«Moloch» di Aleksándr Sokúrov, 1999

Non figura quasi mai nelle liste online nerdaiole dei film più strani… Ma strano lo è eccome…

Recitato da attori russi che Sokúrov stesso volle far doppiare da teatranti tedeschi, è un’immersione nella banalità della follia, inspiegabile, che coinvolse il mondo tra il 1919 e il 1945…

Da nessuna parte, nel film, si evince che è ambientato nella primavera del 1942 a Berghof, una sorta di chalet che ha una storia complicata (per chi fosse curioso, c’è Wikipedia)…

Parlare del film e del luogo di ambientazione ci costringe a immergerci nelle vicende torbidissime della biografia hitleriana, che non sono mai piacevoli da indagare, poiché rendono ancora più difficile capire perché un disturbato come Hitler abbia attirato così tanti consensi elettorali…

Piccolo mondo

Intorno al 1922, Hitler passò qualche giorno in una pensione vicino a Berghof, che è situato a Berchtesgaden…
Berchtesgaden è un incrocio geografico particolare che strutturava una sorta di piccolo mondo di rievocazione infantile che un Hitler già politicante razzista ricercava per le vacanze…
Berghof è a 80 km da dove nacque (a Branau am Inn, in Austria), a ca. 145 km da dove passò la prima infanzia (a Passau, in Germania), a ca. 130 km da dove ha fatto le elementari (a Fischlham, in Austria), e a ca. 170 km da dove il padre lo mandò a fare le “superiori” (a Linz, in Austria)… [dal 1919 al 1938, Stefan Zweig, che documentò lo sfacelo dell’ascesa di Hitler nel suo resoconto Il mondo di ieri, Die Welt von Gestern, abitò a Salisburgo, quella che, pur in un altro stato, l’Austria, è la “città” più vicina a Berchtesgaden, a neanche 25 km… Zweig, i cui libri venivano bruciati dai nazisti, scrisse Die Welt von Gestern tra il ’40 e il ’42 in Brasile, dove era scappato per sfuggire alle persecuzioni antisemite, e dove si suicidò proprio nel ’42: nel libro ironizza molto sulla effettiva vicinanza che ebbe con Hitler durante le vacanze estive]

Quando vede Berghof, nel ’22, il “lavoro” politico di Hitler è centrato soprattutto a Monaco di Baviera (anch’esso nel raggio di 140 km da Berghof), dove Hitler, nei suoi comizi razzisti, sfoga la sua infanzia malata, ricca già di problemi edipici e di “prurigini” quasi incestuose (si presume che i genitori avessero tra loro un rapporto di parentela)…

Non si sa quando nel 1923, Hitler, fan del Lohengrin di Richard Wagner già dai suoi anni di studente d’arte bohèmienne a Vienna (1909-1913), entra in contatto con la famiglia del compositore, cioè con Siegfried Wagner (figlio di Richard) e con sua moglie Winifred, forse attraverso Houston Stewart Chamberlain, marito di una sorella di Siegfried, Eva, e già dal ’18 propugnatore di una purga politica antisemita per la “purificazione” della Germania, e quindi molto vicino a chiunque sentisse “affiliato” alla causa razzista… [Lohengrin è il numero 13 di Operas II, e molti personaggi “hitleriani” della famiglia Wagner li abbiamo conosciuti al numero 27 di Operas IV]
Pare che Winifred (8 anni più giovane di lui) si sia innamorata di Hitler (anche perché Siegfried, quasi 30 anni più vecchio di Winifred, dopo il quarto figlio avuto da lei, nel 1920, abbia passato la sua “mezza età” scopacchiando uomini e donne in giro lasciando a Winifred ben pochi “ruoli” se non quello di madre)…

Putsch

Dopo aver visto Berghof e aver conosciuto i Wagner, la notte tra l’8 e il 9 novembre del ’23, Hitler, con le sue teste perse naziste, cominciò una marcia a Monaco, dalla birreria Bügerbräukeller, per raggiungere il ministero della guerra bavarese, distante circa 2 km… pensavano, col loro numero, che ritenevano di aumentare con l’adesione “popolare” durante la mattinata, di spaventare il governo della città e “prendere il potere”: a marciare in effetti finirono per essere quasi 3000 persone armate… la polizia reagì e sparò sulla teppaglia all’altezza di Odeonsplatz, circa 500 metri più indietro rispetto alla destinazione: morirono 14 rivoltosi; Hitler fu arrestato per alto tradimento, processato nel febbraio del ’24, condannato, ad aprile, a 5 anni, e imprigionato a Landsberg… fu assolto dalla cassazione bavarese e rilasciato nel dicembre dello stesso ’24…

Tra novembre ’23 e dicembre ’24, Hitler è comunque rimasto in galera, si dice abbastanza “coccolato” da un esercito, già allora, a causa delle condizioni post-Versailles, molto interessato alla politica nazionalista nazista… Non solo, i ricchissimi Wagner lo aiutano e gli mandano denaro…
In carcere, Hitler detta ad autisti e visitatori il libro Mein Kampf, che, dal ’25-’26, esce nelle librerie… e vende…
Hitler esce dal carcere quasi da eroe, colui che ha sfidato la corrotta Repubblica di Weimar, e comincia un’attività politica di blateranti comizi nazionalisti ancora più accesa di prima, con un “focolaio di consenso” in Baviera…

Geli & Eva

È con i proventi di Mein Kampf che Hitler, nel 1928, affitta Berghof dai proprietari, anche se il grosso della sua vita è a Monaco, dove affitta un appartamento in Prinzregentenplatz (al civico 16)…

Ad “aiutarlo” politicamente e “umanamente” nella gestione delle sue case c’è la sua famiglia… cioè la sorellastra (figlia di un precedente matrimonio del padre), Angela, e la di lei figlia, Angela Maria, detta Geli, di 19 anni più giovane di Hitler…

Nel ’28, Angela viene incaricata da Hitler di fare la custode all’appena affittato Berghof, mentre Geli vive con lui nella monacese Prinzregentenplatz…

Nel ’29, Hitler, forte del consenso bavarese, organizza il vero e proprio partito nazista e assume un fotografo ufficiale (Heinrich Hoffmann): una delle assistenti del fotografo è Eva Braun, 23 anni più giovane di Hitler, che, appena visto Hitler, se ne innamora…

Eva Braun forse non sa che quello “splendido quarantenne” dagli occhi azzurri, carismatico, magnetico, affascinante, inaccessibile, che blatera di razze, di purezza e già, velatamente ma non troppo, di sterminio delle razze inferiori, non solo “vive” con la quasi-nipote Geli in Prinzregentenplatz, ma con essa ha probabilmente intrapreso quella che è una selvaggia e possessiva relazione sessuale… Non c’è, naturalmente, la prova fisica dei rapporti sessuali tra Hitler e Geli (anzi, sono tante le illazioni su una presunta deficienza erettile di Hitler, o, addirittura, di una sua micropenia), ma c’è senza dubbio la prova psicologica (viste le ossessioni per Geli evidenti negli anni a venire nel comportamento di Hitler)… e senza dubbio si sa, e la prova storica c’è eccome, che Geli non è che “vive” a Prinzregentenplatz ma è proprio prigioniera a Prinzregentenplatz (si sa che la “prigionia” divenne effettiva quando Geli cominciò a dimostrare interesse “sentimentale” per un autista di Hitler)…

Eva Braun non sa tutto questo… o forse lo sa benissimo ed è attirata dalla follia del capo, dalla “follia per la follia”, in un tempo in cui la gente moriva di fame nelle strade per l’inflazione, e in cui la morte, data la effettiva “guerra civile” che imperversava tra i diversi partiti della Repubblica, era all’ordine del giorno: un tempo in cui la psicopatia, in un mondo di per sé psicopatico, non era vissuta come “separata” dal resto della vita, anzi: per mangiare c’era quotidianamente da trovare espedienti sulla carta illegali, e parlare di ammazzarsi nel senso di sacrificarsi, o parlare di sterminare, e di doversi “arrangiare” con la forza per prendere il potere e riorganizzare ex novo e con tabula rasa l’intera Germania e forse l’intero mondo, era una circostanza del tutto normale… lo era anche in Italia o in Finlandia, come lo era nella Russia zarista del 1908-1917, o durante la guerra civile russa tra rossi e bianchi nel 1917-1922… ammazzarsi ed essere pazzoidi era la regola di comportamento di quel tempo, di tutti (vedi anche Cardillac di Hindemith), con l’unica eccezione (si sa da Idí i smotrí e da Proletkult), che i “combattenti” per il Socialismo-Comunismo non ebbero mai, nelle loro motivazioni, quella spinta razzista fondativa che invece era cifra del nazismo…

Che Hitler tenesse prigioniera una ragazzina di 20 anni in casa, beh, importava davvero se il razzismo hitleriano riusciva a compattare la popolazione verso un modo di vivere autenticamente “tedesco” che liberava dalla fame tutti quanti?
Importava che Hitler fosse psicotico, visto che forse era così affascinante proprio perché era psicotico?

A Eva Braun, cresciuta a morire di fame nella Repubblica di Weimar post-Versailles, forse non importava… ma a Geli, alla ragazzina di 20 anni, beh, a lei forse importava, e non sopportava per niente la prigionia probabilmente sessuale impostagli da Hitler: si suicidò, nel 1931…

Hitler era sconvolto… e figuriamoci la sua sorellastra, la mamma della ragazza, che al momento del suicidio era, in qualche modo, “chiusa” a Berghof… La sorellastra si distaccò per un po’ da Hitler, risposandosi (il secondo matrimonio dopo il padre di Geli) e vivendo col marito (che Hitler, naturalmente, disprezzava) tra Düsseldorf, Dresda e Passau… alla fine, però, si riconciliò con Hitler (sia lei sia il marito furono ferventi nazionalsocialisti: il marito si uccise quando seppe della sconfitta del Reich, nel ’45), e, agli storici, dopo il ’45 (è morta nel ’49), raccontò di non aver mai saputo niente della Shoah, e, cosa sorprendente, era sicura che neanche Hitler *ne sapesse niente*…

Nel ’31, dopo il suicidio di Geli, con un Hitler sconvolto, ma ancora splendido scapolo quarantenne, si “fece avanti” Winifred Wagner (Siegfried era morto nel ’30, Stewart Chamberlain nel ’27, e lei era sola ad amministrare il lascito culturale di Wagner, tra Wahnfried e Festival di Bayreuth), ma a spuntarla fu Eva Braun, con mezzucci davvero pazzoidi

Onde “distogliere” Hitler anche solo dal pensare di sposarsi con Winifred Wagner, nel 1932 Eva *finse un suicidio*, cosa che attirò l’attenzione hitleriana… la componente malsana di salvare dal suicidio una giovane, dopo aver praticamente provocato quello di Geli, stimolò il praticamente sadico Hitler…

La bellezza atletica di Eva e la sua immacolata giovinezza, così uguale a quella di Geli, fecero il resto… [Winifred rimase in contatto con Hitler sempre, con lettere varie, e rese il Festival di Bayreuth e la Wahnfried delle dependance del governo del Reich… riuscì, qualche volta, a convincere Hitler a non deportare certi cantanti o direttori d’orchestra ebrei: che carina… a livello “personale” si consolò con Heinz Tietjen, regista di Bayreuth a cui si accenna qui]

Nonostante l’obbligo del segreto (Hitler voleva sfruttare il suo fascino sulle donne tedesche rimanendo scapolo, e costruendo per il pubblico una del tutto inventata vita “casta” del Führer), Hitler ed Eva Braun sono stati insieme da quel 1932 fino al 1945…

Führer im Berghof

Nel ’33, Hitler diventa cancelliere della Germania (cosa curiosa è constatare come nella “sua” Baviera, il partito nazista, alle elezioni, non va più in là del 30% dei consensi: pare che l’aristocrazia “suprema”, cioè la dinastia Wittelsbach, quelli che furono i protettori di Wagner e che regnarono sulla Baviera fino all’accordo dello Zweiter Reich degli Hohenzollern del 1871, odiasse Hitler e che abbia contribuito non poco nella difesa di Monaco dal Putsch del ’23) e Mein Kampf, la nuova “bibbia di stato”, raggiunge il milione di copie… con questo potere Hitler finalmente *compra* Berghof, facendone il suo buen retiro para-infantile dove passare le ferie lontano da Berlino…
Tra il ’35 e il ’36, Hitler assume un architetto modernista, tale Alois Degano (forse perché Albert Speer era già allora impegnato, nel suo ruolo di architetto ufficiale nazista, a progettare la futura e avvenieristica città di Berlino), per ampliare e ristrutturare completamente lo chalet a “immagine e somiglianza” di Hitler… Berghof diventa un vero e proprio castello

Finì che Berghof fu la “seconda dimora” dell’Hitler Führer, quella dove passò più tempo dopo Berlino (al terzo posto c’è Wolfsschanze, un bunker costruito per l’invasione della Russia nel ’41, a una decina di chilometri dall’odierna Kętrzyn, in Polonia, che allora era Rastenburg, nel Terzo Reich)

Dal ’36, formalmente, la “custode” di Berghof fu proprio Eva Braun, anche se tutte le volte che poteva raggiungeva Hitler a Berlino…

Moloch di Sokúrov comincia qui, vedendo Eva Braun, custode di Berghof, che attende gli ospiti bighellonando da sola a Berghof…

Eva annoiata

Eva Braun danza da sola nuda sui ballatoi porticati del castello, ed è spiata dal servizio segreto del Reich per ragioni di sicurezza nazionale… Eva ne è a conoscenza e gioca facendo quasi delle performance per le “spie”…

Annoiata, Eva, bacia un’immagine sacra della Madonna nascosta in uno specchietto apribile (o quello che oggi si chiamerebbe “portapillole”) griffato con la svastica… poi mette il naso nei documenti sulla scrivania del Führer, ascolta dischi di marcette e canzonacce iperpopolari hilteriane, ballando da sola in mezzo alle stanze…

Gli ospiti

Ma arrivano gli ospiti
Hitler, Martin Bormann, Joseph Goebbels e la moglie Magda…

Hitler pronuncia le prime battute in un discorso in medias res: l’argomento è la scelta dei direttori d’orchestra da ingaggiare per i concerti ufficiali…
Hitler preferisce Hans Knappertsbusch a Bruno Walter (Walter era ebreo, e già dal ’33 era scappato dalla Germania: prima in Austria, poi annessa dal Reich, poi in Francia, che lo naturalizzò nel ’38, infine, negli Stati Uniti, dal ’39 — Knappertsbusch rimase invece tutta la vita in Germania e la sua storia è curiosa: considerava i nazisti dei pecoroni incapaci e lo diceva in faccia a molti gerarchi [pare chiedesse alle persone «ma lei è nazista davvero o ha aderito al partito solo per fare carriera?»]; si rifiutò sempre di iscriversi al partito, e Goebbels lo odiò: anche Hitler, a un certo punto, ne dispose un «divieto di lavoro», ma poi, vista la diaspora dei direttori d’orchestra che a frotte riuscivano a fuggire dal Reich, quel divieto venne annullato e Knappertsbusch divenne uno dei direttori preferiti di Hitler, perché vivido, dall’impostazione happening [Knappertsbusch odiava fare le prove: preferiva andare a braccio], secondo il Führer, adattissima a Wagner)

Il primo argomento “integrale” che sentiamo pronunciato da Hitler è rivolto al personale di Berghof: a maggiordomo e capo cameriera consiglia erbe per dormire ed esercizi sportivi… Hitler saluta solennemente anche il resto del personale, e saluta Eva in maniera calorosissima, piena di ogni galanteria…

Mentre Hitler è col personale, Eva e Magda fanno comunella con pettegolezzi vari a cui si aggiunge anche Goebbels… bersaglio di molte canzonature è Bormann: dicono che puzza, che è impertinente e sfacciato… Goebbels si lamenta che pur di stare più vicino al Führer, Bormann è arrivato anche a pestargli i piedi durante il viaggio!… poi aggiunge che Bormann ha molto innervosito il Führer, molto sensibile ai cattivi odori, ma la cosa non ha impedito a Hitler di disquisire di molti argomenti, con mirabili colpi di genio, vedi l’idea, sensazionale, di usare le capre come arma di invasione delle nazioni nemiche (!?)…

Il personale pensa di fare cosa gradita al Führer mostrandogli cuccioli di pastore tedesco appena nati… il Führer però reagisce male, forse infastidito proprio dall’odore dei cuccioli, e scappa via molto indignato…

Bormann, Goebbels ed Eva rimproverano il personale di aver commesso l’imperdonabile errore e si soffermano un attimo tra loro: Bormann avverte tutti, quasi minacciando, di non disquisire in alcun modo di politica o della guerra a tavola…

Ipocondria

Prima di cena, Eva e Hitler passeggiano sul porticato, da dove si godono il panorama mozzafiato delle alpi tirolo-bavaresi, poi su un ameno sentierino, prima di ritirarsi nelle loro camere…

Eva, in camera, sfoglia riviste che sfoggiano stupende foto del Führer… I servizi segreti lavorano, ed Eva sembra saperlo e continua a “giocare” con questo fatto, visto che all’improvviso, dopo aver sfogliato la rivista, va ad alzare, apparentemente senza motivo, la cornetta del telefono (il telefono non aveva suonato)… La voce stizzita di un agente le ordina di riagganciare subito… Eva è quasi pentita, ma poco dopo il telefono suona, ed Eva risponde, stavolta molto più timida… ma nessuno le parla…

Dopo questa “non conversazione” al telefono, Eva decide di andare a portare dei fiori a Hitler, che, intanto, si è fatto un bagno…

Eva si lamenta con lui che le sartorie tedesche fanno schifo rispetto a quelle inglesi e italiane: il Führer potrebbe decidere di far fabbricare le divise dell’esercito in Italia…

Ma Hitler è di pessimo umore: non è andato bene di corpo e la cosa lo ha turbato: lo ha fatto riflettere sul fatto che sta invecchiando, in quello che è un attacco di ipocondria con tutte le fattezze di un capriccio infantile…
Hitler arriva a pensare, perfino, di avere un tumore!

Eva cerca di tranquillizzarlo, ma Hitler le dice che i dottori, a una eventuale visita, daranno ragione a lui… Eva sottolinea che per forza dànno ragione a lui: lui è il Führer e ha intorno solo galoppini che gli dànno ragione sempre: ormai la vita del Führer è costruita su complete bugie…
E il Führer, ormai, altro non è che un attore, che recita un ruolo davanti a un pubblico adorante: un Führer che quasi non esiste senza un pubblico… Senza pubblico, il Führer altro non è che un cadavere…

Eva, essendosi innamorata di un uomo tale, riconosce di essere una donna confusa, «una servetta che ha aperto la porta sbagliata»

Hitler, nonostante gli sforzi di Eva, non vuole ancora prepararsi per il pranzo… allora Eva lo lascia e va a fare degli esercizi ginnici con gli anelli, accompagnata, nei suoni che forse provengono da un disco, da un’esecuzione dei Préludes di Franz Liszt…

Ortiche in Ucraina

Per il montaggio russo, Sokúrov ha mantenuto una scena in cui Bormann va a controllare che i cuochi facciano bene il loro lavoro…

A pranzo, tutta la combriccola si riunisce ridendo e scherzando con battutine idiote di estremo cattivo gusto, e vediamo che c’è un personaggio che annota tutto quello che il Führer dice, ma quel personaggio è agli ordini del solo Bormann…

È il Führer a decidere le posizioni a tavola e ad animare la conversazione…
Scherza con le giovani cameriere, che, per un attimo, fa anche sedere a tavola insieme agli ospiti: loro sono lusingate ma devono subito rialzarsi per tornare a servire le portate… portate che il Führer, vegetariano, non approva e dileggia con deplorevole scherno…
Chiama il brodo «tè di cadavere», dice che il macellaio è un mestiere orribile e che l’odore della carne è insopportabile…
Racconta storie macabre: del tipo che i granchi, in Baviera, vengono pescati con cadaveri di nonne morte da tre giorni buttati, sventrati, nel fiume dai nipoti pescatori: i granchi ricoprono i cadaveri…
Goebbels tenta di cavalcare l’aneddoto parlando di come lui pescava i pesci, ma Hitler e Bormann non gradiscono affatto i suoi interventi…

Hitler insiste che il mondo dovrebbe essere vegetariano, anzi, che si debba mangiare solo ortiche, perfino coltivare solo ortiche… Hitler comincia a dire che le ortiche sono molto più preziose del cotone: le si possono mangiare, farci la stoffa, il vetro… Hitler pensa di rendere l’Ucraina una enorme piantagione di ortica…
Magda ed Eva, in disparte, se la ridono, ma Bormann sta ascoltando tutto in estatica attenzione e ordina allo scrivano di prendere note dettagliate del discorso… anche Goebbels è serissimo, ma si limita ad annuire e a dire «come volete voi, Mein Führer»

Foreste in Italia

Hitler, dall’Ucraina “orticosa”, si sposta sull’Italia: Mussolini è un esempio da seguire grazie alla sua sicurezza aristocratica e al suo carisma, ma Hitler non si fida di lui… è stupido, non sa niente di arte e sbadiglia davanti ai capolavori… però ha ordinato di piantare foreste in Italia, foreste che cambieranno il clima, portando umidità e precipitazioni… Finirà che i venti caldi non riusciranno ad arrivare in Germania, che verrà battuta dalle piogge… una Germania che decadrà, diverrà una nazione dal clima umido che ammollirà il popolo: tutti i tedeschi diventeranno come maiali pieni di lardo… ci saranno sempre giornate grigie, piovose, che alimenteranno insetti infestanti…

Mentre dice tutto questo, il Führer cammina per la stanza e tutti lo seguono, finché non si stanca e si siede, e si ricorda di aver detto a Stalin di non costruire il Palazzo dei Soviet, poiché il palazzo più alto del mondo sarebbe stato a Berlino… ma Stalin non lo ascoltò, e ha cominciato a costruire il palazzo dei soviet… e se dev’essere guerra, guerra sia… guerra sia…
e dicendo questo, il Führer si assopisce…

Il sangue slavo

Tutti sono imbarazzati, e con il Führer addormentato, quasi non sanno cosa fare tra loro…

Una foschia brumosa sembra cominciare a circondare Berghof…

Eva avverte di continuare a parlare e perfino di parlare forte: la mancanza di voci farebbe terminare precocemente il pisolino del Führer, cosa che lo infastidirebbe… Magda capisce poco bene la cosa, anzi, se ne spaventa: se continuano a parlare, e le parole assopiscono il Führer, forse il Führer non si sveglierà più?

Goebbels comincia a commentare le affermazioni per lo meno bizzarre di Hitler, concludendo che, se non fosse finito a fare il capo di stato, sarebbe comunque diventato un genio letterario del paradosso

Bormann aggiunge di essere stato in Ucraina, e dice di aver visto degli splendidi bambini, belli come i bambini tedeschi, che, è un vero peccato, a causa del sangue slavo, crescendo sviluppano un viso rotondo, appiattito, da frittella…

Goebbels non gradisce la metafora e avverte Bormann che, se lo sentisse Hitler parlare di bambini, sarebbero guai!

Per cambiare argomento, Magda chiede a Eva se il Führer si sia mai confidato con lei riguardo alla guerra: se le abbia mai detto come va, quali sono gli sviluppi… ma, ovvio, mai Hitler si è confidato con Eva sull’argomento: Eva è troppo sciocca per capire qualcosa di guerra…

All’improvviso Hitler si sveglia e dice di aver sentito tutto! Ma getta via la situazione proponendo improvvisamente una passeggiata all’aperto!
Idea che, naturalmente, tutti accolgono con somma gioia…

Mentre tutti escono di scena dal fondo dell’inquadratura, Bormann, invece, “esce” dirigendosi violentemente verso la macchina da presa, finendo proprio per “sbatterci contro”: è il nero causato da Bormann davanti all’obiettivo che costituisce lo stacco verso l’inquadratura successiva…

Passeggiata

Durante la passeggiata si vedono molte volte gli agenti dei servizi segreti osservare gli ospiti, anche con i fucili, pronti a sparare a eventuali minacce…

Ci sono anche diversi soldati a fare da guardia del corpo ai gerarchi che si trastullano su rocce e prati montani…

Cominciano durante la passeggiata alcune inquadrature deformate per cui Sokúrov è famoso (in Mat’ i syn, cioè Madre figlio, del 1997, sono evidentissime le deformazioni amniotiche delle figure)… Deformazioni che riguardano soprattutto le guardie e Bormann…

A un certo punto Hitler si allontana per “pensare” e scaccia una Eva che vorrebbe parlargli di qualcosa…
Poco dopo lo vediamo impegnato a defecare sulla neve, spiato da una incredula guardia del corpo… Durante l’operazione, Hitler si sporca le mani e cerca di lavarsele sulla neve…

Intanto, Goebbels rinfaccia a Bormann di spacciare come sue idee di Hitler… ma Bormann lo ignora, e si corica per fare un pisolino…

Nella passeggiata, Sokúrov ha mantenuto qualche scena in più nel solo montaggio russo: una scena tra i coniugi Goebbels (Magda ammonisce Joseph a non parlare troppo delle idee di Bormann, il Führer potrebbe non gradire, ma Joseph le dice che lui è libero di fare tutto quello che vuole, e che, grosso modo, nel Reich anche ottenere qualcosa con saccheggio e rapina è degno di lode, poiché dimostra la superiorità del più forte, quindi anche essere immorali vuol dire essere giusti nel Reich), e una tra Magda ed Eva (Magda invidia a Eva la libertà, ma Eva dice di non averla affatto, poiché è schiava delle fantasie di Hitler, senza le quali non riesce quasi più a vivere; Magda la rassicura dicendole che potrebbe sempre scappare, ma Eva non ci riesce, come non riuscì a uccidersi; Magda, però, dice di preferire comunque la vita di Eva alla sua, visto che è legata a un Goebbels che è una sorta di macellaio, anch’esso estremamente infantile)

Sokúrov, per la Russia, ha mantenuto anche la scena in cui Hitler ritorna dall’espletamento dei suoi bisogni corporei, all’improvviso, con un riccio nel cappello…
Tutto giulivo e sardonico, il Führer si avvicina al Bormann addormentato e gli posa il riccio sulla faccia!
Bormann, svegliato dagli aculei dell’animale, si sveglia e si spaventa moltissimo, prendendo il riccio tra le mani e gettandolo via…

Il tutto suscita sonore risate e tutti si mettono a ballare: un povero soldato è costretto da Bormann a giungere, sui sentieri e i dirupi di montagna, a portare il grammofono in modo da non danneggiare il vinile e la puntina…
Hitler disprezza la musica proposta dal disco (un volgare valzerino) e dice che andrebbe ascoltata solo l’opera, che Eva dice di detestare…
Eva, pur tra gli scherzi, riesce a far ballare Hitler solo dopo molte insistenze e solo in un ballo che si balla ognuno per sé, senza abbracci…

Hitler è divertito, ma paragona il ballo a un sabba di streghe (Hexensabbat)…

A questo punto, nel montaggio russo, la Lenfil’m prevede la «fine del primo tempo»

Bormann rimane in disparte rispetto al ballo degli altri, ma partecipa battendo le mani, che lui, però, sente puzzare a causa del riccio: cerca di pulirsele in tutti i modi… [un fatto che, nel montaggio internazionale dove manca la scena del riccio, non è possibile spiegare]

Mentre il ballo va avanti, i poveri soldati, come dei servitori, tengono vassoi di frutta per la merenda, ma vengono del tutto ignorati dai gerarchi… e ignorati sono anche gli aeroplani, che non si vedono, ma si sentono volare continuamente…

Prete

Al rientro, dopo vari ed eventuali litigi tra i Goebbels (Magda ha male a un piede e Joseph la rimprovera che, allora, non sarebbe dovuta andare in montagna in prima istanza), Hitler riceve la visita di un prete…

Il prete chiede a Hitler di graziare alcuni disertori, suoi parrocchiani, ma Hitler è inamovibile… Non capisce come dei religiosi che pregano a un morto crocifisso come a un idolo, a una entità da imitare, abbiano così paura di morire, tanto da disertare la guerra…

Il prete dice che i soldati sono persone giovani e volubili ed è normale che abbiano paura, ma Hitler disprezza la risposta: quei disertori, per Hitler, non sono giovani, sono solo mosche
E una mosca depone milioni di uova, milioni di potenziali individui che muoiono senza speranza… ma quello sterminio di uova non determina la scomparsa delle mosche, anzi: si capisce che quel sistema “sterminante” seleziona solo le uova, gli individui, più forti

Il prete è sconfortato: sa che Hitler odia la chiesa, che scoraggia a credere in Gesù: mette perfino i preti, considerati troppo pacifisti, sotto sorveglianza…
Il prete si sente quasi costretto ad andare a pregare Hitler come pregherebbe solo Gesù…

Hitler reagisce: non si deve pregare Gesù, poiché Gesù è morto… se Hitler vincerà la guerra, tutti venereranno lui, non Gesù… ma se perde, Hitler verrà trattato come uno zerbino anche dagli uomini peggiori…

Dicendo questo, Hitler se ne va e lascia il prete solo, a rimirare l’arredamento della sala d’aspetto di Berghof, dove si staglia una statua bifronte…
Dopo averla rimirata, il prete viene scortato, deformato dall’obiettivo, fuori da Berghof…

Nel montaggio russo, la scorta deformata del prete è preceduta da una scena in più in cui, mentre si vede Eva, triste, seduta senza fare niente a una scrivania interna, Hitler, sul porticato dove all’inizio ballava Eva, ha una sorta di attacco compulsivo: gira su se stesso tremendamente, urlando, come se non controllasse il suo corpo…
Quando sembra passargli, si odono rumori come quelli di un treno che frena sui binari… poi Hitler, deformato, guarda quasi in macchina ma verso qualcosa fuori dalla macchina, come in una inquadratura spielberghiana, e dice che c’è qualcosa in cielo, una entità che pretende chissà che da lui… ma Hitler sa che lassù non c’è niente…

Nel montaggio russo, dopo la scorta del prete uscente da Berghof, si vede Eva che raccoglie erbacce dalle mura, e rimira un ghiacciaio quasi sciolto sul monte… Eva è molto assorta e sente anche delle campane che suonano lontanissime… Naturalmente tutto è spiato dai servizi segreti…

La scena dissolve, nell’unica dissolvenza incrociata che io ho visto nel film (e che è rimasta nel solo montaggio russo)

Spifferi

Nel montaggio russo si vede Eva appena rientrata dalle mura che sbircia nella sala da pranzo prima di entrarvi…

Sbircia Hitler, Bormann e Goebbels intenti a leggere una lettera…
Hitler è seduto a leggerla; Goebbels e Bormann sono in piedi dietro la sua sedia…

La macchina da presa, lentamente, si avvicina a Hitler, che sembra sconvolto dal contenuto della lettera…

La costernazione del Führer è lunghissima… e intanto Eva è entrata: la vediamo in un controcampo che interrompe la prolungatissima inquadratura su Hitler… Eva è nel salotto e guarda intensamente un Hitler che ricambia il suo sguardo…

I maggiordomi di Berghof si domandano perché il Führer sia così agitato, e credono che la colpa sia degli spifferi… il tutto mentre Hitler è ancora inquadrato…

In un secondo controcampo ritroviamo Eva, che, come per magia, è di nuovo sulla porta a sbirciare: non so se interpretare il fatto come un errore di continuità, perché permane anche nel montaggio russo…

Il contenuto della lettera rimane un mistero: non viene svelato…

Cinegiornale

Quasi all’improvviso, con uno stacco abbastanza serio, dal volto di Hitler, un po’ ammiccante a Eva, si passa a un totale su Hitler e i suoi gerarchi… dopo tale stacco, quasi come risvegliandosi da un torpore, Bormann ordina che si cominci la proiezione di un cinegiornale…

Un arazzo alle spalle di Hitler si alza scoprendo le aperture del proiettore, e i servitori portano un mobile semovente con montato su lo schermo…

Durante tutti i preparativi, Hitler rimane seduto, ancora turbato dalla lettera…

Nel cinegiornale di propaganda si vedono i, secondo il commento off del filmato, vincenti sforzi dell’esercito nazista contro il bolscevismo…

Particolarmente significativo è il volto di un pilota bombardiere, contentissimo di sganciare le bombe…

Ogni tanto, si intravede Eva, quasi triste, a vedere un Hitler che guarda il cinegiornale intensamente…

La colonna sonora del réportage sono i Préludes di Franz Liszt, quelli uditi da Eva mentre faceva gli anelli…

Quando passa la notizia che ormai i nazisti sono in riva al Don, a inseguire un esercito sovietico in ritirata, Hitler comincia davvero a gradire il film…

In quello stesso momento Eva se ne va fuori, sul porticato, a vedere un cielo sognante… Ma che l’atmosfera non sia affatto serena lo si vede dai contorni del porticato, tutti sfuocati intorno a Eva…

Il sole e la luna

Il cinegiornale, senza soluzione di continuità, diventa la ripresa filmata di un concerto dei Berliner Philharmoniker diretti da Wilhelm Furtwängler… si esegue l’inno alla gioia della nona sinfonia di Beethoven…

Sentendo Beethoven, Eva rientra…

La sinfonia è lunga e Magda ed Eva si annoiano mortalmente: giocano anche a fare ombre sul retro dello schermo…

Lisi, la capo-cameriera di Berghof cerca di sbirciare Furtwängler, ma il maggiordomo la rimprovera, dicendole di dedicarsi all’apparecchiatura della tavola per l’imminente cena…

In modo sinistramente quotidiano, Eva, svagatissima e annoiatissima, maneggia una pistola che trova su una poltrona della tavola… La fa vedere a Magda che non si dimostra interessata…

Dietro lo schermo, Magda ed Eva tornano a parlare tra loro (e nel montaggio internazionale è l’unica scena tra loro, visto che quella in montagna è presente solo in russo: il taglio della scena in montagna forse si comprende constatando come il contenuto delle due scene è pressoché identico a livello di argomento)… Magda dice di amare quasi per forza Goebbels, un fallito scrittore e un mediocre giornalista: almeno Eva ha il privilegio di amare un genio, il Führer, che si prende cura di lei… Se non fosse per la famiglia, e per il sentito nazionalismo, Magda avrebbe lasciato Goebbels già da tempo…

Eva replica che amare un genio è come amare il sole o la luna…

Intorno alla fine della sinfonia, Hitler si esalta, si alza in piedi e comincia a mimare i movimenti di un direttore d’orchestra…

Il film continua, ma le luci si accendono prima della fine della sinfonia, cosa che fa scemare l’entusiasmo di Hitler, che smette di “dirigere” e si risiede…

Tutto lo applaudono e Goebbels esclama che il film è stato bellissimo!

Hitler, invece, dice che il film è stato orribile… Goebbels tenta di “ritrattare” subito, affermando che, sì, in effetti, tutto quanto era incoerente…

Hitler insiste che i cineoperatori sono stati pessimi e che l’audio era registrato malissimo…

Su queste considerazioni finisce la sinfonia e si conclude la proiezione…

Mentre viene smontato tutto l’apparato, Hitler continua a dire che il cinema si dovrebbe fare bene o non fare per niente: se non si trovano registi degni sarebbe meglio abolire direttamente tutta l’arte del cinema…

Auschwitz

A questo punto c’è il momento più inquietante e sorprendente del film…

Approfittando della critica del Führer al cinegiornale, Eva si intromette e dice di essere d’accordo: il film era una cacca e tutti coloro che vi hanno lavorato dovrebbero essere deportati ad Auschwitz!

Qui, Sokúrov fa la sua mossa più onirica…

Hitler reagisce all’affermazione di Eva con disorientata sorpresa… Chiede proprio «dove?»

Non ha mai sentito la parola «Auschwitz»… mai… non sa cosa sia…

Intanto, Bormann, con mosse a metà tra il «fare finta di niente» e lo stizzito, fa discostare Eva dal Führer… Hitler domanda proprio a Bormann dove sia Auschwitz…

E Bormann gli risponde che Auschwitz non esiste… è un nome che Eva si è inventato… e le donne non dovrebbero fare altro che starsene zitte: nonostante il loro fascino, le donne sono sceme e non si dovrebbe dare loro ascolto…

E Hitler si dimostra completamente d’accordo!

In questo modo la questione è chiusa: Hitler riprende un comportamento gioviale e allegro, ammonendo, quasi scherzando, Eva ad ascoltare Bormann e starsene zitta…

Eva, però, guarda Bormann in modo più che cagnesco… e Bormann ricambia con evidente disprezzo… Bormann sussurra proprio «Eva…» come per dirle «che cavolo volevi fare?»…

Era forse dell’esistenza di Auschwitz che Eva voleva parlare al Führer durante la passeggiata?

Tutti vanno a tavola, ed Eva rimane un attimo indietro, quasi a riflettere su un’occasione perduta…

L’uomo ideale

Stavolta decidere i posti a tavola è molto più complesso, e Bormann sembra avere l’ultima voce in capitolo… Eva finisce proprio accanto a Bormann!

Hitler riattacca con il vegetarianesimo, ma Eva si dimostra stufa e vorrebbe cambiare argomento…

Goebbels dice che in campagna ha sempre fame e in città è sempre impegnato a lavorare: una crasi tra i due ambienti creerebbe, secondo lui, l’uomo ideale…

Hitler dice che l’uomo ideale è vicino, magari intendendo l’uomo-nuovo nazista che popolerà in futuro il mondo…

Eva scherza quasi dicendo che l’uomo ideale è vicino indicando Bormann…

Bormann svicola ripetendo che l’uomo ideale è vicino intendendo probabilmente Hitler!

Finlandesi e Cèchi

Hitler continua a ragionare dell’uomo ideale dicendo che molte persone in Finlandia sono pazze… e molte persone, in Boemia, hanno i baffi che puntano verso il basso…
Mentre lo dice trova qualcosa che non gli piace nel piatto di zuppa che sta mangiando…

Intanto, Bormann dice a Eva di essere troppo impertinente, e la avverte: per lui non sarebbe difficile divorarla

Eva reagisce toccando, sui pantaloni, il pene di Bormann, con fare quasi lascivo e seducente… ma Bormann le ferma la mano, stringendogliela con violenza… si sente che Eva è dolorante a causa della presa, e si divincola… ma la macchina stacca per inquadrare Magda Goebbels che mangia di gusto la sua zuppa…

Hitler è rimasto a guardare, molto turbato, il suo piatto, ma riesce a riprendere il discorso su finlandesi e cèchi: i finlandesi sono matti a causa delle aurore boreali e della troppo malinconica neve sempiterna; i cèchi, invece, hanno antenati provenienti dalla Mongolia…
I tedeschi, rispetto a finlandesi e cèchi, sono fortunati, benedetti: non hanno a che fare né con le aurore né coi mongoli… sono puri

Eva e Magda ascoltano tutto quanto in maniera un po’ svagata…

Al pensiero dei tedeschi puri, Hitler ha una sorta di mal di testa: si preme le tempie con le mani…

Intanto, Eva continua ad ammiccare “provocante” a Bormann, che mangia famelico…

Nel montaggio russo ci sono un paio di shots in più sul piatto di Bormann e su Eva che guarda il caminetto…

Dopo il fugace mal di testa, Hitler chiede di cosa stesse parlando… Goebbels dice che si stava parlando della nuova razza, ma Hitler dice che non solo si parlava di quello ma anche della guerra e quasi scherza sul fatto che Goebbels non ha capito… e sghignazza…

Per molto tempo tutti stanno zitti, mentre il personale sparecchia la tavola…

Donne

Magda ammette di non aver capito niente di quanto detto dal Führer, ed Eva, ancora “provocante”, dice che neanche Bormann ha capito nulla, ma egli si rifiuterà di ammetterlo…

Bormann non la prende male: si limita a dire che invece lui ha capito tutto benissimo!

Hitler interviene dicendo di non stupirsi che una donna sia dura di comprendonio!
Nessuno, nel Reich, si aspetta dalle donne che capiscano qualcosa: la comprensione e l’intelligenza sono prerogative dei maschi!

Non solo: la donna più stupida è e più è espressiva

Non è un caso che le mogli di molti geni erano delle perfette idiote… Constanze Mozart, per esempio, era una vacca…

Il discorso non attrae Eva, che dice di avere sonno: abbandona la tavola ed esce di scena augurando a tutti la buonanotte…

Goebbels dice che Eva è il massimo dell’umiltà; Magda la prende come uno scherzo: dicendo questo su Eva, Goebbels sta per caso criticando la scarsa umiltà di Magda?

Per un po’, Hitler si mette a traballare sulla poltrona, forse pregustando il tempo che passerà con Eva…

Alla fine, guarda l’orologio e dice di voler andare a dormire anche lui…

Una volta uscito di scena Hitler, Bormann invita i rimasti a bere e si dirige anche stavolta verso la macchina, ma Sokúrov, contrariamente al pranzo, stacca prima che Bormann si avvicini all’obiettivo…

Nel montaggio russo lo stacco è su una ripresa esterna di Berghof, avvolto nella nebbia… poi si vede Hitler indugiare un attimo nella sala riunioni prima di andare in camera…

Famiglia

In camera, Hitler guarda il ritratto della madre, poi si lascia spogliare dal valletto, ma non del tutto…

Va verso la vasca da bagno e vi trova Eva…

Eva gli punta la pistola addosso, la pistola trovata a tavola poco prima…

Ma non gli spara…

Hitler sa perché Eva lo vuole uccidere: per via della famiglia…

Eva vuole una famiglia, cosa che Hitler trova deplorevole, per motivi connessi con lo scorrere del tempo: i figli sarebbero dimostrazione materiale del suo invecchiare…
Non solo: la vita familiare viene descritta quasi in modi piccolo borghesi da Hitler: tutta rituali sciocchi, tra tè pomeridiani e pigiami… una cosa quasi da bestiame
Ma Hitler sa che, ben presto, il bestiame, finalmente, diverrà «umanità» grazie alla vittoria del nazismo… il «cielo è vicino»…
Hitler arriva ad alzare la voce parlando di questi argomenti… proprio delira…

Eva, che è rimasta ad ascoltare la perorazione rabbioso-delusionale di Hitler sulla famiglia, alla fine, quasi stanca, consegna al Führer la pistola, ma non esita a prenderlo a calci!

Zero

I calci sono la scusa per un fuggi-fuggi erotico…

Eva sfugge a Hitler canticchiando, a bocca chiusa, il Va pensiero di Verdi!

Hitler la insulta, dandole della sciantosa, della poco di buono…

I due si rincorrono a vicenda, insultandosi a vicenda…

Eva rinfaccia la fobia di Hitler verso la famiglia… Gli ribadisce l’assurdità di vietarle di scrivere ai propri genitori…
Eppure il padre l’aveva avvertita, nel 1929, che Hitler era uno zero…
Ed Eva l’ha visto ignorare tutto nella sua follia, ignorare tutti gli affetti…

Eppure lei lo ama: e lo prega di rimanere quello zero che è…

Ha provato a tradirlo qualche volta, ma non c’è riuscita…
Ha anche tagliato le sue linee telefoniche per non vederlo “scappare” per ragioni di stato o politiche…
E ora è anche stanca di dover nascondere il proprio amore…

Eva dirà a tutti del loro amore… per impedirglielo, Hitler dovrà ucciderla…

Ma il discorso di adorazione di Eva ha attizzato Hitler che si getta addosso a Eva, con una violenza che certo riceve da Eva una “malsana” consensualità

Che l’amore tra i due non sia così sano è sintetizzato dall’immagine del bombardiere visto nel cinegiornale, che improvvisamente appare al posto degli amanti, di cui si sentono soltanto i gemiti, d’amore/dolore…

Morte

Ai gemiti si sovrappone il suono di un telefono…

Eva prende la cornetta da sotto le lenzuola, e dal telefono apprende che Hitler sta andando via da Berghof…

Si veste solo della sottoveste… mentre in sottofondo si sente un volgare arrangiamento popolarizzante della Eine kleine Nachtmusik di Mozart…

Nel montaggio russo, la continuità tra la telefonata ricevuta da Eva e il suo mettersi la sottoveste è interrotta da una interpolazione: mentre Eva avanza verso l’armadio da dove prende la sottoveste, in russo c’è uno stacco, che mostra una Eva nuda sul porticato di Berghof immerso nella nebbia… Dal porticato, Eva sente i rumori delle automobili che arrivano… Si affaccia anche dal porticato per vederle… alla fine rientra per vestirsi, e a quel punto la ritroviamo a “riprende” l’incedere verso l’armadio dell’inquadratura precedente…

Una volta vestita, Eva va verso l’ascensore, ma quando esce dalla stanza sembra sconvolta… e, uscendo, letteralmente scompare… la sua immagine diventa trasparente, con, perfino, un effetto sonoro strange a sottolineare l’evento…

Dopo questa “scomparsa”, la rivediamo correre per le scale verso l’ascensore per raggiungere Hitler…

Nel montaggio russo, la sparizione di Eva è seguita dal suo arrivare sul pianerottolo delle scale, dove si attarda un attimo: qui è spiata dal maggiordomo…

L’ascensore è lento: e per questo Eva se la prende col valletto: lo aggredisce, perfino! O forse lo aggredisce perché egli rappresenta lo stato nazista che per l’ennesima volta le porta via l’amato?

Arriva quando Hitler sta attendendo l’automobile…

Hitler dice a Eva che è bellissima, e che contro la fragilità della bellezza non può competere niente, neanche la guerra… Finché Eva vivrà (o finché vivrà la bellezza che ella rappresenta), vivrà anche Hitler…

Eva è infreddolita, ma l’auto non arriva…

Hitler chiama Bormann e gli chiede dei cuccioli di pastore tedesco visti all’inizio: Bormann dice che li ha uccisi la peste: li ha inghiottiti la terra…

Hitler dice che la peste, tra poco, non esisterà più… Loro sconfiggeranno la morte…

A questa affermazione, Bormann prende sottobraccio il Führer annuendo, assecondandolo come si fa con i malati mentali… e lo porta verso l’auto nel frattempo sopraggiunta…

I soldati guardano attoniti la scena…

Hitler sale sull’auto ed Eva si avvicina al finestrino e chiede a Hitler come possa mai affermare nonsense simili: la morte non si può sconfiggere…

Hitler la guarda incredulo… quasi spaventato…

Un soldato fa allontanare Eva, perché la macchina sta per partire…

Eva si allontana di buon grado ma continua a guardare lo spaventato Hitler… e lo guarda quasi ridendo…

Le sue risatine perdurano dopo lo stacco sul totale brumoso di Berghof, l’ultima immagine del film…

Cos’è che Sokúrov ci vuole dire con questo film fatto di piani lentissimi, di macchina ferma, di assurdità così pronunciate?

In un filmetto cretino del 1989, Lethal Weapon 2 di Dick Donner (quella di Lethal Weapon è una serie di cui, un giorno, dovrò parlare), il protagonista Martin Riggs si prende gioco dell’élite bianca propugnatrice dell’Apartheid sudafricana appellandoli ariani e nazisti… in una scena dice ai cattivissimi diplomatici sudafricani che spacciano droga in USA: «Well, as usual, you people [voi nazisti] have everything all upside down and turned around and back to front…»

Questa battuta, scema ma ficcante, forse ci aiuta a comprendere Moloch… Poiché Moloch ha un sacco di “superfici”, di “architetture” e di inquadrature che sembrano solide e ben piazzate, ma invece sono sghembe, piene di “imperfezioni”, di irregolarità…

Le inquadrature di Moloch sembrano perfettamente simmetriche ma invece hanno al loro interno linee estranee alla simmetria, veri e propri disturbi della simmetria…

Il porticato di Berghof, che vediamo molte volte, è zeppo di colonne sghembe, che dànno a tutto un tono di stranezza… “Sghembezze” che sono anche nelle stanze di Berghof, piene di linee “diagonali” che turbano l’impianto più possibile simmetrico delle inquadrature…

Le molte inquadrature brumose di Berghof forse alludono a Berghof come a un luogo non effettivo, ma a una mente: una mente appunto che sembra normale, solida, piazzata, ma è sghemba, stramba, anormale, storta

Berghof, e il film, sono forse la mente di Hitler?
Una mente che noi vediamo fragilissima, ingarbugliata nei suoi nonsense e manovrata da crudeli burocrati come Bormann? Una mente che sembra “solida”, quella di un capo di stato, ma che invece è tutta sghemba?…

Oppure è la mente di Eva, affascinata dallo sghembo anche se vorrebbe “raddrizzarlo”?

Che Hitler non sappia niente di Auschwitz (come, curiosamente, affermò la sua sorellastra agli storici, dopo la guerra), un luogo invece “amministrato” dal burocrate Bormann, ci suggerisce forse che il Berghof del film è la mente del genere umano?
Una mente stortissima, popolata da poveri disperati privi di qualsiasi raziocinio (i gerarchi nazisti) con a capo il più folle e disperato di tutti?
E in una mente simile, forse, l’orrore di Auschwitz sarebbe arrivato comunque? Anche senza Hitler…?

Forse Sokúrov denuncia che intendere Hitler come il male assoluto lo rende forse un *capro espiatorio* per colpe che, invece, ha tutta l’umanità?
Gettare tutto sulle spalle di Hitler, dire che ha fatto tutto lui, che lui era il cattivo, e, quindi, una volta morto lui tutto è stato *risolto*, è davvero utile?

O è forse un atteggiamento che trascura il fatto che l’intera umanità, deviata e storta come le mura di Berghof, si è affidata a Hitler proprio per sfogare certi istinti *insiti* in lei: un’umanità crudele, o folle o disperata, che proprio in Hitler si è “rispecchiata”, che solo in Hitler ha visto se stessa in senso statale e politico, così come solo in Hitler la disperata e storta Eva ha visto l’Amore…?

E magari l’umanità, come Eva, benché consapevole della follia di Hitler, e perfino anche “ridendo” (come fa Eva alla fine) della follia di Hitler, non riesce lo stesso a fare a meno di Hitler, proprio perché Hitler è lei stessa: la follia di Hitler è la follia di Eva come dell’intera umanità… l’umanità storta simboleggiata da Berghof… o dalle inquadrature deformate…
E forse è stata l’umanità, la stortura innata dell’umanità, e non Hitler, a *determinare* Auschwitz…?

È stata l’umanità, intesa come mankind, che, identificandosi con Hitler, ha finito per scomparire nella sua accezione di compassione o gentilezza (come scompare Eva nelle ennesima rincorsa del suo amore)?

Su tutto questo non c’è che da riflettere…

Ribadendo ancora che c’è da fare molta attenzione nel pensare a quel periodo crudele, fatto di violenze e di omicidi, con leggerezza o con nostalgia
perché quel periodo, in quanto inconscio umano di Es, è tutt’oggi tra noi…

Ed è inquietante saperlo palese fin dall’inizio… Un aspetto ben allegorizzato da Sokúrov…
Eva sapeva della follia di Hitler… ma lo ha amato lo stesso…
Così l’umanità sapeva dell’intento nazifascista di sterminio: era una cosa evidente… ma l’umanità ha scelto Hitler lo stesso… e forse proprio per quello… per sterminio
Ed ecco perché, tutto sommato, è irrilevante che Hitler fosse consapevole di Auschwitz, poiché, ripeto, Auschwitz lo hanno determinato tutti coloro che in Hitler hanno creduto, pur sapendo che voleva portare sterminio, cosa evidente dai suoi discorsi e intenti…

C’è da ricordarsi bene quando si equiparano nazifascismo e comunismo (si diceva anche in Idí i smotrí): il nazifascismo nacque, in primissima istanza, per sterminio razzista: lo sterminio razzista è la sua ragion d’essere…
Valori, famiglia, patria: tutto quanto è accessorio nella concezione nazifascista, accidentale…
Il vero zoccolo duro del nazifascismo è lo sterminio

Cosa che chiunque abbia onestà intellettuale non potrà mai trovare nel comunismo nascente, albeggiante, di Marx e perfino di Lenin… Se nei fascismi lo sterminio è fondante, nei comunismi no…

E quindi preferire il nazifascismo in nome della superficiale e sedicente “difesa” di valori che sembrano fondanti (famiglia, patria, popolo), è ignorare quello che è palese, quello che inconsciamente *si sa*: cioè che la sedicente “difesa” di quelle cose la si ottiene con l’*attacco* di altre cose… che quella difesa è in realtà sterminio… [quella superficie di “difesa”, come le mura di Berghof e come le inquadrature sghembe, si vede essere, invece, palesemente storta: quelle fondamenta che sembrano “solide” e “simmetriche”, invece sono “ritorte”, come tutto il film]
Si sa, si percepisce nel nostro inconscio, e si decide di “ignorarlo” per follia, per devianza, per sghembezza, per upside down per back to front
Per difendere patrie e famiglie, per “amare” Hitler che ci promette quella difesa, siamo davvero disposti ad accettare quello sterminio che quella difesa, secondo la follia hitleriana, comporta?
E su questa stortura siamo disposti a vivere le nostre vite fino ad annullarsi nell’illusione come si annulla Eva, scomparendo?

Beh, non c’è che da pensarci su…

Ben ricordandosi, con Sokúrov e, magari, con Primo Levi, che il risultato del nostro annullarsi sarà Auschwitz, una Auschwitz inconscia (come la Berghof inconscia), che “casca dall’alto”, di cui nessuno sembra sapere niente, che sembra non esistere, ma che invece c’è stata, e c’è stata proprio *per colpa nostra*…

[dei problemi “messianici”, “esoterici” e “magici” del nazismo “credulone” e “superstizioso” forse parleremo un’altra volta…]

6 risposte a "«Moloch» di Aleksándr Sokúrov, 1999"

Add yours

  1. Un film che vidi parecchio tempo fa ma di cui ho un ricordo molto forte, specialmente della scena in cui lui domanda cosa sia Auschiwitz. Quello è stato un momento che mi ha fatto tremare.

    1. Di Sokúrov ci parlò, a lezione, un prof all’università… era il 2003-2004 e di Sokúrov si conosceva solo «Moloch» e «Arca russa» (2002), che furono proprio doppiati in italiano; «Arca russa» fece un certo successo, ma «Moloch» era una sorta di “miraggio” in un tempo in cui la reperibilità online dei film c’era già ma non era ancora a livello di massa (e spesso si trovavano copie ai limiti del “visibile”)… credo che solo Ghezzi a «Fuori orario» avesse mandato in onda qualcosa dei tanti film fatti prima di «Moloch», e il prof ci parlò di Sokúrov sull’onda della retrospettiva fatta dal Festival di Torino (che credo risalisse proprio al novembre del 2003) a cura, a quanto mi ricordo, esattamente di Ghezzi…
      Il prof ci fece vedere «Madre e figlio» ed «Elegia del viaggio», e ci chiedeva all’esame l’esegesi dell’opera sokuroviana!
      Dovemmo arrangiarci a cercare, con qualsiasi mezzo anche illegale, il catalogo della retrospettiva, che uscì ad aprile 2004 in tiratura più che limitata…
      La maggior parte di noi, e io stesso, non riuscì a trovare il volume e all’esame io andai «a braccio»!
      Ma le spiegazioni appassionatissime del prof su «Madre e figlio» ed «Elegia del viaggio» ci “intripparono”: il prof, estasiato, ci parlava di Sokúrov come del più grande regista vivente, tra i maggiori della storia, e si esaltava delle sue deformazioni amniotiche, dei silenzi, del suo tempo rarefatto…
      credo di aver visto pochi altri prof così felicioni e coinvolti!
      La cosa ci fece amare Sokúrov, nonostante gli esiti non esaltanti degli esami di tutti!

  2. Non l’ho visto ancora. E’ tra le tante cose da fare… chissa’ se ci riusciro’. La tua recensione comunque spinge parecchio nel darsi da fare. Io qualche anno dopo riuscii a vedere “Il Sole”.. un film “agghiacciante”. Ma proprio per questo importante.

    1. Io mi sono prefisso di vedere tutta la tetralogia («Telec/Taurus», il «Sole» e «Faust»), ma non so ce la farò in tempi brevi: come hai detto tu sono film belli “cattivi”…

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