Cenni sugli streaming (e broadcast) di musica cólta in pandemia

INTRODUZIONE: LA POLARIZZAZIONE TRA IL TUTTO ONLINE E IL NULLA ONLINE (contra M5S)

Cercherò di essere breve, ma non ci riuscirò…

Il ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, del PD, di fronte al dramma dei teatri chiusi ha cercato di “consolare” tutti dicendo di stare preparando una grande *piattaforma* del teatro italiano online…
Tutti già la chiamano il «Netflix dell’opera»…

La notizia ha suscitato le ire di gente seria come Riccardo Frizza (serio sul lavoro ma capace di accostamenti “salviniani” nella vita privata), Speranza Scappucci e Francesco Lanzillotta, i quali pur avendo, durante il lockdown, previsto e promosso la soluzione streaming per i teatri, oggi obiettano a questo annuncio ministeriale per diverse ragioni…
…ragioni che riguardano la brutta polarità del pensare italiano, quella che per ogni soluzione trova subito il rovescio della medaglia: e se in situazioni simili, in altre culture, *ci si mette d’accordo*, in Italia no, ci si polarizza di più…

La notizia di Franceschini spaventa perché la fa da un governo in cui ci sono i 5Stelle, quei cari seguaci di Gianroberto Casaleggio che, molti anni fa, blateravano di mettere online, cioè nel loro settore di guadagno (Casaleggio aveva, e suo figlio ha ancora, un’azienda di strutture internet), tutto quanto, dalla burocrazia alla letteratura, facendo pesca a strascico tra ciò che online non si vede l’ora di mettere (la burocrazia) e quello che online non si sa quanto possa davvero stare (la democrazia)…

Perché, in teoria, online potrebbero esserci tante possibilità, anche se poi, in realtà, su quelle possibilità guadagnano in pochissimi, e infatti i nomi che si fanno per l’online e lo streaming sono sempre gli stessi: i soliti Google, Netflix e Amazon…

I 5Stelle, come qualche volta Renzi, si sono sempre presentati come forza politica del nuovo capitalismo della rete: hanno sempre squalificato tutto quanto fatto dalla vecchia industria (Fiat, Benetton ecc.) e sempre glorificato ogni cosa fatta dai nuovi colossi (Uber, Amazon, Google, perfino Facebook)…
nei finali dei filmetti YouTube che girava Casaleggio, il mondo veniva sempre “conquistato” da Google, che diventava una sorta di “azienda statale”, simile a una VEB della DDR, che come le Stark Industries della Marvel o la Wayne Enterprises della DC (o come la General Motors nel New Deal americano), sovrintendeva alla produzione di *tutto quanto* (dagli stuzzicadenti ai viaggi interstellari)…
in quei video era ovvio che Casaleggio, più che un contro-Orwell, era un “paraculo” che sperava di essere per l’Italia quello che Google è stato per la Silicon Valley, cioè una panacea di miliardi con commesse governative, cosa che, finora, gli è (al figlio, che ha tutta l’aria di essere molto meno sveglio del babbo) riuscito di fare solo con la piattaforma Rousseau, che si impalla ogni tre minuti e riesce a puppare soldi solo alle poche decine di migliaia di sprovveduti che hanno visto bene di iscriversi…
ma, pur nel ridicolo, quei video spiegavano bene la velleità dei 5Stelle di presentarsi come interlocutori di una classe imprenditoriale “nuova” e “giovane”, quella dell’online, *contro* i manager brutti e cattivi dell’analogico…
e quei video spiegavano come tutto, per i 5Stelle, data quella velleità, dovesse quindi essere *spinto* verso l’online (o il più genericamente “elettrico”): dalle automobili (con la narrazione Fiat=merda, Musk=genio) all’acciaio (Grillo, Lezzi e Di Maio che blateravano di sostituire, da un giorno all’altro, gli altiforni con avvenieristiche attrezzature sperimentali guarda caso prodotte dagli “innovatori” tipo Musk), con un occhio di riguardo per qualsiasi iniziativa web (anche la più balorda)…
e da lì deriva l’imbarazzo dei 5Stelle (ma anche di Renzi) a fare la voce grossa con chi, dei colossi online o tecnologici, le tasse non le paga un cacchio (a partire da Amazon e Apple), oppure fa contratti per i lavoratori ad minchiam (come Uber, Deliveroo, Glovo e altre sciocchezze), quando invece aveva urlato eccome contro gli sfruttatori e gli evasori del passato (per capirsi, Giggino Di Maio l’avrebbe sciolto nell’acido a Marchionne, colui che per primo disse ai suoi dipendenti di smettere di pisciare oppure il tempo della pisciata sarebbe stato decurtato dalla busta paga, ma lo stesso Giggino ebbe serie difficoltà a imporre a Deliveroo di assumere il personale precarissimo ed ebbe imbarazzi a parlare male di Amazon quando venne fuori che, esattamente come Marchionne, proibiva le pisciate: questo perché Marchionne, alla Fiat, non era online, era “vecchio”, non compartecipava all’economia web casaleggiante, mentre Deliveroo e Amazon sono il punto di arrivo casaleggioso adorato e inseguito e pertanto sempre “accarezzato”, perfino quando evade e sfrutta)

Se al governo c’è un partito che la pensa come i 5Stelle, che pensa, cioè, che tutto debba essere controllato da Google, allora è ovvio che si reagisca male nel sentire che si fa il Netflix della musica cólta italiana, perché si sa che nella logica 5Stelle quella piattaforma non sarà collaterale, adiacente, compartecipante e adiuvante lo spettacolo dal vivo, ma ne diventerà ben presto IL RIMPIAZZO: come nel sogno di Casaleggio: tutto online così che possano guadagnare le industrie online (come la sua) a discapito delle vecchie industrie, brutte cattive obride e inquinanti…

A questa aporia distopica, la gente che dovrebbe avere il cervello reagisce come peggio non si potrebbe…

non si mette semplicemente a dire che l’online aiuta il live e che basta una sinergia tra entrambi anche per scongiurare i monopoli, i conflitti di interesse e la concorrenza sleale, ma si mette a dire che l’online *minaccia* il live (perché si sospetta che i 5Stelle vogliano proprio che l’online rimpiazzi il live) e quindi all’online non va data alcuna possibilità di sviluppo, anzi, l’online è il male, l’online è Casaleggio rimbecillito (e lo era davvero: nell’ultima intervista che ha dato subito prima di morire, a Travaglio, disse beatamente che l’unica società in cui valesse la pena di vivere era il Feudalesimo, e che Mussolini è stato un grande: strano che a nessuno sia venuto in mente che a parlare fosse non lui ma il suo tumore al cervello all’ultimo stadio: e non spariamo sulle croce rossa pensando al fatto che Gianroberto era quello “sveglio” se rapportato a Davide!) a cui non va lasciato niente, perché tutto deve essere live, tutto quanto, anche quello per cui si dice che l’online è utile (anche la burocrazia): tutto deve tornare analogico: anche gli appunti vanno presi sul taccuino perché i computers sono parte del complotto dell’online che offende il live… (vedi le conclusioni di Concita De Gregorio)
A questa reazione consegue che tutto il nuovo dell’online va negato e si deve tornare a vecchi sistemi ignorando oppure annientando tutto quello che già online c’è, soprattutto la roba come Uber, Netflix, social networks e Amazon…
A livello musicale la cosa si traduce che la musica va sentita solo dal vivo, non va neanche registrata, o se lo si fa deve essere venduta solo con la copia fisica, col disco e col DVD, NIENTE STREAMING, niente trasmissioni televisive, NULLA, solo spettacolo dal vivo, che col COVID è sparito e che viene di nuovo minacciato dai 5Stelle di merda…

La situazione è questa

Da una parte ci sono i 5Stelle dementi che predicano, per guadagno (che sperano essere il loro ma invece è degli altri, cioè della solita MERDflix, vedi anche quanto si diceva nelle Streghe di Dahl), di mettere tutto online ignorando il fatto che se metti su Google o Netflix a godere dell’incasso sono solo Netflix e Google che poi però le tasse NON TE LE PAGANO e te rimani con nulla, e non sia mai che si costringano i simboli della nuova industria che tanto si amano a pagarle, per carità…

Dall’altra ci sono i retrogradi che finiscono per passare per luddisti e fuori dal mondo, e che si rifiutano di riempire qualsiasi modulo online, e detestano, altresì, l’aria condizionata, il pagare con la carta di credito e gli ebook…

PRE-COVID

In questo clima si è dovuta “muovere” la musica cólta…
e non solo in Italia!

Dalla mia personale osservazione limitatissima (la rete, come il cosmo, ha un culo enorme, e io ne vedo solo un’anticchia: sto citando dallo spassoso doppiaggio di Carlo Valli dell’Armageddon di Michael Bay una battuta di Billy Bob Thornton doppiato da Ambrogio Colombo) sono riuscito a vedere che pochissime istituzioni musicali avevano un canale d’uso-musica online PRIMA del Covid, e anche se ce l’avevano non l’avevano proprio (di proprietà), ma si appoggiavano a players forniti da altri…

Certo… quelli che ce l’avevano ce l’avevano proprio in grande stile…

  • Dal 2006 la Metropolitan Opera House di New York ha messo i suoi video on demand (Metopera on-demand), prodotti in collaborazione con la PBS (con regia di Kirk Browning, Barbara Willis-Sweet, Gary Halvorson, Matthew Diamond ecc.), in un sito e in un player tutto suo, tutto gestito e prodotto da lei stessa!
  • I Berliner Philharmoniker hanno istituito una loro Digital Concert Hall nel 2008: anche lì è tutto loro (con video fatti dai superpiù Michael Beyer, Andreas Morell, Alexander Lück, Henning Kasten, Hugo Käch ecc.)…

Sono piattaforme totalmente a pagamento, salatissimo ma abbordabile, i cui guadagni vanno totalmente all’istituzione proprietaria, e producono contenuti che rimangono per sempre, con video in alta definizione…
Sono veramente il top di gamma, il leccarsi i baffi della fruizione “mediata” della performance live…

La Metropolitan Opera House, in diretta, proiettava i suoi live nei cinema di tutto il mondo (tranne che in Italia), e così riuscivano a fare anche:

  • La Scala di Milano (anche se solo per la prima del 7 dicembre e, occasionalmente, per qualche evento importante in primavera)
  • La Royal Opera House Covent Garden di Londra, con un programma davvero enorme di proiezioni di opere live in tutto il mondo
  • L’Opéra Royal de Wallonie di Liège (solo ogni tanto)

Istituzioni che, però, online non erano presenti pressoché nulla (poco, vedremo, l’Opéra de Wallonie)

Molte compagini hanno “toccato” l’online solo marginalmente, come se fosse qualcosa di simile alla TV…
In questo sono state aiutate da grossi conglomerati di media come Mezzo/MediciTv/Arte o Takt1, che su siti loro (e non della compagine musicale) hanno distribuito a pagamento (dopo averle trasmesse in TV) sia streaming live sia on demand diverse performance (Mezzo/MediciTv/Arte si affida a registi video bravissimi come François-René Martin, Don Kent, François Roussillon, Andy Sommer, George Blume, Ariane Adriani ecc.)… Alcune performance di Mezzo/MediciTv/Arte confluivano (non so quanto piratate) nei video online del cinese Bilibili… Tra le maggiori istituzioni affiliate a Mezzo/MediciTv/Arte ci sono i festival di Verbier, Aix-en-Provence, Glyndebourne, la Staatskapelle Berlin, l’Accademia di Santa Cecilia, la Carnegie Hall, l’Opéra de Paris, il Mariinskij, i teatri olandesi e spagnoli, il Covent Garden e molti altri… Takt1 è invece preferito in Germania in sinergia con le varie emittenti (le radio Westdeutscher, Norddeutscher, Südwestdeutscher, Bayerischer ecc.)

Siti propri ce li avevano in parecchietti, ma davvero raramente li hanno usati per streaming o per post di performance, a pagamento o gratuite… vediamone alcuni:

  • il Mariinskij di San Pietroburgo utilizzava la parte video del suo sito (appoggiato a VKontakte e a Mail.ru, con regie effettuate dal comparto apposito del teatro con Dmitrij Kozakov spesso a guidare la telecamere) solo quando gli pareva e per il tempo che gli pareva…
  • sul sito dell’Opéra de Paris erano pressoché assenti le performance integrali a pagamento, a cui si preferivano dei piccoli teaser gratuiti per invogliare a comprare i biglietti delle performance al Palais Garnier, all’Opéra Bastille o alla Philharmonie de Paris…
  • idem la Deutsche Oper di Berlino
  • un po’ più attiva la Bayerische Staatsoper di München, che faceva, con un player tutto suo, qualche streaming in diretta assai ben messo…
  • identica alla Bayerische Staatsoper era la Bayerischer Rundfunk (i cui video, dopo un primo passaggio esclusivo sul sito, finivano su YouTube: la regia video era spesso affidata a Elisabeth Malzer)…
  • identica anche la Staatsoper di Vienna
  • invece parecchie le dirette degli spettacoli della TV online del Teatro Carlo Felice di Genova: quasi tutte le prime dei loro show venivano trasmesse streaming regolarmente sul loro sito…
  • il Teatro Massimo di Palermo forniva ottimi video, spesso poi traslati sul canale YouTube, ma al primo run presentati direttamente sul sito…
  • il Teatro Lirico di Cagliari faceva uguale a Palermo…
  • uguale anche la Filarmonica Toscanini (che traslava anche su YouTube)…

Ben altro numero, davvero ingente, quello delle compagini che non avevano strutture proprie, ma si appoggiavano ai colossi: ai social e a YouTube

Molte istituzioni hanno fatto account social prima del Covid, e numerosissimi profili YouTube che hanno riempito di ottima musica, spesso ma non solo in collaborazione con emittenti broadcast (radio o tv) amiche loro… per fare esempi tra i più attivi

  • le orchestre delle radio tedesche postavano, quali più quali meno (la [uso il femminile per concordare con l’italiano ‘radio’ anche se in tedesco ‘radio’ è maschile] Westdeutscher Rundfunk, per esempio, o la Mitteldeutscher Rundfunk, o la Südwestdeutscher Rundfunk erano un pochino più pigre), video YouTube a mille: in particolare la Hessischer Rundfunk (l’orchestra della radio di Francoforte sul Meno) caricava dozzine di performance integrali all’anno…
  • la Norddeutscher Rundfunk Elbphilharmonie di Amburgo, invece, al caricamento a cose fatte su YouTube (pur fatto eh, e spesso in conseguenza a broadcast televisivi), ha preferito le dirette su Facebook che ha lasciato per un lasso di tempo non spregevole a disposizione di tutti anche dopo che la diretta era finita…
    una cosa che hanno fatto anche molte altre orchestre…
  • le orchestre olandesi (Concertgebouw di Amsterdam, l’orchestra della radio di Hilversum, l’orchestra dell’Olanda del Nord, la Rotterdams Philharmonisch ecc.), in collaborazione con l’emittente Radio4/Avro, distribuivano a mille performance integrali su YouTube, almeno una volta al mese!
  • le orchestre scandinave (Oslo-Filharmonien soprattutto) postavano spesso video di qualità tecnica immensa (a livello proprio dell’alta definizione)
  • certe orchestre moscovite (Orkestr Rossii, Filarmonica di Mosca, Novaja Rossija) hanno centellinato ma non hanno fatto mancare diverse performance (in special modo riprese da diverse venue moscovite, tipo la Koncertnyj Zal imeni Čajkovskogo in Triumfal’naja Ploščad, la Sala Grande del Conservatorio, la Zal Zarjad’e, ogni tanto anche la Dom Muzyki)
  • la già detta Opéra Royal de Wallonie: non era attivissima ma c’era con qualche video integrale postato ogni tanto…
  • l’orchestra della Danmarks Radio postava molto, pur con riprese video non così “pronte”, e garantiva nomi di tutto rispetto (Dausgaard, Blomstedt, Denève, Luisi, Alsop ecc.)…
  • il Teatro Real di Madrid postava abbastanza (postava dopo il broadcast televisivo: ultimamente il suo regista video più attivo è stato Raúl Hernández Garrido)…
  • il Liceu di Barcellona idem (per anni ha avuto un regista TV in residence: Pietro d’Agostino)
  • la Garsington Opera postava qualcosa (anche se, molte volte, erano produzioni ai limiti dell’amatoriale, nonostante le ottime orchestre coinvolte)…
  • postavano qualcosa, di qualità video davvero rimarchevole, i teatri argentini e brasiliani (tipo il Colón di Buenos Aires)
  • molto attive le orchestre delle Fiandre (Symfonieorkest Vlaanderen, deFilharmonie cioè la Koninklijke Filharmonie van Vlaanderen, Opera Ballet Vlaanderen) con post di video fatti per trasmissioni TV, video davvero anticonformisti e interessanti…
  • il Massimo di Palermo, che abbiamo visto
  • il Lirico di Cagliari, che abbiamo visto
  • la Bayerischer Rundfunk, che abbiamo visto…

Su YouTube, almeno dal 2015, è stata attivo il conglomerato europeo OperaVision, che si comporta come Mezzo/MediciTv/Arte *senza* un sito (o un broadcaster radiotelevisivo) suo, ma mandando tutto direttamente su YouTube, seppur per un periodo limitato… Partecipavano a OperaVision un sacco di teatri (anche l’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino, i teatri olandesi), con un occhio particolare alle produzioni dell’Europa centrale (Ungheria, Ucraina, Bulgaria), del Nord (Norvegia, Finlandia, Islanda), dell’Asia (Cina, Taiwan) e di teatri meno blasonati ma belli pimpanti in quanto a innovazione (per esempio il Nemirovič-Dančenko di Mosca o la Komische Oper di Berlino)

Ma il dramma pre-Covid era che, a parte questi esempi fulgidi, le orchestre (e un account lo hanno fatto praticamente tutte le orchestra professionali del mondo) usavano i canali YouTube e social come l’Opéra de Paris ha usato il suo sito: cioè solo come vetrina di piccoli teaser, spesso trainanti a progetti discografici, con link a Spotify, Apple Music, Amazon ecc.

e in questo clima è arrivato il Covid…

LOCKDOWN: MARZO-LUGLIO

Col trauma dei teatri chiusi la prima cosa fatta, in parte lo abbiamo visto, è stata pubblicare il magazzino… e qui, chi era “preparato” con players propri con quelli ha continuato (abbiamo visto Il trovatore della Bayerische Staatsoper)…

Per molti altri c’è stato da inaugurare una massiccia collaborazione con diversi enti… e anche stavolta il più gettonato è stato YouTube…

Il canale YouTube delle seguenti (giusto per dirne alcune) istituzioni è praticamente “esploso” durante il lockdown

  • Philadelphia Orchestra (abbiamo visto il primo concerto postato)…
  • Staatskapelle Berlin (spesso appoggiandosi alla RBB Rundfunk Berlin-Brandenburg)…
    YouTube, come vedremo, era solo uno dei canali dell’orchestra: l’ha usato per live veri, non di repertorio, per il quale ha preferito Vimeo: live a teatro vuoto, con repertorio di musica da camera, con pochissimi strumenti coinvolti, spesso solo due (solista con pianoforte)…
  • London Philharmonic
    ha fatto quasi soltanto cosette da camera, spesso per un singolo solista
  • Bayerischer Rundfunk
    Dal suo quartier generale (lo Studio 1 del Funkhaus di Rundfunk Platz, non lontano dalla Hauptbahnhof di München), i solisti dell’orchestra della radio bavarese hanno trasmesso un po’ di musica da camera, che hanno distribuito su YouTube e sui canali ufficiali radio-televisivi della Baviera…
  • Accademia Chigiana di Siena
    tanto repertorio e poi qualche concertino fatto apposta…
    dopo un po’ ha preferito mettere tutto su un suo sito…
  • London Symphony
    Simon Rattle, il direttore della compagine, s’è detto da subito molto preoccupato che il Covid potesse addirittura far morire del tutto la musica d’arte, proprio tout court, e quindi ha fatto produrre alla sua orchestra davvero tanto, non solo col magazzino, ma anche con performance ad hoc (chiamata Always Playing, con video spesso di Jonathan Haswell) con repertorio per organici più stretti per mantenere la distanza: in questo frangente, essendo un’orchestra britannica con la cultura del «non ti pago se non suoni», cosa che condanna molti strumenti non usati per la musica da camera (vedi certi ottoni o certe percussioni), ha scovato anche pezzi più intriganti rispetto alle sonate solista/pianoforte, per esempio cosette di stile classico settecentesco o riduzioni novecentesche per piccola orchestra di mostri sacri come Bartók…
    ha sfruttato soprattutto il suo spazio alla St. Luke’s Church a Islington, che comprò e ristrutturò (soprattutto come sala prove e studio di registrazione) già nel 2003…
  • Le orchestre olandesi che facevano capo a Radio4/Avro hanno rinnovato l’offerta anche nel lockdown, con repertorio, soprattutto, ma anche con produzioni apposite, cameristiche ma non solo, innovative…
  • La Fenice di Venezia
    il suo era un ottimo magazzino, fatto di performance già registrate per RAI, Mezzo/MediciTv/Arte, Unitel (la grossa azienda di DVD di musica classico-lirica), o OperaVision… molto spesso La Fenice le ha postate su YouTube senza alcuna restrizione di tempo…
  • Opera di Roma
    con il lockdown s’è scoperto che il loro magazzino era “giovane” ma fantastico, con allestimenti particolari (tipo La Traviata di Sofia Coppola con costumi di Valentino) e regie video assolutamente all’avanguardia (sviluppate da Nicola Calocero e Jerry Saltalamacchia)
  • Comunale di Bologna
    aveva invece un magazzino “storico” davvero eccezionale, risalente anche agli anni ’80, con prodotti ripresi spesso con mezzi gestionali quasi di fortuna, ma di interesse artistico sommo
  • Mariinskij
    nei primi giorni è stato restio a usare YouTube, e ha proposto il suo magazzino più recente (anche prodotto con l’agglomerato Mezzo/MediciTv/Arte) sul suo sito e su VKontakte prima di sbolognare tutto su YouTube…
  • Bol’šoj di Mosca
    ha distribuito gratuitamente, per un periodo limitato ma non risicatissimo, alcune (non troppe) performance, soprattutto di balletto, riprese per Mezzo/MediciTv/Arte, in special modo da troupe francesi…
  • il Festival di Aix-en-Provence ha postato poco, ma sempre cose molto all’avanguardia in quanto a sperimentazione scenica, e molto buone a livello musicale (quasi tutte passate dalla produzione TV di Mezzo/MediciTV/Arte)…
  • le orchestre dell’Emilia-Romagna (Fondazione Toscanini o anche le agglomerate per i teatri modenesi, ferraresi e reggiani) hanno postato moltissimo magazzino con regie teatrali tradizionaliste ma con regie video non male (spesso di Fabio Dolci) e video di qualità tecnica (in quanto a banda e “k”) molto alta…
  • il Really Useful Group di Andrew Lloyd Webber ha messo a disposizione per poche preziose ore, ma del tutto gratuitamente, inestimabili video delle sue più riuscite produzioni di live e film (che aveva in passato fatto pagare a carissimo prezzo in DVD)…
    Jesus Christ Superstar, The Phantom of the Opera, The Sound of Music, Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat, Cats, Love Never Dies, e altri, quando dal vivo o quando in versione filmica (a cura dei registi a libro paga, cioè David Mallet o Nick Morris), hanno popolato YouTube spesso in formati di altissima qualità…
    la cosa fu molto accorata, poiché Cameron Mackintosh, il mogul del musical anglo-americano di Broadway e West Ham, fu uno dei primi a dire, già a marzo, a lockdown appena iniziato (quindi anche prima di Rattle), che il Covid avrebbe distrutto tutta quanta la filiera del teatro musicale, perfino l’indotto…

Tutte hanno proposto dei veri e propri eventi streaming, che hanno esulato dal semplice post pre-Covid: la performance, anche se registrata anni prima, era presentata come un live di YouTube, che andava in onda come se fosse in diretta, a un’ora precisa…
Molte volte la performance è rimasta su YouTube per breve tempo, ma in certi casi è ancora lì…
Alcune volte, specie per quel che riguarda le compagini anglo-sassoni, era possibile donare a offerta libera qualcosa all’orchestra, con un sistema di pagamento interno a YouTube…

Durante il lockdown uno dei fenomeni parastatali più grossi di YouTube è stato Andrea Bocelli che ha cantato da solo nel Duomo di Milano vuoto, il giorno della pasqua cattolica (12 aprile) “depredata” dal virus…
pochi mesi dopo lo stesso Bocelli disse in diretta mondiale che il Covid era una bufala, che non esisteva, facendo, probabilmente, una delle più colossali figure di cacca del 2020 (che di figure di cacca è stato davvero pienissimo)…
Quel giorno cantò un repertorio scolastico e scontato (l’Ave Maria di Bach/Gounod, la Santa Maria ovvero l’intermezzo della Cavalleria rusticana di Mascagni e altre sciocchezze appiccicose) ripreso da una lussuosissima ed estatica troupe diretta dal pubblicitario Chris Myhre, che ha optato per punti macchina che neanche il Karajan più delirante ha mai proposto…

Moltissime istituzioni hanno preferito Vimeo a YouTube, per esempio:

  • Bayerische Staatsoper
    pur avendo un player proprio sul sito, usato per le dirette streaming e per l’on-demand, alla fine deve aver visto che Vimeo era più stabile per certo magazzino…
    non ha quasi mai accreditato i pessimi registi video impiegati, purtroppo, ma ha proposto roba molto ardita, con allestimenti spesso ultramoderni (Katie Mitchell, Krzysztof Warlikowski) e direttori oggi molto apprezzati dagli avanguardisti (Kirill Petrenko, Vasilij Jurovskij, Oksana Lyniv)…
  • Gewandhaus Leipzig
    Da anni, il Gewandhaus, un po’ come i Berliner, aveva una sua branca discografico-televisiva denominata Accentus (le cui regie video erano spesso affidate a eccellenze come Ute Feudel ed Elisabeth Malzer), che si occupava delle riprese da trasmettere in TV e poi commercializzare in DVD: con gli anni ha quindi formato un magazzino che durante il lockdown ha proposto direttamente dal sito del Gewandhaus con un player Vimeo… lasciavano però il video disponibile per pochissimo tempo (spesso neanche 24 ore)…
  • Staatskapelle Berlin
    hanno postato le riprese, quasi sempre di teatro musicale ma non solo, fatte con la Unitel, cosa che ha permesso di far apprezzare a tutti il Verdi di Daniel Barenboim (un wagneriano convinto che si è dedicato a Verdi, soprattutto al Verdi assai maturo, purtroppo solo in vecchiaia) e le regie teatrali ultramoderne di Martin Kušej, Dmitrij Černjakov o Harry Kupfer (con regie video di Andy Sommer, Andreas Morell, Tiziano Mancini, Tilo Krause o Alexander Lück) decostruenti i classiconi
  • Staatskapelle Dresden
    hanno postato le riprese con la Unitel riferite ai Festival Pasquali di Salisburgo, durante i quali l’orchestra (diretta praticamente sempre da Christian Thielemann) è in residence dal 2013 (prima di allora il Festival era “dependance” dei Berliner Philharmoniker)
  • il Festival Verdi di Parma
    ha postato quasi tutto il suo magazzino degli ultimi anni, ripreso dalle telecamere di Unitel (spesso con regia video di Tiziano Mancini)…

Tantissimi hanno invece usato il profilo Facebook come amplificatore del magazzino, per esempio:

  • Maggio Musicale Fiorentino
    ha avuto la *pessima* idea di postare solo audio “storici” (anche degli anni ’40), solo in diretta, e senza alcuna possibilità di sentirli al di fuori dell’orario della diretta…
    …dirette, oltre tutto, accidentate dal sistema di blocco copyright di Facebook che ha impedito allo stesso Maggio la riproduzione delle sue stesse registrazioni perché il sistema dà per scontato che gli utenti non abbiano i diritti di sfruttamento, e il Maggio ha fatto molta fatica a dichiarare a Zuckerberg di essere il detentore del copyright…
    …finiva che la diretta durava tipo 15′, poi si bloccava, stava 1h ferma, e poi ripartiva…
    …un vero strazio: e tutto per sentire, con qualità audio molte volte precaria, certe glorie del passato tutt’altro che fresche
  • il Teatro Carlo Felice di Genova ha riversato su Facebook tutto quello che aveva ripreso con la sua TV sul sito: roba divertentissima che spesso ha immortalato diverse recite della stessa opera: molto interessante… purtroppo il suo reparto di ripresa audio/video lascia a desiderare…
  • Royal Scottish National Orchestra
    ha postato i suoi programmini adorabili (quasi sempre catturati alla Royal Concert Hall di Glasgow con una troupe propria intelligente e molto fresh), che ha lasciato quasi sempre disponibili senza restrizioni sul suo profilo…

Naturalmente, è noto, ogni singolo musicista ha effettuato delle sue personali dirette sui socials, coinvolgendo anche amici suoi…
con la connessione veloce riuscivano a suonare, da posti lontani, pezzi da camera eccezionali…
tra i milioni, io ho tanto apprezzato gli artisti dell’Orchestra della Toscana (Daniele Rustioni, Francesca Dego e altri) che hanno valorizzato un repertorio non comune…
e ho apprezzato moltissimo l’iniziativa di Alondra de la Parra e della sua Impossible Orchestra, che ha compattato diversi artisti di tutto il mondo in una performance di musica (la Seconda danza di Arturo Márquez ristrumentata per la bisogna dalla stessa de la Parra), canto e balletto (coreografia di Christopher Wheeldon), andata anche su YouTube, i cui introiti sono andati tutti in beneficienza…

Chi aveva un sito suo l’ha molto potenziato per il Covid, per esempio:

  • Deutsche Oper di Berlino
    ha postato non troppi video integrali di repertorio per periodi risicatissimi ma con un player fantastico, capace di garantire una qualità video davvero siderale…
  • Wiener Staatsoper
    ha postato tantissimo, quasi una volta a settimana…
    ha il vantaggio di avere una troupe tutta sua da tanti anni (approntata da Christopher Widauer e guidata spesso da Jasmina Eleta, Jakob Pitzer, Dominik Kepczynski, Henning Backhaus, Ella Gallieni, Anna Gettel) e di certe opere ha postato anche più recite…
    in un primo tempo le ha lasciate gratuite senza accesso al sito, poi ha “preteso” almeno un account con un login…
    le ha lasciate per un tempo non disdicevole, dopo il quale le metteva a pagamento (dai 5 ai 7€)
  • Opéra de Paris
    il suo sito è stato molto enhanced con un sacco di contenuti e dirette, spesso disponibili per sempre, con una goduria di performance sinfoniche, coreutiche e operistiche di fattura sopraffina… le riprese video erano spetto effettuate per trasmissioni sul conglomerato Mezzo/MediciTv/Arte…
  • Philharmonie de Paris
    non è un’orchestra ma la “nuova” (costruita nel 2015) Philharmonie parigina costruita da Jean Nouvel, che ha un suo sito da dove ha proposto moltissime performance del passato, riprese soprattutto per France Tv…
  • San Francisco Symphony/San Francisco Opera
    non hanno mai lasciato niente al di fuori del periodo di diretta, che era su fuso orario del Pacifico: impossibile “goderne” davvero per chi vive lontano dalla California… solo poi hanno “ampliato” il tempo di permanenza del contenuto online…
  • New World Symphony di Miami
    ha potenziato moltissimo il suo sito apposta per il Covid, con concerti, specials di interviste e molto altro: purtroppo con un repertorio un pochino stretto, ma con riprese video (spesso di Clyde Scott) di enorme qualità…
  • Philadelphia Orchestra
    forse su YouTube ha ottenuto pochi introiti pubblicitari, perciò ha potenziato il sito buttando, con cadenza quasi settimanale, un sacco di magazzino audio, davvero immenso…
  • Boston Symphony
    ha fatto come Philadelphia puntando soprattutto sullo storico, con performance audio vecchie di 50 come di 100 anni (con direttori come Munch, Kusevickij, Leinsdorf, Ozawa), proposte sul sito tutte con suono rimasterizzato e rimissato: splendide!
    solo rarissimamente ha offerto qualche video interessante, anche se, come San Francisco, certe volte con dirette fruibili solo dagli USA…
  • New York Philharmonic
    non ha concesso molto, ma qualcosa ha postato, sia storico (gloriosi concerti con Kurt Masur [vecchi video della vecchia gloria Kirk Browning, il decano delle riprese musicali americane] o Alan Gilbert) sia più recente (vedi il primo atto della Walküre diretto da Jaap van Zweden nel 2018, regia video Habib Azar)
  • Chicago Symphony
    in tempi normali attivissima sui social solo con odiosi teaser, anche in pandemia questa orchestra non ha offerto granché, anche se qualcosa dal Festival di Ravinia, la sua casa “estiva”, è riuscita a metterla all access

Naturalmente le TV e i conglomerati (Mezzo/MediciTv/Arte come la RAI) hanno continuato a trasmettere indefessamente e con una immensa lena…

La RAI, per esempio, ha sciorinato il suo vastissimo magazzino quasi *ogni mattina*, con performance di un sacco di teatri italiani ed ha continuato a essere il canale ufficiale del lockdown di diverse orchestre: ovviamente dell’Orchestra RAI di Torino (per forza) ma anche dell’Accademia di Santa Cecilia, per esempio, che dal suo sito linkava le pagine di Raiplay!
Raiplay si è anche dimostrato un sito proprio stupefacente, che dava un tempo di fruizione ragionevolissimo (una settimana), quando non direttamente illimitato (moltissimi contenuti, essendo di effettiva proprietà RAI, rimangono sul sito Raiplay vita natural durante)…
il dramma è che per le risorse i cui diritti non sono completamente suoi funziona soltanto da cassa di risonanza che dura solo per il tempo della diretta, senza alcuna possibilità di reperibilità ulteriore…

LA RIPRESA

Il drammone immenso è stato che il Covid non ha smesso di battere neanche al momento della riapertura delle stagioni musicali, con moltissime istituzioni rimaste chiusissime…
La Metropolitan Opera House di New York ha fatalmente annullato ben 2 stagioni complete, e la cosa significa *disastro* finanziario e occupazionale pantagruelico, comune in tutti gli USA…
In Italia i teatri hanno riaperto per pochissimo tempo d’estate, e poi hanno richiuso i battenti a ottobre… e così è stato, nizzole e nazzole, in tutta Europa, ad eccezione di pochissimi stati (in Spagna sembra sia tutto aperto, pur con le restrizioni: Speranza Scappucci ha aperto il Liceu di Barcellona con Traviata a dicembre 2020; anche in Russia pare che il teatro funzioni: il Mariinskij ha esaurito ben presto il repertorio offerto nel lockdown, non ha rinnovato alcuno streaming in estate, ma, a parte qualche piccola defaillance di contagio, ha fatto performance dal vivo)…

Il sistema di riapertura ha fatto *deviare* molto sullo streaming, in diverse forme…

L’ESTATE
  • Una delle prime istituzioni a riaprire online, il 13 giugno 2020, è stata l’orchestra della radio svedese, con uno spettacolo multimediale distribuito sul suo sito, sia in diretta sia “a disposizione” per diverso tempo…
    uno spettacolo tutto da studiare…
    si è trattato di una mise en espace del Don Giovanni di Mozart alla Berwaldhallen di Stoccolma curata dal giovane (40 anni) tenore Andrew Staples; direttore Daniel Harding; regia video di Karl Thorson
    i cantanti erano in una sorta di spazio work in progress quasi di “fabbrica”, tutti distanziati a mille, ripresi con un sistema alla Ronconi di telecamere in vista e bianco e nero ricco di sovrimpressioni somiglianti molto al Jekyll RAI di Giorgio Albertazzi: davvero suggestivo…
  • A corto di introiti live, le case discografiche, oltre a non rinunciare per nulla alla distribuzione di dischi in studio (abbiamo visto il Beethoven di Currentzis e l’Otello di Kaufmann/Pappano), hanno cercato di seguire la soluzione della Digital Concert Hall dei Berliner Philharmoniker, cioè progettare un player a pagamento in cui distribuire delle ottime riprese video di opere e concerti…
    quella che c’è riuscita di più è stata la Deutsche Grammophon con il suo Digital Stage
    Deutsche Grammophon non è un’etichetta indipendente: è una sussidiaria del Universal Music Group, cioè della più grande major discografia del mondo (la seconda è la Sony, la terza è la Warner), che i modi per fare i soldi li trova, anche col Covid e anche con le sale da concerto vuote…
    Il Digital Stage, ricopiando furentemente la Digital Concert Hall, ha proposto diverso magazzino di diverse compagini (Bayreuther Festspiele, Métropolitain de Montréal, Münchner Philharmoniker, London Symphony ecc.) con riprese molto all’avanguardia (di registi esperti come Myriam Hoyer)… e via via che lo stop aumentava ha dato mano libera alle riprese a sale vuote, da mettere a prezzo standard (ca. 9€) sia per le dirette sia per l’on-demand
  • Già dall’estate si sono compattate alcune piattaforme simili agli agglomerati Mezzo/Arte/MediciTv e compagnia bella ma con un focus molto più mirato verso lo streaming… Tra queste Marquee è stata scelta da diverse orchestre londinesi… Idagio e Fidelio, pressoché identiche a Marquee, sono state più attraenti per le orchestre austriache e tedesche…
    A dir la verità, in estate hanno lavoricchiato, ma hanno eruttato davvero solo dal 2021: la London Philharmonic, per esempio, quando s’è visto che non si riapriva neanche dopo un anno dal lockdown ha praticamente rifiutato YouTube in favore di Marquee…
  • La Radio Filharmonisch di Hilversum, sul canale YouTube di Radio4/Avro, ha proposto un ottimo Barbablu di Bartók in forma semiscenica diretto da Karina Canellakis nella Tivoli Vredenburg di Utrecht vuota; la direttrice ha anche curato l’innovativa e inventiva mise en espace, con regia video bella “intrigante” di Henk van Engen
  • Il 16 luglio 2020, la prima della ripresa estiva del Teatro dell’Opera di Roma ce l’ha fatta a venire trasmessa dalla RAI (con regia di Francesca Nesler): è stato, come è noto, il controverso Rigoletto di Michieletto e Gatti al Circo Massimo (l’abbiamo visto), il cui esito non splendente ha fatto rimpiangere che la RAI non fosse a immortalare gli altri festival estivi che sono riusciti a funzionare (cioè Macerata o Martina Franca, ricordando che Verona è riuscita solo a portare avanti qualche serata concert)…
  • Il 27 luglio, Antonio Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia hanno inaugurato il nuovo Ponte di Genova con la 5a di Beethoven e l’Adagio for Strings di Samuel Barber…
    un concerto andato in onda solo in una diretta a cui si poteva accedere solo con prenotazione (gratuita ma necessaria) sul sito privato della ditta di costruzione del ponte e una regia video del tutto ignara di musica…
    è rimasto nell’effimero del momento…
  • il Festival Estivo di Salisburgo ce l’ha fatta ad esistere (al contrario degli annullati festival di Bayreuth e di Bregenz): Mezzo/MediciTv/Arte (regia video di Myriam Hoyer) ha trasmesso l’Elektra di Warlikowski e Welser-Möst dalla Felsenreitschule il 5 agosto, anche sul sito…
  • Il 18 settembre 2020, nel parco dello Schloß Schönbrunn di Vienna, i Wiener Philharmoniker sono riusciti a puntare sul distanziamento del pubblico per eseguire il loro tradizionale Sommernachtkonzert (direttore Valerij Gergiev, solista Jonas Kaufmann), che è stato ripreso, come al solito, solo in TV… [le altre iniziative analoghe non si sono potute verificare, vedi, per esempio, quelle della città di Berlino: la Staatsoper für Alle in Bebelplatz della Staatskapelle Berlin, la soirée estiva dei Berliner Philharmoniker al Waldbühne; o di München: il concertone alla Feldherrnhalle di Odeonsplatz, della Bayerischer Rundfunk o dei Münchner Philharmoniker]
  • La Česká filharmonie, su Facebook in gemellaggio con la Česká televize, dalla Sala Dvořák del Rudolfinum di Praga con qualche avventore, ha trasmesso alcuni concerti…

L’AUTUNNO

Quando poi il Covid ha intaccato l’autunno, allora davvero tutte le prime storiche italiane e non, di tutti i teatri, hanno vacillato e sono andate online con diversi mezzi…

Su YouTube

YouTube ha continuato a essere privilegiato da molti teatri vuoti:

  • l’Orchestra della Toscana
    finora povera compagine locale fiorentina, con i social usati come mera pubblicità dei concerti, e che aveva riaperto a settembre con un’ambizioso programma annullato del tutto dalla “seconda ondata”, ha tirato fuori le unghie con un programma YouTube di sopraffina qualità, con numerose performance registrate a teatro vuoto, riprese benissimissimo da una troupe apposita, con artisti eccelsi e concerti interessanti, con l’unico difetto della troppo pomposa presentazione dei brani a cura di Francesco Ermini Polacci…
  • il Maggio Musicale Fiorentino
    anche lui restio a qualsiasi streaming per questione di costi, s’è svenato, mendicando sponsor privati a destra e manca, per fare una diretta YouTube di Die Schöpfung Franz Joseph Haydn, diretta dal solito Zubin Mehta, l’11 novembre 2020…
    una diretta pubblicizzata in maniera invasiva che però è andata avanti per quasi 1h SENZA AUDIO…
    per fortuna il concerto, nel frattempo, veniva registrato con cura, e quindi è stato possibile riproporlo “in differita” un paio di giorni dopo con l’audio buono…
    È stato difficile per tutti i fiorentini commentare la colossale figuraccia
  • La Fenice di Venezia
    il 27 novembre, in maniera del tutto gratuita, La Fenice ha proposto una strepitosa Nona di Beethoven diretta con smalto da Myung-whun Chung, con una mise en espace goduriosa che ha visto il teatro rovesciato: il coro era nei palchi, dove di solito sta il pubblico, e l’orchestra, distanziata, posta nella platea sgombra di sedie…
    Una regia video esalante (di Daniele Conti) ha reso l’evento davvero ottimo ed emozionante, rimasto disponibile per tutti dopo la diretta…
    Erano previste altre iniziative simili ma qualche contagio nell’orchestra veneziana hanno fatto annullare tutto…
  • il Teatro Petruzzelli di Bari…
    Non ha postato troppo, ma non ha postato neanche poco, distribuendo gratis performance integrali di eccellente fattura riprese assai bene…
  • il Comunale di Bologna
    ha proposto concerti davvero degni di nota con direttori internazionali…
  • il Teatro Stabile del Veneto (Comunale di Treviso, Orchestra di Padova e del Veneto)
    è riuscito, sulla scorta della radio svedese e della radio di Hilversum, ad allestire un’opera tra palco e platea vuota senza post-produzione: il Rigoletto. Direttore Francesco Ivan Ciampa, allestimento proiettivo di Federico Cuatero e Giuseppe Emiliani, regia video di Daniele De Piano…
  • la London Philharmonic ha fatto un particolarissimo film dell’Enfant et les sortilèges di Ravel (che però deve essere costato un occhio della testa in quanto a sceneggiatura e post-produzione) ma non ha *mai* messo vere performance integrali su YouTube…
  • la London Symphony ha continuato le sue dirette identiche al periodo del lockdown, con tanto di pagamento a offerta libera…
  • Timidamente, s’è affacciata agli eventi YouTube anche la Helsingin kaupunginorkesteri, con performance dal Musiikkitalo vuoto…
  • Qualcosa ha postato anche l’orchestra sinfonica di Düsseldorf dalla Tonhalle locale…
  • La Philharmonia di Londra ha scelto la pessima via di postare movimenti isolati più che opere complete… solo pochissimi full concert (di roba, per altro, non così appetibile, come certo repertorio un po’ più “scuro” [Dvořák, Vaughan-Williams] e le sinfonie più malloppose di Mahler) sono stati ripresi (dalla Royal Festival Hall o dalla suggestiva Great Hall del Battersea Arts Centre) e diffusi su YouTube, su ClassicFM e sul canale Facebook di ClassicFM: una strategia peculiare e ben poco gratificante… un vero peccato… anche per le ottime regie video proposte (spesso di Guy Wigmore), che sono andate quasi sprecate…
    hanno fatto eccezione solo per il compleanno di Beethoven, quando hanno realizzato un filmetto (del tutto simile a quello della London Philharmonic) con Die Geschöpfe des Prometheus narrato da Stephen Fry e condotto da Esa-Pekka Salonen alla Great Hall del Battersea Arts Centre: filmetto carino di Wigmore che ha inframezzato la performance dell’orchestra alla narrazione di Fry e alle animazioni di Hillary Leben: delizioso sì, ma delizioso quanto basta…
  • La Aurora Orchestra di Londra ha rimpolpato molto YouTube con le sue esibizioni di magazzino già dall’estate: è un’orchestra giovane (non ha neanche 10 anni) specializzata nelle esecuzioni a memoria (ma molte volte la musica la leggono eccome)
  • L’Opera di Roma ha optato ancora su YouTube per la fine del 2020 e l’inizio del 2021 (anche se per la prima, lo vedremo, s’è comportato diversamente onde ottenere più “massa” di pubblico)
  • La Westdeutscher Rundfunk di Colonia, abbastanza pigra di streaming sia in lockdown sia prima, dalla fine dell’estate ha buttato sul suo poco sfruttato canale YouTube un sacco di roba bella, soprattutto di magazzino (derivato da riprese per trasmissioni televisive), con, però, la poco simpatica tendenza a mettere solo singoli movimenti invece di opere complete… la qualità delle performance (con direttori ispiratissimi e professionalissimi quali Semën Byčkov e Jukka-Pekka Saraste) è in ogni caso garantita!

Le prime sulla RAI e sui broadcaster tradizionali

Intanto Monica Guerritore andava in TV a dire, come avevano fatto Mackintosh e Rattle, che il rischio per il teatro, la musica e il cinema era davvero immenso e proponeva che la RAI diventasse uno strumento di “rimpiazzo” temporaneo dello spettacolo dal vivo, mettendo a disposizione telecamere e sito per immortalare e trasmettere, magari anche a pagamento su sito, o con accordi pubblicitari per web e tv, opere e prosa…
Fu abbastanza ignorata prima che Franceschini annunciasse il Netflix del teatro italiano…

In ogni caso hanno optato per la RAI tre grandi prime:

  • il Maggio Musicale Fiorentino, con l’Otello di Zubin Mehta e Valerio Binasco
    l’abbiamo visto
    e non è andata così bene…
  • la Scala di Milano, con una soirée di musica, prosa e balletto denominata dantescamente A riveder le stelle, concepita in toto da Davide Livermore e Giò Forma, direttore d’orchestra Riccardo Chailly
    per riprenderla, la RAI si è appoggiata anche al conglomerato Mezzo/MediciTv/Arte, affidando la regia video a ben tre registe diverse (Arnalda Canali, Stefania Grimaldi e Daniela Vismara), a seconda del repertorio (prosa, lirica e balletto)…
    È stata una serata di 3h, che in Italia, su Raiuno, è stata mandata privata di un pezzo (di Wagner) per non urtare il telegiornale (nel resto del mondo, con Arte e RaiInternational, è invece andato in onda integrale), ma era frutto di riprese fatte a parte e montate…
    Chailly ha assemblato tante stars canore e coreutiche e ha condotto anche repertori a lui lontani (il balletto e Wagner) con gran classe, ma, non si sa perché, ha scelto, per il finale “col botto” col Guillaume Tell di Rossini, la traduzione ottocentesca reazionaria di Calisto Bassi, che censura la parola «libertà» dal libretto: non un bel segnale…
    Livermore, oltre che le sue amate e insulse videoproiezioni, ha utilizzato attori bravi in una pedante e didascalica cornice di prosa tra i vari pezzi di musica e danza (attori che recitavano cosette abbastanza scontate e da immaginario collettivo), e l’ultimo intervento ha deciso di “recitarlo” lui stesso, denotando un “protagonismo del regista” un po’ strabordante…
  • l’Opera di Roma, con Il barbiere di Siviglia di Daniele Gatti e Mario Martone
    tra le tre è stata l’operazione più interessante…
    Martone ha sovrainteso anche la regia TV, anche questa non in diretta ma ripresa e montata, con un gusto del tutto identico (specie nella gestione dei primi piani con gli sguardi in macchina dei cantanti) a quello del vecchio Jean-Pierre Ponnelle, e con un occhio (anche lui come Staples e Thorson a Stoccolma) a Ronconi con il far vedere le ottime maestranze tecniche impegnate con le “giochesse” teatrali… c’erano anche poco comprensibili inserti di riprese di repertorio dell’Istituto LUCE a fare vedere il glamour delle prime romane del lontano passato, piene di nobiltà, jet-set, divi e teste coronate (che era? rievocazione dei tempi andati? o nostalgia di un tempo in cui a teatro andavano solo i ricconi? difficile a dirsi)…
    La gestione teatrale, con un cast formidabile (mai vista una Rosina così giovane, gattosa, avvenente, sessuale e con un timbro di contralto così massiccio e portentoso) e idee sceniche fresche, spigliate e divertenti (che hanno sfruttato tutto il teatro vuoto, anche il “dietro le quinte”), era godibilissima, così come la musica gestita da Gatti con agilità, leggerezza e spirito…

Sono state tre prime gratuite, pagate solo con la pubblicità della RAI con, a parte il Maggio, tutta una post-produzione che ha fatto giustamente osservare quanto fossero più film che prima d’opera (anche se molto meno film dell’Enfant et les sortilèges della London Philharmonic)…

Invece prime normali, fatte in diretta senza alcuna post-produzione, e disponibili nei siti dei broadcaster, sono state quelle di compagini come la Deutsches Symphonie-Orchester di Berlino (diffusa dal RBB Rundfunk Berlin Brandenburg) o i Wiener Philharmoniker (appoggiati alla ORF Österreichischer Rundfunk) che, a teatri vuoti, hanno comunque trasmesso, lasciando in podcast (spesso ma non soltanto del solo audio) sul loro sito le performance (riascoltabili la maggior parte della volte senza limitazioni)…
I Wiener Philharmoniker si apprestano a trasmettere in questo modo il loro Concerto di Capodanno 2021 con Riccardo Muti, che, a oggi, spera ancora nella presenza di un pur risicato pubblico nella Goldener Saal del Musikverein viennese…

Naturalmente molto grande è stata l’offerta di broadcaster grandi come la BBC, che precipita anche molto nell’online sui siti delle istituzioni attraverso podcast… e quello dei podcast sarebbe un capitolo davvero enorme…

Le prime su Facebook

Problemi di editing dello showing, della visualità della prima, si sono avuti anche in un altro spettacolo distribuito live a teatro vuoto, con nessuna post-produzione, ma con inserite delle scenette di tableaux vivants (sui palchi del teatro vuoto, in inserti post-prodotti, i cantanti si sono messi a mimare, pur stando pressoché fermi, alcune “intenzioni” dei personaggi nelle scene più “strong”): cioè la Cavalleria rusticana di Juraj Valčuha al San Carlo di Napoli, ripresa da una troupe guidata da Maria Antonietta Pirozzi e Arianna Ramaglia…
È stata un’esecuzione in forma di concerto, con un cast all stars (l’onnipresente Kaufmann, Claudio Sgura, Elina Garanča, la grande Maria Agresta quasi sprecata a cantare le tre note di Lola), che il San Carlo ha deciso di affidare a Facebook…

Una prima leggermente affetta da problemi di trasmissione (i classici ritardi audio/video che contraddistinguono le grandi “bande frequenziali” trasmesse) la cui resa musicale è stata comunque eccellente (Valčuha, al chiuso, e con un cast “nobile”, ha replicato la sua superba lettura mascagnana, migliorando, in condizioni, parecchietto quanto aveva fatto nell’agosto del 2019 a Matera)…

E una prima interessante in quanto il San Carlo è stato il primo teatro italiano a rendere la sua prima streaming su Facebook a pagamento: poco più di 1€ per avere la possibilità di vedere la diretta, e rivederla nell’intervallo di 48h…
Un pagamento che è andato a Facebook…
…anticipando un po’ i problemi grillini del Netflix della musica…
cosa che, con YouTube, non è sorta…
…forse perché YouTube, come la RAI, permette i ricavi degli introiti pubblicitari e concepisce perfino la soluzione dell’offerta libera, quindi è “solo” come una TV, mentre Facebook, nell’ottica anti-grillina (quella che prende appunti sul taccuini e disprezza le email, la PEC e i pdf), è il male assoluto…

Facebook è stato scelto anche

  • come “emittente” del concerto “ufficiale” del “compleanno” di Beethoven (il 17 dicembre) dal Theater Bonn, che ha visto protagonisti Daniel Barenboim e la West-Eastern Divan Orchestra: evento, però, che è passato in molti altri canali oltre a Facebook (cioè quasi tutte le TV e le radio del Westdeutscher Rundfunk e anche su YouTube) ed è stato completamente gratis…
  • per i concerti della Česká filharmonie, trasmessi anche sulle TV (specie dalla tedesca Takt1 oltre che dalla Česká televize)…
  • sui social (soprattutto Twitter) anche qualche offerta dell’orchestra della Nippon Hoso Kyokai, la televisione nazionale NHK di Tokyo, che però è solo la punta dell’iceberg di quanto va in onda in TV in Giappone…

Una scelta particolare è stata quella del Gewandhaus di Lipsia: ha affidato i suoi contenuti gratuti dicembrini (con un banalotto calendario dell’avvento con i pezzi celebri del secondo atto dello Schiaccianoci di Čajkovskij, per fortuna interpretati con grande passione da Andris Nelsons) a Instagram e alla sua IGTV (ma Instagram e Facebook sono la stessa compagnia)

Le prime su Vimeo

Il prezzo del San Carlo (poco più di 1€) ha permesso al teatro di avere un riscontro di contatti molto ampio… e chissà quanto Facebook abbia realmente voluto in termini di percentuali…

Forse, a volere percentuali più grosse è Vimeo, poiché le istituzioni che si sono affidate a lui hanno chiesto molto di più…

La Bayerische Staatsoper, per esempio, ha voluto più di 14€ per vedere le sue due proposte autunnali operistiche su Vimeo che sono state:
La Bohème di Asher Fisch e Otto Schenk (allestimento risalente al 1969 e riproposto) con Jonas Kaufmann e Rachel Willis-Sørensen; e Falstaff di Michele Mariotti e Mateja Koležnick con Wolfgang Koch, Boris Pinchasovič, Ailyn Pérez, Elena Tsallagova e altri…
Entrambe agite a teatro vuoto e riprese, montate e postate su Vimeo con una particolare stralunanza dovuta ai registi video evidentemente all’oscuro di quanto succedeva nell’allestimento scenico…
Bohème è stata vista dal punto di vista tragico-sinfonico, come se fosse stata scritta da Wagner (lo stesso difetto in cui la Bayerische Staatsoper incorse col Trovatore anni fa), con i cantanti che, pur convintamente e con effetto galvanizzante, strabordavano (anche se Rachel Willis-Sørensen ha spiccato per graziosità buontempona in una delle Mimì più simpatiche degli ultimi tempi)…
Falstaff è stato molto più compreso da Mariotti, in una lettura musicale eccellente con un cast spigliato e tecnicamente ottimo, che sembrava però non così a suo agio nella regia molto complicata a sproposito (e ripresa molto male in video)…
Per vederle occorreva pagare con un tempo di visione di sole 24h…
Una cosa un po’ odiosa…

Il San Carlo di Napoli, dopo aver visto che la vincente idea di Facebook è stata un’attimino “sporcata” da problemetti di banda trasmissiva, per i concerti di Natale ha mantenuto la stessa formula (1€ per un noleggio di 24h) affidandosi però alla piattaforma MyMovies (specializzata in “trasmissioni” di interi film: è quella, in un certo senso, di MioCinema, vedi qui), a sua volta appoggiata a Vimeo…
Una cosa che mi aggrada assai, perché è meno multinazionalosa (anche se Vimeo è comunque una multinazionale), e perché mantiene i prezzi su cifre a mio avviso ragionevoli…

Attiva dal 2021 con streaming con player Vimeo (da acquistare a offerta libera, da selezionare in un range di scelte, da 0€ a 350€, nello stesso modo in cui si sceglierebbero le zone del teatro tra plateissima e piccionaia) la Oper Köln, il teatro dell’opera di Colonia…

Le prime sui siti di proprietà

È ovvio che chi aveva il sito suo, di proprietà, dello smistamento dei guadagni con le multinazionali e con le pubblicità se n’è sbattuto le balle…
Molte orchestre britanniche hanno implementato il sito, spesso a pagamento, poiché, forse lo abbiamo già ricordato, il Regno Unito paga gli strumentisti non con stipendio fisso ma solo se suonano, per cui la soluzione dell’online è stata più che urgente e stringente…

  • La Digital Concert Hall dei Berliner Philharmoniker ha continuato la sua tradizione, fregandosene altamente di licenze, social e contratti con chissà chi, e ha continuato a funzionare alla grande…
    Uno dei primi live di inizio stagione (con la Philharmonie di Berlino vuota) è stato Emmanuel Pahud che, con Daniel Barenboim, ha eseguito il Concerto per flauto di Ibert (se ne parla nella Musica dell’estate) e musiche di Busoni per poi lasciare a Barenboim la lettura della Symphonie fantastique di Berlioz…
    Per vedere il concerto c’erano diverse opzioni di abbonamento a tutta la Digital Concert Hall, non solo al singolo concerto: 9,90€ per un mese e vedere tutto il magazzino…
    non male
  • Il Digital Stage della Deutsche Grammophon sta preparando l’integrale dei concerti per pianoforte di Beethoven con Krystian Zimerman, Simon Rattle e la London Symphony… costerà 9,90€ per ogni singolo concerto…
  • La Royal Liverpool Philharmonic, per ogni singolo concerto postato sul suo sito, richiede ben 10 sterline…
  • 10 sterline anche per i concerti della City of Birmingham Symphony Orchestra, che a sala vuota trasmette on demand perfino l’evento di festeggiamento del suo centenario…
  • Anche la Royal Scottish National Orchestra, così generosa su Facebook durante il lockdown, dall’autunno ha messo tutto a pagamento sul sito a 9,35€… Ma qualcosa ha mantenuto free sui social…
  • La Royal Opera House Covent Garden, orfana delle trasmissioni nei cinema, propone ben poche produzioni sul loro sito (e sul loro player) a soli 3€…
  • De Nationale Opera al Muziektheater (la Stopera) di Amsterdam ha fatto diverse opere carine gratis, sfruttando però quasi soltanto il magazzino e lasciandole disponibili solo per brevissimi periodi…
    Poi ha fatto un gustoso e particolarissimo filmetto post-prodotto di suggestiva musica corale a neanche 3€…
  • Pochi pezzi gratis anche quelli proposti dal sito dell’Auditori di Barcellona (casa dell’orchestra nazionale catalana), ma alcuni sì, poiché la Spagna ha ancora i teatri aperti seppur con ingresso limitato (e infatti la prima del Liceu che dicevamo, con La Traviata diretta da Speranza Scappucci, non è andata in streaming da nessuna parte)…
  • Totalmente gratis l’offerta, piccola ma preziosissima, del sito dell’orchestra della radio svedese dalla Berwaldhallen di Stoccolma… In un video della 5a di Beethoven, il direttore principale della compagine, Daniel Harding, fa uno strepitoso discorso sulla forza libertario-rivoluzionaria di certi musicisti cólti oggi “traditi” da chi li vuole simbolo del conformismo, dello status quo, e dell’immobilità classicista, proprio loro che erano stati i più grandi scardinatori di idee, pensieri e “pericolosità” artistica e sociale…
  • Il nuovo sito dell’Accademia Chigiana di Siena, con un player di proprietà, oltre a “riappropriarsi” di molto repertorio prima messo su YouTube, farà anche live di musica da camera (o per organici ridotti), molto probabilmente gratuiti (forse solo con un account necessario)…
  • Gratis anche la serie di concerti del Teatro Regio di Torino, chiamata Regio ALive
    hanno proposto diversa roba per formazioni medio-piccole o anche medie (spesso anche corali) a teatro vuoto… i video sono andati solo sul sito, con ben poca eco sui social, e il repertorio (un po’ come quello della Staatskapelle Berlin o della London Philharmonic durante il lockdown) è stato carino ma non così attraente…
    Dal 2021 il teatro ha annunciato alcuni streaming a pagamento sul sito, in sinergia con alcune emittenti satellitari (tipo Classic HD)…
    Questa e quella della Chigiana sono operazioni da salutare con interesse in quanto sono iniziative di singoli teatri sul loro proprio sito senza “appoggiarsi” tanto a troppe multinazionali…
    Ma queste operazioni è bene che abbiano davvero un host di streaming proprio, altrimenti potrebbero incorrere in certi problemi…
    Nel febbraio 2021, per esempio, il Regio di Torino è stato costretto a rimandare lo streaming del 125ennale della Bohème di Puccini perché il loro host streaming era in manutenzione proprio in quel periodo!
  • Una sua webTV, con una non brutta sezione on demand, l’ha fatta anche l’Arena di Verona, con modalità di fruizione conforme al Metopera on demand e al resto dei maggiori siti (un video a 9,90€: tantino, visto che la “qualità” è data solo dalla presenza di alcuni grandi “divi”)…
  • Ha costruito un magazzino on demand anche il Ravenna Festival, che però ha optato per una permanenza online sì gratuita ma un po’ ridotta…
  • Dalla fine del 2020 ha costruito un ottimo sito con video gratuiti la Norddeutscher Rundfunk Elbphilharmonie di Amburgo… in passato attiva su Facebook, deve aver visto anche lei che avere un sito proprio permette maggiore duttilità… è vero, però, molti video del sito sono diffusi quasi sempre anche sui social di Facebook (tipo la IGTV di Instagram)…
  • Dal 2021 si organizzerà per la trasmissione gratis dal sito anche il Maggio Musicale Fiorentino, con una partnership con Takt1
  • Dal 2021, cosa molto importante, fa un suo player online (simile alla Digital Concert Hall dei Berliner) la New York Philharmonic, player che dovrebbe essere di performance nuove oltre che di “comunicazione” del loro sterminato magazzino, ancora oggi ben poco “sfruttato” online (gli anni di Zubin Mehta [1978-1991], di Kurt Masur [1991-2002], di Lorin Maazel [2002-2009], e ancora molta roba di Bernstein [1958-1969] o Boulez [1971-1978], sono ancora nella panca dei NYPhil Archive e, dopo alcuni passaggi televisivi effimeri [piratati su YouTube], lì sono rimasti: NYPhil Archive è un ottimo portale per i fantastici documenti dell’orchestra [le partiture segnate da Bernstein, Stokowski, Mahler, Toscanini: wow!] ma in quanto ad audio/video latitava assai)

CONCLUSIONI

E alla fine di tutto questo marasma Franceschini, viste le prime “blasonate” di RAI e Facebook (Opera di Roma, Scala, Maggio, San Carlo) ha visto bene di annunciare il Netflix della musica italiana invece di promuovere, come in Spagna o in Russia, una riapertura controllata, tracciabile grazie ai pochi biglietti venduti, tutti online e nominali…

Un Netflix musicale che certo aizza i retrogradi….

  • aizza coloro che parlano, in modo miope, di ritorno totale allo spettacolo dal vivo gettando via il bambino con l’acqua sporca (come quegli insegnanti che non accettano proprio nulla della “didattica a distanza” che, hai voglia a parlarne male, sarà sempre più il futuro, con i difetti di rete e divario digitale da correggere ma senza dubbio non da millantare come scuse per non investire *per niente* nel digitale e per demonizzarlo, vedi il libro di Barbara Bruschi e Alberto Perissinotto per Laterza e le mie idee in merito qui e qua)…
  • aizza coloro che considerano il web una sciagura e si rifiutano di vedere le cose che sul web hanno funzionato benissimo da molto prima del COVID (Mezzo/MediciTv/Arte, OperaVision, la Digital Concert Hall, la Metopera on-demand, le dirette Facebook della Norddeutscher Rundfunk Elbphilharmonie)…

Un Netflix musicale che aizza anche i troppo orwelliani, come i grillini, che non vedono l’ora di far guadagnare chi è online in barba a chiunque non lo sia…

E un Netflix musicale che ignora il fatto che, specie in Italia, la RAI sarebbe fantasticamente in grado di supportare, sul sito e in TV, tutte le prime musicali che si vuole, con sistemi di contrattazione forse anche più vantaggiosi dell’offerta libera su YouTube, del pagamento simbolico di Facebook o del pagamento salato su Vimeo (Raiplay potrebbe anche mettere una parte del sito a pagamento, magari “simbolico” che, con tanti contatti, garantirebbe comunque un ottimo guadagno)…

Un Netflix che, affidando tutto a un circuito esterno (come può essere un YouTube che almeno lascia un margine di guadagno all’orchestra), per di più rievocante MERDflix, commette lo stesso errore di “commissariare” quella che potrebbe essere una salutare “libera impresa” a un ennesimo monopolio…
…perché se Monopolio deve essere, almeno sia della RAI, dello stato, e non di qualcuno che poi le tasse non te le paga!
Oppure, se deve essere “libera impresa”, facciamo che lo sia davvero, con ogni teatro in grado di farsi un player e un’offerta propria, come il MET, i Berliner, la Wiener Staatsoper, l’Accademia Chigiana, il Covent Garden, la Royal Liverpool, l’orchestra nazionale catalana e quant’altro…
…e ogni teatro sarà in grado di fare ciò proprio se lo stato smetterà di perdere tempo a “implementare” cose nuove ma inutili, destinate a essere cattedrali nel deserto digitale (come sarà senza dubbio il Netflix di Franceschini, i cui introiti fuggiranno in tasse perdute), e si metterà a incentivare e rendere possibile a livello fiscale il passaggio web dei tanti e poveri teatri/orchestre che abbiamo…

se si insisterà con la cattedrale nel deserto del Netflix non si farà che rovinare tutto tra le opposte fazioni degli orwelliani (che useranno quel Netflix per impoverire i teatri e poi dire loro «cosa vi lamentate che non avete pubblico: siete online! gioite! e gioite anche se il frutto del vostro lavoro non si trasforma in stipendio vostro ma in guadagno per una multinazionale di merda! e gioite di questo perché tanto siete vecchi, il teatro è vecchio, la musica anche, ed è giusto che chiudiate perché non siete marketable per il web! schiappe!») e dei fessi nei pressi dei “negazionisti” (che continueranno a mendicare solo e soltanto spettacolo dal vivo mai “mediato” né da TV né da disco né da altro per poi lamentarsi che, nel mondo globale, non fanno un cacchio di soldi, finendo per parlare male delle orchestre blasonate che invece sul web ci sono e quindi gli rubano il pubblico!)

E per fortuna molte istituzioni stanno facendo ognuno per conto proprio con piattaforme che ci sono già e già ben implementate!

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