Connery e Proietti

Una simple list molto personale con una paroletta sui loro film da me preferiti:

CONNERY

Dr. No (Terence Young, 1962)
È certo molto interessante, ma, tra i Bond, non è quello che mi sconfinfera di più… (su Bond c’è da leggere per forza Cine Muffin: eccola su Dr. No)

From Russia with Love (Terence Young, 1963)
Meglio…
Ma anche questo, tra gli altri, non me lo ricordo mai come il “top” (si sta certamente parlando di gusti personali)…
Complice della sua condizione di “non top” è l’aver ritenuto il romanzo di Fleming del 1957 più “serio”…

Goldfinger (Guy Hamilton, 1964)
È top
Anche di questo ho letto il romanzo (del 1959), ma ho trovato Hamilton più sicuro e lesto di Young, e Hamilton è un regista che, in vecchiaia, devo ammettere di adorare…
Hamilton indovina, con John Barry, la prima canzone dei main titles immortale (scritta con l’aiuto di quei furbacchioni di Anthony Newley & Leslie Bricusse) e le prime musichette d’atmosfera azzeccatissime (se ne parla un pochino in calce alla musica di North by Northwest), con Peter Hunt indovina un ritmo di montaggio eccelso e con Ted Moore irradia tutto con un oro fantastico (ecco Cine Muffin)…

Marnie (Alfred Hitchcock, 1964)
Nelle Lezioni di regia di Dario Tomasi si analizza alla grande la fattura dell’ultima scena del film, ma non occorreva certo Tomasi per apprezzare uno dei migliori Hitchcock di sempre (anche quello con una ispiratissima musica di Herrmann)…

Thunderball (Terence Young, 1965)
Forse geloso che Hamilton avesse ottenuto un film così buono in Goldfinger, Young, il “padre” della serie, si “vendica” con Thunderball che, secondo me, è davvero il film topico di 007, forse non “meglio” né più rappresentativo di Goldfinger, ma ugualmente iconico, ugualmente indiavolato nel ritmo e nel costrutto, e magari anche più fresh per la vicenda più “corale” (con la girl sadomaso vs la girl angelicata, entrambe splendide: Claudine Auger era al meglio del meglio) con un cattivo immenso quanto Goldfinger ma forse più interessante per la sua crudeltà…
E poi è un cattivo legato alla Spectre, cosa che rende Thunderball molto più trincerato nella “diegesi”…
E Thunderball entra nella memoria perché è quello con la vicenda creativa più tormentata e variegata, con Kevin McClory che è stato 50 anni attaccato ai tribunali onde guadagnare da quella storia che ha tentato in tutti i modi di commercializzare come sua propria invece che di Fleming e della United Artists (Never Say Never Again, che forse vedremo, è un prodotto di tale controversia legale): è quindi lo 007 che, forse, si “studia” di più! (vedi Cine Muffin)

Zardoz (John Boorman, 1974)
I tentativi di staccarsi dai Broccoli e da 007 portano Connery a fare diverse esperienze non brutte ma ottiene pochi successi, anche perché gli 007 successivi a Thunderball si possono tranquillamente considerare, senza pericolo di offendere nessuno, più fiacchi rispetto ai primi, con Broccoli che assumeva Mankiewicz a riscrivere delle sceneggiature che Connery odiava e che quindi accettava di interpretare solo ad altissimo costo…
Un atteggiamento che rende Connery poco appetibile, con una fama di litigioso e di tirchio (cosa che, in effetti, con tutti i problemi con le tasse britanniche che ha avuto, probabilmente è vera)…
Boorman lo assume a prezzo stracciato per Zardoz, quando 007 è già Roger Moore (ancora con Mankiewicz a scrivere) e Connery ha serie difficoltà a farsi scritturare per le sue richieste di stipendio esosissime…
Zardoz è un capolavoro che meriterebbe un post a sé, anche se è ipertrofico, “lisergico”, e poco compatto soprattutto nella seconda parte…
Il suo discorso meta-narrativo e, in qualche modo, etnografico, concentrato stupendo di istanze di showing anni ’70 (istanze non solo cinematografiche, con rimandi alla danza, al Living Theatre e alla contestazione sessantottina: gli immortali agghindati con vestitini leggeri e foulard sembrano una Comune hippie squattrinatissima ma super-edonistica, simpatica quanto atrocemente problematica nel suo dogmatismo dittatoriale che solo a livello di storytelling e di autorappresentazione consapevole si dissolve, anche violentemente, in un amorale o “oltremorale” divenire così indifferente da non poter neanche essere considerato nichilista, né schopenhaueriano), è sempre una goduria da vedere e “ponderare”…
Le giochesse di Anthony Pratt alle scenografie e di Geoffrey Unsworth alla fotografia sono sempre interessanti da ammirare!

Robin and Marian (Richard Lester, 1976)
Salto due grandi cult di Connery (The Wind and the Lion e The Man Who Would Be King) perché non me li ricordo un accidente e dovrei rivederli per parlarne…
Robin and Marian è uno strazio di commozione ogni volta, con uno dei finali più struggenti che possano esistere!

Never Say Never Again (Irvin Kershner, 1983)
Ne salto tanti, anche buoni e famosi (e.g. The Great Train Robbery, Time Bandits) per arrivare a quello che è Thunderball in salsa più caciarona…
Era ovvio che al film non credesse nessuno, e Connery è negli anni peggiori: non ancora immerso nel fascino senza tempo che avrà in “vecchiaia” (già dopo pochi anni) e non più giovane come un tempo…
Il risultato è un caos controllato che risulta spassosissimo!
Con una vena “fantascientifica” strambissima ma affascinante (la sequenza del viodeogiochino è ancora oggi efficacissima), un senso dello spettacolo garantito da un Kershner praticone e, nel suo impagabile mestiere, ben sicuro di quello che fa (la sequenza del tango è tesissima!), e con attimi di assurdità comicarola così improvvisi da risultare perfino piacevoli pur nel loro imbarazzo, Never Say Never Again è un topos degli anni ’80 hollywoodiani: hard bodies e maneschi ma anche scherzosi e mai da prendere sul serio…
Ancora oggi, vedendolo, passi il tempo divertendoti…

Highlander (Russell Mulcahy, 1986)
Un regista giovane videoclipparo (uno dei primi videoclippari a riuscire a farsi assumere per un film), che porta al cinema il racconto per immagini frastagliato e sbrindellato della videomusic, con un risultato discontinuo ma dinamicissimo, veloce e spassoso (e con un know how di tutto rispetto: il dop era il grande Gerry Fisher e Michael Kamen, a coordinare l’eterogenea, anche a livello contrattuale-discografico, colonna sonora, conguaglia bene il look musicale), riesce a rendere Highlander, nel bene e nel male, un gioiello, un capolavorino in cui l’equilibrio tra la saga soprannaturale fiabesco/fantasy e l’ambientazione metropolitana è innegabile e sempre interessante, con una forza immaginosa prodigiosa…
Connery, nella sua Scozia, e vestito di piume di pavone, sa come contribuire a mille alla mitopoiesi!

Der Name der Rose (Jean-Jacques Annaud, 1986)
Highlander oggi è cult ma allora fu un disastro critico e anche Never Say Never Again non se la passava bene: Annaud scrittura quindi Connery quasi controvoglia…
Quando l’anno scorso la RAI ha prodotto la serie di Giacomo Battiato con John Turturro, tutti i puristi e i fan ciechi delle serie, hanno subito detto che la serie è “meglio” del film…
A mio avviso sono tutte sciocchezze…
Il film ha certamente i suoi difetti di fumettismo e di illustrazione, ma è comunque un lavoro supersonico…
Ancora oggi ci sono gite di agenzie di viaggi che promuovono tour nei luoghi in cui è stato girato Il nome della rosa alla Rocca Calascio in Abruzzo (dove effettivamente andarono Dick Donner, Wolf Kroeger e Vittorio Storaro per LadyHawke, un annetto prima) o a Castel del Monte in Puglia, anche se Il nome della rosa ha fatto un paio di riprese esterne alla Kloster Eberbach a Eltville in Assia e poi ha tutto *costruito* sui colli romani: Dante Ferretti si è sì evidentemente ispirato a Castel del Monte, ma per costruire i suoi fondali e i suoi modelli pittorici su impalcature, illuminati poi così bene da Tonino Delli Colli da sembrare “veri”…
La persistenza dei tour operator attesta una perfezione di fattura unita a una perfezione di racconto, sì semplificato e sì banalizzato tra buoni e cattivi ma in ogni caso capace di fare una breccia immensa nell’immaginario. Un immaginario a cui hanno contribuito Connery come F. Murray Abraham, Ron Perlman, Fëdor Šaljapin jr., William Dickey o anche la strepitosa scena di sesso con Slater e Vargas (e, tra i tecnici, anche i soliti James Horner e Gabriella Pescucci)…
Non può essere ignorato…

The Untouchables (Brian De Palma, 1987)
Rivisto oggi desta sorpresa vederlo così violento e sanguinario… Mereghetti diceva che è evidente quanto The Untouchables sia una macchina fantastica “senza cuore”… in effetti un po’ è vero… di empatia effettiva non sembra essercene tantissima nella consequenzialità ferrea delle splendide sequenze, ma c’è un cinema davvero godurioso, tra i migliori mai prodotti da Hollywood (anche in questo caso furono sopraffine le maestranze pagate da quella vecchia volpe che fu Art Linson: Burum, Morricone, Greenberg & Pankow, Straker & Armani, William Elliott): un vero show stupendo in tutto, uno spettacolo davvero stupefacente…

Indiana Jones and the Last Crusade (Steven Spielberg, 1989)
Della lavorazione, soprattutto dello script, se ne parla in Spielberg IV
Ennesimo ruolo iconico, con una vena perfino tragica, in cui si vede che Connery si è divertito a mille!

The Hunt for Red October (John McTiernan, 1990)
Non so come mai ma è un film che a me piace sempre…
Il senso della tensione è garantito da un McTiernan bravissimo, che coreografa (col montaggio di Virkler e Wright) sequenze precise e cronometriche… Terence Marsh e Jan De Bont creano un sottomarino stilosissimo di forme e colori, e Basil Poledouris ammanta tutto nella maestà dei suoi cori…
Oltre a Connery fa un lavoro immenso anche Sam Neill in un ruolo da spalla che amministra con egregia eleganza!

Robin Hood: Prince of Thieves (Kevin Reynolds, 1991)
Neanche 3 minuti di apparizione mastodontica di Connery in un film che in italiano funziona (Tonino Accolla praticamente lo riscrisse e diresse Luca Ward e Romano Malaspina davvero come se fossero a teatro, e loro non aspettavano altro! In Home Video oggi, però, ascoltiamo il molto meno istrionico e meno divertente ridoppiaggio di Angelo Nicotra del 2004) ma che in inglese, proprio mentre splende grazie a Rickman, si sgonfia quando parla un Costner apparentemente affetto da allappamento linguale…
Reynolds, alle prime armi su un set grosso, regala, grazie agli scafati Doug Milsome, Peter Boyd e John Graysmark, momenti di ottima fattura…
E, come in Highlander, Michael Kamen contribuisce non poco alla coesione del tutto con una delle sue musiche più ispirate…

Rising Sun (Philip Kaufman, 1993)
Connery è quasi “vecchio” e da questo film comincia a pensare alla pensione partecipando attivamente ai guadagni di produttore…
È un film confuso, narrato male, complicatissimo e molto improbabile… ma rivisto di recente non sfigura… e le tette di Tatjana Patitz fanno sempre la loro figura!

First Knight (Jerry Zucker, 1995)
Una atroce sciocchezza, molto laccata, che, quando si è bimbi interessa per il packaging giocattoloso di scenografie, costumi e fiabesca resa visiva (Adam Greenberg è bravissimo, John Box si diverte e Nanà Cecchi fa uno dei suoi lavori più ingenti a livello di numeri), ma che poi diventa una carnevalata…
Per gli italiani fu uno dei primi Connery senza la voce di Pino Locchi, morto nel ’94, anche se, spesso, negli anni ’70, Connery era stato doppiato da altri, in primis da Giancarlo Maestri (5 volte, anche molto importanti, anche in Robin and Marian), poi anche da Adalberto Maria Merli (Zardoz) e Sergio Rossi (The Molly Maguires)… e per i due minuti di Robin Hood, Accolla aveva utilizzato Mario Bombardieri: l’esclusività di Locchi su Connery fu quindi sì sostanziosa ma mai davvero totale come molti hanno pubblicizzato…
Luciano De Ambrosis è stato il successore di Locchi più volte (e si imprimerà anche in Robin Hood nel ridoppiaggio di Angelo Nicotra del 2004), anche perché anche Sergio Rossi, che interviene in The Rock, muore quasi subito (nel 1998); Osvaldo Guerrieri, che lo doppia in Just Cause, nello stesso ’95, non riesce a “tenerselo”; Glauco Onorato non lo ridoppia più dopo The Avengers (’98); Gigi Proietti lo doppia in DragonHeart (’96) solo come “occasione speciale”; e Adalberto Maria Merli, che lo riprende in The League of Extraordinary Gentleman (2003), non ce la fa a continuare perché Connery va in pensione…

The Rock (Michael Bay, 1996)
Salto Dragonheart perché l’ho sempre trovato molto noioso, anche se è stata una curiosa convergenza Connery-Proietti!… Ma il primo Michael Bay di Bad Boys, The Rock e Armageddon, molto simile al Mulcahy di Highlander, se non preso sul serio, era divertente…
Ridanciano, ridicolo, e iperbolicamente “passionoso” nella sua esagerazione di stacchi e di goliardia fotografica (non si può obiettare che John Schwartzman, in The Rock e Armageddon, faccia dei piccoli miracoli cromatici, così come li aveva fatti Howard Atherton in Bad Boys), si guardava molto bene, anche questo, soprattutto nel doppiaggio italiano di Cinzia De Carolis, tutto virato sul comico…

The Avengers (Jeremiah Chechik, 1998)
Una immensa boiata, però colorata bene da Roger Pratt e, nell’italiano di Renzo Stacchi, anche questa capace di strappare qualche risata…

Entrapment (Jon Amiel, 1999)
Filmetto di action blanda e all’acqua di rose che risulta molto fiacco… ma si vede che Connery sapeva, a livello di marketing produttivo, cosa stava facendo: Zeta-Jones era al culmine dello stardom e l’andamento lento, col miscuglio di azione e love story improbabilissima, era ovvio che sarebbe piaciuto ai molti moderati tranquilloni che vanno al cinema una volta all’anno: non incassò poco…

The League of Extraordinary Gentleman (Stephen Norrington, 2003)
Fu l’ultimo film del grande David Hemmings e fu anche l’ultimo ruolo live di Connery, che, visto il risultato farloccamente disastroso ma non poco redditizio, decise bene di andare in pensione a godersi la sua isoletta privata alle Bahamas con la moglie Micheline, senza mai pagare un centesimo delle tasse dovute nel Regno Unito!…

Un fine carriera terribile dal punto di vista artistico ma ben messo per quel che riguarda gli incassi: non male davvero per una superleggenda…
Quando c’era un film di Connery, molti miei familiari lo andavano a vedere subito al cinema, sicuri che Connery, con il suo gusto e la sua intelligenza, mai avrebbe potuto partecipare a un film davvero brutto!
La cosa attesta una credibilità formidabile che Connery si guadagnò certamente con 007 ma che cementificò anche successivamente, dopo Highlander, dall”86 in poi, con le partecipazioni a grandi kolossal hollywoodiani, lavorati molto bene, a cui Connery regalava una speciale aura di autorevolezza…
Un’autorevolezza che si intuiva dai suoi numerosi rifiuti (tra i tanti Lord of the Rings, Jurassic Park, due ruoli in Matrix, Blade Runner, Star Trek, il Munchhausen di Gilliam, l’Alexander di Stone, Amistad di Spielberg, Gli uccelli di Hitchcock subito prima di Marnie, Die Hard with a Vengeance, From Hell, Pretty Woman, The Sound of Music nel ’65, The English Patient, The Jackal, Robin Hood: Men in Tights), che, nell’immaginario collettivo, davano l’idea di “serietà”…

Una vera disperazione è il sapere che la gran parte della ricca vita da pensionato con Micheline alle Bahamas in realtà non l’ha fatta granché perché già dal 2010 si vociferava di un suo Alzheimer che gli impedì di scrivere quelle che sarebbero state delle ghiotte memorie… Tristezza…


PROIETTI

i suoi film furono tanti, ma io mi rendo conto di averne visti davvero pochi…

Meo Patacca (Marcello Ciorciolini, 1972)
Davvero simpatico!

La Tosca (Luigi Magni, 1973)
Per me è uno dei massimi capolavori mai fatti…
Magni acciuffa il migliore equilibrio tra istanze libertarie e disperazione che, negli altri film successivi e forse un po’ similari anche se ugualmente bellissimi, forse non farà che riciclare (soprattutto con Manfredi)…
La carica liberatrice e il senso antitirannico sono comunicati con una potenza supersonica, incanalata in un’atmosfera romanesca che sembra ridanciana ma che nasconde un cuore “cupo” tutto da indagare e capace di farci sempre riflettere: le canzoni di Trovajoli sono ridicole quanto precise e “crudeli” nel testo, Franco Di Giacomo realizza, in ambienti reali trattati da Lucia Mirisola (moglie di Magni), calchi dalla pittura primo-ottocentesca memorabili, e gli attori sono in stato di grazia, capaci di esprimere benissimo la tragica condizione della vita quotidiana sì sotto dittatura (finanche religiosa) ma anche con la necessità di campare, innamorarsi e “pensare” (le disquisizioni sulla importanza di partecipazione politica dell’Arte sono fantasticherrime) anche al di là del dispotismo imposto…
Commoventissimo!

Casotto (Sergio Citti, 1977)
Eh, Casotto è bello, e meriterebbe davvero un post a sé come Zardoz
Tonino Delli Colli realizza il miracolo di trovare punti macchina dinamici e “inusitati”, capaci di far passare come “enorme” e “cangiante” l’ambiente piccolo e monopuntuale in cui si agiscono (anni prima del Talk Radio di Stone o del tanto osannato a sproposito Locke di Steve Knight)…
Cerami e Citti scrivono, con un virtuosismo scrittorio memorabile (le parti recitanti sono tantissime), una struggente disamina della meschinità della vita piccolo-borghese e anche sotto-borghese di allora, in mezzo agli Anni di Piombo e alla Strategia della Tensione, elementi che catalizzarono conformismo, arrampicamento sociale, e disperata desolazione da morti di fame
Un film con cui lacrimare seriamente, per catarsi riflessiva, tutte le volte…

A wedding (Robert Altman, 1978)
Eh, anche Un matrimonio è bello: l’avevo selezionato per una Rivisione estraniante durante il primo lockdown, ma non riuscii a rivederlo…
Uno dei film migliori di Altman: disincantato e corale, ridicolo ma tosto nel denunciare le assurdità del perbenismo e la follia della vita… aereo di resa visiva e narrazione… Prezioso…

Un figlio a metà (Giorgio Capitani, 1992)
Era uno sceneggiato fantastico, pieno sì di tempi morti, ma tutto sommato uno dei più coerenti della TV di quegli anni e con un finale meraviglioso (nell’ultimissima scena, quando sembra tutto risolto, si evince che il figlio, per tutte le puntate apparentemente rapito dalla mamma si scopre essere stato lui l’artefice di ogni cosa onde costringere i genitori a ridiscutere i termini del loro divorzio!)

La Fille de d’Artagnan (Bertrand Tavernier, 1994)
Non bello, ma il Mazarino di Proietti merita!

Italian Restaurant (Giorgio Capitani, 1994)
Girato in un sound stage all’italiana, tutto in interni, con luci tirate al risparmio, si basava tutto sulla capacità simpatica degli attori e su una vicenda semplice capace di destare almeno curiosità!

Il maresciallo Rocca (Giorgio Capitani, Lodovico Gasparini e altri, 1996-2008)
La prima stagione, vabbé, niente di che, ma nella seconda (1998) il solo Capitani (nella prima molte puntate furono dirette da Gasparini) e Kuveiller tirano fuori una verve cupa densissima: le storie si tragicizzano, i ritmi si liturgizzano quasi a livelli nordici, e le risoluzioni non sono mai definitive: nella seconda “mandata”, con poche (solo 4) ma buone puntate, Capitani sembra voler rifarsi ai classici del “poliziottesco” di Fernando Di Leo e Umberto Lenzi…
La terza stagione (2001, di Capitani e José Maria Sanchez), anch’essa di 4 episodi, non quaglia, e le altre (2003 e 2005, 6 episodi di Capitani e Fabio Jephcott) diventano Camomilla… e il filmetto finale con Giancarlo Giannini (2008, di Jephcott) fa pena…

Un nero per casa (Gigi Proietti, 1998)
Era di livello seconda elementare, ma veicolava bene un messaggio non male, pur con spregevole semplicisimo, in una TV berlusconiana terribile!

Proietti, poi, ha fatto tanti spot comicerrimi (all’«ocio, Amprocio» sulla luna per il Messaggero nel 1993 rido ogni volta che lo rivedo), anche impegnati politicamente (per il divorzio, in una campagna che coinvolse anche Gianni Morandi e Laura Efrikian, Pino Caruso e Nino Manfredi), alcuni davvero iconici (quello per la TIM con «come l’ha detto bene», in abito e sciarpa bianca, era quasi onirico!), e per parlare del suo teatro (A me gli occhi, please, insieme al Teatro-Canzone di Giorgio Gaber e all’avanguardia di Carmelo Bene, fu una tappa maestosa del teatro d’attore italiano, vedi cenni in Regia regia) ci vorrebbe ben altro spazio!

19 risposte a "Connery e Proietti"

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  1. Sono un po’ stordita dal tuo volo d’uccello sulla carriera di Connery, non so bene da dove cominciare a commentare e non so come farò poi a fermarmi, ma questo post merita di sicuro una risposta. Concordo sul fatto che non tutti i film do 007 di Connery siano memorabili. Il mio preferito è Goldfinger, Thunderball mi piace moltissimo, altri sono decisamente meno riusciti. Mai dire Mai è divertentissimo, come dici tu. Zardoz, pur riconoscendone gli spunti interessanti, mi ha sempre lasciato con più riserve che ammirazione, e sinceramente mi ha sempre fatto troppo ridere, per la trecciona e gli stivaloni di Connery ma non solo, per prenderlo troppo sul serio… Se puoi recupera L’uomo che volle farsi re perché è splendido, così come il Vento e il leone. Aggiungo Atmosfera Zero, molto bello. E’ stato bello sorvolare tutti questi capolavori, grazie!

    1. Bello “L’uomo che volle farsi re” (anche il libro da cui è tratto). “Atmosfera zero”, essrndo jn sostanza la versione sci-fi di “Mezzogiorno di fuoco”, per me ha un suo perché. “Il vento e il leone” lo ricordo poco, ma non mi dispiacque.

      1. Vedo che ci troviamo d’accordo su tutto! Nel frattempo mi è venuto in mente anche Assassinio sull’Orient Express: anche se è un film corale e Connery non è il protagonista assoluto resta una gran bella prova e un film fantastico. E poi c’è Darby O’Gill e il Re dei Folletti della Disney: pensavo fosse il solito filmetto per bambini, invece è molto più maturo e in alcuni tratti è anche spaventoso! E si può sentire Sean Connery cantare.

  2. Due attori bravissimi!
    Mi dispiace per l’ultimo film di Connery ma ha quell’alone di trash che lo eleva^^
    Anche tu lodi il casotto a quanto vedo 😁

  3. Mi ha fatto piacere veder citato il dimenticatissimo The Avengers. Ricordo quando uscì al cinema e mi incuriosiva il fatto che Connery fosse il cattivo. Di recente ho rivisto Il vento e il leone ed è davvero un gran bel film. A tal proposito vorrei ricordare il regista John Milius, abbastanza sottovalutato, che ha diretto uno dei film che ultimamente mi ha emozionato di più: Un mercoledì da leoni. Lo vidi da ragazzino ma quando l’ho rivisto qualche settimana fa mi ha inaspettatamente emozionato, forse per la sua forte malinconia. Di Proietti mi è sempre piaciuto uno dei film minori di Steno: Mi faccia causa. Film a episodi in cui quello di Proietti è prevedibilmente il più bello. E Casotto… Beh Casotto è bellissimo.

  4. io vorrei ricordare per Connery anche l’uomo che volle farsi re. Per Proietti hai citato il maresciallo Rocca. Bravo, molti lo hanno dimenticato. Vedo che non hai citato Febbre da cavallo. Non so se perche molto inflazionato, o perche’ non ti e’ piaciuto. La sua arringa finale, quando fa da avvocato a se stesso e’ superlativa.

    1. Eh, sia «L’uomo che volle farsi re» sia «Febbre da Cavallo» devo rivederli per ricordarli meglio: li ho visto prima dell'”età della ragione” e richiedono una visione più attenta!

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