Serenity, l’isola dell’inganno

Sono andato dopo aver letto le idee di Chest of Tales, sicché me lo sono un po’ spoilerato, ma vabbé…

Molto spesso io trovo queste operazioni delle sciocchezzuole…

Uno degli archetipi maggiori di questi alambicchi di vicenda, se si esclude naturalmente la Alexandra di Licofrone (300-200 a.C.), è, lo dico sempre, il romanzo «Pincher» Martin di William Golding (London, Faber&Faber, 1956; da noi lo tradusse Giorgio Monicelli per l’editore milanese Aldo Martello nel 1963, col titolo La folgore nera), che rimane il lavoro più sobrio, in una vasta gamma di “degradazioni” successive che vanno dalle operazioni indolori, perfino interessanti fino al capolavoro (Jacob’s Ladder di Adrian Lyne, 1990; Angel Heart di Alan Parker e William Hjortsberg, 1987; Total Recall di Paul Verhoeven, 1990; Shutter Island di Martin Scorsese, 2010; Femme Fatale di Brian De Palma, 2002; e perfino C’era una volta in America di Leone, 1984), agli ammennicoli enigmistici (tipo Una pura formalità di Tornatore, 1994) sempre più blandi (Source Code di Duncan Jones, 2011; e Stay di Marc Forster, 2005, uno dei primi film con quell’ameba di Ryan Gosling)

A tutto questo, Steven Knight decide di aggiungere la vasta gamma di illustrazioni virtuali, anche quelle, sì, produttrici di lavori carini (da Tron di Lisberger del 1982, che rientra nei mei Bellissimi coetanei, al Neuromancer di William Gibson, 1984, al Virtuosity di Brett Leonard, 1995, al primo Matrix dei Wachowski, 1999), ma anche di cacchiatelle varie ed eventuali, meno o per nulla piacevoli (The Lawnmower Man ancora di Brett Leonard, 1992; Ready Player One di Spielberg, 2018; i “secondi” Matrix, 2003)

Il miscuglio tra queste due componenti di tematiche, boh, regge il giusto, quel tanto che basta per infarcirci dentro una storiellina non banalissima di violenze subite, che si possono affrontare (=elaborare per reagire) solo con una mediazione del fittizio (=pensiero)… un fittizio ottimamente pieno di adeguate e molto ben piazzate, anche se assai risapute, simbologie inconsce (l’acqua come mente, l’isola-eden, la barca come esistenza, la lotta con la natura, il pesce come specchio di sé ecc. ecc., cose all’ordine del giorno da Jerome K. Jerome, dal Vecchio e il mare, da Jaws in poi)
Una storiellina di violenze subite che forse sarebbe dovuta stare ben più al centro…

Io, per esempio, che la storiellina di violenza fosse il vero perno, manco l’avevo inteso sulle prime: me l’ha evidenziato lei… io l’avevo sentita solo come aggiunta, unica cosa graziosa, in una sorta di pastrocchio virtuale

Se quella storiellina fosse stata al centro, Knight avrebbe potuto avvicinarsi molto a Benvenuti a Marwen di Zemeckis, ottenendo un film ben più piacevole…

Con quello che doveva essere il centro (la storiellina di violenza) relegato sullo sfondo, Knight si trova invece tra le mani un filmettino perfino comico… e non so se è un bene…
I comportamenti finali alla Truman Show (di Peter Weir, 1998), le inquadrature da videogioco, l’atteggiamento esteriore ed esagitato di tutti quanti, sono cose molto ben connesse con l’idea del virtuale, ma sono presentate in modo così spiattellato da far risultare tutto quanto teatrale, fumettistico, iperbolico: alla fine quasi ogni cosa fa ridere…

A film finito la razionalità vaglia il dramma della comparazione con l’ideale…
Su entrambi gli ingredienti usati da Knight, David Cronenberg ha costruito, sul primo, Naked Lunch (1991), sul secondo eXistenZ (1999)…
Sul secondo ingrediente, Terry Gilliam ha fatto The Zero Theorem (2013), che ha un finale anche similare a questo trovato da Knight…
Già il paragone con il piccolo film di Zemeckis fa il lavoro di Knight minuscolo, e fantasticare su cosa, con il suo stesso soggetto, avrebbero potuto fare Gilliam o Cronenberg, rende il giudizio sul suo film ancora più arduo… Ha un cuore (la storiella di violenza/alienazione con visualizzazioni inconsce) molto interessante, ma un contorno un po’ melmoso…
Io non l’ho trovato spiacevole (c’è roba molto ma molto peggiore), ma che mi sia piaciuto è forse dire troppo…

Rodolfo Bianchi, nel doppiaggio, appioppa i soliti Francesco Prando su McConaughey e Domitilla D’Amico su Anne Hathaway…
Sono doppiattori che io non amo quasi mai, li trovo sempre uguali a se stessi, ma è evidente tutto il loro lavoro per incollarsi ai gigioneggiamenti delle star

Invece ho trovato senza alcuna remora straordinario Alessio Cigliano su Jason Clarke… da premiare…

Occhio che Serenity si intitola anche il filmetto con cui, nel 2005, Joss Whedon concluse la vicenda del suo chiuso anzitempo (nel 2003) telefilm Firefly… tutti lo adorano, io lo trovai all’acqua di rose (sopportai poco anche il telefilm)…

Alcuni risvolti della trama virtuale ricordano anche troppo da vicino un ridancianissimo film del 2001 di Bigas Luna, Son de Mar
Se vedendo il lavoro di Knight avrete presente questo film di Bigas Luna, le risate che forse vi starete già facendo con i comportamenti iperbolici del personaggi aumenteranno pure…

5 risposte a "Serenity, l’isola dell’inganno"

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  1. No, occhèi, vabbeh.
    Prima di finire di leggere, due cose:
    a) come sarebbe a dire “quell’ameba di Gosling”, bastarCARISSIMO AMICO MIO!
    b) di Angel heart di Parker che ne pensi, più estesamente?

    1. Io non ho una vagina… quindi Gosling non mi dice proprio nulla… io tromberei McConaughey… — Angel Heart è un gioiellino degli anni ’80…

      1. Allora dovevi vedere La5 stasera.
        Magic Mike, di Soderbergh (ma sembrava di vedere una commedia romantica del sabato sera).
        Lascia perdere vagine e peni, e concentrati; lo so che è una domanda che mi mette a rischio ma: cos’ha Gosling che non va?

        Angel heart l’ho visto, per quello ti chiedevo di più.

      2. Io lo voglio tanto vedere Magic Mike, ma non c’è mai stata occasione, mannaggia… — Gosling, poveraccio, non ha nulla che non va, è solo che mi sembra una maschera di plastica caduta nel fuoco e ripresa non così in fretta: una maschera un po’ fusa, sciolta… — Angel Heart è un efficacissimo esempio di questo filone di ‘rivelazione’ (cerco qualcuno che sono io stesso), con l’atmosfera malsana di New Orleans e Voodoo davvero splendida!

      3. Ti dirò, forse un pregio MM ce l’ha, ossia mette su un McConaughey bastardello. La versione migliore, anche se non l’unica buona.
        Non avevo mai dato un nome a quel filone.
        Ma in effetti già conto due titoli (Memento), è solo questione di attimi e ne riempiamo una ciotola.

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