Doctor Sleep

Non m’aspettavo granché…
e invece, per un buon 60%, questo Doctor Sleep regge…

Si sa che a King non piaceva l’impostazione logico-realistica di Kubrick per Shining, e ha sempre preso in giro il cinismo di Kubrick… questo video, del 2006, mostra come ancora dopo 26 anni da The Shining di Kubrick, a King bruciasse ancora che tutti, pensando a Shining pensassero a Kubrick e non al suo romanzo…
e il bruciore era anche perché Kubrick, comprando il romanzo, si era tenuto tutti i diritti cinematografici: Kubrick e la Warner, a livello proprio di tribunali, fecero in modo che ogni immagine di Shining si riferisse a Kubrick e mai a King…

Negli anni, King ha tentato di tutto per far tornare l’immaginario collettivo a far pensare Shining qualcosa di King e non di Kubrick… ma con quei presupposti era un dramma…

King, con Mick Garris, fece una miniserie di Shining per la ABC, nel 1997…
per farla doveva ottenere il nulla osta di Kubrick e della Warner, e Kubrick, sempre crudele e cattivissimo, gli avrebbe concesso il nulla osta solo se King, pubblicamente, si rimangiava tutte le critiche fatte al film!

Non fu facile, ma tra tribunali vari, dichiarazioni sui giornali in cui King diceva (mentendo) di aver trovato brutto il film di Kubrick solo perché Nicholson era “esagerato”, e ritrosie di attori molto poco propensi a misurarsi proprio con Nicholson, la serie di Mick Garris si fece, in tre puntate…
…ma nessuno la vide davvero…

Già in essa, però, vediamo tutti i presupposti di Doctor Sleep

Già nella miniserie, King racconta la sua storia di casa stregata e di alcolismo, che Kubrick aveva eliminato per fare posto a un cosmico richiamo nicciano-simbolista di ciclicità-identità del Tempo…

King racconta la sua abbastanza risaputa storia di un posto stregato cattivo, che si contrappone a chiaroveggenti buoni (Dan Torrance, Dick Halloran) in grado di comprendere che bontà e cattiveria possono coesistere in individui problematici (Jack Torrance) che vanno solo redenti per farli continuare a “vivere” in un al di là vario ed eventuale tra limbo e paradiso…

A Kubrick, dell’al di là, del bene e del male, e perfino della redenzione non era mai fregato un’acca!

Invece, per King, quei temi sono grossi e centrali…

e quei temi rieccoli qui, in Doctor Sleep, che King riplasma nel romanzo del 2013 e che il giovane Mike Flanagan adatta a film adesso, nel 2019, praticamente 40 anni dopo il film di Kubrick…

Flanagan rimastica uno Shining di Kubrick già abbastanza rimasticato in un’intera sequenza (ridicola) di Ready Player One, sequenza in cui Spielberg, quasi come un archeologo, o un restauratore, ricostruiva il film di Kubrick dov’era e com’era, con una dovizia di particolari maniacale (quanto morbosa)…

Flanagan non ha i mezzi né la voglia per/di fare come Spielberg, perché, dichiaratamente, il suo intendo, secondo lui, è riconciliare King e Kubrick, finalmente, dopo 40 anni, e amalgamare la tematica del Tempo di Kubrick con quella della redenzione di King…

L’intento è nobile e non si può dire granché riuscito…
poiché il romanzo di partenza del niccianesimo kubrickiano non ha un tubo, per cui, nonostante i modelli iconografici e i frame del film dell”80, garantiti dalla Warner, Flanagan plasma nelle sue mani, nizzole e nazzole, solo un bel lavoro di King… di Kubrick c’è solo il ninnolo, la confezione, la scatola: dentro è tutto King…
…e non è un brutto King…
…anche se ha i suoi difetti…

  1. È lungo…
    2h e 40′ sono trooooooooooooooooooppe…
  2. Tutta la parte centrale con Dan al lavoro all’ospedale porta via ingiustificati minuti…
  3. Tutta la sezione del Dan alcolista all’inizio è tirata via…
  4. Diversi snodi tra rapimento, riacchiappamento e scontro finale sono pleonastici…
  5. È sfilacciato…
    Prima che la vicenda quagli assistiamo praticamente a tre linee narrative (Rose, Dan e Abra) che procedono parallele, affastellate in un montaggio molto faticoso…
  6. Il gioco di acchiappino tra Abra e Rose è pletorico (ci ammorba con almeno 3 sequenze uguali ripetute)…
  7. Non sa come finire… e sembra non finire mai…
    l’Overlook deve finire bruciato perché così lo ha sempre voluto King, che rimproverava a Kubrick di aver finito nel ghiaccio una storia che doveva finire nel fuoco… e King voleva anche vedere filmati diversi pezzi che Kubrick non volle inserire: il bimbo che si rende conto che l’adulto non è cattivo ma solo posseduto dal cattivo; la morte di redenzione dell’adulo per salvare il bimbo; la ripresentazione dello spirito dell’adulto a guidare il bimbo… tutta roba bellina, ma che comporta una moltiplicazione di finali quasi stancante
  8. È manicheo: nonostante si parli di alcolisti e di redenzione, alla fine ci sono i belli e buoni e i brutti e cattivi… [la interessante idea che Abra possa diventare una Rose per rimanere giovane è risolta con troppa fretta; ed è risolta con troppa fretta anche Abra che augura sadicamente dolore al Crow Daddy che sta morendo: non è una cosa carina stare lì a dire «speriamo tu muoia male» a chi che sia, anche se a morire è il male maximo: e che a dirlo sia una ragazzina che dovrebbe essere “buona” non aiuta: Flanagan mantiene quella battuta di Abra proprio in ossequio al mondo diviso in santi e demoni di King, e si dimentica che in quel mondo diviso i santi, essendo santi, possono anche essere delle merde, cosa che rende quel mondo diviso del tutto assurdo!]

Però, una volta che la vicenda quaglia,

  1. l’assimilare diegeticamente la banda di Rose a dei serial killer di bambini regge bene…
  2. la fuga dai cattivi da ultimare affrontando i propri fantasmi del passato è piacevole…
  3. la tematica di prendersi le responsabilità e agire per aiutare invece che continuare a scappare è nutriente…
  4. l’argomentare, come nel romanzo e la miniserie di Shining, che tutta la baracca dell’affrontare fantasmi (esteriori e interiori), violenze e cattiverie sia tutta una metafora di lotta con l’alcolismo e coi propri traumi è ottimo, ed è comunicato molto meglio che nella miniserie…

Flanagan cavalca questi pregi con solido professionismo e imbastisce uno spettacolo visivo non brutto…

  1. il rifare Kubrick, per Flanagan, lo abbiamo in parte accennato, è più un divertimento che una missione morbosa, e la sua ricostruzione è decente… e l’impostazione di divertimento aiuta le riproposizioni CGI di un finto Nicholson, che manco gli somiglia a Nicholson, così come Alex Essoe non somiglia un accidente a Shelley Duvall e Roger Dale Floyd non ha nulla a che vedere con Danny Lloyd (che, irriconoscibile, appare un momento come spettatore della partita di baseball): Flanagan riesce a rendere i personaggi invece di inseguire il feticcio degli attori del 1980…
  2. il giringirello di sfide mentali tra sensitivi, con costruzioni scenografiche bislacche, è risolto con efficacia da scenografia (di Maher Ahmad), montaggio (dello stesso Flanagan) e fotografia (di Michael Fimognari, che è sostanzialmente un televisivo che incoccia quasi il suo primo risultato gradevole)…
  3. i frame sono usati molto bene come ricordo, immaginazione, allucinazione e costruzione mentale: un’idea di cinema quasi da 8…

E gran parte del gioco la fanno gli attori…

  1. ho davvero adorato Rebecca Ferguson: l’avevo già adorata in quella cacchiatella che fu The Greatest Showman: le sue movenze sinuose e il suo cappello sembravano disegnate come il Dr. Facilier di The Princess and the Frog di Musker & Clements, l’ultimo film animato Disney, del 2009 (Dr. Facilier aveva la voce di Keith David e l’animazione di Bruce Smith)
  2. Ewan McGregor c’è, ed è efficace, anche se sembra lavorare con il minimo sforzo e interesse…
  3. Kyliegh Curran, esordiente, regge bene…
  4. Cliff Curtis è bravo e risulta simpatico pur non credendoci affatto!
  5. Zahn McClarnon, sdrucito e bezzerone, non recita bene, ma ha il physique du rôle adatto al mellifluo Crow Daddy…
  6. Jacob Tremblay ormai è una star dei boy actors
  7. A Emily Alyn Lind donano un personaggio (Snakebite Andi) di quelli che ci potevano anche non essere (tutta la sua story arc c’è solo per ribadire alcuni concetti), e lo rende con la giusta “inquietanza”…

Sicché, che dire?
che si regge…
che m’aspettavo peggio…
che ha un numero eguale di difetti e pregi…
e che quindi si può vedere senza grosse delusioni…
…ma va visto dopo un bel caffè…
e, se ci si presenta con bocca buona, ci si può vedere una buona metafora di male dell’uomo metaforizzata in sovrannaturale (i serial killer metaforizzati in fantasmelli), e ci si può vedere anche una non brutta rappresentazione allucinata dei drammi dell’alcolismo, che vanno affrontati con coraggio…
…vabbé…
niente non è

Fabrizio Pucci ha dato McGregor a Francesco Bulckaen e ha fatto bene: Bulckaen è specialista di personaggi tormentati, ha già doppiato McGregor, e sa come regalargli quelle nuance travagliate che, nel professionismo che traspare, forse in originale non ha…

Gaia Bolognesi è più che discreta su Rebecca Ferguson…

un po’ ammantati dal sonno Dario Oppido su Curtis e Marco Baroni su McClarnon, ma i personaggi così erano…

Sara Labidi su Lind e Ginevra Pucci su Curran offrono un’ottimo standard

una disamina più attenta della mia (molto più addentro al genere) è in L’ultimo spettacolo

dello Shining di Kubrick parlo in modo più circostanziato qui

Una risposta a "Doctor Sleep"

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  1. Due ore e quaranta??? Pensavamo di andarci uno di questi giorni, vediamo se ci riusciamo! Interessante che tu ci abbia trovato anche elementi positivi, già vado più speranzoso! :–)

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