Un elogio a caso di James Horner

La stagione fantasy anni ’80, che tanto ha plasmato, mediante i film di cui si parlava con Sam Simon a proposito di The Princess Bride, le menti di chi ha vissuto quegli anni al momento più delicato per la “creatività suggestionante” (dai 3 ai 10 anni), non sarebbe probabilmente stata la stessa senza James Horner (1953-2015)…

Certo…
John Williams, Jerry Goldsmith, i Tangerine Dream, Vangelis, Trevor Jones, Giorgio Moroder, Klaus Doldinger, Basil Poledouris, Michael Kamen, e poi Danny Elfman, hanno contribuito in egual misura…
Ma Horner…
Accidenti…
Horner ha fatto comunque tanto…

Era meno “artistoide” degli altri e magari meno modernista
In Williams si sente spesso la voglia di infarcire di “non consueto” (di Stravinskij, di Britten, di Šostakovič, e anche di “stramberie” non tonali) le sue partiture squisitamente Romantiche (vedi quanto si dice al numero 14 dei 38 momenti cardine del rapporto tra musica e cinema)…
Horner, invece, era meno “contaminante”: la sua musica era o “tutta romantica” o “tutta modernista”, con le citazioni qua e là da Stravinskij e Šostakovič che non si preoccupava affatto di “camuffare” (o amalgamare in stili propri, come faceva Williams) ma tagliava e cuciva proprio verbatim nei suoi film, ai limiti del plagio puro e conclamato…
Certe volte, proprio “metteva il composto da altri”, come su un disco, e stava a guardare…
Nella colonna sonora di Jade di Bill Friedkin (per esempio, del 1995), non è accreditata alcuna registrazione del Sacre du Printemps di Stravinskij, ma è proprio il Sacre du Printemps di Stravinskij a risuonare quasi come main theme del film, e, senza indicare una versione usata, Horner fa quasi capire che quella musica l’ha composta lui!
Anche nella musica di Honey, I Shrunk the Kids di Joe Johnston (1989), riecheggia la musica di Amarcord di Nino Rota (1973), senza quasi alcun segnale…
Cose che fanno assai ridere…
Quando però riusciva a “rielaborare”, anche lui lo faceva con gran classe, magari non con la sapienza di Williams, ma con ottima prestanza…
In Dunkirk abbiamo parlato della sua perizia nel rimasticare la terza sinfonia di Schumann per la musica del Willow di Ron Howard (1988)…
E si riscattava dai molti prestiti/plagi di copia e incolla con un gusto dell’*incastonamento* che era comunque molto prezioso…
Per esempio, in Star Trek II e III (1982 e 1984), acchiappa musiche di Prokof’ev (Aleksandr Nevskij e Romeo i Džuletta) e le mescola con le sue in modo ottimo… e potremmo aggiungere che ancora nella partitura di Willow, Horner riesce perfettamente a rielaborare non solo Schumann, ma anche a “catturare” istanze di Janáček: il coro che nella Glagolská mše di Janáček (1927) intona il Vĕruju, molto simile al wordless chorus di voci della foresta in Příhody lišky Bystroušky (1924), riecheggia negli spiritelli di Cherlindrea all’inizio di Willow: all’ascolto, il confronto con il Vĕruju rivela una corposa identità… In Willow, nascosti nascosti, in qualche secondo prima delle battaglie, si sentono calchi perfetti ancora dell’Aleksandr Nevskij (che, per altro, è nelle Musiche per l’estate), soprattutto della Battaglia sul ghiaccio
Il modo di prendere in prestito, ma elaborando (anche se non troppo), citazioni classiche, è un modo che Danny Elfman non ha fatto altro che ereditare (abbiamo visto il Batman di Burton, 1989, dove si riconoscono Schubert, Strauss e Dvořák; anche Elfman era partito citando Nino Rota in Pee Wee’s Big Adventure; e il wordless chorus è una fissa anche di Elfman!)…

Una delle sue caratteristiche di croce e delizia era la sua prassi, quasi alla Rossini, di riutilizzare sue vecchie musiche, o sue tessere musicali, tutte le volte che poteva…

Davvero proverbiale è il suo particolarissimo peone quarto (un piede di metrica classica fatto di tre sillabe brevi e una lunga: ∪ ∪ ∪ –) ripetuto, in un certo modo somigliante a questa musica:

che Horner ricicla in ogni modo…
Lo sentiamo, per esempio, associato al Generale Kael in Willow (eccolo qui); ed è una sorta di “ossessione” ripetuta (a cellule singole, e non continuativo come l’ho scritto: giunge a “pezzetti”, come le “notine” di Elektra e Salome nelle opere di Strauss) in Enemy at the Gates (di Jean-Jacques Annaud, 2001), dove è associato, soprattutto, al personaggio di Ed Harris (senti qua)…
E c’è anche, sporadicamente, in Honey, I Shrunk the Kids (eccoci)…
[è un motto, sia detto per inciso, che sembra moooooolto ispirato a un momentino del preludio del Siegfried del Ring des Nibelungen di Wagner, 1875]

Ugualmente usata sovente anche la progressione di suspence che sentiamo in diversi momenti di Rocketeer (1991) e Honey, I Shrunk the Kids (1989), entrambi composti per Joe Johnston…
La progressione è questa qui in Rocketeer e questa in Honey, I Shrunk the Kids

Tutto ciò rendeva il suo stile molto riconoscibile, perfino da barzelletta, ma suscitava profondo piacere proprio perché si distingueva subito!

Molta della sua fama l’ha costruita perché era un sommo strumentatore e “armonizzatore”… cosa che lo rendeva davvero eccelso appunto nel fantastico

Aveva una spettacolare gestione della tecnica della suspence: riusciva a usare le cadenze perfette proprio in maniera innata, le metteva sempre al punto giusto, e, con un espediente così risaputo e classico, comunque ti fregava, ti stupiva, proprio perché quell’espediente era sempre là dove doveva stare, così prorompente che, pur usato, risultava comunque sempre sorprendente (un talento che, come lui, avevano Verdi e Čajkovskij, e che conserverà perfino Messiaen)!
Usava trucchetti facilissimi, ma con uno smalto assoluto!
Riusciva a creare melodie con un gusto “innodistico” semplice, complicato nei timbri più che nei ritmi (e qui veniva fuori lo splendido orchestratore che era), e nelle armonie più che nelle melodie… In questo modo le sue musiche erano “strambe” (in timbri e tonalità) senza essere complicate, evocative senza essere complesse, immediate all’ascolto ma interessanti per il livello “istintuale” dell’orecchio che stimolava!

Non ebbe granché gusto cinematografico (come non lo aveva Jerry Goldsmith, che musicava, con superba classe, anche film evidentemente ridicoli), ma il fantasy lo attirava a mille…

Iniziò, in un certo qual modo, col fantasy e la fantascienza, con colpi fortunati (sostituisce Craig Safan nel Wolfen di Michael Wadleigh, 1981; e rimpiazza proprio un Goldsmith ritenuto troppo caro in Star Trek II, 1982), poi consolidati con il Krull di Pater Yates e Something Wicked This Way Come di Jack Clayton (entrambi del 1983)…

Krull, tonitruante di ottoni, di gorghi di violini sbrindelloni, di voli di ottavini riempitivi, di battere fortissimi di timpani e tromboni, e forte di una melodia comunicativa e perfino danzante, plasma a mille certa produzione fantasy successiva…
Non ha nulla dello studio anche etnico proposto da Poledouris in Conan (1982), né, tanto meno, della maestria linguistico-grammaticale del Williams di Superman (1978) o dei Raiders of the Lost Ark (1981), e non he neanche la certosina applicazione timbrica di Goldsmith (Poltergeist, 1982 e poi Legend, che però è di dopo, del 1985), ma è una superba perorazione di amore per il soggetto fiabesco, comunicata con forza bruta e gioiosa, con potenza del tutto scervellata (ma mai priva di raziocinio), che allora non era comune per i film fantasy (per esempio, per capirsi, si sente che Alex North non crede granché al soggetto fiabesco nel Dragonslayer di Robbins, nel 1981, mentre Horner è uno dei primi a immergersi davvero nella materia sword and sorcerers)

Tocchi fantasy ci sono anche in soggetti più fantascientifici (ma fantasy e sci-fi, a mio avviso, si ibridavano in quel periodo), e perfino nei film storici! Certamente fantastiche sono le musiche di Aliens e Der Name der Rose (entrambi del 1986), e certamente lo sono quelle dei cartoni che Horner compone per Spielberg (vedi Spielberg III), tra le quali c’è quella di An American Tail (ancora ’86), davvero uno dei capolavori massimi di Horner, sia come score sia come songs (scritte coi veterani Cynthia Weil & Barry Mann)…
Somewhere Out There, così come l’ouverture strumentale, e il main theme fatto di semplici note contigue (come al solito: semplicità così disarmante da disarmare per davvero!), sono tra i top dell’evocazione trascesa in fantasia del cartone… [naturalmente, il comparto delle canzoni di Horner, specie di quelle scritte con Wilbur Jennings, spesso bestsellers, basti pensare a My Heart Will Go On da Titanic e a I Want to Spend My Lifetime Loving You da The Mask of Zorro, abbisognerebbe, ovviamente di un post a parte]

Un genere che gli piaceva era anche l’action: almeno 3 le sue collaborazioni con Walter Hill (e forse è stato Hill a farlo conoscere a Cameron per Aliens: il loro primo incontro fu pessimo, vedi anche Alien: Covenant), poi Patriot Games (1992) e The Pelican Brief (1993)… ma quando poteva ritornava subito al fantasy (Pagemaster, ’94; Hocus Pocus, ’93)…

Anche nell’action, in ogni caso, riuscì a sparare benissimo… Per esempio, in un filmettino come Sneakers (di Phil Alden Robinson, ’92: un regista con cui aveva già lavorato in Field of Dreams, ’89) dimostrò che musica “alla Stravinskij” sapeva anche comporla oltre che “metterla su un disco” (come poi farà con Jade)…
Con la collaborazione del sax soprano di Branford Marsalis (uno strumento inusuale che dimostra l’intelligenza timbrica che dicevamo), e di un wordless chorus supersonicamente evocativo identico a quelli janáčekiani che abbiamo visto in Willow, Horner ammanta di suggestione fantasiosa un film che, nizzole e nazzole, è quasi di spionaggio… e quando il dramma si concretizza (sentite Too Many Secrets), con la minaccia terroristica che si disvela, Horner si ricorda di Stravinskij e squaderna tutti i ritmi possibili, e sbatte sul pianoforte quasi alla Schoenberg, creando un’atmosfera tensiva e nervosa davvero da grande maestro… le cose, cioè, non sapeva solo copiarle ma anche capirle bene… [e, notare: in Too Many Secrets l’entrata del sax di Marsalis altro non è che il caro peone quarto ∪ ∪ ∪ – ]

Nel 1989 conosce Ed Zwick (con cui fa Glory), e nel 1993 inizia un sodalizio con Mel Gibson…
Zwick e Gibson, più di Hill, Spielberg, Ron Howard (insieme da Cocoon, del 1985) e Joe Johnston, fanno, piano piano, includere Horner in una sorta di A list seria del sistema hollywoodiano…
Le scelte successive al ’93 vanno sempre più spesso verso corde seriose più che fantasy… Un cambiamento dovuto anche alla svolta drammatica di Ron Howard: Breaveheart (’95), Legends of the Fall (’94), poi Apollo 13 (’95) e Ransom (’96, per il quale, si dice, Howard volesse, sulle prime, Howard Shore) tutti insieme preparano alla consacrazione di Oscar con Titanic (di Cameron, ’97)…

Da allora non sarà forse più l’Horner bruto e forzuto e comincerà un Horner più riflessivo, spesso anche malinconico (Casper, 95; A Beautiful Mind, 2001), che però tornava a ruggire di inventiva quando lo richiamavano a fare, con molta meno frequenza, le fantasie (Jumanji, ’95; Balto, ’95; Enemy at the Gates, 2001; The Mask of Zorro, ’98)…

Dal 2004, accettando Troy di Wolfgang Petersen, si aprì un’ultima sua fase calante, in cui era ancora invischiato quando è morto nel 2015…

I suoi film degli anni ’80-’90, le sue tessere così riconoscibili, le sue cadenze così sicure e divertenti, i suoi prestiti verbatim sempre acchiappanti e la sua vena melodica così viva e brutale me lo fanno sempre ricordare come uno dei compositori più importanti del mio soundscape d’infanzia…
E oggi che siamo immersi, spesso, nelle “ferraglie” alla Hans Zimmer (vedi Blade Runner 2049), devo ammettere che mi manca…
E mi manca anche se non era quell’aquila che è John Williams, e senza dubbio, non occuperà un posto così importante nella Storia Musicale Hollywoodiana…

Ma, come spesso succede in qualsiasi Storia, i normali contribuiscono molto di più dei geni alla definizione di un Erlebnis e di uno Zeitgeist

E capita con Giovanni Pacini e Saverio Mercadante rispetto a Verdi e Donizetti… con Anfossi rispetto a Mozart… con Piccinni rispetto a Gluck

e capita anche con James Horner

Una risposta a "Un elogio a caso di James Horner"

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  1. Che meraviglia, Nkck! A me è sempre piaciuto Horner (i temi di Aliens li ho in testa un giorno si e l’altro pure), ma mai avrei pensato di leggerne un approfondimento così interessante! Più tardi mi ascolto tutto ciò che hai linkato! Grazie!

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