La Nona di Beethoven “straordinaria” al Maggio Musicale Fiorentino

La Nona è la numero 7 di Symphonies e molte sono le letture beethoveniane censite in questo blog (le ultime: Nézet-Séguin, Currentzis, Bortolameolli, Strausser, Buškov) e moltissimo si parla del Maggio e di Zubin Mehta…

…e il rapporto tra Beethoven e Mehta non è di quelli cristallini…

Nonostante moltissime testimonianze live di praticamente tutte le sinfonie, con molte orchestre “di” Mehta (Los Angeles, New York, Israel, Berliner ecc.), e una gran quantità ugualmente live, con le stesse orchestre, di concerti (per pianoforte con Barenboim, Brendel, Serkin, Uchida, Lupu, Buniatišvili, De Larrocha, ecc.; per violino con Stern, Zukerman, Kavakos, Batiašvili, ecc.), ouvertures e messe, una integrale discografica di Mehta delle sinfonie di Beethoven, fatta in studio, non risulta…
in studio risultano qualche sinfonia con Los Angeles e New York, e i concerti per pianoforte con Vladimir Aškenazi fatti a Vienna (nel novembre del 1983 alla Sofiensaal: un Aškenazi, invece, che di integrali dei concerti di Beethoven ne ha tantissime: oltre a questa con Mehta ha quella con Solti a Chicago del ’71-’72 in studio, quella con Haitink a Londra nel ’74 dal vivo e con video di Brian Large, quella con lui stesso direttore e pianista in studio a Cleveland dell”86-’87)…

Anche al Maggio io ho sentito molto Beethoven di Mehta dal vivo, e l’ho sempre sentito geometrico, cioè con una idea di un Beethoven più orologiaio che architetto, preciso, millimetrico, cronometrato, un pochino fiacco nell’emozione, come se, nell’idea di un Beethoven picco dell’Illuminismo invece che come “guardiano della soglia” del Romanticismo, componesse per sfizio combinatorio più che come “espressione del sentimento” (la perifrasi leggendaria usata da Beethoven a proposito della sua sesta sinfonia) o come medium di un Geist ispirativo (circola l’ugualmente leggendaria frase «Was kümmert mich seine elende Fiedel, wenn der Geist zu mir spricht?» che Beethoven urlò a Ignaz Schuppanzigh a proposito degli ultimi quartetti)…

Le None che Mehta ha regalato ai fiorentini, spesso in Piazza della Signoria d’Estate, a conclusione del festival del Maggio, sono state tantissime, e tutte affette dalla geometria

Nella sua Autobiografia del 2006 (scritta da Renate Matuschka come quella di Alex Ferguson è stata scritta da Paul Hayward), Mehta parla della Nona come di qualcosa che conosce “meno”: cioè, la conosce a memoria, ma non la esegue con la frequenza che esegue altri pezzi, e quindi spesso ha bisogno di rivederla e ristudiarla (un assunto che la dice lunghissima sul comportamento di Mehta: confessa praticamente di non studiare affatto prima di quasi tutte le esecuzioni!)

Comprando il biglietto, alcune settimane fa, mi aspettavo una Nona come il Meccano, di quelle coi regoli e i goniometri, con un Mehta vigile urbano (quell’ultimo Mehta, cioè, che dirige Puccini, Mozart, Stravinskij, Strauss con pura routine) invece che un’esecuzione musicale…

Ma come ultimamente, per fortuna, succede (vedi proprio al Tosca straordinaria di Puccini di pochi giorni fa), Mehta ha eseguito una Nona regale, austera, frizzante di concertazione passionale, spesso forte, nerboruta, e ricca di idee soprattutto riguardanti l’intensità sonora…
Iroso l’attacco e l’andamento del primo movimento; giustamente muscolare il secondo; ieratico e aristocratico il quarto, denso di volumetrie sonore possenti, con un quartetto di cantanti (Mandy Fredrich, Marie Claude Chappuis, Maximilian Schmitt, Markus Werba) adeguato e ben calibrato…

C’erano, certo, i soliti problemi ormai fisiologici di Mehta e del Maggio:
il primissimo attacco è stato spreciso…
nel secondo movimento c’è stato un attimo neanche tanto breve di perplessità ritmica…
i corni erano molto più bravi nel virtuosismo che nel semplice accompagnamento (stonicchiavano le note lunghe più degli arzigogoli cameristici)…
e, soprattutto, il terzo movimento, quello che dovrebbe avere una lettura informata su come renderlo, è crollato nel generico della sciocchezzina divertissement scaccia-pensieri, gestito dal paventato e redivivo Mehta-vigile-urbano, evidentemente incapace di nascondersi per un concerto intero… è risultato un terzo movimento noiosissimo…

Ma, a parte quello, è stata una Nona assai divertente, attiva e action (la grande fuga prima dell’esplodere dell’inno alla gioia, al centro del quarto movimento, è stata trascinante; ancora nel quarto movimento, l’arrivo dell’inno gioioso, dopo il «dialogo orchestrale» riassumente gli altri temi della sinfonia, è stato reso con una progressione di intensità sopraffina; i raddoppi strumentali del secondo movimento erano avvincentissimi; le grida cattive del primo erano ottime!), condotta con classe ed eseguita da un’orchestra pronta, al di là di ogni defaillance di normale amministrazione…

Sono uscito molto felice!

Fa ridere, ogni volta, rendicontare la componente rocambolesca dell’andare al Maggio…

Il povero Pereira si trova a gestire un teatro con l’acqua alla gola economicamente, e un’orchestra un po’ soffocata dal vecchio Mehta, in piena pandemia… e Pereira, si sa, è uno che spesso ha manie di grandezza…

La maggior parte delle sue produzioni top previste per il 2020-’21 è stata annullata per Covid o trasferita nella odiosa piattaforma ITsART di Franceschini, e alla riapertura a maggio ha fatto di tutto per ripartire a strombattuto, forse fin troppo…
Per garantire il glamour e cementificare l’idea di un teatro prontissimo a ripartire, ha abusato assai della formula concerto straordinario

è finita che la Tosca straordinaria, annunciata con pochissimo preavviso e dal costo proibitivo per gli spettatori, si è fatta a teatro mezzo vuoto…
La forza del destino, allestita velocemente, ha lasciato tutti perplessi… e ha dovuto subire un cambio di orario all’ultimo minuto, dalle 20 alle 19, per via del coprifuoco persistente a mezzanotte [io ho finito di lavorare alle 18:20, e dovendo attraversare la città per giungere al Teatro, è stato un puro miracolo l’essere riuscito ad arrivare in tempo!]…
si sono improvvisati tour assai stramboidi e all’ultimo momento (al Festival di Pentecoste di Salisburgo e al Megaron di Atene)…
la Nona di Beethoven verrà proposta anche in piazza a Massa Carrara (!?)…
per rientrare nella programmazione, anch’essa all’ultimo minuto, di chissà quale festival, Pereira ha sacrificato l’ultima recita della interessante Siberia di Giordano diretta da Gianandrea Noseda (ovviamente io avevo il biglietto per quell’ultima recita: accidentaccio!)…
Noseda fa anche lui un concerto straordinario, con Lutoslawski e Musorgskij, di cui ancora nessuno sa nulla…

questa Nona era stata annunciata, diverse settimane fa, nella Cavea…

ma Pereira non ha previsto i Campionati Europei di Calcio: e soprattutto non ha previsto che la squadra italiana di Roberto Mancini arrivasse ai quarti di finale in una partita da giocarsi LO STESSO GIORNO E ALLA STESSA ORA DELLA NONA IN CAVEA… una Cavea (lo abbiamo visto nel Ballo in Maschera dell’anno scorso) che intercetta qualsiasi rumore della popolata e ricca di movida zona delle Cascine e di Porta al Prato…
Intorno a Porta al Prato saranno stati almeno 10 i ristoranti, bar e pub con dehors dotati di maxischermo per la partita, e non solo: il vecchio Anfiteatro delle Cascine, costruito nei 1970s su una cava di rena posta là dove Giuseppe Manetti allestiva gli spettacoloni estivi per i Lorena, proprio nel 2021 è stato completamente ristrutturato e ampliato e, col nuovo nome altisonante di Florence Ultravox, ospita molti concerti di musica pop (Emma, Francesca Michielin ecc.) e, ovviamente, il maxischermo per gli Europei! [sull’Ultravox e il concerto di Emma vedi anche qui]

solo IL GIORNO DEL CONCERTO Pereira ha annunciato che la Nona non sarebbe stata eseguita in Cavea ma all’interno del teatro, posticipata di 15 minuti…

Le modalità di “traduzione” del posto comperato nella Cavea in un posto interno del teatro quale sarebbero state?
L’annuncio non lo diceva…

La “traduzione” tra Cavea e Teatro è avvenuta nel peggiore dei modi possibili: a caso…
Le povere maschere avevano solo l’ordine di irreggimentare le persone per “ordini” da smistare nelle 4 porte di ingresso del teatro, ma lo smistamento poteva avvenire solo dopo la lettura del biglietto, che la maschera poteva leggere solo nel foyer… finiva che si sono formate almeno 8 e dico 8 file di pubblico: le prime quattro davanti alle porte del foyer e le altre 4 davanti alle porte del teatro…

naturalmente nessuno ha differenziato le file per ordini in maniera preliminare…

sicché finiva che tu ti univi a una fila, a caso, alla porta 4 del foyer… la maschera ti leggeva il biglietto e poteva anche dirti di unirti alla fila della porta 1 del teatro, causando un intreccio di file inestricabile…

e mentre ancora tutto il pubblico, migliaia di persone, doveva entrare in teatro, la filodiffusione del Maggio annunciava comunque che il concerto stava per cominciare, causando panico, insofferenza e isteria nel pubblico fiorentino che, ricordo, è uno dei più disgustosi al mondo!

Una volta passate le porte del teatro c’era effettivamente da accaparrarsi un posto, ovviamente a caso!

è finita col «chi prima è arrivato meglio ha alloggiato» nonostante le ingenti differenze di prezzo tra i biglietti: chi ha speso 25€ s’è potuto trovare con un posto che ne valeva 80, e chi ne ha spese 80 è potuto finire nella cantera di fondo dei posti a 25…

Nelle 8 file, ovviamente, il distanziamento sociale è andato a farsi benedire, ma all’interno del teatro le maschere sono state bravissime a imporlo…
Il timore che il Maggio abbia riempito comunque più del dovuto la sua sala al chiuso è stato confermato da Pereira stesso, che ha introdotto il concerto dicendo di aver ottenuto una concessione straordinaria dalla Regione per un maggiore numero di posti a sedere all’interno…
…poco rassicurante…

C’è da dire che il 95% degli avventori ha tenuto molto bene la mascherina chirurgica o FFP2, in sedute distanziate…

Ovvio: qualcuno che se la teneva sotto al naso c’era, e c’erano anche un paio di giovinastri che a concerto iniziato si sono messi uno accanto all’altro e la mascherina se la sono tolta del tutto: bravi davvero…

Dopo la solita standing ovation, ormai rituale, che il pubblico del Maggio riserva a Mehta, Mehta si è rivelato il meglio di tutti: ha silenziato gli esagerati e fin troppo prolungati applausi per dire: «mancano ancora 7 minuti, ma l’Italia è in vantaggio 2 a 1!»
L’ho adorato!

Ci sono in ballo molti ingaggi di orchestre in questi mesi…

già a gennaio 2021, Simon Rattle aveva sorpreso tutti dicendo di voler andare via dalla London Symphony, che guidava dal 2018…
si vocifera fosse stanco di dover parlare di Brexit coi vecchi orchestrali ligi al leave, o che fosse stufo di attendere la costruzione di una nuova concert hall, oppure che volesse stare di più con la sua famiglia, radicata a Berlino perché costruita nei suoi anni berlinesi (Rattle è stato capo dei Berliner Philharmoniker dal 2002 al 2018)…
fatto sta che, alla morte di Mariss Jansons, nel 2019, ha iniziato una serie di colloqui con la Bayerischer Rundfunk di München che, dopo Brexit, si sono fatti davvero tosti, fino a sfociare in un’assunzione vera e propria…

alla sguarnita London Symphony ci va Antonio Pappano, già capo del Covent Garden… e quando andrà a Londra, Pappano lascerà sguarnita Santa Cecilia…

intanto scade il contratto a Juraj Valčuha a Napoli e a Daniele Gatti all’Opera di Roma…
a Valčuha succederà Dan Ettinger…
a Gatti succederà Michele Mariotti…

resta sguarnita Santa Cecilia…

per un po’ si è vociferato che Gatti, dall’Opera di Roma, tornasse a Santa Cecilia (di cui era stato capo dal 1992 al 1997)…

invece, con grande sorpresa, Pereira ha assunto Gatti per il Maggio!

I direttori del Maggio, a parte Mehta (che è direttore onorario a vita), non hanno granché fortuna: Fabio Luisi è rimasto solo un paio d’anni, riuscendo a fare solo 3 produzioni “serie” (Cardillac, la Trilogia Verdiana con Micheli e il Fliegende Holländer): si dice che gli orchestrali non lo gradissero granché, ed era evidente che il pubblico non lo comprendesse… lasciò l’incarico de abrupto, in polemica con Nardella (in consiglio di amministrazione del Maggio in quanto compagnia a partecipazione “comunale” oltre che regionale e statale) che gli assumeva i collaboratori senza consultarlo, almeno così pare…
Gatti, invece, al Maggio è applauditissimo e anche l’orchestra, con lui, “reagisce” bene (vedi il Nevskij del 2019 e l’ottimo Pelléas et Mélisande del 2015 che vidi ma che non recensii)…

Per la prossima stagione, Pereira continua a promettere tanto, con Gatti a sovrintendere ben 15 “recite”, tra cui anche Ariadne auf Naxos di Strauss…
poi si dice arrivino Gergiev e il Mariinskij, e di nuovo Muti…
…e, ancora, naturalmente, Mehta, con ben 30 “recite” tra concerti e opere…

si vedrà…

6 risposte a "La Nona di Beethoven “straordinaria” al Maggio Musicale Fiorentino"

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    1. Poveracci: già sono anni che minacciano di chiuderli ogni anno, poi è arrivata la pandemia che li ha affossati ancora di più… Pereira poi punta sempre sull’evento e sui divi, e sa di vincere sulla corta distanza… e sulla lunga non sarà affar suo!

      1. Mi fa molto piacere che tu condivida la mia passione per questo straordinario cantante. Colgo l’occasione per dirti che ho appena sfornato un nuovo post, in cui rivelo un dettaglio di me che in pochi conoscono… spero che ti piaccia! :)

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