Il «Joker» di Todd Phillips

In Shazam! è ben evidente che io da questo film m’aspettavo poco e niente…
Phillips, un comico, che mai avrebbe potuto fare con un personaggio risultato credibile solo grazie a Nicholson e Burton, del tutto “evaporabile” nella gestione Nolan (dei Batman di Nolan, io sopporto solo Batman Begins, pertanto rimando alle analisi di Celia: Batman Begins, Dark Knight, Dark Knight Rises) e del tutto assurdo in Suicide Squad…?

Invece Phillips fa indubbiamente il capolavoro che la DC inseguiva dal 1992, da quando decise di licenziare Burton per affidarsi a Schumacher (vedi Burton III e Burton IV) e da lì incorrere in errori da ricerca dell’evento più che del film, risultata in mostri cinematografici del tutto casuali (raccontati in Shazam!, Wonder Woman e Justice League)…

Phillips azzecca tutto…

  • Azzecca il risvolto di marketing:
    Perché inseguire la Marvel sul terreno dei ridicoli Cinematic Universes?, un terreno dove la Marvel ha già vinto da anni?
    Per “vincere” sulla Marvel occorre spostarsi in un altro campo, andare là dove la Marvel non può aggirarsi: nei film vietati (Joker è vietato ai 14 anni), nei film riflessivi, usando attori seri (non i paratelevisivi), facendo film complicati, nel messaggio e nel linguaggio…
    Andare, cioè, nel cinema, visto che la Marvel si ostina a giocare nel non cinema del seriale, del giochino di ruolo, del videogioco, del telefilm, della pubblicità (vi prego: chi, a parte i fissati nerdoni, considera Endgame qualcosa di diverso da uno spot di giocattoli gonfiato a 3h?)…
  • Azzecca il risvolto cinematografico, sia nel discorso sia nella storia
    Phillips decide di fare un film vero, che parli quindi di rapporto tra visione e immaginazione…
    La macchina è narratrice oggettiva, ma è sempre agita, al fianco, o perfino coincidente, con il protagonista… protagonista che è egli stesso il narratore… la macchina, cioè, è narratario del personaggio principale, e agisce e mostra solo quanto voluto e amministrato dal personaggio principale… un personaggio che è in manicomio, ed è del tutto matto!
    Quindi anche la macchina è matta:
    • si esalta col personaggio: lo accarezza perfino, lo imbellisce quando egli esulta e danza la sua gioia sanguinaria…
    • vede e fa vedere quello che vede e vuol far vedere il personaggio: le sue allucinazioni, i suoi desideri, i suoi filmini mentali… e palesa che sono filmini mentali proprio quando è il personaggio ad accorgersi che i suoi sono filmini metali…
    • tutto il film è una costruzione narrativa di una mente malata, che la macchina non fa che visualizzare, ma di cui è totalmente parte e complice…
  • Azzecca il tono psicanalitico:
    Sam Hamm preferì licenziarsi piuttosto che accettare un Joker uccisore dei genitori di Batman (vedi Burton II), non comprendendo che Joker è esattamente quell’Es, originato da lutto, che costruisce un Super-Io di forza eguale e contraria (un Es/Joker che costruisce un Super-Io/Batman)…
    Phillips si ricongiunge a Burton unendo e annullando i problemi di sciocca continuity filmico-fumattara mediante una serissima metafora mentale: il piccolo Bruce Wayne sublima in Joker la morte del padre, proprio mentre la sua mente, simboleggiata dall’intera città, sta cadendo a pezzi per la disperazione del lutto, alimentando un Es dinosauricamente disgregante, che si gigantizza in una Gotham densa di sporcizia, e popolata da moltiplicazioni di pagliacci violenti e schizoidi, che è davvero una ficcantissima immagine di Es, declinata in Verwirrung (fatto di blaterazione pure mindless vandalism) come la città-mente (la Gotham/Es) di Burton era declinata in nazismo
    Ed è geniale constatare che quella mente di bimbo che ingrandisce il suo lutto in Verwirrung altro non è che il sogno mentale del Verwirrung stesso!
    È geniale constatare che quella città è “visualizzata” sì nella paura del piccolo Bruce, ma è anche e soprattutto una visione autoglorificante di un Es pazzoide, in manicomio, che se la immagina e se la ride autococcolandosi con i suoi film mentali!
    Il matto in manicomio e il bimbo impaurito diventano quindi, nel film di Phillips, la stessa mente!
    Finalmente si torna a ribadire al cinema (dopo quasi 30 anni) che Batman è psiche e non giocattolo, che i mostri contro cui lotta sono i suoi mostri mentali e non i pupazzetti dell’Happy Meal… [nel 1992, la Warner reagì male a questa impostazione, e allontanò Burton: con Phillips che farà?]
    Il Joker di Phillips, quindi, è lontano dalla poetica dello sfigato e dalla identificazione oramai topica che glorifica tutti i cattivi delle fiction [vedi Maleficent o altre sciocchezze]…
    Phillips e Phoenix sono stati bravi, in ottemperanza più alla poetica comics di Grant Morrison che a quella di Alan Moore, a fare del Joker un’entità NON di cattivone affascinante che alla fine porta all’identificazione/giustificazione/imitazione (come è successo con Heath Ledger e Jared Leto; anche se, purtroppo, il fraintendimento analfabeta funzionale è la cifra del nostro tempo: sto già leggendo in giro di interpretazioni che declamano a gran voce serie su serie di Joker con protagonista Phoenix, interpretazioni che, quindi, non hanno compreso un beneamato accidente del discorso visivo di Phillips) ma un Joker del tutto psichico, funzione mentale, del tutto irragionavole Es, per il quale è giustamente negata la dimensione dell’empatia!
    Un Joker fatto con un film che è MENTE e non azione, è METAFORA e non vicenda, è ALLEGORIA invece che racconto (tutto il contrario, insomma, di Ad Astra)
  • Azzecca il tono politico-sociale…
    Basandosi anche troppo e troppo palesemente sul Taxi Driver di Scorsese (1975: il regista che proprio in questi giorni sta dicendo che i film Marvel fanno tutti schifo!), Phillips, Phoenix e De Niro (che di Taxi Driver era il protagonista e che si trova a fare un ruolo molto vicino a un altro suo film con Scorsese, The King of Comedy, 1983) raccontano anche di quanto l’Es e il suo Verwirrung, da spinta metaforico-mentale, diventi in un lampo spinta anti-sociale, puro solipsismo egosintonico e nonsense distruttivo… E lo fanno in modi simili a come Burton aveva raccontato di quanto il solipsismo egosintonico mentale possa in realtà portare al nazismo!
    La Gotham/Es di Phillips è tutta piena di incazzatissimi individui gonfi di rabbia che quella rabbia la sfogano contro una società che collassa proprio per la rabbia! E lo sfogare la rabbia altro non fa che contribuire al collasso! Un circolo vizioso del tutto rabbioso!
    E Joker è lì a immaginarsi questa città rabbiosa tutto contento, tutto felice di vedere quanto la rabbia per la rabbia finisca per rendere il mondo un posto simile alla sua psiche distrutta: un tripudio di felicità malsana di autocompiacimento idrofobico di stronzi che si compiacciono di essere stronzi!
    Tutta questa immagine di Joker in manicomio è molto simile, in maniera davvero evocativa, con ciò che noi tutti viviamo ogni giorno, nel mondo cattivista di Trump e Salvini, in cui essere stronzi e felici di essere stronzi (sfogando la rabbia su ogni cosa, incavolandosi ancora di più quando quella rabbia è stigmatizzata da qualsiasi buon senso) è regola politica che corrobora, cavalca e catalizza il malcontento di un fallimentare contratto sociale invece di risolverlo…
    L’Es in manicomio che si autoglorifica schiumando violenza, è proprio quello che la politica odierna alimenta e attizza! La Gotham/Es della visione finale è già una delle nostre città…

Joker è quindi uno splendido spettacolo:

  • la sceneggiatura è da 10 e lode
  • la fotografia di freddo naturalismo ma di sublime estraniamento espressionista (di Lawrence Sher) in certi momenti ricorda quella dei film di Hou Hsiao-hsien…
  • il montaggio di storia e discorso (di Jeff Groth) è meraviglioso
  • la scenografia (di Mark Friedberg) è uno splendido pastiche di location reali e di costruzione caratteriale (quanto quella di Barbara Ling per Once Upon a Time in Hollywood)
  • la musica (di Hildur Guðnadóttir) è sbrindellata di stili e di idee, davvero da Oscar; e le sue invenzioni sono molte di più dei suoi cliché, che comunque ci sono (la pazzia “sentita” mediante accordi elettrici gravi, sulle ottave basse, ripetuti e “sordi”, è ormai risaputa, ma fa sempre la sua porca figura efficace!)

…ma sento che viene pompato troppo…

Davvero era da dargli il Leone d’Oro?
Davvero è da considerare il capolavoro dei capolavori ché meglio non ce n’è?
È meglio di Bergman, Kubrick, Malick, Coppola, Lumière, Griffith, Ejzenštejn, Truffaut, Buñuel, Sokurov messi insieme?
È il film che risolve la vita del tutto???

Secondo me no…

e a pomparlo così non si fa altro che fare male…

È un gran bel film fumettaro
Dà, dopo decenni, una soluzione di film fumettaro artistica e pregnante…
Tutto splendido!
Ma, davvero ragazzi: usiamo Joker, come dico sempre, per propedeutica a vedere i capolavori veri, come punto di partenza e non come punto di arrivo… come mezzo e non come scopo

Molto carini, per chi riesce a coglierli, e io non sono tra questi, i riferimenti a diverse incarnazioni anche fumettare del Joker: per esempio, Joker che si fa i filmini e che racconta e autoracconta le bugie è nel Mad Love di Paul Dini e Bruce Timm (1994)…

Nell’ultima scena, Phoenix è davvero il Joker stilizzato di tutti i migliori fumetti (ha perfino il lato queer che gli dà il già citato Grant Morrison)… altro che il caos equo dickensiano di Ledger/Nolan! E quindi non posso che disapprovare la scelta di far doppiare Phoenix ad Adriano Giannini, a colui che doppiò Ledger [e già allora protestai per la scelta di Giannini, visto che era figlio, e quindi con la voce troppo simile a quella del padre, Giancarlo, che doppiò Nicholson nell”89]… Ma per fortuna non vedrò mai il risultato doppiato!

Note aggiunte: molte scene hanno un certo ricordo di alcune tesi del Berretto a Sonagli di Luigi Pirandello (1917): Joker come un Ciampa che, calpestato dalla vita, gira fino in fondo la sua corda pazza per “giustificare” la sua esistenza nel mondo… Ma quelle scene vengono secondo me smentite dalla natura mentale delle immagini di Es che Phillips imbastisce: Joker è già Es fin dall’inizio, non ci diventa (non gira alcuna corda per alcuna disperazione), ed ecco perché tutti lo osserviamo ma nessuno, se è sano (se ha Es, Io e Super-Io al punto giusto), si identifica in lui (come non si identifica con Killer Bob di Twin Peaks)… — ma leggo già reazioni alla “Joker fa successo perché è come il perdente medio”, sicché, come dicevo prima, il fraintendimento porterà ai costumi di Halloween, e a un’adorazione ingenua verso qualcosa che era fatto per catarsi e non per emulazione… ma oh… il mondo è così (vedi Lo Stregatto Astratto)

Da leggere il diverso parere di Sam Simon!

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10 risposte a "Il «Joker» di Todd Phillips"

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  1. Sono contento di sapere che preferisci il Joker di Nicholson a quello di Ledger. Su quest’ultimo non ho ancora un’opinione ben precisa, nonostante siano passati ben 11 anni. Penso, forse malignamente, che la sua morte abbia influito non poco sulla sua idolatrazione, e non aiuta il fatto che sia diventato un’icona dei bimbiminkia. Mi piacerebbe sapere più a fondo cosa ne pensi a riguardo. C’è un post in cui ne parli in maniera più approfondita?

    Noto ancora con piacere che hai citato Taxi driver. C’è una scena che me lo ha ricordato da vicino: quando il collega regala la pistola ad Arthur. Comunque è un film davvero azzeccato, come dici.

    1. Purtroppo, ai Batman di Nolan non ho mai dedicato alcun post… devo ammettere che «Batman Begins» continua a piacermi parecchio, lo trovo il migliore… invece su «Dark Knight» rileggo miei post a caldo, su vecchi forum, e si sente che mi vergogno di parlarne male (quando uscì era impossibile dire ad alta voce «non mi è piaciuto» senza passare ore e ore a subire le rimostranze dell’inconguenza estetica con tutti gli amici presenti!), ma si percepisce che, alla fine, l’avevo trovato pesante, tanto pesante, una pesantezza inopportuna… — «Dark Knight Rises» mi fracassò le palle, anche se sono molto più generoso di molti riguardo al finale col fernettino a Firenze! — Oggi, tutte le volte che vedo «Dark Knight» ci vedo solo difetti: troppi pistolotti morali alla Dickens, troppi momenti di autocontemplazione (le sequenze lente, gli inseguimenti interminabili, la trama dicotomica alla «Tale of Two Cities» che si conclude, in qualche modo, in fuffa, vista la troppa carne al fuoco: oltre al dualismo Joker/Batman c’è la storia d’amore operistica proprio con tenore-Batman, baritono-Dent, soprano-Gyllenhaal, e c’è anche un maldestro apologo, del tutto identico a quello che Nolan tenterà in Dunkirk, sulla «gentilezza degli sconosciuti», sul «sacrificio», che risulta un pochino semplice quando non direttamente sciocco), e un Joker di Ledger, bah, in fin dei conti né carne né pesce… con l’impostazione “realistica” di Nolan (un po’ dovuta ad Alan Moore), Ledger non può giocare con l’espressionismo e il metaforico e quindi non riesce a essere funzione metafisica, anche se ha l’aspetto di volerlo essere con tutte le sue forze (è evidente dalle sue battute che vorrebbe davvero essere considerato come il «male» casuale e trascendente): forse Ledger si sarebbe trovato più a suo agio con l’impostazione più aperta al metanarrativo (più alla Grant Morrison) proposta da Todd Phillips… in altre parole: Ledger avrebbe voluto essere un nuovo Nicholson, metafora pura, ma ha trovato un’idea di cinema di Nolan, tutta troppo “mi prendo sul serio e sono realistico”, che forse non gliel’ha permesso (e non ho mai capito in che modo Nolan volesse fare il realistico pur realizzando un film in cui le automobili volano e in cui il montaggio è così ellittico da risultare in uno dei lungometraggi con più errori di continuty)… per questo, forse, trovo il Joker di Ledger “irrisolto”…

      «Taxi Driver» (la scena in cui Joker spara accidentalmente nell’appartamento è un “taglia e incolla” da «Taxi Driver»), «King of the Night», «Bringing Out the Dead»: Phillips ha fatto quasi un “ipertesto” su diversi “ipotesti” di Scorsese: un palinsesto di Scorsese… molto postmoderno e molto efficace, perché, come in effetti faceva Scorsese con i classici (Hitchcock, Sturges, Kubrick, Ophüls, o anche Rivette e Godard), Phillips usa le tessere e i cocci del passato per costruire una metafora psichico-visiva davvero efficace, magari “deteriore” (a livello di pregnanza culturale) rispetto all’ipotesto (si tratta, in fin dei conti, di cinema narrativo), ma davvero pregnante rispetto ad altri “ipertesti” simili (vedi i casini che, con modalità magari congruenti, fanno Damien Chazelle e Luca Guadagnino)…
      Non c’è nulla di davvero “nuovo” nel Joker di Phillips (e per questo trovo esagerati i tanti osanna che leggo, e del tutto fuori luogo il Leone d’Oro), ma senz’altro quella intrapresa è una strada assai più rinfrescante e interessante del puro marketing scacciapensieri (alla «Dragon Ball») della Marvel!

  2. Visto ieri, ed ero andato al cinema superprevenuto come mi accadde ogni volta che devo misurarmi con qualcosa di unanimamente già valutato.

    Mi è piaciuto, e come dicevi la sua forza è il suo limite, nel senso che è molto complesso astrarre dalla cosmologia di un personaggio fumettoso la metafisica di un classico (non a caso Taxi Driver, che cita e citi, già nel titolo si astrale…).

    Però P&P mi pare ci si avvicinino parecchio al cuore di un classico, ecco, anche se ho guardato il film sempre col cervello attento a quei segnali velatamente forzati che potevano far sbragare il tutto (per esempio, il video mandato in onda allo show di Murray, non avesse avuto il risvolto che ha, mi aveva fatto un po’ storcere il naso).

    Poi oh, a me è piaciuto pure Batman Vs Superman, se non altro per la volontà della DC di andare “oltre”, quindi…

  3. Uh… mi sa che su questo film non potremmo essere più in disaccordo, Nick! X–D

    Ho la recensione pronta scritta sul cellulare ieri sera, appena ce la faccio la pubblico! :–)

    Comunque sono d’accordissimo con te che pompare così questo film non gli fa altro che male, così come vincere l’Oscar ha portato tante critiche immeritate al povero Green Book!

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