, non ha bisogno di essere realistico per piacere, anche se, con il ciclo di Craig, si è cercato di umanizzarlo: a molti è piaciuto, io preferisco il mio 007 Connery/Moore (ma già tra questi ci sono differenze in realtà) sciupafemmine, ironico e che resta dritto dopo 4 Vodka-Martini. No Time to Die mi è piaciuto abbastanza, non ho sentito la lunghezza, purtroppo l’ho visto in sala in italiano e ho scoperto che non sopporto più bene come una volta il doppiaggio, alla fine, nonostamnte il finale come dici tu un po’ troppo melodrammatico, ho pianto tutte le mie lacrime.

    P.S. Buffo che anche tu abbia parlato di “selva oscura”… ;)

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