Scena, Musica, Maschera e Infanzia: «Descent Into Mystery» dal «Batman» di Burton/Elfman

Nel 2007 fu davvero impietosa la parodia che The Family Guy fece della musica di Danny Elfman in Blue Harvest

In effetti gli ostinati di barbarico I-V-I affidati a ossessivi ottoni percussivi sono merce non rara di Elfman: fanno parte del suo stile…

Ma, sotto sotto, se si scava si trova molto di più…

La Descent Into Mystery, che Elfman scrive quasi a inizio carriera per il Batman di Burton (di cui parlo in Burton II), è una ottima base per indagare certi stilemi elfmaniani, e ha anche una magia sinergica con le immagini di Burton tutta da assaporare!

1: IL RONZIO DEGLI ARCHI

All’inizio troviamo un vero topos di Elfman: il ronzio degli archi, impegnati in veloci scalette, ascendenti e discendenti, a ripetizione, che formano un tappeto sonoro all’orchestra variegatissima, che si esprime con molti fiati, spesso ottoni, a cui si aggiunge, ben presto, il coro…

il ronzio degli archi, anche non continuativo (spesso si presenta in improvvisi fulminei a riempitivo della frase musicale: così era in Beetlejuice, così sarà nel tema dei Simpsons), Elfman lo mette tutte le volte che può! [un maestro cólto di ronzii simili fu Zoltán Kodály, vedi soprattutto le Galántai tancók]

2: SCHUBERT E RACHMANINOV

Al ronzio si affianca una tastiera, che produce figurazioni simili a quelle prese in giro a Family Guy, ma, scavando a fondo, si sente che gli accordi da essa (e dal coro e dagli ottoni che si aggiungo in crescendo) toccati sono molto simili a quelli usati da Franz Schubert nella Sinfonia incompiuta (numero 10 di Symphonies)

Adesso che ci abbiamo riconosciuto Schubert, proprio Schubert, come una macchia di Rorscach, ci sembra esserci sempre stato, anche nel ronzio! Infatti ci accorgiamo che un ronzio simile è proprio quello che dà la struttura all’Incompiuta come il ronzio di Elfman sta dando struttura alla Descent Into Mystery… e una volta che questo gioco è iniziato è facile rimescolare nel “colto” e il ronzio, il suo su e giù, si fa presto a farlo risalire, anche, all’acqua (o ai remi) della Ostrov Mërtvych di Rachmaninov (vedi anche qui)…

Schubert e Rachmaninov: due compositori espressivi che tanto hanno intercettato l’Espressionismo artistico…
E difatti Burton, con questa musica, ci illustra una foresta con luce monopuntuale proveniente da un lontano punto di fuga sullo sfondo del frame, e tronchi d’albero simili a quelli della Secession viennese (di Klimt) o anche direttamente espressionisti (Kokoschka, Schiele o Munch)…

Le foglie che si scompigliano al passaggio veloce della Batmobile si accordano al ronzio veloce degli archi e la cupezza del tessuto sonoro espressivo si fonde con l’espressionista scenografia…

Pochi giorni fa osservavamo, con Sam Simon, di quanto fosse difficile far sembrare il sound stage un esterno: così difficile che neanche i tecnici migliori (nel nostro caso Stuart Craig ed Eduardo Serra) possono davvero farci intendere l’esterno senza una vena poetica grossa da parte del regista…

Burton ce la fa… ed è davvero un peccato sapere che non andò d’accordo col direttore della fotografia Roger Pratt (scelto per il suo lavoro sul Brazil di Gilliam)… ma andò d’accordo con lo scenografo, con Anton Furst, che seppe alla grande guidare le sue sensazionali maestranze britanniche (le migliori del mondo all’epoca, e forse anche oggi: Les Tomkins, Nigel Phelps, Terry Ackland-Snow, Peter Young, Michael White)

3: WHERE ARE WE GOING?

Sul ronzio degli archi si poggiano sempre più strumenti: flauti puntuti e anche un wordless chorus evocante…

L’orchestrazione, Elfman la fa sempre fare, ancora oggi, a Steve Bartek: erano insieme negli Oingo Boingo (attivi dal 1979)…

Il wordless chorus e il flauto usati in questo modo, per rafforzamento timbrico e “punture” di riempimento tematico, derivano da Giuseppe Verdi: sentite l’ultimo terzetto del Rigoletto, dove il coro recita i tuoni accanto al flauto che fa i fulmini (e curiosamente ci sentiamo anche qui piccoli archi ronzanti a fare il vento: a esprimere una velocità come vuole esprimerla Elfman)… [tra gli wordless choruses più somiglianti a quelli usati da Elfman ci sono quelli che, per un attimo, usa Jerry Goldsmith in Legend e quelli desunti da Janáček usati spesso da James Horner. Oltre a Verdi e Janáček, per Elfman forse c’è da aggiungere all’ispirazione anche il wordless chorus del Valzer dei fiocchi di neve dello Schiaccianoci di Čajkovskij, anch’esso accompagnato da ronzii di archi a supporto: eccolo qui]

Sul coro puntuto, l’armonia arriva a una tensione grossa, su cui Vicky chiede «Where are we going?»… e Batman sta zitto, lasciando montare un crescendone immenso che apre al magnifico tema, in fortissimo, eponimo dell’intero film…

Gli intervalli del tema, s’è detto, sono quelli del quarto movimento della sinfonia Dal nuovo mondo di Dvořák (numero 23 di Symphonies), e qui si presentano dopo il super-crescendo e con le giravolte sempre più furenti degli archi ronzanti, che fanno somigliare il tutto all’atmosfera numinosa del famoso Dies irae del Requiem di Verdi… anche se forse è più facile trovarci echi dal tema iniziale che i Toto e Brian Eno composero per il Dune di Lynch (in fin dei conti, anche Elfman era un rocker che si stava in un certo senso improvvisando compositore per film come lo furono i Toto!)

Batman accellera e Burton apre a un supersonico Dutch angle, in cui la foresta, ferita in mezzo dalla strada bagnata (e, fateci caso, nei film la strada è bagnata il 98% delle volte: è un effetto che piace ai direttori della fotografia, e che qui innesca anche un fin troppo facile archetipo inconscio, di quelli che piacciono a me e che piacevano anche a Rachmaninov: non è forse acqua lo stilema degli archi della Ostrov che Elfman gli “ricicla”?), è molto più spettrale di prima, è diventata incubica, numinosa come la musica: un Dies irae di foresta!

La Batmobile la percorre sollevando l’acqua e sfrecciandoci addosso con un classico raccordo di velocità (effettuato da Lovejoy al montaggio) che sfocia in un nuovo e ancora spettralissimo Dutch angle, popolato da goduriosi alberi scheletriti che, come dita, ci agguantano gli occhi onde farci continuare a vedere!

E sul fondo, ancora la luce monopuntale sul punto di fuga: nello shot precedente la Batmobile “scappava” dal punto di fuga, ma adesso gli va incontro, incontro alla luce, incontro al cinema!
E nei due shots successivi la luce torna di nuovo alle spalle della Batmobile!
La luce monopuntale è una luce mentale, una luce diffusa che sembra addirittura “amniotica”: una luce che è nascita orrorosa in questo milieu di Dies irae e di foreste scheletrite! Anche perché l’ultima volta che vediamo la luce sembra quasi in fondo a un tunnel perfino uterino, seppur boscoso (naturalmente in Dutch angle)!

4: LUCE NEGLI OCCHI

Vicky capisce che le cose si stanno mettendo male, mentre Elfman arriva davvero quasi a coincidere col tema dei Toto…

E qui è Burton che cala l’asso da mille dollari (!?)… Vicky, comprendendo che si sta facendo un viaggio inconscio quasi pre-natale, si avvicina per vedere meglio Batman…
Ma Batman, colui che ci sta guidando dentro l’antro amniotico numinoso, non può lasciarsi guardare… non può diventare oggetto di sguardo… e allora abbaglia Vicky con una luce negli occhi: impedisce la visione!

Sembra la scena della Killing Joke di Moore: Joker si difende da Batman cercando di togliergli la maschera, e Batman inorridisce! [questo è un tema di Moore: è Rorschach di Watchmen che, una volta “scappucciato”, allude alla maschera urlando «No! My Face! Give it back!»]
E sembra, molto più oscuramente, Laurie che si difende dalla Shape di Michael Myers cercando di togliergli la maschera nell’Halloween di Carpenter: la Shape si turba alquanto alla possibilità di rimanere senza…

Perché la gente mascherata non può vivere senza il suo stupeficio… la gente mascherata è cinema: se ne capisci il trucco, se quel trucco lo smascheri, quel trucco svanisce! E una delle metafore migliori di tutto questo continua a essere The Wizard of Oz (lo Zardoz di Boorman)…

Anche la reazione di Batman è significativa: la luce negli occhi: il bagliore proiettivo costituente il cinema…
Vicky è curiosa di sapere cosa c’è dietro al trucco, ma viene abbagliata da ulteriore trucco! [ma così non succede forse a chiunque? sei affascinato dal cinema e ti chiedi da dove provenga quella luce di cinema: ti volti e non fai altro che finire abbagliato dal fascio del proiettore!, quando non ti rendi direttamente conto di stare solo vedendo ombre, come nel famoso Mito della Caverna della Politeia di Platone]

5: GARDALAND

Batman rincara anche la dose mostrando il falso muro, che a me ha sempre ricordato quello di una vecchia ride di Gardaland in cui il trenino andava verso un muro che si apriva all’ultimo minuto come quello della Batcaverna…
E qui, in qualche modo, Batman si smaschera da solo, ponendo davanti a Vicky un vero trucco spiattellato e “comprensibile”, privo di qualsiasi magia…

Ma Batman questo è, e questo sta cercando di dire a Vicky (nel dialogo successivo, ma gli riuscirà di esprimere il concetto solo alla fine del film): tutti i suoi toys sono strumenti d’infanzia, playgrounds infantili, fatti per “riparare” una mente rimasta bambina, prigioniera del trauma che ha subito da piccola: un trauma, una nemesi, che si presenta “ridente” in carne e ossa…

E contro questa nemesi c’è per forza da tornare bambini per sconfiggerla; c’è per forza da attraversare di nuovo il canale uterino per affrontarla; c’è da sfrecciare incontro alla foresta degli incubi (la nostra stessa mente “espressionizzata”) per annientarla (o assorbirla)…
E tornare bambini ha per forza a che fare coi giochi, coi trucchi, col cinema, e con Gardaland! [la stessa Shape di Halloween non sistema alcune volte le sue vittime come in una Spooky House di Luna Park se non infantile di sicuro adolescenziale?]

Elfman aiuta tutto questo con tre note ripetute che si allungano quasi in glissando su diversi accordi, e finisce per assomigliare all’agnizione di Orest nell’Elektra di Strauss, mentre una Vicky più infastidita che spaventata dall’infantilismo del portale gardalandoso (e si è forse infastidita di essersi coperta la faccia lei stessa, come una bimba impaurita davanti a un film pauroso) sospira scuotendo la faccia appoggiata sul palmo della mano: sembra proprio dire «ma ‘ndo so capitata?»…

La sequenza è finita e Burton ed Elfman fanno coincidere montaggio e conclusione con efficacissimi trucchi di cut filmico e di cadenza perfetta a ritmo (e quella di Elfman è davvero uguale a qualche conclusione straussiana, vedi la stessa Elektra)

IL SALE DELLA STORIA

Il ronzio degli archi
Il wordless chorus
I calchi cólti
L’espressionismo accordale basato sulla scena da commentare
L’orchestrazione lussureggiante
Il ritmo percussivo
L’ostinato metrico (a cui si devono aggiungere gli accompagnamenti caratterizzati dagli ottoni in levare, specie tromboni e tube)
Le aperture di feroce fortissimo

Questi sono tutti ingredienti di Elfman, che mette a punto qui, e che spesso usa meno avvedutamente, ma mai così “male” da meritare molte prese in giro, anzi!

E certo con Burton si trova alla grande, perché Burton incanala sempre tutte le sue suggestioni musicali in appropriati apologhi visivi sulla necessità di conoscersi: conoscersi proprio a fondo, fino alla nascita!
E se per conoscersi ci si infantilizza troppo e si diventa strani o mascherati, vabbé: Burton ed Elfman ci dicono che, comunque, una bella bionda, pur seccata, in qualche modo per noi ci sarà!
o, se non c’è, almeno ci sarà tanta bella musica nell’aria: come nel sogno di Twin Peaks!

5 risposte a "Scena, Musica, Maschera e Infanzia: «Descent Into Mystery» dal «Batman» di Burton/Elfman"

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  1. Non so perché mi fossi perso questo post su Elfman ma mi hai ipnotizzato con il terzo punto della corsa della Batmobile verso la caverna… Ho rivisto tutta la scena leggendoti! Con musica inclusa: quel film l’ho visto seicento volte e l’audiocassetta della colonna sonora era tra le mie preferite quando ero bimbo! :–)

    1. Io comperai quello che credetti il CD della colonna sonora di Elfman come uno dei primi CD da me comperati in assoluto…
      …ma non era la colonna sonora di Elfman: era l’album con le canzoni di Prince :-(
      riuscii a comperare il CD con la musica di Elfman solo molti anni dopo…

      1. Ahahah! Io mi ero sempre chiesto perché le canzoni di Prince non ci fossero in quella colonna sonora… :–D

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