Macerata Opera Festival: la «Carmen» di Lanzillotta/Spirei

C’è da fare due premesse…

La prima è quella sul solito orizzonte di attese…

Sentite, quando sono andato a sentire il Macbeth, le reazioni polarizzate tra adoranti e disprezzanti, la curiosità nel frattempo è montata parecchietto…

I soliti melomani tradizionalisti e bacchettoni avevano gridato allo scandalo per le solite cose: «e c’è le ballerine a tette di fuori», «e non c’è la corrida», «e mancano i tori», «manca il flamenco», «non ci sono scene con una plaza spagnola sullo sfondo»… Reazioni stizzite dopo le quali uno è anche autorizzato ad aspettarsi una Carmen «unheimlich», come fu la Turandot e come fu il Flauto magico

La seconda premessa è di ordine artistico

Di Carmen si parla al numero 26 di Operas III
È, di per sé, un’opera problematica per i canoni odierni…
Possibile che ci riecheggino melodiette così carine anche in scene così terribiliose? [c’è un momento in cui delle cartomanti predicono a Carmen un futuro di morte, e la musica “numinosa” e “paurosa” che sembra iniziare per esprimere l’angoscia susseguente, viene presto fagocitata dal ritorno del duettino allegrone che le cartomanti hanno cantato quando sono entrate in scena, prima di qualsiasi previsione! Perfino il povero Hiroshi Shidara riesce a costruire un’atmosfera più horror quando, nell’episodio 23 di Candy Candy (del 1977), la fattucchiera predice ad Arthur la morte!]
E possibile che i melodiosi duettoni amorosi siano così appassionati e lunghi mentre diverse scene cardine vengano lasciate nel non raccontato o in recitativi senza alcuna musica?
Dà veramente l’idea che alla Carmen sia mancata una corposa revisione “finale” da parte dell’autore, anche se i suoi ultimi scritti ci confermano che l’autore voleva l’opera proprio così…
La voleva così, senza senso?
Magari la Carmen ci sembra senza senso perché fu predisposta per un tipo di orizzonte di attese artistico non congruente col nostro? e per questo ci sembra pastrocchiata, abbozzata, più che finita?
Quell’accenno di musica “numinosa” per la cartomante, forse, nella mente di Bizet, era più che sufficiente al dare angoscia, oppure Bizet non voleva dare angoscia, o forse, per il tipo di teatro che aveva in mente, la ripresa del duettino allegrone era più importante della presenza di una angoscia di qual si voglia natura…
Boh…
Agli occhi odierni, i mosaici di San Vitale a Ravenna appaiono mostruosi e fatti da maestranze incapaci… Le figure in essi raffigurate appaiono sproporzionate e immobili rispetto a esempi artistici successivi…
Solo di recente si è accertato (e accettato) che i mosaici di San Vitale rispondevano a un sistema rappresentativo del tutto coerente: l’artista aveva usato proporzioni diseguali per esprimere concetti (sono più grandi i personaggi importanti), e aveva solo accennato a elementi “di movimento” in piccoli dettagli di sfondo e contorno, perché che quei personaggi “si muovessero” non era importante ai fini della loro raffigurazione di “rappresentanza”…
Bizet è manchevole solo a un orecchio che ha in mente Strauss?
Ed è manchevole anche a un orecchio che ha in mente Musorgskij e Verdi?
Forse…
O forse Bizet stava facendo cose del tutto diverse sia da Strauss (che quando la Carmen va in scena ha 10 anni) sia da Musorgskij (che viene rappresentato in Europa occidentale solo nel 1908) sia da Verdi (che quando Carmen va in scena ha 62 anni e si considera ampiamente in pensione)…
O forse davvero Bizet era sì un genio musicale e un grande e piacevole melodista, ma un pessimo teatrante… così come Leonardo era di certo un genio in altri ambiti, ma del tutto incapace di fare gli affreschi… [e tanti dicono che come Bizet fu Pietro Mascagni, »aber das ist eine andere Geschichte«]

Dopo queste premesse, vado allo Sferisterio quasi sperando che Jacopo Spirei fosse riuscito a trovare un senso alla Carmen, così come Vick l’aveva trovato al Flauto magico e come Micheli (con Luisi) l’aveva trovato a Traviata a Firenze

Pompato dai melomani bacchettoni, mi ritrovo invece un allestimento perfino tradizionale… in cui manca sì la Spagna geografica (quella che campeggia nelle sempiterne recite di Zeffirelli), ma in cui tutti gli stilemi triti e ritriti della Carmen ci sono tutti: le sigaraie passeggiatrici, Escamillo tamarro, la comune criminale degli zingari illustrata come un backstage del Living Theatre

cose molto “blande” rispetto a quello che mi aspettavo…

cose, certamente, di una certa intelligenza: nella tamarraggine di Escamillo come nelle sigaraie-puttane e nell’atmosfera del bivacco delinquenziale, è attiva una critica alla società dell’immagine televisiva odierna: Frasquita (Francesca Benitez) è un clone di Federica Panicucci; Escamillo si bulla con figuranti con le corna che sembrano Maleficent; le sigaraie fanno un balletto burlesque (a tette di fuori) per una platea esclusiva di ricconi (che passa dalle maglie anche abbastanza violente di una sequela di minacciosi buttafuori, come accade nei privé più odiosi di certi clubs)…
…frammenti intelligenti che però continuano a quagliare poco con una musica che continua a essere priva di senso… contro la quale Spirei issa evidentemente bandiera bianca, lasciandosi andare a meri riempitivi del tutto esornativi, anch’essi privi di senso: lo sfondo riflettente si rivela non servire assolutamente a niente; del tutto gratuiti sono gli spintoni dei ragazzini in scena al momento del cambio della guardia (così come del tutto gratuita è la scena in sé, rimarcando la pessima drammaturgia di Bizet e anche di Guiraud che ha mantenuto quella scena!); completamente privi di significato gli acrobati che danzano appesi a fili che li fanno quasi camminare sospesi sul muro di fondo dello Sferisterio…

Si apprezza il lavoro complessivo, inventivo (tanti ricconi della platea, membri del coro e figuranti, hanno movimenti e intenzioni individuali che si sono dovute creare del tutto), costruttivo e luministico (le luci sono davvero stupende), ma l’uccisione finale, destante la curiosità di media coi flash puntati verso l’ennesimo femminicidio, risulta solo diligente nella comunicazione del messaggio, di certo non scioccante come invece avrebbe potuto essere, dato il tema… un finale che appare, tutto sommato, tragicamente più “ovvio” che ficcante…

o forse lo giudico così solo perché, dalle rimostranze melomani, mi ero immaginato chissà che, e se l’avessi visto con una mente tabula rasa, l’avrei invece trovato un finale giustissimo…
boh…
Dato il Principio di Indeterminazione non lo sapremo mai!

Irene Roberts (Carmen), dal physique du rôle formidabile, è stata capace di cantare alla perfezione anche quando sballottata dai ballerini di burlesque e anche quando impegnata lei stessa nella danza!: una performance da 10 e lode…

Adriana Di Paola (Mercedes) ha sfoggiato un timbro meraviglioso…

David Bizic (Escamillo), molto bravo e scenico, aveva forse un volume vocale poco adatto allo Sferisterio…

Matthew Ryan Vickers (Don José) aveva uno stile vocale verista molto adatto al personaggio e nuances vocali quasi alla Plácido Domingo…

Valentina Mastrangelo (Micaëla) ci aveva già sorpreso come Pamina per Vick nel Flauto magico, e si è confermata davvero irresistibile: bellissima, dalla capacità scenico-recitativa prodigiosa, e dallo sfoggio vocale superlativo, è la cantante più stellare che ci sia in Italia (forse anche più di Jessica Nuccio!)

Francesco Lanzillotta, impegnato in una lettura che prende per oro colato la sistemazione sostanzialmente conflated di Fritz Oeser, ci ha regalato uno smalto melodico trascinante, e all’inizio ha tirato fuori dei ravvivanti cambiamenti di tempo degni dei migliori Barenboim e Sinopoli; inoltre, si è tuffato, credendoci a mille, in una lettura appassionatissima di ogni numero d’insieme (duetti, terzetti, quintetti), con scavo ermeneutico certosino e una tecnica con tutti i crismi… ma alla fine sembra arrivare freddo, con i contraccolpi degli accordoni finali manchevoli di verve: un finale quasi attonito, con un’orchestra che quasi guarda senza partecipare, come un coro greco, mentre, fino ad allora, si era al contrario accesa a mille…

3 risposte a "Macerata Opera Festival: la «Carmen» di Lanzillotta/Spirei"

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  1. Wow. Conquista anche se non l’ho vista, raccontata così.
    Vorrei tanto poterti chiedere un parere su una rappresentazione (che io vidi su Rai5, non dal vivo, ma amandola nondimeno moltissimo) del Don Giovanni, se non erro proprio allo Sferisterio.
    Tocca però prima recuperare i riferimenti, i nomi, che ho certamente segnato da qualche parte ma… chissà dove. Non avendola potuta recuperare per conservarla, son rimasti lettera morta.

    1. Don Giovanni lo faranno l’anno prossimo allo Sferisterio! — già non vedo l’ora (devono ancora annunciare cast tecnici e artistici)! — recupera quello di Rai5: mi riprometto sempre di vedere più opere in video ma poi non lo faccio mai! Sarebbe un’occasione per obbedire a quella promessa!

      1. Farò del mio meglio per ritrovare il nome degli artisti ecc. E poi chissà che non arrivi il momento del mio primo Don Giovanni dal vivo (al contrario di te, sono quasi soltanto schermosa) ;)

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