«L’inverno più nero» di Carlo Lucarelli

Non siamo per niente dalle parti del capolavoro che fu L’ottava vibrazione

Tra i modelli di Lucarelli ho creduto di rintracciare:

  • Zwartboek di Paul Verhoeven, film del 2006 su una analoga problematica di lotta tra Resistenza e nazismo, tra ripicche, spie e giochi più grandi della miseria che la guerra provoca…
  • Quer pasticciaccio brutto de via merulana di Carlo Emilio Gadda, 1957: anche lì, all’ombra del fascismo (che, però, invece di essere terminale è appena nato), si vede un’indagine coinvolgere anche i festini dell’alta borghesia…
  • La luna e i falò di Cesare Pavese, 1950, naturalmente: ipotesto imprescindibile per le scelte morali effettuate dalle singole persone alla fine della Seconda Guerra Mondiale (tematiche trattate, a livello saggistico, da Claudio Pavone: vedi i Libri sulla Resistenza)
  • Inherent Vice di Paul Thomas Anderson, film del 2014 che presenta anch’esso tre indagini intrecciate su un singolo investigatore in qualche modo coinvolto personalmente…

Lucarelli opta per un andamento difficile: i capitoli sono lunghi, non numerati, raggruppati in soltanto 3 parti, e illuminano quello che accade in un giorno di diegesi (giorni scanditi dai titoli del giornale locale bolognese, il «Resto del Carlino»), con un salto di tre giorni alla fine…

I casi, come nel film di Anderson, si incastrano e assoprellano su molti dettagli, che si registrano non così bene nella memoria…

L’azione, comunque, ben illumina il contesto storico, e ben focalizza l’attenzione su quanto succedeva giorno per giorno in quel periodo tremendo, e fa affiorare situazioni, scelte, sistemi decisionali e categorie morali peculiarissime, che fanno riflettere in modo sopraffino su ciò che è stato, e aiutano a superare la cristallizzazione e la facilità con cui spesso ci si approccia, col senno di poi, agli eventi narrati…

Lucarelli non dimentica mai quello che sta facendo, e intorbida i contorni come deve, complica le cose e accende la curiosità, ma, esattamente come Pavese, non abbandona mai l’esposizione di «quello che fu»: complicato, dolente e guerresco, sicuramente non manicheo né automatico, ma senza dubbio palese nella “valutazione” complessiva, attenta a tutti i particolarismi peculiari strambi e microscopici, ma solidamente certa nel macroscopico e nello scientifico risvolto della maggioranza delle evidenze tra le parti in causa…

Nei meandri di un mystery personalistico, cioè con al centro un personaggio (tra l’altro all’interno di una serie, quella del Commissario De Luca, che ha avuto anche una trasposizione in TV nel 2008, di Antonio Frazzi, e che conta, almeno, 7 volumi tra Sellerio ed Einaudi), Lucarelli fa capire il cervello di quel tempo impossibile, illustra l’ambiente di quel milieu infernale di macerie e violenze, sviscera il disagio di quella vita in perenne pericolo, e, alla fine, ci pone davanti quel che fu: ci pone davanti la violenza di “reazione” contro la violenza di stato; la violenza sadica contro quella di difesa; ci propone le enciclopedie vitali e comportamentali distorte che in quel brodo atroce di sopraffazione, stenti e paura, provocavano gli atti più imprevedibili ed “esplosivi”, nei ceti alti e bassi…

Un romanzo di complessità, che arriva a una sintesi ottima, ma che scorre con poche gratificazioni per il lettore; che designa bene la smania deduttiva del protagonista, e disegna bene i comprimari, ma che manca un po’ di sintesi e forse di vera tensione, perché si allunga, si sbriciola un po’ nel non detto, arrivando, forse, al livello di Sherlock Holmes: A Game of Shadows di Guy Ritchie (2011), a tante soluzioni che, in effetti, non si deducono affatto, ma semplicemente si avvicendano, e, perfino, ci vengono dette dopo…

…non che l’andamento dei falsi risultati, delle piste sbagliate e dei vicoli ciechi della detection non siano goduriosi e ottimamente realistici, ma, boh, si giustappongono, forse, con poco mordente…

eppure l’affresco storico c’è tutto, così come la capacità catartica della vicenda, davvero salutare in momenti di negazionismo come questi che viviamo…

alla fin fine, però, non sono uscito dalla lettura entusiasta…

ma è un testo che comunque sento di consigliare, perché certa Storia (maiuscola), narrata così, in modo anche difficile e non gratificante nell’immediato, ma così corposamente catartica, ottempera molto bene il ruolo civile della letteratura!

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