Tra le altre cose: «Godspell» di David Greene, 1973

È un film che suscita numerose riflessioni e quasi tutte hanno poco a che vedere col film stesso: riguardano soprattutto il contorno

Godspell illumina:

  • sul trattamento sensazionalista di certi siti di cinema;
  • sulla idea deprimente, retorica e romantica (nel senso spregevole e “borghese” del termine: non nelle accezioni che si riferiscano al Romanticismo con la maiuscola) che l’opera d’arte sia “unica”, “irripetibile” e altre sciocchezze…

LA LISTA DEGLI SCANDALI

Godspell figura in tante liste delle Cinecinciallegre, dei Cinetrulli, delle Cinecipolle, dei Movisegher e delle altre testate social simili (le abbiamo “viste” anche in Tenet e in Marriage Story), che, nel clickbait, propongono spesso la minchiata dal titolo FILM CHE HANNO LA TRAMA IDENTICA!

E sotto quel titolo accostano un sacco di roba che di “identico” ha, spesso anche alla lontana, la tematica trattata, non certo la trama…

Le stesse testate sono anche quelle che, al contempo, se ti azzardi a dire che Matrix ha la STESSA TRAMA di Tron magari si arrabbiano…
…testate, quindi, la cui credibilità si deve a una bolla social: testate che, appena si riflette su quanto in esse si legge, si sgonfiano nel divertimento, abbandonando del tutto la sfera dell'”informazione”…

In quelle liste della trama identica figurano spesso:

  • Godspell e Jesus Christ Superstar
  • i ghost films del 1988:
  • i tanti film con al centro la “trasmigrazione” della mente di un personaggio bimbo nel corpo di un personaggio più grande, di solito il genitore:
    • il Freaky Friday della Disney, prodotto due volte, nel 1976 e nel 2003;
    • Vice Versa di Brian Gilbert (1988);
    • Like Father Like Son di Rod Daniel (1987)
  • i tanti film in cui il bimbo diventa improvvisamente grande, senza scambio con alcuno:
    • Big di Penny Marshall (1988);
    • Da grande di Franco Amurri (1987);
    • 13 Going on 30 (Suddenly 30) di Gary Winick (2004)
  • non si capisce perché, se piacciono gli “scambi di mente”, non si annoverano nelle liste anche, che ne so
    • L’anima gemella di Rubini (2002), oppure
    • Se fossi in te di Manfredonia (2001)
  • non si sa perché in queste liste ci vengono inclusi i due film cronologicamente ravvicinati basati sulle Liaisons Dangereuses di Choderlos de Laclos, cioè:
    Dangerous Liaisons di Frears (1988),
    e Valmont di Forman (1989),
    ma si tacciono le altre incarnazioni filmiche del romanzo, come, per esempio:
    la versione di Roger Vadim del 1976
    e Cruel Intentions di Kumble (1999)
  • non si sa perché vengono inclusi i due film ravvicinati su Biancaneve, cioè:
    Mirror Mirror di Tarsem (2012)
    e Snow White and the Huntsman di Sanders (2012)
    senza citare le altre miliardate di film basati su Biancaneve
  • nelle liste non ci figurano i tanti film con gli animaletti, roba tipo
    • Beethoven di Levant (1992)
    • Turner & Hooch di Spottiswoode (1989)
    • Monkey Trouble di Amurri (1994)
  • e non ci figurano i tanti film ambientati in Vietnam, né quelli usciti nel 1987, cioè
    Platoon di Stone,
    Full Metal Jacket di Kubrick,
    Hamburger Hill di Irvin…
    …né quelli usciti in altri anni, e sono tantissimi…

Probabilmente la lista è affinata per far vedere lo “scandalo” che nello stesso anno, o in anni limitrofi, escano film simili… [ma il Vietnam è sfuggito a questi parametri]

Ma le tesate che si scandalizzano di ciò poi non fanno una piega quando, uno dietro l’altro, o anche proprio nello stesso anno, escono i film Marvel e i film DC che sono del tutto identici…

le testate sono state zitte anche quando uscivano i vari remake e i reboots (non mi è sembrato di sentire lamentele quando di A Star is Born abbiamo assistito almeno alla quarta incarnazione)

e la testate non hanno battuto ciglio di fronte alle saghe del tutto similari che ci hanno ammorbato con capitoli usciti a ridosso l’uno dell’altro…
a un certo punto distinguere Dobby di Harry Potter dal Gollum del Lord of the Rings era ardua…
così come distinguere i vari mostri di Lord of the Rings, Hobbit, e Harry Potter
o le varie scazzottate di Twilight e, che ne so, Hunger Games, Resident Evil e altre idiozie…

qualcuno potrebbe dirmi che è da sciocchi non saper distinguere Harry Potter da Twilight
…ma allora dovrebbe essere da sciocchi considerare “identici” Jesus Christ Superstar e Godspell, oppure Dangerous Liaisons e Valmont… eppure…

UN SOGGETTO IN AGENDA #1: ALEXANDER E DUNE

ed è senz’altro da sciocchi ignorare che, nell’industria cinematografica, l’agenda setting impera assai…
…cioè si sa che, a Hollywood, quando un soggetto o un titolo è in agenda, moltissimi si fiondano per accaparrarselo…

Su Alessandro Magno è uscito, casualmente, solo l’Alexander di Stone (nel 2004), ma il soggetto era in agenda da anni, con progetti in mano anche a Dino De Laurentiis e a Baz Luhrmann…

consideriamo anche quanto l’agenda fu importante proprio per le saghe celebrate di Star Wars, Alien e Superman, tutti prodotti a distanza di un anno l’uno dall’altro: se, in quegli anni, in agenda non ci fosse stato il “genere” fantasy/fantascienza, allora nessuna di quelle saghe si sarebbe prodotta… [è una storia che abbiamo raccontato molte volte, anche in Spielberg I e in Alien: Covenant]
e quel “genere” era in agenda per tante ragioni casuali…
perché Tolkien vendeva i diritti, per esempio (con anche i Beatles a interessarsi),
e perché quella notizia, di un film su Tolkien, innescò l’inventiva di Alejandro Jodorowski, che chiamò a sé un sacco di artisti per fare il film di un altro capolavoro letterario, il Dune di Frank Herbert…

e che quel “genere” fosse in agenda è stato assai crudele per chi ci lavorò…
il Dune di Jodorowski fu smembrato, e col know how espresso da Jodorowski (che radunò Moebius e Giger) si lavorarono Star Wars e Alien
e il Lord of the Rings di John Boorman fu sfatto e sgretolato, lasciato perso a boccheggiare nel niente, garantendo a Boorman sì molto materiale per affrontare Excalibur, ma solo 10 anni dopo, quando molto tolkieniano era già uscito…

L’OPERA D’ARTE NON È “UNICA”

e questo dei progetti falliti dell’agenda ci aiuta a farci capire, una volta per tutte, che certi progetti unici non sono affatto, ma sono solo GRAVITAZIONI IN AGENDA, quando non sono direttamente repliche fatte scientemente… perché, ribadiamo, l’opera d’arte non è mai unica, come invece si blatera in termini borghesi…

vediamo…

Il bacio, per esempio, il celebre quadro: il pittore Francesco Hayez ne ha prodotti almeno 4 (quello considerato “classico” è alla Pinacoteca di Brera, a Milano, ma ci sono due tele in collezioni private e un acquarello alla Pinacoteca Ambrosiana)…

Anche della Meditazione sulla Storia d’Italia Hayez ha dipinto almeno 2 versioni (una a Roma, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna; l’altra alla Galleria Achille Forti di Verona)…

Dello Skrik, il famoso Urlo, Edvard Munch ha dipinto almeno 5 copie, tre al Munch Museum di Oslo, un paio private e la più celebre alla Nasjonalgalleriet di Oslo…

Sono almeno 5 le versioni della Toteninsel, L’isola dei morti di Arnold Böcklin (se ne parla anche qui), a cui si aggiunge la copia che del quadro ha fatto Carlo Böcklin (il figlio di Arnold)…
una copia, commissionata dal Barone Thyessen, è andata distrutta nella Seconda Guerra Mondiale, ma ne rimane una foto in bianco e nero, le altre sono a Basilea (Öffentliche Kunstsammlung del Kunstmuseum), New York (Metropolitan Museum), Berlino (Alte Nationalgalerie della Museuminsel) e Lipsia (Museum der bildenden Künste)… quella di Carlo è all’Ėrmitaž di San Pietroburgo

Si sa anche troppo bene che di Shining di Kubrick ce n’è almeno due (ne abbiamo ampiamente parlato), considerando perduta la pellicola del primo run con le scene in ospedale nel finale…

Sono in “duplice o triplice versione” le moltissime pellicole che hanno avuto una circolazione ampliata in DVD o in uscite successive nei cinema (dagli ultimi film di von Trier a quelli di Tarantino, dall’Amadeus di Forman all’Exorcist di Friedkin, da The New World di Malick a, oggi, la Snyder Cut di Justice League, a quasi tutti i film di Ridley Scott)…

Sono in duplice e triplice copia moltissime opere liriche (di Verdi, Músorgskij, Puccini, Mozart, Čajkovskij, ecc.)

Si sa a mille che di Hamlet di Shakespeare ce ne sono almeno 3 (vedi Regia regia):
quello pubblicato, a Shakespeare morto da quasi 10 anni, dagli amici di Shakespeare nell’edizione in folio del 1623 (London, Jaggart & Blount)…
quello stampato da Nicholas Ling e James Roberts in quarto in due successive impressioni, la prima nel 1604 e l’altra nel 1605: Shakespeare è ancora vivo, ma non sembra aver avallato la stampa, che, si presume, fu dedotta dai copioni di Shakespeare non ancora “editati” o “montati” con opportuni tagli…
quello apparso, in un’edizione “fortunosa”, ricca di refusi, anch’essa in quarto, ancora stampata da Nicholas Ling, con i mezzi di John Trundell e Valentine Simmes nel 1603: è una stampa che presenta un testo molto corto, con un “montaggio” delle scene molto diverso dalle altre due e che, si presume, possa essere stata effettuata tramite un’operazione di pirataggio di un attore ricostruente il testo completo a memoria, o servendosi delle parti scannate (le singole parti degli attori) dei colleghi, forse rubate: modalità di composizione che spiegherebbero i molti refusi… è una versione che, al momento della sua apparizione nel 1603, potrebbe in un certo senso coincidere più delle altre con l’effettiva prima rappresentazione dell’Hamlet (che non si riesce a datare con certezza nell’arco del periodo 1599-1602) e quindi forse la sua brevità e il suo “montaggio” potrebbero attestare cosa effettivamente andò in scena nei teatri elisabettiani (e si ipotizza che Hamlet possa essere stato dato al Globe Theatre, costruito nel 1599 e gestito dalla compagnia di Shakespeare di allora, i Lord Chamberlain’s Men), cioè qualcosa di molto diverso dalla tragedia di 4h e 30′ e passa che tramandano l’in folio del 1623 e l’in quarto del 1605, visto che, da tanti fattori (incluso anche parole dello stesso Shakespeare), si sa che la luce, nel teatro elisabettiano all’aperto, non permaneva per più di un paio d’ore (nel prologo di Romeo and Juliet, Shakespeare parla espressamente di 2h, e nel prologo di Henry VIII parla addirittura di «two short hours»)…

UN SOGGETTO IN AGENDA #2: L’UR-HAMLET

Hamlet ci aiuta a capire anche il fattore della agenda… perché si sa che una decina di anni prima dell’Hamlet di Shakespeare (quindi almeno dal 1587-1589) era circolato a Londra un altro Hamlet, molto probabilmente rappresentato alla Shoreditch Playhouse, cioè il Theatre, gestito dalla compagnia dei Burbage…
Un Hamlet che non ci è pervenuto ma sul quale si evincono alcuni dettagli da documenti indiretti come cronache e memorie di avventori e visitatori londinesi…
Un Hamlet che molti attribuiscono a Thomas Kyd, allora (1587) trentenne…

Tanti sostengono che l’Hamlet del 1587 fosse in realtà l’Hamlet stampato nel 1603…

Non si risolverà mai la questione, ma che il soggetto di Hamlet abbia circolato 15 anni nella stessa città, nella stessa, diciamo, “industria culturale”, ci fa ben capire quanto stupirsi di soggetti simili in anni vicini sia del tutto fuori luogo dappertutto, non solo a Hollywood (industria in cui, per altro, s’è detto, l’exploitation in genere, di qualsiasi “filone”, ha dato vita a miliardi di esemplari)…

UN SOGGETTO IN AGENDA #3: ZAMJÁTIN

Il ribadire che l’opera d’arte è comunque unica perché è frutto di mentalità geniali che hanno còlto un quid che solo loro sono riusciti a vedere, beh, fa parte del mito borghese dell’opera d’arte…

molti esempi smentiscono la genialità del quid

1984 di Orwell, scritto nel 1948 e considerato il numero uno delle distopie varie, è basato, alla lontana, sul Brave New World di Aldous Huxley (1932), e, molto più alla vicina, su My [Noi] di Evgénij Zamjátin (vedi Libri e librini), scritto durante la guerra civile tra bianchi e rossi che portò all’Unione Sovietica nel 1920-’21…
Poco sopportato dai bol’ševikí di Lénin, Zamjátin non riuscì a pubblicarlo in russo…
Quando nel ’23 la guerra civile fu vinta dai bol’ševikí, Lénin divenne capo del governo della nuova Unione Sovietica, ma Zamjátin (che pure era integrato nei bol’ševikí: fu uno di quelli che, proprio come Lénin e Aleksándr Bogdánov, si nascose in Finlandia [sì sotto “governo” Russo, ma formalmente “indipendente”] dopo il fallimento della rivoluzione del 1905, vedi Proletkult), e come lui tanti altri (vedi Majakóvskij), espresse polemiche e dubbi sulla censura di stato nei confronti delle opere d’arte e contrabbandò My a New York, dall’editore Dutton, che lo pubblicò in inglese in una traduzione di un rifugiato scappato dalla Rivoluzione d’Ottobre, Grigórij Zil’burg [non so dove cada l’accento: in USA si traslitterò Zilboorg]…
Per quella pubblicazione i bol’ševikí andarono su tutte le furie e per quasi 10 anni Zamjátin, come molti altri (solo a scopo d’esempio cito, da un ampio calderone, Isaák Bábel’ o Maksím Gór’kij), ebbe vita difficile (la ebbero lui e i suoi amici teatranti, tra i quali Vsévolod Mejerchól’d: con Mejerchól’d, Zamjátin lavorò al Nos, il Naso di Dmítrij Šostakóvič, nel 1928-1931): una vita difficile in cui Zamjátin comunque scherzò col fuoco, arrangiando per interposta persona, nel 1927, la pubblicazione di riviste anticomuniste in Cecoslovacchia…
uno scherzo col fuoco parecchio concreto perché da gennaio 1924 Stálin è già segretario del partito

DIGRESSIONE
Lénin era sempre “aperto” a sanare con i vecchi bol’ševikí, sicché si sarebbe potuto prevedere un suo intervento per la salvaguardia di Zamjátin…
ma già dal 1921, Lénin aveva dimostrato un sacco di acciacchi dovuti a dolori muscolari, articolari, cervicali ed emicranie (sifilide? arteriosclerosi cerebrale?)…
per ovviare ai dolori ci fu un’operazione chirurgica, ad aprile 1922: gli asportarono i proiettili, ritenuti causa dei dolori, che aveva in corpo dal 1918…
L’operazione sembrò andare bene, ma a maggio ’22 Lénin ebbe un primo ictus… non gli impedì di presenziare, benché paralizzato nella parte destra del corpo, alle riunioni di partito (incontrò anche alcuni comunisti italiani, del nuovo Partito Comunista sorto a Livorno a gennaio del ’21: Lénin, a quanto pare, fu molto scontento di vederli privi di qualsiasi strategia di difesa contro Mussolini: la Marcia su Roma si verifica neanche 4 mesi dopo)… Lénin fu affossato davvero da un secondo ictus (a dicembre ’22)… è dopo quello che Stálin (colui che, tra i bol’ševikí, fino al 1917, era stato soprattutto Kóba, pur con tanti altri soprannomi) prende sempre più potere rispetto a Tróckij (il generale rosso vittorioso della guerra civile) e subentra a Lénin quando muore, nel gennaio del ’24…
FINE DIGRESSIONE


E con Stálin al potere non c’è granché da scherzare…
Gór’kij (per contrasti con i bol’ševikí, Gór’kij risiedette dal 1922 al 1932 a Sorrento; durante le fughe del 1905 era stato nascosto a Capri [per un po’, prima di Helsinki, anche Lénin e Bogdánov ripiegarono a Capri], ma Mussolini non gli permise di tornare sull’isola, forse per puro dispetto), una volta saputo della pubblicazione cecoslovacca anti-sovietica del ’27, convinse Zamjátin a giocare un po’ al ribasso per cercare di farsi dare una sorta di “vacanza” all’estero… anche se ancora in Italia, già dal ’28 Stalin “corteggiava” Gór’kij per farlo tornare in URSS, e si dice sia stato Gór’kij a convincere Stalin a far espatriare Zamjátin, nel 1931…

Per sei anni, Zamjátin ha vissuto a Parigi, lavorando con Jean Renoir proprio a una trasposizione cinematografica di un lavoro di Gór’kij…

intanto, My circolava in inglese, e arrivò a Orwell…

…per cui quel grande capolavoro, 1984, che quid ha còlto che non avesse già còlto Zamjátin?…
E Zamjátin in che rapporto era con Huxley?
E su tutti quanti non c’è forse la Storia, con Stalin, Mussolini, Horthy o Franco, e la riflessione sulla dittatura, a pesare un po’ parecchietto con una agenda bella grossa?
Una agenda Storica che esula qualsiasi genio e qualsiasi unicità?

magari tali polemiche del quid sono del tutto mal poste, perché l’opera d’arte non è né unica geniale

UN SOGGETTO IN AGENDA #4: BROOKE, GIRALDI CINZIO, VERDI E HIGHLANDER

per smentire ulteriormente la genialità del quid còlto solo dai geni, torna utile ancora Shakespeare, i cui lavori hanno tutti almeno un precedente
Non solo Hamlet potrebbe essersi “basato” sul presunto precedente di Kyd, ma si sa per certo che Otello è di Giovanni Battista Giraldi Cinzio (1565, quasi 40 anni prima di Shakespeare), Romeo and Juliet è di Arthur Brooke (che si basò su una enormità di coppiette spaiate presenti nella Storia del mondo, dai Piramo e Tisbe di Ovidio ai Troilo e Cressida di Chaucer) e tanti e tanti altri…
Davvero si può parlare di quid còlto solo da Shakespeare, anche se quel quid lo colsero anche decine di altri?

Inoltre:
abbiamo visto, nel Ballo in Maschera di Verdi, quanto questo stato di cose fosse presentissimo nell’Ottocento… ricordiamo, anche, quanto i soggetti del Fidelio, della macroarea Barbiere di Siviglia/Nozze di Figaro, delle infinite Didone abbandonata, Don Giovanni, Elisir d’Amore e quant’altro abbiano affollato l’immaginario sei-settecentesco…

Infine:
sono anni che sento parlare della genialità di Harry Potter perché è stata la “prima” creazione umana ad ambientare i miti e le leggende nel presente, cosa assai poco vera (gli esempi da citare per smentire quest’assurdità sarebbero tanti, tra cui anche roba super mainstream come Highlander di Mulcahy e The Fisher King di Gilliam, quest’ultimo fonte di Harry Potter per ammissione della stessa Rowling)

TANTI GESÙ NEL ’68

Perciò come mai stupirsi e trattare con sensazionalismo il fatto che nello stesso 1973 uscirono sia Godspell sia Jesus Christ Superstar?

Anche perché, essendo entrambi film cristologici, hanno alle loro spalle un soggetto che più sfruttato non si può, sul quale c’è ben poco da essere unici e genialmente quid

Senza scomodare cose prodotte “prima” (un “prima” che, dato che si parla di Gesù, è molto ampio), già dagli anni ’50 la beat generation aveva aperto molto al misticismo…

Philip Dick parlava con dio, per esempio…

E sbrodolate mistiche ce le avevano tanto sia il Living Theatre di Julian Beck (fondato nel ’47 ma mainstream proprio dal ’68 con Paradise Now) sia il “teatrone” di Jerzy Grotowski, sentito proprio come celebrazione se non proprio come una messa (l’attore di Grotowski, Ryszard Cieślak, venne definito il «santo di Grotowski»)…

Non sono un esperto, ma si dice che sia proprio l’LSD a dare “sintomi” di misticismo…

Anche Peter Sellers, potentemente lisergico, parlava con dio negli anni ’60 (almeno a detta di Blake Edwards)…

Certamente si può dire che Gesù, nel messianesimo della Contestazione (vedi anche If….), fosse in agenda in maniera bella potente…

Succede anche che il 6 giugno 1968 ammazzano Robert Kennedy…

Leonard Bernstein decide di fare qualcosa di cristologico in onore di Kennedy…

il progetto di Bernstein si intersecò con l’idea di Franco Zeffirelli di fare un film su San Francesco (idea, si dice, motivata da un incidente con la macchina: Zeffirelli sopravvisse a quell’incidente e, siccome Zeffirelli era già allora un bigotto da isterismo religioso, desiderò, per ringraziare il signore di avercela fatta, dedicarsi a film religiosi!): Zeffirelli, amico di lunga data di Bernstein, intercettò la sua voglia di fare il “cristologico” e cercò di traslarla nel “francescano”: per un po’ Zeffirelli convinse Bernstein a lavorare al film su San Francesco, a comporre la colonna sonora e una “canzoncina” sul Cantico delle creature
anche se amici in teatro da tanto (già dagli anni ’50, Bernstein e Zeffirelli collaborarono nelle opere liriche al Metropolitan di New York e alla Scala di Milano), in cinema le cose non si replicarono altrettanto bene…
Bernstein coinvolse nel San Francesco zeffirelliano, in tempi diversi, sia Leonard Cohen sia Paul Simon…
Si sa che Bernstein, Cohen e Zeffirelli lavorarono per tre mesi in Italia: ne venne fuori una Simple song
Sembra invece che Paul Simon lavorò solo a pochissimi versi…

Intanto, nel ’68, Hair di Ragni/Rado/MacDermot, inclina il misticismo NON verso il Gesù “occidentale” ma verso Hare Krishna, una religione formalmente stabilita due anni prima come “specializzazione” dell’induismo…

Nel ’69, Tommy degli Who finisce in una sorta di preghiera, di cui però si ignora l’effettivo destinatario, anche se spirituale lo è senza dubbio…

Nel ’69-’70 viene registrato Jesus Christ Superstar
Subito dopo l’uscita dell’album, Norman Jewison contatta Lloyd Webber per i diritti filmici…

Nel frattempo la musica che Bernstein stava componendo per San Francesco cominciò a essere “bella grossa”, tanto che Bernstein la volle usare per qualcosa di diverso, lasciando Zeffirelli un po’ sguarnito…

Nel 1970, tra le altre cose, John-Michael Tebelak si laureò alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh proponendo, guarda caso, un musicarello su Gesù, intitolato Godspell, con musica di Duane Bolick…
La rappresentazione viene vista da alcuni produttori Off-Broadway, che propongono a Tebelak un ampliamento del musicarello studentesco in un vero musical: ampliamento che richiederà una completa riscrittura della musica…
Per tale riscrittura i produttori assumono Stephen Schwartz, un altro studente della Carnegie Mellon che aveva trovato lavoro alla RCA (da pochissimo aveva prodotto l’album di The Survival of St. Joan degli Smoke Rise)…
Riscritto da Schwartz, Godspell debutta al Cherry Lane Theatre di New York nel maggio del 1971…

Nel febbraio del 1971, Zeffirelli comincia a girare il suo film francescano, e continua a lavorarci fino a settembre…
Privato della musica di Bernstein, Zeffirelli chiede l’aiuto di Riz Ortolani, che compone musiche e canzoni (con testi di Jean-Marie Benjamin): le canzoni vengono concretizzate anche con l’aiuto di Donovan, che le canta anche nella colonna sonora inglese (per il doppiaggio italiano, Zeffirelli coinvolse Claudio Baglioni)

Nello stesso ’71, Bernstein riassembla quanto già composto per Zeffirelli (anche la roba scritta da Cohen e i versi di Simon) in un nuovo progetto… e a completarlo, Bernstein chiama proprio Stephen Schwartz!
Tolto San Francesco, Bernstein intitola il lavoro Mass e lo riaggancia all’idea primigenia avuta su Robert Kennedy: ultima Mass in sinergia con Jackie Kennedy (la vedova del fratello di Robert, John Fitzgerald, ucciso nel 1963), patrona della costruzione di un grande centro per le arti perfomative da intitolare al marito a Washington, il Kennedy Center…
Mass inaugura il Kennedy Center nel settembre del 1971, in un allestimento di Gordon Davidson e Alvin Ailey…

Nel ’71 va a Broadway anche l’allestimento di Tom O’Horgan di Jesus Christ Superstar

Nell’estate del ’71, Jewison gira in Israele Jesus Christ Superstar

Nel ’72 esce il film francescano di Zeffirelli: Fratello Sole, Sorella Luna

Nel ’72, Jim Sharman allestisce Jesus Christ Superstar in Australia e al West End…

A dicembre del ’72 si sa che David Greene sta lavorando al film su Godspell, “on location” a New York…

Greene era un televisivo: era stato assunto dai produttori Off-Broadway molto probabilmente bypassando Schwartz e Tebelak… Nel dicembre del ’72 Variety pubblica una lettera di Greene che avverte l’interlocutore di quanto Tebelak fosse stato presente solo pochissimi giorni in pre-production e durante le prove, benché molta parte del cast fosse composta dai teatranti che recitarono nelle performance di Godspell, alcuni, perfino, presenti alla prima universitaria a Pittsburgh…

Stupirsi che nel 1973 siano usciti sia Jesus Christ Superstar di Jewison (con Universal) sia Godspell di Greene (con Columbia), buttandola in caciara per denigrare Lloyd Webber di aver copiato, o per accusare Greene di essersi instradato nell’exploitation religioso, beh, è narrare con sensazionalismo un contesto in cui non c’è exploitation o copiamento, ma c’è solo un soggetto (Gesù) in agenda, che circola e viene intercettato da chiunque, non solo dai geni…

Cioè, nel 1973 succedeva come succedeva ai tempi di Shakespeare, ai tempi di Orwell, e ai tempi di Verdi, e come succederà sempre!

A MUSICAL BASED ON THE GOSPEL ACCORDING TO ST. MATTHEW

Rispetto alla Mass di Bernstein e al Jesus Christ Superstar di Lloyd Webber, Godspell, ideato come saggio scolastico, e quindi semplice, diretto e senza grandi pretese, non elabora istanze mistico-lisergiche in chiave allusiva o universalizzante, umanizzando personaggi e “concetti” religiosi… Godspell è proprio il vangelo…

Naturalmente, la spinta sessantottina si sente anche in Godspell, poiché gli apostoli sono effettivamente una “comune” performativa hippie e figlia dei fiori che estrapola le parti più comunistarde del vangelo per cantarle a pieni polmoni in canzoncine estatiche, gioiose e instupidite dalla foga giocosa… canzoncine di livello quasi da catechismo del campo scuola in campagna…

La comune di scioperati libertari di Godspell somiglia moltissimo alla comunità di Berger e Claude in Hair di Ragni/Rado/MacDermot, che però Miloš Forman riesce a portare al cinema solo nel 1979…

Godspell comincia in una New York affollata e alienante, anche se illustrata con toni parodici, in cui un Giovanni Battista colorato e scanzonato si manifesta chiamando a sé 8 poveracci scriteriati e pazzoidi come lui…
Li battezza nella Bethesda Fountain di Central Park (ovviamente: l’Angel of the Waters è un paradigma religioso per tutti quanti, da qui a Woody Allen, Gossip Girl e Angel in America), dove si manifesta un Gesù allucinato, anche lui richiedente il battesimo…

Dalla “chiamata” religiosa degli 8 (che col Battista e Gesù sono 10), New York si svuota, appare deserta…
I 10 bischerelli mistici prima si “compattano” e truccano in un cortiletto pieno di rottami… poi si aggirano nella città vuota cantando canzoncine catechiste basate sulle parabole del vangelo di Matteo… il «figliol prodigo»; la storiella dei semi che cadono sulla strada, tra i rovi e sul terreno; il «buon samaritano» e via andare…
La canzoncine “paraboliche”, tra loro, sono prive di richiami tematici (siamo quindi in un mondo del tutto opposto ai prismi di temi musicali di Lloyd Webber)…

David Greene gira in maniera un pochino svogliata la performance degli attori, che replicano la gestica del teatro: fanno tutto loro: sono loro la scenografia, mimano l’oggettistica, e loro creano l’ambiente e la situazione delle diverse parabolette… fanno i diversi personaggi e le diverse voci, agendo sia da attori sia da scenotecnici cambiando o creando lo stessi “fondali” e set

L’impianto è simile a quello trovato da Jewison e Macdonald nel film di Jesus Christ Superstar, ma effettivamente più “radicato” nella performance scolastica…
Mi spiego:
sebbene Jewison ammetta che tutto Jesus Christ Superstar è agito dagli attori che arrivano col bus, Jewison imposta con loro una dialettica tra verosimile e performato che porta alla riflessione di Superstar
gli attori di Godspell rimangono attori sempre, al di là di qualsiasi verosimile: si muovono nella città oniricamente spopolata e fanno faccette e gesti per impersonare non solo persone ma anche cose, oggetti e astrattismi, smanettando con marionette, giocando con il trucco, e gesticolando in una maniera quasi ballata: fanno tutto con il loro corpo, come se il loro corpo fosse autosufficiente a creare ogni cosa nella finzione teatrante… una finzione in cui lo stesso attore impersona diverse istanze e anche diversi personaggi (Giovanni Battista si trasforma in Giuda)…
quella di Godspell è una configurazione teatrale davvero degna del Living Theatre o del teatro epico di Brecht, che non riflette sulla natura di “scarto dialettico” tra vero e finto, ma propone completamente il finto come comunicazione…

Inoltre, Jewison immetteva il cinema nella partita, usando uno stile che smascherava la presenza della macchina da presa, tra dolly, ralenti, dissolvenze e freezing
Greene, invece, mette sì al servizio del teatro una certa accortezza nella composizione spaziale dell’immagine, disponendo a favore di obiettivo l’azione degli attori, ma molte volte rimane frontale, come se la macchina da presa fosse solo un punto di vista che guarda uno show che verrebbe agito anche senza la presenza della macchina…
un punto di vista che guarda anche abbastanza indifferente, a rimarcare magari la natura “divina” dello sguardo quasi disinteressato a ciò che gli attori fanno: moltissime sono le inquadrature che osservano la danza degli scapestrati cristologici da lontanissimo, col teleobiettivo, con gli attori danzanti sui tetti di grattacieli ripresi come da un elicottero distante, con intorno la solita città priva di vita…
Un Greene che non si preoccupa granché neanche di creare una bella immagine, perché, impegnato nel mero punto di vista frontale o distante sugli attori, ribadisce che quel punto di vista è tutto sommato “altro”, che non si preoccupa neanche dei cieli bruciati o di nessuna delle implicazioni tra teatro e cinema e che l’azione comunque suggerisce: la parabola del «figliol prodigo», per esempio, è agita in un cinema, con gli attori che diventano proiezionisti di un film muto: e Greene, con questi elementi, non riesce a imbastire niente paragonabile alla “lezione” sulla natura interrogativa e conoscitiva del cinema/teatro che allestisce Jewison in Superstar

Godspell finisce quindi quasi per annoirare…
perché le parabolette sono, già di loro, un soggetto ben poco intrigante (neanche Scorsese, Zeffirelli, Pasolini, Duvivier, Rossellini, Ray e Stevens sono riusciti davvero a “impeparle” e “insaporirle”), e poi perché, agite in quel modo da teatrino ripreso in maniera svogliata, si smascherano fin troppo come predica…
Godspell, rispetto a Jesus Christ Superstar, si rivela un film di predica…

Ha, sì, la componente politica della natura comunistico-sessantottina delle parti famose e più “amichevoli” dei vangeli (di cui, specie di quello di Marco e Matteo, si dimentica però sempre che in loro hanno sentenze inequivocabili sul fatto che i discepoli di Gesù vadano in giro armati e di quanto le frasi di Gesù, frutto di copia/incolla di diverse idee sviluppate almeno in un secolo, risultino ognuna la smentita dell’altra), ma quella componente è presentata come effettiva, fattuale, senza nessun tipo di criticità o di dubbio

In due attimi fuggevoli, il Battista/Giuda esprime perplessità sui dettami del Gesù, attimi che non meritano neanche la messa in musica, e attimi che dal Gesù vengono ignorati come argomenti scomodi, come se Gesù sapesse della pertinenza e importanza delle perplessità, ma che preferisca non occuparsene, come chi nasconde lo sporco sotto il tappeto…

Tutti i predicozzi parabolistici di Godspell, in ogni caso, si consumano in un solo giorno: alla sera (cioè dopo 70 dei 100 minuti di durata) c’è finalmente una parvenza di trama
come dal niente e all’improvviso, gli attori si mascherano da “cattivi”, costruendo proprio un mascherone archetipico di villain

col mascherone, Gesù non sembra davvero capace di interagire: lo “sconfigge”, sì, ma, dopo il confronto con lui, Gesù appare consapevole di quello che sembra essere invece stato un “fallimento”…

al tramonto Gesù allestisce l’ultima cena nello stesso cortiletto di rottami dove aveva truccato i suoi accoliti all’inizio: Gesù toglie il trucco agli apostoli, riecheggiando la lavanda dei piedi… e finalmente, in questa tardiva Ringkomposition, si “richiamano” le canzoni dell’inizio (succede una cosa simile nella Bohème di Puccini, nella quale, però, i prismi tematici sono innumerevoli)…
Dopo lo “strucco”, tutti i personaggi appaiono consapevoli che i predicozzi nella “città morta” (o sognata) non potevano durare a lungo… sembrano tutti essere ben al corrente che le loro parabolette comuniste altro non erano che un divertimento di una giornata, o un semplice spettacolino scolastico di ragazzini…

Il Battista/Giuda va a tradire Gesù tristemente, ma non si ribella né inventa qualcosa per sottrarsi o per motivare quel tradimento, per altro concordato (come in Scorsese) con Gesù…

Tutto accade effettivamente come nel vangelo: cioè alla cacchio, in una atmosfera di predestinazione del destino, in un determinismo criptico tale per cui le cose accadono consequenzialmente senza che ci sia una effettiva comprensione di quella consequenzialità…

La crocifissione e la deposizione avvengono con lo stesso stile Brecht/Living, con mimi e balli del corpo degli attori a rappresentare tutto… nella notte…

all’alba successiva la città è di nuovo popolata e caotica come si è presentata all’inizio, ma stavolta non è alienante, perché gli hippies/attori portano il cadavere di Gesù in giro per le strade newyorkesi con gioia…

il messaggio messianico di morte del dio e quindi di umanizzazione del dio, basta a rendere la popolosa città, e quindi l’umanità stessa, felice di vivere…

Gesù, in Godspell, nonostante tutto, rimane cadavere, non risorge… rimane simulacro e simbolo dell’ideale comunista a cui credere anche se irrealizzabile… l’ideale è, sì, morto, perché “non si realizza”, ma rimane lì come fonte di ispirazione, qualcosa a cui tendere: un ideale che è come una tomba, un sepolcro di quello che potrebbe essere: come la tomba è il simulacro della persona che visse, persona che non c’è più ma che nella tomba rimane come “impronta” dell’esistito, l’ideale è il simulacro di ciò che che si sognò, che non potrà essere, ma è lì come “impronta” del “potrebbe” o dell'”è stato nella nostra mente” …
Gesù, secondo Godspell, anche da morto, sembra essere il simulacro dell’ideale: una tomba che rappresenta un sogno di come potrebbe essere…

Mah…

Essendo stata la giornata di cui Gesù morto rimane simulacro solo una sequela di parabolette ovvie e prive di vero senso, non esprimenti altro che i lapalissiani “sii bravo”, “sii buono”, “porgi l’altra guancia” e altre menate (prese in giro perfino dal Battista/Giuda), cioè le banalità raggelanti del cristianesimo, non è che il messaggio di Godspell riesca ad arrivare al di là dei già ben disposti frequentatori del catechismo di più di quanto arrivi l’universalizzazione di cristo operata da Scorsese o Lloyd Webber/Jewison…
Perché, alla fine della fiera, il difettone numero uno di Godspell è il rimanere davvero, nonostante gli accenni catto-comunisti sessantottini, un musical di catechismo privo di dubbio, che accetta tutte le controversie cristologiche appunto per “fede” assurdamente determinista cieca e nonsense, che non si fa alcuna domanda (rispetto alle tantissime domande che si fa Jesus Christ Superstar)…
un film di catechismo che intende Gesù appunto come qualcosa di consolatorio che si accetta come bambini scemi, invece di accettarlo con il dolore della consapevolezza di illudersi come accade in Scorsese o in Abel Ferrara…
un film di catechismo in cui le implicazioni del rapporto rappresentazione e vita, tra “verità” e “folle ma consolatorio inganno”, non si illustrano se non con la candida accettazione acritica di un Zeffirelli…

Forse, invece, Greene, Schwartz e Tebelak hanno rappresentato il vangelo senza crederci davvero, e hanno dato a tutto l’aspetto della recita scolastica baraccona appunto per parodizzare i dettami evangelici…
Infatti la natura posticcia del mascherone villain, oltre che la gestica esagitata da Living, il trucco esposto e iperbolico, le marionette e le facce imbecilli degli attori, potrebbero alludere, lo si diceva, a una presa in giro delle liturgie cristiane…

Ma la conclusione è però fideistica e priva di qualsiasi intento parodico… come a dire, come fanno tutti i catto-comunisti, che magari le parabolette sono sciocchezze, ma che il messaggio di umanizzazione del divino “consola” *davvero* l’umanità…

Boh…

Questa conclusione fa però comprendere, a mio modestissimo avviso, come Godspell sia rimasto, dopo 50 anni, a livello di visione di catechismo, mentre Jesus Christ Superstar si sia universalizzato…

…SULLE CIME DEGLI ALBERI…

Ma Godspell rimane lì a dirci che anche se la Storia ha in qualche modo “decretato” la maggiore circolazione di un “prodotto”, mai però c’è da ritenere quel prodotto qualcosa di “migliore” di altri prodotti coevi: non è che Shakespeare è “migliore” di Giraldi Cinzio o Orwell è “migliore” di Zamjátin… così come Jesus Christ Superstar non è “migliore” di Godspell
non è neanche che Jesus Christ Superstar e Giraldi Cinzio sono “peggiori” di Godspell e Shakespeare perché da essi hanno “copiato” un’idea che i ghiozzi borghesi ritengono unica, visto che, in Arte, l’unicità esiste in una magica consustanzialità tra uno e molti, da trasferire anche agli autori… s’è parlato in Buffy non è Whedon della particolare condizione di pluralità di cervelli coinvolti nella “creazione”, cosa che potremmo affibbiare anche alle persone che chiamiamo Giotto, Verrocchio o Tiepolo, che non furono singole persone ma intere botteghe, interi workshop, nomi perciò simili a quelli di Jim Henson, Valentino, Gucci o Dior…

…che il giochino tra “peggiore” e “migliore” sia vacuo s’è anche un po’ detto recentemente in Soul

Sicché Godspell e Jesus Christ Superstar hanno partecipato diversamente a un TEMPO, a una agenda, agenda anche collettiva, che è divertente indagare anche oggi, riscontrando differenze, affinità e trasformazioni di quella che, in definitiva, è sempre la stessa mente umana che si rapporta con se stessa in un range ben limitato (quanto limitato è l’Uomo) di esperienze e possibilità…

3 risposte a "Tra le altre cose: «Godspell» di David Greene, 1973"

Add yours

    1. Guarda, lo sai che mi è venuto in mente proprio l’altro giorno!
      Ho detto: “Cacchio, ci sono dei film che non mi ricordo per niente, tipo E giustizia per tutti o Nuovo cinema Paradiso! Bisogna li riguardi! Li ho visti che ero troppo piccolo!”
      E giustizia per tutti l’ho rintracciato proprio ieri! Spero di riuscire a vederlo nel weekend!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: