Geronimooooo: Dick Donner!

Se ne parlava con GramonHill e con Madame Verdurin non mi ricordo dove… e con Sam Simon è in ballo da tanto il post collettivo su Lethal Weapon, di cui s’era detto di aspettare i 35 anni…

E proprio oggi che è morta Raffaella Carrà, è MORTO ANCHE RICHARD DONNER!

È successo esattamente come a Sergéj Prokóf’ev: morto lo stesso giorno di Stalin nella Russia sovietica!
La sua tumulazione al Cimitero Novodevičij di Mosca passò, ovviamente, del tutto inosservata, i giornali non ne dettero notizia: Prokóf’ev abitava in Kamergérskij Pereúlok, vicinissimo alla Dom Sojúzov, dove era la camera ardente pubblica di Stalin, allestita il giorno dopo le loro morti: tutto il traffico, anche pedonale di Mosca, era bloccato, e, nel traffico, anche le pompe funebri! Per i 3 giorni della camera ardente staliniana, il cadavere di Prokóf’ev dovette “attendere” e poi perfino procedere per vie secondarie fino al non vicino cimitero, proprio quando Stalin, dalla Dom Sojúzov, veniva traslato nel Mausoleo di Lénin in Piazza Rossa… il funerale di stato fece sì che andarono a salutare Prokóf’ev solo 30 persone…

In Italia, la morte di Raffaella Carrà, proprio nei giorni in cui Renzi tradisce biecamente il DDL Zan, fatto per la libertà degli omosessuali, giustamente, nella schiacciante tragicità dei fatti gemelli, travalicherà senz’altro il clamore per la scomparsa di Donner, il cui ultimo film risale a 15 anni fa…

Ben tre morti c’è da piangere: DDL Zan, Carrà e Donner…

Ma Donner mi tocca al massimo perché, come dicevo ai blogger amici su detti, io me l’aspettavo da tanto, e avevo anche pensato, cinicamente, di cominciare una sorta di “coccodrillo”, cioè cominciare un post di commemorazione dettagliato, con disaminati tutti i suoi film… ma è stato un post che non sono riuscito a scrivere, sperando, quasi, visti anche i venti di fantasticheria per una Lethal Weapon 5 che si diceva imminente, con un Donner che girava a 92 anni come faceva De Oliveira, di tornare a farlo tra tanto, magari tra 10 anni!

E invece eccoci qui…

Donner muore come il DDL Zan e come Raffaella Carrà…
muore come la Libertà che lui ha cercato di inseguire a mille, e che trovava ridendo, anche in contesti del tutto reazionari e Hard Bodies: anche là dove era Repubblicano, strafascio e giustizialista (come sembra essere il primo Lethal Weapon e come sembra essere il suo Superman che lotta, in inglese, per l’«American Way» [Pino Colizzi e Renato Izzo tradurranno che Superman lotta per la «Democrazia»]), alla fine, con il divertimento e la presa in giro, ce la faceva a stemperare tutto, e a buttarla nella caciara più liberatoria, più bella e felice…

  • nel secondo Lethal Weapon (’89) lotta a più non posso contro l’Apartheid sudafricana (manifesti anti-Apartheid ci sono anche in Scrooged, girato subito prima), con un antinazismo manifesto e felice ancora da adorare (vedi accenni in Moloch),
  • in 16 Blocks (2006) parla apertamente degli abusi della polizia (15 anni fa: cioè 15 anni prima di Black Lives Matter),
  • in LadyHawke (’85) parla di liberazione amorosa come di liberazione dal giogo del tiranno,
  • nei Goonies (’85), con Spielberg, parla di liberazione interiore e creativa, e finisce proprio con la liberazione della fantasia, o dell’età delle avventure, della fanciullezza, simboleggiata nella nave pirata che, senza gioghi e senza catene, naviga felice sul mare del cinema, quanto e quasi più degli alieni di Close Encounters e con meno nostalgia triste rispetto a Starman,
  • nel quarto Lethal Weapon dice apertamente di liberare gli schiavi…

A dire la verità non si sanno le sue inclinazioni riguardo ai gay, che nei suoi film sembrano non esistere: e sono molte le battute anti-gay nei 4 Lethal Weapon, ma nello stesso Lethal Weapon i protagonisti scherzano spesso sul loro rapporto virile… e, conoscendolo, chissà cosa avrebbe tirato fuori in vecchiaia con un Lethal Weapon 5… [dovrò controllare ma non sembra ci siano stati particolari screzi con Joel Schumacher, gay dichiaratissimo, durante la lavorazione di Lost Boys]

Anche perché nella vita, e soprattutto nella professione, nonostante il suo lavorare del tutto integrato nelle maglie di Hollywood, è stato a suo modo un ingente combattente per la libertà creativa del regista, una libertà che, ripeto, pur nelle restrizioni economico-industriali che accettava in toto, strappava con le unghie e con i denti, come i suoi grandi predecessori, come John Ford o Frank Capra o Michael Curtiz o, dopo, John Guillermin o Ronald Neame…

Gli aneddoti sulla lavorazione dei suoi film, tanti aneddoti su tanti film, un giorno li elencherò e racconterò, ma forse è bene da subito dire che sono tre i libri top che si possono leggere su di lui:

  • You’re the Director… You Figure It Out. The Life and Films of Richard Donner di James Christie (Duncan, OK, Bear Manor Media, 2010);
  • My Life as a Mankiewicz: An Insider’s Journey Through Hollywood di Robert Crane su testimonianze di Tom Mankiewicz, uno dei collaboratori della vita di Donner, lo sceneggiatore di Superman e di LadyHawke e lo script doctor dei Goonies (Lexington, KY, University Press of Kentucky, 2012);
  • la sua voce nel Dizionario dei registi del cinema mondiale a cura di Gian Piero Brunetta (volume 1: Torino, Einaudi, 2005)

Il suo sarcasmo sulla TV (soprattutto in Scrooged) viene dalla sua lunga carriera in TV, come regista di grandi telefilm di successo: Twilight Zone, Gilligan’s Island, The Six Million Dollar Man, Perry Mason, Wanted: Dead or Alive, The Man from U.N.C.L.E., The Streets of San Francisco, Kojak e la Banana Split Adventures Hour (è lì che c’è il Frisbee di Bill Murray in Scrooged, vedere per credere)…

Prima di regista è stato attore lui stesso, e ha fatto qualche comparsata con Martin Ritt, che lo trovò pessimo: fu Ritt a dirgli, almeno si vocifera, «non sei adatto a ricevere istruzioni, ma forse sei capace a fornirle: diventa regista!»…
La sua amicizia con gli attori incontrati in TV lo fece esordire nella Hollywood del 1961, per capirsi quella di Blake Edwards

Il successo vero, però, arrivò solo con The Omen (1976): Donner riuscì, con la sua inventiva filmica e la sua troupe (Gil Taylor, Carmen Dillon alle scenografie, Goldsmith alle musiche e soprattutto Stuart Baird al montaggio), a far sbalzare il progetto dalla routine dei tanti emuli di The Exorcist
…e fu notato dai produttori indipendenti, e a modo loro quasi “truffaldini” e “arruffoni”, Alexander e Ilya Salkind, per fare Superman

Si sa che i Salkind avrebbero voluto Dick Lester, che però li perculava di continuo (dopo le pessime esperienze dei Tre Moschettieri del ’73), cercando di farsi pagare sempre di più… i Salkind credevano di assumere un Donner mansueto, sempre ai loro ordini, parco nello spendere, da usare per un po’ finché non riuscivano a convincere Lester… a questo giochetto s’era già prestato il povero Guy Hamilton…
…ma Donner fu un osso duro…
con Mankiewicz cominciò a lavorare a Superman facendo sul serio…
e il successo arrivò, anche se i Salkind lo licenziarono quasi subito…
Dietro Lester c’è il Bryce Cummings (John Glover) di Scrooged; e i Salkind sono Rhinelander (Robert Mitchum)…

Il film che per tutta la vita ritenne il suo capolavoro, molto personale, sentimentale e amoroso, è Inside Moves, del 1980: un film che però fece flop (non l’ho visto neanche io, e dovrò rimediare), lasciando Donner a ripiegare…

Grazie a Spielberg, ai Goonies e ai suoi contatti con la Warner, Donner ce l’ha fatta a diventare un professionista rispettato, affidabile, a cui pensare per blockbuster redditizi, che si smarcava dai puri shooters su detti (Guillermin, Neame oppure Randal Kleiser) perché aveva una sua produzione, un suo ufficio, una sua squadra…

LadyHawke è il film con l’aneddotica più divertente, che un giorno dovrò enumerare (l’aneddottica è divertente anche perché LadyHawke fu girato in Italia con un Donner che non spiccicava una parola di italiano e si ostinava a dire gracias invece di grazie!), e il film in cui trova la compagna della vita, Lauren Shuler, con cui produrrà tanti successi (gli X-Men di Singer del 2000, lo trattarono loro, per la Fox, contrattando con Marvel! Anche Free Willy lo trattarono loro, nel 1993, e non fece pochi soldi… Lost Boys, invece, lo portò avanti solo lui col suo ufficio e il fido Harvey Bernhard])…

Si dice che vide Rambo II e decise di fare un film per soldi, Lethal Weapon (’87), con uno specialista del genere, Joel Silver…
quello che era partito per soldi diventò la culla della sua famiglia filmica (Mel Gibson, Stephen Goldblatt, Michael Kamen, Stuart Baird) e la serie forse più sua in assoluto: e probabilmente, a parte Superman, sono state le sue cose più redditizie e più industrialmente importanti: Lethal Weapon 2 ha plasmato moltissimo lo stile dei blockbuster odierni, tanto quanto il Batman di Burton (se non basta chiamare in causa l’inizio in media res, allora pensiamo ai titoli iniziali con il titolo del film successivo solo alla major, e con le maestranze elencate nei titoli finali, come una firma da attendere invece che come una troupe da presentare: Batman ha ancora i titoli all’inizio e gli attori prima del titolo, mentre oggi gente come Nolan o gli Avengers attuano quanto stabilito da Lethal Weapon 2 [tenendo ben conto i paradigmi blasonati del passato, da Welles a Kubrick a Coppola a West Side Story ecc. ecc.])

La fine degli anni ’80, e lo scavalcamento dei 60 anni, per lui hanno significato un netto cambio di stile: la sua produzione di mezzo (1992-1995) è quella più problematica, ma non meno foriera di prove felici (vedi Maverick)…
un cambio dovuto anche alla sua attenzione “svicolata” sulla produzione televisiva: è coinvolto in molte serie anthology con Zemeckis e Joel Silver, proprio in quegli anni (i tanti Tales from the Crypt)…

Dal 1997, con Conspiracy Theory, Donner vive una seconda giovinezza creativa: scopre le ambientazioni oscure e notturne (con John Schwartzman e i vecchi Andrzej Bartkowiak e Caleb Deschanel), e scopre un’idea di autorialità (in Conspiracy Theory non ci sono solo le grida sparse di Geronimo viste fino ad allora, oppure gli attori feticcio sempre usati [da Steve Kahan, suo cugino, a Paul Tuerpé], ma anche concezioni tramesche raffinate e riflessive, cioè che fanno riflettere Donner su se stesso, e non solo per gioco [come gioco era l’apparizione del Danny Glover di Lethal Weapon in Maverick], ma una trama costruita sulla “maledizione” della perdita degli affetti)…
Una seconda giovinezza che trova una breve pausa in Timeline, comunque lavorato alla perfezione, proprio nell’oscurità (le scene notturne del fuoco greco non sono affatto male) e nella capacità inventivo-costruttiva scenografica (con Tom Sanders e Dan T. Dorrance), ma che si ripropone grossa in 16 Blocks, tutto da riscoprire dopo 15 anni…

Dovrò tornare il prima possibile a fare un post-sommatorio…

per adesso sono qui che piango

un pianto che non mi lascia il tempo di rileggere: correggerò nei prossimi giorni quelli che credo saranno molti refusi!

21 risposte a "Geronimooooo: Dick Donner!"

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  1. Era prevedibilissimo che Renzi avrebbe cercato di affossare il ddl Zan: sia perché periodicamente soddisfa le sue manie di protagonismo architettando qualcosa che lo faccia tornare sulle prime pagine dei giornali, sia perché ha una formazione profondamente cattolica, e si sa che gli ultrà del cattolicesimo vedono come il fumo negli occhi qualsiasi cosa che sia anche solo vagamente collegata all’omosessualità.
    Riguardo a West Side Story, tra 16 giorni esce al cinema un altro musical che sembra avere la stessa magia di quel film: Sognando a New York – In the Heights. Non vedo l’ora di vederlo! :)

    1. Non ne sapevo niente e vedo che è di Miranda, che devo ancora “inquadrare” (“Oceania” l’ho adorato ma devo ancora vedere “Hamilton”, che dicono sia il suo capolavoro, per ora, confermi?)…
      Su “West Side Story” io aspetto al varco Spielberg, con trepidazione e curiosità…

      1. Io invece non lo aspetto affatto, perché odio i remake, i reboot, i sequel, i prequel e tutti gli altri termini con cui si usa indicare le rimasticature di film già fatti. Sono la morte della creatività, e quindi non li guardo per principio.
        Riguardo a Miranda, onestamente non so chi sia, ma mi è bastato guardare il trailer di Sognando a New York per capire che potrebbe essere un capolavoro. Qualcuno potrebbe dirmi che il trailer non basta per giudicare un film, ma io non sono d’accordo: per me quel minuto e mezzo di girato è quasi sempre più che sufficiente per intuire la qualità di un film. Grazie per la risposta! :)

      2. Io invece odio i trailer, li trovo fuorvianti (e sono creati come una pubblicità: dicono solo quello che basta per vendere) e sono convinto che per roba come i musical, che sostanzialmente sono opere liriche, valga molto di più la logica del “nuovo allestimento” più che del remake: e io sono melomane: se esistesse un solo allestimento di Bohème (come vogliono i borghesucci idioti loggionisti, che sperano sempre di vedere quella rifritta, vecchia di 60 anni, di Zeffirelli), mi sparerei!
        Inoltre, rifiutare le cose “per principio” non mi appartiene affatto: preferisco dire “per disinteresse”…

      3. Avrei dovuto essere più preciso: mi rifiuto di vedere le rimasticature A PAGAMENTO. Perché dare i miei soldi ad un film del genere significherebbe sostenere economicamente un modo di fare cinema che disapprovo nella maniera più totale. Se invece una rimasticatura passa in tv e ho la possibilità di vederla gratuitamente, allora posso anche farci un pensierino. E talvolta rimango piacevolmente sorpreso: ad esempio Quel treno per Yuma (remake del film omonimo del ’57) è un ottimo western, e quindi è riuscito a fare breccia anche su di me che i remake li vedo come il fumo negli occhi. Fermo restando che per me il miglior western di tutti i tempi (che nessun remake potrà mai eguagliare) è questo: https://wwayne.wordpress.com/2020/04/07/un-amore-proibito/

      4. Io le diverse Bohème le guardo proprio a pagamento…
        E capisco essere contro i reboot e i remake a prescindere, capisco benissimo, e anche io li odio, data la saturazione odierna, ma dire di essere contro i remake tout court fa dimenticare che di remake il cinema è pieno, anche in tempi non sospetti: Ben-Hur era una remake, per capirsi…
        E l'”industria culturale” tutta, di tutti i tempi, si è basata sui remake, vedi la poesia romana, in un certo qual modo “remake” di quella greca, o l’Orlando Furioso di Ariosto, “sequel” di Boiardo, a sua volta sequel dei cantari pseudo-carolingi, o la Divina Commedia, rimasticazione da Omero a Virgilio a Dionigi l’Aeropagita, ecc. ecc. ecc.
        Io non rifiuterei, per esempio, Orazio, perché remake di Alceo: valuterei e, nel caso, pagherei per leggerlo, e se pagarlo vuol dire alimentare un’industria malsana, se quell’industria produce Orazio magari malsana non è “a priori”…
        Oggi, in cinema, di remake se ne fanno troppi, ma forse ci sarebbe da distinguere quelli valevoli e quelli meno valevoli invece di “rifiutare”…
        Ma, ovviamente, ognuno fa quello che vuole… [io, per esempio, schifo Netflix]

      5. E’ vero, i remake sono sempre esistiti. Ma un tempo erano una cosa episodica, adesso invece hanno invaso il mercato. E quindi hanno ridotto di molto la possibilità per un cineasta di proporre qualcosa di nuovo, perché i produttori preferiscono investire su un’idea vecchia che ha già funzionato in passato. Ragionamento stupido, sia perché non è detto che quell’idea funzioni anche nel presente, sia perché il pubblico si è ampiamente stufato delle rimasticature di film già fatti. E infatti non si contano più i remake che hanno fatto flop, da Robocop a Ghostbusters passando per Point Break. Presto o tardi i produttori dovranno prenderne atto, e ricominciare a puntare sulle sceneggiature originali.
        Riguardo a Netflix, ha prodotto alcune serie tv di altissima qualità, ma la qualità media dei suoi film è molto più bassa. Onestamente non capisco il perché: le serie tv sono una sorta di film lungo, quindi se ti riescono quelle ti dovrebbero riuscire anche i film.
        Mi è venuta in mente un’altra rimasticatura che ho apprezzato: Anime sporche, una splendida rielaborazione dell’Odissea in chiave moderna. Hai visto il film in questione?

      6. No, dovrò rimediare…
        E sulle serie che sono solo film lunghi, beh, certi snodi narrativi “brevi” richiedono una sapienza scrittoria, chiamiamola “sintetica” (meno basata sul personaggio e più sulla struttura), che oggi non sembra più richiesta, neanche dal pubblico: si fa prima a scrivere 3000 ore di dialoghi e due o tre cliffhangers invece di una “storia” che parli di qualcosa, e infatti, più che serie come film lunghi io oggi vedo molti film come serie corte, o anche “serie di film” (le saghe DC/Warner e Marvel/Disney), in cui nel singolo film rivedo una logica “a episodi” invece di una narrazione continua (e nelle saghe, i singoli film sono episodi)…
        Per queste ragioni, io che odio qualsiasi serialità (fatta salva quella romanzesca dell’Ottocento), odio Netflix più dei remake (ma odio anche i remake eh, solo in modo meno viscerale)…

      7. Per me lo sceneggiatore più bravo del mondo in quanto a sapienza scrittoria (e infatti ha vinto un Oscar) è Bobby Moresco. Ci sa fare anche come regista: ho visto 3 film da lui scritti e diretti (One Eyed King, Affari di sangue e Bent – Polizia criminale), e mi sono piaciuti tutti e 3. L’ultimo in particolare è uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi anni. Grazie mille per la chiacchierata, piacevolissima come sempre! :)

      8. Io sono vecchio: per me la sapienza di un Ben Hecht, di un I.A.L. Diamond, oppure, oggi, Aaron Sorkin o William Goldman (che però è vecchio) sono al top!
        Quelli che invece vanno di più (Lindelof, Goddard e certi imbratta copioni simili) non li sopporto!

  2. Povero Donner, noi lo amiamo per tutti i film bellissimi che ci ha regalato, e meriterebbe che se ne parlasse di più. Lo faremo! (vero? :–)

    1. Io conto di cominciare un super-post di rendicontazione donneriana ad agosto (quando potrò avere il tempo di rivedere alcuni film che mi ricordo meno)

      1. Io non pianifico nulla di così monumentale… ma tenterò di scrivere qualche recensione di roba sua! E proverò a dirottare lettori verso il tuo blog, che sicuramente avrai cose più interessanti da dire di me! :–)

      2. Si farà come al solito: io linkerò te per i “fatti” e la descrizione oggettiva del film percepito oggi (e storicizzato anche per com’era all’uscita), e tu linkerai me per le interpretazioni di superfetazione metacinematografica!
        E se ci ripetiamo o scriviamo le stesse cose, beh, che sia!

      3. E così oggi ho imparato da te un’altra cosa: superfetazione. Secondo Treccani: cosa che si aggiunge ad altre in un secondo tempo e senza necessità, costituendo un’aggiunta superflua, un pleonasmo.

        Ma io non considero niente di ciò che scrivi superfluo! :–)

    1. Grazie mille!
      Io ho letto tutti i cordogli su Twitter e, nonostante Connery, Proietti, Allen Daviau, Alan Parker e altri, non frignavo così per una persona del cinema dai tempi di Mike Nichols… forse è meglio che faccia passare un po’ di tempo prima di partire con i miei ipertrofici post esegetici sui suoi film: forse oggi esagererei più del solito!

  3. Posso sentire il tuo cordoglio e ne sono colpita, quando avrai elaborato sarò davvero felice di leggere i tuoi articoli su Donner. Io non lo conosco così bene, ho visto molti dei suoi film ma non tutti mi sono rimasti impressi, però ho trovato simpatico Timeline e molto molto divertente Maverick. Il mio preferito è Ladyhawke, che mi fa piangere ogni santa volta che lo vedo senza scampo: per me il film più rappresentativo tra quelli che conosco.

    P.S. Se sei curioso io ho scritto un pezzo piuttosto consistente su Hamilton…

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