Graham Vick, in memoriam

E dopo Dick Donner eccomi qui a piangere la scomparsa di Graham Vick…

È stata la mia ispirazione massima, quasi più di Luca Ronconi…

L’ho scoperto per caso, nel 1996, in una Lucia di Lammermoor fantasmagorica a Firenze, dirigeva ovviamente Mehta (di quell’allestimento esistono almeno un paio di riprese video: del tour del Maggio in Giappone nel ’96 con Mehta, e di un revival a Genova del 2003 condotto da Patrick Fournillier e regia video di Andrea Dorigo), e nel 1997, nel suo Macbeth alla Scala con Muti (anche di questo c’è la superba ripresa video per la RAI fatta da Carlo Battistoni), vidi quello che era il più bell’allestimento d’opera da me visto (seppur in video) fino ad allora…

Dal vivo ho poi visto, sempre a Firenze, un suo Rigoletto diretto da Fabio Luisi nel 2003 (anche di questo esiste una ripresa video, di Pietro d’Agostino, da Barcellona nel 2004, a condurre c’è Jesús López Cóbos), una Anna Bolena nel 2012 con Roberto Abbado, e un Macbeth 1847 alla Pergola con James Conlon nel 2013…

Ho anche visto dal vivo il suo Flauto Magico a Macerata

In video, ho inseguito tutti gli allestimenti che ho potuto,

ho trovato quelli da lui fatti…

  • per Glyndebourne (tanti con Andrew Davis: Evgenij Onegin del ’94, video di Humphrey Burton; Pikovaja Dama del 1992, video di Peter Maniura; Pelléas et Mélisande del ’99, video Burton; la Lulu del ’96, video Burton),
  • per il Covent Garden (un ottimo Falstaff con Bernard Haitink nel 2000, video di Humphrey Burton),
  • per l’Opéra de Paris (Roi Arthus del 2015 con Philippe Jordan, video di François-René Martin),
  • per il Mariinskij con Gergiev (Vojna i mir del 1991 ripreso molte volte, la prima da Burton, poi da Don Kent per un revival del 2014),
  • per la Scala (per esempio Otello del 2001 con Muti, video di Battistoni),
  • per Bregenz (l’Aida con Carlo Rizzi, video di Felix Breisach, 2009),
  • per il Rossini Opera Festival a Pesaro (il famoso Mosè visto come scontro tra integralismi del 2011 con Roberto Abbado, video Tiziano Mancini; il Tell libertario con Michele Mariotti del 2013, video ancora di Mancini),
  • per Palermo (il Parsifal con Wellber del 2020, video di Mancini),
  • per Roma (a dire la verità ho solo sfiorato le sue Nozze di Figaro con Stefano Montanari del 2018 nella trasmissione RAI di Barbara Napolitano: aveva il gigantesco elefante quasi come scena fissa),
  • per Bologna (la strepitosa Bohème con Michele Mariotti del 2018, video della RAI di Arnalda Canali)….

Erano sempre il top per me, finivano per essere termini di paragone, modelli speciali, immaginario inamovibile…

La sua scena fatta di blocchi volumetrici semoventi (molto spesso fatti da pochi elementi, o addirittura di un elemento soltanto, come il cubo del Macbeth scaligero e l’elefante delle Nozze romane), la sua capacità di trovare intenzioni stanislavskiane per ogni singola nota e per ogni singolo personaggio, anche per ogni singolo membro del coro, e la sua speciale idea di attualizzazione, sempre motivata e sempre costruita sulla musica, me lo rendevano, nei miei gusti, il più grande regista d’opera da me mai conosciuto, dal quale imparare ammirando il suo lavoro…

Ero meno d’accordo con lui con il proporre opere tradotte (il Flauto Magico a Macerata lo fece in italiano, e faceva Verdi, Puccini e Mozart in inglese nella da lui diretta English National Opera) e con l’essere in totale disaccordo con le trasmissioni di opera con i sottotitoli (si lamentava spesso con la RAI di metterli senza il suo consenso), ma vabbè, anche in quel caso i suoi argomenti ce li aveva (sentire l’opera nella lingua originale non parlata dal pubblico era per lui un allontanare l’arte dalla gente: mica un concetto campato per aria: lui insisteva con i cantanti proprio perché scandissero alla perfezione le parole durante il canto)…

Se ne va proprio adesso che veniva in Italia più spesso, adesso che aveva iniziato a insegnare davvero, adesso che si sarebbe potuto godere lo status di Onorato maestro… ricordiamoci le tappe di qualsiasi carriera artistica individuate da Arbasino: all’inizio sei una promessa, quindi il “solito rompiballe”, e infine sei l’onorato maestro: Vick è stato molto “il solito rompiballe” negli anni delle attualizzazioni a Pesaro e Bologna, quando anche Muti lo criticava e adesso cominciava, alla soglia dei 70 anni, a godersi l’appellativo di maestro dopo il titolo di Sir concessogli nel 2009…

Un vero peccato…

Altre lacrime da versare…

Benché, certamente, almeno per me, grazie al suo lavoro è già immortale…

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