Al cinema “d’estate”: Sibyl

A Firenze i cinema sono ancora alla canna del gas… c’è poco da fare…
Nel weekend si vede più gente, ma tra settimana (che per molte sale d’essai o di seconda visione o specializzate in eventi e festivalini era un tempo molto redditizio), è ancora calma piatta…
E quest’estate, dopo la chiusura forzata, ci sono stati i miracoli dello sport italiano, tra campionati europei (di calcio, pallavolo e chi più ne ha) e le Olimpiadi (e Paralimpiadi): tutta roba che, la sera, “indirizzava” a tutto tranne che al cinema…

Tra l’altro, Firenze non è ancora riempita del tutto: nonostante le già molte attività riprese, molti fiorentini sono ancora al mare tra Follonica e Cecina, ed è ancora caldo (la mattina no: c’è 12° C che sembra novembre!)…

Sono andato a vedere questo film a un cinemino del centro, talmente “vintage” da essere al secondo piano di uno stabile che pare ospitare perfino un condominio!
Ed è un film che il cinemino propone molto in ritardo…

La deuteragonista, la mia adorata Adèle Exarchopoulos, postava stories su Instagram riguardo al film che sarà stato il 2018, e l’uscita ufficiale francese si data al maggio del 2019… il cinemino lo riacchiappa, forse, giusto per avere qualcosa di “pronto” prima dell’arrivo dei nuovi titoli settembrini post-Venezia…
Per fortuna, onde conservare l’autorevolezza di una saletta d’essai, lo proietta anche in lingua originale!

E io, eccomi: armato di GreenPass (immaginatevi le risate in realtà piccoline che non possono certamente assumere qualcuno per vidimare il certificato verde: nel cinemino la stessa persona guardava il Greenpass all’ingresso, poi correva al gabbiotto, non proprio vicino, della biglietteria per farti il biglietto: almeno così ha fatto con me 20 minuti prima della proiezione, ma spero che abbia ottimizzato le cose via via che altra gente sopraggiungeva: nella sua voglia di “vintage”, il cinemino ancora non permette una prenotazione online del biglietto) vado alla mia spettacolare proiezione in lingua delle 19.30, e con me ci sono quasi 10 persone! Un successo [sarcastico ma non troppo]!

La cosa non deve far piangere con lagnanze tipo «povero cinemino», poiché anche nel gigantesco multisala a Novoli dove ho visto Suicide Squad eravamo solo io e le maschere che mi hanno fatto entrare!
La fonte di guadagno maggiore di questi multisala periferici (di cui anche Firenze si popolò una 20ina di anni fa), si sa, non era il cinema ma erano i ristoranti e i bar: era là, ai popcorn e alle pizze a taglio, che si assembrava la gente ed era il magna e beve che accompagnava al film e non il contrario (il film era qualcosa di ancillare e di accessorio a una “serata al multisala” che aveva i punti forti nell’aggregazione sociale tra amici più che la visione del film: un film che era solo pretesto per vedersi e stare insieme al bar del multisala: multisala facente funzione quasi dello shopping mall o addirittura della Casa del Popolo!): e quelle fonti di guadagno oggi sono chiuse…
I multisala periferici, già 20 anni fa, erano carcasse spettrali quasi di statuto finché non aprivano (e aprivano tardi: in giorni infrasettimanali potevano aprire anche non prima delle 16.30), e costituivano un paesaggio quasi post-urbano che manco nei romanzi di William Gibson ci si immagina così smorto e mortifero (poiché, quando non aperti, erano enormi edifici anonimi sprangati e deserti: il paesaggio che costruivano era più simile a quello di zone industriali con capannoni [data anche la posizione spesso ultra-periferica] che quello di un luogo di aggregazione), e figuratevi, quindi, come sono in questa estate che magari sono anche aperti ma dentro non c’è un cacchio di nessuno!

Non lo so se le assurde polemiche novax o noGreenpass abbiano contribuito alla vuotezza di quest’estate…
boh…
Europei e Olimpiadi forse hanno fatto di più…
…ma certamente il pubblico di certi posti è fatto da giovani che magari non hanno pensato a vaccinarsi il prima possibile (il boom dei vaccinati “giovani” l’ho visto dopo l’obbligo di Greenpass per le scuole superiori)…
ma è anche vero che, nella ristrettissima cerchia delle gente che conosco io (poca), gli under-20 con cui ho a che fare sono gente che non vedeva l’ora di avere qualsiasi cosa permettesse loro di uscire, divertirsi e rivedere musica dal vivo, e quindi è gente che è corsa a vaccinarsi non appena ha potuto (e in Toscana, data, si dice, l’influenza di varia massoneria insistente per vaccinare prima i giudici e gli avvocati, hanno potuto vaccinarsi anche abbastanza tardi): perciò immagino che quegli under-20, pubblico anche dei multisala periferici, non sia andato ai multisala pur potendo

Data la programmazione proposta da tutte le sale che sono riuscite a stare aperte, cioè filmettini comicaroli, vecchi classici riproposti e alcuni blockbuster (Suicide Squad, Black Widow, e, adesso quello Marvel con gli anelli), magari le sale sono rimaste vuote perché c’è stato il solito forfait dei distributori che manco hanno provato a contrapporsi ai competitor degli Europei e delle Olimpiadi…
tra l’altro ho notato anche una certa morìa di arene all’aperto: Firenze qui è un caso speciale poiché la più grande arena estiva quest’anno era destinata a centro vaccinale!
ma anche nelle arene aperte (alcune anche in centro storico, tra Brunelleschi e Arnoldo di Cambio), il proposto arrivava da magazzino invece che dalle novità dei distributori…
novità che sono passate quasi totalmente per lo streaming invece che in sala (Black Widow è uscito nelle sale per un attimo solo per cortesia della Marvel-Disney: Scarlett Johansson ha perfino fatto causa alla Disney per la mancata distribuzione a tappeto in sala, secondo lei motivo di quello che, per lei, è stato uno scarso guadagno in termini di percentuale sugli incassi; adesso la Cinderella con Camila Cabello della Sony è solo su Amazon Prime: solo pochi mesi fa un’operazione simile sarebbe andata in sala per lo meno per qualche giorno [invece no: poi l’ho visto e la Sony non avrebbe mai potuto distribuirlo in sala!])

Ma io sono forse laureato in statistica e in sociologia?
Ovviamente no!
Per cui che cacchio parlo!?

Dico solo che a vedere Sibyl al cinemino a inizio settembre s’era in 10…

però c’è una speranza:
ho prenotato il Dune di Villeneuve (già pompato di hype per la cattiva stampa subita a Venezia) proprio in un multisala periferico, nella sala IMAX… e quella sala era già quasi zeppa di prenotazioni!

Per cui, forse, il cinema ripartirà… ma ripartirà quando giungeranno in sala i film di Venezia (che finisce l’11 settembre)!

Staremo a vedere!

Sibyl segue un andamento narrativo che è molto bello da studiare

I narratori dell’Occidente (da Omero, Eschilo, Sofocle ed Euripide in poi) hanno scartabellato e testato molte modalità di intrecciare una fabula, si sa…

Una delle più usate è quella di far iniziare le cose in medias res per poi spiegare piano piano come a quel medias res ci siamo arrivati…
Un modo che si esemplifica anche con si inizia dalla fine e poi si ripropone in flashback quanto è successo finché il flashback non si ricongiunge con l’inizio e da lì parte una coda come effettivo finale risolutorio…

Sono cose vecchie, cose che teorizzò lucidamente (uno dei pochi momenti lucidi che ha avuto nella vita) Torquato Tasso, parlando di sfocature inziali che via via si mettevano a fuoco…

Queste modalità si riscontrano anche nello showing
Kubrick, per esempio, lo abbiamo visto molte volte, usa spesso zoom all’indietro…
parte dal particolare (in medias res) e poi va indietro (come un flashback) a scoprire cosa c’è intorno al particolare…
Carpenter, anche lui lo abbiamo visto, opta proprio per la sfocatura tassiana, che, con cambio di fuoco repentino, trasforma il campo visivo in qualcosa di molto più chiaro: un cambio di fuoco che dimostra le molte possibilità nascoste dalla “prima visione”…

Justine Triet, regista di Sibyl, cerca di fare qualcosa che è il rovesciamento della sfocatura di Tasso e dello zoom indietro di Kubrick…
Triet opta per zoom che vanno IN AVANTI…
e anche la sua trama, da una situazione ampia, di cui si sa tutto, si rimpicciolisce in particolarini, sempre più piccolini, che alla fine arrivano a “richiudere” quanto sembrava chiaro e lampante in una ristrettissima mente di protagonista: tutti i personaggi, tutte le loro storie, incluse nella trama e nell’inizio degli zoom, si “compattano”, quasi si escludono via via che la trama procede, e che gli zoom vanno avanti: tanta roba scartata che finisce a inquadrare (in visione e in trama) una persona sola: la protagonista…

La protagonista è Virginie Efira, che è una psicologa di cui si sa che era alcolizzata e che ha scritto un libro…
all’inizio, ampio, queste cose sembrano distinte, divise nel tempo (un passato da alcolizzata sublimato in un romanzo che ha portato a una nuova vita da psicologa), poi, via via, i tanti zoom che si avvicinano a lei (spesso lentissimi e che si avvicinano proprio al primissimo piano), sia in showing sia in trama, ci dicono che quelle “dimensioni” (alcolismo, psicologia e scrittura) sono invece compattate, quasi coesistenti in un unico punto, nella mente della psicologa alcolica scrittrice, tutte insieme: e tutto il resto, anche passato, presente e nuova vita, viene escluso, scartato: si rimane solo con una mente malaticcia che non si sa quanto sappia davvero avere a che fare con qualsiasi altra cosa che non sia se stessa…

Sulla carta e in showing tutto questo è molto affascinante…
Gli zoom lenti in avanti recintano una giravolta di flashback e di sogni e speranze immaginate che ci acchiappano nel loro vortice, e non tacciono né sesso né inadeguatezze della dipendenza, né delusioni morali, né fascinazioni tra medico e paziente, né esorbitanti implicazioni meta-narrative con l’innuendo che tutti i ricordi e le impressioni potrebbero essere i romanzi che la psico-alcolico-scrittrice sta scrivendo!

Nella pratica e nell’effettiva visione, invece, il giochino stanca, ben presto…
…poiché la progressiva esclusione dell’andamento narrativo di avvicinamento è esagerata, e sacrifica gli aspetti magari più interessanti: il suggerimento di pura immaginazione dei romanzi è tirato abbastanza via; la fascinazione medico/paziente si frange abbastanza male in mille rivoli vacui ed evanescenti (una frantumazione che butta via molto dell’ottimo lavoro svolto da Exarchopoulos: efficace femme fatale a metà tra l’ingannevole e l’innocentino, che però si rivela un espediente che, da fondamentale coma appariva all’inizio, diviene, nel progressivo sacrificio delle istanze nello zoom tramesco, del tutto accessorio); e si finisce a contemplare solo e soltanto le astrusità di una dipendente dall’alcool che appaiono, purtroppo, molto banali e riviste…

Molta parte di Sibyl, inoltre, vorrebbe essere un discorso meta-cinematografico, con tanto di lavorazione di un film a Stromboli (là si ritrovano la psico-scrittrice alcolizzata e la sua paziente): una grossissima fetta di tempo, che dovrebbe essere il tempo centrale e catartico della psico-scripto-alcolizzata (dove lei dovrebbe crollare), e che, invece, appare arrivare in Sibyl da un’altra parte “esterna”, arriva quasi “dal nulla”!: sì, il climax e il pivotal moment del crollo catartico della protagonista c’è, ma non si capisce perché ambientarlo in un film nel film a Stromboli: un film nel film che sembra tanto una perdita di trebisonda…

In due parole:
è un film che comincia volendone dire tante…
e tante prova anche a dirle effettivamente…

…ma poi ci rinuncia…

e ti lascia a rimuginare sulla banalotta riflessione sulla mente distrutta di un’alcolista (riflessione che sarebbe potuta essere condotta molto meglio in altri modi, se proprio quello era lo scopo), se non addirittura sul nulla o sulla mera combinatoria di immagini (che sono di una fattura pregevolissima: montaggio, fotografia e organizzazione dei lenti zoom in avanti destano effettiva meraviglia)…

…un po’ come Lost di Abrams!

lì lì ti diverti: ma poi senti che perdi tempo…

Exarchopoulos è sempre spettacolare e simpaticissima (non fa vedere le tette al completo, come fa spesso: si vede solo la punta di un capezzolo), ma è Virginie Efira che cerca in tutti i modi di fare la parte da Oscar: ha per le mani un personaggio che in una inquadratura è la razionale, in un’altra è la disperata sdrucita ubriacona, in un’altra è l’infoiata deturpata dagli ormoni e dagli orgasmi: un gamma bella ampia da padroneggiare, forse un po’ parossistica…
Efira ci arriva un po’ col fiato corto e propende per una generalizzata catatonia, che immette un po’ dappertutto…

Molto carino il mix musicale, fatto di canzoncine a caso e di divertenti rifacimenti pianistici di pezzi famosi in salsa strange (e.g. il Lacrimosa di Mozart, l’Impromptu op. 90 n. 4 D 899/4 di Schubert)

19 risposte a "Al cinema “d’estate”: Sibyl"

Add yours

  1. per le mie esperienze il cinema andava bene: il piccolo cinema intelettuale vicino a casa mia aveva sempre almeno mezza sala e quello all’aperto un buon terzo dei posti più qualche macchina (stile drive-in); però erano film per famiglie o non giovani, quelli per i giovani che sono andato a vedere (old, monster hunter e free guy) in proporzione c’era molta men gente
    invece di sto sybil non sapevo manco della sua uscita, vedi tu
    e se tornerò al cinema ci andrò non per dune ma per halloween

  2. Il film non lo conosco, ma tutto il preambolo sui cinema e la sociologia mi è piaciuto un sacco! Poi mi hai pure citato Carpenter, come si fa a non apprezzarti? :–)

    (che oggi mi sono un po’ arrabbiato ad una mostra su Dracula che nell’excursus cinematografico ad un certo punto ha buttato dentro Jarmusch, Twilight, Near Dark… Ma non Carpenter!)

  3. Caspita perché quando le premesse sono più che buone poi ci si perde clamorosamente?
    Lo chiedo anche per un’amica :)
    Già leggendo della struttura in media res, flashback e via via ricongiungimento e gioco a richiudere con gli zoom ero molto illusa, poi il triangolo alcolismo psicologia e scrittura è qualcosa che senz’altro intriga molto … (uno dei tre temi per me dolorosissimo) e dunque mi stavo quasi facendo un film nel film … e invece … Lost e catatonia … ma no!
    Peccato davvero.

      1. Sono fiorentino nell’anima, quindi i cinema di Firenze li conosco tutti a menadito. Lo Spazio Uno è rimasto uno degli ultimi ad avere un aspetto vintage, ma tra le sale di quel tipo preferisco il cinema Castello, in via Reginaldo Giuliani: c’è un’atmosfera più accogliente, familiare e informale. Comunque allo Spazio Uno sarò sempre grato per avermi permesso di vedere Two Lovers, uno dei miei film preferiti in assoluto. Grazie per la risposta! :)

      2. Per ragioni affettive io ero tanto affezionato al Colonna e all’Astra2. Il Colonna è chiuso, ma lo spazio c’è ancora (vederlo riaprire è però speranza vana), mentre l’Astra2 si sta trasformando (i lavori sono in corso da tanto) in una banca: per me un colpo al cuore…

      3. Il Colonna era esteticamente stupendo, ma si è suicidato facendo una programmazione troppo d’autore. Se tra un film snob e l’altro avesse proiettato qualche cinecomic della Marvel, adesso sarebbe ancora apertissimo nonostante il coronavirus.
        Riguardo all’Astra2, piazza Beccaria è centralissima e piena di parcheggi, ma per motivi misteriosi tutte le attività che aprono lì falliscono miseramente. Vale per quel cinema e anche per tutti i ristoranti che ciclicamente aprono in quella piazza. Evidentemente è un luogo maledetto, un po’ come la Derry di Stephen King! :)

      4. Cercare cause “interne” alla chiusura di quelle sale (gli anni neri del Colonna sono ben precedenti all’universo Marvel) fa dimenticare le cause esterne: il comune di Firenze volle togliere i cinema piccoli di piccole realtà per regalare tutti gli schermi ad agglomerati commerciali a Ponte a Greve e Novoli costruirti con contratti fatti apposta per far girare i soldi di qualcuno rispetto a quelli di qualcun altro… non fu un suicidio fu un omicidio.
        Anche perché si fa presto a dire “per salvarsi bastava noleggiare roba più appetibile”: i contratti di noleggio sono spesso esclusivi: se Marvel ha noleggiato all’UCI per tot settimane non te lo dà anche a te, a meno che tu non paghi di più o tu attenda mesi e mesi. Per salvarsi avrebbe dovuto consociarsi (andare con Flora, Fiorella, Fiamma e Fulgor), ma voleva dire ugualmente la morte per il privato che lo gestiva…
        La banca fu imposta all’Astra2 dal nuovo proprietario dello spazio (così come la Melbook all’Excelsior, il condominio al Vittoria, l’HardRock al bellissimo e storico Gambrinus, e potrei andare molto indietro nel tempo)…
        E il comune zitto, lì a non fare niente per proteggere luoghi storici…
        L’idea che mettere blockbuster salvi dalla chiusura è fallace: il Supercinema faceva solo blockbuster, con l’in più di essere l’unica sala con sistema suono THX approvata direttamente da Lucasfilm, ma ha chiuso lo stesso…
        Non ci furono suicidi. Ci fu la volontà di togliere il cinema da un posto (il centro) e metterlo in altri (i centri commerciali periferici macina soldi immobiliari) per lasciare il centro una Disneyland…

      5. Il bello è che l’UCI di Firenze non è decollato nonostante tutte queste manovre machiavelliche: ogni volta che ci sono stato l’ho sempre trovato semivuoto, probabilmente a causa della sua vicinanza con un campo rom. L’unico film che io abbia visto in una sala totalmente vuota a parte me l’ho visto proprio all’UCI di Firenze, e non credo che sia un caso. Il film in questione era My father Jack: guardalo, fa spanciare dalle risate.
        Riguardo al Gambrinus, chiuse per un altro motivo: il bar di quel cinema era il luogo di ritrovo di tutti i giovani fiorentini, quindi i soldi il Gambrinus li faceva soprattutto con quello. Poi aprì il Colle Bereto, i giovani fiorentini si spostarono tutti lì e il Gambrinus morì.
        Comunque sul Colonna resto della mia idea: anche se non poteva permettersi i film Marvel (e ne dubito, dato che se li possomo permettere anche i cinemini di provincia), con una programmazione meno snob si sarebbe salvato.

      6. I cinemini di provincia concordano con Marvel, fanno parte del pacchetto: non è un discorso di costo, ma di esclusiva, se per 3 settimane, in un posto, hai l’esclusiva con Space per tot schermi e con UCI per altri tot, e con quei due Marvel ritiene di aver mappato il territorio cittadino (che non è provincia), a te non te lo dà a meno che tu non paghi di più… e ripeto che non vale: il Fiamma ha la Marvel (sineddoche per i blockbuster, perché, ripeto, il Marvel Universe è successivo al tempo di chiusura delle sale che stiamo dicendo) e sta male; il Fulgor aveva la Marvel e ha chiuso; Excelsior aveva i blockbuster e ha chiuso…
        L’UCI, quand’era Warner Village, era pieno tutte le sere, e il colpo di grazia l’ha dato lo Space a Novoli…
        Il dare la colpa alla libera concorrenza non è la soluzione: siccome apre un pub che ti porta via i clienti di un cinema, allora il cinema chiude? Se è così doveva chiudere anche l’Odeon che è proprio davanti a Colle Bereto (pub, tra l’altro, aperto da spacciatori di droga). La proprietà dello stabile del Gambrinus ha venduto ad HardRock Café (come Ricordi Media Store vendette a Nescafé) e il comune che poteva dichiarare il teatro “storico” (come è l’Odeon) non lo ha fatto perché secondo il comune HardRock portava più soldi in termini di turismo…
        Non c’entra la concorrenza, c’entra come intendere la città: e Dominici la intese come un ristorante, non come un cinema (non è valso solo per i cinema, anche per le librerie: quante sono diventate pizzerie a taglio o gelaterie scarse?)

      7. Non sapevo che il Fulgor avesse chiuso: peccato, perché prima dell’apertura del The Space e dell’UCI il Fulgor e il Variety erano le uniche multisale di Firenze, e quindi se ne è andato un pezzo della mia giovinezza.
        Sapevo che Colle Bereto aveva avuto guai grossi con la droga: alla luce di questo, sono lieto di non averci mai messo piede.
        Riguardo alle gelaterie, hai mai provato “I gelati del Bondi” in via Nazionale? Per me è il migliore della città! :)

      8. Il Fulgor non è ancora stato destinato, mentre il Variety, adesso, è una Coop (è successo dall’oggi al domani: un giorno ci sono andato a vedere Shrek 3 e tipo la settimana dopo lo buttarono giù per farci il supermercato)…

        Oggi, in quanto a gelato, vanno per la maggiore:
        1) I Neri di Via dei Neri (strepitosa)
        2) Il Procopio in Piazza dei Ciompi
        3) La Carraia
        4) Santa Trinita
        5) Badiani in viale dei Mille
        e poi le catene: Grom al Duomo e Rivareno in Borgo Albizi

        tra i miei preferiti invece ci sono:
        3) Strega Nocciola in Via de’ Bardi
        2) il Conti al crocicchio dello Stadio di Viale dei Mille, via Manfredo Fanti e via Valcareggi (già via Paoli)
        1) il supersonico Sbrino tra Via dei Serragli e Piazza del Carmine!

      9. Conosco solo La Carraia, Badiani e Grom. La prima mi piace (fa un’ottima mousse al cioccolato), la seconda no perché sono freddissimi nel modo di fare, la terza no perché odio il gelato nei pozzetti: se tu gelataio lo metti lì in pratica mi stai chiedendo di comprare a scatola chiusa, io invece voglio vedere quel che sto comprando. E poi anche come gusto Grom mi pare molto sopravvalutato.
        Riguardo alla Strega Nocciola, ci sono passato davanti per puro caso questa settimana, e ho visto che aveva una fila mostruosa: evidentemente sono in tanti a portare nel cuore questa gelateria.
        Io invece dovessi fare un podio dei migliori gelatai citerei:
        3) Carabé (la sua granita allo spirito siciliano è roba da patrimonio dell’UNESCO)
        2) Il Festival del Gelato
        1) I gelati del Bondi

      10. Buonissimo Carabè! Fantasticissimo!
        Gli espertoni, invece, amano il gelato nei pozzetti perché mantengono la temperatura!

      11. Il gelato lo devi vedere, perché solo in questo modo puoi accertarti se è cremoso o se invece è duro come il marmo. Mi fa molto piacere che siamo d’accordo sia su questo che sull’altissima qualità di Carabè. Grazie mille per la chiacchierata (piacevolissima come sempre), e buon appetito! :)

      12. Tutti quelli nei pozzetti te li fanno anche assaggiare un pochino prima di scegliere se vuoi: a me piacciono molto i gelati nei pozzetti: alla lunga ho scoperto che il gusto è davvero supertop (ed è qualcosa che esula dalla troppa tensione scopica che ci opprime: il “vedere” il cibo a me convince sempre poco: difatti rifuggo dai programmi di cucina che ci sono in TV, che, oggi, equivale rifuggire dalla TV!)

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