Padrenostro

Un film tanto bello quanto sprecato…
Tanto mirabolante quanto confuso…
Tanto scintillante nei suoi corruschi episodi di stupefacente emozione quanto pasticciato nelle scelte da intraprendere sul cosa quel bellissimo come vorrebbe raccontare…

Come Almarina o come i fumetti di Watchmen
…come Ozpetek o come il dramma odierno dell’autobiografismo per forza, Padrenostro sa *come dirlo*, e lo dice splendidamente, ma non sa *cosa dire*, finendo per non dire un accidente di nulla…

Il balenìo motorio della macchina da presa è sconvolgente, sopraffino, come si vede solo nei grandissimi maestri, ed è prodigioso anche il mirabolante portato teorico di quel balenìo, fitto di sguardi semantici sul fuori campo, sul non detto, sull’immaginato, sulla verve obliqua rappresentativa: una roba raffinatissima…
La macchina da presa vola, sbattendo proprio le ali, velocissima come un’aquila, su un sacco di questioni visive e cinematografiche, tra profilmico che non corrisponde al visto, tra Super8 peregrini, tra occhi in primo piano, racconti, ricordi, sogni, campi senza controcampi, sguardi “insaturi” (si vede colui che vede ma non quello che vede, come in Idí i smotrí), tutta roba che porta via, nel suo volo, lo spettatore, facendolo scorrere nel suo fluire velocissimo, fulmineo, dinamicissimo e mobilissimo…

Lasciarsi trasportare sarebbe un piacere se, alla fine, quel bellissimo volare nel cielo delle immagini, o quel bellissimo scorrere di torrente fresco e cristallino dei frame, non si perdessero in meandri vacui, o in virtuosismi inutili: e quel perdersi genera una doccia fredda ben poco carina: è come scoprire che si sta sì volando veloci, ma dentro una voliera, o che il fiume scorre sì libero, ma solo finché non viene compresso nel tubo di una turbina, o in una chiusa sotterrata urbana…

Quelle costrizioni, o quei meandri poco simpatici, consistono nel perdere il focus di quello che si vuole esprimere, esattamente come Ozpetek (anche se non si dovrebbe sottovalutare che, tra i ringraziamenti nei titoli finali, Claudio Noce [che ha una per nulla traballante esperienza, fatta anche di TV], tra gli altri [anche Valerio Mastandrea], include anche il nome, nefasto, di Luca Guadagnino): e il focus lo perde anche quel bellissimo volo/fiume di immagini, che si ritrovano a essere inutili così tanto da far sgonfiare di molto la bellezza suscitata…

Quelle affascinanti immagini a cosa alludevano?
Per cosa c’erano?

Erano, alla De Palma (Snake Eyes, Mission: Impossible, Blow Out ecc.), visualizzazione di una scena madre (l’attentato *visto* dal ragazzino), trauma primigenio psichico (anche alla Hitchcock, alla Marnie) dell’esistenza, da cui si originano ombre e fantasmi?

Erano storia di amicizia tra bimbi che viaggia come le pare tra realtà e fantasia tra loro permeabili, quasi come Fight Club (o come Creatures of Heaven)?

Erano rievocazione di rapporto padre/figlio?

Erano espressione degli anni di piombo e dell’impossibilità di capirci qualcosa tra le cancrene delle ideologie?

Erano il Citizen Kane, visto attraverso un figlio invece che attraverso un’inchiesta giornalistica, di un personaggio/emblema di un tempo (il giudice Noce)?

Erano emblema del passato che ritorna nel presente delle metropolitane rotte e dei terrorismi odierni?

Erano specchio di una vendetta simile alla vicenda di Esteban Garcia della Casa degli Spiriti?

La cosa bella, come per Ozpetek, sarebbe dire che Padrenostro riesce a essere tutto questo, mentre invece Padrenostro non ce la fa a essere neanche una di queste cose proprio perché cerca di “esserle” tutte…

Già in Hammamet Favino aveva glorificato di una interpretazione suprema un film teoricamente fantasticissimo ma praticamente inerte…
Qui fa un po’ lo stesso…

Lui, i ragazzini e Barbara Ronchi sono meritevoli di qualsiasi premio per la recitazione: proprio ci credono davvero e dànno a qualunque loro movimento minimo oceani di sottintesi e di sfumature…
…ma Claudio Noce, così bravo sulla carta e per i primi 100 minuti, inciampa nel nulla: all’inizio sembra Bellocchio (quello sì davvero riuscito, ancora con Favino) ma si rivela fatuo e privo di know why come il peggio Primo re o come quel rigurgito di Baaria (anch’esso prigioniero del suo onirismo senza meta); si rivela in modo deludentissimo uno che sa come fare ma non sa cosa fare, aprendo il fianco, alla fine, addirittura alla parodia (l’ultima scena è ai livelli del finale di Senza sangue di Baricco; e non solo: di ragazzetti complessati nella periferia romana si potrebbe anche non poterne più dopo Favolacce e Piedi Scarzi parte prima e parte seconda)…

È un peccato…

È un film che fa rabbia per come spreca tutte le potenzialità presentate per afflosciarsi in malo modo nell’artistoide dell’inespresso, rivelando quelle che sembravano vere costruzioni delle semplici e fastidiose prese in giro, dei fondali senza senso, degli specchietti per le allodole spacciati per grandi concetti…

Odioso

In ogni caso, oltre alle interpretazioni attoriche, è splendido anche l’impasto musicale di Stefano Ratchev e Mattia Carratello…

7 risposte a "Padrenostro"

Add yours

  1. Fight Club è uno dei film più conosciuti di Brad Pitt, ma per me il suo film migliore è un altro, “In mezzo scorre il fiume”: l’hai visto?

      1. Quello non l’ho letto, perché la mia esperienza con Palahniuk (limitata alla lettura di un altro suo romanzo, “Soffocare”) è stata così deludente da farmi decidere di non leggere mai più un suo libro. Grazie per la risposta! :)

  2. Come ho scritto anche in un altro blog, il trailer però l’hanno confezionato benissimo perché sembra preludere ad un film molto accattivante e dal respiro quasi americano (nel senso positivo del termine). Di fatto questo articoli è pregno di riferimenti che mi respingono (Ozpetek su tutti) e di altri che invece mi invogliano (Il Primo Re ad esempio, anche se ovviamente il tuo è un volo pindarico sulle intenzioni e non tanto sui contenuti). Di Favino ormai non si può più dubitare, ovviamente, tra l’altro concordo alla grande su Hammamet.

    1. Ma mica è un film brutto eh: è che tocca un’idiosincrasia tutta mia…
      Quando sono tutti “estetica del mezzo” e poco effettivo succo mi fanno esprimere un (naturalmente personale e opinabile) giudizio poco lusinghiero, perché sono tanto belli i piani sequenza, i montaggi alternati, i doppi piani focali, le false soggettive, gli whip pan, i 26 fps, la stereoscopia, il timing coloristico e tutto, ma, per me (e sono molto retrò in questo), quelle dovrebbero essere modalità di espressione di qualcos’altro…
      Certo, quando un film parla proprio della fallacia dei suoi “mezzi” (Antonioni, Malick, Kubrick, Spielberg, Truffaut, Godard ecc.: gli autori che si studiano ai corsi di cinema), allora ok, la modalità di ciò che si vuole esprimere e l’espressione stessa coincidono… ma quando non è così, e non è così, a mio avviso, nel 90% del cinema narrativo odierno, mettersi a fare cubi di rubik costruttivamente e tecnicamente virtuosistici per inquadrare “situazioni” tutt’altro che “interessanti” (e so che con “interessante” sto usando un termine indeterminato), beh, mi sembra un po’ “sfoggio”, masturbazione o, addirittura, “vuotezza”…
      «Padrenostro» è bellissimo, passionale, coinvolgente e teso, ma alla fine sembra non «servire» a nulla… e c’è da discernere se quel «non servire a nulla» è frutto di discorso voluto sull’inutilità del tutto (come Antonioni, Kubrick, Godard, Truffaut, o anche Mel Brooks, Woody Allen o i Fratelli Marx o, perfino, Jean Cocteau), o se è semplicemente “furbizia” alla «Lost» del tipo «non lo finisco, perché così, troncandolo, do l’idea che sia un film complesso e tutti mi adoreranno quando in realtà il troncamento è fatto ad arte per “mascherare” la mia *incapacità* di finirlo perché avevo messo troppa carne al fuoco»…

      A molti piace anche la furbizia sviscerata con l’«estetica del mezzo» (vedi i successi di Iñárritu o dell’ultimo Cuarón o di Luca Guadagnino), ma qui entra il gusto: a me non piace…
      e di gusti non si può ovviamente discutere…

      La morale è che, ripeto, «Padrenostro» è un film ottimo che non incontra il mio gusto solo perché tocca miei problemi (che però spero siano problemi un po’ più corposi di quello che mi disse «a me Roger Rabbit non piace perché io odio i film a tecnica mista»)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: