«Echi di Romanticismo» di Eleonora Zizzi

Eleonora Zizzi è quella di Storyteller’s Eye Word, appena incontrata nei Blog preferiti, e ha scritto una silloge di poesie, Echi di Romanticismo, che sono onorato di aver potuto leggere…

Dopo una introduzione (di Lucia Bonanni) che fascinosamente (anche se un po’ rocambolescamente) spiega e dimostra quanto oggi al termine Romanticismo si possa associare questo mondo e quell’altro, la raccolta di poesie di Zizzi ci immerge in una pastosa, costruita e cólta atmosfera di intertestualità ottocentesca, degna degli esempi del miglior post-modernismo (una nutrita esemplificazione dei modi dell’intertestualità è ancora, dopo tutti questi anni, in Palinsesti di Gérard Genette [apparso a Parigi con le Éditions du Seuil nel 1982; lo tradusse Raffaella Novità per Einaudi nel 1997]), che fa sue tecniche di citazione, parodie e perfino forgerie con una destrezza davvero notevole, tanto efficace da trascendere proprio il post-modernismo per approdare a qualcos’altro…

Il nume tutelare di Echi di Romanticismo è Ugo Foscolo (apertamente nominato in una poesia di elogio, tre le più lunghe della silloge, costruita sui Sepolcri) ma si notano altri prestiti soprattutto di Carducci (nella terminologia di consunzione mortifera), e, per certi verdi, Leopardi e D’Annunzio, la cui “presenza” ci porta ad alcune idee ermeneutiche di fondo…

Il portato di Foscolo

La grana e il mondo di Foscolo sono certamente imperanti ed è attraverso Foscolo che nella poesia di Zizzi arrivano tutte le suggestioni pre-raffaellite e sepolcrali, tutte le impressioni britanniche (su tutti Walter Scott e Shelley) e germaniche (Novalis, Heine, Jean-Paul), e anche tutte le tessere classiche (qualche volta perfino tassiane, anche se più di ogni altro ricordano Vincenzo Monti, che fu importante interlocutore, soprattutto di reazione, di Foscolo)…

Foscolo porta in Echi di Romanticismo un particolare vissuto, un Erlebnis pregresso di oscurità e tristezza, insieme a diversi “sistemi” perfino masochistici, con il poeta per certi versi felice di soffrire, poiché è proprio della sua sofferenza che è fatta la sua poesia… Una idea dei tempi di Foscolo e comune nei detti Shelley e Novalis, come anche in Coleridge, Byron e Hoffmann…

Aperture dannunziane

Sul lato del dramma masochistico, alcune volte Zizzi va al di là di Foscolo con immagini più decadentiste, più, dicevamo, dannunziane: sono tessere dannunziane, per esempio, i verbi aperti a fare verso da soli (vedi, una tre le tante, la poesia intitolata Banshee) e diversi indugi nel panismo; inoltre, un certo tono cupo, riscontrabile soprattutto nella seconda parte della silloge, ricorda non solo D’Annunzio, ma anche artisti a lui adiacenti (Debussy, Huysmans, Maeterlinck, Wilde)… ma tali presenze “seriori” (rispetto al periodo foscoliano prevalente nella silloge) non intaccano le immagini complessive di Echi di Romanticismo che rimangono saldamente Romantiche, in tutti i sensi: in Zizzi, nonostante i drammi raccontati, non si ravvede né l’ansia né la fascinazione del non esserci che invece traspare in D’Annunzio, Wilde, Maeterlinck e compagni: Zizzi trova la sua ragion d’essere proprio nel soffrire, senza mai preferire davvero di non esserci mai stata…

Cerco di spiegarmi…

L’oggetto delle poesie di Echi di Romanticismo è spesso il lutto, inteso sia come morte sia come perdita tout court, anche se si rivela, il più delle volte, perdita amorosa, pur trascesa in cosmicità universale…
Prevalentemente tale perdita/lutto è preconizzata e presagita da segni arcani e da fantasmatiche profezie e sempre il perduto è “iperbolizzato” in una visione celestiale, quasi angelicata… quello che si è perso, cioè, è un essere perfetto, che solo per un attimo ci ha degnato del suo sguardo benevolo e della sua gioia (molte volte carnale), e che poi è di nuovo volato via, nell’empireo della sua perfezione, e ci ha lasciato lì a soffrire…
L’essere perfetto non può essere incolpato né biasimato dell’averci lasciato, e siamo noi quasi da stigmatizzare prima che da compatire: noi abbiamo ignorato tutti i segnali premonitori che ci avvertivano dell’imminente perdita già nei momenti di felicità; noi siamo stati stolti anche nel solo pensare che un essere perfetto potesse davvero confondersi con noi altri, con noi mortali, con noi poveracci, per più di cinque minutini di gioia…
e da lì arriva il lutto e lo smarrimento dell’essere rimasti soli, a rammaricarsi della nostra stoltezza…

Questa struttura è un formidabile impasto di tematiche che, pur con l’aggiunta delle immagini qualche volta “estreme” estetizzanti/decadentiste, Zizzi desume da un sacco di letteratura romantica e già Sturmer: a me, operista, tale struttura ricorda soprattutto Walter Scott che con The Bride of Lammermoor ha ispirato Donizetti [numero 10 di Operas I e Змеéвна] e con Lady of the Lake è stato base per Rossini, ma la felicità irraggiungibile, o raggiunta solo per rivelarsi chimera e illusione, è il tema principale dei soliti Novalis, Schiller e Hölderlin, che Zizzi deduce da Foscolo, con tutti gli stilemi di Foscolo, parlando di Zefiri e di dèi greci e usando aggettivi come “vanigliato” e “baritono”… e tale felicità irraggiungibile supporta il discorso dell’«arte del soffrire», e l’immagine del «poeta che canta la sua sofferenza, sofferenza che pertanto è necessaria per la sua condizione di poeta all’interno dell’esistenza e della vita, il cui senso, per il poeta, è proprio soffrire per raccontare la sua sofferenza!», perciò quella sofferenza *non può* risolversi nel mero nulla post-Wagner dei Debussy, D’Annunzio o Maeterlinck, che, nel discorso di Zizzi, rimangono quindi solo marginali, stilemi di un’anima che rimane davvero Romantica, che davvero si sente come l’Hoffmann di Offenbach (numero 33 di Operas VI e numero 8 dei 10 personaggi) o come l’Orfeo del Ritratto della giovane in fiamme (l’Orfeo che decide di voltarsi a vedere Euridice apposta per soffrire e poi narrare la sua sofferenza in poesia, visto che un Orfeo felice non avrebbe avuto granché da cantare)…

Perché rifare oggi il Romanticismo?

Altri neoromantici

Ma come mai sentirsi “romantici” nel 2021?
E come mai farlo usando proprio la superficie testuale romantica, con patchwork post-modernista di poeti passati?

Non è certo la prima volta che arrivano i “neoromantici”, con patchwork e forgerie varie, a riempire il post-moderno…

La cosa è successa anche quando il post-moderno manco c’era: Rachmaninov e Vaughan Williams sono stati visti come “neoromantici”, anche se sono morti rispettivamente nel 1943 e nel 1958, perché rimescolavano idee di Schumann e Liszt cent’anni dopo la loro morte; a un certo punto sono stati neoromantici anche Benjamin Britten (morto nel 1976) e Mario Castelnuovo-Tedesco (morto nel ’68) perché nelle loro opere citavano letteralmente cellule di Wagner; Leonard Bernstein (morto nel 1990) era neoromantico perché prendeva in prestito da Strauss e Mahler; John Williams, Danny Elfman e James Horner sono considerati i compositori “neoromantici” del cinema perché più “tradizionali” (con alla base musiche più “classiche”, al massimo primonovecentesche) sia di chi usa la musica elettronica (tipo Vangelis) sia dei “modernisti” tipo Bernard Herrmann o Ennio Morricone (che hanno alla base la musica post-dodecafonica)…
A vederli da vicino, però, tutti questi neoromantici, che per la critica sono neoromantici patentati, hanno in loro schemi metrici e momenti “discordi” che romantici non sono per niente, anzi: si vede molto bene quanto in realtà partecipassero con tutti i crismi a una poetica perfino avanguardista (Rachmaninov con una varietà di intervalli e ritmi sperimentalissima, Britten con voglie seriali, Castelnuovo-Tedesco con un simbolismo nervoso, Bernstein con idee politonali popolareggianti, Williams con echi stravinskiani, ecc. ecc.)…

Ugualmente neoromantici si sono chiamati, più di recente, anche i Modà, o Claudio Baglioni…
Loro, forse, possono dirsi con più foga neoromantici nel senso sentimentale del termine, e possono appellarsi tali anche per via di una certa “prosodia” ricca di texture un po’ enfatica di perorazioni quasi “sinfoniche” estremamente melodiche… certamente, anche per loro il termine è fuorviante, perché la loro scorrevole melodia, più che ai Romantici, fa pensare ai post-romantici, gli artisti nati 30 o 40 anni dopo i “Romantici” propriamente detti ma in un certo qual modo ancora “Romantici” (gente come, per esempio, Franck, Saint-Saëns, Massenet)…

Zizzi come Romantica autentica non “neoromantica”

L’uso romantico del patchwork

Ma Williams, Rachmaninov o i Modà, con i loro patchwork e forgerie, hanno usato le tessere del passato per costruire mosaici nuovi, e in questo sono post-moderni e neoromantici
Eleonora Zizzi, invece, si sente *davvero Romantica*…
Non è neo-romantica è proprio Romantica…
e le tessere che lei usa per i suoi patchwork e le sue forgerie non servono a costruire qualcosa di “nuovo” ma sembrano proprio riproporre, ricostruire, ripresentare *esattamente* quello che è stato, quasi in modi archeologici
E la cosa che sorprende è che il suo essere archeologica con tessere del passato è, con una vertiginosa mise en abyme, anch’esso *un comportamento Romantico*!
Fare patchwork inter- e intratestuali di cose passate (soprattutto cinque-seicentesche ma anche settecentesche) è stato un *must* del Romanticismo, vedi le riscritture shakespeariane di Schiller, l’amore romantico (per esempio di Victor Hugo) per Rembrandt, le riscoperte romantiche di John Donne, Rableais, Folengo, Bosch, Molière e Milton (in ambito musicale di Bach o Schubert), oppure l’amore di gente come le Brontë, Nievo, Foscolo e Tolstoj per Laurence Sterne (e, ancora per Foscolo, ricordiamo quanto sono stati importanti i poeti settecenteschi da lui distanti solo una generazione: Vittorio Alfieri, Ippolito Pindemonte, Giuseppe Parini o, ancora, Vincenzo Monti)…
Un comportamento patchwork che si esemplifica perfettamente già in ambiente Sturmer con The Monk di Matthew Gregory Lewis del 1796 che era costruito quasi soltanto con rimandi a precedenti racconti orrorifici, soprattutto tedeschi e francesi ma anche inglesi, di pochi anni precedenti (tra gli altri il Vathek di William Beckford, di 10 anni prima; la Justine di Sade, di 5 anni prima; l’Abellino di Zschokke, di due anni prima, che proprio Lewis tradusse in inglese)

Eleonora Zizzi fa la Romantica di contenuto (il lutto della perdita della felicità illusoria), di tecnica (mantiene tutto il lessico foscoliano) e di anima fattuale (fa i patchwork come i romantici)…

Ambientalismo e femminismo

Ma come mai, tornando a bomba, fare una cosa simile nel 2021?

Forse perché Zizzi sente che il Romanticismo è ancora utile per parlare di molte cose, per esempio di ambientalismo, con la sua carica di Natura, dal Romanticismo molto sentita… o di parità di genere, con le tante Grandi Madri citate in tutte le poesie (sia di Zizzi sia dei suoi ipotesti)…?

Romantici per titanismo

Oppure, Zizzi è Romantica anche per filosofia profonda, una filosofia alla Giacomo Leopardi…
poiché oltre che a Novalis e Hölderlin riversatisi in Foscolo, un altro grande romantico che ha cantato l’illusione della felicità è stato proprio Leopardi…
e fissa di Leopardi era anche l’idea che tutta l’umanità stesse rimpiangendo una stagione *iniziale*, un momento primordiale felice, perfetto, sovrumano, che via via si è consunto e consumato…

e i tanti angeli di Zizzi, magnifici e sacrali, che tanto ci hanno fatto felici prima di andarsene e lasciarci a elaborare il lutto poetando, forse alludono anche a quello: a una nostalgia di qualcosa di passato, a un rammarico per una entropia bassa e calma che non c’è più, e a una conseguente condizione umana deteriore rispetto a un Eden idealizzato in versi e in pensieri, che si può solo ricordare con rammarico…

tutta roba leopardiana

come leopardiano è, in ultima istanza, anche il sentimento, alla Hoffmann e alla Orfeo, di trovare senso nella vita da poeta solo cantando della propria sofferenza… cos’è tutto questo “senso” se non un titanismo degno del miglior Leopardi tardo…?

Rievocare il Romanticismo, riplasmarlo nel modo e nell’anima romantica, ripristinandolo come un’archeologia viva è, per Zizzi, forse, ritrovare il senso titanico sia del vivere sia del poetare… è rievocare quel momento idealizzato felice prima dei lutti e, nel contempo, è trovare la propria ragion d’essere nella rievocazione, trovare il proprio scopo nel ricordare e ricomunicare agli altri quello che fu, come fu e come si presentò… sapendo magari di non servire a niente, e di essere fuori dal mondo, e forse proprio, quasi, con l’orgoglio di essere fuori dal mondo: essere “sacerdotessa” di quel che è stato, devota alla liturgia del passato idealizzato, magnifico e siderale, che anche il semplice acheologizzare porta conforto, come fa un amuleto, un talismano…

Echi di Romanticismo è forse un simbolo benefico di presa di coscienza del lutto che è personale e letterario, dovuto alla perdita della grandezza passata; una presa di coscienza che con l’«osservanza» del simbolo compie un rito di rievocazione religiosa di quel che fu, e pur sapendo che quel rito è ormai semplice liturgia, decide di innervare quella liturgia con il credere tantissimo che quella liturgia renda di nuovo vivo tutto quanto… e anche quando si rende conto che forse la cosa non funziona, sceglie di crederci lo stesso, perché è nel credere nel talismano la sua ragion d’essere, la cosa che lo rende “efficace”, così come è proprio nel canto della sofferenza che la coscienza del lutto “riesce”, titanicamente, lo stesso!

Per gli amanti della poesia foscoliana Echi di Romanticismo è una goduria infinita, come è Big Bang Theory per i fan di Star Trek

Per chi quella poesia l’ha studiata per forza a scuola maledicendola è un modo ottimo per riscoprirla, poiché, come tutto il post-moderno mediato, il valore di propedeuticità (vedi Soul) è grande (anche chi ha problemi con Pergolesi ci si approccerà meglio se lo risente “rivisto” da Stravinskij)…

Io non ho granché simpatia per le operazioni liturgico-simboliche, né per quelle archeologiche (non mi piacque The Artist, per esempio), ma la fede di Zizzi in Foscolo, la sua forza di rievocazione, e, tutto sommato, il *divertimento* (anche se si parla di lutti e strazi dell’anima) della sua voglia di ricostruzione restauratrice fideistica nel simbolo del dov’era e com’era da coltivare con tutte le forze (anche la forgerie), alla Viollet-le-Duc (anche lui un Romantico, ovviamente!), sono effettivamente contagiosi…
…e tale idea appunto alla Viollet-le-Duc, diversa dal post-modernismo neoromantico odierno di gente tipo i Modà (o di certi minimalisti tipo Ludovico Einaudi), erutta in una poetica di grande energia, davvero prorompente, davvero stupefacente, come stupefacente è, pur con tutti i difetti, Carcassonne, o come è stupefacente il secondo concerto per pianoforte di Rachmaninov (romanticissimo anche se fu scritto nel 1901, quando era già morto anche l’ultimo dei grandi romantici, Giuseppe Verdi: ed è curioso notare che anche quel concerto, Rachmaninov lo scrisse per liturgia, per avere un simbolo/amuleto di una “stagione perduta da ricreare” con cui elaborare il lutto della malattia [e da lì Rachmaninov “ricomincerà” nel neoromanticismo innvervato di modernismo che si diceva prima])…

In sintesi: non posso dire che mi sia “piaciuto”, né che lo abbia capito davvero (tutte le interpretazioni psicanalitico-simboliche sono solo miei tentativi ermeneutici), ma certamente Echi di Romanticismo mi ha interessato!

Ne hanno parlato anche Elena e Laura!

2 risposte a "«Echi di Romanticismo» di Eleonora Zizzi"

Add yours

  1. Un’analisi davvero molto interessante. Ho apprezzato molto il modo con cui sei riuscito a parlare delle tematiche principali come il lutto e gli elementi grammaticali tipici di Foscolo e anche di D’Annunzio. È stato davvero una bella recensione, complimenti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: