Ema

Noi. I giorni dell’arcobaleno non l’avevo granché compreso, ma non era male…
Jackie l’ho adorato (è anche al numero 36 della Caduta di Pontoppidan)…

Però Il club e Neruda non li ho visti…

In ogni caso, da Pablo Larraín non mi aspettavo una cacca… tra l’altro, sul circuito MioCinema, che, finora, non mi aveva deluso…

Era anche presentato da Larraín stesso con Alberto Barbera… tutto faceva presagire un bel filmone da festival…

Ema, in effetti, non è una cacca… ma accidenti, per sopportarlo davvero si deve essere molto ben disposti…

Le immagini (di Sergio Armstrong) sono spettacolari, e la macchina da presa si “immerge” in esse con movimenti fluidi, lenti, spesso circolari, sicuramente natanti nei superbi colori, ritmati dalle musiche strange (di Nicolas Jaar): sembra un film “ipnotico” simile a quelli di Hou Hsiao-hsien (in tempi recenti ha fatto cose simili Harmonie Korine in Spring Breakers, 2012)… Ha anche un sacco di campi-controcampi frontali, alla Kubrick, che guardano il guardare (vedi qui)…

Dal punto di vista visivo ci siamo a mille

Però, come spesso succede oggi, questa splendida sinestesia visiva e quelle mirabolanti immagini superbe supportano il solito vecchio discorso che tanto l’essere umano è deficiente, ha volontà di potenza, e quindi prevarica, picchia, con violenza e minacce, o con reazioni passivo-aggressive, finendo per creare una società idiota…

Gli esempi sono i soliti: The Square, la Casa di Jack, le cose già dette in Favolacce, ecc. ecc….
E le conclusioni le medesime (vedi i meandri di Favolacce e Fiabole): si fa presto a fare Schopenhauer e a mostrare gli psicotici e i violenti, i piromani, i capricciosi che “arrabbattano” e “sotterfugiano”, con violenza e col lanciafiamme, per avere un compromesso vitale adatto solo a loro, con buona pace di tutti gli altri, di chi hanno calpestato, di chi hanno bruciato, e con buona pace della morale, dell’educazione, del comportamento, della legge, anche dando la colpa a poveri ragazzini…
…e si fa anche presto a stigmatizzare chi casca nel comportamento di questi psicotici, chi ci si adatta, chi se ne innamora e poi rimane incapace di contrastarli o calmierarli…

…ma una volta mostrato e stigmatizzato queste cose risapute: cosa rimane?

Rimane la denuncia?
Rimane la metafora perfino antifascista presentata (Ema, col lanciafiamme, col ricatto emotivo, usando anche un ragazzino [pur se la cosa non è provata dalle immagini], apparecchia una situazione adatta solo a lei schiacciando i desideri o le emotività degli altri, aiutata, in questo, da un esercitino di accoliti che la adorano e che suggono da lei tanti orgasmi: quello che fa Ema è quello, nizzole e nazzole, che hanno fatto Mussolini e il fascismo)?
Rimane la riflessione estetica tentata (quella secondo cui, siccome anche l’Arte è davvero bella, in senso proprio adorniano, solo se è brutta essa stessa, perché innesca appunto orgasmi abbrutiti adatti alla società prevaricante, allora come si fa a contrastare lo psicotico con l’Arte proprio quando l’Arte è essa stessa psicotica in questi termini)?

Rimane tutto questo, nei 100 minuti di ipnotismo magico delle immagini?

Io mi sento di dire di no…

Dietro alla splendida bellezza della fotografia, a questo punto del tutto fine a se stessa (anche qui si potrebbe tirare fuori il solito Melancholia di von Trier, che però credo sia meglio eh, almeno ha un assunto nicciano abbastanza ferreo), si intravede solo il solito problema del cinema di oggi: adattarsi allo psicotico, nel tentativo di indicare lo psicotico, aiuta a non diventare psicotici?
E si narra davvero lo psicotico senza prendere posizione, lasciando la decisione “morale” allo spettatore?
O si vuole, invece, sotto sotto, dire che è bene non essere psicotici?
Perché se si vuole dire che è bene non essere psicotici, allora concepire una trama così psicotica e gratificarla di immagini così belle che con la psicosi c’entrano e non c’entrano (e un discorso estetico che lascia il tempo che trova), sembra del tutto un errore…
E se si vuole rimanere anodini e lasciare la scelta al pubblico, beh, allora perché perdere tempo con alcuni pistolottini o con shot che fanno vedere l’effettiva disperazione dei coinvolti, o l’effettiva violenza dello psicotico?

Traduzione: che si vuole dire?
Lo si sa davvero?
Perché, spesso, lasciare «tutto aperto» rischia di disperdere il comunicato…

e difatti Ema scorre veloce ma scorre via dietro a uno schizoide… 100 minuti dietro a uno schizoide, che nuota in immagini superlative…

L’inquadrare, con immagini superlative, un picchiatore della mafia, o una che cucina le salsiccie, funziona nel non narrativo? (forse sì, vedi Gerry)
Ed Ema è non narrativo?
Ma se è non narrativo la trama presentata allora cos’è?

Mah…

Un film irrisolto, che io ho visto poco volentieri, perché in me certi discorsi del «c’è gli imbecilli ma non spetta a noi dirlo, noi stiamo qui solo a dire che ci sono e magari diciamo anche che lo sono ma nient’altro», o del «quello è imbecille ma io lo seguo tutto il giorno per vedere che fa», o del «c’è i dementi al mondo e per andargli contro non mi metto a insultarli ma gli piazzo davanti una macchina da presa sperando di stigmatizzarli senza però criticarli», certi discorsi amorali senza mai essere immorali, beh, a me certi discorsi non dicono nulla…
Come (lo dicevo nel Professor and the Madman) non mi dicono nulla quelli tutti belli e buoni…
Preferisco un assassino felice di esserlo, senza falsa stigmatizzazione (falsa in quanto, proprio mentre lo stigmatizzi, non prendi posizione inquadrandolo! è un paradosso!), o un santone vero senza fronzoletti pistolottistici (vedi, che ne so, Ostrov di Pavel Lungin) a questi filmetti mezzi e mezzi…

Ma per altri potrebbero bastare le splendide immagini e gli innuendo “sociali” in sceneggiatura, e, come vedo nella blogosfera, tanti adorano film simili (come quelli di Haneke, von Trier ecc. ecc. ecc.), sicché guardatevelo e «enjoy it»…

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