Alcune (ri)iletture (aggiornate) sulla Resistenza

…seconda parte di Qualche libro sulla Resistenza

A solo un anno dal post apposito con le miserrime proposte “bibliografiche” (parola grossa) sulla Resistenza, tento un piccolissimo aggiornamento, basandomi anche sui suggerimenti venuti fuori proprio nei commenti al post primigenio…

Approfondendo i libri detti nel primo post apprendo che

  • la prima versione del saggio di Giorgio Bocca risale addirittura al 1966 (per la Laterza di Bari), risultando, quindi, uno dei primi “repertori” di fatti e date da cui molti hanno attinto dopo…
  • un repertorio che però è successivo al primo trattato maximum sull’argomento cioè:
    Roberto Battaglia, Storia della Resistenza italiana, 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Torino, Einaudi, 1953…
    Lo stesso Battaglia, con Giuseppe Garritano, ha redatto, ancora per Einaudi, anche una Breve storia della Resistenza italiana nel 1955, testo che poi, almeno dal 1964, è entrato nel catalogo degli Editori Riuniti di Roma…
  • altri testi precoci ben visti dalle bibliografie sono anche
    • Max Salvadori, Storia della Resistenza italiana, Venezia, Neri Pozza, 1955
    • Renato Carli Ballola, Storia della Resistenza, Milano-Roma, Edizioni del Gallo, 1957…
  • Editori Riuniti è stata una casa editrice che molto si è spesa per divulgare la storia della Resistenza dall’ottica marxista, e per questo, a livello storico, le sue iniziative sono state forse meno considerate rispetto alle pubblicazioni di Einaudi, Laterza e Bollati Boringhieri… ma in ogni caso ci sono eh, e sono lavori belli tosti…
    uno dei loro prodotti più colossali è
    Pietro Secchia, Filippo Frassati, Storia della Resistenza. La guerra di liberazione in Italia 1943-1945, Roma, Editori Riuniti, 1965 e molte successive ristampe (grosse tirature ebbero quelle del 1980 e 1988)… un testo da osservare con rispetto poiché Pietro Secchia fu con Luigi Longo uno dei massimi coordinatori delle comuniste Brigate Garibaldi…
  • il testo di Claudio Pavone del 1991 è, a quanto ho letto finora, davvero un punto di riferimento per tutti quanti… soprattutto per l’individuazione delle 3 componenti della lotta partigiana che è stata, per alcuni o per tutti alternativamente o insieme,
    1) Guerra contro l’occupante tedesco,
    2) Battaglia contro il regime fascista,
    3) Lotta di classe al fine di rendere l’Italia un posto più socialista…
    Una triplice idea ben documentata anche da diversa memorialistica…
  • il volume Storia della Resistenza italiana di Santo Peli altro non è che un concise di un libro più grande, cioè è la ripubblicazione della prima parte di un saggio più ampio che è:
    Santo Peli, La Resistenza in Italia. Storia e critica, Torino, Einaudi, 2004
    un libro che in effetti sto adorando a mille perché è minuziosamente certosino nello sviscerare i documenti, cioè le prove dei fatti disponibili, ma non rinuncia a una certa verve di “narrazione”…
    Ovvio: è di 20 anni fa ed è un testo “consuntivo”: perciò la mole di info è magari sorpassata dal grande repertorio di Flores e Franzinelli (del 2019), o dal sempre aggiornato Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia, ma come “manuale” sulla Resistenza tout court, da leggere come qualcosa anche di “divulgativo”, è quasi impagabile, là dove sia Flores/Franzinelli sia Pavone appaiono testi bellissimi ma forse un po’ passibili di suscitare un grosso tremolio di polsi in un lettore alle prime armi (per via sia della mole sia del taglio più storiografico e tecnicamente specialistico)
  • già dai commenti del post primigenio capii che Santo Peli era uno studioso molto serio, e la cosa è stata confermata dal leggere più volte il suo nome nelle bibliografie di altri autori, soprattutto in riferimento a
    • Santo Peli, Storie di Gap. Terrorismo urbano e Resistenza, Torino, Einaudi, 2014 e 2017 (proposto nei commenti del primo post)
    • Santo Peli, La Resistenza difficile, Milano, Franco Angeli, 1999; poi Pisa, BFS/Parma, Centro studi movimenti, 2018
  • per me è stata slurpante la lettura di
    Chiara Colombini, Anche i partigiani però…, Roma-Bari, Laterza, 2021
    parte di una eccezionale nuova collana Laterza chiamata proprio Fact checking, utile proprio per sfatare le colossali corbellerie riguardanti la Storia, questo libretto illustra davvero alla perfezione sia come sono nati sia quanto siano dementi i nonsense sul movimento di liberazione italiano dal Fascismo: una lettura che non prende in giro i repubblichini, i neofasci e gli altri crognoli di passaggio, ma semplicemente, e senza paternalismo, illustra la complessità del problema e del fenomeno storico che, certamente, non può essere affrontato con la capacità di encefalo limitata e pressappochista delle teste di scroto destrorse italiote…
    è da questo libro, e dalla sua immensa bibliografia (che occupa quasi la metà del volumetto), che attingo per questo aggiornamento…
  • ho letto benissimo di
    • Giuseppe Filippetta, L’estate che imparammo a sparare. Storia partigiana della Costituzione, Milano, Feltrinelli, 2018-2020
    • Alberto Cavaglion, La Resistenza spiegata a mia figlia, Napoli, L’ancora del Mediterraneo, 2005-2008; poi Milano, BEAT, 2012; poi Milano, Feltrinelli, 2015
    • Giovanni De Luna, La Resistenza perfetta, Milano, Feltrinelli, 2015 e anni seguenti
    • Paolo Murialdi, La traversata: settembre 1943-dicembre 1945, Bologna, Il Mulino 2001…
  • molta la letteratura su singoli episodi perpetrati dai tedeschi, per esempio sui “grossi” e purtroppo famigerati stermini effettuati durante la ritirata sulla Linea Gotica (da Massa a Pesaro) nell’estate del 1944, come Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, o anche la minuscola e sconosciuta Niccioleta, che menziono per la vicinanza al mio paesello toscano. Su ognuno di loro occorrerebbe un elenco librario a parte: l’Atlante delle Stragi è lì apposta per approfondire anche il più piccolo dei fatti di sangue nazifascisti… in generale, sull’argomento dei massacri dei tedeschi sulle popolazioni civili, vedo citati più spesso:
    • Lutz Klinkhammer, Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili, 1943-’44, un testo sicuramente redatto in tedesco che però mi risulta (ma potrei sbagliare) essere stato pubblicato direttamente in italiano, in traduzione di Susanne Meyer, a Roma, da Donzelli, nel 1997, poi aggiornato con appendice storiografica nel 2006…
    • Lutz Klinkhammer, Zwischen Bündnis und Besatzung. Das nationalsozialistische Deutschland und die Republik von Salò, 1943–1945, Tübingen, Niemeyer, 1993; tradotto da Giuseppina Panzieri Saija in L’occupazione tedesca in Italia, 1943-1945, Torino, Bollati Boringhieri, 1993…
    • Michele Battini, Paolo Pezzino, Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944, Venezia, Marsilio, 1997… Pezzino fu il primo grande promotore della costruzione dell’Atlante delle Stragi…
    • Friedrich Andrae, Auch gegen Frauen und Kinder, München, Piper, 1995; traduzione italiana di Marco Marroni e Teresa Gregorace, La Wehrmacht in Italia. La guerra delle forze armate tedesche contro la popolazione civile, 1943-1945, Roma, Editori Riuniti, 1997…
    • Gerhard Schreiber, Deutsche Kriegsverbrechen in Italien: Täter, Opfer, Strapverfogung, München, Beck, 1996; traduzione italiana di Marina Buttarelli: La vendetta tedesca. 1943-1945, le rappresaglie naziste in Italia, Milano, Mondadori, 2000
  • non poca importanza nei massacri tedeschi ebbero i collaborazionisti repubblichini, descritti come effettivamente disumani, proprio perché parteciparono a livello infimo, meschino e stupido nell’infierire là dove erano già passati i tedeschi, o con operazioni singole scriteriate di cieca crudeltà… ne parlano, tra i tanti:
    • Nuto Revelli, La guerra dei poveri, Torino, Einaudi, 1962, poi ristampato più volte;
    • Nuto Revelli, Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana, a cura di Michele Calandri, Torino, Einaudi, 2003 (Revelli morì nel 2004);
    • Mario Bordogna (a cura di), Junio Valerio Borghese e la X flottiglia Mas dall’8 settembre 1943 al 26 aprile 1945, Milano, Mursia, 1995
  • molte parole buone leggo di un paio di testi che si riferiscono a due particolari momenti della Resistenza, uno “puntuale” e riferito a un singolo fatto dell’inizio del movimento di liberazione, cioè l’eccidio delle Fosse Ardeatine (fatto avvenuto tra il 23 e il 24 marzo del 1944, a seguito di quello che forse fu uno dei primi grandi attentati effettuati contro l’esercito tedesco da parte di un gruppo civile organizzato in banda partigiana in tutta Europa: l’attentato di Via Rasella a Roma), e l’altro su un problema complesso di una specifica regione geografica, tra Italia, Slovenia e Croazia, ovvero il problema che per antonomasia si appella “le Foibe”…
    • Sulle Fosse Ardeatine pare che il testo “ultimate” sia
      Alessandro Portelli, L’ordine è già stato eseguito. Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Roma, Donzelli, 1999; nonostante Donzelli continui a ristamparlo, il libro è dal 2012 disponibile anche presso la Feltrinelli di Milano in versione economica…
    • Sulle Foibe, naturalmente, occorrono
      Raoul Pupo, Roberto Spazzali, Foibe, Milano, Bruno Mondadori, 2003, e soprattutto
      Jože Pirjevec (a cura di), Foibe. Una storia d’Italia, Torino, Einaudi, 2009
      ed oggi è disponibile anche l’agilissimo e spettacolarmente consuntivo e propositivo
      Eric Gobetti, E allora le Foibe?, Roma-Bari, Laterza, 2020
      ancora della collana Fact checking
  • Soprattutto le Foibe portano all’argomento delle varie fazioni della Resistenza, argomento che tanto ha alimentato Giampaolo Pansa.
    Il responsabile numero uno delle panSane sulla Resistenza, quelle smentite dai documenti trovati da Chiara Colombini, ha però scritto un paio di testi molto apprezzati dagli studiosi, cioè
    • Giampalo Pansa, Il gladio e l’alloro. L’esercito di Salò, Milano, Mondadori, 1991
      testo che forse è però sorpassato da
      Mimmo Franzinelli, Storia della Repubblica Sociale Italiana, 1943-1945, Roma-Bari, Laterza, 2020
    • Giampaolo Pansa, Guerra partigiana tra Genova e il Po, Roma-Bari, Laterza, 1967, con aggiornamento nel 1998
    • È proprio quest’ultimo testo che apre ai “dissapori” anche tosti e belluini tra i partigiani comunisti e quelli del Partito d’Azione, che Pansa non fu né il primo né l’unico a indagare, ma che, in vecchiaia, ha cominciato a comunicare col sensazionalismo delle panSane che tanto ha fatto male alla storia della Resistenza…
      I dissidi, in particolare in Friuli, in Val d’Aosta, in Piemonte e nell’Oltrepò Pavese sono, a quanto vedo nelle bibliografie, ben studiati, tra gli altri, in
      • Ercole Verzelletti, Fazzoletti rossi, fazzoletti verdi. Il dissidio nella Resistenza camuna, Milano, Edizioni di cultura popolare, 1975
      • Massimo Storchi, Sangue al Bosco del Lupo: partigiani che uccidono partigiani. La storia di Azor, Reggio Emilia, Alberti, 2005
      • Mirco Dondi, La Resistenza tra unità e conflitto: vicende parallele tra dimensione nazionale e realtà piacentina, Milano, Bruno Mondadori, 2004
      • il già citato testo di Peli sulla Resistenza difficile
    • in particolare molti libri trattano del più eclatante contrasto tra fazioni partigiane, cioè l’eccidio di Porzûs, avvenuto il 7 febbraio 1945 in Friuli, proprio nell’atmosfera delle “Foibe” che si diceva prima, tra essi cito solo:
      • Marco Cesselli, Porzus: due volti della Resistenza, Milano, La Pietra, 1975;
      • Sergio Gervasutti, Il giorno nero di Porzus, Venezia, Marsilio, 1997;
      • Vanni Padoan, Porzus: strumentalizzazione e realtà storica, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 2000
    • naturalmente amplissima documentazione su tutto, anche sui dissidi, si trovano in
      • Le Brigate Garibaldi nella Resistenza: documenti, redatto dall’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia: 3 volumi curati da Giampiero Carocci, Gaetano Grassi, Gabriella Nisticò e Claudio Pavone: Milano, Feltrinellli, 1979…
      • Giovanni De Luna, Pietro Camilla, Stefano Vitali (a cura di), Le formazioni GL nella Resistenza. Documenti, Milano, Franco Angeli, 1985…
  • l’ampio arco geografico su cui operò la Resistenza magari abbisogna dell’aiuto di
    Luca Baldissara (a cura di), Atlante storico della Resistenza italiana, Milano, Bruno Mondadori, 2000…
  • molto meritorio per una agile consultazione, e presente sempre nelle bibliografie dei saggi citati, è
    Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Torino, Einaudi, 2000-2001…
  • un dizionario più piccolo, solo 200 pagine (ma un po’ ignorato nelle bibliografie degli studiosi), è
    Massimo Rendina, Dizionario della Resistenza italiana, Roma, Editori Riuniti, 1995
  • i saggi finora elencati rispettano ma sfrondano molto la memorialistica e i romanzi: i libri che ho letto citano, chi più chi meno, tutti i capolavori del neorealismo letterario (Vittorini, Ginzburg, Calvino, Meneghello, Levi, Pavese, Cassola, Viganò ecc.), ma i testi diaristici o romanzeschi che finora ho visto più spesso nelle bibliografie dei saggi vicino alle fonti e alle trattazioni storiche (che si sommano ai già citati testi di Revelli e Murialdi) sono
    • Alessandro Trabucchi, I vinti hanno sempre torto, Torino, De Silva, 1947; poi Roma, Castelvecchi, 2014
    • i testi di Ferruccio Parri, il numero uno delle formazioni partigiane del Partito d’Azione, soprattutto: Il movimento di liberazione e gli alleati, Milano, Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, 1949
    • Emanuele Artom, Diario di un partigiano ebreo, gennaio 1940-febbraio 1944, a cura di Guri Schwarz, Torino, Bollati Boringhieri, 2008
    • Giose Rimanelli, Tiro al piccione, Milano, Mondadori, 1953; poi Roma, Trevi, 1974; poi Torino, Einaudi, 1991, 2002 e ristampato ancora oggi
    • Beppe Fenoglio, Una questione privata
      pubblicato con altri “racconti” in Un giorno di fuoco, a cura di Lorenzo Mondo, Milano, Garzanti, 1963; poi riproposto da Mondo e la Garzanti da solo nel 1965; Maria Corti lo ricostruisce in modo ecdotico per Einaudi, Torino, nel 1978; nel 1992, Dante Isella rivede l’edizione critica di Corti alla luce di nuove scoperte e nuove testimonianze ancora per Einaudi, ma il problema critico sulla ricostruzione del testo è rimasto… Dal 2006 Einaudi propone il testo stabilito da Gabriele Pedullà, più vicino a quello di Isella…
    • Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny
      uscì a cura di Lorenzo Mondo per Einaudi, Torino, nel 1968… Mondo decise lui stesso un montaggio delle scene attinte dalle due redazioni autografe del romano, un montaggio che era sì avvincente, ma era costruito su soli criteri di gusto…
      anche per questo libro, nel 1978, Maria Corti, con Maria Antonietta Grignani, cura l’edizione critica, ancora per Einaudi, presentando paratatticamente le due redazioni… di nuovo, il lavoro di Corti e Grignani viene profondamente rivisto da Dante Isella nel 1992: Isella cerca tutti i documenti possibili onde ricostruire la volontà di Fenoglio e, classicamente (obbedendo a quella che sembrava «l’intenzione ultima dell’autore»), sceglie di pubblicare la seconda redazione autografa del romanzo (una seconda redazione che riguarda solo la seconda parte; della prima parte si mantiene la prima stesura, ovviamente). Il testo di Isella circola quasi come “definitivo” a partire dalla sua pubblicazione in Tascabile Einaudi nel 1994…
      almeno dal 2015, Gabriele Pedullà ed Einaudi propongono un testo diverso, intitolato Il libro di Johnny, che cerca di far capire ancora di più che il romanzo era incompiuto, e privo perfino del titolo, scelto arbitrariamente da Lorenzo Mondo, e che forse Fenoglio avrebbe voluto “integrarlo” con un rimaneggiamento di Primavera di bellezza, che Fenoglio stesso aveva pubblicato nel 1959 e che Pedullà accorpa al testo con protagonista Johnny…
  • buon successo ha riscosso
    Noi, partigiani. Memoriale della Resistenza italiana, a cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi, Milano, Feltrinelli, 2020, testo a supporto di un meritorio sito internet ovviamente vittima delle incursioni hacker dei fasci caproni, ignoranti e vuoti di cervello…
  • molto utili per capire cosa poi andò storto, dopo la Resistenza, sono i saggi di Claudio Pavone sulla continuità dello stato, scritti in tempi diversi e poi riuniti in
    Claudio Pavone, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello stato, Torino, Bollati Boringhieri, 1995

Si potrebbero prendere le mosse da questo post per aggiornare anche le proposte musicali per il 25 Aprile…
…ma è un argomento che richiederebbe un più ampio spazio, un spazio che annuncio sempre senza però riempire mai…

A queste…

  • La quinta sinfonia di Prokof’ev… numero 32 di Symphonies
  • La settima di Šostakovič… numero 28 di Symphonies
  • Le musiche per il Giorno della memoria
  • Babij Jar, la sinfonia n. 13 di Šostakovič (presente anche nelle musiche per il Giorno della Memoria)

…si potrebbero aggiungere:

  • molte musiche di Luigi Nono, oltre a quelle citate nel post per il Giorno della Memoria, per esempio:
    • Il canto sospeso (1955), basato proprio sulle lettere dei condannati a morte per la Resistenza, pubblicate da Giovanni Pirelli per Einaudi nel 1954…
    • Al gran sole carico d’amore (1975)… che è una cosa molto più politica, scritta da Nono con Jurij Ljubimov e Claudio Abbado su testi di Brecht, Marx, Che Guevara, Fidel Castro e Lenin, per commemorare la Comune di Parigi del 1871 e la Rivoluzione bolscevica del 1905, perciò ci starebbe poco in una Liberazione, come quella del 25 aprile, più “universale”, più “al di là” della politica…
      …ma, essendo tutto quanto una questione politica, almeno a livello alto e ideale (anche andare al cesso è politica, c’è poco da fare, se con politica si intende l’alto senso della convivenza sociale), il grande rigore artistico e la immensa spinta utopica di Nono non lasciano indifferenti… benché non producano affatto qualcosa di facile da ascoltare…
  • i Canti di liberazione di Luigi Dallapiccola (1955), compositore, però, assai “compromesso” con il regime prima delle leggi razziali…
  • il Concerto for Orchestra di Béla Bartók (1945): composto tra agosto e ottobre 1943, un po’ aggiustato a febbraio del ’45, fu eseguito a Boston a dicembre 1945, quando Bartók era morto da appena 3 mesi…
    Uno dei tanti che fuggirono dall’Europa nazista, Bartók fu una chiave di volta nelle diatribe tra Schoenberg e Stravinskij nel dopoguerra: una chiave di volta “mitizzata” proprio dalla morte precoce poiché un Bartók mitico, morto e quindi impossibilitato a reagire ad alcunché, si prestò a tutte le possibili interpretazioni e inferenze sia dalla parte stravinskiana sia da quella schoenberghiana e adorniana…
    Lo stesso Concerto for Orchestra non ha formalmente niente di resistenziale, eccettuate le date di composizione, ma “sembra” esserlo…
  • Gassenhauer nach Hans Neusiedler (1536) composto da Gunild Keetman in ottemperanza alle idee didattiche sviluppate con Carl Orff negli anni ’20 e bocciate dal nazismo (vedi Musiche dell’estate) e pubblicato nelle grandi pubblicazioni della Orff Schulwerk edite da Schott dal 1950…
    è un brano molto famoso, usato in dozzine di film…
    lo includo perché, con esso e con la Schulwerk tout court, Orff e i suoi allievi tentarono in tutti i modi di “superare” le aporie che loro stessi insieme subirono e provocarono durante il Terzo Reich…
  • …non so quanto sarebbe adatto Aleksandr Nevskij di Prokof’ev (1939), cantata tratta dalla colonna sonora del film del ’37 di Ejzenštejn che in questo blog è di casa (riferimenti in Musiche per l’estate)… l’invasore c’è e la resistenza pure, ma è uno scontro molto più “militare” che di “popolo”, pur con tutte le implicazioni volk che genialmente Prokof’ev scova con maestria…
  • solito discorso si potrebbe fare per la Ouverture 1812 di Čajkovskij (1880), basata sulla battaglia napoleonica di Borodinó (la stessa di Guerra e pace di Tolstój e del Duel di Conrad): è un brano di cui un giorno dovremmo parlare nel dettaglio, e sembrerebbe adattissima alla guerra partigiana, ma forse è così legata all’Ottocento da entrarci magari poco… ma come suggestione vale a mille lo stesso!
  • invece, a mio avviso, calza a pennello perfettamente il Guillaume Tell di Gioacchino Rossini (1829), numero 8 di Operas I
    nonostante tutto (l’orientarsi tra le 5 ore di durata, tra i diversi tagli proposti dalla “tradizione”, tra l’edizione francese, quella italiana censurata, e quella italiana più fedele), l’operona di Rossini è ancora una delle massime espressioni del popolo resistente…
    nel Tell c’è tutto: la dittatura di un dittatore, Gessler, vanesio e idiota; l’oppressione; la presa di coscienza di tutta la popolazione; la lotta; la giustizia finale…
    rispetto alla Resistenza storica, il Tell ci regala anche la calma del mondo liberato, senza nessun trionfalismo (almeno nel testo francese)…
  • implicazioni “resistenziali” io li trovo in Tosca (1900) e nella Turandot (1924-’26) di Giacomo Puccini: Liù nella Turandot, per esempio, muore come una martire della Resistenza…
    ma sono cose che vedo solo io… [ci sono fior fior di studiosi che vedono Turandot e i di poco successivi lavori di Mascagni (tipo Nerone) o Strauss (Friedenstag) tutti perfettamente integrati nel nazifascismo; vedi anche la parte finale di Eine Alpensinfonie]
  • solo per sbirciare giusto un attimo nella sfera della musica non colta (ambito che purtroppo mi compete meno) cito La Complainte du partisan (1943): musica di Anna Marly e testo di Emmanuel d’Astier de la Vigerie (Marly fu autrice di un altro coevo canto resistenziale francese Chant des Partisans, basato su una melodia russa [Marly era nata in Russia, fuggì dalla Rivoluzione nel 1918], con testo di Joseph Kessel e Maurice Druon)… Fu incisa da Marly e poi fu intercettata da Hy Zaret, che la riscrisse, decontestualizzandola, in inglese, col titolo Song of the French partisan, già nel ’44…
    Nel 1969, Leonard Cohen rispulizzì il testo di Zaret, riportandolo nell’ambito “civile” nativo, in The Partisan

Si potrebbe dare una “infarinatura” minuscola anche per i film, senza andare troppo nell’ovvio…

Molti sono i film italiani che sono andati dietro alle panSane di Pansa,
primo fra tutti Porzûs di Renzo Martinelli (1997), fatto apposta per far vedere quanto i partigiani comunisti fossero spietati e assassini senza mezzi termini…
Su Porsûs, abbiamo visto, esiste una vasta letteratura, che Martinelli ovviamente banalizza:
Martinelli è del ’48 e prima di fare cinema era, è inutile negarlo, un piccolo genio della pubblicità e, soprattutto, della videomusic italiana, con centinaia di video iconici, che non sfiguravano affatto con gli esempi coevi statunitensi (basti vedere, a puro titolo di esempio, La notte vola di Lorella Cuccarini [la musica era di Marco Salvati e Beppe Vessicchio su testi di Silvio Testi, poi marito di Cuccarini] per la sigla della trasmissione Odiens di Beppe Recchia, 1988)… solo nel ’94 si dà al cinema con film molto modesti, quasi sempre macchiettistici, con tematiche per lo meno astruse se non apertamente destrorse, della destra più idiota e delusionale (quella leghista)…
Porzûs è un bell’esempio di questo tipo di cinema…

nel 2008 il testo più diffuso di Pansa, Il sangue dei vinti (scritto nel 2003), viene portato sullo schermo da Michele Soavi, prima al cinema e poi, in versione estesa, in televisione, addirittura sulla RAI…
Soavi è un ottimo regista, è inutile negarlo, e ancora tutti ci si domanda per quale motivo “artistico” abbia accettato di rendere filmica quella che è una lunga serie di vendette personali, prive di qualsiasi senso “storico”, che però vengono spacciate appunto per fenomeno “storico”: come se le lotte tra vicini di casa che si odiano fossero materia di Storia… boh…
è un film che, confesso, io manco ho visto tutto, per cui cosa chiacchiero…
ma so probabilmente che Soavi ha accettato di lavorarci non per motivi artistici, bensì per motivi professionali, completamente economici…

Andando al di là di questi due esempi, si potrebbero elencare, appunto senza cadere troppo nell’ovvio roba come

  • Mad Max: Fury Road di George Miller, 2015… per me un grande film sulla lotta al Fascismo…
  • Lacombe Lucien di Louis Malle, 1974… controversissimo…
  • La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini, 1960…
  • Dalla nube alla Resistenza di Danièle Huillet & Jean Marie Straub, 1979… la seconda parte è una impalpabile e insieme marmorea trasposizione cinematografica di La luna e i falò di Pavese…
  • Il partigiano Johnny di Guido Chiesa, 2000… carino, ma non di più…
  • La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani, 1982…
  • Hope and Glory di John Boorman, 1987… è un film inglese che non ci incastra un cacchio con la Resistenza, ma il clima della Seconda Guerra Mondiale lo fa respirare eccome!
  • Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee, 2008… è proprio un marasma, ma rimane divertente (anche se non dovrebbe!)…
  • Zwartboek di Paul Verhoeven, 2006… astruso e complicato, ma parla bene della complessità del periodo: non arriva a nulla di ché, ma il caos lo esprime benissimo!

11 risposte a "Alcune (ri)iletture (aggiornate) sulla Resistenza"

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  1. E, manco a dirlo, mi mancano anche tutti i film che hai elencato … la mia è una ignoranza smisurata.
    Se posso, farei una domanda off topic:
    Di Martinelli sei dello stesso pensiero anche riguardo a Piazza delle cinque lune o a Vajont?

    1. Devo confessare che andai a vederli entrambi, curiosissimo, al cinema, e li sopportai abbastanza bene: nell’opera di Martinelli sono forse quelli più abbordabili, perfino piacevoli…
      …ma non mi sento di considerarli esenti da vari macchiettismi, schematismi…
      quando rivedo Vajont (quello che in TV dànno più spesso) lo percepisco come sommario… e ogni tanto mi imbarazzano alcune caratterizzazioni (Auteuil, Serrault, Leroy, Caprioli, Peruggoria), o alcune dichiarazioni un po’ tirate via nella retorica più che nella sostanza…
      …lo spettacolo di Marco Paolini, per esempio, lo trovo molto più “denunciante” (anche se con lo stesso Paolini io ho alcune idiosincrasie)…
      anche l’insistere di Martinelli su certi effetti speciali (in Vajont usò tantissimo greenscreen per ricostruire sia la diga sia le vallate di Erto e Casso: e nell’usare il greenscreen fu effettivamente tra i primi in Italia), lo trovo più sensazionalistico che opportuno (come quando anche Salvatores pubblicizzò “Nirvana” più come campionario di effetti speciali italiani che come film!)…
      Piazza delle Cinque Lune mi si sgonfiò sul finale, e certa mobilità “effetto speciale” della macchina (quando sono sulla Torre del Mangia) la trovai anch’essa «la faccio perché posso farla e non perché è necessario farla»… e anche lì Giannini e Sutherland li ho vissuti come se fossero un po’ allo stato brado (Sutherland si è anche pentito di aver lavorato con Martinelli)… inoltre, non ho granché sentito la chiarezza di esposizione sul caso Moro che, all’uscita, notarono certi critici (mi sembra Farinotti): io trovai il film non difficile da seguire ma un po’ “confuso” lo percepii senz’altro! e la “chiarezza di esposizione”, per altro, oggi (dopo quasi 20 anni dall’uscita del film), risulta invece un po’ colpevole di andare dietro a tutte le più ritrite dietrologie…

      1. Le idiosincrasie su Paolini suppongo non siano su Vajont, o meglio, per me non è così.
        La prima volta che ho visto Vajon di Paolini mi è piombato “sulla pelle viva.” Va senz’altro considerata anche l’età molto diversa, ma credo non mi deluderebbe nemmeno ora, sebbene ormai sia passato parecchio dall’ultima visione.
        Tornando a Martinelli hai ragione: il tempo cambia le cose. Io ho visto una sola volta sia Vajont che Piazza delle cinque lune, e tra l’altro quelle visioni uniche risalgono a molti anni orsono … Non sapevo del “pentimento” di Sutherland. Chiarezza di esposizione no, è vero, ma io nel mio universo di mancanze l’ho recepita come uno stimolo ad approfondire, anche se ovviamente ciò non fa testo …

      2. Sì sì, il Vajont di Paolini è commoventissimo!
        E io col Vajont piango sempre: accadde esattamente 19 anni prima della mia nascita: ogni anno è dramma!
        Oltretutto, tutte le volte che posso (cioè mai: ci sono stato solo due volte!) vado a Longarone a vedere la chiesa “commemorativa” di Michelucci, il mio architetto preferito (per puro campanilismo toscano)…

        Su Moro c’è un video su YouTube di un’oretta di Barbero che spiega tutto!
        ma per me è venuto prima l’ebook del Novecento Italiano Laterza, che ha la parte di Moro affidata a Vittorio Vidotto (credo che l’ebook sia frutto di un dvd o di un podcast del 2008)

      3. Dev’essere davvero suggestivo.
        Io ho visto sempre e solo foto.
        Mi manca il video che dici, l’ultimo che vidi tempo indietro era una intervista a Gero Grassi, dunque vedrò senz’altro di recuperare Barbero. GRAZIE!

      4. E voglio essere ancora più chiaro: io ho amato tantissimo Paolini (oltre a Vajont anche ITigi, ITIS Galileo [che però, in confronto a un Brecht fatto bene, scompare un pochino], Ausmerzen), ma ultimamente il suo spirito antidigitale me lo fa un attimino allontanare…

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