«The Human Voice», versione Almodóvar

La voix humaine è un testo che circola…

Jean Cocteau l’ha scritto nel 1930 in ambiente quasi surrealista, e con vena polemica per dimostrare che si poteva fare teatro senza i positivismi borghesi onde raccontare l’irraccontabile e il non conoscibile del mondo proprio con un testo inconoscibile, che rimane zitto su molti aspetti, non detti come non detta è l’intera esistenza…

Un testo affascinantissimo, che dà allo spettatore la grande responsabilità di inferire quello che l'”azione” decide di far restare incomunicato!

In tanti l’hanno rivisto e adattato…

Francis Poulenc ci fa un’opera nel 1959, che Cocteau adora…
Nel ’48 ci fa il film Rossellini,
nel 2004 Erri De Luca lo traduce in napoletano per il film di Sofia Loren ed Edoardo Ponti,
lo producono tutti quanti, anche in versioni meno binarie in quanto a gender (anche l’opera di Poulenc potrebbe essere agita in contesti omoerotici)…

Adesso arriva Almodóvar, che, a detta di tutti, già in Mujeres al borde de un ataque de nervios (1988) aveva preso molti spunti dalla Voix humaine

Spesso passo per astruso e pazzoide nel vedere sempre la componente meta-cinematografica o meta-narrativa nel cinema, trovando metafore di cinema dappertutto, anche in aspetti in cui è arduo per tutti vederli…

In questa Human Voice di Almodóvar, invece, sfido chiunque a non trovarceli gli aspetti meta-cinematografici!

Tilda Swinton si muove in un lussuosissimo set allestito con tutti i crismi in un teatro di posa e la macchina la segue, con un florilegio di stacchi di montaggio e di zoomoni diegetici superlativo, mostrando tutte le spettacolarità costruttive del set, con una gioia febbrile del meta-cinema, così sincera, prorompente e diretta da risultare scioccante, disarmante!

Almodóvar indugia goduriosamente sul farci vedere che tutto sembra vero, ma che la stanza è priva di soffitti ed è in un teatro, riprendendo in modo eccezionale tutte le implicazioni viste in Dolor y Gloria!

La protagonista, pur baloccandosi nelle forme e nei colori della finzione, soffre della consapevolezza di fingere, e piange di essere in qualche modo vittima di una menzogna, lussuosa e accattivante come l’Amore o come il cinema, ma in definitiva imprigionante…

…e ce la fa a liberarsi, a purificarsi col fuoco, e ad aprirsi a una vita fuori dalla rappresentazione e tutta da vivere! Una vita, ovviamente, non mostrata, ma solo intravista, con colori naturalistici (contrapposti alle vivissime e pittoriche cromature della fiction), dietro a una porta, come nel finale di Truman Show (dove dietro la porta si vedeva solo il buio della vita ben poco amichevole ma almeno veritiera)…

È un filmino di neanche mezz’ora, in cui Almodóvar rinnova il suo essere Maestro capace di impastare set, luci, colori e punti macchina con una saggezza mostruosa, e in grado di arricchire questi elementi della potenza del simbolico, dell’importanza dell’autoanalisi e della consapevolezza rappresentativa… elementi che riscattano tutto il suo manierismo figurativo e la natura di piccolo esercizio di stile che il film comunque conserva…

Altri manierismi peccano di tormentarsi nel raggomitolamento del non venire a capo di cose interiori dando la colpa al cosmo e all’entropia esteriori (vedi Allen)…

Almodóvar sa invece come parlare dell’universale conflitto tra psicologia e rappresentazione, del rapporto atroce e dirimente tra “cosa sono”, “come mi sento io” e “come mi faccio vedere dagli altri”, e come questo rapporto pesi sul modo in cui ognuno di noi gestisce i lutti e i rapporti interpersonali…
Almodóvar sa come parlare di tutto questo usando immagini in equilibrio con la trama, risultando ancora miliardi di volte migliore di altri che tentano racconti simili senza esserne forse ancora capaci (vedi, per esempio, Ad Astra)…

Come non adorarlo?

Vedi anche Sam Simon!

3 risposte a "«The Human Voice», versione Almodóvar"

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  1. Lo vidi al cine l’estate scorsa e pure per me molto bello, probabilmente la cosa migliore del regista secondo me! Appena torno dal weekend ti linko nella rece! :–)

  2. A giorni spero di vederlo. Vado decisamente off topic e ti chiedo se hai visto mai i film di Battiato. Io solo il primo Perdutoamor che non mi spiacque

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