Un altro giro

Continua il mio lento e faticoso “mettermi in pari” con i film degli Oscar 2021 [e io sono anche di quelli che li conta con l’anno a cui si riferiscono, sicché dovrei dire Oscar 2020] che non ho visto in diretta [e so che non riuscirò mai nell’impresa] con quello che è il vincitore della statuetta per il miglior film “internazionale” e soltanto il decimo film che vedo in sala (iniziando a contare da agosto 2020), preannunziando un Papiro del 2020/’21 assai striminzito…

Come tutti i grandi registi nordici odierni (Moodysson, Bier), Vintenberg è un paradiso di macchina a mano, ma ha anche un occhio più sensibile al design e al look pittorico contemporaneista…

La sua (e di Sturla Brandth Grøvlen) gestione dei colori è prodigiosa, e, pur nella motilità dello sguardo, cattura momenti che imbrigliano luce e ombra come facevano i maestri del passato (un nome su tutti: Vermeer, ma anche il Botticelli “ultimo”, tipo il Compianto sul Cristo morto oggi a München) aggiornandoli con un gusto come dicevo contemporaneo: finisce che le immagini sono un florilegio di attori brillanti che si stagliano in contesti bui, con la luce che non si sa da dove viene, ma che circonda quello che deve, con una precisione stilettante e insieme graziosa… ne escono inquadrature che sembrano, appunto, capolavori di design: sembrano architetture dalle linee alla Frank Lloyd Wright, Alvar Aalto o Mies van der Rohe, con le implicazioni cromatiche di Erick van Egeraat, pur contando di più sulla dicotomia bianco/nero che sugli impasti coloristici (benché i crepuscoli e le scene degli studenti all’aperto non scherzino affatto)…

Queste linee di luce, sbrindellate nel tremore della macchina a mano, rappresentano benissimo la situazione malferma ma insieme affascinante della vita stessa, in quell’agrodolce che Vinterberg vorrebbe esprimere in sceneggiatura… Vita scura e claudicante, ma anche colorata ed esteticamente bellissima, depressoide ma anche aperta alla speranza: cose che Vinterberg, perfettamente, esprime sia nello script sia nel suo showing insieme fosco e luminoso…

Come mi sono trovato a dire per Kynodontas, però, tale meraviglia di connubio tra visione e drammaturgia, è al servizio di un film nichilista che si trova a piangere di quanto schifo faccia la vita e quasi a “giustificare”, pur lacrimando, chi trova tutti i mezzi possibili per alleviare quello schifo…

Vinterberg ci fa piangere con lui, azzecca il tono struggente (soprattutto nel finale) e ce la fa a non prendere davvero posizioni benevole nei confronti dei protagonisti… ma la tematica di fondo quasi “giustificatoria” forse non riesce davvero a nasconderla nell’oggettivo o nell’allucinato o nell’avvertimento come aveva invece fatto in Jagten (2012)…

Ho trovato stupefacente il doppiaggio italiano di Francesco Marcucci, e davvero superlativo Andrea Lavagnino su Mikkelsen!
Bravissimo Simone Crisari su Millang, e come sempre scintillante Valentina Mari su Bonnevie (è stata di quelle che anche con sole due battute ti stende)…

Il pezzo di Čajkovskij che si sente in colonna sonora è la Tempesta (cioè Búrja), op. 18 (1873): è nelle Musiche per San Valentino

5 risposte a "Un altro giro"

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  1. A me è sembrato un film davvero intelligente, che tratta l’argomento alcolismo senza lasciarsi andare a facili giudizi cialtroni (aspetto al varco il remake USA!) e che ci presenta quattro protagonisti davvero sfaccettati, come hai scritto pure te. Però non ho capito se ti è piaciuto…! X–D

    1. Sì, alla fin fine mi è piaciuto, ma secondo me ha calibrato male l’empatia (forse ce n’è troppa) e gli manca una bella zampata finale… ma è comunque un film splendido!

      1. A me il finale è piaciuto un bel po’ (e così ho scoperto anche che Mikkelsen è stato pure ballerino), poteva essere ben più melenso e melodrammatico (soprattutto date le circostanze personali del regista). Ma d’altronde è un film danese, e si nota.

      2. Sì sì, d’accordo anche io, ma alla fine m’è mancata la “fucilata” finale che c’è nel Sospetto… il freeze finale mortifero e forse suicida di questo m’è risultato meno efficace solo per questioni di puro gusto…

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