«Il Trovatore» streaming dalla Bayerische Staatsoper

Col Covid-19 i teatri sono chiusi, e ancora nessuno, specie in Italia, ha ideato un sistema di tutela dei lavoratori dello spettacolo (oltre alle partite IVA, ai liberi professionisti, agli ancora troppi contrattini a progetto del menga) che un mondo iper-liberista ha sempre condannato al “boccheggio” nelle acque bassissime del precariato: lavoratori che già in condizioni normali morivano di fame, vittime di un colossale «passaggio» tra una struttura chiamiamola post-socialista (quella dei grandi contratti nazionali di categoria figlia della Costituente resistenziale e ribadita nel 1968) e un «liberi tutti economico» post-Reagan e post-Thatcher che, visti anche i certificati “abusi” del precedente sistema (fatto anche di pensioni a 40 anni e di orari di lavoro ridicoli) e il cambio ontologico del mondo (dopo l’invenzione di internet soggiogato da una nuova forma aggiornata dell’ottocentesco luddismo), ha reagito al “para-socialismo” precedente gettando via il bambino con l’acqua sporca, rifondando una sorta di “schiavismo” e rovesciando la filosofia del lavoro, fino ad allora un “diritto” trasformato in regalia e elemosina da parte di un potente (come era in certi momenti della risacca degli anni di piombo, ben illustrata in Fantozzi del 1975: tutto ciò, naturalmente, approfittando della debolezza dei sistemi rappresentativi dei lavoratori, sempre più impegnati a difendere quel “socialismo” senza mai rendersi conto che, nel mondo cambiato, riguardava ormai solo una minoranza delle persone, mentre tutti gli altri, almeno tutti quelli nati dopo il 1979, intanto, per lavorare dovevano accettare condizioni schiavistiche senza possibilità di scelta se non la morte per fame)…

tutti quei poveri lavoratori, tornando a bomba, saranno le vittime economiche del Covid-19, perché creperanno nei giorni successivi a una eventuale riapertura successiva alla sperata (ma ancora del tutto sognata) sconfitta del virus… lo stop delle tasse tanto sbandierato, e le casse emergenziali tanto proclamate, non saranno davvero mai sufficienti per quello che è un dramma colossale ed epistemologico del lavoro odierno, sullo sfondo di un sistema piramidale capitalistico le cui basi stanno collassando… e casse, stop alle tasse e quant’altro, sembrano le soluzioni sceme e minimali attuate da coloro che pensano che, in ogni caso, e nonostante il virus che ha indicato come assurdi gli schemi mentali del sistema piramidale capitalistico, quel sistema sia comunque attuabile: soluzioni che manifestano molte aporie, tipo frasi come «potrete non pagare le tasse» davanti a gente che muore di fame, che le tasse non potrà mai pagarle, o che non lavorava prima e che continuerà a non lavorare neanche dopo…

e questa è una delle brutture del nostro mondo del tutto assurdo che il Covid-19, oltre alle morti e alle necessarie (ma comunque atroci) leggi para-marziali, ci mette davanti senza alcuna pietà…
…e atroce è, per l’appunto, il far finta di niente dei governanti davanti a tali tragedie…
l’indifferenza dell’1% verso le grida di strazio del 99%

Siccome i teatri sono chiusi, alcune grandissime compagnie (non certo quelle che moriranno di fame), buttano fuori, in streaming, il loro immenso magazzino…

una delle prime a farlo è stata la Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, con questo Trovatore del 2013…
direttore: Paolo Carignani
regia teatrale: Olivier Py
regia video: non accreditato
Manrico: Jonas Kaufmann
Leonora: Anja Harteros
Conte di Luna: Alksej Markov
Azucena: Elena Manistina
Ferrando: Yŏn Kwangch’ŏl

Un’operazione interessante… e molto curiosa…
che parte da una considerazione assurda: «come suonerebbe Il trovatore se lo avesse scritto Wagner?»
considerazione simile a quella che animò Richard Bonynge, Joan Sutherland e Luciano Pavarotti nella loro incisione Decca del 1976 (effettuata alla Kingsway Hall di Londra a settembre), che voleva: «come suonerebbe Il trovatore se lo avessero scritto Donizetti o Bellini nel 1834? Con gorgheggi a caso e con abbellimenti senza senso? E se eseguito con un tipo di sound denso e scuro da immaginario collettivo ottocentesco per nulla scientifico?»

Forse un Trovatore di Wagner è meno ridicolo di un Trovatore di Bellini…
…ma la risoluzione canora lascia davvero perplessi rispetto a Sutherland e Pavarotti che, almeno, in studio, nel loro virtuosismo “portavano via”…
in un mondo invece wagneriano, i cantanti, superstar wagneriane e straussiane, ingaggiate dalla Bayerische Staatsoper, fanno una figura molto stramba…
sono attori superbi;
hanno strumenti vocali portentosi di volume e pienezza nel registro medio;
nell’interiorizzazione attorica, però, considerano il ritmo un puro optional, come se, siccome l’efficacia scenica è garantita, quella musicale potesse passare in secondo piano;
il registro alto non ce l’hanno, e risolvono gli acuti fuori tono con imbarazzanti falsetti, o con tagli strategici della partitura, o con abbassamenti molto evidenti;
hanno zero agilità: i trilli spariscono, così come certe sfumature di fraseggio verdiano…

Nella messa in scena (di un regista che spesso fa sciocchezze) si vedono all’opera maestranze da serie A, scoraggianti per chi vede gli spettacoli italiani…
L’impianto scenico è circolare e gira praticamente a ogni pezzo chiuso e cambia ogni volta…
I figuranti, e molti ballerini, popolano quasi a centinaia (con centinaia di costumi tirati a lustro) il palco illuminato da miliardi di watt di luci e riflettori, e si muovono in scene praticabili fitte anche di aggeggi meccanici tutti a movimento automatico…
Un allestimento ricchissimo, impegnato nel rendere il Trovatore un’opera notturna (è il buio che impera, nonostante i neon e i riflettori), mentale, un incubo di simbolismi (quasi onnipresenti le due incarnazioni della madre di Azucena: la zingarella ballerina, che fa anche lo spogliarello prima di cullare due bambini insanguinati allegoria di Manrico e del Conte; e la zingara vecchia, con la corda rossa che la legò prima del rogo), di superguerra (gli scagnozzi del Conte, tantissimi, negli angoli e sullo sfondo della immensa scenografia, giocano alla guerra ininterrottamente, e creano una miriade di scenette mimate di violenza inaudita: s’ammazzano, stuprano, si sfracellano di cazzotti), molto bello da vedere, ma che appare molte volte assai esagerato, esibito nel lusso, e un po’ affetto da horror vacui, concentrato soprattutto ai marigini, là dove la scena principale è popolata da cantanti che eseguono le loro arie senza chissà quali movimenti scenici pregnanti o inauditi…
A parte il rapporto para-incestuoso tra Manrico e Azucena (in cui Kaufmann fa vedere le sue straordinarie doti attoriche), una coltellata del conte a Manrico che “giustifica” il loro non picchiarsi durante «Di geloso amor sprezzato», e un attentato di Azucena al Conte prima di «Deh rallentate, o barbari», i movimenti significanti arrivano dai mille figuranti: ballerini mascherati e comparse belligeranti che sembrano muoversi al posto dei cantanti e attuano coreografie o tableaux vivants metaforizzanti le implicazioni della trama, e cioè materializzano gli allucinanti racconti, la guerra, la vendetta, nell’opprimente buio-mentale che schiaccia gli occhi…

Uno spettacolo tutto da guardare, che mette in scena bene le implicazioni horror del Trovatore e che anticipa molti allestimenti iper-violenti alla Game of Thrones dell’opera (quelli di Paul Curran) o ancora più votati al puro simbolo senza senso (quello di Robert Wilson, di cui esiste anche una ripresa video di Paolo Fiore Angelini del 2019 al Teatro Comunale di Bologna, direttore Pinchas Steinberg; o quelli, famosi, di Alvis Hermanis o Philipp Stölz), ma che, a causa dell’affidarsi troppo allo sfondo e ai figuranti senza concentrarsi sulla gestica effettiva dei personaggi, forse ha qualcosa in meno rispetto ad altri esempi magari anche simili, coevi e dalla medesima conformazione onirica, cupa e scura, ma più coerenti a livello di unità drammaturgica e meno affidati al puro e semplice visivo senza quasi nient’altro (vedi Hugo De Ana alla Scala 2001; o Francisco Negrin allo Sferisterio a Macerata, 2013 poi 2016, disponibile in video di Raúl Hernández Garrido nell’adattamento del 2019 per il Real de Madrid; o Francesco Micheli per il Maggio)…

Sono più generoso invece verso la musica gestita da Paolo Carignani…
Un Trovatore alla Wagner, in musica, funziona molto bene…
a parte i cantanti, abbiamo visto poco centrati (e anche colpevoli di tremende uscite dal ritmo generale, cosa che ha affetto soprattutto Kaufmann), l’orchestra, scimmiottata in wagnerismo, fa una figura ottima… con la forza dei sinfonismi di imitazione teutonica (e la formazione strumentale è una delle top tedesche) certi episodi si arricchiscono di valenza sonora, si atrocizzano per volume orchestrale, e si slurpano di goduriosissimi rallentando catalizzanti a mille le valenze diegetiche: in orchestra è un Trovatore profondo, germanofilo nel senso di “orchestrale”, lento, appassionato e di nerissimo sentimento di dolente sciagura…
Davvero fantastico, anche se molto similare alla ultima lettura in studio di Herbert von Karajan, effettuata per la EMI alla Philharmonie di Berlino nel settembre del 1977 (anche Anja Harteros, così poco adatta all’agilità di Leonora, è stata scelta forse per accostarsi alla Leontyne Price presente nel disco di Karajan)…

Il regista non accreditato dello streaming è stato, poveraccio, assai pessimo: tante azioni sullo sfondo si perdevano, si perdevano gli spettacolari cambi scena circolari della macchina scenica (certamente copiati da Davide Livermore per la Tosca scaligera del 2019), e si sono persi anche numerosi momenti narrativi importanti: un regista che davvero non sapeva cosa inquadrare…

Il Trovatore è il numero 15 di Operas II e il numero 4 delle Opere per Halloween

Una risposta a "«Il Trovatore» streaming dalla Bayerische Staatsoper"

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  1. “non lavoravano ieri e non lavoreranno domani”: presente.
    per la centesima volta oggi, un pensiero ai miei genitori grazie ai quali, Covid o non Covid, posso sopravvivere ad una quarantena di ulteriori cinque anni.

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