Cosa significa essere un blogger oggi [TAG]?

“Nominato” da Sam Simon, mi accingo anche io ad affrontare questo tag

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?

Io non ho aperto alcun blog… È che, in tempi preistorici, esisteva un sistema di messaggistica istantanea online inventato da Microsoft: si chiamava MSN…
In tempi di MySpace e roba così, Microsoft lanciava piattaforme analoghe (MSN fece poi parte dei pacchetti Windows Live, del tutto spariti dopo l’avvento di Facebook) di “trasferimento” della propria personalità in uno spazio del World Wide Web…
Con un account di MSN partiva automatico un blog: e il blog, allora, era una entità del tutto agli albori, almeno a livello di stra-massa e in Italia (sto parlando del 2005-2006)…
È lì che è nato questo blog… solo quando MSN/Windows Live ha definitivamente chiuso, Microsoft ha traslato tutti i suoi blog su WordPress, ed eccoci qui…
Nella logica di esprimere la propria personalità sul web, io ho popolato il mio blog MSN di spettacolari seghe mentali post-adolescenziali, che sono sopravvissuti anche al passaggio a WordPress (non temete: è roba che non si può leggere)… Un passaggio che, però, è arrivato in qualche modo a coincidere con la crescita mia personale (ormai più vicino ai 30 anni che ai 20) e con contenuti un pochino meno psichiatrici…
La svolta seria, quella di dedicarmi solo a film, libri, TV e musica, è recentissima, ed è arrivata più per avere un serbatoio personale di mie considerazioni sui film/opere/concerti visti/sentiti/letti da rileggere io in futuro che per “comunicare” le mie opinioni a qualcuno, benché, naturalmente, come tutti sanno «non si può non comunicare», purtroppo…

Come nasce l’idea dietro ai tuoi post?

Quasi sempre sono considerazioni dovute a contingenze: film visti, spettacoli visti, musiche ascoltate, viaggi fatti… da un po’ ho attivato post di “accumulo” (quelli sulle opere, quelli con le riflessioni sulla carriera dei registi), che rispondono benissimo all’idea di serbatoio personale di idee, ma che sono molto più difficili da realizzare (un conto è dare sfogo a opinioni a caldo, un altro è trovare il tempo di sviluppare una sorta di raccolta informazioni da mettere, poi, sotto una lente ermeneutica: il lavoro materiale, quello con cui cerco di guadagnarmi da vivere, mi consente pochissimo spazio per questa operazione)

Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Non ho idea di cosa sia il blogging
Se per ‘mezzo’ si intende il supporto usato, allora è facile: scrivo solo e soltanto con il writer web dal laptop: riesco a scrivere malissimo sui “mobile” (telefonini e tablet)…
Molti post, però, hanno una gestazione lunga e le loro stesure preliminari o non finite sono in diversi “drive” in .doc o .pages…

Quanto impieghi per un post e come inserisci il blogging nel tuo tempo libero?

Dipende, ma in linea di massima tanto: è per questo che ho una pessima media di post all’anno…
Per una recensione ermeneutica mi ci vogliono minimo 4h, alcune volte spalmate in molti giorni, se il lavoro «è d’accordo», o settimane se non lo è…
Anche se so benissimo che quello dedicato al blog è il tempo libero, in quanto non dedicato al lavoro, nel mio inconscio il blog non è affatto tempo libero, dato l’impegno che ci vuole per scriverlo…
Per come la vedo io, il tempo libero si “realizza” in altri modi…
Per capirsi: il blog è una sorta di riflessione *successiva* proprio al tempo libero!
Ma non so se mi sono spiegato…

Qual’è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

Sono meri “megafoni” dei post: cioè posto e rilinko il post, pedissequamente, sugli altri social… dove è automatico (Twitter), bene; sennò (tipo su Instagram) c’ho un po’ da penare…

Vedi questa “crisi” del blogging in prima persona, al punto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

La crisi dei blog è automatica pensando al tipo di pubblico che qualsiasi media vuole o si trova a intercettare: un pubblico che il media vuole sempre più ampio: e per avere numeri davvero ampi il blog è solo un step
Vediamo di intenderci con uno sguardo al comportamento di alcuni media in passato:
l’oralità imperava in antichità, ma l’oralità prevedeva che uno solo (l’aedo) comunicasse con gli altri: cosa che permetteva ben poca diffusione del messaggio…
la scrittura raggiungeva più gente, ma richiedeva una istruzione, che, in diversi tempi, c’è anche stata… e la scrittura prevedeva anche che taluni scrivessero (fisicamente sui supporti) e che altri leggessero… la cosa ha funzionato, ma non ha raggiunto davvero tanta gente, e allora si sono inventati media visivo-architettonici (quadri/affreschi, chiese, spettacoli) per comunicare a tutti coloro che non entrarono mai in contatto con la scrittura… la scrittura ebbe poi una buona riuscita con la stampa, ma ancora il messaggio mediato ogni tanto si arrabbiava di non avere un pubblico più vasto, e inventava le edizioni illustrate e ancora più spettacoli…
un modo ottimo per raggiungere tanta gente fu la radio, che bisognava solo ascoltare (non occorreva fare nient’altro)… ma un problema scopico del tutto connaturato all’essere umano (non si sa perché prediligente il senso della vista rispetto agli altri sensi) ha “chiamato” il cinema, che prima richiedeva ancora la capacità di saper leggere (le didascalie), e poi (dal 1928) non più…
ma il cinema penetrava male nei capillari più ristretti della gente (lo si doveva andare a cercare in appositi spazi, come qualsiasi altro spettacolo), e allora è giunta la TV, poi internet (posti in ogni singola abitazione)… ma per avere internet occorreva avere un terminale che rimaneva fisso (dovevi, appunto, essere a casa per recepire il messaggio mediato), e allora ecco gli internet points, poi gli smartphones, poi gli smartwatches ecc. ecc. (cose che porti sempre con te)

Il blog ha avuto un destino simile: per fare/seguire un blog occorre saper leggere e scrivere… per cui un blog non penetra capillarmente tra i più singoli e interstiziali individui: un blog non può raggiungere tanti cervelli…
Facebook, Twitter e Instagram (in cui il testo è ridotto all’osso) ne raggiungono di più, e ancora di più ne raggiungono le semplici stories di Instagram e TikTok: niente testo, né immagine “immobile” (spesso da interpretare), ma immaginette di pochi secondi, in cui la gente esprime, a viva voce, semplici motti, veloci, fulminei: quelli sì che sono in grado di arrivare a tantissimi cervelli, anche i più minuscoli e interstiziali…
Per questa ragione i blog sono in crisi…
Ma il blog stesso era una semplificazione dei grandi «testi»: dei romanzi, dei film, delle opere liriche: i post di blog erano già di loro surrogati dei saggi e dei libri, ed esistevano solo per far sì che un messaggio (un testo, un significato: tutto quello che deve essere comunicato attraverso un mezzo, considerando proprio che «il mezzo è il messaggio») arrivasse a un numero maggiore di persone di quelle raggiunte da romanzi e film… sicché che arrivino ulteriori surrogati a far sì che messaggi giungano ad ancora più persone lo trovo inevitabile…
e la considerazione (in ottemperanza, ancora, al concetto che «il mezzo è il messaggio») che a media più diffusi corrispondano messaggi sempre meno interessanti lascia purtroppo il tempo che trova se si considera che il blog in prima istanza, generalizzando, ha comunicato per anni messaggi molto meno interessanti di quelli veicolati con libri, opere, teatro, e film…

In tutto questo, l’idea di trasferirmi in piattaforme ancora meno “interessanti” rispetto a un blog, e mettermi a fare video o stories, mi sembra un po’ un’idiozia…
Anche se, purtroppo, è là che va l’umanità (e l’universo), in accordo con l’entropia: a rotta di collo verso la rarefazione e il “nulla” (a cui, purtroppo, data la termodinamica, si può solo tendere e mai arrivarci, in uno stillicidio antinomico che la chimica è stata così brava a determinare non si sa perché)…
Su Instagram leggo interessanti approfondimenti su film vari, ed è un peccato leggerli nello spazio ben poco confortevole di quello che è un «commento a una foto»… e sono ammirevoli quelli che fanno 70 stories di 10 secondi l’una per parlare di un film in 10h… ma avrebbero forse fatto meglio a scrivere invece che parlare… ma si adattano a parlare invece di scrivere perché così va il mondo: la “qualità” non c’entra: c’entra solo la chimica… e la chimica va in una sola direzione: nel nulla di fatto…
Allora non c’è che da partecipare al «nulla di fatto»?
Alla lunga, sarà inevitabile… e quando succederà ai blog non ce ne fregherà davvero niente se non per assurda nostalgia…

Con questo, attenzione, non voglio dire che quello che ci attende sarà peggio, né voglio dire (anche se l’ho detto) che i blog erano peggio dei libri e peggio dei saggi… non credo affatto (come diceva Leopardi) che l’umanità era supersonica solo quando era pre-agricola, composta da poche decine di migliaia di individui nel mondo che cacciavano, raccoglievano e si accoppiavano quando non si adagiavano sulle amache… né che era meglio quando per sentire una storia c’era da aspettare che passasse l’aedo, o andare a teatro/cinema, o andare in biblioteca [e, lavorando in biblioteca, mi rendo conto dell’assurdità di quel che sto dicendo], o spendere sonanti soldi duramente guadagnati per comprare dischi e costosi saggi (e per esprimere la tua semplice opinione in un “saggio” c’è, senza dubbio giustamente, da passare per un ragionevolissimo vaglio scientifico, certamente sano e necessario, ma a volte anche “rimpicciolente”: quanti saggi sul cinema di genere non sono mai stati pubblicati perché l’accademia voleva saggi sugli autoroni, e quante cose analoghe sono successe nella musica e anche nelle materie scientifiche [ancora oggi, a fasi alterne, vengono considerate importanti scienze astronomico-fisiche o mediche, ma quasi mai queste discipline vengono considerate importanti tutte e due, ogni tanto c’è sempre qualcuno che dice «invece di andare su Marte ci sarebbe da curare il cancro» e chi risponde «siccome la Terra è morta c’è da investire tutto in astrofisica per andare su Marte»])…
Dico solo che ragionare in termini di meglio/peggio è del tutto inconcludente…
E che i blog saranno anche stati interessanti e carini, e ci abbiamo scritto tutti contenti… ma i blog non erano né peggio né meglio di altre cose: erano solo qualcosa che c’era…
e quando non ci sarà più, ci sarà una cosa analoga, avendo l’umanità sempre la stessa necessità di *esprimersi*…
Ed *esprimersi*, è ugualmente *esprimersi* anche il fare i cretini su TikTok…
Considerarlo “deteriore” è facile, finché non ci si ricorda che “deteriori” erano considerati anche il cinema rispetto al teatro, e gli stessi blog (come io stesso ho detto) rispetto ai libri…

4 risposte a "Cosa significa essere un blogger oggi [TAG]?"

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  1. che bella riflessione sulle modalità di espressione^^
    secondo me alla fine il blog sopravvivrà a tiktok cmq perke sembra più una moda che è nata fondendo yt e ig; dalle un po’ di tempo e sparirà, mentre la scrittura verrà sempre venerata uu

  2. Posso dirlo io, allora, che stiamo degenerando? 😁 Ormai l’umanità non sa più cosa inventarsi per bypassare la selezione naturale basata sull’uso dell’intelletto. Magari tra un po’ anche guardare le figure verrà ritenuto troppo difficile e cervellotico.
    Lavori in biblioteca… Che invidia!

  3. Bellissime risposte, Nick, la riflessione finale è da incorniciare! Siamo sempre tentati da liquidare tutto con un Si stava meglio quando si stava peggio, di cui troviamo tracce andando indietro di (almeno) decenni (sto pensando a riflessioni sulla scuola scritte negli anni 60 che mi ricordano tanto quelle che fa il mi fratello che a scuola ci insegna adesso negli anni 2000, per esempio). Ma prima di pensare al degenerare (o no) dell’umanità, io mi godo questi blog che mi stanno regalando un sacco di ore di intrattenimento (nel tempo libero, o quanto meno libero dal lavoro) e da cui sto imparando tanto!

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