Rifkin’s Festival

Non c’è che da ribadire quanto detto in A Rainy Day in New York, e, dato che l’ho visto in italiano, quello che si è detto in Wonder Wheel

Maura Vespini, per seguire il manierismo di Oreste Lionello, rese “più divertenti” certe intenzioni dei film di Allen: difatti, ogni tanto, se si acuisce l’orecchio (o anche per sola suggestione) si può forse sentire qualcosa di “diverso” nei due film che curò Solvejg D’Assunta nel 1992 (Husbands and Wives e Shadows and Fog)…

Tutto questo per dire che, vedendolo in italiano, forse ho visto un altro film, come è successo per Wonder Wheel

Giorgio Lopez, pur azzeccatissimo, mi sembrava assai slegato da Wallace Shawn
idem Ilaria Latini, certo bravissimissima, pareva davvero “parlare sopra” Elena Anaya (ma ribadisco che le sue intenzioni erano davvero da 10 e lode)…

mi sono sembrati molto più centrati
un misuratissimo Sandro Acerbo su Douglas McGrath…
…una eccezionale Rossella Acerbo su Tammy Blanchard…
…e uno strepitoso Simone D’Andrea su uno Steve Guttenberg in spolvero…

Detto questo, come si ripete sempre per Allen, Rifkin’s Festival è un film gradevole, abbastanza divertente, forse più di certi altri girati con Storaro (cioè gli ultimi 4, da Café Society in poi: tra questi, Wonder Wheel è quello che lampeggia di più, a mio avviso, in quanto a notevolezza), proprio perché Storaro contribuisce a mille alla ridancianeria delle citazioni letterali dai film classici d’essais (citazioni e ricreazioni visive ancora più divertenti se si ricorda che Allen ha lavorato 4 volte anche con Sven Nykvist, il direttore della fotografia di Ingmar Bergman, uno dei registi i cui film vengono citati)…

Allen ha quasi 86 anni, di film ne ha fatti più di 50, quasi uno all’anno dal 1966…
Storaro ne ha 80, e lavora almeno dal 1960…
Con loro si può fare i discorsi fatti per Scorsese e compagnia in The Irishman, e quei discorsi oramai si ripetono stanchi, esattamente come i loro film…
Argomenti che sono quindi i soliti:
che è una gioia vedere tali maestri al lavoro (si dice anche di Almodóvar, di cui parleremo presto anche di The Human Voice), sia nella costruzione di una trametta ovvia ma collaudata, sia nella gestione dei favolosi tramonti e dei goduriosi inserti citazionisti…
…è bene vedere certi film per capire il know how
…ed è bene vederli per sorridere, come si sorride davanti a un cantastorie esperto…

però, naturalmente, 55 e 60 anni di lavoro è inevitabile che comportino il senso del già visto, un senso di già visto che, lo si diceva (per Allen) già in Rainy Day in New York, dura, a seconda degli esegeti, dal 2005 (e sono 16 anni) se va benissimo, dal 1998 se va bene, dal 1992 (e sono 30 anni) se va benino, dal 1989 se va maluccio, o addirittura dal 1984 se malissimo… [anche tutto il citazionismo, bianco e nero o colore o espressionista o surrealista, pur di lusso, è una cosa che Allen ha già fatto più volte: The Purple Rose of Cairo e Broadway Danny Rose sono dell”84-’85, con Gordon Willis, e Shadows and Fog, molto simile nella resa visiva a Rifkin’s Festival, è di quelli doppiati da D’Assunta nel ’92 e fu girato da Carlo Di Palma]
sono tanti taaaaaaanti anni che si ripetono cose sì carine, sì nutrienti, che si fanno immagini sì belle, sì più belle di altre, e sono tutte cose molto carine da vedere e sentire:

  • la nullità della vita,
  • l’impasse emotivo successivo alla scoperta del nulla,
  • l’entropia inevitabile che anche se sei consapevole ti acchiappa sempre sorprendendoti,
  • l’impossibilità di ricadere nell’eterno ritorno, negli stessi errori e nelle stesse effimere gioie anche se si sa che sono effimere o irraggiungibili,
  • l’incredulità davanti alle felicità altrui e la terribile sensazione di superiorità che si ha verso gli altri perché si è consapevoli delle effimere gioie anche se noi stessi gioiamo delle stesse fandonie,
  • l’odio verso coloro che trovano la felicità perché noi non ci riusciamo,
  • il piangere noi stessi poiché ci si sente gli unici che hanno capito la vita, là dove ci vediamo, nel contempo, sempre soli,
  • e l’odiare tutti perché siamo soli e ricominciare da capo,
  • e mai una volta affrontare la vita davvero…

…ma oramai la sensazione di andare a trovare il parente che ti racconta sempre gli stessi aneddoti, le stesse storielle, che si aveva con Allen qualche anno fa, si trasforma sempre più nella visita a un poveraccio, che a 90 anni si piange ancora addosso dando la colpa all’entropia e all’universo di cose che, magari, potrebbe invece mettere in conto solo a se stesso…

…e ripeteremo tutto questo anche l’anno prossimo, probabilmente…

Non c’entra nulla, ma naturalmente un salutone a Battiato!

3 risposte a "Rifkin’s Festival"

Add yours

  1. Come ho sentito dire da un critico, Woody Allen ormai è come un vecchio concertista che gira il mondo riproponendo ogni volta le sue composizioni più famose con arrangiamenti sempre diversi e sempre uguali. Una metafora azzeccata direi.

  2. Ancora non l’ho visto… amo molto Allen, ma non tutti i suoi film sono buoni e ovviamente l’età, la produzione ormai sterminata non giovano. E tuttavia… a me per esempio Giorno di pioggia a New York è piaciuto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: