«M. Il figlio del secolo» di Antonio Scurati

Negli anni studenteschi di cinema, esisteva M, il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang…

Nel 2018 invece è uscito questo…

Al Premio Strega gareggiava con quella cavolata della Straniera

Fu un po’ “pompato”, questo è certo…

Frutto della nuova Bompiani in salsa Giunti (vedi le Musiche per le epidemie), fu promosso in modi massicci: Scurati era dappertutto, a battersi contro i nostalgici fascisti, contro Vittorio Sgarbi, contro Giordano Bruno Guerri, in diversi salotti televisivi, da Lilli Gruber spessissimo e una volta perfino da Zoro a Propaganda Live

Giunti aveva venduto i diritti TV alla Rai, e ancora si vocifera di una imminente fiction, forse lavorata con quella grandeur con cui, da un po’, si trattano i fenomeni editoriali italiani, molte volte proprio quelli gratificati dallo Strega…

Intanto c’è stato un reading, diretto da Alessandro Renna e supervisionato dallo stesso Scurati, con Marco D’Amore, Valerio Mastandrea e Luca Zingaretti, sul tetto del Palazzo dei Congressi di Roma, andato in onda come special su Rai3…

Tutto organizzato in una congiuntura socio-politica in cui il fascismo si manifestava grandemente, con Salvini, Trump, Bolsonaro, Johnson, e anche coi 5Stelle e con Renzi…
Una congiuntura che vedeva il ritorno concreto degli squadroni della morte, delle voglie di pulizia etnica, dei pestaggi di tutti coloro che non fossero bianchi, machisti, giovani, e “conformati” a un tipo di comportamento qualunquista, nel vero senso della parola: chi non viveva per lavorare, chi non “faceva impresa” ma si limitava a chiedere diritti dei lavoratori (sindacati, partiti a sinistra del PD: tutti sentiti come intralcio al soldo), chi non faceva l’aperitivo, chi non si vestiva bene, chi non ammirava il guadagno, chi non ossequiava l’abitudine alla religione cattolica (senza osservarla, certo, ma certamente senza “ostacolarla”), chi non amava una certa idea di difesa dello statu quo di patria-famiglia-soldi, chi chiedeva diritti per i migranti, o chi non era bianco, è stato picchiato spesso e volentieri: era cronaca di tutti i giorni…
comparivano svastiche alle case degli ebrei, e scritte naziste sui muri…
ripeto: cronaca di tutti i giorni…
…fino al 3 febbraio 2018, quando il primo attentato in terra italiana dal 1993 è stato effettuato proprio da un bianco machista e dichiaratamente fascista (con i simboli nazisti tatuati sul viso): Luca Traini…
Costui si mette a sparare sui neri e sulla sede dl PD a Macerata, millantando la vendetta armata per l’omicidio, da parte di un nero, di una povera ragazzina bianca tossicodipendente… [se ne parla anche in Darkest Hour]

Scurati pubblica M in un clima simile…

Naturalmente c’era chi la “buttava in caciara” dicendo che erano cose che c’erano sempre state, che non erano sistemiche, che erano iniziativa di cani sciolti, senza guida, avulsi dai bravi partiti di destra che quelle violenze le scongiuravano, e che fomentare alla violenza su Twitter non era incitamento, non era clima d’odio, né lo erano i discorsi dalle piazze e in TV a reiterare ossessivamente le parole «clandestini», «ruspa», «prima gli italiani» e altre cacchiate…

Alla manifestazione pacifista di reazione all’attentato di Macerata, il sindaco PD, irretito dalla paura di una offensiva violenta dei fasci, blindò il centro storico, coi Carabinieri anti-sommossa (il corteo pacifista fu quasi costretto a marciale lungo le splendide mura di Macerata, e a ogni porta storica della città trovava i mitra), e il PD di Renzi, cristallino e ben-pensante, non partecipò, e lasciò l’iniziativa a sparuti individui, tra lo sconcerto di chi dal PD si era appena scisso (i “liberi e belli” e inconsistenti LeU, Articolo 1 e compagnia)…
Non c’erano neanche i 5Stelle, sempre ansiosi di dimostrare di essere super partes
a quella manifestazione io stesso ho visto due militanti dei 5Stelle di un paese vicino a Macerata: avevano la pettorina del Movimento e, in tutti i modi, cercavano di giustificare la linea “di partito”, che lasciava alla coscienza di ogni singola “sezione” e di ogni singolo individuo la scelta di partecipare o meno… e ritenevano fosse giusto che il Movimento non prendesse parte a una manifestazione che, nell’ottica di una de facto guerra civile tra razzisti e anti-razzisti (sentiti questi ultimi come collusi con gli assassini neri), era da ritenersi una manifestazione di una parte e solo una dei “combattenti” in campo: e un partito serio, come il Movimento 5 Stelle, non poteva “corrompersi” parteggiando per uno o per l’altro…
a loro, orgogliosi delle loro pettorine, e lì di loro iniziativa, sembrava un discorso sensatissimo: da una parte sparano ai neri, a tutti i neri, anche a quelli che non hanno mai ammazzato nessuno, e dall’altra manifestano pacificamente, ma anche manifestando partecipano a una de facto guerra civile che quindi non deve essere cavalcata da nessun partito, perché, a votare, ci vanno tutti, e i voti vanno presi da tutte le parti: vanno presi anche i voti dei razzisti…

Quello di Traini fu un ricatto della violenza a cui non seguì alcuna dimostrazione di forza democratica e istituzionale uguale e contraria… e non seguì per paura di una “guerra civile”, per paura della polarizzazione di un elettorato già polarizzatissimo…
Ma proprio in quanto non ci fu alcuna reazione istituzionale alla violenza, allora quel ricatto funzionò…

Era quindi bene distribuire in modi così capillari e martellanti il racconto del fascismo, che quel ricatto della violenza usò per primo nel mondo… nonostante di racconti di fascismo ce ne fossero a migliaia…

Scurati ha qualcosa in più rispetto a quelle migliaia?

Forse no…

Scurati è tecnicamente un libro di Storia, molte volte privo di dialoghi, di discorsi diretti, e denso di cronache… Scurati sì narra, ma narra quello che è successo in modo iperoggettivo… anche quando i personaggi esprimono pensieri, Scurati trasmette quei pensieri sempre dall’esterno…

Il narratore Scurati è quasi ottocentesco: è come Hugo che rievoca la battaglia di Waterloo nei Misérables, o Tolstój che rievoca Borodinó in Vojná i mir
Un po’ è anche Conrad che rievoca la stessa Borodinó in The Duel… la rievoca ma in modo tangente, obliquo…

L’azione in Scurati si scolora, latita, e la sua cronaca non tocca il solipsismo: cosa pensava Mussolini, Scurati ce lo dice, ma per accompagnamento di cronaca, non per immedesimazione né per immersione in una diegesi: quel pensiero è cronaca esso stesso, non è effettivamente *pensiero*… è un pensiero ordinato, supportato da un occhio onnisciente che sa come andrà a finire (e tutti sappiamo come andrà a finire), mai interno al personaggio perché non c’è alcun personaggio, ci sono individui Storici, gente che è vissuta davvero e che quelle cose le ha pensate davvero…
Rendicontarle è quindi ossequio alla Storia, esattamente come il rendicontare i fatti e le azioni…
Scurati dice quello che è avvenuto, non fa una narrazione basata su quello che è avvenuto…

Essendo privo di quella tensione di happening, di quel «non si sa come andrà a finire», di altri romanzi storici contemporanei (di recente abbiamo parlato dell’Ottava vibrazione di Lucarelli e di Proletkult di Wu Ming), M di Scurati è quindi manchevole?

No…

Perché quell’happening, pur senza dialoghi diretti, pur senza la focalizzazione zero, Scurati ce lo implica, ce lo costruisce lo stesso…

Come Hugo con Waterloo, a Scurati non interessa «come è andata a finire», né, in un certo senso, interessa «come sarebbe potuta andare a finire» (ma quello lo vedremo dopo)… Scurati rendiconta l’avvento e il farsi del fascismo non come un romanzo d’azione, ma come libro di Storia secondo le idee degli Annales di Marc Bloch e Lucien Febvre (rivista uscita proprio in conseguenza del fascismo, nel 1929): è Storia NON perché le cose sono successe, ma è Storia perché quelle cose successe sono state determinate da decisioni di uomini nell’hic et nunc del presente, un presente pieno di complessità e di divenire, privo di teleologia, che va però osservato a posteriori

Cerchiamo di capirci bene:
gli individui di Scurati sono incerti su quel che avverrà, ma non lo è Scurati: e Scurati ce lo fa pesare il fatto che tutti già si sappia la piega di quel che è avvenuto…

Wu Ming e Lucarelli giocano nello stare con gli individui, nel non sapere, nell’ignorare che quel che si presenta è già successo…

Scurati gioca in modi simili molto poco, Scurati vuole proprio farci sapere come è andata *a cose fatte*…
Per questo è più Storia e meno narrazione…

Ma anche se sappiamo come tutto quanto va a finire, Scurati, come Bloch, pensa sia necessario rievocarlo, ricostruirlo, rendicontarlo…
E allora Scurati, come Bloch, va a fare la cronaca del «tutti i giorni» del vissuto di quegli anni, focalizzandosi su una serie di protagonisti importanti, di cui ci informa di cosa pensavano, di cosa facevano, di cosa volessero fare: e ci informa dicendocene i pensieri paradossalmente senza “dirceli”, ma presentandoceli, proprio come lo storico, attraverso i documenti, le testimonianze…
Ne risulta quello che sembra un racconto, ma non lo è davvero: la gente non vi agisce, piuttosto in quella parvenza di racconto siamo noi spettatori a vedere la gente agire…
Quella di Scurati non è azione, è rendicontazione dell’azione…
Non siamo in mezzo ai protagonisti a tribolare con loro (vedi Lucarelli e Wu Ming), siamo con Scurati (o come Bloch) a osservare dall’alto quello che è stato, senza dimenticarci mai che noi siamo oggi, che ci affacciamo a scrutare un passato che si sa essere già avvenuto…
E quel passato lo scrutiamo con minuzia, andando davvero al quotidiano, al precisissimo, al dettaglio, alla microscopica particella, ma solo per comprenderlo meglio, non per riviverlo

Vederlo così, dall’alto, il resoconto del fascismo non sembra divergere granché da quello già letto nei saggi, tantissimi, sull’argomento…

Invece quell’ottica di minuzia, quel rendicontare dei giorni del quotidiano, illumina il fascismo in modo molto più efficace rispetto alla trattazione accademica…

Nel Figlio del secolo non si dice nulla di nuovo su tutti gli aspetti del fascismo, ma l’elencarli con acribia li restituisce con sconcertante chiarezza, una chiarezza del «tutti i giorni» che, paradossalmente, finisce per farci sentire bene proprio quell’ansia di «come sarebbe potuta andare» che Scurati nega per statuto e che raggiunge per metodo…

Vediamo di spiegarci…

Certamente la tensione sul come sarebbe potuta andare NON è scopo di Scurati…
Scopo di Scurati è la rendicontazione storica, alla Bloch, dei minimi particolari della cronaca giorno per giorno di ciò che è avvenuto, finalizzata alla comprensione critica dell’evento-fascismo… Una cronaca che rimane alta, esterna e “scientifica”, mai diegetica e mai identificante con i personaggi; altrimenti quei personaggi diverrebbero fittizi e personaggi fittizi non ci possono essere in quanto tra le mani si ha Storia (maiuscola) e non storia (minuscola)…
Nonostante questo scopo, però, Scurati dà comunque l’idea, rendicontando a livello di happening quotidiano, l’ansia del cosa sarebbe potuto avvenire…
Scurati, cioè, raggiunge la stessa tensione delle narrazioni (di Wu Ming o Lucarelli), con modi diversi (è davvero come Tolstój e Hugo, i quali, nonostante rimangano sempre Tolstój e Hugo, con le loro voci ben udibili, ci fanno piangere eccome su Waterloo o su Borodinó)…

Con questo amalgama storico, Scurati conquista…

Anche se si sa tutto, fa piacere immergersi nei particolari, particolari che svettano molto più taglienti rispetto ai saggi storici…

  • La tragedia del mondo di guerra, in Scurati si sente al massimo…
  • La disillusione di Margherita Sarfatti la comprendiamo a mille, quando di solito, nei saggi, la si accenna soltanto…
  • La ferocia mindless di Italo Balbo la vediamo tutta…
  • L’impossibilità della sinistra di optare per la Rivoluzione comunista la avvertiamo con dolore: e la mancata rivoluzione comunista ha portato alla reazione di chi voleva guadagnare (soprattutto i piccolo-borghesi oltre ai soliti industriali) atta a far scomparire del tutto qualsiasi idea che anche solo si avvicinava a quella Rivoluzione
  • Il terrore della guerra squadrista, spesso negato dalle dissertazioni storiche poiché i numeri statistici delle tutto sommato poche vittime (in rapporto a quelle della guerra civile russa, per esempio) fanno dimenticare che dietro ogni numero c’è un uomo ucciso, si vivifica fortemente…
  • L’opportunismo della voglia di potere di Mussolini (che prometteva tutto a tutti) lo vediamo completo…
  • Vediamo quanto i valori millantati di patria-famiglia-popolo non c’entrassero niente con il fascismo, che voleva solo comandare e spazzare via, a favore degli industriali e delle giovani teste calde militaresche (che in trincea comandavano come gli pareva e che a guerra finita ci rimasero male di non contare più nulla), tutte le secche del parlamentarismo liberale…
  • Vediamo quanto l’ansia di potere e guadagno portasse alle tangenti e alla corruzione…
  • Vediamo quanto la sinistra, irretita dalla violenza, non riuscisse a inventarsi nulla…
  • Vediamo quanto, a un popolo affamato e tanto voglioso del guadagno, non importasse niente del parlamento, della legge, della “morale”…
  • Vediamo quanto a una aristocrazia industriale non importasse nulla del ricorso alla violenza, delle uccisioni, dei corpi armati in giro: bastava che non si facessero scioperi…
  • Vediamo quanto tutti gli psicotici, i burberi, i drogati, i cocainomani, si trovassero benissimo in quella che era una vera e propria anarchia militare, del tutto congruente con la trincea: sfogarsi uccidendo, giocando, ubriacandosi, pestando e prendendosi gioco del nemico (chiunque esso sia, basta ci sia qualcuno da picchiare), cosa si poteva chiedere di più…?
  • Vediamo quanto il metodo di minaccia fosse implementato: Mussolini creò la minaccia e poi si presentò come unico in grado di amministrarla…
  • Vediamo, giorno per giorno, cosa è accaduto a Giacomo Matteotti, il vero protagonista di questo libro: ne seguiamo il primo attentato, nel giugno del 1921, oltre che l’uccisione nel ’24…

Vediamo tutto quanto, e pensiamo ancora a quanto tutto, nella rendicontazione quotidiana, risulti paradossalmente plausibile se illuminato nell’ottica del «tutti i giorni» alla Bloch…

Nei saggi storici si perde un po’ di raziocinio… ci si chiede, spesso, come è stato possibile che una masnada di cocainomani abbia convinto gli amorali industriali aristocratici e i borghesi assetati di denaro… che costoro siano passati sopra alle tangenti, alla corruzione, all’opportunismo, agli omicidi efferati…

Nella trattazione alla Bloch del «giorno per giorno», tutto questo lo si comprende… e lo si comprende proprio perché lo si vede riflesso nel presente!

Plausibile e credibile appare oggi, ai più, Salvini, che, come Mussolini, si presenta come risolvitore di una crisi di migranti che lui stesso ha generato (con la Bossi-Fini, coi campi rom, e con la chiusura di tutti i centri di accoglienza)…

Plausibile risulta una sinistra che non riesce ad arginare in nessun modo il caos, perché si occupa di cose sacrosante (tipo i diritti) che però non sono sentite come tali dalla classe dirigente, dagli industriali, da coloro che comandano, dai padroni… che gliene frega al padrone se c’è gli schiavi? togliere gli schiavi, per lui, significa guadagnare meno: perciò come può “votare” per coloro che gli schiavi li toglie? e li toglie proprio durante le crisi economiche, quando ci sarebbe da avercene anche di più di schiavi pronti a lavorare 24h/7! E li vuole togliere appellandosi alla morale, alla bontà, all’umanità: ma stiamo scherzando!? che umanità c’è davanti al mercato, alla crisi, al guadagno!?
Meglio, per questa classe guadagnosa preponderante, votare per chiunque altro tranne per chi parla di diritti!
E chi parla di diritti si sgretola, ripiega, cerca compromessi, ibridazione, si arrende, lascia tutto ai padroni, perché dei diritti non frega davvero niente a nessuno a livello mondiale!

Così è successo tra 1919 e 1924, e così succede oggi: Scurati guarda indietro e cerca di comprendere il 1919-1924 trovandoci le assurdità del 2018-2020…

Vediamo tutto e rievochiamo tutta quell’assurdità
Come Tolstój e Hugo, si assiste a una sorta di impasse filosofico della Storia…
si balena, all’orizzonte, quel che sarebbe potuto essere, ma si sottolinea che così non è andata….
Alla fine si intende che diversamente non poteva andare…
ma piangiamo che sia andata come sappiamo, perché come è andata andrà, purtroppo, sempre…
Poiché Scurati guarda indietro dall’oggi, Scurati fa Storia e non ci può fare niente!
Non cerca la suspence del narrato, cerca solo la comprensione di ciò che è avvenuto…
e ne scruta la tragedia con il tormento dell’impotenza…
La rendicontazione della Marcia su Roma, con la revoca dello stato d’assedio da parte di Vittorio Emanuele III, non viene risolta con il noto motto di Armando Diaz sul non mettere alla prova un esercito che, anche in minima parte, avrebbe potuto ribellarsi e schierarsi coi rivoltosi (là dove Scurati indica perfettamente quanto le legioni di Cremona o Perugia erano prontissime a sedare i riottosi), ma si limita a dire quanto a Diaz fosse stato promesso un ministero da parte del trasformista Mussolini, e si limita a constatare l’assurdità del re che dà il governo al capo di una minacciata sedizione militare scalcagnatissima che, in un attimo, avrebbe potuto essere scongiurata…

Perfino la debole Repubblica di Weimar sedò il putsch di Monaco di Baviera (vedi Moloch)… l’Italia liberale non riuscì a sedare la Marcia su Roma…

Perché sedare una rivolta per poi sopportare mesi e forse anni di rimostranze, di immobilismo, di guerriglia?
Prevalse il «tanto questi riottosi prenderanno il potere comunque»…

Fu come, oggi, si dice della politica basandoci sui sondaggi: «tanto i leghisti hanno il 30%, vincono comunque: tanto vale dargli il governo adesso, è inutile presentarsi come legalitari, come alternativi, tanto loro vincono lo stesso!»

Fu come, oggi, si dice spesso «se non gli si dà un po’ oggi, loro si prenderanno tutto domani… e, oggi, gli si può dare un po’ anche se ammazzano, sparano, picchiano, corrompono, dileggiano, rubano… se non gli si dà quel poco oggi, loro ammazzeranno e spareranno di più domani»…

Questa resa incondizionata la vediamo tutti i giorni… e l’abbiamo vista sempre… non si è più riusciti a sedare altre rivolte simili, in tutto il mondo e in tutti i continenti (in Cile, Argentina, Sudan, nei Balcani, in Ruanda, in Congo, in Sudan, in Cambogia, in Myanmar ecc.)…

dall’oggi, guardando indietro, comprendiamo quanto tutto dell’avvenuto, sia avvenuto di nuovo!

Assistiamo con le mani legate a un passato che già conosciamo, ma che mille volte ci scordiamo, affogati nel revanscismo di quella classe industriale, imprenditoriale, perfino intellettuale (Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Luigi Pirandello, quelli su cui Scurati insiste di più nello smascherarceli come collusi con l’ansia di tabula rasa delle secche liberali parlamentariste tanto odiate per il loro immobilismo e per il loro abuso compromissorio con chiunque), che quel potere lo esige, lo continua, lo determina per una voglia di progresso, di azione, di guadagno, che richiede esattamente quella ferocia, oggi come allora… un classe che se ne frega della politica, che vuole solo che ci sia qualcuno a “comandare formalmente” per farli continuare a guadagnare, senza intralci, senza diritti idioti tra i piedi… chi se ne frega se, chi decide, decide con manganello e olio di ricino?
perché perdere tempo in melma di guerriglie civili, in eserciti, in impasse civili e “popolari”, quando basterebbe arrendersi e tutto andrebbe bene???

E infatti, oggi che quella classe soldosa sussiste sempiterna e fortissima, del fascismo si dimentica sempre, e sistematicamente, tutto… ci dimentichiamo del fascismo tutte le volte…

E lo si liquida come qualcosa di fumettistico nel suo essere dittatura, che sotto le scenografie totalitarie faceva, sistemava, organizzava, meglio della democrazia, meglio della discussione, meglio del parlamentarismo…
E che per fare quello rubasse, picchiasse, uccidesse, vabbé…
tutti rubano e picchiano per guadagnare o comandare, oggi come allora… perché non avrebbe dovuto farlo il fascismo?
lo fanno anche i comunisti, gli americani: il mondo è giungla di homo homini lupus, così è: tanto vale che homo homini lupus sia anche in politica col fascismo… perché affidarsi a chiacchiere di diritti, di uguaglianza, di superamento impossibile del capitalismo?

Il fascismo sarà sempre meglio di tutto quanto, il male minore del mondo capitalista…

E Scurati questo ce lo dimostra sempre: ci dimostra che così è stato e così sempre sarà, rendicontandoci alla perfezione quello che è stato, che è quello che è, atrocemente, all’infinito…

Una lettura lunga, di un mattone bello ampio, che però è supportato da tutti i paratesti giusti (il dizionario dei personaggi, i richiami ai fatti e alle persone che non disdegnano il repetita iuvant), che appassiona in modo strambo, perché raggiunge la tensione per rendicontazione invece che per diegesi… una rendicontazione strutturata in macroepisodi (gli anni) e in microepisodi affidati a fatti accaduti ai singoli, intervallata da stralci di giornali, di discorsi e di dichiarazioni che appaiono «fuori testo», tra un episodio e l’altro…

Una lettura triste, che indica quel che è stato, indicando nel contempo quel che è, e quel che, nel mondo encefalico idiota dell’essere umano (soprattutto italiano), sempre sarà…

3 risposte a "«M. Il figlio del secolo» di Antonio Scurati"

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